Fonsai, terremoto giudiziario. Arrestata la famiglia Ligresti

ligrestida Agi

Terremoto’ giudiziario nella vicenda Fonsai: arrestati Salvatore Ligresti e i figli Giulia Maria e Jonella, i due ex amministratori delegati di Fonsai, Fausto Marchionni ed Emanuela Erbetta, e l’ex vicepresidente pro-tempore Antonio Talarico. Le ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite questa mattina dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Torino. Un’ulteriore ordinanza di custodia cautelare e’ stata spiccata per un altro figlio di Salvatore Ligresti, Gioacchino Paolo, il quale risulta trovarsi in Svizzera e quindi non raggiunto dal provvedimento restrittivo. Le accuse sono falso in bilancio aggravato e manipolazione di mercato. Al capostipite dei Ligresti sono stati concessi i domiciliari nella abitazione di Milano.
Arresti domiciliari anche per Talarico e per Marchionni, da scontare per quest’ultimo in una casa tra le montagne del cuneese. I militari della Gdf hanno raggiunto gli indagati nelle loro abitazioni e dimore estive, tra la Sardegna, dove Jonella era in vacanza e adesso e’ nel carcere di Cagliari, e la Toscana. Giulia Maria Ligresti e’ stata invece trasferita nel carcere di Vercelli. Quanto a Gioacchino Paolo, il procuratore aggiunto di Torino, Vittorio Nessi, ha riferito in conferenza stampa che “dalle prime informazioni non ci sarebbe la disponibilita’” a rientrare in Italia. Comunque “ci sono le convenzioni internazionali e ci sono possibilita’ di soluzioni ragionevoli per situazioni di questo genere”. Tutti i destinatari dei provvedimenti restrittivi erano gia’ indagati nell’inchiesta coordinata dai procuratori torinesi Vittorio Nessi e Marco Gianoglio che ipotizzava da parte dei vertici di Fonsai di aver “truccato” la voce destinata alla cosiddetta ‘riserva sinistri’ alterando tra il 2008 e il 2010 il bilancio della societa’, per poi comunicare ai mercati notizie false sul bilancio dell’azienda quotata in Borsa, e dunque alterando il prezzo delle sue azioni. Le ordinanze di custodia cautelare sono state motivate con il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove. “Emerge uno spaccato inquietante: un uso strumentale di una societa’ come Fonsai, laddove risulta essere stata piegata all’interesse di una parte dell’azionariato. L’effetto e’ stato perdita di credibilita’ e il tradimento di piccoli azionisti”, ha detto il procuratore aggiunto di Torino Vittorio Nessi. L’indagine su Fonsai scatto’ nell’agosto 2012 per le ipotesi di falso in bilancio e ostacolo all’attivita’ di vigilanza per gli anni 2008-2011. L’esame della documentazione acquisita ha permesso di ricostruire come, attraverso una sistematica sottovalutazione delle riserve tecniche del Gruppo assicurativo sia stato possibile falsificare il bilancio 2010.
Tale sottovalutazione ha portato, negli anni, la distribuzione di utili per 253 milioni alla holding della famiglia Ligresti, la Premafin Spa, laddove invece si sarebbero dovute registrare le perdite. (AGI) .

CADAVERE SUL LAGO TRASIMENO: Interrogato e denunciato un 37enne italiano

DSCN2608di Grazia De Marco

Una studentessa di 19 anni, di nazionalità cinese, è stata trovata morta dietro alcuni cespugli a Monte del Lago, nei pressi del Lago Trasimeno, lo scorso 14 luglio.

La ragazza, che era riversa a terra con un’evidente ecchimosi alla nuca, non aveva documenti e, per questo motivo, il corpo è stato identificato solo nel tardo pomeriggio, grazie alle impronte digitali.  A ritrovare il corpo, verso le 2,30 di notte, sono stati alcuni turisti, che hanno lanciato immediatamente l’allarme, chiamando i Carabinieri, immediatamente accorsi sul posto.

Le forze dell’ordine, guidate dal Colonnello del reparto operativo dei Carabinieri Pierugo Todini e il Pm di turno, Massimo Casucci, hanno immediatamente pensato ad un delitto consumato poche ore prima, proprio nello stesso luogo.  Nelle ore successive però, grazie ad alcuni esami più approfonditi, sono emersi dei particolari che hanno spinto gli investigatori a prendere in considerazione anche altre ipotesi,  come quella che la ragazza possa  essere rimasta vittima di un mix di alcool e droga.

Sul corpo della giovane, inoltre, non sono stati riscontrati segni di violenza ed anche la ferita alla testa non risultava poi così profonda, tanto da averne provocato il decesso. Vicino al cadavere erano  presenti evidenti tracce di trascinamento, come se il corpo della ragazza fosse stato trasportato da un altro luogo, fino al cespuglio, per essere nascosto con lo scopo di  ritardare l’avvio delle indagini.

Intanto i Carabinieri  hanno interrogato a Firenze un uomo di 37 anni, che avrebbe trascorso la giornata di sabato con la studentessa cinese. Al termine dell’interrogatorio, l’uomo è stato denunciato per omissione di soccorso, occultamento di cadavere e morte come conseguenza di altro delitto.

Dalle indagini, infatti, è emerso che i due si erano conosciuti su internet e successivamente incontrati per trascorrere una giornata insieme al lago.

La dinamica delle fasi successive  è ancora al vaglio degli inquirenti e, a tal proposito, assumono importanza fondamentale, sia  l’esito degli esami tossicologici, sia l’autopsia, che sarà eseguita dall’Istituto di Medicina Legale dell’ospedale “Santa Maria della Misericordia”  di Perugia. La giovane orientale era arrivata a Perugia lo scorso aprile, per iscriversi all’Università per stranieri e stava partecipando a dei corsi di lingua per prepararsi al test d’ingresso presso l’Ateneo umbro.

INCENDIO AL LICEO CLASSICO SOCRATE: Prosegue il lavoro degli inquirenti

l43-incendio-liceo-socrate-130713151330_mediumdi Grazia De Marco

Secondo Mauro Castellani, Vicepreside dell’istituto Socrate di Roma, i responsabili dell’incendio divampato all’interno del liceo, all’alba di sabato 13 luglio, sapevano bene come muoversi ed erano quindi anche a conoscenza che: al primo piano erano presenti meno cellule d’allarme, che la porta sul retro era difettosa e che andava semplicemente neutralizzata l’unica telecamera che avrebbe potuto inquadrarli. Proprio per questo motivo, mentre l’ipotesi di un attentato incendiario collegato alle attività sociali e all’impegno politico perde sempre più terreno, quella dello studente bocciato, in cerca di vendetta, trova sempre più conferme.

Gli indizi che ha lasciato chi ha dato alle fiamme le 8 aule del Socrate sono diversi, ma  il colpevole potrebbe anche averli lasciati volutamente, per far ricadere l’attenzione proprio sugli alunni dell’istituto: alcuni fiammiferi, delle impronte, dei libri bruciati a metà e alcune uova lanciate contro l’entrata.  In attesa della fine dei rilievi della scientifica, comunque, non si può escludere nessuna ipotesi, anche se, ad ora, prevale quella dell’atto vandalico.

Gli agenti del Commissariato Colombo hanno immediatamente capito che il rogo è stato originato da un gesto di pura inciviltà: qualcuno, infatti, intorno alle 5.30, si sarebbe introdotto nel Socrate dalla scala anti-incendio, posta sul retro e poi avrebbe sfondato a calci la porta basculante, per entrare al primo piano del liceo classico, dove ha gettato la benzina e appiccato il fuoco, danneggiando alcune aule e il corridoio.

Attualmente, al vaglio degli investigatori della Digos ci sono le immagini di una telecamera presente sul cancello dell’istituto, anche se non avrebbe ripreso alcun movimento sospetto e quelle posizionate su altre strutture presenti nei pressi del liceo, comprese quelle di una banca. Altri elementi sui quali stanno lavorando gli investigatori sono:  i tabulati telefonici delle utenze che si trovavano nella zona all’ora dell’incendio, il liquido infiammabile utilizzato e alcune impronte che saranno analizzate dalla Polizia Scientifica.

Da sabato mattina, inoltre, gli investigatori hanno ascoltato decine di persone fra docenti, alunni, ex alunni e dipendenti impegnati nell’area del complesso scolastico e  hanno svolto sopralluoghi fra i resti delle aule bruciate, alla ricerca di riscontri agli indizi raccolti fin dalle prime ore dopo l’incendio.

Anche gli studenti hanno scelto di fare sentire la loro indignazione, sia aprendo un fronte interno di investigazione tramite Facebook, sia attraverso messaggi scritti su striscioni e manifesti affissi a un lato dell’entrata della scuola.

Shalabayeva: si muove la procura di Roma “Potremmo sentire la donna”

agida agenzia di stampa AGI

Sul caso Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako espulsa dall’Italia, si muove la procura di Roma che non esclude una rogatoria internazionale con il Kazakistan per interrogare la donna. L’ipotesi istruttoria e’ al vaglio dei magistrati.

Il capo della procura di Roma, Giuseppe Pignatone, e il pm Eugenio Albamonte hanno acquisito la relazione del capo della polizia Alessandro Pansa in cui viene ricostruita la vicenda dell’espulsione della Shalabayeva e della figlia. Il dossier verra’ inserito nel procedimento che la procura ha aperto da tempo sul conto della consorte del dissidente kazako per i reati di ‘possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi’ e di ‘ricettazione’.

I magistrati valuteranno ora i contenuti della relazione Pansa anche per individuare eventuali profili di reato e decidere le prossime mosse istruttorie. Non si esclude che possano essere sentiti, alla luce di quanto scritto nel dossier, quei protagonisti della vicenda che sono finiti in cattiva luce. Cosi’ come potrebbe essere ascoltato il giudice di pace per capire se e’ vero o no che Alma Shalabayeva abbia mai rappresentato il diritto all’asilo politico. Quanto alla documentazione contraffatta esibita dalla donna, che avrebbe presentato un passaporto della Repubblica centrafricana ‘taroccato’, la procura sta studiando l’ipotesi di una rogatoria internazionale benche’ non ci sia un trattato di assistenza bilaterale tra l’Italia e quel Paese. A tal fine, la procura ha gia’ attivato la Farnesina per capire quale canale diplomatico si possa utilizzare per approfondire questo aspetto.

Eni: noi estranei alla vicenda

PANSA, FIGLIA NON ESPULSA; L’HA VOLUTA LA MADRE

Non e’ stata espulsa la piccola Alua, figlia di Muchtar Ablyazov e Alma Shalabayeva, perche’ “la legge italiana lo vieta”, ma e’ stata la madre a volerla con se’ rifutandosi di affidarla a qualcuno. Lo ha chiarito il capo della polizia Alessandro Pansa, durante un’audizione in commissione diritti umani del Senato in merito al caso Shalabayeva. “La bambina non e’ stata espulsa – ha detto Pansa – perche’ e’ vietata espulsione minori in Italia, a meno che non vada al seguito dei genitori, come in questa circostanza. A Ciampino la signora nonostante gli fosse stato chiesto di lasciare la figlia alla sorella, o a qualcun altro di sua fiducia, ha voluto che le fosse consegnata”. Pansa ha inoltre sottolineato che la Shalabayeva “non ha mai fatto richiesta di asilo, e neanche gli avvocati, che potevano andare all’ufficio immigrazione che accoglie sempre i legali”.
PANSA: ALFANO E BONINO NON INFORMATI PRIMA DEL 1 GIUGNO

“A me non risulta che prima del giorno primo giugno il ministro Alfano o il ministro Bonino sapessero dell’espulsione della signora”, ha ribadito il capo della Polizia. “Ho fatto accertamenti su questo – ha aggiunto Pansa – dal gabinetto del ministro sono state fornite informazioni solo sulla ricerca del latitante, non e’ stata fornita, per distrazione o per errore, l’informazione dell’espulsione della signora”.

PANSA: SHALABAYEVA NON CI DISSE CHE AVEVA PERMESSO DI SOGGIORNO

Pansa ha sottolineato, inoltre, che la Shalabeya “non ci risultava avesse un permesso di soggiorno lettone: in sede di ricorso amministrativo il 28 giugno vi e’ una dichiarazione che lei possiede un permesso di soggiorno con visto Schengen, ma lei questo non lo ha mai dichiarato”. “Fatto strano – ha aggiunto Pansa – e’ che quando e’ stata condotta in questura insieme al cognato, anche lui ritenuto irregolare, e venivano sottoposti al prelievo impronte, il cognato ha detto io ho un permesso di soggiorno. Lo ha preso a casa, portato in questura, e dimostrato che era in regola. A questa scena ha assistito la signora Shalabayeva, che pero’ non ha ritenuto di doverlo dire”. Pansa ha ammesso che alcuni aspetti della vicenda non stati gestiti correttamente, a partire dalla “massiccia” presenza delle autorita’ kazake negli uffici della polizia. “Per tutti i tre giorni, nell’arco di tutta l’attivita’ svolta, c’e’ stata una presenza massiccia e prolungata negli uffici di polizia di autorita’ kazake, e questo era il difetto per cui la vicenda non e’ stata gestita correttamente”, ha affermato. “Ho stigmatizzato questi comportamenti, sono una disfunzione del sistema, addebitabile a una superficialita’ nella gestione della vicenda, ma il dato essenziale e’ che in nessun momento nessuno, compresi gli avvocati, ha detto ‘guardate che il marito della signora e’ un perseguitato politico’. Noi purtroppo non lo sapevamo”. .

Arrestato Pietro Labate, boss della ‘ndrangheta

++ 'Ndrangheta: arrestato boss latitante Pietro Labate ++da Ansa

La squadra mobile di Reggio Calabria ha arrestato il latitante Pietro Labate, di 62 anni, boss dell’omonima cosca egemone nel quartiere Gebbione della città. Il suo nome era stato recentemente inserito nell’elenco dei latitanti più pericolosi a livello nazionale.

Labate, accusato di associazione mafiosa ed estorsione, era latitante dall’aprile 2011, quando sfuggì alla cattura nell’operazione “Archi” nell’ ambito della quale erano stati arrestati dalla squadra mobile capi e gregari delle cosche Tegano e Labate. A luglio del 2012 è stato condannato in primo grado a 20 anni di reclusione. Labate è stato individuato a Reggio Calabria al termine di lunghe indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia.

SCALEA: ARRESTATE 38 PERSONE. In manette anche il Sindaco e cinque assessori

scalea_ndrangheta_e_politica_arrestati_sindaco_e_cinque_assessori-330-0-368763di Grazia De Marco

Sono in totale 38 le persone arrestate dai Carabinieri di Cosenza, tra Calabria, Bari, Matera, Terni e Salerno, nell’operazione denominata “Plinius”, avviata nel Marzo del 2010. Tra le persone finite in manette  c’è anche Pasquale Basile, Sindaco di Scalea e cinque assessori della sua giunta: l’Assessore ai Lavori Pubblici Massimo Ciancio, l’Assessore dell’Ambiente ed alle Reti Idriche Raffaele De Rosa, l’Assessore alla Protezione Civile ed all’Arredo Urbano Francesco Galiano, l’Assessore al Commercio  Antonio Stummo e infine l’Assessore al Bilancio e ai Tributi,  nonchè Vicesindaco Giuseppe Forestieri, per il quale è stato disposto l’obbligo di presentazione alla P.G.

I reati contestati, a vario titolo, alle 38 persone sono: detenzione e porto abusivo di armi, estorsione, rapina, sequestro di persona, associazione mafiosa, concorso in associazione mafiosa, turbata libertà del procedimento amministrativo, corruzione e minaccia.  Il blitz ha colpito due storiche ‘ndrine calabresi, quella degli Stummo, comandata da Mario Stummo e quella dei Valente, con a capo  Pietro Valente, che per diversi anni hanno controllato insieme il piccolo centro dell’alto Cosentino.  Secondo l’accusa, nelle elezioni del Marzo 2010, le due cosche, schierate a favore della medesima coalizione politica, sarebbero riuscite a far eleggere i propri candidati al Comune di Scalea che, successivamente, si sarebbero prodigati a concedere appalti ad imprese legate alla cosca stessa.

L’indagine, in particolare, ha permesso di delineare l’assetto economico-imprenditoriale dell’organizzazione, nel settore commerciale (con l’apertura di diversi supermercati, concessionarie d’auto, agenzie di viaggi, parchi divertimento, ecc.), immobiliare (con società finalizzate all’acquisizione di fabbricati, appartamenti e magazzini), agricolo (con la costituzione di cooperative e società agricole che non depositavano bilanci e non assumevano lavoratori indipendenti) e turistico (con la gestione di lidi balneari, come “L’Angelica”, “L’Acqua del mar” e “Itaca”, realizzati su terreni demaniali).

Tra gli appalti da ” dividere” i più importanti sono sicuramente: quello per la gestione della pubblicità nell’area comunale, quello per la realizzazione del porto di Scalea e quello per l’individuazione dell’impresa che avrebbe dovuto gestire i rifiuti solidi urbani, concesso alla Società Balsebre Nicola. Ma la figura centrale dell’indagine è Mario Nocito, avvocato del boss Pietro Valente, definito dagli inquirenti vero “collante”  fra l’amministrazione comunale e i malavitosi. Lo studio del legale, infatti, era il luogo prescelto dal sindaco Basile e dai 5 componenti della giunta per mettere a punto le strategie di aggiudicazione degli appalti, che finivano sempre nelle mani di ditte vicine alle cosche.

Complessivamente i carabinieri hanno sequestrato beni per 60 milioni di euro ed eseguito il sequestro preventivo di 22 società e aziende, di 81 immobili, di numerosi depositi, ville e negozi, di 33 automobili, di 78 rapporti bancari con saldi positivi per circa 2.695.685 euro, di due imbarcazioni e  23 polizze assicurative.

 

Villa orrori per disabili, blitz dei Nas

orroridaAnsa

Una clinica degli orrori e’ stata scoperta dai Carabinieri del Nas di Napoli a Meta di Sorrento.

Nella residenza sanitaria c’erano 37 disabili affetti da problemi psichici e due infermieri: uno di loro, un 41 enne ritenuto responsabile di aver rinchiuso una paziente in bagno tra gli escrementi, e’ stato arrestato per sequestro di persona.

Denunciate due persone: il legale rappresentante e il direttore sanitario. Il ministro della Salute Lorenzin annuncia una task force e più controlli.

Napoli, 25enne ucciso dal padre della fidanzata: non lo gradiva

carabinierida Agi

Una vicenda in ambito familiare con tensioni per un fidanzamento non gradito, e’ quella che ha portato alla morte Vincenzo De Stasio, 25 anni, ucciso dal padre della fidanzata e lasciato in un’auto, una Fiat Panda, in Corso Lucci a Napoli. I carabinieri questa mattina all’alba sono andati a verificare il racconto dell’uomo che si era costituito in una caserma di San Gennaro al Vesuvio, in stato di agitazione, dicendo “ho ucciso un uomo, ho lasciato il corpo in una macchina”.
I militari dell’Arma stanno ancora ascoltando il suo racconto e tentando di trovare elementi di conferma alla sua ricostruzione dei fatti. Secondo il padre della fidanzata di De Stasio, lui e il futuro genero avrebbero litigato, sempre perche’ egli non approvava la scelta della figlia, e ad un certo punto il venticinquenne avrebbe estratto una pistola; l’uomo piu’ anziano ha tentato di disarmarlo, ma sarebbe partito un colpo che avrebbe ferito mortalmente il ragazzo. Da qui la decisione prima di nascondere il corpo nell’auto e di portarla lontano dal luogo della lite, poi quella di costituirsi. La Fiat Panda in cui era stato messo il copro di De Stasio appartiene ad una terza persona. I carabinieri stanno anche verificando se qualcuno ha aiutato l’omicida.
La lite e, poi, la colluttazione durante la quale sarebbe partito il colpo di pistola che ha ferito mortalmente il venticinquenne Vincenzo Di Stasio, e’ avvenuta poco prima della mezzanotte di ieri, in strada, ad Acerra. Questa la dinamica dell’episodio, come e’ stata ricostruita ai carabinieri da Andrea Cipolletta, di 46 anni, che si e’ accusato dell’omicidio del fidanzato della figlia diciannovenne. Una relazione che il conducente di pullman non accettava di buon grado. Stando ai primi accertamenti fatti dagli investigatori, la pistola da cui e’ partito il colpo mortale e’ una calibro 38, con matricola abrasa, che l’omicida ha dichiarato essere in possesso della vittima, che aveva a suo carico una sanzione amministrativa per possesso, per uso personale, di droga. Il cadavere di Vincenzo Di Stasio e’ stato trovato dai carabinieri a Napoli, in corso Arnaldo Lucci, davanti una sala scommesse; era in una vettura, una Fiat Panda, a bordo della quale il giovane, ancora in vita, era stato caricato per essere trasportato in un ospedale.
Cipolletta, come da egli stesso riferito ai militari, si sarebbe accorto solo poco dopo l’arrivo a Napoli che il venticinquenne era morto. Quindi avrebbe deciso di abbandonare la macchina e, facendosi venire a prendere da una terza persona, aveva deciso di ritornare a casa. Giunto a San Gennaro Vesuviano, pero’, ha deciso di consegnarsi accusandosi dell’ omicidio. (AGI) .

Sgominata banda a Frascati: rubava auto di lusso e vendeva i pezzi

carabinierida Agi

Rubavano auto di lusso in varie regioni del centro Italia, le smontavano e le rivendevano ‘a pezzi’.
Un’organizzazione composta da quattro persone ‘e stata scoperta e sgominata dai carabinieri della compagnia di Frascati che hanno arrestato due persone, un camionista 63enne, residente nella provincia di Livorno, incensurato, e un romeno di 23, senza fissa dimora e gia’ noto alle forze dell’ordine. Per entrambi l’accusa e’ di ricettazione e riciclaggio in concorso, e hanno denunciato per gli stessi reati un 57enne e una 60enne.

Il primo ad essere fermato dai militari e’ stato il camionista 63enne, sorpreso alla guida di un autoarticolato che trasportava un container, uscito poco prima da una villa di Rocca Priora. All’interno del container due telai di auto rubate e decine di parti meccaniche oltre a 4mila euro in contanti. Nella villa i carabinieri hanno scoperto un’officina meccanica utilizzata per lo smontaggio di autoveicoli e telai, documenti, parti meccaniche ed elettroniche di almeno 20 auto, tutte rubate in vari comuni tra il Lazio, la Toscana e l’Abruzzo. Nell’officina e’ stato fermato il 23enne romeno. Il 57enne e la 60enne sono i proprietari della villa, dove vivevano. (AGI) .

Poliziotto investito e ucciso mentre soccorre automobilista

pagina-facebook-67c6a8da Agi.it

L’agente scelto della Polizia di Stato Massimo Impieri, in forza alla Sezione Polizia Stradale di Crotone e’ deceduto in servizio a seguito dell’investimento avvenuto sulla SS. 107, nel comune di Crotone, alle ore 1.40 della notte. L’incidente e’ avvenuto nel punto in cui si incrociano la strada statale 106 e la strada statale 107 Silana. Il poliziotto e’ morto sul colpo. La pattuglia composta dall’ agente scelto Impieri, capopattuglia, e da un altro agente della Polizia di Stato, era intervenuta sulla strada statale 017 al chilometro 133, perche’ si era verificato un incidente con una sola autovettura coinvolta. Giunti sul posto, gli agenti constatavano la presenza di una autovettura ferma in posizione pericolosa al centro della carreggiata e di altre auto di testimoni, non coinvolte nel sinistro. Gli agenti si attivavano per posizionare delle torce a vento al fine di segnalare la presenza dell’autovettura incidentata e, in questo frangente, sopraggiungeva a forte velocita’ una autovettura, con due persone a bordo, il cui conducente, dopo aver perso il controllo del mezzo, investiva l’agente Impieri, scagliandolo a notevole distanza dal punto d’impatto e provocandone l’immediato decesso. L’altro componente della pattuglia, rimasto illeso, risultava in evidente stato di shock.
I due occupanti dell’autovettura investitrice, anziche’ fermarsi e prestare soccorso, si allontanavano dal luogo del sinistro abbandonando la vettura sul posto. Tramite la targa della stessa si risaliva all’indirizzo dell’intestatario – risultato il padre del conducente investitore – e veniva quindi identificato l’autore del reato. Il medesimo, sottoposto a test alcolimetrico, evidenziava un valore di 1,39 g/l, superiore ai limiti di legge, e veniva pertanto tratto in arresto dagli agenti della Questura di Crotone per omicidio colposo, omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza.
Veniva, altresi’, identificato anche il passeggero dell’autovettura investitrice.
CORDOGLIO DEL CAPO DELLA POLIZIA PER L’AGENTE MORTO Il Capo della Polizia, direttore generale della Pubblica sicurezza, prefetto Alessandro Pansa, ha espresso sentimenti di cordoglio e commossa solidarieta’ ai familiari di Massimo Impieri, l’agente scelto della Polizia Stradale di Crotone deceduto in servizio la scorsa notte.