Rimini: furti e rapine per la banda della “Black car”

fonte Polizia di Stato

Pianificavano furti e rapine ad abitazioni e attività commerciali, e a conclusione di un’indagine della Squadra mobile di Rimini, sono stati arrestati: otto persone sono finite in manette nell’operazione “Black car“.

Gli arrestati sono tutti accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine in esercizi commerciali, furti in abitazione e ricettazione.

Per sette di loro si sono aperte le porte del carcere, mentre l’unica donna dell’organizzazione criminale, una ventottenne riminese, è stata sottoposta all’obbligo di dimora.

Nei mesi scorsi, dopo una serie di furti e di rapine e l’unico indizio in mano alla Polizia, un’auto nera da cui l’operazione prende il nome, gli investigatori avevano attivato un’indagine che aveva svelato una fitta attività del gruppo che dal campo nomadi, nel quale alcuni di loro dimoravano, gestivano e pianificavano i luoghi e le attività da colpire.

Numerose sono state le perquisizioni e il sequestro di materiale utile alle indagini. All’operazione hanno partecipato anche le questure di Brindisi, Ancona e Asti.

Meta, rapita bimba da una casa famiglia: i carabinieri fermano il padre e due donne

META. Hanno rapito una bambina da una casa famiglia del centro di Meta mentre usciva per mano ad un’operatrice insieme ad una decina di piccoli compagni.

Un vero e proprio sequestro, con un furgone di appoggio. L’operatrice è stata spintonata e, stando alle prime ricostruzioni, minacciata con una pistola. A fermare il gruppo in fuga col furgone e la bimba, però, hanno pensato i carabinieri della stazione di Piano e della compagnia di Sorrento.

Provvidenziale anche il tamponamento con un’auto di passagio, con a bordo due ragazzi.

La bimba era ospite della casa delle suore francescane dei sacri Cuori per una vicenda che coinvolge i genitori e che ancora è da chiarire. La piccola è stata visitata in ospedale. Non ha subito ferite o traumi fisici: in braccio a suor Paola, madre superiora dell’istituto, ha però gli occhi gonfi di pianto e di paura. I suoi sequestratori sono stati portati in caserma e sono sotto interrogatorio. Fino alle 15, 30 è stata ascoltata anche l’operatrice testimone del sequestro.

I carabinieri si eramo lanciati all’inseguimento con le volanti, due motociclette: anche la municipale aveva scatenato la caccia. Poco prima della galleria di Seiano, i militari avevano intercettato e arrestato i rapitori, mettendo in salvo la bambina. Uno scroscio di applausi aveva salutato il loro rientro a Meta insieme alla piccola.

fonte Il Mattino

Carabinieri-rapinatori, tre proiettili contro l’auto dei fuggitivi

Tre schegge di proiettile conficcate nell’abitacolo della Lancia Libra sulla quale viaggiavano i due carabinieri arrestati per l’omicidio di Pasquale Prisco e la rapina al supermercato Etè di Ottaviano: è quanto emerge dagli ultimi controlli in corso per chiarire cosa sia realmente successo sulla Statale 268 dopo il raid e l’inseguimento di due settimane fa. Due dei tre frammenti di bossolo erano conficcati nella parte interna del tetto della station wagon intestata a Claudio Vitale, mentre un terzo è stato ritrovato in una portiera.

Saranno gli esami balistici affidati al Racis di Roma a stabilire se quelle schegge provengono da colpi di pistola esplosi contro l’auto in corsa prima che i due carabinieri-rapinatori si andassero a schiantare nel guard rail o se invece siano pezzi di quei proiettili che, all’impazzata, i due militari hanno esploso contro i fratelli Prisco e i loro dipendenti partiti all’inseguimento dopo la rapina a uno dei market di famiglia. Un elemento nuovo va quindi ad aggiungersi al quadro investigativo già complesso all’esame del pm Carla Bianco che coordina le indagini.

 

fonte Il Mattino

Grandi opere, Incalza agli arresti domiciliari

L’ex top manager delle Infrastrutture era stato arrestato lo scorso 16 marzo

Una ventina di giorni dopo l’arresto, l’ex supermanager delle Infrastrutture, Ercole Incalza, 71 anni, è uscito dal carcere ed è tornato a casa, dove resterà ai domiciliari. Anche se «nessuna circostanza nuova è intervenuta a modificare o attenuare il quadro indiziario», il gip di Firenze Angelo Pezzuti ha ritenuto che non sussistessero più le «eccezionali esigenze cautelari» richieste per tenere chiuso in cella un ultrasettantenne.

E poi, non ci sono né il pericolo di fuga né quello che torni a compiere reati: «Il periodo di tempo trascorso dall’indagato in regime di custodia in carcere – annota il gip – sembra avere esercitato, in un soggetto assolutamente nuovo all’esperienza carceraria e di età avanzata, un’adeguata efficacia deterrente verso il pericolo di recidiva». I difensori di Incalza, gli avvocati Titta Madia e Simonetta Perrone Compagni, si sono detti soddisfatti e hanno rinunciato al riesame.

Incalza è accusato di aver ricevuto «ingenti somme di denaro» in cambio delle direzioni dei lavori fatte avere a Stefano Perotti nell’ambito dei grandi appalti per le opere pubbliche, dalla Tav alla Salerno-Reggio Calabria. Incalza e Perotti sono stati arrestati dai carabinieri del Ros il 16 marzo. Lo stesso giorno, ai domiciliari sono finiti un collaboratore di Incalza, Sandro Pacella, e un imprenditore, Francesco Cavallo, che aveva molte entrature al ministero per le Infrastrutture.

Incalza e Perotti sono ritenuti dalla procura di Firenze i principali indagati, i registi del `sistema´, di quel continuo scambio di denaro e favori che avrebbe reso i grandi appalti pubblici un affare gestito da una ristretta cerchia di persone vicine all’ex capo della struttura di missione del ministero delle Infrastrutture.

Per la stessa inchiesta, ieri sono finiti ai domiciliari Salvatore Adorisio e Angelantonio Pica, dirigenti della Green Field. Secondo gli investigatori, la società serviva a garantire il passaggio di denaro da Perotti a Incalza: il primo ne era l’amministratore di fatto, il secondo veniva ricompensato con delle consulenze. La Green Field – hanno ricostruito gli inquirenti – ha versato a Incalza circa 700 mila euro, che hanno costituito per l’ex capo della struttura di missione del ministero «la principale fonte di reddito dal 1999 al 2012»: «ha guadagnato più dalla Green Field che dallo stesso ministero delle infrastrutture».

Per il 9 aprile, nell’ufficio del gip di Firenze sono in programma gli interrogatori di garanzia per Pica e Adorisio. Il difensore del primo, l’avvocato Alessandro Ippoliti, ha già annunciato che il suo assistito risponderà alle domande del gip per chiarire «la sua estraneità alle accuse».

 

fonte La Stampa

Genova: operazione “Baby Gang”

fonte Polizia di Stato

Individuati e denunciati i componenti di una baby gang che a Genova prendeva di mira giovanissimi studenti a cui venivano rapinati smartphone o tablet.

L’operazione, nata all’inizio di febbraio, in seguito ad un incremento di furti e rapine ai danni di ragazzi, ha avuto successo grazie anche alla collaborazione attiva di diversi compagni di scuola delle vittime.

I giovani, uscendo dalle scuole del levante cittadino, alla fermata dell’autobus, oppure all’interno del mezzo pubblico, venivano accerchiati da vere e proprie bande di ragazzi più grandi che, con la forza fisica e l’intimidazione si appropriavano di costosi smartphone o tablet di ultima generazione.

Tali oggetti, a tempo di record, venivano immessi sul mercato clandestino cittadino e nuovamente riattivati e riutilizzati, dando luogo ad un incremento esponenziale del fenomeno criminoso, in relazione alla facilità di realizzazione di profitti illeciti.

Tra i ragazzi si stava diffondendo il timore che viaggiare sul “17” ad una certa ora, fosse diventato estremamente pericoloso.

L’attività investigativa degli agenti del Commissariato Foce Sturla ha consentito di poter individuare i vari passaggi e gli attuali utilizzatori di alcuni degli smartphone rapinati.

All’alba di mercoledì, i poliziotti hanno dato esecuzione a quattro decreti di perquisizione, che hanno permesso di sequestrare due smartphone, oggetto di rapina in danno di due ragazzini, e un’altra ventina di apparecchi, che gli agenti ritengono provenire da altrettanti delitti della stessa specie.

Tale attività ha permesso, nel suo complesso, di segnalare al Tribunale per i Minorenni nove giovani, dei quali alcuni appartenenti allo stesso comprensorio scolastico delle vittime, ed altri che si univano da fuori, per il reato di rapina in concorso, ricettazione e riciclaggio; mentre cinque maggiorenni dovranno rispondere del reato di ricettazione.

Nuova retata della polizia tra Albenga e Alassio

Alassio – Nuovo pattuglione della polizia di Stato nelle zone di Albenga e Alassio. Nel corso del servizio realizzato ieri pomeriggio, in collaborazione con personale del Reparto Prevenzione Crimine di Genova, sono stati effettuati diversi posti di controllo in varie zone del centro e della periferia, identificate circa una sessantina di persone e controllati alcuni esercizi pubblici.

Nel corso del servizio un cinquantenne di origine algerina, privo di documenti di identità e colpito da ordine del Questore di Imperia a lasciare il territorio nazionale, è stato segnalato all’autorità giudiziaria per violazione della normativa che regola il soggiorno.

 

fonte Il Secolo XIX

Camorra, arrestati un assessore del Comune di Nola e il figlio del boss

Il politico Giampaolo De Angelis ha la delega all’urbanistica, preso il rampollo dei Fabbrocino. Imponevano il prezzo del calcestruzzo con violenza e intimidazione

L’assessore all’Urbanistica del Comune di Nola e Giovanni Fabbrocino, figlio del boss Mario, sono tra le 12 persone arrestate nel corso di un’operazione congiunta di Dia, polizia e carabinieri.

Le accuse
I due sono accusati di associazione camorristica, estorsione e illecita concorrenza nel settore del calcestruzzo. Gli uomini della Dia, coordinati dal capo centro Giuseppe Linares, stanno ora perquisendo gli uffici del Comune di Nola.

Giovanni Fabbrocino, 41 anni, è figlio del capoclan Mario, condannato tra l’altro per l’omicidio di Roberto Cutolo, figlio di «don Raffaele». Giovanni è titolare occulto di due aziende, una, la Gifra, attiva nel settore del calcestruzzo, l’altra in quello loro vivaistico, sequestrate stamane. Giampaolo De Angelis, 42 anni, è un assessore tecnico (non eletto cioè in consiglio comunale) che da alcuni mesi è responsabile dell’Urbanistica e dei Trasporti a Nola. Dalle indagini è emerso che il clan Fabbrocino, attivo nel Nolano e nel Vesuviano, imponeva l’acquisto del proprio calcestruzzo avvalendosi della sua forza intimidatrice. De Angelis, socio occulto della Gifra, avrebbe svolto il ruolo di mediatore tra clan e imprenditori vittime delle estorsioni. Tra gli arrestati figura anche Giovanni Prevete, cognato di Giovanni Fabbrocino.

Il boss che fece uccidere Roberto Cutolo a Tradate
Fabbrocino è una figura di spicco della geografia camorristica. Roberto Cutolo fu ucciso il 19 dicembre 1990 a Tradate, in provincia di Varese, dove viveva modestamente da alcuni anni. I sicari, è emerso nel corso dei processi, furono inviati da Mario Fabbrocino, capo della Nuova famiglia, il clan camorristico rivale della Nuova camorra organizzata al cui vertice era Raffaele Cutolo. Quando fu freddato davanti a un bar della frazione Abbiate Guazzone, Roberto Cutolo aveva in tasca appena 27.000 lire.

Assessore «prestanome» dei Fabbrocino
Gianpaolo De Angelis è ritenuto un prestanome di Fabbrocino nella gestione di aziende riconducibili al clan. L’attività amministrativa di D’Angelo non è relazione con la sua attività amministrativa, che è successiva ai fatti contestati.

Condizionavano il mercato del calcestruzzo
Attraverso due delle tre società sequestrate, la camorra vesuviana condizionava il libero mercato nel settore del calcestruzzo, imponendo un listino prezzi maggiorato rispetto a quello di altre imprese. Gli imprenditori erano costretti ad acquistare da queste aziende, altrimenti finivano vittima di ritorsioni sia dal punto di vista fisico (con minacce e violenze di stampo mafioso) che patrimoniale. Tra i beni sequestrati figurano la società Gifra di Saviano (Napoli), operante nel settore della produzione e distribuzione del calcestruzzo; la Raf di Scafati (Salerno), che produce conglomerati cementizi e bituminosi e la società florovivaistica Gieffe Import Export, di San Giuseppe Vesuviano (Napoli).

Monopolio con metodi camorristici
Tra i destinatari delle misure cautelari ci sono, oltre all’assessore De Angelis e a Giovanni Fabbrocino, 40 anni, il figlio del capoclan Mario, c’è un altro familiare, Lorenzo Fabbrocino, 41 anni. Le aziende, intestate a prestanome, sono riconducibili al clan che già con Mario Fabbrocino, attraverso l’impresa «La Fortuna» diede il via al monopolio nel settore attraverso il condizionamento con metodi camorristici del libero mercato della domanda e dell’offerta. Le indagini riguardano il periodo 2007-2012.

Il sindaco: gli ho ritirato la delega
«Fiducia nel lavoro degli inquirenti, ci auguriamo che De Angelis saprà chiarire gli addebiti nei suoi confronti ed per questo che, in via cautelativa, ho già provveduto al ritiro della delega a lui assegnata ed a nominare un nuovo assessore»: così il sindaco di Nola, Geremia Biancardi, in merito all’arresto dell’assessore. «La vicenda, per altro risalente al 2006 – sottolinea il primo cittadino – non ha nulla a che vedere con il suo incarico di assessore così come risulta dal verbale della perquisizione effettuata presso il suo ufficio in municipio e che ha avuto esito negativo».

fonte Il Corriere del Mezzogiorno

Avellino, spacciavano amnèsia nella villa comunale di Baiano. Cinque arresti

“Mi manda Picone”, il nome dell’operazione antidroga condotta dai carabinieri ha preso spunto dal titolo del popolare film di Nanny Loy

“Mi manda Picone”, il nome dell’operazione antidroga condotta dai carabinieri del comando provinciale di Avellino ha preso spunto dal titolo del popolare film di Nanny Loy. In questo caso Giuseppe o meglio “Peppo” Picone, pregiudicato, nipote di Fortunato Miele, l’imprenditore che venne ucciso a colpi di pistola a Baiano, era a capo di una fitta rete di spacciatori operativi nei comuni della zona tra l’Irpinia ed il Napoletano.

Una banda che spacciava anche la pericolosa amnèsia (“La droga che costa poco ma che spegne il cervello“, hanno sottolineato gli inquirenti), ma che è stata smantellata con i nove arresti effettuati all’alba dagli uomini del colonnello Francesco Merone. In particolare i pusher vendevano la droga nella villa comunale di Baiano, anche in pieno giorno.

Tra gli assuntori ragazzi minorenni. Nel corso di una conferenza stampa il Procuratore della Repubblica di Avellino, Rosario Cantelmo, ha confermato che sono i clan della camorra a smerciare l’amnèsia sul mercato irpino. “Il livello del traffico di stupefacenti è diventato allarmante“, ha detto Cantelmo.

Al telefono gli spacciatori per sfuggire alle intercettazioni degli investigatori trattavano le dosi chiamandole panelle o bulloni. Numerosi i sequestri di droga effettuati dai carabinieri in questi venti mesi di indagine. Carichi di stupefacenti nascosti spesso dagli spacciatori nelle prese d’aria delle auto. In estate, quando i comuni del Baianese si spopolano la banda si trasferiva a vendere la droga in trasferta, a Gallipoli. I nove arrestati hanno un’età tra i 20 ed i 34 anni, tutti residenti nel Mandamento. Complessivamente i militari hanno sequestrato circa 200 grammi di droga.

fonte La Repubblica

Decreto antiterrorismo, la polizia potrà accedere ai pc degli italiani

È una delle novità approvate in Commissione al decreto. Il pm potrà conservare i dati di traffico fino a 24 mesi. Obbligo per i provider di oscurare contenuti legati al terrorismo

La polizia potrà utilizzare programmi per acquisire «da remoto» le comunicazioni e i dati presenti in un sistema informatico e viene anche autorizzata l’intercettazione preventiva sulle reti informatiche: è questa una delle novità principali approvate in Commissione al decreto antiterrorismo.

Obbligatorio cancellare da internet contenuti illeciti

Il pubblico ministero potrà conservare i dati di traffico fino a 24 mesi. I provider su Internet saranno obbligati a oscurare i contenuti illeciti legati ai reati di terrorismo, pubblicati dagli utenti. L’uso del Web e di strumenti informatici per perpetrare reati di terrorismo (arruolamento di foreign fighters, propaganda, ecc.) diventa un’aggravante che comporta l’obbligo di arresto in flagranza.

Rinviato l’esame del provvedimento

Slitta a giovedì mattina l’esame del decreto antiterrorismo in Aula a Montecitorio. La sospensione di due ore e mezzo accordata nel pomeriggio di mercoledì in attesa di un parere della Bilancio non è servita a sbloccare la situazione: alla ripresa dei lavori, alle 18.30, il presidente della Bilancio della Camera, Francesco Boccia ha informato l’assemblea che manca ancora il parere governo perché la commissione possa dare il suo via libera al decreto: i dubbi riguardano le coperture di alcuni emendamenti. I gruppi, quindi, hanno chiesto di rinviare di 24 ore l’esame. La presidente di turno, Marina Sereni, ha così aggiornato la seduta alle 9 di giovedì.

Il rischio «invasione del domicilio informatico»

Intanto però in rete è scoppiata la polemica sulle nuove norme. Nel mirino il comma 1 dell’articolo 266 bis del decreto, che consente «l’intercettazione del flusso di comunicazioni anche attraverso l’impiego di strumenti o programmi informatici per l’acquisizione da remoto delle comunicazioni e dei dati presenti in un sistema informatico». Secondo Stefano Quintarelli (deputato di Scelta civica e uno dei «padri» di Internet in Italia), con questo emendamento l’Italia diventa il primo Paese europeo che rende legale la «remote computer searches»: «Il fatto grave è che non lo fa in relazione a specifici reati di matrice terroristica ma per tutti i reati commessi mediante l’impiego di tecnologie informatiche o telematiche». Il rischio? Che sia «consentito violare da remoto in modo occulto il domicilio informatico dei cittadini», ma al di fuori «delle regole e dei limiti dettati per ognuna di esse dal Codice di procedura penale», consentendo quindi ai «captatori informatici» di compiere «una delle operazioni più invasive che lo Stato possa fare nei confronti dei cittadini».

I dubbi del Garante

A destare invece i dubbi del garante della privacy, Antonello Soro, espressi martedì prima della loro approvazione da parte delle Commissioni, sono le norme che autorizzano la polizia a effettuare le intercettazioni preventive dei sospettati sulle reti informatiche, utilizzando programmi per acquisire «da remoto» le comunicazioni su social, come «whatssup» o altre piattaforme. L’altra misura oggetto delle perplessità di Soro è quella che porta a 2 anni il termine di conservazione dei dati di traffico telematico e delle chiamate senza risposta (oggi rispettivamente di un anno e di un mese).

 

fonte Il Corriere della Sera

Droga, perquisizioni e arresti a San Basilio: 17 persone in manette

Arresti e perquisizioni per droga a San Basilio. Stamani i Finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno eseguito 17 ordinanze di custodia cautelare e numerose perquisizioni, su disposizione del Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, a seguito della richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di presunti appartenenti a una banda specializzata nello spaccio di cocaina nel quartiere di San Basilio.

L’operazione vede ha impiegato oltre 100 uomini, supportati dai Baschi Verdi del Gruppo Pronto Impiego di Roma, dalle unità cinofile antidroga e da un elicottero del Reparto Operativo Aeronavale di Civitavecchia.

fonte Il Messaggero