La Polizia di Stato di Palermo sta eseguendo un provvedimento di fermo emesso dalla Procura della Repubblica di Palermo, volta a disarticolare due pericolosissime organizzazioni criminali dedite alle frodi assicurative realizzate attraverso le mutilazioni di arti di vittime compiacenti. Le due associazioni criminali disarticolate dalla Polizia di Stato con le indagini dirette dalla Procura di Palermo hanno evidenziato la particolare cruenza degli adepti delle due organizzazioni che scagliavano pesanti dischi di ghisa come quelli utilizzati nelle palestre sugli arti delle vittime, in modo da procurare delle fratture che spesso menomavano le parti coinvolte costringendole anche per lunghi periodi all´uso di stampelle e a volte alla sedia a rotelle. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Palermo, hanno permesso di ricostruire anche la triste vicenda che aveva coinvolto un cittadino tunisino, trovato morto su una strada alla periferia di Palermo, nel gennaio del 2017. La morte, in un primo momento considerata come conseguenza di un sinistro stradale, in realtà era stata determinata dalle fratture multiple cagionate da appartenenti ad una delle due associazioni criminali al fine di inscenare un finto incidente. La Polizia di Stato ha accertato che le vittime compiacenti venivano reclutate dai membri delle organizzazioni in luoghi frequentati da soggetti ai margini della società, tra questi tossicodipendenti, persone con deficit mentali o affetti da dipendenza da alcol, e con grandi difficoltà economiche, attratti dalle promesse di facili e cospicui guadagni, mai corrisposti dalle organizzazioni criminali. Le associazioni criminali disarticolate a seguito dell´esecuzione del fermo organizzavano le frodi assicurative su vittime alle quali a volte i membri delle associazioni in maniera rudimentale somministravano dosi di anestetico procurate da una dei soggetti fermati tra cui un´infermiera in servizio presso l´ospedale Civico di Palermo. Ciò al fine di attenuare le grida di dolore delle vittime.
Di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
Foto polizia di stato
La Polizia di Stato di Genova, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica, ha portato a conclusione l “Operazione Labirinto 2” con l´adozione di 13 provvedimenti tra misure cautelari e di “arresto ritardato” per altrettanti spacciatori operanti nel centro storico.
Nella mattinata odierna, i Carabinieri della Compagnia di Firenze, della Stazione di Firenze-Peretola e gli Agenti della Polizia di Stato – Commissariato P.S. Rifredi Peretola – supportati da due unità cinofile antidroga, hanno eseguito un´ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Firenze (Dott. Gianluca Mancuso) su richiesta della Procura della Repubblica di Firenze (Sost.Proc. Dott. Giovanni Solinas), nei confronti di dieci cittadini di origine marocchina, senza fissa dimora, irregolari sul territorio nazionale, dediti all´attività di spaccio di sostanze stupefacenti nella zona di Peretola. L´attività investigativa, eseguita dal mese di ottobre 2017 ad oggi mediante numerosi servizi di osservazione, controllo e pedinamento, ha consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli odierni arrestati e di altri tre connazionali denunciati a piede libero per lo stesso reato.
Poliziotti e Carabinieri sono riusciti a documentare una persistente e fiorente attività di spaccio, che avveniva nell´arco dell´intera giornata, nell´area dove insiste uno stabile, all´epoca occupato anche dagli indagati, posto tra via Pistoiese e via dell´Osteria. L´immobile, di notevoli dimensioni e a più piani, si trova nelle immediate vicinanze di un istituto scolastico della zona ed era diventato la base logistica per gli spacciatori ove l´attività poteva essere effettuata “senza rischi”: infatti la struttura, sia per grandezza sia per la presenza di numerose vie di ingresso/uscita, risultava di difficile controllo da parte delle Forze di polizia. Inoltre, dai servizi di appostamento, si è potuto appurare come, pur non trovandosi in presenza di una struttura associativa, gli indagati fossero ben affiatati tra loro, organizzando servizi di vedetta al piano superiore dell´immobile o di ronda in bicicletta per verificare la presenza o meno delle pattuglie delle Forze dell´Ordine.
La Polizia Postale di Milano ha arrestato un cittadino rumeno, già presidente dell’Agenzia Nazionale dell’Amministrazione Fiscale rumena, colpito da un mandato d’arresto internazionale emesso nei suoi confronti dall’Autorità Giudiziaria di quel Paese che lo ha condannato a cinque anni di detenzione per corruzione, in una vicenda che lo aveva visto coinvolto unitamente a diversi alti funzionari degli organi di governo di quel Paese. Lo stesso avrebbe ricevuto nel 2015 l’ingente somma di 230.000 euro per insabbiare la posizione di un noto imprenditore locale implicato a sua volta in una vicenda dai contorni ancora tutti da accertare. La vicenda, attorno alla quale ruotano noti personaggi facenti parte dell’establishment della Romania, aveva suscitato un enorme scalpore presso l’opinione pubblica. Lo straniero è stato rintracciato in un ufficio postale di Como dove si era recato per aprire un conto corrente ma il suo atteggiamento sospetto non è passato inosservato ai dipendenti di Poste Italiane che hanno allertato i poliziotti del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Milano i quali, dopo aver verificato l’effettiva identità dell’uomo lo hanno tratto in arresto in attesa dell’estradizione nel proprio Paese.
Da questa mattina a Napoli è in corso una vasta operazione della Polizia di Stato coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia contro l’associazione camorristica “Mazzarella”, operante prevalentemente nell´area orientale di Napoli, quartiere di S. Giovanni a Teduccio. La Polizia di Stato di Napoli sta dando esecuzione ad una Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 17 soggetti – dei quali 14 in carcere e 3 agli arresti domiciliari – in quanto gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, estorsione, lesione personale, minaccia, violenza privata, danneggiamento, detenzione e porto illegale di arma, con aggravante.
La Polizia di Stato di Torino ha eseguito 15 misure cautelari (9 ai domiciliari e 6 obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziaria) nei confronti dei principali leader e militanti del locale centro sociale marxista “Askatasuna” resisi responsabili del reato di resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale commesso in occasione delle celebrazioni per la festa dei lavoratori del primo maggio 2017. In quella circostanza, si verificarono gravi atti di violenza contro le Forze dell´Ordine impiegate in servizio di ordine pubblico. Come evidenziato da un´articolata indagine della Digos di Torino – coordinata dalla locale Procura della Repubblica – gli indagati, posizionatisi in testa allo spezzone antagonista (subito dopo il furgone solitamente utilizzato dal centro sociale Askatasuna durante le manifestazioni pubbliche), giunti in via Roma angolo piazza Castello, “uniti fra loro con manici di piccone e bastoni avvolti da una bandiera rossa” tentavano di forzare il cordone delle forze dell´ordine che intervenivano con azioni di contenimento, dopo aver inutilmente richiesto ai manifestanti di desistere dall´azione di forza ed aver vanamente tentato una mediazione al fine di evitare che i facinorosi entrassero in piazza San Carlo ove era ancora in corso l´intervento conclusivo della Segretaria della CGIL. I predetti 15 militanti di Askatasuna (unitamente ad altri 14 manifestanti denunciati in stato di libertà per condotte meno gravi) si rendevano responsabili di azioni violente nei confronti degli appartenenti alle forze dell´ordine che venivano colpiti con calci, bastoni ed ombrelli nonché fatti oggetto di lanci di aste di legno e metallo, bottiglie di vetro ed uova. Nel medesimo contesto operativo è stata altresì eseguita una perquisizione locale delegata dall´Autorità Giudiziaria all´interno del centro sociale “Askatasuna”, nel corso della quale sono stati rinvenuti e sequestrati: tre manici di piccone tagliati ed avvolti da un drappo rosso; una maschera del personaggio “Anonymous”, una mazza da baseball in legno; -una roncola di ferro; tre coltelli di cui uno a scatto; un berretto di ordinanza da Carabiniere.
L’imponente operazione ad alto impatto denominata “Safe driving for good transport”, voluta dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ha interessato, in questa terza replica, la rete autostradale di ben 31 provincie in 12 regioni coinvolgendo, al nord, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Liguria e Toscana; e, al centro-sud della penisola, Lazio, Campania, Basilicata e Calabria. L’ Operazione ha interessato la circolazione diurna di veicoli commerciali e mezzi pesanti, compresi autobus, per i quali sono state effettuate verifiche sia delle autorizzazioni al trasporto di merci e persone, anche ai fini di rintraccio dei migranti clandestini, sia delle condizioni psico-fisiche dei conducenti e del rispetto dei tempi di guida e di riposo. Nell’operazione sono stati complessivamente 1.712 i soggetti controllati dalla Polizia Stradale e 1.587 i veicoli sottoposti al controllo. Hanno operato nr. 257 equipaggi della Polizia Stradale e delle Questure sul territorio. Le violazioni amministrative e penali al Codice della Strada e leggi complementari sono state complessivamente 708. Tra i comportamenti più pericolosi rilevati: 2 violazioni dell’art. 186 C.d.S. (guida in stato di alterazione a seguito di assunzione di sostanze alcooliche); 97 violazioni dell’art. 79 C.d.S.(veicolo con alterazioni nelle caratteristiche costruttive); 76 violazioni dell’art. 142 C.d.S.(superamento dei limiti di velocità), di cui 38 accertate a carico di veicoli adibiti all’autotrasporto professionale, mediante cronotachigrafo; 118 violazioni dei tempi di guida e di riposo dei conducenti professionali (art. 174 C.d.S); 8 violazioni dell’art. 193 C.d.S. (guida di veicolo privo di copertura assicurativa); 16 violazioni dell’art. 80/14° C.d.S. (veicolo privo della revisione); 7 violazioni dell’art. 176/18° C.d.S. (guida in autostrada di veicolo privo della revisione); 6 violazioni della legge 298/1974 (normativa sull’autotrasporto professionale di cose); 84 altre violazioni del C.d.S., tutte in grado potenzialmente di costituire fonti di pericolo per la sicurezza della circolazione. Sono state ritirate 17 carte di circolazione e 17 patenti di guida, nonché sequestrati 21 veicoli.





