Fine della fuga: arrestato 57enne ricercato per mafia a Fiumefreddo di Sicilia

Il latitante, lo scorso 8 gennaio  era stato condannato in via definitiva a 13 anni e 10 mesi di reclusione per associazione mafiosa e per una serie di altri reati a lui contestati. Nonostante l’esito del procedimento giudiziario fosse ormai irrevocabile, il 57enne è riuscito a sottrarsi alla cattura: prima che venisse eseguito l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale presso la Corte d’appello di Catania, infatti, aveva già fatto perdere le proprie tracce, rendendosi di fatto irreperibile. A quel punto è scattata immediatamente la macchina investigativa. Gli agenti della Squadra mobile di Catania si sono attivati senza indugio per rintracciare il latitante, ritenuto un esponente di rilievo del clan mafioso Mazzei. Le ricerche sono state condotte in modo capillare, con l’impiego di strumenti investigativi tradizionali affiancati da tecnologie avanzate, grazie anche al contributo del personale del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, che ha fornito un supporto determinante sotto il profilo tecnico e informatico. Nel corso delle indagini, gli investigatori hanno analizzato spostamenti, contatti e possibili basi logistiche utilizzate dall’uomo durante la latitanza, restringendo progressivamente il campo delle ricerche. Questo lavoro paziente e articolato ha infine consentito di individuare il luogo in cui il fuggitivo aveva trovato rifugio. L’appartamento in cui si nascondeva è stato localizzato nel territorio di Fiumefreddo di Sicilia, un comune situato nella città metropolitana di Catania. Proprio lì il latitante aveva cercato di passare inosservato, confidando probabilmente nella discrezione del contesto e nella possibilità di eludere i controlli delle forze dell’ordine. Tuttavia, l’attività investigativa coordinata e l’utilizzo di tecnologie mirate hanno permesso agli inquirenti di arrivare fino a lui, ponendo fine alla sua fuga.

L’operazione è stata pianificata nei minimi dettagli e portata a termine con tempismo e precisione. Nel momento in cui è scattato il blitz, gli agenti hanno dapprima circondato l’intero stabile, predisponendo un dispositivo di sicurezza tale da impedire qualsiasi possibile via di fuga. Solo dopo aver messo in sicurezza l’area e coordinato ogni movimento, i poliziotti hanno fatto irruzione nell’appartamento, intervenendo in modo rapido e deciso per sorprendere il latitante. L’uomo, colto di sorpresa dall’intervento delle forze dell’ordine, non ha tentato di opporre resistenza né di sottrarsi all’arresto. È stato immediatamente bloccato e sottoposto a controllo. Nel corso della perquisizione dell’abitazione e dei suoi effetti personali, gli agenti hanno rinvenuto diversi oggetti di interesse investigativo. In particolare, è emersa la presenza di una patente di guida contraffatta, elemento che lascia presumere un tentativo di nascondere la propria identità durante il periodo di latitanza. Insieme al documento falso, sono state trovate anche alcune carte di credito, sulle quali sono attualmente in corso accertamenti approfonditi per verificarne la provenienza, l’intestazione e l’eventuale utilizzo in operazioni illecite. Le verifiche su questi strumenti potrebbero fornire ulteriori elementi utili a ricostruire i movimenti dell’uomo durante la fuga e a individuare eventuali reti di supporto di cui potrebbe essersi avvalso per restare nascosto così a lungo. Gli investigatori, infatti, stanno cercando di chiarire se il latitante abbia agito in autonomia o se abbia potuto contare sull’aiuto di altre persone, sia per quanto riguarda la disponibilità dell’alloggio sia per il reperimento di documenti falsi e mezzi di pagamento In questo contesto si inserisce anche l’attività della Procura distrettuale di Catania, che ha avviato accertamenti specifici sulla posizione del proprietario dell’immobile in cui l’uomo è stato trovato. L’obiettivo è comprendere se il soggetto fosse a conoscenza della presenza del latitante e se abbia avuto un ruolo, anche solo marginale, nel favorirne la permanenza in quell’abitazione. Le indagini sono tuttora in corso e mirano a fare piena luce su eventuali responsabilità, dirette o indirette, legate alla latitanza e al supporto logistico fornito al ricercato.

Direttore Umberto Buzzoni
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Bergamo: tenta di disfarsi di hashish, bloccato dopo una segnalazione su YouPol

A Bergamo un intervento della Polizia di Stato è stato reso possibile grazie alla collaborazione di un cittadino che ha utilizzato l’applicazione YouPol per inviare una segnalazione. Il messaggio, trasmesso in tempo reale e corredato da fotografie e video, indicava con precisione la presenza di un uomo che, secondo quanto documentato nelle immagini, stava cedendo sostanze stupefacenti. Ricevuta la comunicazione, gli operatori della squadra volante si sono diretti immediatamente nella zona indicata e, una volta arrivati sul posto, hanno individuato in breve tempo la persona segnalata nei pressi di un centro scommesse. Alla vista dei poliziotti, l’uomo ha cercato di eludere il controllo tentando di disfarsi rapidamente di un involucro, gettandolo a terra. Il gesto, però, non è passato inosservato agli agenti, che hanno recuperato il pacchetto e verificato che al suo interno erano custoditi circa 16 grammi di hashish. Dopo essere stato fermato, l’uomo è stato sottoposto ai controlli di rito. Dagli accertamenti è emerso che il soggetto aveva già diversi precedenti di polizia, tra cui anche reati legati agli stupefacenti. Per questo motivo è stato accompagnato negli uffici della Questura per l’identificazione e per ulteriori verifiche. Al termine delle procedure, è stato denunciato all’autorità giudiziaria con l’accusa di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio. Nei suoi confronti è stata inoltre contestata la violazione di un provvedimento che gli vietava di stazionare davanti agli esercizi pubblici, misura adottata in precedenza proprio per prevenire situazioni di degrado e illegalità. L’episodio rappresenta un ulteriore esempio di quanto possa essere importante la collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine per garantire la sicurezza sul territorio. Strumenti come l’app YouPol permettono infatti di inviare segnalazioni in modo semplice e immediato, anche in forma anonima, allegando immagini o video che possono rivelarsi utili per ricostruire con precisione quanto sta accadendo. Questo sistema consente alle forze di polizia di intervenire con maggiore rapidità ed efficacia, contribuendo in modo concreto alla prevenzione e al contrasto di fenomeni come lo spaccio di droga e altre forme di illegalità.

Direttore Umberto Buzzoni
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Traffico di droga a Ostuni, smantellati due gruppi criminali: 25 arresti

Un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce ha portato la Squadra mobile di Brindisi ad eseguire un provvedimento di custodia cautelare nei confronti di 25 indagati, ritenuti parte di due diversi gruppi criminali attivi nello spaccio e nel traffico di sostanze stupefacenti, tra cui cocaina, hashish e marijuana. Le contestazioni risultano aggravate dall’uso di armi, dall’adozione di metodi mafiosi e dalla natura associativa delle organizzazioni. Le attività illecite si sarebbero concentrate soprattutto nel territorio di Ostuni, nel Brindisino. All’operazione hanno partecipato oltre 150 agenti della  Polizia di Stato: agenti dei commissariati di Ostuni e Mesagne, personale della Polizia scientifica, unità dei Reparti prevenzione crimine impegnati nel controllo del territorio, squadre cinofile, artificieri e tiratori scelti della Polizia di frontiera di Brindisi, oltre a un equipaggio del Reparto volo di Bari. L’attività investigativa, avviata nel 2022, ha consentito di ricostruire l’esistenza di due distinti sodalizi criminali dediti al traffico di droga. I vertici dei gruppi, secondo quanto emerso, avrebbero mantenuto rapporti tra loro ed erano già inseriti da tempo nel contesto della criminalità organizzata locale. Tra le strutture criminali  individuate, particolare rilievo avrebbe avuto quella guidata da due fratelli che, con l’intento di ampliare il proprio giro d’affari, avrebbero cercato di imporre la propria supremazia sugli altri gruppi operanti nello stesso ambito attraverso intimidazioni e atti violenti. Il sodalizio, ritenuto ben organizzato e radicato nel territorio, poteva contare su numerosi collaboratori pronti a intervenire anche in attività funzionali al rafforzamento del potere del gruppo, tra cui incendi dolosi di veicoli e azioni punitive contro soggetti ritenuti ostili.  Il secondo gruppo criminale era riconducibile a una coppia di coniugi già nota negli ambienti della criminalità della provincia di Brindisi e collegata a soggetti vicini alla criminalità organizzata. Dalle indagini è emerso che i due gruppi collaboravano e condividevano interessi nel traffico di droga, adottando strategie comuni per mantenere il controllo delle piazze di spaccio. L’attività investigativa, condotta tramite intercettazioni, videosorveglianza, localizzatori Gps e pedinamenti, ha portato all’arresto in flagranza di otto persone e al sequestro di 2,7 chili di cocaina, 2,1 di hashish e 350 grammi di marijuana. Gli investigatori hanno inoltre attribuito ad alcuni indagati responsabilità per incendi dolosi ai danni di auto e immobili, anche con finalità intimidatorie, oltre a episodi di estorsione legati al recupero di denaro proveniente dallo spaccio di stupefacenti.

Direttore Umberto Buzzoni
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Anziano imprenditore ucciso a Porcia: individuato e fermato il sospettato

Il presunto responsabile dell’omicidio dell’imprenditore 87enne residente a Porcia, in provincia di Pordenone, è stato fermato dagli agenti della Squadra mobile della Questura di Pordenone. L’uomo è sospettato di aver aggredito e ucciso l’anziano imprenditore nel pomeriggio di ieri, all’interno della sua abitazione. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, la vittima sarebbe stata colpita più volte con un oggetto contundente, probabilmente una spranga, durante un violento attacco avvenuto tra le mura domestiche. Le indagini sono partite immediatamente dopo il ritrovamento del corpo e hanno portato gli investigatori a ricostruire con attenzione le ultime ore di vita dell’imprenditore. Gli agenti hanno analizzato gli spostamenti della vittima e le persone con cui era entrata in contatto nelle ore precedenti al delitto. Attraverso una serie di accertamenti, testimonianze e verifiche, l’attenzione degli investigatori si è progressivamente concentrata su un uomo che collaborava con l’emittente televisiva locale fondata proprio dall’imprenditore ucciso. Con il passare delle ore, gli elementi raccolti dagli inquirenti hanno rafforzato i sospetti nei confronti dell’indagato, portando quindi al fermo disposto dalla polizia. Successivamente è stata eseguita anche una perquisizione nell’abitazione dell’uomo. Durante i controlli effettuati all’interno della casa, gli investigatori hanno rinvenuto diversi capi di abbigliamento che, secondo le prime ipotesi investigative, potrebbero essere stati indossati dall’indagato proprio al momento dell’aggressione e dell’omicidio. Gli indumenti sono stati sequestrati e verranno ora sottoposti ad accertamenti tecnici e scientifici per verificare la presenza di eventuali tracce utili alle indagini. Nel frattempo proseguono gli approfondimenti da parte degli investigatori per chiarire con precisione la dinamica dell’omicidio, il movente che potrebbe aver portato al violento gesto e l’eventuale ruolo di altre persone che potrebbero aver avuto contatti con la vittima nelle ore immediatamente precedenti alla tragedia.

Durante le ricerche effettuate nelle aree circostanti il luogo dell’omicidio, gli agenti hanno individuato, all’interno di un canale per l’irrigazione poco distante dall’abitazione della vittima, un tubo di ferro lungo circa settanta centimetri. L’oggetto è stato recuperato e posto sotto sequestro perché ritenuto compatibile, almeno in base alle prime valutazioni degli investigatori, con lo strumento che potrebbe essere stato utilizzato per compiere l’aggressione mortale. Nel frattempo l’uomo finito al centro delle indagini ha deciso di collaborare con gli inquirenti. Durante gli interrogatori avrebbe infatti ammesso il proprio coinvolgimento nei fatti, fornendo anche ulteriori informazioni e dettagli che potrebbero rivelarsi utili per chiarire con maggiore precisione la dinamica dell’omicidio e le circostanze che hanno portato al tragico episodio. Sulla base degli elementi raccolti nel corso dell’attività investigativa, il pubblico ministero della Procura della Repubblica di Pordenone ha quindi adottato un provvedimento di fermo nei confronti dell’indagato. L’uomo è stato fermato con l’accusa di omicidio volontario, in qualità di indiziato di delitto, mentre proseguono gli accertamenti per completare il quadro delle responsabilità e ricostruire nel dettaglio quanto accaduto.

Direttore Umberto Buzzoni
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Operazione internazionale: arrestato in Spagna trafficante latitante dal 2024

 

Si era reso irreperibile dal dicembre 2024, riuscendo per mesi a sottrarsi alle ricerche delle forze dell’ordine, ma la sua fuga si è conclusa nel sud della Spagna. I poliziotti della Squadra Mobile di Taranto hanno infatti arrestato un 45enne considerato dagli investigatori una figura di primo piano nel panorama del narcotraffico internazionale, dove avrebbe ricoperto il ruolo di intermediario tra organizzazioni criminali attive su più fronti. L’uomo era destinatario di un provvedimento definitivo che prevede una pena superiore ai tredici anni di reclusione per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e alla ricettazione. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe gestito contatti, accordi e movimentazioni di droga su scala internazionale, muovendosi come un vero e proprio broker capace di mettere in relazione fornitori e acquirenti in diversi Paesi. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, si sono sviluppate attraverso un’intensa attività investigativa che ha coinvolto anche il Servizio centrale operativo, il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e la Direzione centrale antidroga. Un lavoro di squadra che ha permesso di ricostruire la rete di protezioni di cui il latitante poteva contare e di seguirne gli spostamenti fino a localizzarlo con precisione. Il 45enne aveva trovato rifugio in una rinomata località balneare nei pressi di Alicante, nel sud della Spagna, dove viveva cercando di mantenere un basso profilo. A garantirgli appoggio sarebbero stati alcuni complici, che lo avrebbero aiutato a nascondersi e a evitare di attirare l’attenzione delle autorità locali. Nonostante le precauzioni adottate, il cerchio attorno a lui si è progressivamente stretto grazie allo scambio costante di informazioni tra gli investigatori italiani e le autorità straniere. Una volta individuato, l’uomo è stato bloccato e posto in stato di arresto. Attualmente si trova detenuto in territorio iberico, in attesa che vengano completate le procedure necessarie per l’estradizione verso l’Italia, dove dovrà scontare la pena stabilita dalla magistratura. L’operazione rappresenta un ulteriore risultato nella lotta al traffico internazionale di droga e conferma l’importanza della cooperazione tra forze di polizia a livello europeo.

Direttore Umberto Buzzoni
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Operazione “Smoke Corner” a Ravenna: colpito il giro di droga, 14 arresti

Un’operazione antidroga articolata e protrattasi per mesi ha portato all’arresto di quattordici persone, ritenute coinvolte in un’attività sistematica di spaccio di sostanze stupefacenti nel territorio ravennate. Il blitz è stato eseguito dagli uomini della Squadra Mobile al termine di un’indagine complessa, avviata nel dicembre 2025, che ha consentito di ricostruire nel dettaglio un fitto giro di cessioni di droga. Gli accertamenti investigativi hanno documentato numerosi episodi di spaccio concentrati in particolare nell’area della stazione ferroviaria e nei giardini Speyer, zone considerate particolarmente sensibili sia per l’elevato passaggio di persone sia per la loro collocazione nel tessuto urbano. La situazione è stata ritenuta ancora più allarmante per la presenza, a breve distanza, di due istituti scolastici, elemento che ha aggravato il quadro complessivo sotto il profilo della tutela della sicurezza pubblica. Nel corso delle attività, gli investigatori hanno monitorato movimenti, contatti e modalità operative degli indagati, raccogliendo elementi utili a delineare un’attività di spaccio organizzata e continuativa. Parallelamente all’azione penale, sono stati adottati anche provvedimenti di natura amministrativa volti a prevenire ulteriori situazioni di rischio. Il Questore di Ravenna ha infatti disposto diverse misure di prevenzione nei confronti di soggetti ritenuti socialmente pericolosi e abitualmente presenti nell’area interessata dall’indagine. In particolare, sono stati emessi dieci divieti di accesso e di stazionamento nella zona e nei pubblici esercizi del quartiere, oltre a sei provvedimenti di divieto di ritorno nel territorio comunale, con l’obiettivo di interrompere la presenza stabile di individui considerati fonte di degrado e pericolo. L’operazione si inserisce in un più ampio piano di controllo del territorio e di contrasto allo spaccio nelle aree ritenute più esposte, con l’intento di rafforzare la sicurezza urbana e tutelare in modo particolare le fasce più giovani della popolazione.

Il quadro accusatorio nei confronti dei destinatari delle misure di prevenzione si è ulteriormente appesantito: oltre ai provvedimenti già adottati, sono state infatti contestate complessivamente 105 violazioni di carattere penale, tutte riconducibili all’inosservanza delle prescrizioni imposte dall’Autorità di pubblica sicurezza. Si tratta di condotte che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, dimostrerebbero una reiterata mancata ottemperanza ai divieti e agli obblighi stabiliti, aggravando la posizione dei soggetti coinvolti. Le violazioni riguarderebbero in particolare il mancato rispetto dei divieti di accesso e stazionamento nelle aree interdette, nonché l’inosservanza dei provvedimenti che impedivano il ritorno nel territorio comunale. Un comportamento che ha reso necessario un ulteriore intervento repressivo e che ha contribuito a delineare un quadro di persistente pericolosità sociale. L’operazione conclusa è stata condotta con un significativo dispiegamento di uomini e mezzi. Oltre al personale della Squadra Mobile, hanno fornito supporto operativo gli agenti del Reparto prevenzione crimine “Emilia Romagna orientale” e del Reparto Mobile, impegnati nelle attività di controllo e nelle fasi esecutive dei provvedimenti. Determinante anche il contributo del Reparto Volo di Bologna, che ha impiegato un elicottero per garantire il monitoraggio dall’alto delle operazioni, assicurando una visione complessiva dell’area interessata e supportando il coordinamento degli interventi a terra. L’azione congiunta dei diversi reparti ha consentito di operare in modo rapido ed efficace, riducendo al minimo i rischi e garantendo il controllo del territorio durante tutte le fasi del blitz.

Direttore Umberto Buzzoni
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Blitz antidroga della Polizia nel Brindisino: undici arresti e smantellata presunta rete di spaccio

Un’operazione antidroga di vasta portata ha preso il via alle prime luci dell’alba del 19 febbraio, quando la città di Brindisi è stata attraversata da un massiccio dispiegamento di uomini e mezzi della Polizia di Stato. L’intervento, pianificato nei dettagli al termine di una complessa attività investigativa, ha visto impegnati gli agenti del commissariato locale nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, su richiesta della Procura. L’indagine, sviluppata nel corso di diversi mesi attraverso servizi di osservazione, pedinamenti, attività tecniche e riscontri sul territorio, avrebbe consentito agli inquirenti di ricostruire l’esistenza di un presunto giro di spaccio radicato in città. Al centro dell’inchiesta undici persone, ritenute a vario titolo coinvolte in un’attività sistematica di vendita di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina e, in alcune circostanze, hashish.Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’attività illecita sarebbe stata organizzata secondo modalità ben definite, con ruoli differenti tra i soggetti coinvolti. Alcuni avrebbero avuto il compito di approvvigionarsi della droga, altri di custodirla e suddividerla in dosi, altri ancora di curare la distribuzione agli acquirenti. In diversi episodi contestati, le condotte sarebbero state poste in essere in concorso tra più persone, delineando un quadro accusatorio articolato e complesso. Complessivamente agli indagati vengono contestati circa venti capi d’imputazione, diciotto dei quali direttamente collegati alla detenzione e alla cessione di sostanze stupefacenti. Le accuse, ora al vaglio dell’autorità giudiziaria nelle successive fasi del procedimento, dovranno essere accertate nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. Parte dei destinatari delle misure cautelari risulterebbe già conosciuta alle forze dell’ordine per precedenti specifici o per altre vicende giudiziarie. L’operazione rappresenta un ulteriore intervento nell’ambito delle attività di contrasto allo spaccio sul territorio, fenomeno che le autorità monitorano costantemente attraverso controlli mirati e servizi straordinari. Il blitz si è svolto senza particolari criticità operative e ha consentito di dare esecuzione ai provvedimenti restrittivi nei confronti degli undici indagati, ora a disposizione dell’autorità giudiziaria per gli ulteriori sviluppi dell’inchiesta. L’inchiesta avrebbe fatto emergere un sistema di spaccio che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe operato in modo strutturato tra la primavera e l’estate del 2024, estendendo la propria attività oltre i confini di Mesagne e coinvolgendo anche i territori circostanti. La presunta rete non si sarebbe limitata a un solo centro urbano, ma avrebbe interessato un’area più ampia della provincia. Già nel mese di gennaio gli sviluppi investigativi avevano condotto a una prima svolta, con l’ascolto di 17 persone ritenute informate sui fatti o coinvolte a vario titolo: dieci residenti a Mesagne, quattro a Brindisi e tre a Latiano. Un passaggio che aveva segnato un’accelerazione nell’attività degli inquirenti. Secondo la ricostruzione investigativa, la vendita al dettaglio di stupefacenti sarebbe avvenuta con modalità sistematiche e ripetute, configurando un’attività non occasionale ma continuativa, radicata nel tessuto locale. L’operazione, che prosegue con ulteriori approfondimenti, si pone l’obiettivo di disarticolare il presunto circuito di distribuzione e di individuare eventuali responsabilità davanti all’autorità giudiziaria.

Direttore Umberto Buzzoni
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Maxi blitz nel Cagliaritano: 13 in manette con l’operazione “Cavallo Pazzo”

Si è chiusa con 14 misure cautelari un’articolata indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e condotta dalla Squadra mobile di Cagliari. L’operazione, battezzata “Cavallo pazzo”, ha portato all’arresto di diversi soggetti accusati, a vario titolo, di rapina aggravata, traffico di sostanze stupefacenti, atti persecutori e reati contro la Pubblica amministrazione. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto otto custodie in carcere, cinque arresti domiciliari con braccialetto elettronico e una misura di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le investigazioni hanno avuto origine da un episodio avvenuto nell’agosto 2023 ad Assemini, quando un pregiudicato fu vittima di una violenta rapina a mano armata. In quell’occasione un gruppo di cinque persone, tra cui un minorenne, si impossessò di circa 60mila euro in contanti e di un ingente quantitativo di droga. Da quel fatto gli inquirenti hanno avviato un’approfondita attività investigativa, supportata da intercettazioni telefoniche e telematiche, che ha consentito di individuare un’organizzazione ben strutturata, operativa nel Cagliaritano e dedita in modo sistematico all’approvvigionamento e allo spaccio di sostanze stupefacenti.  Il gruppo era guidato da due promotori che gestivano il traffico di marijuana, hashish e cocaina, rifornendo sia il mercato al dettaglio sia gli spacciatori attivi tra Cagliari e l’hinterland. L’attività garantiva profitti consistenti, come dimostrano sequestri di denaro e numerose cessioni documentate, soprattutto a Selargius. Dalle intercettazioni è emerso anche il coinvolgimento di un amministratore pubblico locale, estraneo al traffico di droga, che avrebbe incaricato i due di compiere atti violenti contro l’ex compagna, tra cui incendi e un tentativo di furto o rapina poi sventato dalla polizia. L’indagine ha inoltre evidenziato reati contro la Pubblica amministrazione legati a un uso personale e distorto della funzione pubblica.  Secondo l’accusa, l’amministratore avrebbe sfruttato il proprio incarico per esercitare pressioni indebite, condizionare una società di smaltimento rifiuti e imporre assunzioni, prospettando conseguenze economiche. Le indagini hanno inoltre documentato uso personale di risorse pubbliche e presunti episodi di corruzione, tra cui il pagamento di mille euro per evitare la segnalazione di violazioni ambientali. All’operazione hanno collaborato diversi reparti della polizia.

Direttore Umberto Buzzoni
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La Polizia Postale lancia l’allerta phishing: il raggiro del “voto alla ballerina”

Si sta diffondendo rapidamente una nuova truffa online soprannominata “voto alla ballerina”, che utilizza WhatsApp per colpire un numero sempre maggiore di utenti. Il meccanismo è tanto semplice quanto insidioso: la vittima riceve un messaggio che sembra provenire da un contatto salvato in rubrica, quindi da una persona conosciuta e ritenuta affidabile. Nel testo si chiede di cliccare su un link per esprimere una preferenza a favore di una bambina che parteciperebbe a un presunto concorso di danza. Proprio l’apparente familiarità del mittente e il tono innocuo della richiesta inducono molte persone ad abbassare la guardia. Una volta aperto il collegamento, però, si viene reindirizzati a una pagina web costruita ad arte per sembrare credibile, dove viene richiesto di inserire il proprio numero di telefono e un codice di verifica ricevuto via SMS, con la scusa di confermare il voto. In realtà, quel codice serve ai truffatori per completare la procedura di accesso all’account WhatsApp della vittima su un altro dispositivo. Fornendo questi dati, si consegna inconsapevolmente il pieno controllo del proprio profilo ai malintenzionati. Nel giro di pochi minuti, l’account compromesso viene utilizzato per inviare lo stesso messaggio-trappola a tutti i contatti in rubrica, alimentando la diffusione della frode. Non solo: i criminali possono anche scrivere direttamente ad amici e parenti fingendo situazioni di emergenza, come problemi improvvisi o necessità urgenti di denaro, nel tentativo di ottenere bonifici o ricariche immediate. Per questo è fondamentale non cliccare su link sospetti, non condividere mai codici ricevuti via SMS e, in caso di dubbio, contattare direttamente la persona che avrebbe inviato il messaggio per verificarne l’autenticità. Quando un account viene sottratto dai truffatori, il legittimo proprietario si ritrova improvvisamente escluso dal proprio profilo, senza la possibilità di accedere alle chat, ai contatti e alle impostazioni. In una situazione del genere, oltre al disagio personale, si aggiunge l’impossibilità di avvisare tempestivamente amici, colleghi e familiari del pericolo, lasciando così campo libero ai malintenzionati per utilizzare l’account compromesso e diffondere ulteriormente la truffa.

Proprio per questo è fondamentale adottare un atteggiamento di massima cautela. Non bisogna mai fidarsi ciecamente dei link ricevuti tramite applicazioni di messaggistica, anche quando sembrano provenire da persone conosciute e presenti in rubrica. I criminali informatici, infatti, sfruttano profili già violati per inviare messaggi credibili e convincere altre vittime a cliccare su collegamenti sospetti. In particolare, richieste che invitano a votare per concorsi, sostenere iniziative o accedere a pagine che richiedono l’inserimento di dati personali devono essere considerate segnali di allarme. È essenziale non inserire il proprio numero di telefono, password o codici di verifica ricevuti via SMS su siti web di cui non si è assolutamente certi dell’autenticità. Quei codici, infatti, rappresentano una vera e propria chiave di accesso all’account: comunicarli a terzi equivale a consegnare loro il controllo del proprio profilo. Per ridurre il rischio di accessi non autorizzati, è fortemente consigliato attivare la verifica in due passaggi, che aggiunge un ulteriore livello di protezione richiedendo un PIN personale oltre al normale codice di accesso. Allo stesso modo, è buona pratica controllare periodicamente le sessioni attive e i dispositivi collegati al proprio account tramite le impostazioni dell’applicazione, disconnettendo immediatamente quelli che non si riconoscono. Nel caso in cui si sospetti di essere stati vittima di una violazione, è importante agire senza perdere tempo: provare a recuperare l’accesso seguendo le procedure ufficiali dell’app e avvisare subito i propri contatti attraverso altri canali, come telefonate o messaggi SMS, così da prevenire ulteriori raggiri. Una reazione rapida può limitare i danni e impedire che la truffa si propaghi ad altre persone.

Direttore Umberto Buzzoni
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Operazione della Squadra Mobile a Cagliari: quattro arresti e maxi sequestro di sostanze stupefacenti

Blitz antidroga tra San Michele, Pirri e il comune di Quartucciu, nel cagliaritano,  dove è stata scoperta e interrotta un’attività di spaccio. Gli agenti della Polizia di Stato hanno arrestato tre individui accusati di detenzione e vendita di sostanze stupefacenti, oltre a dare esecuzione a un provvedimento di carcerazione nei confronti di un quarto uomo con precedenti. Nel corso dell’operazione sono stati confiscati circa 600 grammi di hashish, 40 grammi di marijuana e 15 grammi di cocaina, in parte già confezionata in dosi, insieme a 10 mila euro in contanti. In attesa della decisione definitiva da parte dell’autorità giudiziaria, la Squadra Mobile della Questura di Cagliari ha portato a termine un’articolata operazione finalizzata al contrasto della criminalità diffusa e, in particolare, del traffico di sostanze stupefacenti.  L’indagine, sviluppata nel corso delle ultime settimane, è stata condotta attraverso mirati servizi di osservazione, appostamenti e controlli costanti del territorio. Gli investigatori hanno monitorato movimenti sospetti e ricostruito la presunta rete di distribuzione, riuscendo così a raccogliere elementi utili per identificare i soggetti coinvolti. Al termine degli accertamenti, gli agenti sono intervenuti bloccando i tre presunti pusher e ponendo fine all’attività illecita. L’operazione si inserisce nell’ambito di un più ampio piano di controlli predisposto per rafforzare la sicurezza nelle aree interessate e contrastare in modo incisivo il fenomeno dello spaccio al dettaglio.

Nel corso delle perquisizioni personali e domiciliari, effettuate con il supporto delle unità cinofile della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato, come detto in precendeza sono stati sequestrati circa 600 grammi di hashish, 40 grammi di marijuana e 15 grammi di cocaina, in parte già suddivisa in dosi. In un’abitazione riconducibile a uno degli arrestati è stato inoltre scoperto un impianto di videosorveglianza con 15 telecamere, probabilmente installato per monitorare la zona e prevenire controlli. Nello stesso immobile sono stati trovati e sequestrati 10mila euro in contanti, ritenuti provento dello spaccio. Nell’ambito della stessa operazione, la Squadra Mobile ha anche arrestato un pregiudicato cagliaritano destinatario di un ordine di carcerazione per violazione delle prescrizioni. Dopo l’udienza di convalida e il rito direttissimo, ai tre arrestati per spaccio sono stati concessi i termini a difesa.

Direttore Umberto Buzzoni
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