Operazione “Linea d´addio”

La Polizia di Stato blocca pericolosa banda di rapinatori
Risolto il giallo dei coniugi sequestrati in casa lo scorso ottobre ad Ucria
Sono stati arrestati stamani gli autori della rapina ai danni di una coppia di coniugi sequestrati nella loro casa di Ucria lo scorso ottobre.
I poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Patti, coadiuvati dai colleghi delle Squadre Mobili di Messina, Palermo e dei Commissariati P.S. Capo d´Orlando, Termini Imerese e Partinico, hanno eseguito all´alba la misura cautelare emessa dal GIP, dr. Andrea La Spada, su richiesta del Sostituto Procuratore D.ssa Giorgia Orlando, con la quale risultano chiare le responsabilità di nove individui.
Un piano ordito nei minimi dettagli, un´azione criminosa spietata e brutale che nella notte tra il 15 e il 16 ottobre scorso i nove malviventi non hanno esitato a mettere in atto nei confronti di una coppia di signori orlandini, in vacanza nella loro casa di campagna, tra Ucria e Floresta.
Incappucciati e armati di coltello e mannaia hanno sorpreso nel sonno marito e moglie, derubandoli di tutto ciò che di valore i due possedevano in casa, compresi i gioielli che avevano addosso. Si sono poi fatti consegnare le chiavi di casa dell´abitazione di Capo d´Orlando estorcendo loro i dettagli necessari per trovare e aprire la cassaforte.
E mentre una parte della banda raggiungeva Capo d´Orlando e svuotava il secondo appartamento, i compari sequestravano in casa loro le vittime. Se ne sono andati solo dopo lunghe ore di terrore, portando via telefonini e persino l´auto di famiglia.
L´allarme è scattato quando i due malcapitati, in stato di choc per quanto subito, sono riusciti a raggiungere il centro di Ucria.
Immediate le indagini della Polizia di Stato, coordinata dalla Procura della Repubblica di Patti: i poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Patti hanno avviato una ricerca a 360 gradi, per scoprire ogni utile spunto o indizio che permettesse di ricostruire la dinamica della rapina e del sequestro.
Gli investigatori sono partiti dal traffico veicolare su strade ed autostrade e dall´analisi delle immagini di decine di sistemi di videosorveglianza installati nei vari comuni presumibilmente attraversati, o anche solo sfiorati dai malviventi.
Nulla è stato tralasciato, contatti più o meno recenti avuti dalle vittime compresi, abitudini di vita e spostamenti.
Si è poi passati allo scrupoloso ed analitico studio del voluminoso traffico telefonico agganciato nella notte del delitto dalle celle dei gestori telefonici sul territorio di decine di comuni di più province siciliane e, infine, all´intercettazione delle conversazioni registrate su alcune utenze sapientemente individuate come sospette.
Il poderoso lavoro investigativo ha condotto i poliziotti a rintracciare tracce apparentemente invisibili, inavvertitamente lasciate dai malviventi, peraltro rivelatisi estremamente cauti ed attentissimi.
I primi risultati hanno permesso di concentrarsi sulla figura del basista, identificato in un noto pregiudicato tortoriciano e sull´ipotesi investigativa che la rapina di Ucria rientrasse in una serie di fatti delittuosi della stessa specie, ascrivibili ad una cerchia di professionisti del crimine.
I fatti di Ucria riconducevano infatti ad una banda costituita da uomini del palermitano e cittadini rumeni, operante nella provincia del capoluogo siciliano ma abituata a frequenti incursioni anche in quelle limitrofe e segnatamente in quella messinese, avvalendosi di una rete di fonti che selezionavano gli obiettivi sul territorio e mettevano a disposizione dei complici le informazioni utili, a fronte di una quota di partecipazione agli utili delle successive imprese  criminali.
Un gruppo pericoloso, quindi, perfettamente organizzato e autore di molti altri furti in abitazioni, per lo più ville isolate, tentati o consumati, tra i quali quello avvenuto nella prima mattinata del 14 novembre 2016 a Sant´Agata MiIlitello: nella circostanza, peraltro, alcuni componenti della banda, sorpresi dai sistemi di allarme e dal successivo intervento della Polizia del locale Commissariato, erano costretti a darsi ad una rocambolesca fuga ed a nascondersi in casolari di campagna prima di essere recuperati da complici arrivati appositamente da Palermo con un borsone di abiti puliti necessari per eludere i controlli delle forze di polizia.
Sulla scorta di tali corpose acquisizioni investigative, la Procura della Repubblica di Patti ha richiesto ed ottenuto dal GIP dello stesso Tribunale l´ordinanza cautelare eseguita stamani. Analogo provvedimento è stato emesso dal GIP presso il Tribunale per i Minorenni di Messina su richiesta della Procura Minorile peloritana, Sostituto Procuratore Dott. Andrea Pagano, a carico del minore di nazionalità rumena, già collocato in una struttura di accoglienza, rivelatosi coinvolto fattivamente nei colpi ed indicato dai complici come “spiderman”, per le differenziali capacità atletiche che lo rendevano agilissimo ed idoneo alle incursioni nelle case violate.
L´operazione della Polizia di Stato ha fermato la pericolosissima banda criminale in un momento di piena attività ed in cui non si esclude che stesse organizzandosi per elevare ulteriormente il livello di aggressività e pericolosità della sua azione, indirizzandosi su modelli di devianza criminale di attualissimo allarme sociale quali quelli connessi al fenomeno internazionale di avvistamenti di autori di crimini vestiti da Clown continue reading this.
Tra le conversazioni intercettate dagli investigatori del Commissariato di Patti se ne evidenziano indicanti l´intento di alcuni componenti della banda (in particolare un rumeno) di reperire tute bianche del tipo da imbianchino nonché parrucche e maschere da clown, destinate esplicitamente ad essere indossate in azioni illecite. Indicative della circostanza, del resto, le stesse immagini che campeggiavano sui profili facebook degli indagati in concomitanza con le stesse conversazioni telefoniche.
Durante le perquisizioni domiciliari effettuate stamani dai poliziotti è stata rinvenuta una pistola calibro 6,35 con relativo munizionamento, due pistole giocattolo e la somma di 3.000 euro.

FONTE FOTO POLIZIA DI STATO

ANCONA. IMMIGRAZIONE CLANDESTINA. ARRESTI.

pol4
La Polizia di Stato di Ancona, in collaborazione con la Polizia federale tedesca e con il coordinamento della Procura della Repubblica-Direzione Distrettuale Antimafia di Ancona e della Procura della Repubblica di Hof-Baviera, ha arrestato 2 persone ritenute responsabili dei reati di favoreggiamento della immigrazione clandestina e sequestro di persona a scopo di estorsione, aggravati dalla c.d. transnazionalità. L’indagine, eseguita dalla Squadra Mobile, a cui ha fornito un contributo anche la Polizia serba, era partita lo scorso mese di aprile quando un cittadino pakistano aveva denunciato di essere stato segregato da alcuni connazionali in un appartamento interrato di Belgrado, e liberato solo dietro pagamento di un riscatto di oltre 6.000 euro da parte del fratello, in aggiunta ai 2.000 euro che aveva già versato all’ organizzazione per raggiungere la Germania. Il pagamento di una tranche del riscatto era avvenuto in un ristorante tedesco ; altre tranches erano confluite su conti correnti bancari di Senigallia (AN) e Macerata ed un conto corrente postale di Ancona. La Squadra Mobile, allertata dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dall’ Interpol, aveva da subito avviato una complessa attività investigativa anche tecnica, che nel tempo ha consentito di ricostruire i profili della organizzazione criminale transnazionale, individuando il capo, un pakistano di 30 anni residente a Macerata, operaio con impieghi saltuari, un 57enne ed un 42enne residenti a Senigallia. Ulteriori tre componenti sono stati individuati in Germania; dei sei componenti dell’ organizzazione, il capo della “cellula” italiana e quello della “cellula” tedesca sono stati tratti in arresto all’ alba in esecuzione di mandato di arresto europeo; le abitazioni degli altri quattro componenti, due in Italia e due in Germania, sono state perquisite, con il sequestro di materiale probatorio utile per le indagini. L’ organizzazione ha introdotto illegalmente in Germania e in parte in Francia diverse decine di connazionali dietro pagamento di cifre tra i 3.000 e gli 8.500 euro transitando dalla Turchia-Grecia.Macedonia – Serbia-Austria-Ungheria oppure, per giungere in Francia, dall’ Italia; i clandestini giunti a destinazione richiedevano asilo politico. I mezzi di trasporto erano auto e treno; per traversare alcune frontiere i clandestini erano costretti a camminare per chilometri anche a piedi. In diversi casi i passeurs pagavano le guardie di frontiera per assicurarsi l’ impunità. Allo stato le verifiche su possibili arrivi di sospetti terroristi tra i cittadini pakistani che sono ricorsi all’ organizzazione sgominata stamani hanno dato esito negativo.

FONTE FOTO POLIZIA DI STATO

“Eye Pyramid” OPERAZIONE DI POLIZIA

<img class="alignleft" src="https://mail.google.com/mail/u/0/?ui=2&ik=7b6085f434&view=fimg&th=159885e4b0c61a4e&attid=0.1&disp=inline&safe=1&attbid=ANGjdJ8yl7akqgfsYXyI0nRuInYsGFWx1EqKv5D_mtHZVth1wTz-EKHXIuT2w9v0Aeug-wrox–cV29JEUtjq0PTxmNAP99CKzeky-mFpvm5Y5S04Yu7MDkdg4iVfBg&ats=1484071836887&rm=159885e4b0c61a4e&zw&sz=w1920-h974" alt="Visualizzazione di 00f3146a-6931-4716-a4c2-bb0a54c1cea6 wikipedia reference.jpg” width=”538″ height=”303″ />la Polizia di Stato individua una centrale di cyberspionaggio in danno di Istituzioni e Pubbliche Amministrazioni, studi professionali, personaggi politici ed imprenditori di rilievo nazionale.
Arrestati un ingegnere nucleare di anni 45 e la sorella di anni 49, entrambi residenti a Londra ma domiciliati a Roma, molto noti nel mondo dell´alta finanza capitolina.
Contestati i reati di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico aggravato ed intercettazione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche.
I due provvedimenti di custodia cautelare in carcere sono stati eseguiti nell´ambito di una complessa attività di indagine condotta dal C.N.A.I.P.I.C. (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche) del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni e coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma.
Nei confronti dell´uomo e della sorella, entrambi noti personaggi dell´alta finanza capitolina, gli investigatori del C.N.A.I.P.I.C. hanno acquisito concreti elementi probatori in merito ad attività criminali da loro pianificate e condotte, consistenti nella gestione di una botnet con finalità di cyber spionaggio in danno di Istituzioni e Pubbliche Amministrazioni, politici di spicco, studi professionali e soggetti di rilievo nazionale.
Grazie ad una estesa rete di computer preliminarmente infettati tramite la diffusione di un malware denominato EYEPYRAMID (dal quale prende anche il nome l´operazione), i due hanno per anni acquisito dalle numerosissime vittime prescelte notizie riservate, dati sensibili, informazioni, gelosamente custodite su impianti informatici statunitensi, ora sequestrati dagli operatori della Polizia Postale, grazie al prezioso ausilio dei colleghi della Cyber Division dell´F.B.I. statunitense e che consentiranno di accertare quali e quanti dati siano stati illecitamente sottratti.
Nel mirino della rete occulta, una galassia di soggetti che a vario titolo gestiscono la funzione pubblica, ovvero interessi delicati, e quindi in possesso di informazioni particolarmente sensibili e strategiche, o di particolare valore per chi opera in determinati ambiti finanziari.Visualizzazione di 2c042c9b-fc3b-4a0b-93b2-8f4a7fa15d99.jpg
Da ciò scaturisce, appunto, la contestazione nei loro confronti, da parte della Procura della Repubblica di Roma, dei reati di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico aggravato ed intercettazione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche.
L´indagine ha preso le sue mosse dalla segnalazione al C.N.A.I.P.I.C. dell´invio di una mail, indirizzata ad un amministratore di rilievo di un´infrastruttura critica nazionale, contenente il malware EYEPYRAMID.
Le complesse indagini condotte dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, protrattesi per diversi mesi, hanno consentito di individuare una rete botnet molto ben strutturata, frutto di un attacco informatico del tipo APT (Advanced Persistent Threat), ingegnerizzato ad hoc sfruttando un malware particolarmente insidioso, capace di far acquisire da remoto il controllo del sistema informatico bersaglio, e consentire la massiva sottrazione dei contenuti dei pc colpiti.
Le articolate attività di indagine, sia quelle altamente sofisticate dal punto di vista tecnico che quelle più tradizionali, sono state supportate da una tempestiva cooperazione internazionale, che si è rivelata indispensabile a preservare l´intero scenario quando gli arrestati si sono adoperati per distruggere da remoto le tracce dell´attività delittuosa, una volta avuto il sospetto di essere finiti nel mirino della Polizia.
Tra gli osservati dall’ “Occhio della Piramide” gli appartenenti ad una loggia massonica, archiviati sotto la sigla “BROS” (fratelli) in una cartella piazzata in una delle numerose drop zone all’estero.
Con la sigla “POBU” (Politicians Business), invece, venivano catalogati gli esponenti politici target del sodalizio criminale.
L´indagine ha altresì permesso di ricostruire un complesso scenario fatto di società “a scatole cinesi” nazionali e straniere, usate come paravento per l´acquisizione, in via anonima, di servizi informatici all´estero.
E proprio il concreto pericolo di una fuga all´estero degli indagati, titolari di diverse attività fuori confine, ha infatti determinato l´emissione delle misure cautelari da parte del G.I.P. romano.

Fonte foto Polizia di Stato

Genova, falsificazione di documenti per l’espatrio, arrestati dalla Polizia

La Polizia di Stato di Genova ha sgominato una banda criminale dedicata alla falsificazione dei documenti e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Le indagini, partite dai poliziotti del Commissariato di P.S. di Rapallo, nell’autunno del 2015, hanno permesso di riscontrare che diverse persone in particolare tossicodipendenti, molto spesso denunciavano lo smarrimento o il deterioramento dei documenti di identità, richiedendone un nuovo rilascio all’Ufficio Anagrafe del Comune.
Dall’attività investigativa, condotta dal Commissariato di Rapallo in collaborazione con la Squadra Mobile di Genova, è emerso che i nuovi documenti di identità erano destinati ad albanesi clandestini che volevano raggiungere, con identità fittizie, il Regno Unito.
Il punto di riferimento per i clandestini era un genovese di 56 anni, con precedenti di Polizia. Quest’ultimo, con complicità  altrui, riusciva a fornire ai clandestini sia una nuova identità che il supporto logistico necessario per conseguire il loro scopo.
I clandestini venivano così dotati di una carta d’identità italiana alterata con la sostituzione della fotografia, di una tessera sanitaria europea, che gli dava diritto alle cure mediche sul suolo britannico, dei titoli di viaggio necessari. Spesso vi erano anche degli accompagnatori con il compito di aggirare la cosiddetta “intervista di frontiera” fingendosi amici del clandestino e rispondendo alle domande che erano poste prima dell’imbarco in aereo.
Dell’alterazione della carta di identità si occupava un terzo genovese 25enne, che provvedeva in prima persona a fare espatriare clandestini albanesi verso il Regno Unito.
Nel corso delle indagini i poliziotti hanno segnalato diversi soggetti in procinto di raggiungere clandestinamente il Regno Unito, consentendone l’arresto da parte di Uffici di Polizia del nord Italia e di Polizie estere.
Questi arresti hanno indotto il sodalizio criminale a modificare le modalità di espatrio dei clandestini e a progettare di stabilirsi a Calais per traghettare con un’imbarcazione senza intermediari i clandestini, grazie alle competenze di uno degli arrestati.
Il prezzo da pagare per chi voleva raggiungere Londra variava dai seimila ai diecimila euro per la sola parte spettante agli italiani.
Con l’odierna operazione è stata data esecuzione a 21 misure di sicurezza, a cui si aggiungono altre dieci persone fra italiani e albanesi arrestati nel tentativo di espatrio.

di Umberto Buzzoni
e Renato D’Angelo

Fonte Foto Polizia di Stato

Caltanisetta. Operazione “GUARDIAN” della Polizia di Stato

La Polizia di Stato di Caltanissetta in collaborazione con i Carabinieri di Ragusa, su delega della Direzione distrettuale Antimafia della Procura di Catania, dalle prime ore della mattinata odierna, stanno dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Catania nei confronti di nr.7 pregiudicati niscemesi, accusati di associazione mafiosa ed estorsioni aggravate dalle modalità mafiose.pol4
Le indagini dei poliziotti della  Squadra Mobile di Caltanissetta diretti dal V.Q.A. Dr.ssa Marzia Giustolisi e dei Carabinieri del Comando Provinciale di Ragusa, hanno accertato che gli  arrestati sono considerati appartenenti all’associazione di tipo mafioso denominata “Cosa Nostra”, precisamente allo storico clan Madonia – famiglia di Niscemi, a sua volta facente parte del mandamento di Gela.
Gli episodi estorsivi contestati nel provvedimento cautelare sono sei, relativi ad un arco temporale molto ampio, compreso tra l’anno 2001 e l’anno 2015.
Le indagini hanno permesso di far luce sul c.d. fenomeno della “Guardiania” nei confronti dei titolari di aziende agricole site nei territori di Acate (RG) e Niscemi (CL), ai quali veniva imposta l’assunzione, con le mansioni di guardiani, di appartenenti al clan che, grazie al controllo di tutte le attività criminali svolte nel territorio ove erano ubicate le aziende, erano in grado di garantire alle vittime che non avrebbero più subito i furti e danneggiamenti che si verificavano prima della loro assunzione.
I proventi dell’attività estorsiva erano rappresentati dai compensi che venivano corrisposti ai guardiani assunti, rappresentati da somme di denaro di circa € 1.000 mensili o altre forme di regalie costituite da prodotti agricoli.

Di Umberto Buzzoni 
e Renato D’Angelo

Fonte Foto Polizia di Stato

 

‘NDRANGHETA: OPERAZIONE BORDERLAND, ARRESTI E SEQUESTRO BENI A CATANZARO.

 

Risultati immagini per polizia di stato arrestoNel corso della notte più di 250 agenti della Polizia di Stato appartenenti alla Squadra Mobile della Questura di Catanzaro, con il concorso del Servizio Centrale Operativo e reparti di rinforzo, hanno tratto in arresto 46 persone, destinatarie di una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP di Catanzaro a carico di altrettante persone accusate di associazione di tipo mafioso, estorsione, violazioni in materia di armi, illecita concorrenza con violenza o minaccia, esercizio abusivo del credito, intestazione fittizia di beni; tutti reati aggravati dalla modalità mafiose e dalla finalità di avvantaggiare l’organizzazione criminale oggetto delle indagini. Sono stati inoltre sequestrati beni ed imprese riconducibili agli indagati.
I provvedimenti, richiesti dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal Procuratore Capo Dott. Nicola Gratteri, hanno smantellato la potente e pericolosa cosca di ‘ndrangheta facente capo alla famiglia TRAPASSO – egemone sul territorio di confine (“Borderland”) tra le provincie di Catanzaro e Crotone – e la ‘ndrina collegata dei TROPEA.
Dalle indagini sono emersi gli interessi delle cosche, con solidi legami con le cosche reggine e vibonesi oltre che con quelle crotonesi, sulle attività economiche della zona, con riguardo particolare ai numerosi villaggi turistici, una fiorente attività di esercizio abusivo del credito e di usura ed una capillare pressione estorsiva sugli imprenditori talvolta concretizzatesi nella apprensione dei beni delle vittime da parte della consorteria malavitosa.

Fonte Foto Polizia di Stato

PALERMO: CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO DI BENI SEQUESTRATI DALLA POLIZIA AD UN MAFIOSO PALERMITANO

La Polizia di Stato, IMG_0008Sezione Patrimoniale dell’Ufficio Misure di Prevenzione della Questura di Palermo, ha effettuato un ingente sequestro patrimoniale, per un valore complessivo di circa 200.000,00 euro, nei confronti del pregiudicato palermitano CIMG_0009IARAMITARO Gaetano.
Il Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione presieduto dal Dott. Giacomo MONTALBANO, a latere la D.ssa Stefania BRAMBILLE ed il Dott. Vincenzo LIOTTA, accogliendo la proposta avanzata dal Procuratore Aggiunto Dr. Bernardo PETRALIA nei confronti del CIARAMITARO, ha emesso il decreto con il quale ha disposto il sequestro di un’attività commerciale attiva nel campo della commercializzazione della carne, con insegna “Macelleria Toni Ciaramitaro”, ubicata nel popoloso quartiere della “Marinella” in via Emilio Salgari 5.
CIARAMITARO Gaetano, capo mafia della “Marinella”, è soggetto abitualmente dedito ad attività delittuose; annovera numerosi precedenti penali per i reati di furto, resistenza a P.U., ricettazione, rapina aggravata, truffa aggravata, detenzione e traffico di sostanze stupefacenti. Il 23 giugno 2014 è stato tratto in arresto, nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Apocalisse”, per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso e detenzione e traffico di sostanze stupefacenti.
Nell’ambito della vasta indagine condotta dalla Squadra Mobile di Palermo era emerso come CIARAMITARO fosse a capo della famiglia mafiosa del quartiere della Marinella, organizzando, gestendo e coordinando
per essa le attività estorsive e curando, in particolare, anche il reinvestimento del denaro frutto delle illecite attività. E’ stato, tra l’altro documentato, come partecipasse ad incontri e riunioni, anche in luoghi riservati,FullSizeRender (2) con altri membri dell’organizzazione mafiosa, in particolare con GALATOLO Vito della famiglia mafiosa dell’Acquasanta, con TERRACCHIO Onofrio e LO IACONO Paolo della famiglia mafiosa di Pallavicino – Zen.
Con il figlio Antonino, anch’esso tratto in arresto nella medesima operazione, ha, inoltre, coordinato e gestito il traffico di stupefacenti nel quartiere di sua competenza.
Per i fatti sopra indicati il 13 aprile 2016 il G.I.P. del Tribunale di Palermo ha condannato CIARAMITARO Gaetano alla pena di anni 10 di reclusione.Anche il figlio, CIARAMITARO Antonino, formale intestatario dell’attività commerciale, oggi sotto sequestro, nonostante la giovanissima età, risulta gravato da numerosi precedenti penali. Recentemente, sempre nell’ambito dell’operazione “Apocalisse”, è stato condannato dal G.I.P. del Tribunale di Palermo alla pena di anni 6 di reclusione, perché riconosciuto colpevole del reato di produzione e traffico di sostanze stupefacenti, aggravato dall’aver agevolato l’organizzazione mafiosa.
Gli accertamenti patrimoniali hanno dimostrato che sia CIARAMITARO Gaetano che CIARAMITARO Antonino, quest’ultimo formale intestatario dell’attività commerciale, non disponevano di entrate lecite e sufficienti per l’acquisto dei beni oggi raggiunti dal provvedimento del Tribunale di Palermo.

Fonte Foto Polizia di Stato

Tor Bella Monaca, “Operazione NIDO D’AQUILA” 28 arresti per droga.

torbeGli agenti dei Commissariati Casilino Nuovo ed Appio Nuovo, coordinati rispettivamente dal dott. Abis Fabio e dott.ssa De Giorgi Pamela unitamente a personale della locale Squadra Mobile, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip di Roma su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 26 persone accusate, a varitorbe1o titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, molteplici episodi di spaccio, violazione della normativa sulle armi e riciclaggio di denaro.

Nel corso delle operazioni, 28 indagati sono stati associati al carcere, mentre per 10 di loro sono scattati gli arresti domiciliari, 35 le perquisizioni effettuate. Sequestrati tre appartamenti, un terreno, 12 veicoli utilizzati dai membri dell’associazione, armi e munizioni.
Nel corso delle perquisizioni è stato rinvenuto un ulteriore quantitativo di droga con il conseguente arresto dei detentori.
Sono stati impegnati oltre 200 gli Agenti della Polizia di Stato. Insieme agli investigatori incaricati delle indagini, hanno collaborato il Reparto Prevenzione Crimine Lazio e varie unità specializzate del Reparto Mobile e delle Unità cinofile. Utile l’impiego dell’elicottero per garantire monitoraggio e sicurezza dall’alto.
L’Operazione “NIDO D’AQUILA” è iniziata a Gennaio 2014 per concludersi con 53 arresti in flagranza di reato e 28 cutodie cautelari in carcere a novembre 2016.

Fonte Foto Polizia di Stato
Direttore: Buzzoni Umberto
Giornalista: Renato D’Angelo

Catania, Operazione “Skin Trade” della Polizia.

La Polizia di Stato di Catania ha eseguito un´ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di 15 persone ritenute responsabili del reato di associazione a delinquere finalizzata alla tratta e allo sfruttamento della prostituzione.
Il provvedimento restrittivo accoglie gli esiti di una complessa e articolata attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed avviata dalla Squadra Mobile di Catania – Sezione Criminalità Straniera e Prostituzione originata dalla querela, per una presunta aggressione subita, presentata da una donna di nazionalità nigeriana dedita al meretricio.
Attraverso l´attività d´indagine, veniva ricostruita la vicenda dell´aggressione accertando che la presunta autrice della stessa era da lungo tempo vittima di vessazioni ad opera di una coppia di nazionalità nigeriana, i due con l´ausilio di una connazionale dimorante in Nigeria l´avevano fatta giungere in Italia parecchi anni addietro, l´avevano sottoposta a riti voodoo e introdotta nel circuito della prostituzione per farsi ripagare il viaggio che l´aveva fatta arrivare in Italia.Risultati immagini per polizia arresto
Lo sviluppo delle indagini consentiva di giungere all´individuazione di una vera e propria associazione dedita al traffico di giovanissime ragazze nigeriane da introdurre in Italia nel mercato della prostituzione.
L´attività investigativa permetteva altresì di accertare che il gruppo criminale composto da soggetti libici, ghanesi e nigeriani dedito ai trasferimenti dalla Nigeria all´Italia di migranti provenienti dall´area subsahariana, operava anche in altre regioni d´Italia. Le giovani vittime venivano  affidate di volta in volta a soggetti chiamati “trolley”, ovvero accompagnatori incaricati di assicurare che le giovani arrivassero a Tripoli per imbarcarsi e dove spesso venivano costrette ad iniziare il meretricio o a subire violenze sessuali e privazioni di ogni genere .
All´arrivo in Italia, le vittime iniziavano un tirocinio unitamente alla propria “madame” che impartiva loro le direttive necessarie per un proficuo esercizio delle prostituzione: venivano, pertanto, indottrinate quanto ad abiti ed accessori da indossare per rendersi più “appetibili” ai potenziali clienti, quanto a cifre da richiedere e a prestazioni da eseguire, ricevendo l´assegnazione di una postazione di lavoro su strada: si avviava così il loro ciclo di sfruttamento.

di Umberto Buzzoni

Fonte Foto Polizia di Stato

Sgominato gruppo criminale transnazionale collegato ad un´organizzazione capeggiata da un noto latitante internazionale

Risultati immagini per polizia di stato catturaLa Polizia Postale di Bologna, supportata da quella di Roma, con il coordinamento del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha arrestato 1 persona, in esecuzione di un´ordinanza di custodia cautelare e sottoposto a perquisizione altre 5 tra la stessa Bologna, Roma e Parma.
Sono tutti indagati per frode informatica e riciclaggio con l´aggravante della transnazionalità.
Tra questi, un cittadino moldavo ed un ucraino, addetti all´esportazione di beni acquistati in frode verso l´est europeo.
L´arrestato, invece, è un esperto informatico russo, considerato la “mente” del gruppo, che gestiva tutte le operazioni di riciclaggio del denaro e dirigeva le varie operazioni.
La centrale operativa del gruppo di hacker aveva sede a Roma ed era collegata all´organizzazione del latitante russo BOGACHEV (noto come “IL CALVO”), recentemente sfuggito alla cattura durante l´operazione dell´FBI “Game Over Zeus” e sul quale pende ancora una taglia di 3 milioni di dollari.
Da lì venivano gestite tutte le operazioni di riciclaggio di denaro, provento di frode informatica in danno di conti correnti online e le operazioni di esportazione verso l´Ucraina e la Russia di beni tecnologici acquistati utilizzando carte di credito clonate.
In particolare, i beni acquistati in frode (smartphone di ultima generazione, PC portatili e devices ad alta tecnologia), dopo essere stati spediti a ignari cittadini italiani reclutati dall´organizzazione su portali online (con la promessa di un posto di lavoro quali “magazzinieri” per conto di fantomatiche società straniere), venivano esportati occultandoli tra i bagagli dei passeggeri in viaggio verso l´Ucraina, attraverso una ramificata rete logistica di trasportatori che garantivano le linee di collegamento dalle maggiori città italiane.
Tra gli oggetti di maggiore pregio acquistati con il denaro proveniente dai conti violati, anche orologi del valore ricompreso tra gli 80 ed i 120.000 euro, acquistati presso note oreficerie del nord Italia.
Risultati immagini per polizia postale
Uno dei gioiellieri, peraltro, è stato denunciato per tentata truffa, in quanto avrebbe simulato l´avvenuta consegna del prezioso orologio al facoltoso acquirente, con il fine di poter trattenere il denaro già ricevuto oltre che il bene che, invece, era rimasto nella sua disponibilità.
Le indagini  hanno preso avvio nel 2014 proprio a seguito della sottrazione dei 500.000 euro dal conto corrente online di una nota società di trasporti del bolognese.
Gli investigatori, attraverso una capillare attività, che si è avvalsa di indagini telematiche affiancate a quelle tradizionali, hanno ricostruito il percorso partendo dall´analisi della provenienza dei beni, individuando il complesso reticolo di intermediari creato dagli hacker per celarne l´effettiva provenienza illecita.
Il russo arrestato ieri era sempre riuscito a dissimulare la propria identità. Le tracce informatiche e la sua voce lo hanno però tradito, permettendo agli investigatori, che già da tempo erano sulle sue tracce, di individuarlo.
Sono oltre 360 gli episodi illeciti contestati agli indagati dal 2014 al gennaio 2016.
Tra i danni più rilevanti registrati nel corso delle indagini, la sottrazione di 500.000 euro da un conto corrente di una società bolognese di trasporti e il furto di oltre 120.000 euro da un conto di una nota opera religiosa della città felsinea.
In entrambi i casi gli investigatori della Polizia Postale e delle Comunicazioni sono riusciti a recuperare l´intero importo sottratto.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

Fonte Foto Polizia di Stato