Delitto di Montecatini, l’ex marito confessa l’omicidio

da Ansa.it

Quattro giorni di ‘pressing’ dei carabinieri, poi lui stesso ha deciso di ‘anticiparli’ andando in caserma e ammettendo le sue responsabilita’. ”Si’ ho ucciso io mia moglie, ma non volevo”: cosi’ Massimo Parlanti, 43 anni di Montecatini Terme, ha cominciato a confessare agli inquirenti l’omicidio della ex moglie Beatrice Ballerini, 42 anni, giovedi’ scorso nel casolare dove avevano vissuto coi loro due figli fino alla separazione.

Parlanti e’ stato condotto in carcere a Pistoia dopo che il pm Claudio Curreli ha disposto, nella notte, un decreto di fermo per omicidio, aggravato dal rapporto di coniugio con la vittima. Il provvedimento e’ stato firmato dal magistrato al termine di un lungo interrogatorio durante il quale Parlanti ha piu’ volte pianto. ”Non riesco piu’ a tenere questo segreto”, avrebbe anche detto ai carabinieri dopo essersi presentato in caserma a Montecatini, ieri sera, con i suoi legali, all’inizio solo per fare delle dichiarazioni spontanee. Ma gli investigatori dell’Arma, quando hanno compreso l’intenzione di Parlanti di voler confessare il delitto, hanno avvisato il sostituto procuratore Curreli alla cui presenza, dopo le 20, e’ iniziato un lungo interrogatorio concluso verso l’1. Parlanti si sarebbe liberato del peso dell’omicidio un po’ per volta, riferendo agli inquirenti anche del rapporto e del matrimonio con la ex moglie, non solo del fatto del delitto. Da quanto emerge delle dichiarazioni di Parlanti, giovedi’ scorso nel pomeriggio tra i due ex, marito e moglie, c’e’ stato un litigio nella casa di Bolognola di Nievole, dove si sono incontrati. Lite durante cui i due avrebbero avuto una colluttazione dopodiche’ Parlanti avrebbe poi colpito e strangolato la donna, che ha cercato di difendersi.

Tracce di pelle erano rimaste sotto le unghie della donna e i risultati del Dna erano attesi a giorni. L’ex marito, sentito a lungo subito dopo la scoperta del cadavere e poi anche successivamente, aveva inizialmente fornito un alibi, legato al fatto che era andato a riprendere i figli a scuola. Aveva anche giustificato le lievi lesioni che aveva al volto con il fatto di essere stato graffiato da uno dei figli. Un alibi che nei due colloqui precedenti avuti coi carabinieri, non aveva pienamente convinto gli investigatori, soprattutto per gli orari. Poi ieri sera e nella notte le prime ammissioni, fino ad una confessione piu’ ampia. Parlanti ha detto di aver colpito mortalmente la moglie e di non essersene reso bene conto subito. Anche la casa messa a soqquadro, piu’ che un depistaggio per giustificare un tentativo di rapina, sarebbe stato frutto della sua disperazione, di un suo stato confusionale dopo aver colpito Beatrice Ballerini con violenza mortale. Quindi la reazione di dover andare a prendere i bambini a scuola e portarli dai nonni, come previsto e come ha fatto, per crearsi un alibi. Massimo Parlanti ha retto i sospetti per quattro giorni. Poi ieri la decisione di recarsi dai carabinieri per rendere spontanee dichiarazioni, fino ad ammettere le sue responsabilita’.

USA: dopo la strage si riaccende il dibattito sulle armi

da Ansa.it

Adam, il killer della scuola di Newtown, aveva tentato di acquistare armi alcuni giorni or sono in Connecticut, lo Stato della strage: ma non gliele hanno vendute. Le armi, le ha rubate alla madre Nancy, uccisa da lui prima della mattanza, che regolarmente portava i figli al poligono. L’atroce eccidio in Connecticut ha riacceso negli Usa ancora una volta il dibattito sul controllo delle armi. Questa volta però ci sono di mezzo 20 bambini, e la cosa potrebbe fare la differenza, affermano alcuni, ma non necessariamente nella direzione di un giro di vite nelle norme che regolano la materia. Anzi, non di rado, proprio in direzione opposta.

“Dobbiamo unirci e decidere misure significative per evitare che tragedie come questa si ripetano, al di là della politica”, ha affermato il presidente Barack Obama, trattenendo a stento le lacrime. Appena poche parole, in una dichiarazione incentrata in massima parte sugli aspetti emotivi della tragedia. Ma si tratta di parole di certo non scelte a caso, afferma il New York Times, ricordando che il presidente già da tempo, pur ribadendo di non voler mettere in discussione il diritto costituzionale di detenere armi, auspica nuove norme basate sul “buon senso”.

marò in India: fiduciosi grazie alle istituzioni italiane

da Ansa.it

Massimiliano Latorre, uno dei due maro’ trattenuti da quasi dieci mesi in India, si dice ”fiducioso del costante e continuo interessamento del governo e delle istituzioni italiani”.

”Dall’inizio di questa vicenda – dice Latorre all’ANSA, parlando accanto al suo compagno Salvatore Girone e al ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, che e’ andato a trovarli – continuano a starci accanto: non solo a noi, ma cosa piu’ importante anche alle nostre famiglie in Italia e questo ci rassicura e ci da ancora piu’ fiducia”. ”Qualche giorno fa le nostre famiglie sono state ricevute al Quirinale e questo ci ha dato ancora piu’ serenita”’, aggiunge.

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, da dieci mesi trattenuti in India per un incidente in mare in cui sono morti due pescatori, ”sono personale militare italiano ancora in missione”. Lo ha dichiarato a Kochi, nello Stato indiano del Kerala, il ministro della Difesa italiano Giampaolo di Paola. Congedandosi dai due, incontrati per due volte ieri sera e stamani, Di Paola si e’ detto ”fiducioso che questa vicenda sara’ risolta” presto.

Il ministro, che ha lasciato oggi l’India per rientrare in Italia in serata, ha aggiunto: ”Sono stato, prima di venire qui, in Afghanistan (ad Herat, ndr), per salutare il nostro contingente militare in missione. Come i nostri maro’, che stanno ancora svolgendo la loro missione qui”. ”Ho grande rispetto per la Corte suprema indiana” che deve pubblicare una sentenza su ricorsi italiani, ha poi detto Di Paola, ”e sono fiducioso che questo caso sara’ risolto in sintonia con le leggi indiane ed il diritto internazionale”. Per quanto riguarda poi la possibilita’ che Latorre e Girone possano trascorrere due settimane in Italia per le vacanze natalizie – al riguardo e’ stata presentata una richiesta formale di licenza all’Alta corte di Kochi -, il ministro ha sostenuto che ”nessuno meglio degli indiani puo’ comprendere l’importanza di certe festivita”’. Per noi, ha concluso, ”il Natale e’ ‘la’ festa. per cui si puo’ capire l’importanza per loro di poterla trascorrere con le famiglie in Italia. Io sono convinto che gli indiani lo capiranno”.

Medico arrestato per violenze su figlia.Raggiunto da polizia si e’ sentito male ed e’ in ospedale

da Ansa.it

Un medico di 50 anni di Lecce e’ stato arrestato perche’ accusato dalla figlia quattordicenne di avere abusato di lei da quando la ragazzina aveva cinque anni.

Il medico e’ stato arrestato in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Lecce. Quando e’ stato raggiunto dagli agenti della squadra mobile per la notifica del provvedimento l’uomo si e’ sentito male ed e’ ora piantonato in ospedale.

Cucchi: medici causarono morte

da Ansa.it

“I medici del reparto di medicina protetta dell’ospedale Pertini, non trattando il paziente in maniera adeguata, ne hanno determinato il decesso”. Lo si legge nella perizi dei tecnici incaricati dalla corte di accertare le cause della morte di Stefano Cucchi.

ROMA – Stefano Cucchi morì per grave carenza di cibo e liquidi. Questa la conclusione dei periti incaricati dalla III Corte d’assise di Roma di accertare le cause della morte del geometra, morto una settimana dopo il suo arresto nel reparto detenuti dell’ospedale Pertini.

PERIZIA, LESIONI PER CADUTA O AGGRESSIONE –  “Il quadro traumatico osservato si accorda sia con un’aggressione, sia con una caduta accidentale, né vi sono elementi che facciano propendere per l’una piuttosto che per l’altra dinamica lesiva”. Lo scrivono i periti nelle conclusioni dei loro accertamenti sulla causa della morte di Stefano Cucchi

Avellino, quattro detenuti evasi dal carcere:LE FOTO SEGNALETICHE

da TGCOM24

Quattro detenuti sono evasi ieri dal carcere di Bellizzi Irpino, nell’Avellinese: uno di loro è stato arrestato dai carabinieri, che hanno intercettato i fuggiaschi a Potenza, mentre gli altri tre sono ricercati. La polizia penitenziaria e i militari dell’Arma stanno effettuando una vasta battuta a caccia degli evasi, cercando di individuarli anche dall’alto utilizzando un elicottero.

Come nei migliori film, gli evasi hanno fatto un buco nel muro del bagno della cella rimuovendo un intero blocco di mattoncini, poi si sono calati con un lenzuolo annodato. Raggiunto il muro di cinta, ha spiegato il segretario generale Uil Penitenziari, Eugenio Sarno, i detenuti hanno posizionato un contenitore dell’immondizia sul quale hanno posato alcune pedane che hanno funto da scala.

La fuga è stata scoperta durante la conta dei detenuti: l’evasione sarebbe avvenuta nella nottata o nelle prime ore della mattinata. I quattro evasi sono stati poi intercettati dai carabinieri nella zona del Potentino a bordo di un’auto rubata. Uno dei quattro è stato arrestato, gli altri tre si sono dati alla fuga. Si tratta di Cristiano Valanzano, Salvatore Castiglione e Fabio Pignataro.

I quattro, detenuti comuni, erano reclusi al secondo piano della sezione ‘Giovani adulti’ tutti con condanne gravi. Tre pregiudicati scappati sono di origini pugliesi e uno è campano, di Castellammare di Stabia. Tre sono in carcere per furti, rapine e uno per omicidio. Per loro la pena da scontare si sarebbe dovuta concludere tra il 2025 e il 2036

Roma, bottiglia molotov di fronte a banca dentro il palazzo della Cassazione

da TGCOM24

Una bottiglia molotov accesa è stata trovata ieri di fronte a una filiale dell’Unicredit all’interno del palazzo della Cassazione, a Roma. L’ordigno, contenente alcol, è stato trovato da un impiegato che ha spento lo stoppino e ha subito dopo avvisato la polizia.

L’episodio è avvenuto intorno alle 9.30. La bottiglia piena di alcol, con una miccia accesa, si trovava di fronte all’ingresso della filiale della Unicredit che si trova all’interno del “Palazzaccio”, come è chiamata a Roma la sede della Corte Suprema, a piano terra. Per accedervi, ha riferito una funzionaria della Cassazione, bisogna aver superato i controlli all’ingresso dell’edificio.”Un dipendente ha visto la bottiglia per terra, ha spento la miccia, ha portato l’ordigno in un bagno e ha chiamato la polizia”, ha detto un funzionario della Questura. Sul posto sono arrivati prima gli artificieri, poi la scientifica per i rilievi. Sull’episodio ora indaga la Digos.

Ordigni rudimentali con firma anarchica di fronte a banca di Genzano
Due taniche metalliche, collegate a congegni elettrici, sono state ritrovate questa mattina a Genzano, ai Castelli romani, nei pressi di una banca. Gli ordigni erano posizionati uno all’interno dei locali e l’altro esternamente, davanti al bancomat. Sono stati ritrovati verso le 8 dai dipendenti. Sui muri esterni della banca, poi, la rivendicazione del gesto scritta con dello spray sui muri: “Anarchia. Fuoco alle banche”. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Genzano, il nucleo operativo di Velletri e il nucleo artificieri da Roma.

No Tav lanciano petardi e pietre contro cantiere. La polizia risponde utilizzando i razzi lacrimogeni

da www.ansa.it

Un gruppo di meno di 200 attivisti del movimento No Tav, raggiunte le recinzioni del cantiere della Torino-Lione a Chiomonte (Torino), ha dato vita a un lancio di pietre e petardi contro le forze dell’ordine che hanno respinto i tentativi d’attacco al cantiere, utilizzando lacrimogeni e idranti. I No Tav, incappucciati e con zaini – sottolinea la Questura – appartengono all’ala più estrema del movimento. Gli altri hanno fatto ritorno a Giaglione lungo il sentiero che avevano percorso all’andata.

Una cinquantina di no Tav ha bloccato l’autostrada Torino-Bardonecchia schierandosi all’imbocco della galleria Serre-La Voute, nel comune di Exilles. Al momento la circolazione è interrotta in entrambi i sensi di marcia. Sul posto la Polizia Stradale. Il secondo gruppo di attivisti ha invaso la carreggiata all’imbocco della galleria Cels. Entrambi i gruppi di manifestanti – informa la Questura di Torino – hanno poi accatastato masserizie sulla sede stradale e vi hanno appiccato il fuoco. Sono tuttora in corso le operazioni di bonifica da parte della polizia per consentire il ripristino della regolare circolazione. Intanto, a Chiomonte, il corteo proveniente da Giaglione ha raggiunto le reti superando gli sbarramenti posti dalle forze dell’ordine e sta dando vita ad una contestazione con cori.

Cronaca: Napoli, 15enne picchiato da branco e pakistani accoltellati

da Ansa.it

NAPOLI – Forse un insulto, forse altro. La polizia sta cercando di far luce su quello che e’ successo ieri sera in via Scarlatti, a Napoli, dove un 15enne e’ stato aggredito da un gruppo di ragazzi. Secondo la versione fornita dal minorenne, stava passeggiando poco dopo le dieci di sera insieme con degli amici quando e’ stato avvicinato da altri ragazzi che ha detto di non conoscere.

Ragazzi che, sempre secondo quanto riferito dal 15enne, senza motivo, avrebbero iniziato a picchiarlo. Soccorso all’ospedale Cardarelli, per il minorenne una prognosi di venti giorni per politrauma ed escoriazioni varie.

REAGISCONO A RAPINA, PAKISTANI ACCOLTELLATI A NAPOLI – Hanno reagito ad una rapina e per questo sono stati feriti. Vittime, la scorsa notte a Napoli, due cittadini pakistani; uno è in prognosi riservata. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, verso la mezzanotte, due persone con il volto coperto sono entrati in un negozio di alimentari in via Cesare Rosaroll. All’interno il titolare e un suo connazionale, rispettivamente di 43 e 37 anni, hanno cercato di reagire alla rapina. I due malviventi prima hanno sparato un colpo di pistola, risultata a salve, e poi li hanno feriti con un coltello. Il 43enne, colpito anche all’addome, è in prognosi riservata; ferita alla coscia sinistra per il 37enne. Portato via l’incasso di 450 euro.

Sarah: zio Michele, l’ho uccisa io con la corda

da Ansa.it

”Ho ucciso io Sarah, questo rimorso non lo posso piu’ portare dentro di me”. Lo ha detto Michele Misseri nel corso della sua deposizione in Corte d’Assise per il processo Scazzi. Subito dopo il suo difensore, Armando Amendolito, ha rimesso il mandato. La Corte d’Assise di Taranto ha nominato l’avv. Luca Latanza difensore d’ufficio. Il legale è stato individuato tramite il call center del sistema informatizzato. L’udienza prosegue perché il nuovo difensore e il suo assistito non hanno chiesto termine per consultare le carte processuali. Prima di Latanza era stato contattato l’avv. Giovanni Rana, che ha comunicato la sua indisponibilità trovandosi fuori città.

“Mi dispiace perché Sabrina si e’ sacrificata per me. Non è stata lei a uccidere Sarah” dice piangendo a Franco Coppi, difensore di sua figlia Sabrina accusata dell’omicidio di Sarah Scazzi. “Quindi a provocare la morte di Sarah è stato lei, lo sta dicendo davanti alla Corte d’Assise”, ha insistito il legale: “Si, sono stato io”, ha risposto il contadino.

“Non ho visto scendere Sarah, era dietro di me. Mi ha detto: ‘zio perche’ stai gridando?’ Le ho detto: vattene. Non ho capito cosa voleva da me, mi stava dando fastidio”. Misseri ha fatto presente che Sarah “insisteva, allora io l’ho spostata, lei mi ha tirato un calcio e io allora ho preso un pezzo di corda e l’ho stretta. Non so nemmeno quanto è durato. Lei si è accasciata ed è caduta su un compressore, che é stato prelevato dagli inquirenti dopo tanti mesi”.

Il contadino ha dichiarato che in occasione del sopralluogo nel garage con gli inquirenti era stato “drogato”, riferendosi a degli psicofarmaci che gli sarebbero stati somministrati mentre era in carcere. L’avvocato Franco Coppi, difensore di Sabrina Misseri, ha fatto presente al testimone che “nel caso, diremo alla Corte d’assise di recarsi sul posto e lei farà vedere come sono andate le cose”. Michele Misseri ha ricostruito quanto avvenuto il 26 agosto del 2010 a partire dalla prima mattinata, quando si recò a un Consorzio per acquistare due lattine di olio e in seguito andò in campagna con il fratello Carmine.

Al ritorno passò dalla banca per depositare un assegno. “Quel particolare l’ho ricordato in un secondo momento. Il bancario – ha sottolineato ‘zio Michele’ – mi disse che ci voleva la firma di mia moglie. Risposi che sarei tornato ma lui mi consentì di firmare al suo posto perché ci conoscevamo da tanto tempo”. Misseri ha poi precisato che quel giorno aveva un forte mal di testa e che al suo ritorno a casa stava facendo un incidente stradale. “L’auto ha sbandato e stavo finendo fuori strada. Non so nemmeno io come sono riuscito a rimettermi in carreggiata. Peccato – ha detto piangendo – perché sarebbe stato meglio, la bambina si sarebbe salvata”. Per continuare la sua deposizione ora Michele Misseri dovrà trovare un difensore d’ufficio dopo la rinuncia al mandato dell’avv. Armando Amendolito.

“La dottoressa Bruzzone mi disse: tu esci subito e tua figlia tra due anni. Per questo ho incolpato Sabrina” ha detto ancora Misseri tornando ad accusare la criminologa, all’epoca consulente di parte, di averlo in qualche modo indotto a cambiare versione e ad addossare le responsabilità dell’omicidio a sua figlia Sabrina. “Non posso andare avanti così – ha aggiunto zio Michele – altrimenti devo pensare al suicidio. Mi dissero: arresteranno tuo fratello e tua moglie. Io lo so che mi inguaieranno perché loro sono creduti e io sono uno stupido contadino. Dissero che mi potevano aiutare”. Piangendo, il contadino ha aggiunto: “Tutti si sono approfittati della mia debolezza. Sanno che mi portano dove vogliono”.

“Di quello che avevo fatto non lo sapeva nessuno, nemmeno Cosima e Sabrina. Loro mi vedevano piangere quando vedevo in tv le immagini di Sarah”. Lo ha sottolineato Michele Misseri nel corso del processo in Corte d’Assise. “Mi stavo suicidando con un potente veleno – ha aggiunto – ma in questo modo però non avrebbero trovato il corpo della ragazza. Quello che dico è: proprio a me doveva succedere?”. Il contadino ha poi parlato nuovamente dell’omicidio ribadendo che Sarah gli aveva tirato un calcio.

“Da li’ – ha precisato – è partito tutto. Per questo mi e’ venuto il calore alla testa”. Rispondendo alle domande dell’avv. Franco Coppi, alla ripresa dell’udienza sospesa per la nomina di un difensore d’ufficio, Misseri ha detto che tutte “le versioni in cui ha accusato Sabrina sono false”. Misseri ha consegnato alla Corte una lettera anonima di minacce nei suoi confronti e ricordato che alcuni giorni prima qualcuno avvelenò i suoi 8 gatti. Inoltre, ha detto che il suo ex difensore Daniele Galoppa gli impedì di raccontare la verità, anche quando, dopo l’incidente probatorio, si era “pentito di aver raccontato cose non vere”.

ZIO MICHELE, CONTESTAZIONI DEL PM – Il pm Mariano Buccoliero ha rivolto diverse contestazioni a Michele Misseri per dichiarazioni che contrastavano con quelle rilasciate agli inquirenti nel corso degli interrogatori. In particolare si è parlato della porta interna della villa di via Deledda che dà accesso al garage in cui sarebbe stata uccisa Sarah Scazzi. In un colloquio in carcere del 7 marzo 2011 con la moglie Cosima, i due coniugi discutevano del fatto che i carabinieri avevano trovato una traccia di sangue per terra. Misseri disse alla moglie: ‘e’ possibile che ti sei tagliata quando sei scesà. Ma, ha fatto notare il pm, il contadino non poteva sapere che Cosima era scesa da quella porta, aperta successivamente dagli inquirenti, ed era andata nel garage. Un’altra contestazione ha riguardato le dichiarazioni di Misseri relative a quanto avvenuto il 26 agosto 2010, dopo che il teste aveva pulito il trattore ed era salito in casa per mangiare. Misseri ha riferito di aver visto Sabrina e Cosima dormire sul letto matrimoniale. Nell’interrogatorio del 6 ottobre 2010, invece, l’agricoltore disse che aveva parlato con Sabrina e che era stata sua figlia a

AVV.AMENDOLITO, AVEVO CONSIGLIATO A MISSERI ASTENERSI – “E’ stata una decisione sofferta. E’ una decisione che deriva non da scelte puramente tecniche. Io avevo consigliato a Misseri di astenersi da posizioni che potevano danneggiarlo ulteriormente. Ne abbiamo parlato fino a un quarto d’ora prima di entrare in aula e non sapevo se la sua scelta sarebbe ricaduta sulla sua posizione di autoaccusarsi, cosa che poi è avvenuta. Io ho precisato a Michele Misseri che nel momento in cui si fosse autoaccusato io avrei lasciato”. Lo ha detto a Tgcom24 l’avv. Armando Amendolito, il legale che oggi in aula ha rimesso la difesa di Michele Misseri in conseguenza delle dichiarazioni che il suo assistito ha fatto alla corte di assise. A chi lo ha accusato di aver abbandonato il proprio assistito, Amendolito risponde: “Non ho mai sottovalutato l’aspetto umano con il mio assistito e mi ha dato fastidio sentire che Misseri è stato abbandonato. Io sotto il profilo tecnico non ero più in grado di offrirgli l’adeguato supporto, tuttavia dal punto di vista umano credo di poter continuare a coltivare un rapporto umano che si è creato in più di un anno di assistenza”.

MISSERI PARLERA’ ANCHE 12 DICEMBRE – Si è concluso dopo oltre sette ore l’interrogatorio di Michele Misseri nel processo per l’omicidio di Sarah Scazzi. Il controesame del contadino di Avetrana da parte del pm Mariano Buccoliero, del procuratore aggiunto Pietro Argentino, dei legali delle parti civili e degli altri imputati, proseguirà nell’udienza del 12 dicembre. Resta fissata l’udienza del 10 dicembre in cui deporranno alcuni testi della difesa, come la psicologa Dora Chiloiro e due consulenti di parte. Nell’ultima parte dell’udienza odierna, Michele Misseri ha parlato dei momenti successivi all’occultamento del cadavere della 15enne nel pozzo in località ‘Mosca’.