I finanzieri hanno chiesto inoltre ai competenti uffici finanziari l’adozione di misure cautelari a garanzia del credito erariale. Gli esiti dell’indagine, spiega la Guardia di Finanza, non comporterà conseguenze nei confronti degli acquirenti delle macchine vendute in nero.
Archivio della categoria: CRONACA
Il nostro mensilepoliziadistato da sempre rivolge la propria attenzione e dedica spazio a tutte le principali operazioni condotte dalle forze dell’ordine sul territorio italiano.
L’attività quotidiana svolta da Polizia, Carabinieri, Guardia Di Finanza, Vigili del Fuoco per la sicurezza dei cittadini è da noi sostenuta ed è al centro delle notizie che proponiamo ai lettori.
Il caso di oggi riguarda il Molise ed in particolare un’operazione condotta dalla Guardia Di Finanza.
da Primonumero
A. A., imprenditore residente nella città adriatica, è stato denunciato dalla Guardia di Finanza a seguito dell’indagine che ha permesso di fare luce su un’ingente evasione fiscale: il 50enne avrebbe venduto negli ultimi tre anni 400 auto in nero, attraverso il passa parola, dribblando gli obblighi tributari. Sono stati individuati ricavi non contabilizzati per oltre un milione di euro, omesse fatturazioni per 500mila euro e un’Iva non versata superiore ai 200mila euro.
Termoli. Non promuoveva le vendite con la pubblicità ufficiale, né tantomeno aveva uno di quei grandi autosaloni con auto luccicanti esposte, per attirare il pubblico.L’imprenditore termolese si avvaleva semplicemente del passa-parola, sistema con cui ha venduto centinaia di auto, dribblando gli obblighi tributari. Stando alla ricostruzione della Guardia di Finanza, l’uomo avrebbe svolto la sua attività in “nero”, vendendo auto a diversi acquirenti dell’area bassomolisana. A. A., 50enne termolese, è stato denunciato dalle fiamme gialle a seguito delle indagini che hanno consentito di smascherare un’ingente evasione fiscale. Quattrocento le macchine commercializzate, dribblando ogni obbligo tributario. Le vetture erano così vendute a prezzi molto vantaggiosi.Il 50enne è risultato evasore totale per ben tre anni. Sono stati individuati ricavi non contabilizzati per oltre un milione di euro, omesse fatturazioni per 500mila euro e un’Iva non versata superiore ai 200mila euro. Il 50enne, al termine degli accertamenti della Compagnia della Guardia di Finanza di Termoli, e coordinati dal comando provinciale, è stato denunciato alla competente autorità giudiziaria di Larino per l’evasione delle imposte e l’omesso versamento della tassa sul valore aggiunto e dell’Ires (imposta sul reddito della società).
Liberati i marinai italiani rapiti in Nigeria Il comandante: dimagriti ma stiamo bene
Liberati i tre marini italiani sequestrati lo scorso 23 dicembre al largo delle coste della Nigeria, mentre ilrimorchiatore Asso21 su cui erano imbarcati si dirigeva a Port Harcourt. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Giulio Terzi. «I nostri tre marinai sono liberi e faranno presto rientro in Italia», ha detto Terzi stamani, precisando poi che arriveranno nel pomeriggio a Roma.
«Stiamo bene e ci hanno trattato bene». Queste le pochissime parole che Emiliano Astarita, il comandante del rimorchiatore sequestrato ha riferito a suo padre Franco. Due le telefonate, dopo la liberazione. «Siamo dimagriti ma è tutto ok», ha aggiunto il comandante. Con Astarita, a bordo dell’unità della società armatrice Augusta Offshore, c’erano Salvatore Mastellone e Giuseppe D’Alessio.
Prima un tratto in battello. Poi a bordo di un’automobile i tre italiani sono stati condotti nella cittadina della Nigeria Port Harcourt. Sarebbero queste, secondo quanto si è appreso, le prime fasi della liberazione dei tre italiani marittimi rapiti. A quanto appreso, tra un paio di giorni potrebbero rientrare.
«È un successo – ha proseguito Terzi – degli uomini e delle donne della Farnesina e di tutti i funzionari delle strutture dello Stato coinvolte, che con la loro tenacia e professionalità hanno reso possibile l’esito positivo di questa difficile vicenda». «Desidero inoltre ringraziare le autorità nigeriane, che in queste settimane ci hanno sempre assicurato la massima collaborazione», ha aggiunto Terzi, rimasto sempre in contatto con il collega nigeriano per la gestione del caso.
La situazione era «veramente preoccupante» ma grazie anche alla tecnica «affinata negli anni», al termine «di una lunga operazione» – stanotte verso l’una – siamo riusciti a «riavere con noi i connazionali» rapiti in Nigeria, ha poi precisato il ministro degli Esteri.
Sono 30 i connazionali sequestrati all’estero che in questi mesi sono stati riportati a casa.
Parolisi condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie
“Siamo sbalorditi dalle motivazioni della sentenza”. Così il difensore di Salvatore Parolisi Walter Biscotti a commento del fascicolo depositato dal giudice Marina Tommolini nel quale si spiega perché l’ex caporalmaggiore ha ucciso la moglie con 35 coltellate il 18 aprile 2011. “Il giudice ha compiuto un teorema privato – ha rincarato la dose l’altro difensore Nicodemo Gentile durante la conferenza stampa – siamo all’interpretazione di atti di fantasia perché nel processo certe cose non sono emerse”.
PAROLISI, GIUDICATO DA PSICOLOGO NON DA GIUDICE – Salvatore Parolisi ha letto con molta attenzione le motivazioni della sentenza che lo ha condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie Melania Rea, avvenuto il 18 aprile 2011, e oggi in carcere ha detto ai suoi legali di “essere molto preoccupato: come faccio a difendermi così?”. “Credevo di essere stato giudicato da un giudice, e invece sono stato giudicato da uno psicologo”, ha riferito ai suoi legali che hanno ribadito come, secondo loro, molte parti della sentenza scritta dal giudice Marina Tommolini nello scorso ottobre sono “sganciate da ogni riscontro reale”.
DIFENSORI PAROLISI, GIUDICE PRECONDIZIONATO – “Mi assumo la piena responsabilità di quello che dico: secondo me il giudice Tommolini aveva una precondizione e ha piegato dati alla sua convinzione personale. Le sue convinzioni sono tutte ipotetiche”. Così Walter Biscotti, difensore di Salvatore Parolisi nel commentare le motivazioni della sentenza che lo ha condannato all’ergastolo come omicida della moglie Melania Rea. Secondo i legali quindi il giudice era convinto della colpevolezza di Parolisi a prescindere dal dibattimento. “Una giustizia così mi fa paura – ha proseguito l’altro difensore Nicodemo Gentile – e capisco come Salvatore sia sconcertato”. “Anzi, è terrorizzato. In questo modo saltano tutte le regole della procedura penale”, ha detto Biscotti.
Aereo Missoni: ricerche anche la notte
Ancora senza esito le ricerche dell’aereo con a bordo Vittorio Missoni, la moglie e due amici. In Venezuela si avanzano dubbi sulla presenza a bordo del Gps e sul fatto che il velivolo aveva carburante per tre ore di volo mentre per arrivare a Caracas sono sufficienti 45 minuti. E Ottavio Missoni jr, figlio di Vittorio, lancia una straziante richiesta d’aiuto su Twitter.
Intanto sono tornati a Brescia Giuseppe Scalvenzi e la moglie Rosa Apostoli, la coppia bresciana che per mero caso non è salita sull’aereo bimotore di cui da venerdì si sono perse le tracce a Los Roques. A bordo, insieme a Vittorio Missoni e alla compagna, sono invece saliti la sorella di Giuseppe Scalvenzi, Elda, e suo marito Guido Foresti. Giuseppe Scalvenzi e Rosa Apostoli sono atterrati ieri all’aeroporto di Malpensa.
E stamattina sono tornati al lavoro i dipendenti dello stabilimento Missoni a Sumirago, il comune del varesotto dove vive la famiglia di stilisti che, in questi giorni, vive nell’angoscia. Negli uffici e nella fabbrica (che sorgono accanto alla villa di famiglia) riaperta oggi dopo la pausa natalizia lavorano circa duecento persone. Stamani i dipendenti sono rientrati al lavoro senza fermarsi con i cronisti che stazionavano a una certa distanza dall’area che è stata transennata già ieri per proteggere la privacy della famiglia.
Criminalità organizzata: arrestato dalla Polizia il boss latitante Antonio Mennetta
La polizia ha arrestato il boss latitante Antonio Mennetta, di 28 anni, ritenuto dagli investigatori il capo dei ‘girati’, il gruppo camorristico protagonista insieme con gli scissionisti della seconda faida di Scampia, si è arreso a Scafati, al confine tra le province di Napoli e Salerno, a circa a una ventina di agenti della Squadra catturandi della Questura di Napoli e del Servizio centrale operativo (Sco).
“Sono Antonio Mennetta”: queste le prime parole pronunciate quando è stato sorpreso dalle forze dell’ordine. Il blitz è scattato alle tre della scorsa notte. La villetta dove si nascondeva il latitante è stato circondata e l’intera area comprendente numerose abitazioni simili è stata interamente circoscritta dalla polizia. Vi erano, infatti, grosse possibilità di fuga e la polizia temeva che Mennetta potesse sfuggire alla cattura. Quando si è reso conto che non vi era più nulla da fare si è arreso e si è fatto ammanettare. Nella villetta di Scafati sono stati sorpresi dalla polizia anche due pregiudicati la cui posizione è all’esame degli investigatori.
Antonio Mennetta era già stato arrestato nello scorso mese di luglio e scarcerato poi dopo due giorni. I carabinieri gli notificarono un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per violazione delle prescrizioni sulla sorveglianza speciale. Fu sorpreso dai militari in una abitazione alla periferia di Napoli dove si era recato per incontrare moglie e figli. Per i pm è considerato un boss emergente del gruppo di Via Vanella Grassi, i cosiddetti ‘girati’ che si oppongono al clan degli scissionisti di Scampia per il controllo delle piazze di spaccio di Secondigliano. Ma nel luglio scorso il gip valutò non sufficienti gli elementi a carico di Mennetta.
Mennetta, considerato personaggio di rilievo della camorra napoletana, era ricercato dallo scorso mese di settembre per associazione a delinquere ed omicidio. Con l’arresto di Mennetta restano due soli latitanti ricercati per la faida di Scampia. La cattura dei cinque personaggi considerati responsabili della faida è uno degli obiettivi del gruppo di lavoro, costituito dopo l’omicidio di Pasquale Romano (il giovane ucciso per sbaglio lo scorso ottobre a Napoli), dagli uomini del servizio centrale operativo della Polizia di Stato (Sco) e da quelli della squadra mobile di Napoli.
All’appello dei cinque wanted mancano Mario Riccio e Marco Di Lauro, figlio di Paolo, capo storico dell’omonimo clan. In manette sono già finiti Mariano Abete, e Rosario Guarino, detto Joe Banana.
Elisa Claps, chiusa parte dell’indagine: rischio processo per 2 donne e medico
La storia senza fine di Elisa Claps, la studentessa di Potenza scomparsa nel 1993 e trovata uccisa 17 anni dopo nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinita’ del capoluogo, propone due nuovi capitoli: il primo riguarda il ritrovamento del cadavere, avvenuto ”ufficialmente” il 17 marzo 2010 ma ”avvistato” gia’ alcune settimane prima; il secondo gli esami genetici eseguiti sugli abiti della vittima.
In primo piano le figure di due donne, Annalisa Lo Vito e sua madre Margherita Santarsiero, che erano addette alle pulizie della chiesa della Santissima Trinita’, indagate per false dichiarazioni al pubblico ministero; e di un noto medico genetista, Vincenzo Pascale, docente all’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore, finito sotto inchiesta per la perizia che escluse la presenza di tracce di Dna del presunto assassino sugli abiti di Elisa. A loro la Procura di Salerno ha fatto notificare avvisi di conclusione delle indagini preliminari, atto che, di solito, prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Fonti investigative, tuttavia, confermano che i tre ‘avvisi’ non chiudono la storia di Elisa Claps e che altre indagini sono in corso sul ritrovamento del cadavere della studentessa e sui ruoli svolti da alcune persone entrate, direttamente o indirettamente, nella vicenda, compresi esponenti della chiesa potentina. Alle due donne addette alle pulizia della Chiesa, i pm contestano di aver mentito, negando di essersi recate nel febbraio 2010 – un mese prima del ritrovamento del cadavere di Elisa Claps – nel sottotetto della chiesa, dove, secondo l’ accusa, avvistarono il corpo di una ragazza e informarono il viceparroco don Oliveria E Silva Wagno. Quest’ultimo e le due donne si recarono insieme nel sottotetto, dove effettivamente il sacerdote constato’ la presenza del cranio e del corpo di una ragazza. La successiva segnalazione al vescovo rimase senza seguito: ”al telefono io capii ‘ucraino’ e non ‘cranio”’, ha sempre detto mons. Agostino Superbo. Il racconto di don Wagno riguardo al primo avvistamento del cadavere e’ stato ritenuto credibile, e ai ripetuti dinieghi delle due donne sul fatto di essersi recate nel sottotetto della Chiesa e’ seguita l’ inchiesta per false dichiarazioni. Il medico Vincenzo Pascali e’ invece indagato per l’esito della perizia genetica affidatagli all’indomani del ritrovamento del cadavere di Elisa Claps. Il genetista escluse la presenza del Dna di Danilo Restivo, allora indagato per il delitto e poi condannato a 30 anni, sul materiale raccolto nel sottotetto della Chiesa – compresi gli abiti della vittima – sottoposto alla sua valutazione. Sulla base delle contestazioni fatte dal consulente del pm, il gip incarico’ due ufficiali del Ris dei carabinieri di svolgere una ”superperizia”, che evidenzio’ la presenza del profilo genetico di Restivo sul maglione indossato dalla vittima. Ne e’ seguito il procedimento a carico di Pascale. Mentre gli inquirenti cercano di mettere a posto tutti i tasselli della vicenda, Danilo Restivo attende il processo di secondo grado, che dovrebbe svolgersi nella prossima primavera. Dopo aver disertato il processo di primo grado, svolto con rito abbreviato, che si e’ concluso con la sua condanna a 30 di reclusione per omicidio volontario aggravato, Restivo, che continua a dirsi innocente, ha cambiato difensore e strategia processuale: dall’Inghilterra – dove e’ detenuto per un altro omicidio compiuto nel Regno Unito – ha fatto sapere di essere pronto a deporre nel nuovo processo per raccontare la sua verita’ sull’incontro che ebbe il 12 settembre 1993 con Elisa Claps e che – secondo il verdetto di primo grado – sfocio’ nell’ omicidio con movente sessuale.
Rapimento Calevo: Destri non risponde, Bandoni e Halilaj collaborano
Pierluigi Destri, 70 anni, arrestato nell’ambito delle indagini sul sequestro di Andrea Calevo, non ha risposto al giudice durante l’interrogatorio di convalida. Destri, che è assistito dall’avvocato Enrico Panetta, si è infatti avvalso della facoltà di non rispondere. Intanto, non è solo Davide Bandoni, nipote di Pierluigi Destri arrestato assieme al nonno, che collabora con gli investigatori.
Anche Simon Halilaj, uno degli albanesi arrestati, sta parlando con gli inquirenti che lavorano per meglio definire il numero dei componenti della banda che ha sequestrato l’imprenditore spezzino.
Da quanto appreso, pare che proprio Davide Bandoni si sia recato nell’azienda di Calevo mentre l’imprenditore era imprigionato nella villetta di Destri in via del Campo, a Sarzana. In quell’occasione, secondo quanto riferito da un dipendente, il ragazzo avrebbe acquistato del materiale.
Botti di capodanno. Tragico bilancio
Due morti in Campania e 361 feriti in tutta Italia, tra cui 53 bambini che hanno meno di 12 anni: questo il tragico bilancio, secondo i dati resi noti dalla polizia, degli incidenti avvenuti durante la notte di San Silvestro causati da botti e fuochi d’artificio.
La nota positiva è legata al fatto che i feriti sono in sensibile calo rispetto all’anno scorso, quando se ne registrarono 561; in sensibile diminuzione anche il numero dei feriti gravi (cioè con oltre 40 giorni di prognosi), che passa dai 35 dello scorso anno ai 29 nel 2013. Inoltre, quest’anno sono state sequestrate 23 tonnellate di “manufatti esplodenti illegali”, contro le 8 dello scorso anno.
Le due vittime sono Pasquale Zacchia, un ristoratore di 51 anni morto a Pontelatone, nel Casertano, mentre stava testando i fuochi per i suoi clienti, e Antonio Serino, un imprenditore edile di 49 anni originario di Montefusco (provincia di Avellino): quest’ultimo era con i familiari in una villa di San Martino Sannita (in provincia di Benevento), quando un razzo partito inavvertitamente lo ha colpito al volto, uccidendolo sul colpo.
A Napoli si registra anche un’altra vittima: un pensionato di 81 anni, Giuseppe Lombardi, è morto per lo scoppio di una bombola di gas, mentre una coppia di anziani è stata trovata morta in una casa di montagna dove era andata per trascorrere il Capodanno, a Dior di Dierico, in Friuli: a causare la morte sarebbero state esalazioni di monossido di carbonio. Inoltre, un grosso incendio si è sviluppato ieri sera in un albergo di Corvara, in Alto Adige, il Piz da lec: la struttura è stata distrutta dal fuoco, compresi una pizzeria e un ristorante nello stesso edificio, con danni molto ingenti. Cento persone sono state evacuate, due i feriti in modo lieve.
Anche se in miglioramento, rispetto al 2012, è lungo l’elenco dei feriti causati dai “botti”, alcuni dei quali hanno perso l’uso della mano o hanno subìto l’amputazione di alcune dita, oppure rischiano un occhio per alcune schegge di petardo. Ancora una volta, la Campania è in testa a questa classifica di sangue, con 107 feriti tra cui molti minorenni (e tra questi un bimbo di 2 anni nel Salernitano). Un ferito grave nelle Marche, 18 in Puglia, 10 in Calabria, di cui uno in gravi condizioni. Due ragazze a Roma sono ricoverate in ospedale, una è in coma etilico, dopo avere partecipato a una festa in discoteca: si sospetta che abbiano assunto anche droghe. Grave anche il bilancio degli incidenti stradali, che è di almeno 12 vittime, tre delle quali decedute in altrettanti sinistri avvenuti nella notte nella sola Sardegna.
Per quanto riguarda la Liguria, a Genova è stata una notte intensa per i vigili del Fuoco, con una cinquantina di interventi: a Molassana, è probabilmente a causa di un petardo che è andata a fuoco una parte di copertura del tetto della Guglielmetti, mentre alcune macchine, scooter e furgoni sono bruciati in via Bartolomeo del Fossato e in via dei Landi. Sempre nella notte, intervento in un appartamento di via Torti, dove sono andate a fuoco alcune tende. In via Vetrano, a Cornigliano, un bambino di 2 anni è rimasto ustionato lievemente da un petardo: è stato medicato all’ospedale Gaslini e dimesso con pochi giorni di prognosi.
A Sarzana, nello Spezzino, subito dopo la mezzanotte, soccorse due persone che hanno riportato ferite da taglio. Altro soccorso all’interno delle gallerie per San Benedetto, dove è avvenuto un incidente stradale tra due automobili, coinvolte tre persone che hanno riportato lievi lesioni.
A Savona, un ventitreenne è ricoverato un prognosi riservata all’ospedale per lo scoppio di un petardo vicino alla faccia che gli ha provocato una grave lesione a un occhio. Il giovane, che abita a Varazze, è stato portato in ospedale da amici: ha anche ustioni alla mano destra e al volto. Al pronto soccorso ha ricevuto le prime cure, e subito dopo ne è stato predisposto il ricovero. Del caso si stanno occupando la questura e i carabinieri.
CAMPOBASSO: Famiglia sterminata in un incidente. Il giovane termolese sotto choc. Ultime notizie
Il giovane meccanico di Termoli la cui auto si è scontrata frontalmente contro la Bmw della famiglia Carrino, ancora ricoverato all’ospedale Cardarelli con un piede rotto e diverse fratture. Soltanto ieri ha scoperto della strage sulla Bifernina. E’ stato lui infatti a estrarre la piccola Anna dell’abitacolo: la bambina era viva quando l’ha presa fra le braccia. Intanto questa mattina a Frosolone l’intero paese ha partecipato ai funerali di Stefano, Annamaria e Anna, 40, 33 e 5 anni. Il paese è in lutto, il dolore enorme.
Stava andando a portare un regalo a una persona speciale. Era partito da Termoli e contava di arrivare a Campobasso, strappare un sorriso al destinatario di quel messaggio di auguri, poi rientrare nella città adriatica in tempo per il cenone della vigilia. Ma il destino ha fatto saltare tutti i piani all’altezza del ristorante “U Mulin” sulla salita che collega la Bifernina al capoluogo di Regione.
E.D.F., trent’anni, al volante della Bmw cabriolet ch ha impattato contro la Bmw della famiglia Carrino, è sotto choc. Sconvolto, incredulo, anche lui distrutto dal dolore in quel letto dell’ospedale Cardarelli dove è finito la vigilia di Natale con un piede rotto e un bel po’ di fratture, e dove fino a ieri ha creduto che la famiglia si fosse salvata. Che si fosse salvata anche quella bimba – Anna, 5 anni – che ricorda di aver afferrato sul sedile posteriore, tirandola fuori mentre la voce flebile del papà la chiamava. E invece no.
Anna è morta, e sono morti anche Stefano e Anna Maria, 40 e 33 anni, belli, giovani, pieni di entusiasmo e di belle speranze, rientrati nel loro Molise per un natale di famiglia, in quel paese – Frosolone – dal quale entrambi erano andati via per il trasferimento di lavoro a Roma ma dove tornavano spesso.
I loro funerali si sono svolti questa mattina – 27 dicembre – alla presenza di tutto il paese, coinvolto da una giornata di lutto cittadino. L’ultimo saluto a Stefano, Anna Maria e Anna – tre bare, una accanto all’altra, due grandi e una più piccola e bianca – è stato straziante. Commentare quel dolore non si può, e dall’altra parte non si può nemmeno immaginare come si senta il giovane meccanico ricoverato al Cardarelli al quale due giorni dopo la tragedia è stato detto, con tutte le precauzioni possibili, che una famiglia intera non esiste più a causa di quello schianto fatale sulla Statale 647.
Lui saliva verso Campobasso, loro scendevano dopo un pomeriggio di acquisti nel capoluogo per andare a prendere lo svincolo che li avrebbe riportati verso Frosolone.
Non si conosce ancora la variabile che ha mandato in tilt la normalità dei rispettivi viaggi, ma di certo non è stato l’alcol, come qualcuno ha ipotizzato. E’ vero, E.D.F. – indagato per omicidio colposo plurimo – aveva un tasso alcolemico leggermente superiore al tetto previsto dalla legge. Ma un’inezia: l’equivalente di un aperitivo leggero, di un bicchiere di prosecco. Tanto che in ospedale, al secondo e ravvicinato alcoltest, è risultato negativo.
Con gli amici più cari che sono andati a trovarlo ha condiviso il ricordo di quell’attimo terribile in cui la sua auto ha sbandato, poi il testa-coda e lo schianto frontale contro la Bmw che scendeva da Campobasso. La portiera non si apriva, è uscito dalla capote dell’auto, ha raggiunto l’altra Bmw ridotta a un mucchietto di lamiere aggrovigliate e ha afferrato Anna fra le braccia. Poi la corsa frenetica delle ambulanze, le sirene che hanno squarciato la notte di Natale, l’oblio. E infine il risveglio in ospedale, e scoprire che altri non si sarebbero svegliati mai più.
Il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso in aspettativa. Si candida
Il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, fa richiesta al Consiglio superiore della magistratura di un’aspettativa per motivi elettorali e si candida con il Pd. Annunciata già per domani la conferenza stampa con il segretario Pier Luigi Bersani. Grasso, già a capo della procura della Repubblica di Palermo, è stato nominato procuratore nazionale antimafia nel 2005.
Si era pensato che il nome di Grasso sarebbe potuto andare ad arricchire la lista arancione Rivolta o Rivoluzione democratica oppure quella guidata da Mario Monti. E invece Grasso sarà al fianco di Bersani nel prossimo appuntamento elettorale. La decisione del procuratore sarà formalizzata a una conferenza stampa alle 11,30 a Roma, nella sede del partito, e per l’occasione interverrà anche Bersani.Il Csm ratificherà la richiest di aspettativa di Grasso subito dopo le festività natalizie, durante il plenum convocato per il 7 gennaio. Le domande non sono soggette a valutazione ma possono soltanto essere accettate da Palazzo dei Marescialli, come è già avvenuto nel caso della richiesta avanzata da Antonio Ingroia.Domanda per andare in pensione
Grasso ha inoltre presentato domanda di pensionamento a partire dal 28 febbraio. Domanda, questa, che è revocabile fino al momento in cui il Consiglio superiore della magistratura non la delibera. A breve si aprirà dunque la corsa alla successione alla guida della Procura nazionale antimafia.
Grasso ha inoltre presentato domanda di pensionamento a partire dal 28 febbraio. Domanda, questa, che è revocabile fino al momento in cui il Consiglio superiore della magistratura non la delibera. A breve si aprirà dunque la corsa alla successione alla guida della Procura nazionale antimafia.
E per rimanere in tema di novità elettorali, si apprende anche che, tra i candidati a cui sta pensando Silvio Berlusconi per il Pdl, dovrebbe esserci pure il generale Mario Mori.














