Ricordata a Palermo la strage di via Carini

Alle 21.15 del 3 settembre 1982 la mafia assassinò il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo, l’agente della Polizia di Stato che lo stava scortando.

L’auto sulla quale viaggiava il prefetto di Palermo, in quel momento guidata dalla moglie, in via Carini fu affiancata dalla macchina dei killer, che esplosero diverse raffiche di Kalashnikov uccidendoli all’istante.

Stessa sorte per il poliziotto di scorta che seguiva i coniugi a bordo della sua auto di servizio, affiancata da una moto dalla quale partirono le raffiche.

Russo fu ferito gravemente e morì in ospedale dodici giorni dopo.

Per ricordare il 33° anniversario di quel 3 settembre, questa mattina il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha deposto una corona sul luogo dell’eccidio.

Alla cerimonia erano presenti anche il prefetto di Palermo Francesca Cannizzo, quello di Agrigento Nicola Diomede, il questore Guido Nicolò Longo nonché le massime autorità locali e i rappresentanti delle Forze dell’ordine.

fonte Polizia di Stato

Rintracciato in Colombia l’uomo dai “mille volti”

Era riuscito a fuggire da una casa di cura vicino Roma nel 2007 mentre era agli arresti domiciliari ma a luglio scorso è stato rintracciato in Colombia e ieri sera è rientrato in Italia, all’aeroporto di Fiumicino, scortato dagli uomini dell’Interpol.

Conosciuto con lo pseudonimo di “Mille volti” per i continui cambiamenti di aspetto che gli hanno consentito la lunga latitanza, l’uomo, di nazionalità colombiana, ha iniziato la sua carriera criminale come leader dell’ormai smantellato “Cartello di Cartagena”.

Era riuscito a far immettere grosse quantità di cocaina sui mercati di spaccio in Italia e anche in molti altri Paesi europei stabilendo, come leader, i contatti con le organizzazioni mafiose in Italia. La droga arrivava mediante il trasporto in container spediti sulla rotta Colombia-Italia.

Durante la lunga latitanza, gestita in un primo momento con gli appoggi e le conoscenze maturate durante la sua lunga attività di “trafficante”, ha mostrato una spregiudicata abilità nel cambiare fisionomia e dotarsi di documentazione falsa, riuscendo così ad eludere i diversi controlli delle Polizie europee per poi riuscire a far rientro in Colombia dove è stato definitivamente rintracciato.

fonte Polizia di Stato

Attenzione alla mail dell'”Agenzia delle entrate” con oggetto “Verifica Tributaria”

fonte Polizia di Stato

fonte Polizia di Stato

Da qualche giorno circola un nuovo tentativo di phishing che arriva via mail con oggetto “Verifica Tributaria” proveniente dall’indirizzo pec contraffatto agenzia.entrate@pec.it.

Nell’allegato è nascosto un malware che quando viene installato carpisce i dati sensibili e compromette la sicurezza del computer.

Nel caso in cui si riceva quest’e-mail bisogna eliminarla mail immediatamente e assolutamente non aprire l’allegato come consigliato dagli esperti della Polizia Postale agli utenti che hanno denunciato gli episodi nel sito www.commissariatodips.it.

di Umberto Buzzoni

Cooperazione internazionale: presi tre assassini fuggiti all’estero

fonte Polizia di Stato

fonte Polizia di Stato

Sono finite le vacanze per tre latitanti stranieri: un rumeno, un nigeriano ed un albanese ricercati per omicidio e rintracciati dagli investigatori italiani, attraverso il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia – Scip della Direzione centrale della polizia criminale. I tre infatti, proprio in questo mese, sono stati assicurati alla giustizia. L’ultimo in ordine di tempo è Lucian Valcelian, che aveva ucciso a colpi di bastone la moglie; detenuto presso una struttura sanitaria in provincia di Mantova era evaso tornando nel suo Paese e stabilendosi di nuovo nel comune di residenza.

Altra cattura importante è avvenuta in Svizzera: Clement Ebuh, un 23enne nigeriano accusato a Crotone di aver ucciso un 49enne con il quale aveva una relazione.

L’11 agosto, infine, è stato rintracciato in Belgio Erjon Sejdiraj, soprannominato “lacrima”, un albanese ricercato dal 2003.

Assieme ad altri due complici, Erjon Sejdiraj è stato condannato per aver rapito, seviziato e ucciso una giovane prostituta e per averne nascosto il cadavere. L’omicidio rappresentava un atto di forza per affermare la supremazia nella gestione della prostituzione nella provincia di Piacenza. L’uomo, in Belgio con un nome falso, aveva ricostruito la propria esistenza creandosi anche una famiglia.

fonte Polizia di Stato

Rimini: scoperto un arsenale della criminalità

Aveva in casa tutto il necessario per fabbricare e modificare armi di ogni tipo e calibro.

L’uomo, un palermitano di 53 anni abitante in provincia di Rimini, è stato arrestato questa notte dagli agenti della Squadra mobile.

Le indagini hanno permesso di sequestrare un kalashnikov, un fucile a canne mozze, una pistola calibro 9 e diverse armi per soft air modificate o in corso di modifica; tra queste 3 revolver, 5 pistole semiautomatiche ed una mitragliatrice Skorpion. L’improvvisato armaiolo aveva anche oltre mille cartucce di vario calibro, parti di armi e poi passamontagna, giubbetti antiproiettile e vario altro materiale.

Gli investigatori stanno cercando di ricostruire i legami tra l’uomo, il materiale sequestrato ed eventi criminosi verificatisi nella provincia.

fonte Polizia di Stato

Costa Smeralda: preso latitante nigeriano

 La cooperazione internazionale dà i suoi frutti. Grazie alla banca dati comune di Interpol, questa volta a finire nella rete dei controlli è stato un cittadino nigeriano residente a Londra, ma in vacanza a Porto Cervo (Sassari).

Il 16 agosto, nel corso di alcune verifiche effettuate in diversi hotel della nota località turistica, i poliziotti hanno scoperto un 46enne nigeriano, destinatario di una mandato di arresto emesso dalla Suprema Corte della Nigeria, per il reato di frode nel commercio.

L’uomo, ricercato dal 2014, è finito in carcere perchè deve ancora scontare una condanna di sette anni di reclusione.

Il latitante, tra il 2007 e il 2008, in qualità di direttore generale di una società era riuscito, presentando documenti falsi, ad ottenere un consistente prestito dalle banche, mai restituito.

Infatti il nigeriano aveva fatto dapprima perdere le sue tracce in Inghilterra e ieri sera è stato rintracciato in Sardegna.

fonte Polizia di Stato

Estorsione ventennale, 8 arresti a Catanzaro e sequestri per 1,5 milioni

 Sono accusate di concorso in estorsione continuata, aggravata dalla metodologia mafiosa, le otto persone arrestate dagli agenti della Squadra mobile di Catanzaro al termine dell’operazione “Scheria”.

Si tratta di esponenti delle cosche di ‘Ndrangheta Gallelli e Procopio-Mongiardo, attive nel basso versante jonico del capoluogo calabrese.

Nell’ambito della stessa indagine gli uomini della Guardia di finanza hanno contestato ad alcuni indagati anche il reato di intestazione fittizia di beni, aggravata dalla metodologia mafiosa, e sottoposto a sequestro preventivo d’urgenza due aziende, quote societarie, nonchè beni immobili e mobili, per un valore complessivo di circa un milione e mezzo di euro.

L’attività investigativa, condotta dalla Mobile catanzarese e coordinata dalla locale Procura distrettuale antimafia, ha fatto luce in particolare sulla pressante attività estorsiva posta in essere dalle ‘ndrine locali nei confronti di un imprenditore edile della zona, sottoposto a una vessazione ventennale.

La vittima era costretta a pagare un pizzo annuale, in percentuale agli appalti realizzati, come per esempio il 3 per cento su un affare di circa 500mila euro per la costruzione di un sottopasso ferroviario nel comune di Sant’Andrea Apostolo dello Ionio. Il pagamento veniva definito “panettone” perché contenuto in pacchi natalizi consegnati nel periodo delle feste.

Gli investigatori hanno valutato in circa 200mila euro l’ammontare pagato dall’imprenditore alle famiglie che si alternavano periodicamente nel controllo della zona.

Se non pagava o ritardava qualche “rata”, scattavano subito le intimidazioni sotto forma di minacce o danneggiamenti, che nel tempo hanno superato come valore il totale pagato in denaro.

fonte Polizia di Stato

Camorra: arrestato Ammendola, inserito nell’elenco dei latitanti pericolosi

 Arrestato Giuseppe Ammendola, considerato reggente del clan camorristico Contini-Licciardi, inserito nell’elenco dei latitanti pericolosi.

Ammendola soprannominato “Peppe ‘o Guaglione” era ricercato dal 2012 ed è stato preso dagli uomini dello Sco e delle Squadre mobili di Roma e Napoli sulla spiaggia di Torvajanica, sul litorale della Capitale.

Il latitante era in vacanza proprio a Torvajanica dove aveva affittato un appartamento e si era fatto raggiungere dalla famiglia.

I poliziotti lo hanno bloccato sulla spiaggia senza che il criminale opponesse resistenza. La perquisizione personale e quella dell’appartamento poi non hanno fatto rinvenire armi.

Ammendola deve rispondere di estorsione aggravata dal metodo mafioso, associazione per delinquere di stampo mafioso e riciclaggio.

Dopo l’arresto di Patrizio Bosti e di Paolo Di Mauro, Ammendola era divenuto di fatto il reggente del clan Contini, radicato nel rione Vasto ed in alcuni quartieri centrali della città.

Il clan Contini è alleato con i Licciardi ed i Mallardo nel cartello dell’ “Alleanza di Secondigliano“.

Il capo della Polizia, Alessandro Pansa si è congratulato con gli uomini e le donne che hanno partecipato alla cattura del latitante.

“L’arresto di Ammendola – ha sottolineato il prefetto Pansa – dimostra come sia sempre alta l’attenzione da parte degli uffici investigativi della Polizia di Stato, nei confronti dei più pericolosi soggetti appartenenti in associazioni criminali di stampo mafioso”, ricordando l’operazione dello scorso 3 agosto nei confronti di diversi fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro.

“In questa occasione – ha concluso il capo della Polizia – desidero ricordare e ringraziare anche tutti i poliziotti che quotidianamente lavorano per la nostra sicurezza durante il periodo estivo e che in ogni campo sono attivi per rendere più serene le vacanze di tutti”.

fonte Polizia di Stato

Risse, furti e violenze: i fatti di cronaca

Rimini. Scomparsa da casa il 10 luglio scorso, una 17enne di origine magrebina residente a Imola è stata trovata nella notte tra venerdì e sabato dalla polizia mentre ballava sui cubi del Coconuts, locale frequentato da giovani a Marina Centro. I poliziotti, impegnati nei consueti controlli del fine settimana nei luoghi di maggiore affluenza turistica, hanno notato la ragazza molto giovane esibirsi nel locale e hanno proceduto con gli accertamenti. In un primo momento la giovane ha mentito sull’età dichiarando di avere 21 anni, ma poi messa alle strette ha raccontato la verità. Gli agenti hanno così affidato la 17enne ai servizi sociali mentre ora scatteranno ulteriori verifiche sul locale per capire come mai la ragazzina stesse ballando lì. I gestori del Coconuts hanno al momento riferito di non sapere che la cubista fosse minorenne.

Reggio Emilia. Due ragazzi feriti e quattro denunce. E’ il bilancio di una rissa avvenuta nel parcheggio esterno di una piscina a San Polo d’Enza, in provincia di Reggio Emilia. Al termine degli accertamenti quattro persone sono state denunciate dai carabinieri con l’accusa di concorso in rissa aggravata. Tra i quattro identificati, due hanno riportato serie lesioni giudicate guaribili, stando alla prima prognosi, in 27 e 10 giorni. Protagonista della vicenda un gruppo imprecisato di giovani tra cui gli indagati, due fratelli di 30 e 26 anni e due amici, che hanno ingaggiato una rissa sotto gli occhi attoniti di numerose persone, tra cui anche famiglie con bambini. Alla base della rissa, secondo quanto accertato finora, ci sarebbero futili motivi dovuti a incomprensioni sorte poco prima all’interno degli spogliatoi della piscina.

Misano. Ha modificato la data di nascita sulla sua carta di identità così da risultare maggiorenne e poter bere alcolici in discoteca. Protagonista della vicenda un 17enne di Parma, controllato e denunciato dai Carabinieri all’interno di un noto locale di Misano Adriatico, nel Riminese. Il giovane, fermato dai militari, era stato trovato in possesso di 5 grammi di hashish e per questo segnalato alla Prefettura di Rimini. Nel corso del controllo i miliari si sono accorti che la carta di identità posseduta dal minorenne era stata modificata in modo da risultare più grande.

Bologna. Prima il tentativo di estorsione, poi il il furto dell’auto. Vittima, un bolognese di 75 anni. La vicenda, conclusasi ieri mattina, era iniziata ben due anni fa, quando l’uomo ebbe un rapporto sessuale a pagamento con una donna. Quest’ultima per due anni avrebbe cercato di estorcergli del denaro minaccinado di raccontare tutto alla moglie del suo cliente. L’ultimo tentativo di ricatto sarebbe avvenuto proprio ieri, quando – apparentemente con l’intenzione di fare da mediatore – è intervenuto il compagno della donna. Senonché, anziché risolvere la questione, ha sfilato al settantacinquenne le chiavi dell’auto e gli ha portato via la vettura. A quel punto la vittima ha avvertito la polizia, che nel giro di poco tempo ha trovato l’automobile e bloccato l’autore del furto.

Reggio Emilia. Un uomo di 28 anni è stato arrestato con l’accusa di avere minacciato e violentato l’ex fidanzata a Sant’Ilario d’Enza, nel Reggiano. L’uomo lo scorso 20 luglio era stato arrestato per avere scassinato la porta d’ingresso della casa della ex e avere rubato un televisore. In attesa del processo, era stato raggiunto dal divieto di dimora in provincia di Reggio Emilia. Qualche giorno dopo – incurante del divieto – era tornato nell’abitazione della donna rimasta per ore in sua balia. Nuovo arresto per violazione di domicilio aggravata, il 31 luglio, e, dopo la convalida, il rilascio con l’ulteriore provvedimento cautelare di divieto di avvicinamento all’abitazione dell’ex. Le indagini condotte dai militari sull’ultima irruzione in casa della donna hanno però evidenziato come, oltre ad averla sottoposta a gravi minacce, l’uomo la avrebbe violentata. A quel punto la Procura reggiana ha chiesto ed otteneruto dal Gip del Tribunale l’aggravamento delle misure cautelari e l’arresto.

fonte La Repubblica

Arrestati i presunti scafisti del naufragio al largo della Libia

362 migranti sbarcati a Palermo, ventisei le salme tra le quali tre bambini, circa duecento i dispersi in mare. Le testimonianze dei sopravvissuti hanno inchiodato cinque stranieri, algerini, libici e tunisini

Sono stati arrestati dalla Polizia di Stato, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di omicidio plurimo aggravato, cinque cittadini stranieri, algerini, libici e tunisini, sbarcati ieri pomeriggio nel porto di Palermo dalla nave militare irlandese ‘Le Niamh’. A bordo della nave si trovavano 362 migranti ma anche ventisei salme, tra le quali quelle di tre bambini.

I sopravvissuti hanno raccontato di aver subito terribili violenze, diversificate a seconda delle etnie di appartenenza.

Erano saliti su un’imbarcazione in circa 650 e stipati nella stiva del motopesca. Quando dopo tre ore il peschereccio si è fermato per un guasto, imbarcando acqua, gli scafisti hanno costretto i migranti a buttare fuori l’acqua con alcuni secchi. Questi, non riuscendo nell’operazione, hanno disperatamente tentato di raggiungere la coperta dell’imbarcazione ma sono stati ricacciati dentro dagli scafisti che li colpivano con coltelli e bastoni. Teste marchiate con i coltelli per gli africani che non obbedivano agli ordini, cinghiate per gli arabi, calci e pugni per gli uomini sposati, picchiati davanti alle mogli. Poi hanno sigillato la botola e costretto altri migranti a sedervisi sopra per impedire l’uscita degli africani.

All’arrivo dei soccorsi della nave irlandese, i migranti si sono spostati tutti per lasciare l’imbarcazione provocandone il capovolgimento e poi l’affondamento. Chi era sul ponte si è buttato in mare, mentre i circa duecento rinchiusi nella stiva sono affondati con il peschereccio. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, gli scafisti arrestati avrebbero causato la morte di 26 migranti e quella presunta di circa 200 che sarebbero rimasti rinchiusi all’interno dell’imbarcazione capovoltasi e affondata due giorni fa a quindici miglia a nord di Al Zwara.

I cinque presunti scafisti arrestati sono due algerini di 25 e 26 anni, tre libici di 21, 26 e un tunisino di 21 anni, tutti accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e omicidio plurimo aggravato. Ciascuno di loro avrebbe avuto un ruolo ben preciso: uno comandava il motopesca con l’aiuto di altri due, gli altri impedivano ai migranti di muoversi, utilizzando per questo anche forme di violenza. I viaggi sarebbero costati ai migranti da un minimo di 1200,00 dollari a un massimo di 1800,00 dollari a persona. Il prezzo del viaggio sarebbe poi aumentato in base alle condizioni di sicurezza: quelle più vicine alla postazione di comando avrebbero avuto un costo superiore, la disponibilità di un giubbotto di salvataggio sarebbe stata pagata a parte (dai 35 ai 70 dinari libici).

fonte Ministero degli Interni