Torino. Arrestata banda di falsari

La Polizia di Stato, ha arrestato una banda di falsari che intascavano oltre 4 milioni l’anno con assegni circolari contraffatti.

L’indagine ha avuto inizio nell’aprile 2015 quando la direttrice di una filiale bancaria di Torino denuncia alla Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Torino, il caso di un assegno circolare incassato fraudolentemente.

E’ stata scoperta così, a seguito di puntigliosa attività d’indagine condotta dalla Procura di Torino – Gruppo Criminalità Organizzata Comune e Sicurezza Urbana, una vera e propria banda di truffatori e falsari che, dalla Campania, si muoveva per raggiungere varie città italiane con un unico obiettivo ovvero quello d’incassare fraudolentemente assegni circolari per un giro di oltre un milione di euro a trimestre.Risultati immagini per polizia di stato arresto

Il modus operandi era sempre il medesimo, si iniziava con l’intascare una mazzetta di assegni utilizzando l’opera di un “basista”, dipendente di Poste Italiane e in servizio presso il Centro Meccanizzato Postale di Napoli. Questi si impossessava di assicurate e raccomandate contenenti gli assegni, per poi consegnarli alla vera mente del gruppo, che aveva invece il compito di produrre documenti falsi e assegnarli ai vari membri della banda, “gli scambisti”, che poi si recavano in varie filiali bancarie sparse nel territorio nazionale e, sempre con il medesimo meccanismo di apertura contemporanea di due conti a loro intestati, incassavano gli assegni.

I reati contestati sono associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, possesso e fabbricazione di documenti falsi, uso di atti falsi, falsità materiali commesse da privati, e peculato continuato per il soggetto basista.

Dalle perquisizioni, eseguite anche in collaborazione con la polizia Postale, con la squadra mobile della Questura di Caserta e gli uomini del Commissariato di P.S.di Aversa, sono stati rinvenuti un centinaio di assegni, tutti emessi da società assicuratrici per casi di sinistri stradali, carte d’identità in bianco contraffatte, denaro contante per diverse migliaia di euro, timbri di uffici pubblici utilizzati per le contraffazioni, carte di credito e postepay , dispositivi token bancari, fotografie di nuovi complici da inserire nei documenti falsi, buste paga e sim telefoniche da fornire alle banche all’atto dell’apertura dei nuovi conti corrente.

Diverse le città interessate: Genova, Pisa, Livorno, Cuneo Novara, Firenze, Como oltre a Torino anche se si sospetta che l’attività possa essere ancora più vasta.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

Fonte Foto Polizia di Stato

Torino, arrestati dalla Polizia di Stato due “cash trappers” rumneni.

Risultati immagini per polizia postale arrestatoNel solo capoluogo piemontese, sono state oltre quindici le denunce presentate alla Polizia Postale e delle Comunicazioni da Direttori di filiali di Poste e privati cittadini, derubati del proprio denaro a seguito della mancata erogazione del contante richiesto in fase di prelievo.
Immediate le indagini del Compartimento Polizia Postale di Torino, con il coordinamento del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma, che, a fianco dei tradizionali metodi investigativi attraverso un capillare monitoraggio degli istituti di credito coinvolti, ha attivato un “pedinamento” informatico dei criminali.
E’ stato, infatti, avviato un meticoloso incrocio di dati e immagini fornite dalle filiali oggetto di attacco, grazie anche alla collaborazione di Poste Italiane, che ha consentito agli investigatori di ricostruire le tracce dell’attività criminale.
Il modus operandi era semplice ma efficace.
I criminali, prelevato il denaro con una “carta civetta”, inserivano nell’erogatore di banconote una “forchetta”, per trattenere le banconote erogate.
Appostati nei pressi dei bancomat, attendevano quindi che il malcapitato effettuasse le procedure di prelievo con la propria carta di credito, formalmente andato a buon fine ma senza erogazione del contante, trattenuto appunto dalla “forchetta” inserita nella bocchetta.
Poi, velocemente e con destrezza, si precipitavano nei pressi dello sportello, una volta che la vittima si fosse allontanata senza aver potuto recuperare il contante richiesto.
A quel punto, i criminali aprivano l’erogatore, prelevando indebitamente il denaro.
Sono stati però fermati definitivamente dagli investigatori della Polizia Postale di Torino, supportati dagli operatori delle Volanti della locale Questura, proprio mentre erano in attesa di monetizzare l’ultimo colpo alla filiale di Poste nella centrale Via Nizza.
Nel corso della perquisizione personale, effettuata nell’immediatezza dell’arresto, gli operatori della Polizia Postale hanno rinvenuto oltre a strumenti atti allo scasso, anche un’ingente quantità di denaro e alcune carte usate per azionare l’apertura delle bocchette e permettere il successivo inserimento delle “forchette”.
Il confronto delle riprese video dei circuiti di sorveglianza e gli ulteriori elementi raccolti dagli investigatori della Polizia Postale, consentiranno di verificare se i due rumeni sono responsabili anche di altri analoghi episodi.Risultati immagini per polizia postale
Il fenomeno descritto si è sviluppato in una versione più aggiornata che rende più fruttuosa l’azione criminale, cosiddetto Cash Trapping 2.
Lo sviluppo della tecnica, rilevato per la prima volta nel novembre 2012, prevede:
l’introduzione della “forchetta” negli A.T.M. mediante l’utilizzo di una prima carta per generare l’apertura dello shutter (così come nella descritta versione “base”);
l’impiego di una seconda carta (verosimilmente “clonata”) con cui effettuare un prelievo per il massimo della disponibilità giornaliera.
In questa versione evoluta del Cash Trapping i criminali non permettono che all’atto dell’impiego della seconda carta questa venga ritirata dall’A.T.M., ma la trattengono, impedendo che  il  distributore la catturi.
Trascorsi 30”, l’A.T.M.  entra in “autoprotezione” generando un allarme2  per malfunzionamento che inibisce  il perfezionamento dell’operazione.
Determinandosi l’annullamento dell’operazione e il conseguente mancato addebito della carta (in quanto l’operazione non si è conclusa con la registrazione contabile), i criminali rimangono in possesso del documento elettronico, peraltro immediatamente riutilizzabile (anche se presso un altro sportello, poiché  quello appena attaccato rimane fuori servizio).
Gli A.T.M., una  volta  “abortita” l’operazione,  sono  programmati per recuperare i soldi – che comunque vengono approntati all’atto della richiesta – in un apposito cassetto di “recupero”.
E’ in questa fase che la “forchetta”, preventivamente installata dai criminali, cattura il contante. La sottrazione del denaro avviene, come nella versione basica del Cash Trapping, forzando la finestra  della  bocchetta erogatrice.
La Polizia Postale e delle Comunicazioni ricorda ai titolari di carte di credito e bancomat di non cedere mai la propria carta ad altre persone e di seguire sempre attentamente le operazioni che compiono.

di Umberto Buzzoni 

Fonte Foto Polizia di Stato

Palermo. Assalto a furgone che trasportava sigarette.

Risultati immagini per assalto furgone poliziaLa Polizia di Stato di Palermo è intervenuta, ieri, su segnalazione della Sala Operativa, per una rapina, avvenuta in piazza Ingastone. Sei malviventi, a volto coperto ed armati di pistole e fucili hanno assaltato un furgone che trasportava di sigarette per un valore di circa 260.000,00 euro, poco prima che il carico venisse consegnato al titolare di una tabaccheria sita nella suddetta piazza.
Il commando, costituito da un furgone e da diversi ciclomotori, si è impossessato del mezzo sottraendo alle guardie giurate della  “Global Security International”, di scorta al furgone, le pistole di servizio costringendo le stesse a salire  a bordo del furgone che si è successivamente allontanato in direzione di corso Alberto Amedeo.
Il furgone dei rapinatori, sul quale era già stato effettuato lo spostamento della refurtiva, è stato intercettato nella stessa via dai poliziotti del Commissariato di P.S. “Zisa Borgonuovo” che lo hanno bloccato ed arrestato i due malviventi , entrambi pregiudicati; recuperando il carico e le armi sottratte alle guardie giurate.
Durante le fasi dell’inseguimento, i malviventi hanno abbandonato per strada un fucile e due pistole, di cui una giocattolo, anch’esse recuperate.
Le due guardie giurate, colpite durante la colluttazione, hanno riportato ferite guaribili, rispettivamente, in 8 e 3 giorni.

Fonte Foto Polizia di Stato

Milano. Sgominata dalla Polizia di Stato un’organizzazione criminale transnazionale. Clonazione carte di credito su vasta scala.

 

Risultati immagini per clonazione carte poliziaIl Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Milano ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Monza nei confronti di dodici cittadini rumeni, appartenenti a un’associazione per delinquere, operante a livello transnazionale, finalizzata alla clonazione ed uso fraudolento di carte di credito, ma attiva anche nello sfruttamento della prostituzione.
Sotto il coordinamento del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni le indagini sono state condotte in ambito europeo, e grazie al supporto di Europol si è messa in campo una mirata attività di cooperazione internazionale che ha consentito di raccogliere decisivi elementi probatori contro il gruppo criminale e portare a termine una contestuale operazione in Italia e in Romania.
Le indagini, inizialmente condotte dalla Procura di Milano, sono state poi proseguite dalla Procura di Monza, in ragione della presenza dei principali indagati nella zona di Cinisello Balsamo.
Fondamentale il rapporto instauratosi tra le due Procure lombarde e l’Autorità Giudiziaria di Pitesti (Romania), che ha permesso di procedere congiuntamente nei confronti degli associati, raccogliendo fonti di prova nell’ambito di un reciproco scambio di richieste di assistenza giudiziaria internazionale, ed emettere misure cautelari nei confronti di 12 associati, e di indagarne altri 14 per reati connessi, sequestrando altresì gli illeciti profitti del gruppo sia in Italia che in Romania.Risultati immagini per clonazione carte
Tutto è partito da una convergenza investigativa sul principale indiziato che Europol ha condiviso con il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni.
A distanza di poco più di un anno di articolate attività sul territorio, corroborate da intercettazioni telefoniche e ambientali, gli investigatori milanesi, coordinati dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, hanno ricostruito l’organigramma del gruppo criminale, identificato gli appartenenti, messo in luce il ruolo di ciascuno e il modus operandi, scoprendo che si trattava di una organizzazione strutturata secondo i più tradizionali modelli gerarchici non tanto  dissimili da quelli tipicamente mafiosi anche alla luce del gergo utilizzato dagli associati.
In particolare, gli elementi raccolti a carico del capo dell’organizzazione criminale hanno evidenziato un forte radicamento del medesimo nell’ambito della criminalità organizzata rumena, suo Paese d’origine.
Lo stesso, frequentemente chiamato con l’appellativo “Padrino”, è risultato collettore di varie richieste di intervento, anche per dirimere e autorizzare affari criminali, provenienti da altri connazionali presenti in Romania, in Germania e nel Regno Unito.
A dimostrazione della struttura tradizionale dell’associazione criminale, dalle indagini emergevano elementi decisivi per la ricostruzione di un omicidio in danno di un cittadino serbo, avvenuto per futili motivi all’interno di una discoteca del bresciano, i cui presunti autori venivano prontamente catturati grazie alla tempestiva segnalazione degli investigatori milanesi.
Il gruppo aveva creato un sistema strutturato che prevedeva la clonazione delle carte di pagamento emesse da banche delle Isole Cayman, Cina, Panama, Giappone, Svizzera, Olanda, Regno Unito, Francia, Perù, USA, i cui proventi foraggiavano direttamente l’organizzazione criminale che ne destinava una percentuale ad alcuni  esercenti compiacenti, ubicati tra Milano e  Monza, che si prestavano per far monetizzare illecitamente un ingente numero di carte di credito clonate e palesemente contraffatte.
L’acquisizione fraudolenta dei dati presenti sulla banda magnetica delle carte delle vittime avveniva attraverso l’apposizione di congegni elettronici su sportelli bancomat e POS (c.d. skimming), mentre la clonazione materiale delle carte veniva effettuata in una base operativa nel milanese, all’interno di una pizzeria.Risultati immagini per clonazione carte polizia
Le attività di intercettazione telefonica, telematica e ambientale consentivano altresì di accertare che il gruppo era molto attivo anche nello sfruttamento della prostituzione.
Giovani donne venivano infatti reclutate in Romania e costrette a trasferirsi in Italia ed in Svizzera per esercitare l’attività di meretricio in locali notturni, sotto il loro diretto controllo.
Sono state individuate sette donne avviate alla prostituzione che venivano provviste di capi di abbigliamento, alloggiate e accompagnate sul luogo di “lavoro” da alcuni associati.
I loro profitti venivano poi divisi al 50% con gli sfruttatori. In media ogni ragazza garantiva al gruppo criminale un introito di circa 700 euro al giorno.

Di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

Fonte Foto Polizia di Stato

MILANO, POLIZIA DI STATO: OPERAZIONE “TRANSITUS” SMANTELLATA UN´ORGANIZZAZIONE CRIMINALE.

Visualizzazione di 1.jpgp1La Polizia di Stato di Milano ha arrestato 10 Stranieri per associazione a delinquere, finalizzata allo sfruttamento dell´immigrazione clandestina.Le Province interessate sono Monza, Milano, Brescia e Venezia. Gli agenti di  polizia hanno dato contestualmente esecuzione anche alla misura cautelare reale del sequestro preventivo di due veicoli che venivano utilizzati per compiere i “viaggi”. p2
L´operazione di Polizia denominata “TRANSITUS”, condotta dagli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Monza, ha permesso di ricostruire l´attività di una organizzazione criminale, verticistica e piramidale, i cui componenti  svolgevano l´attività di veri e propri “scafisti di terra”.
L´indagine, iniziata nel 2014,  ha preso il via dalle dichiarazioni rese ai poliziotti del Commissariato di Monza, da un cittadino egiziano avvicinato dal gruppo criminale, che aveva tentato di arruolarlo come autista per i trasporti all´estero dei clandestini, ma rifiutandosi di collaborare con il gruppo criminale si è rivolto alla Polizia.Il capo dell´organizzazione, un cittadino egiziano che, per il tramite di un complice in Sicilia, era in contatto direttamente con gli scafisti in partenza dalle coste africane, una volta avvisato che i profughi erano in partenza per l´Italia, attivava immediatamente il gruppo. Inviava i p3“procacciatori” alla Stazione Centrale di Milano, dove all´epoca fu allestito un punto di accoglienza per i profughi nei mezzanini della stazione, con il compito di contrattare con loro il “trasporto” verso il nord Europa. I cittadini dell´est Europa svolgevano poi le mansioni di “autisti”. L´attività di indagine della Polizia di Stato ha permesso di raccogliere fonti di prova in ordine a ben 20 viaggi effettuati in un solo mese, per un totale di circa 100 clandestini trasportati in nord Europa e circa 70mila euro di indebito profitto per il sodalizio criminale.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

Fonte Foto Polizia di Stato

Reggio Calabria, operazione “ALCHEMIA” della Direzione Investigativa Antimafia. Sequestrati beni per 40 milioni di euro e più di 40 arrestati affiliati delle cosche calabresi.

pol4La Polizia di Stato e la D.I.A. hanno eseguito 42 misure cautelari – 34 in carcere, 6 ai domiciliari e 2 interdittive dall´esercizio di un pubblico ufficio,  a carico di altrettanti soggetti appartenenti ed affiliati alla `ndrangheta delle cosche reggine “Raso – Gullace – Albanese” e “Parrello – Gagliostro”, indagati per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, intestazione fittizia di beni e società.
L´inchiesta, denominata “ALCHEMIA”, si è sviluppata in due fasi operative: una condotta dal Centro Operativo D.I.A. di Genova, in collaborazione con i  Centri Operativi di Reggio Calabria e Roma, nei confronti di elementi affiliati alla cosca mafiosa “Raso-Gullace-Albanese” di Cittanova (RC);  l´altra, coordinata dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, condotta dalle Squadre Mobili delle Questure di  Genova, Reggio Calabria e Savona, con riguardo a soggetti appartenenti alla medesima consorteria mafiosa ed a quella denominata “Parrello-Gagliostro” di Palmi (RC).
Le investigazioni hanno disvelato il grande interesse degli appartenenti alle citate consorterie della `ndrangheta per diversi settori “strategici”, quali il movimento terra, l´edilizia, l´import-export di prodotti alimentari, la gestione di sale giochi e di piattaforme di scommesse on line, la lavorazione dei marmi, autotrasporti, smaltimento e trasporto di rifiuti speciali, con l´individuazione di società intestate a prestanome.
Affiliati alla cosca cittanovese operanti in Liguria hanno confermato il loro profilo di pericolosità e di solido collegamento con la “casa madre”, evidenziando ancora una volta il rilevante ruolo della Liguria nelle dinamiche e negli interessi della `ndrangheta nel Nord Italia.
E´ stata altresì documentata la partecipazione a diversi summit mafiosi da parte degli indagati, sancendo la loro intraneità all´organizzazione criminale di matrice calabrese. Inoltre è stata accertata la rituale affiliazione di figli di `ndranghetisti al momento del compimento della maggiore età.
Sono state comprovate relazioni con esponenti della politica reggina, anche a livello nazionale, funzionali ad un reciproco scambio di favori, che hanno confermato l´interesse che le cosche hanno nel coltivare le indispensabili connessioni con il mondo politico. Altri rapporti intrattenuti con le medesime finalità sono stati riscontrati con funzionari dell´Agenzia delle Entrate e della Commissione Tributaria di Reggio Calabria.
Inoltre, in Liguria e Piemonte, è stata accertata l´infiltrazione degli appartenenti alla cosca “Raso – Gullace – Albanese” in sub-appalti già aggiudicati per la realizzazione dell´infrastruttura ferroviaria d´interesse nazionale denominata “Terzo Valico dei Giovi”, attualmente in fase di costruzione con l´avvenuta cantierizzazione di siti afferenti al settore ligure/piemontese. Allo scopo di agevolare l´inizio dei lavori alcuni affiliati hanno anche sostenuto il movimento “SI´ TAV”.
Particolarmente intensi sono stati i rapporti accertati tra le imprese della cosca “Raso – Gullace- Albanese” e gli amministratori di alcuni comuni liguri, il cui operato è stato oggetto di condizionamento, anche mediante la sollecitazione al pagamento indebito di somme di denaro, con specifico riferimento alla fornitura di servizi in materiale ambientale.
Le imprese edili e di movimento terra riferibili alla cosca “Raso – Gullace – Albanese”,  hanno acquisito anche appalti dalla Cooperativa “Coopsette”, attraverso la corruzione di dipendenti infedeli che assegnavano le commesse a seguito dell´approvazione di preventivi appositamente “gonfiati”, così consentendo un maggior guadagno alle imprese mafiose e assicurarsi il pagamento di un corrispettivo.
La complessa attività investigativa ha permesso infine di documentare gli stretti rapporti e la sussistenza di interessi economici comuni tra la cosca “Raso – Gullace – Albanese”  e quella dei “Parrello-Gagliostro” di Palmi (RC), i cui affiliati gestiscono numerose società – attive prevalentemente nel settore dei servizi di igiene ambientale con sedi in Lombardia, Emilia Romagna e Calabria –  intestate a prestanome che, grazie a compiacenti imprenditori e manager genovesi e romani, avevano acquisito, tra gli altri, il sub-appalto per i servizi di igiene civile e industriale di “Poste Italiane S.p.a.” e  “Alleanza Assicurazioni S.p.a.” in provincia di Reggio Calabria.
In particolare appare interessante la tendenza della `ndrangheta ad investire i propri capitali illeciti nel settore della produzione e commercializzazione di lampade a led.
Inoltre sono stati documentati consistenti investimenti all´estero nel settore immobiliare mediante una serie di operazioni realizzate in costa Azzurra, nelle Canarie ed in Brasile, attraverso il riciclaggio di capitali di provenienza illecita e la contestuale acquisizione di disponibilità finanziarie in quei Paesi in forza di rapporti instaurati con fiduciari locali.
E´ stato, infine, eseguito il sequestro preventivo di beni mobili, immobili, depositi bancari di nr. 21 società, la maggior parte delle quali con sedi in Liguria, Piemonte, Lombardia, Lazio e Calabria, riconducibili alle consorterie mafiose per un valore complessivo stimabile in circa 40 milioni di euro.

di  Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

Fonte Foto Polizia di Stato

Operazione antidroga tra Sicilia e Campania, 24 arresti

Operazione antidroga tra la Sicilia e la Campania in cui sono finiti in carcere numerosi esponenti di spicco di cellule malavitose palermitane e partenopee, costituenti un’unica joint venture criminale specializzata nel traffico illecito di stupefacenti del tipo cocaina, eroina, hashish e marijuana.

Nell’operazione di oggi, in cui sono finiti in carcere 24 persone su 26 indagate, sono stati impegnati un centinaio di uomini della Squadra mobile di Palermo insieme adunità cinofile e pattuglie del Reparto prevenzione crimine.

Gli arresti hanno, di fatto, smantellato la linea di comando e le fila di due gruppi criminali locali, uno dei quali collegato ad una parallela organizzazione napoletana, che lo riforniva di droga)

Uno di questi gruppi si occupava dell’importazione, da Napoli al territorio siciliano, di ingenti quantitativi di cocaina ed eroina, principalmente destinati a rimpinguare le scorte dei grossi trafficanti locali; questi, a loro volta, rifornivano gli intermediari, deputati, invece, ad approvvigionare sia i mercati del Capoluogo isolano, che le località di Mazara del Vallo, Marsala, Alcamo, Castellammare del Golfo e Palma di Montechiaro.

Dopo i primi sequestri di droga, però, il gruppo partenopeo, aveva attivato un altro canale di smercio in favore di un secondo clan legati ad esponenti della locale compagine mafiosa della Guadagna.

Tale ulteriore canale di approvvigionamento di droga era stato documentato attraverso il sequestro di 3,7 chili di cocaina e di 500 grammi di eroina, per l’occasione trasportato da due donne napoletane, arrestate in flagranza nel corso delle indagini.

Un altro gruppo criminale era, invece, capitanato da un uomo già arrestato nel 2009 per reati di mafia, che attraverso alcuni dei suoi più stretti familiari importava in Sicilia hashish destinato ai mercati di droga di Palermo, di Villabate e Misilmeri. Quest’ultimo asse di traffico illecito era stato colpito dagli investigatori dell’antidroga nel 2013 con un maxi sequestro di droga proveniente dalla Romagna, occultato nel doppiofondo di un camion carico di patate.

Complessivamente, nel corso delle investigazioni la Squadra mobile palermitana è riuscita ad intercettare e sequestrare circa 13 chili di cocaina, 700 grammi di eroina, 425 chili di hashish e 1chilo di marijuana.

Ad uno degli esponenti di spicco dell’organizzazione criminale sono stati sequestrati beni per circa 1 milione di euro, tra cui una lussuosa villa alle porte di Palermo.

fonte.foto.polizia di stato

 

10 Arresti. Operazione “TERMINAL” della Polizia di Stato

polterm2Nelle prime ore dell’alba gli uomini della Polizia di Stato della Squadra Mobile di  Latina e di Terracina, insieme alle Squadre Mobili di Roma e Napoli, nonché dal Reparto Prevenzione Crimine ABRUZZO hanno portato a termine un’operazione di Polizia Giudiziaria dando esecuzione a dieci Ordinanze di Misure cautelari personali emesse dal GIP del Tribunale di Latina Dott. Pierpaolo BORTONE su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica Dott. Marco GIANCRISTOFARO.
I reati contestati vanno dallo spaccio di stupefacenti alla estorsione.
Alla complessa operazione di polizia giudiziaria è stato dato il nome di “Terminal” in ragione del fatto che gli indagati, per non essere intercettati dalle forze di polizia ed eludere le investigazioni, utilizzavano svariati mezzi di trasporto pubblico che cambiavano frequentemente limitando al massimo l’eventualità di essere seguiti.
Non a caso le indagini hanno impegnato gli Agenti in lunghi pedinamenti tra le provincie di Roma e Napoli ove avvenivano gli approvvigionamenti di sostanze stupefacenti destinate al mercato di Latina e di Terracina.
Va evidenziata  l’efferatezza dimostrata più volte in occasione delle mancate riscossioni di crediti. Questi  infatti, non solo davano prova di essere in possesso di armi da sparo che esibivano per affermare la propria leadership criminale ma, come appurato dagli inquirenti,  più volte le utilizzavano esplodendo colpi d’arma da fuoco a scopo intimidatorio.
Gli indagati utilizzavano un linguaggio in codice facendo spesso riferimento all’acquisto di “biglietti” per eventi danzanti in programma in alcuni locali di Roma. In realtà i sequestri hanno confermato che si trattava di ordinativi di droga.
Nel corso delle attività intercettive gli Agenti hanno accertato  una brutale aggressione avvenuta in piena notte nella città di Roma.  A farne le spese un giovane terracinese di 24 anni, che è stato  malmenato all’interno della propria abitazione dall’odierno indagato MENICHINI SANTOS Bruno detto “il brasiliano”.
Questi introdottosi in casa della vittima lo colpiva con inaudita violenza procurandogli lesioni personali di una gravità tale da richiederne l’immediato trasporto presso il pronto soccorso di un Ospedale della Capitale. Nella circostanza, sul luogo, intervenivano gli Agenti della Squadra Mobile di Latina e del Commissariato di Terracina che sono riusciti a fornire alla Procura della Repubblica di Roma gli elementi che consentivano l’emissione di un Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere a carico del “Brasiliano”. Il movente anche in questo caso era legato a debiti contratti per l’acquisto di droga. Non a caso durante l’esecuzione dell’arresto, avvenuto lo scorso Dicembre, in casa del MENICHINI gli Agenti trovavano ulteriore materiale probatorio rinvenendo cocaina e tutto l’occorrente per il confezionamento delle dosi.
Durante la complessa attività è emerso che alcuni tra gli indagati, impossibilitati a recarsi fuori dalla propria città in quanto colpiti dalla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, utilizzavano un minorenne al quale demandavano la raccolta degli ordinativi di droga.
Dall’indagine si è scoperto che il gruppo criminale era in procinto di fare il “salto di qualità” cercando contatti con narcotrafficanti e programmando un viaggio che li avrebbe portati in Spagna alla ricerca di “fornitori” di grossi quantitativi di sostanze stupefacenti.

Fonte Foto Polizia di Stato

Genova: operazione antimafia “I conti di Lavagna”

Sono ritenuti appartenenti alla ‘Ndrangheta calabrese ma da anni residenti in Liguria e sono accusati di traffico illecito di rifiuti, stupefacenti, usura e riciclaggio di denaro di provenienza illecita.

Stamattina otto persone sono finite in manette e tre sottoposte a misure cautelari nell’operazione antimafia chiamata “I conti di Lavagna”

, condotta dalla Squadra mobile di Genova e dal Servizio centrale Operativo (Sco).

Tra gli arrestati, posti ai domiciliari, vi sono anche il Sindaco ed uno dei consiglieri in carica del comune di Lavagna vicino Genova, nonché un ex parlamentare del luogo, al quale è contestato il reato di abuso  d’ufficio.

Sequestrati numerosi beni mobili, immobili, depositi bancari e società commerciali a disposizione degli associati alla ‘Ndrina “Rodà-Casile” di Condofuri in provincia di Reggio Calabria, per un valore di circa due milioni di euro; inoltre il sequestro ha interessato anche un sito di stoccaggio di rifiuti di Lavagna gestito dalla famiglia Nucera, i cui componenti sono ritenuti operativi nel levante ligure.

Gli investigatori hanno riscontrato gravi violazioni della normativa ambientale per lo sversamento in discarica di consistenti quantitativi di rifiuti solidi urbani pericolosi. L’indagine ha appurato l’esistenza della relativa falsa documentazione.

Inoltre, sono ancora in corso accertamenti per verificare possibili irregolarità amministrative ed edilizie anche in bar e chioschi della stessa cittadina, gestiti da persone vicine agli arrestati.

fonte e foto polizia di stato

Catania: operazione “SMOKE FREE”

Nelle prime ore della mattinata odierna, la Polizia di Stato di Catania,  ha eseguito un ordinanza di custodia cautelare, nei confronti di 5 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine e furti in appartamento, nonché ricettazione e detenzione e porto illegale di armi da fuoco.
Il provvedimento accoglie gli esiti di un´attività investigativa che ha fatto rilevare nel territorio di Catania e provincia, dalla seconda metà del 2013, lungo tutto l´anno solare 2014 e sino ai primi mesi del 2015, che  una società di distribuzione tabacchi, risultava avere subito, complessivamente, quattordici rapine con la sottrazione ingenti quantitativi di tabacchi lavorati nazionali ed esteri, con conseguente danno patrimoniale. Le indagini hanno consentito di accertare l´esistenza di un´associazione criminale ai cui soggetti sono state contestate tre rapine aggravate commesse rispettivamente il 3 giugno 2014, il 10 febbraio ed il 13 marzo 2015 e tre furti aggravati in abitazione commessi a Catania ed in alcuni comuni della provincia rispettivamente il 23 febbraio 12 e 18 marzo 2015.
Ad un soggetto è stata inoltre contestata la detenzione illegale di due pistole semiautomatiche.
Il valore dei tabacchi asportati nelle tre rapine ammonta a 180.000,00 euro.
Un destinatario della misura restrittiva si è reso irreperibile ed è attivamente ricercato.

Fonte: foto Polizia di Stato