Ladri nella villa del giornalista Sergio Zavoli, roulette russa e botte

da Ansa.it

“Ti ammazziamo” e poi le botte, con tanto di roulette russa. Ore da incubo per il giornalista e senatore Sergio Zavoli, in balìa dei rapinatori ieri sera nella sua villa a Monte Porzio Catone, alle porte di Roma. Gli hanno puntato la pistola contro minacciando di ucciderlo se non avesse indicato il posto della cassaforte. Al suo primo rifiuto il giornalista è stato colpito al volto, forse con il calcio dell’arma. Secondo una prima stima, il bottino è di circa 20 mila euro.

La rapina è stata messa a segno intorno alle 19:30 a Monte Porzio Catone. I malviventi, almeno quattro con il volto coperto e armati di pistola, sono entrati nell’abitazione del giornalista, minacciato e picchiato e poi rinchiuso in una stanza insieme ad alcuni domestici.

“Quei rapinatori avevano l’accento di cittadini dell’Est Europa e il volto coperto dal cappuccio”, ha riferito Zavoli, assieme ad altre due vittime, agli investigatori. Zavoli è stato medicato in ospedale dopo aver ricevuto un colpo al volto, forse con il calcio della pistola. I quattro rapinatori hanno estratto la cassaforte dal muro e portato via orologi e monili in oro. Poi sono scappati probabilmente a bordo di un’auto.Le telecamere di sorveglianza all’interno della villa non avrebbero registrato l’episodio. I rapinatori sarebbero entrati da una porta secondaria dell’abitazione.

Zavoli “è stato legato, picchiato” e “gli hanno fatto una specie di roulette russa per tre volte”, ha rivelato in Aula alla Camera Walter Veltroni. “Sono scioccato, ho avuto molta paura”, ha detto il giornalista al sindaco di Monte Porzio Catone, Luciano Gori. “Ci conosciamo da tanti anni – ha spiegato il sindaco – siamo anche amici di famiglia e stamani l’ho chiamato per esprimergli la mia solidarietà e quella dell’Amministrazione comunale. Mi ha detto che ora era a casa sotto controllo medico”.

Zavoli, 89 anni, vive da 40 anni, dagli anni ’70, nella sua villa a Monte Porzio Catone, comune alle porte di Roma con 9.000 abitanti. ”Nella villa, molto isolata, c’é un parco molto ben curato – spiega il sindaco – la sua abitazione dista circa due chilometri dal centro storico ed è vicina all’autostrada del Sole. A quanto so la moglie e la figlia ieri sera erano in viaggio e lui era con i collaboratori domestici”. Nel piccolo comune si sono verificate altre rapine “ma mai – sottolinea Gori – con tale efferatezza, scatenata probabilmente proprio dalla notorietà del personaggio”. A Monte Porzio Catone fino all’anno scorso vivevano l’ex ministro dei lavori pubblici Willer Bordon e Fabio Forattini, il 52/enne figlio del vignettista Giorgio Forattini, trovato morto proprio nella sua abitazione nel comune vicino a Roma.

A raccontare un aneddoto e’ stato Pippo Baudo: “Zavoli è andato a vivere in un posto così isolato. Mi ricordo che Federico Fellini gli disse ‘in quella villa prima o poi ti uccideranno”.

Unanime il sostegno del mondo politico e numerosi i messaggi inviati a Zavoli. L’Aula della Camera e del Senato hanno espresso solidarieta’ al giornalista e senatore, che ha ricevuto anche le telefonate dei presidenti delle Camere, Renato Schifani e Gianfranco Fini. “Esprimo affettuosa vicinanza al presidente Zavoli per l’ignobile aggressione subita”, ha dichiarato Mario Landolfi (Pdl), membro della Commissione di Vigilanza Rai.

Arrestato Antonio Zagaria, fratello del boss Michele

da Polizia di Stato

Erano specializzati nell’estorcere denaro agli imprenditori che  entravano nella loro rete e non ne uscivano più.

La Squadra mobile Caserta, con l’ausilio degli uomini del Reparto prevenzione crimine ha arrestato Antonio Zagaria, ritenuto dagli investigatori  l’erede al trono del clan lasciato dal fratello, il boss Michele, elemento di primo livello dei Casalesi, arrestato il 7 dicembre dello scorso anno  dopo una latitanza di oltre 16 anni. Insieme a lui è finito in carcere anche suo cugino Filippo Capalbo.

Entrambi sono tutti accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso per aver agito al fine di agevolare l’organizzazione di stampo mafioso del  clan dei Casalesi, gruppo Zagaria.

L’indagine, denominata “Thunderball 2”, ha permesso di fare luce su due episodi estorsivi di cui era stato vittima un imprenditore casertano, posti  in essere dai due criminali arrestati.

La vittima aveva preso dei soldi in prestito dalla famiglia e, avendo avuto difficoltà nel pagare le somme pretese a titolo di interessi  usurari, la obbligarono, sotto minaccia di morte, a estinguere il debito anche sottoscrivendo cambiali per oltre 150 milioni delle vecchie lire e  svendendo alcuni beni strumentali e attrezzature di sua proprietà.

Antonio Zagaria e Filippo Capalbo sarebbero stati, insieme agli altri due fratelli del boss Carmine, Pasquale (entrambi già in carcere), i  protagonisti anche del secondo episodio estorsivo nel quale lo stesso imprenditore fu costretto a “ripulire” 500 milioni di lire del clan. L’uomo  fu obbligato a restituire una somma, ricevuta a titolo di caparra per un affare non andato a buon fine, suddivisa in contanti e assegni di importo  inferiore ai 20 milioni, anziché con bonifico postale, modalità con cui l’aveva ricevuta.

Anche in questo caso gli arrestati furono autori delle minacce di morte e percosse che “convinsero” la vittima a versare la somma secondo le  modalità pretese.

L’indagine degli investigatori, che ha accertato il passaggio di alcune di quelle tranches di denaro proprio nelle mani dei membri del clan, si  inserisce nel contesto dell’operazione “Thunderball” che il 3 ottobre scorso portò all’arresto di sei esponenti del clan Zagaria, sempre per  reati di estorsione.

Vigili del fuoco: vittime, danni e disagi per il maltempo

da Ministero dell’Interno

Salgono a quattro le vittime del maltempo che ha flagellato la Penisola. Sono infatti tre le vittime accertate all’interno di un’auto inondata dall’acqua, nei pressi del crollo delle strutture di sostegno del ponte sul fiume Albegna, nella località Marsiliana in provincia di Grosseto. Duramente impegnate le squadre di Vigili del fuoco intervenute. Le tre vittime si aggiungono, nel bilancio dei danni alle persone, al 73enne morto ieri a Capalbio e alla donna travolta da un’ondata e ferita gravemente, ora ricoverata in ospedale a Grosseto. Colpiti particolarmente nella provincia i comuni di Borgo Carige, Chiarone Scalo, Capalbio, Orbetello, Albinia, Torre Palazzi e Manciano. Esondati i fiumi Elsa, Albegna, Chiarone e Ombrone. Il dispositivo di soccorso dei Vigili è stato ulteriormente potenziato con l’invio di personale Speleo Alpino Fluviale (Saf), soccorso acquatico e sommozzatori dalle direzioni regionali Lazio, Abruzzo, Emilia Romagna e Campania. I Gruppi Operativi Speciali (Gos) sono stati potenziati e dotati di 5 automezzi anfibi. Complessivamente, in zona operano ora 172 unità, 40 automezzi e 2 elicotteri. Oltre 200 gli interventi compiuti dall’inizio dell’emergenza. Nella notte, il passaggio dell’ondata di piena del fiume Ombrone, fortunatamente non ha creato ulteriori problemi.

Colpita pesantemente dal maltempo anche la provincia di Perugia. Dalla notte scorsa, gli interventi dei Vigili del fuoco si susseguono nei comuni di Masciano, Todi, Città di Castello, Castel del Lago, Bastia e il centro cittadino di Perugia. Il fiume Elsa è esondato in località Marsciano, dove nella mattinata del 12 novembre sono state evacuate alcune famiglie. Fino ad oggi, oltre 150 gli interventi compiuti. Il dispositivo di soccorso è composto da 80 unità operative di Vigili del fuoco con 20 automezzi. Continua ad essere in funzione nella prefettura di Perugia il Centro coordinamento soccorsi (Ccs).

In provincia di Terni colpito in particolare il comune di Orvieto dove l’esondazione del fiume Paglia ha interamente allagato il territorio compreso tra Allerona e la stazione di Baschi, ha isolato intere frazioni, compreso l’Ospedale, e ha reso necessaria la chiusura del casello autostradale di Orvieto in ingresso e in uscita. Operano nell’area i Vigili del distaccamento di Orvieto e le varie squadre di soccorso intervenute in supporto dalla centrale di Terni e dal distaccamento di Amelia. Il dispositivo di soccorso dei Vigili è composto da 40 unità operative e 15 automezzi, e ha compiuto oltre 65 interventi.

Anche la zona nord della provincia di Viterbo è stata colpita da abbondanti precipitazioni atmosferiche, soprattutto nei territori dei comuni di Montalto di Castro, Tarquinia, Gradoli, Orte e Acquapendente. In nottata il fiume Tevere è esondato in zone di campagna ne territorio del comune di Orte senza provocare danni a persone. Il dispositivo di soccorso VF è composto da 50 unità operative con 15 automezzi e sono stati effettuti oltre 90 interventi.

Nella zona della Spezia le intense precipitazioni dei giorni scorsi hanno provocato allagamenti diffusi e frane. L’opera di soccorso tecnico urgente, prestata dal personale dei Vigili del fuoco della Spezia, nelle zone di Ortonovo, Marinella di Sarzana e Ameglia, è proseguita insieme ad altre sezioni di colonna mobile regionale giunte in aiuto da Genova, Savona e Imperia. Sono state rimosse sopratutto frane e smottamenti di terreno che avevano coinvolto 10 strade comunali e 8 strade provinciali, case e attività produttive, e messi in sicurezza argini e versanti collinari. Per garantirne l’incolumità, è stato necessario evacuare 60 persone, di cui 48 solo nella zona di Ortonovo; in località Nicola di Ortonovo, 6 persone che erano rimaste isolate e bloccate sono state raggiunte da una squadra di Vigili del fuoco e portate in zona sicura.

In Toscana, nei comuni di Massa, Aulla e Carrara, flagellati dalle forti piogge, si susseguono senza sosta gli interventi dei Vigili del fuoco, favoriti dal miglioramento delle condizioni meteo. Complessivamente, il dispositivo di soccorso opera con 109 unità operative con 63 automezzi e ha compiuto oltre 150 interventi.

Nel territorio di Lucca, le migliorate condizioni meteo hanno permesso di accelerare gli interventi di soccorso. Gli interventi più significativi si sono avuti in località Salanetti, nel comune di Capannori, dove sono state evacuate 8 persone da un’abitazione rimasta isolata; in località Colle di Compito, sempre nel comune di Capannori, una persona è rimasta bloccata con l’auto dentro l’alveo del torrente Visona; in località Santa Maria a Colle, nel comune di Lucca, è stata soccorsa e recuperata una persona rimasta isolata in un capannone. A causa del gran rischio di esondazione del fiume Serchio, i Vigili sono stati costantemente impegnati fino a cessata emergenza al presidio e al monitoraggio degli argini di tutta la piana, informando in maniera immediata e continuativa della situazione la Sala operativa dell’amministrazione provinciale. Il dispositivo di soccorso ha operato con 70 unita operative e 22 automezzi, compiendo oltre 90 interventi.

L’ondata di maltempo ha abbandonato la provincia di Livorno e lasciato dietro di sé gravi danni materiali. Il dispositivo di soccorso dei Vigili ha operato con 20 unità operative e 8 automezzi, e ha compiuto oltre 70 interventi.

In Veneto l’ondata di maltempo risulta ormai esaurita. In provincia di Treviso i Vigili del fuoco hanno operato principalmente nei comuni di Moriago della Battaglia, Conegliano, San Pietro di Filetto, Villorba, Ponte di Piave e San Biagio di Callata. Complessivamente, il dispositivo di soccorso ha operato con un contingente di 60 unità operative e 21 automezzi, e ha compiuto oltre 115 interventi.

Anche nella zona di Vicenza il peggio sembra essere ormai passato, con il fiume Bacchiglione che è rientrato nella normalità. Il dispostivo di soccorso dei Vigili ha operato con 70 unità operative e 30 automezzi, compiendo oltre 100 interventi.

PARTE IL PROCESSO PER L’OMICIDIO DELLA PESCARESE RITA MORELLI

di Grazia De Marco

A poco meno di un anno dall’omicidio di Rita Morelli, 36enne di Spoltore, in provincia di Pescara, parte il processo che vede come unico imputato l’ex guardia giurata di origini senegalesi Bakary Camara.  Lo scorso agosto, il Pubblico Ministero aveva presentato al Giudice Juan Machan ben nove capi di imputazione, compreso l’omicidio di primo grado e lo stupro.

Poche le persone disposte a testimoniare in aula, compreso il leader spirituale islamico  Cheikh  Ndao,  a suo tempo contattato dall’avvocato difensore di Camara per sostenere la teoria secondo la quale  il presunto assassino aveva agito a causa di un profondo stress psicologico.

La cultura senegalese, infatti, si poggia sulla profonda convinzione spirituale e popolare che la condizione di profondo stress psicologico è causata da una maledizione o un malocchio. L’avvocato difensore di Camara, peraltro, non ha potuto neppure sostenere questa tesi in aula, perché il Giudice l’ha rigettata, sostenendo che la condizione psicologica dell’imputato doveva essere dimostrata in maniera giuridicamente accettabile e non sulla base di credenze popolari.

Nel frattempo sarebbero emersi nuovi e inquietanti dettagli sull’omicidio, soprattutto relativi ad un presunto abuso sessuale, confessato dall’assassino agli psichiatri dell’ospedale di Bellevue, consumato dopo averla strangolata.                                                                                                                                                La giovane donna viveva a New York da cinque anni, frequentava il “College Hunter” e lavorava con il suo compagno in un locale italiano, il “Buon Gusto”, per pagarsi gli studi. Ma il suo sogno americano si è definitivamente interrotto il 23 Novembre del 2011, nella sua abitazione ad Harlem, quando è stata uccisa da tre coltellate: due al petto ed una alla gola e poi strangolata.  Il corpo fu ritrovato dal fidanzato, che condivideva con lei la casa dal 2005. Il movente di questo atroce delitto sarebbe da ricercare in  alcuni rifiuti da parte della ragazza, che avrebbero scatenato la furia omicida dell’assassino.

Terremoto dell’Aquila:Condannata a sei anni di reclusione la Commissione Grandi rischi

di Grazia De Marco

Dopo quasi trenta udienze, il Giudice del Tribunale dell’Aquila, Marco Belli, ha condannato in primo grado a sei anni di reclusione i sette componenti della Commisione Grandi Rischi, tutti imputati dei reati di  omicidio colposo plurimo e lesioni colpose.

I sette esperti si erano riuniti a L’Aquila il 31 Marzo del 2009, in una seduta straordinaria tenuta per discutere sui probabili rischi causati dallo sciame sismico  presente nel capoluogo Abruzzese da Gennaio 2009.

Gli imputati: Franco Barbieri, Presidente vicario della Commissione Grandi Rischi, Claudio Eva, Professore ordinario di fisica all’Università di Genova, Mauro Dolce, Direttore dell’ufficio rischio sismico della Protezione Civile, Gianmichele Calvi, Direttore di Eurcentre, Bernardo De Bernardinis, vice Capo del settore tecnico del Dipartimento di Protezione Civile, Enzo Boschi, all’epoca Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e Giulio Selvaggi, direttore del Centro Nazionale Terremoti sono anche stati condannati all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Per tutti e sette gli imputati, l’accusa è quella di aver rassicurato l’intera popolazione aquilana sull’improbabilità di una forte scossa sismica, che invece si è verificata circa una settimana dopo.  La Commissione, quindi, dopo la riunione del 31 marzo 2009, avrebbe fornito informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie riguardo la reale pericolosità sismica.

Il Pubblico Ministero aveva chiesto la condanna a quattro anni, mentre la difesa degli imputati chiedeva la piena assoluzione, puntando soprattutto sull’impossibilità di prevedere i terremoti. Nella sentenza di condanna, il Giudice ha inoltre disposto una provvisionale di sei milioni di euro per le parti civili, di cui due milioni di euro immediatamente esecutiva.

Dopo il verdetto dei Giudici, l’intero ufficio di Presidenza della Commissione ha rassegnato le dimissioni al Presidente del Consiglio Mario Monti.  Il Presidente della Commissione, Luciano Maiani, ha infatti affermato di “non vedere le condizioni per lavorare serenamente”.  La notizia a fatto il giro del mondo; su tutte le principali testate giornalistiche mondiali, infatti, si è parlato della          vicenda.

Intanto gli avvocati difensori dei sette condannati stanno già lavorando per il processo d’appello, fissato per la fine del 2013. Entro 90 giorni dovranno essere depositate le motivazioni, per permettere agli avvocati di presentare il ricorso.  La prima forte conseguenza di questa condanna, rischia di essere la “paralisi delle attività di prevenzione”, come ha affermato il Dipartimento della Protezione Civile

OMICIDIO DI PALERMO: SAMUELE CARUSO CONFESSA: HO AGITO IN PREDA AD UN RAPTUS

di Grazia De Marco

A perdere la vita, ancora una volta una giovane donna. Carmela Petrucci, 17 anni, è morta per difendere la sorella Lucia dal suo ex-fidanzato che la voleva uccidere. L’assassino si chiama Samuele Caruso, che, incapace di accettare la fine della relazione con Lucia, avrebbe perso il controllo.

Il giovane, ha aspettato le due ragazze che stavano tornando da scuola con la nonna, davanti alla loro casa, in via uditore 14.  Tutto si è consumato in pochi istanti: Samuele ha prima ucciso Carmela, colpendola al cuore, e poi ha ferito gravemente la sua ex fidanzata.

La 17 enne è morta immediatamente, mentre Lucia è rimasta vigile e, prima di essere portata in ospedale, ha fatto agli investigatori giunti sul posto il nome dell’assassino. La ragazza, ora è ricoverata nel reparto di chirurgia dell’ospedale “Cervello” di Palermo, ma non sarebbe in pericolo di vita, poiché le coltellate non hanno leso nessun organo vitale.

Gli agenti di Polizia, coordinati da Carmine Mosca, hanno immediatamente rintracciato il 23enne grazie all’esame dei tabulati del suo cellulare, i quali hanno rivelato le celle a cui il telefonino si agganciava durante gli spostamenti. Samuele è stato fermato alla Stazione di Bagheria, mentre stava salendo su un treno per scappare dalla città.

Portato in Questura, dopo tre ore d’interrogatorio, ha confessato il delitto e l’aggressione. Al P.M, Caterina Melagali, ha detto di aver agito in preda ad un raptus e  di aver perso la testa. L’assassino molestava già Lucia da alcuni mesi, con continui SMS, telefonate e messaggi su facebook, nel tentativo di riconquistarla dopo la fine della loro relazione durata un anno.

Carmela frequentava il liceo classico Umberto I, insieme alla sorella, era bravissima a scuola e sognava di diventare  medico. Moltissimi i compagni di classe in lacrime davanti al palazzo dove abitavano le due sorelle. Le ragazze, infatti, oltre ad frequentare la stessa scuola, erano anche compagne di classe, perché Carmela aveva fatto la “primina”. Erano felicissime, perché tornate da pochi giorni da una vacanza studio a Brighton (Inghilterra), per la quale erano partite a fine settembre.

DELITTO DELL’OLGIATA: Confermata la condanna al filippino Winston Reyes

di Grazia De Marco

La Prima Corte d’Assise d’Appello di Roma ha confermato la condanna a 16 anni per il cameriere Winston Manuel Reyes, accusato dell’omicidio della Contessa Alberica Filo Della Torre.  Il filippino, reo confesso, è stato già condannato il 14 Novembre 2011 a 16 anni di reclusione, in primo grado, per omicidio volontario, dal GUP Massimo Di Lauro, che gli ha riconosciuto le attenuanti generiche.  Il Procuratore Generale, Donatella Maria Luisa Greco, nel corso della requisitoria, ha invece chiesto l’ergastolo, sostenendo la “piena volontarietà del delitto”, confermata in particolare da un episodio: Reyes prima di lasciare la camera da letto dove è stato compiuto il delitto, ha chiuso la porta a chiave.

Quest’episodio  confermerebbe la piena volontà di compiere l’omicidio e l’intenzione di ritardare il ritrovamento del corpo e l’arrivo dei soccorsi. Per lo stesso PG, inoltre, la confessione di Reyes risulterebbe “tardiva e utilitaristica”, visto che è stata fatta solo 20 anni dopo e quando ormai tutte le prove portavano a lui.

Il cameriere filippino, era stato arrestato il 29 Marzo del 2011, grazie alle indagini condotte dai Carabinieri del Ris di Roma. Ad incastrarlo, il suo stesso DNA, ritrovato sul lenzuolo che utilizzato per strangolare la Contessa, il 10 Luglio 1991, nella sua abitazione  a Lavilla 28/A, isola 106 dell’Olgiata, dove la vittima viveva con il marito e i suoi due figli. Alberica Filo della Torre è stata colpita, in modo violento,  prima da un corpo contundente (probabilmente uno zoccolo) e, successivamente, uccisa tramite strangolamento. Sarà poi la domestica filippina ,Violeta Alpaga, a ritrovare il corpo senza vita della contessa riverso per terra e con la testa avvolta in un lenzuolo insanguinato

Prelevato dalla scuola su ordinanza del Tribunale dei minori: il capo della Polizia avvia un’indagine

da Ministero dell’Interno

Turbata dalle immagini rilanciate dai media, il ministro Cancellieri attende con serenità il risultato dell’indagine. Il sottosegretario all’Interno De Stefano riferirà in Parlamento

In esecuzione di un’ordinanza della sezione Minori della Corte d’Appello di Venezia, alcuni agenti della Polizia di Stato hanno prelevato un bambino di dieci anni dalla sua scuola di Cittadella, in provincia di Padova. Le immagini raccolte durante l’esecuzione del provvedimento, rilanciate sui media nazionali, hanno impressionato il Paese e lo stesso ministro dell’Interno.

«Ho visto il filmato del ragazzo di Cittadella e, come tutti, sono rimasta turbata da queste immagini». Ha dichiarato il ministro Anna Maria Cancellieri. Il capo della Polizia Antonio Manganelli, che ha espresso il proprio rammarico, ha immediatamente avviato un’indagine sull’accaduto. «Prima di dare giudizi o emettere sentenze – ha aggiunto il ministro Cancellieri – attendo serena di conoscere il risultato dell’indagine».

Poiché il ministro Cancellieri dovrà recarsi a Palermo per un impegno istituzionale, domani in Parlamento sarà il sottosegretario all’Interno Carlo De Stefano a fornire ogni utile informazione sull’accaduto.

CONFERMATA IN CASSAZIONE LA CONDANNA PER IL DIRETTORE ALESSANDRO SALLUSTI.

di Grazia De Marco

Il collegio della Suprema Corte, presieduto da Aldo Grassi, ha condannato in via definitiva a 14 mesi di reclusione senza condizionale il direttore de “il Giornale” Alessandro    Sallusti, respingendo, sia il ricorso presentato dalla difesa, che le attenuanti generiche richieste dal PG          Gioacchino Izzo.

Secondo il Procuratore Generale di Piazza Cavour, infatti, il direttore avrebbe diritto a uno sconto di pena, in mancanza della      valutazione di “intensità del dolo”. L’esecuzione della pena ora spetterà alla Procura della Repubblica che, tuttavia, non può procedere nell’immediata esecutività, visto che non risultano recidive o cumuli di pena a carico dell’imputato.

L’accusa per Sallusti è diffamazione a mezzo stampa (art 13 legge 48) nei confronti del Magistrato Giuseppe Cocilovo, per un articolo apparso il 18 Febbraio del 2007 su “Libero”, quotidiano che, all’epoca,        Sallusti dirigeva.

Nell’articolo incriminato, firmato con lo pseudonimo “Dreyfus” e intitolato “Il giudice ordina l’aborto, la legge più forte della vita”, veniva  commentata la vicenda di una 13enne di Torino sottoposta ad una interruzione di gravidanza.                                                                                                      La ragazza, all’epoca indicata come “Valentina”, era stata adottata all’età di 8 anni, dopo un’infanzia segnata da violenze e  continui spostamenti da un istituto all’altro.

Dopo l’adozione e la successiva separazione dei genitori adottivi, la giovane rimase incinta del suo fidanzato 15enne.  La vicenda non fu mai chiarita a fondo, anche se, probabilmente, “Valentina”, pur volendo tenere il bambino, si convinse a recarsi, accompagnata dalla madre, dal Giudice tutelare, per chiedere il permesso di interrompere la gravidanza.

Il dott. Cocilovo autorizzò, tuttavia, dopo l’intervento, la 13enne subì un fortissimo crollo psicologico che la costrinse ad un ricovero per esaurimento nervoso.                                                                     Il 17 Febbraio tutti i giornali riportarono la notizia, sostenendo che la ragazzina non voleva perdere il bambino, ma fu costretta ad abortire dalla decisione assunta dai genitori, insieme al Giudice.

Il giorno dopo, tutti i quotidiani, escluso “Libero”, fecero chiarezza, specificando che il Giudice tutelare non aveva avuto nessun ruolo decisionale nella vicenda, ma si era semplicemente limitato a prendere atto della decisione di madre e figlia, sostituendo il padre, per quanto concerne l’autorizzazione, come del resto prevede la legge.

Appresa la notizia, Sallusti ha indetto una riunione straordinaria con tutti i capi-redattori, per comunicare le sue dimissioni da direttore de “Il Giornale”, comunque respinte da Paolo Berlusconi. Il direttore ha anche annunciato che non chiederà alcuna misura alternativa, come l’affidamento ai servizi sociali, o la grazia al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

ANCORA UN OMICIDIO A NAPOLI Ucciso il cugino del calciatore del Torino Salvatore Masiello

di Grazia De Marco

Ad uccidere  il ventitreenne Vincenzo Masiello, cugino del calciatore del Torino Salvatore Masiello,  lo scorso 21 settembre a Napoli,  sarebbe stato un  uomo a bordo di uno scooter T-Max , che ha sparato sette colpi di pistola tutti andati a segno, alcuni dei quali in testa. L’omicidio è avvenuto nel cuore dei Quartieri Spagnoli, in Via Lungo Nuovo, poco distante dall’abitazione della vittima, che abitava in via Vico Monte Calvario. A nulla è servita la corsa in ambulanza  verso l’ospedale  “Vecchio Pellegrini”, dove, comunque, i medici hanno cercato con ogni mezzo di salvarlo.

Il ragazzo, noto alle Forze dell’Ordine per alcune rapine, dai primi accertamenti non sembrerebbe in rapporti con i clan della criminalità organizzata napoletana, anche se è stato ucciso come un boss massacrato a sangue freddo mentre camminava lungo vico Tre Regine

Le indagini della Squadra Mobile della Questura di Napoli, sembrerebbero orientate verso un episodio avvenuto pochissimi giorni prima, quando il ragazzo, probabilmente, avrebbe mancato di rispetto ad una donna  che, dopo un acceso diverbio, avrebbe persino schiaffeggiato. Sfortunatamente, però, la misteriosa donna sarebbe la compagna di un noto criminale della zona, che non avrebbe impiegato molto a punire il giovane.

A creare sconcerto, però, è anche quanto accaduto nei minuti successivi all’esecuzione,  durante i  pochi minuti che la Polizia ha impiegato per arrivare sul posto. Alcuni complici hanno occultato le tracce utili per le indagini, disperdendo i bossoli e pulendo parte del sangue presente sul luogo dell’omicidio.

Sale così a 44 il numero degli  omicidi, dall’inizio dell’anno, in una città che sembra non avere pace e, a tal proposito, il Sindaco Luigi De Magistris, pur riconoscendo il grande impegno e l’attenzione mostrata dalle Forze dell’Ordine, dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Napoli, ha auspicato un impiego più massiccio di Forze di Polizia.