“OPERAZIONE METROPOLIS”

Rientrato in Italia, scortato dagli Agenti dello SCIP – Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia della Criminalpol, il 32enne albanese, arrestato nel febbraio scorso a Durazzo nell’ambito della maxi “Operazione Metropolis” e raggiunto da Mandato d’arresto europeo a seguito dell’Ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso il Tribunale di Brescia per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. MILAQI ricopriva il ruolo di capo, promotore e organizzatore del sodalizio criminale transnazionale che introduceva in Italia carichi di droga, proveniente dalla Colombia. Di fatto manteneva i contatti con i fornitori, gestiva le fasi di import della cocaina dall’Olanda e si avvaleva di complici per la distribuzione dello stupefacente che raggiungeva il bresciano con autovetture“accessoriate” di ingegnosi vani utilizzati come nascondigli.  L’ “Operazione Metropolis”, partita dai riscontri ed attività tecniche della Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Brescia, ha avuto il sostegno oltreconfine del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia e, per la cattura di MILAQI, dell’Ufficio dell’Esperto per la Sicurezza di stanza in Albania, che ha veicolato tempestivamente alla polizia balcanica tutti gli elementi utili per l’individuazione. Nell’Ufficio di Polizia di Frontiera Aerea di Fiumicino saranno espletate le formalità dell’arresto sul territorio nazionale, e successivamente verrà associato presso la competente Casa Circondariale a disposizione dell’autorità giudiziaria lombarda.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo 
foto polizia di stato

CASERTA, ordinanza di custodia cautelare in carcere per 30 persone

Le indagini sono state svolte dai poliziotti della Squadra Mobile, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, nei confronti del sodalizio criminale di stampo camorristico denominato clan Piccolo-Letizia e dell’analogo sodalizio denominato clan Perreca, ad esso federato, entrambi operativi sui territori di Caserta, Marcianise, Recale e aree contigue, dagli anni ‘90 ad oggi, in aperta e armata contrapposizione con il clan Belforte. Ad ognuno degli indagati viene contestato il delitto di associazione per delinquere di tipo camorristico, in qualità di promotori, organizzatori e partecipi delle suddetti sodalizi di stampo mafioso che, avvalendosi del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, realizzano, in modo illecito, il controllo delle attività economiche, il rilascio di appalti e servizi pubblici, il rilascio di concessioni e autorizzazioni amministrative, l’illecito condizionamento del diritto di voto, il reinvestimento speculativo in attività imprenditoriali, immobiliari e finanziarie, l’affermazione del controllo egemonico sul territorio, anche attraverso la contrapposizione armata con organizzazioni criminose rivali. L’indagine ha evidenziato la contrapposizione dei clan rivali sul territorio e la lunga scia di sangue che ne è conseguita nel ventennio dal 1990 al 2009 ed il successivo mutamento di strategia dei clan col passaggio dalla fase ‘armata’ a quella silente e virulenta dell’infiltrazione nel settore dell’imprenditoria. Le attività investigative, incentrate sulle intercettazioni dei colloqui in carcere e sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, hanno offerto un rilevante spaccato delle tensioni interne al clan Piccolo, soprattutto tra la componente “Piccolo” e quella “Letizia”, negli anni successivi al 2005, allorquando, le numerose operazioni di P.G. e il proliferare di collaboratori di giustizia nelle fila del clan Belfortesegnavano il progressivo indebolimento di tale sodalizio e la progressiva ripresa delle attività del clan dei Quaqquaroni, nell’ambito del quale iniziavano frizioni tra le due fazioni, per contendersi il ruolo di leader.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
Foto polizia di stato

TORINO ARRESTI DELLA D.I.G.O.S.

Nell’ambito dei servizi preventivi e di controllo predisposti dal Questore Francesco Messina, in occasione della manifestazione anarchica internazionale che si terrà oggi a Torino, sono state arrestate 4 persone dalla Polizia di Stato. Nel corso di uno di questi servizi, ieri personale DIGOS ha controllato nei pressi del casello di Rondissone 4 persone provenienti dal Veneto. Durante il controllo, gli agenti hanno trovato, nell’auto sulla quale viaggiano i 4 soggetti, diverso materiale: 7 bombe carta; 3 maschere antigas munite di filtro; 5 fumogeni, 1 coltello; guanti; passamontagna; collirio e riopan (utilizzati per alleviare gli effetti dei lacrimogeni). Le 4 persone, sono state tratte in arresto per la detenzione e il porto di armi o materiale esplodente.   Sempre nell’ambito di detti controlli, personale Polfer nella mattinata di ieri, ha controllato, nei pressi di Novi ligure, su un treno diretto a Torino, un cittadino italiano di 39 anni. Nei bagagli dell’uomo, risultato un appartenente di un centro sociale del cremonese, i poliziotti hanno rinvenuto: una pinza multiuso con annessa una lama di 5 centimetri; un tirapugni in ferro; due caschi di colore nero, una maschera antigas con filtro; due ginocchiere; un passamontagna e altri indumenti tutti di colore nero. Il trentanovenne è stato deferito all’Autorità Giudiziaria per la violazione delle norme sulle armi.  Nei confronti degli arrestati e della persona indagata, dal Questore di Torino è stato adottato il provvedimento del “foglio di via” dal capoluogo piemontese.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
Foto polizia di stato

Operazione INTERFORZE Wanted 3

La Polizia di Stato, in collaborazione con le polizie tedesca e francese, ha rintracciato e tratto in arresto 10 latitanti nigeriani che avevano trovato riparo in quei paesi. In particolare, nell’ambito dell’operazione “Norsemen”, svolta dalla Squadra Mobile di Catania e coordinata da quella Procura Distrettuale Antimafia, la Polizia tedesca ha localizzato e tratto in arresto nella città di Ratisbona i cittadini nigeriani Lucky AIGBOTSUA (cl.1992) chiamato “Ocha” e Alex COLLINS (cl.1994) detto “Papà”, mentre la Polizia francese, con il supporto di personale del Servizio Centrale Operativo, della Squadra Mobile etnea e del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia,ha tratto in arresto nella citta di Parigi Happy UWAYA (cl.1992) “Sisa” e Josephine EWANSIHA (cl.1992), nella città di Nancy Henry SAMSON (cl.1990) e Chioma ONUOHA (cl.1994), poi sottoposta al solo obbligo di firma, nella città di Marsiglia Joj Ayomide OKOH (cl. 1991), Godsent ADAMA (cl.1994) e Michael OKOWA (cl.1991) e nella città di Nizza Courage OMGOBIA (cl.1994). I nigeriani sono tutti destinatari di Mandato di Arresto Europeo in relazione all’ordinanza di applicazione di misura cautelare in carcere emessa a loro carico in data 26.1.2019 dal G.I.P. del Tribunale di Catania perché ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo. I predetti sono ritenuti membri di un’organizzazione criminale transnazionale nigeriana di matrice cultista denominata “Vikings” o “Supreme Vikings Confraternity” (SVC), detta anche “NORSEMEN della Nigeria”, facente parte di un più ampio sodalizio radicato in Nigeria e diffuso in diversi stati europei ed extraeuropei, caratterizzato dalla presenza di una struttura organizzativa di carattere gerarchico, di organi deputati al coordinamento dei vari gruppi diffusi nel territorio dello stato italiano e al controllo del rispetto delle regole interne, nonché dalla presenza di ruoli e cariche aventi specifici poteri all’interno della compagine associativa. Gli indagati appartenevano tutti alla cellula denominata “CATACATA M.P. (ITALY SICILIY) – De Norsemen Kclub International”, operante a Catania e provincia, con base operativa presso il C.A.R.A. di Mineo (CT), guidata da Happy UWAYA, ritenuto il capo ed organizzatore, in qualità di “executioner”, e da Henry SAMSON, ritenuto l’organizzatore della rete associativa finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Di Umberto Buzzoni
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Imola: arrestati 4 malviventi per plurime rapine aggravate e furto di auto

La Polizia di Stato di Imola ha eseguito un fermo di p.g., disposto dalla Procura della Repubblica di Bologna nei confronti di 4 soggetti ritenuti responsabili di plurime rapine aggravate e furto di auto. Tali rapine sono avvenute il 27 febbraio scorso ai danni di esercizi commerciali presenti all’interno dell’area di servizio Sillaro Ovest dell’autostrada A/14 nel territorio del comune di Castel San Pietro Terme. Il gruppo di 4 malviventi travisati e armati di pistola, ha fatto irruzione presso il bar autogrill della citata area e presso l’impianto di distribuzione di carburante asportando diverse migliaia di euro e facendo perdere le proprie tracce su di un’auto rubata. Le indagini, condotte dai poliziotti del Compartimento Polizia Stradale di Bologna e del Commissariato di Imola, grazie alle immagini dei sistemi di videosorveglianza dei citati esercizi commerciali, hanno permesso di individuare il gruppo di pregiudicati gravitanti nella zona di Imola.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Associazioni a delinquere. 14 arresti a Catania

La Polizia di Stato di Catania sta eseguendo 14 ordinanze cautelari nei confronti di persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei delitti di associazione per delinquere di tipo mafioso (clan Santapaola – Ercolano), estorsione, intestazione fittizia di beni, usura, detenzione e porto illegale di armi e reati in materia di stupefacenti, con l’aggravante di aver commesso i fatti per agevolare l’associazione mafiosa Santapaola – Ercolano ed avvalendosi delle condizioni di cui all’art.416 bis c.p. Le indagini condotte dai poliziotti della squadra mobile hanno consentito di delineare l’organigramma, decapitandone i vertici, del clan Santapaola – Ercolano – gruppo di “San Cocimo”. Le investigazioni, tra l’altro, hanno permesso di di svelare episodi estorsivi ascrivibili al gruppo in parola, l’imposizione del sevizio di security in locali notturni di Catania ed episodi di intestazione fittizia di beni.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo 
foto Polizia di Stato

OPERAZIONE “BAD BOYS”

La Polizia di Stato di Cremona sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 5 cittadini romeni, appartenenti ad un sodalizio criminale, responsabili della rapina in una villa di Crema consumata nel giugno del 2018. In quella circostanza 4 persone (due delle quali armate di pistola) s’introdussero all’interno dell’abitazione, tenendo in ostaggio i 4 componenti della famiglia presenti. Durante l’incursione fu divelta una cassaforte, dalla quale i malviventi – che per scoraggiare ogni possibile tentativo di resistenza non esitarono a colpire con un pugno al volto una delle vittime – prelevarono denaro e gioielli asportando numerosi capi d’abbigliamento ed accessori di lusso, il tutto per valore totale di circa 200 mila euro. Le indagini, condotte dai poliziotti della Squadra Mobile tra il giugno e il dicembre del 2018, oltre ad accertare la responsabilità degli indagati in ordine alla rapina con l’attribuzione ad ognuno di un ruolo ben preciso, hanno altresì dimostrato come gli stessi fossero dediti ad altre attività criminali nel territorio cremasco, quali le estorsioni e lo spaccio di droga. Nel corso dell’attività investigativa, infatti, sono stati effettuati due arresti in flagranza: uno di un cittadino romeno del ’92, trovato in possesso di mezzo etto di cocaina; l’altro del leader della banda per un’estorsione ai danni di un pensionato, fatto per il quale è attualmente detenuto. Dal complesso delle attività è emerso come i membri della banda fossero animati dal bisogno inesauribile di soldi per soddisfare ogni tipo di desiderio come il consumo di stupefacenti.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

Milano.Traffico illecito di rifiuti

La Polizia di Stato, sin dalle prime ore di oggi sul territorio nazionale, sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quindici persone, di cui 8 in carcere, 4 agli arresti domiciliari e 3 con l’obbligo di dimora nel comune di residenza, ritenute responsabili, a vario titolo, di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, attività di gestione dei rifiuti non autorizzata nonché intestazione fittizia di beni. Le indagini, condotte dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Milano e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, sono partite dal vasto incendio che si è sviluppato nella notte del 14 ottobre 2018 a Milano in Via Chiasserini e hanno consentito di disarticolare un sodalizio criminale dedito allo stoccaggio e al traffico illecito di rifiuti in diverse regioni.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

Foto Polizia di Stato

La Polizia di Stato di Verbania ha eseguito una vasta operazione antidroga tra Verbania, Novara, Varese e Vercelli.
I poliziotti della squadra mobile hanno arrestato 16 persone tra italiani e maghrebini tra cui una coppia sottoposta ai domiciliari sorpresa con 1 kg di hashish nel seggiolino del figlio minore e altri 6 sottoposti all´obbligo di presentazione alla P.G..
Le indagini dei poliziotti hanno accertato che gli stessi ordinavano la droga direttamente dal Marocco.
15 kg il volume del traffico di droga scoperto, per un giro d´affari di 100 mila euro. Apposti i sigilli al bar “Pepe Nero” di Verbania, base logistica dello spaccio, in pieno centro, a poche decine di metri da scuole elementari e materne.
Trasportavano 1 kg di hashish nascosto all´interno del seggiolino dell´auto per il figlio disabile. È finita ai domiciliari la coppia di fidanzati di Verbania, scoperta durante le indagini, durate mesi, che hanno portato alla ribalta un sistema criminale italo-marocchino, organizzato per la vendita al dettaglio dell´hashish a studenti e imprenditori locali della Verbania bene.
20 le persone in manette, per lo più magrebini, 6 quelle sottoposte all´obbligo di firma e 3 i denunciati. 15 kg è il volume del traffico illecito scoperto, per un giro d´affari stimato di 100 mila euro. È il bilancio del blitz antidroga della Squadra Mobile di Verbania – operazione “Pepe Amaro” -, scattato stamattina all´alba e coordinato dalla locale Procura della Repubblica. 150 i poliziotti impiegati tra Verbania, Varese, Vercelli e Novara.
Spacciare era diventato un vero lavoro. I marocchini, nucleo del sistema criminale smantellato, si comportavano, di fatto, come imprenditori. Acquistavano la droga dai fornitori, loro connazionali, di Milano, Varese e Novara. In alcuni casi, ordinavano lo stupefacente direttamente dal Marocco. Poi lo rivendevano alla clientela locale, anche tramite italiani incensurati.
Spacciavano in pieno centro a Verbania, a poche decine di metri da un asilo, utilizzando il bar Pepe Nero (da cui prende spunto il nome dell´operazione), ora chiuso, come base logistica per incontrarsi, perfezionare gli scambi e pianificare le future cessioni.
Per incastrare gli spacciatori, oltre a pedinamenti e appostamenti, sono servite ore e ore di ascolto delle conversazioni, telefoniche e ambientali, in arabo. Ne è emerso uno spaccato quotidiano fitto di contatti telegrafici, densi di richieste e di risposte caratterizzate dal consueto linguaggio cifrato, tipico dell´ambiente dello spaccio e finalizzato ad eludere le indagini. I costanti riferimenti ad appuntamenti per “fare un giro” o “bere un caffè”, una “birra” o l´”aperitivo” disvelano, invero, incontri finalizzati alla consegna di dosi di hashish ovvero al saldo di precedenti acquiste.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

foto Polizia di Stato

Immigrazione clandestina: 11 arresti a Torino

Facevano entrare clandestinamente stranieri in Italia principalmente in Sicilia e Sardegna, curando il loro spostamento fin verso le mete del nord Europa, garantendo loro anche un alloggio temporaneo e documenti falsi.

Undici persone sono state arrestate questa mattina dai poliziotti della Squadra mobile di Torino, in collaborazione con i colleghi di Firenze e Gorizia durante l’operazione “Mogadiscio”.

I membri dell’organizzazione criminale sono accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, abusiva attività di prestazione di servizi di pagamento, contraffazione di documenti di identità e traffico di sostanze stupefacenti, con l’aggravante dalla transnazionalità.

Gli investigatori hanno accertato che i migranti, arrivati in Italia, venivano sistemati o nascosti presso alloggi messi a disposizione dai componenti dell’organizzazione e in seguito trasferiti in Francia, Austria e Germania utilizzando documenti creati per l’occasione. Ad occuparsi dei trasferimenti erano dei “passeur”, che li aiutavano ad oltrepassare le frontiere utilizzando treni, autobus o autovetture.

I documenti, al termine del viaggio, venivano restituiti agli associati per poter esser nuovamente utilizzati; inoltre, i migranti venivano istruiti sul comportamento da tenere in caso di controlli delle Forze dell’ordine e sulle dichiarazioni da rendere in caso di colloqui per la richiesta dello status di rifugiato.

Il gruppo era specializzato anche in prestazioni di servizi di pagamento, tra cui il trasferimento di somme di denaro per conto di terzi, a fronte del pagamento di una percentuale sulla somma trasferita. Le transazioni avvenivano tramite postepay o tramite la “Hawala”, cioè quella procedura in cui il denaro viene trasferito attraverso una rete di mediatori in un altro Paese tramite piattaforme informatiche e senza che ci sia un trasferimento materiale di soldi.

Alcuni degli indagati sono anche accusati di vendita di sostanze stupefacenti, principalmente marijuana e hashish, sul mercato torinese.

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati circa 30 documenti falsificati, circa 21 chili di hashish, materiale informatico ed appunti vari.

Le attività investigative sono state svolte con il supporto del Servizio centrale operativo, del Servizio centrale per la cooperazione internazionale di polizia, Europol, la polizia e le autorità giudiziarie francesi e olandesi.

fonte e foto polizia di stato