Firmato accordo tra Polizia e Sofidel sulla Sicurezza stradale

fonte Polizia di Stato

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Questa mattina il capo della Polizia Alessandro Pansa ha firmato il protocollo d’intesa per la promozione della cultura della salute e della sicurezza stradale con la Sofidel, secondo gruppo industriale europeo nel settore della carta per uso igienico e domestico, noto in particolare per il marchio “Regina”.

Nell’accordo sono previste campagne informative sulla sicurezza e la prevenzione degli incidenti stradali, appuntamenti di formazione e informazione per i dipendenti ed il personale delle ditte appaltatrici e campagne informative sui canali di distribuzione dei prodotti aziendali. Infine all’interno degli stabilimenti Sofidel verranno predisposti spazi in cui i conducenti dei mezzi in arrivo e in partenza potranno verificare, su base volontaria, il loro tasso alcolimetrico.

Durante il suo intervento, il capo della Polizia Alessandro Pansa, ha dichiarato “La sicurezza stradale deve essere una priorità. Ritengo particolarmente significativo che una grande realtà industriale come Sofidel voglia ampliare le sue attività di responsabilità sociale d’impresa anche ad un tema di grande impatto sulla collettività come la sicurezza stradale. La battaglia per la sicurezza stradale può essere meglio combattuta unendo le forze di numerosi attori sociali, in una logica di partenariato”.

di Umberto Buzzoni

La Risposta Italiana al Terrorismo Internazionale

fonte Ansa

fonte Ansa

Dopo gli attacchi di Parigi dello scorso venerdì 13, definiti dal ministro degli Esteri, Gentiloni, senza precedenti per ferocia e coordinamento, immediata è stata la risposta in termini di sicurezza da parte dell’Italia, anche se, come ha sottolineato il ministro dell’Interno, Alfano, non esistono segnali indicativi di specifiche iniziative terroristiche contro il nostro Paese. Le Forze sono state dispiegate al loro massimo grado, soprattutto verso tutti gli snodi sensibili come luoghi di transito, stazioni, treni da e verso la Francia, con un incremento delle risorse, “senza che questo significhi una militarizzazione dello Stato, né una limitazione delle libertà”, per usare di nuovo le parole di Angelino Alfano.

Per entrare nel dettaglio delle iniziative intraprese, sono state dislocate su tutto il territorio nazionale 15 unità di forze speciali (ognuna situata in una delle principali città della penisola), ed attenzione particolare è stata rivolta a Roma, ove, oltre al rafforzamento del personale appartenente alle Forze di Polizia, il governo ha inviato 700 militari. La capitale, infatti, è considerata obiettivo primario da tutelare, sia per il Giubileo che per le minacce esplicite di attentati da parte dell’ISIS.

Venerdì 20 è stato presentato il piano per la sicurezza del Giubileo. In una conferenza stampa tenutasi all’interno della Scuola Superiore di Polizia con il Prefetto ed il Questore di Roma, Franco Gabrielli e Nicolò D’Angelo, sono state illustrate ai giornalisti le linee guida dell’ordinanza predisposta dagli esperti della sicurezza. La nostra ordinanza, ha spiegato il Questore, si basa su attività preventiva ed informativa, ed oltre al controllo di tutti i siti che riteniamo importanti, abbiamo ritenuto di rinforzare la vigilanza alle ambasciate, istituzioni ed alcune sedi di quotidiani; dopo la Basilica di San Pietro, anche la Sinagoga ed il ghetto ebraico sono “sorvegliati speciali”. La Sinagoga è presidiata da Polizia e Carabinieri. Aumentano quindi i controlli dopo l’allarme lanciato dall’FBI, che inserisce la Sinagoga tra i possibili bersagli dei terroristi. Infine, per l’intera durata del Giubileo, non sarà possibile sorvolare la capitale. A tal proposito, è stato predisposto un sistema di intercettamento radar a terra ed un dispositivo aereo sarà sempre in volo per intercettare droni o ultraleggeri, con possibilità di abbattimento se necessario.

Come si diceva, sono stati rafforzati i controlli alle frontiere – soprattutto in quelle al confine con la Francia – ed accelerate le procedure di espulsione di extracomunitari non in regola con le norme di soggiorno. Al riguardo, i servizi segreti sono stati sollecitati affinchè segnalino prontamente al Viminale anche i minimi sospettati da espellere.

Di notevole rilevanza, inoltre, l’annuncio dato nelle ultime ore dal Premier Renzi di un emendamento alla legge di stabilità, con cui stanziare un miliardo di euro da investire sulla sicurezza ed un altro miliardo sulla cultura ed educazione. La proposta del Governo al Parlamento per la sicurezza sarà impiegare il miliardo di euro su quattro linee guida: 150 milioni per la cyber security, nel rispetto della privacy; il bonus di 80 euro esteso al personale delle forze dell’ordine, a partire da chi sta sulla strada; 500 milioni per le esigenze strategiche, non quelle organizzative, della difesa italiana; e poi, ancora, 50 milioni per rinnovare la strumentazione delle forze di polizia, a patto, però, che vengano riorganizzate: “Entro l’anno, dovranno essere ridotte da cinque – troppe – a quattro” ha affermato Renzi, preannunciando per l’ennesima volta che il Corpo Forestale dello Stato sarà assorbito dall’Arma dei Carabinieri. “Abbiamo troppi impiegati negli uffici che invece devono tornare a svolgere servizio in strada…troppe caserme inutilizzate devono essere restituite immediatamente ai cittadini” ha aggiunto il Premier.

Quattro sono le linee guida anche per decidere come investire il miliardo destinato a “cultura ed identità”: 500 milioni per le città metropolitane e per un intervento sulle periferie, con progetti da presentare entro il 2015 e fondi che devono essere spesi entro il 2016; 50 milioni per le borse di studio, estese però a tutti i “meritevoli”, senza “questioni di reddito”; 150 milioni per offrire a tutti i cittadini che lo vorranno la possibilità di dedicare il 2 per mille ad un’associazione culturale specifica: il singolo teatro o la scuola di musica di periferia, in modo che ciò che è possibile per i partiti politici sarà possibile anche per i centri di cultura. Ed infine, verrà estesa a coloro che, compiendo 18 anni entrano nella “comunità dei maggiorenni”, una misura già prevista per i professori: una carta da 500 euro annui da spendere in “consumi culturali”. Tutto questo, ha affermato Renzi, “Per combattere chi sta cercando di equiparare gli immigrati ai terroristi, chi vuole farci credere che il nemico venga solo da fuori, nascondendo che è cresciuto nelle nostre periferie e che non basta chiudere le frontiere”. “A costo di perdere voti voglio dirlo”, ha concluso Renzi, “La stragrande maggioranza dei profughi e degli immigrati fugge dalla guerra, dai tagliatori di teste, dalla violenza e dalla fame, da quelli che sono gli stessi nostri nemici. Mentre io voglio che mia figlia possa crescere come una donna libera e senza paura. Per me l’Europa è questo”.

In buona sostanza, una risposta italiana al fondamentalismo islamico, di cui si nutre il terrorismo Daesh, non solamente in termini di sicurezza, ma anche in termini di cultura, tornando ai principi fondanti dell’Unione Europea: “democrazia e cultura”. Concludendo con le parole dello stesso Premier Renzi: “Né reazione, né solo securitarismo, abbiamo il dovere di restare umani”.

Umberto Buzzoni

Interpol: guerra alle mafie, la lezione dell’Italia

In occasione della 84^ Sessione dell’Assemblea Generale dell’Interpol, Filippo Dispenza, membro per l’Europa del Comitato esecutivo dell’OIPC-Interpol di Lione, ha presentato il progetto, tutto italiano, di aggressione, sequestro e confisca dei patrimoni illeciti frutto delle attività delle organizzazioni criminali transnazionali e dei fenomeni di corruzione.

Nell’intervista fatta per il sito della Polizia di Stato, Dispenza ha spiegato di come è nato il progetto partendo dalla normativa italiana di aggressione ai patrimoni illeciti riconducibili al crimine organizzato.

Il programma, che mira altresì a combattere tutti i fenomeni di corruzione e prevenire il finanziamento del terrorismo, scaturisce dall’osservazione della realtà criminale e dall’esigenza di preservare l’economia dei Paesi membri. Vuole combattere tutti i fenomeni di corruzione considerati un vero e proprio cancro che toglie il futuro alle nuove generazioni.

fonte Polizia di Stato

Siglato dal capo della Polizia un accordo con l’Inail

Siglato dal capo della Polizia Alessandro Pansa e dal presidente dell’Inail, Massimo De Felice il protocollo d’intesa per la tutela e la prevenzione degli incidenti stradali sul lavoro, con riguardo agli incidenti “in itinere“, cioè quelli che coinvolgono i conducenti professionali. Nello specifico, l’accordo impegna il Servizio polizia stradale con l’Inail ed è finalizzato alla conoscenza del fenomeno infortunistico nonché alla necessità di trovare obiettivi comuni al contenimento dei costi per la collettività.

fonte Polizia di Stato

La storia di Giuseppe Dosi, il poliziotto artista che inventò l’Interpol italiana

”Giuseppe Dosi, il poliziotto artista che inventò l’Interpol italiana” è il titolo del libro presentato questa mattina a Roma, presso la Scuola Superiore di Polizia.

Uomo di cultura, integerrimo e di talento che ha lasciato il segno come pubblico funzionario nelle vicende della società dei suoi tempi.

Il testo racconta la storia di un poliziotto speciale che durante il suo servizio (dal 1912 al 1956) ha ricoperto, fin da subito, importanti incarichi anche in ambito internazionale.

Inoltre, per la sua capacità di investigare utilizzando travestimenti e false identità, tecnica da lui ideata e chiamata “fregolismo detectivistico”, fu incaricato di seguire molte indagini tra cui quelle riguardanti gli efferati delitti di alcune bambine, avvenuti a Roma tra il 1924 ed il 1927.

Questa indagine però segnerà la sua vita: di quei gravi delitti è accusato ingiustamente Gino Girolimoni, ma le indagini di Dosi vanno verso un anziano pastore anglicano, che, per ragioni di convenienza politica, riuscì ad evitare il processo e a rifugiarsi in Sudafrica. La determinazione di Dosi sul caso lo porta ad inimicarsi i suoi superiori e, provocando l’ostilità dei vertici del regime, fu trasferito in altre città italiane.

Considerato inoltre un soggetto pericoloso, fu dispensato dal servizio, arrestato e rinchiuso nel Carcere di Regina Coeli per poi essere recluso, fino al 1941, nel Manicomio Criminale di S. Maria della Pietà di Roma.

Dopo la liberazione di Roma del 4 giugno del 1944, su sua iniziativa, recuperò dalle fiamme ciò che restava dell’archivio della prigione delle SS di via Tasso, mettendolo a disposizione del Comando Alleato.

Assunto come Special investigator nel Counter Intelligence Corp (Cic), l’agenzia segreta dell’esercito degli Stati Uniti, sarà il testimone d’accusa in molti dei processi per crimini di guerra commessi dai nazifascisti durante l’occupazione della Capitale. Nel 1946 fu decorato della Medal of Freedom.

Reintegrato nell’Amministrazione della PS, fu nominato direttore dell’Ufficio Centrale di Polizia Criminale. A Dosi si deve l’ideazione della sigla Interpol. Come direttore della Interpol italiana si occupò di numerose problematiche di polizia internazionale. Di alcune di esse si fece portavoce anche come rappresentante dell’Italia all’ONU.

Nell’ottobre 1954 gli fu affidata l’organizzazione a Roma della XXIII Assemblea Generale dell’Interpol cui parteciparono 55 delegazioni di Polizia estere.

Pochi come lui, nel delicato periodo del secondo dopoguerra, seppero adoperarsi in ambito internazionale, con determinazione e impegno, per accrescere il prestigio e la considerazione verso la Pubblica Sicurezza, puntando con convinzione sul rafforzamento della cooperazione di tutte le Polizie, quale migliore ed efficace antidoto nella lotta contro ogni forma di criminalità transnazionale.

Nel febbraio del 1956 fu posto in congedo da questore per raggiunti limiti di età e morì nel 1981, all’età di 90 anni.

Il libro, a cura del primo dirigente della Polizia di Stato Raffaele Camposano, sarà scaricabile nelle prossime settimane sul nostro sito.

fonte Polizia di Stato

Calendario Date Novembre: Donazione di Sangue

fonte Polizia di Stato

L’Associazione donatori e volontari personale della Polizia di Stato prosegue con l’attività di raccolta sangue anche per il mese di novembre.

L’invito a donare è rivolto a tutti i cittadini in buona salute e di età compresa tra i 18 e i 65 anni. È essenziale recarsi al prelievo a digiuno.  È possibile bere un caffè, un tè o un succo di frutta. Non è consentito ingerire latte e derivati.

 

 

 

Calendario degli appuntamenti di Novembre:

Roma

    • Venerdì 13 novembre 2015 – 1°reparto volo della Polizia di Stato
      via del Mare,45 – Pratica di Mare Pomezia
    • Venerdì 20 novembre 2015 – Scuola di formazione e aggiornamento
      Corpo polizia Penitenziaria
      via di Brava, 99 – Roma
    • Giovedì 26 novembre 2015 – Polo investigativo
      via Torre di Mezzavia, 9 Roma
    • Venerdì 27 novembre 2015 – Polizia di frontiera Aerea
      via fratelli Wright, 40 Fiumicino
    • Lunedì 30 novembre 2015 – Scuola superiore di Polizia
      via Pier della Francesca, 3 Roma

Milano

  • dal lunedì al sabato – Irccs ospedale San Raffaele
    servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale
    via Olgettina, 60 – Milano
    lunedì: 8.00-12.00 e 13.30-15.15 – dal martedì al giovedì: 8.00-13.00
    venerdì: 8.00-13.00 – sabato: 8.00-11.00
  • dal lunedì al sabato – Ospedale San Paolo
    via di Rudinì, 8 – Milano
    dalle ore 8:00 alle ore 11:00 sabato 8.00/12.00
  • dal lunedì al venerdì – Ospedale San Carlo
    via Pio II 3 – Milano
    dalle ore 8:00 alle ore 11:30

Imperia

  • tutti i giorni di novembre 2015 – ospedale di Imperia azienda usl
    centro trasfusionale
    via Sant’Agata, 31 – Imperia
    dalle ore 8:00 alle ore 12:00

Agrigento

  • venerdi’ 6 -13-20-27 novembre 2015 – ospedale San Giovanni di Dio
    centro trasfusionale
    contrada Consolida – Agrigento

Napoli

  • venerdì 27 novembre 2015 – ospedale “Fondazione G.Pascale” centro trasfusionale
    via C. dei Cangiani, 1 – Napoli
    e tutti i lun merc e ven dalle 8.00 alle 11.00

Genova

  • mercoledì 25 novembre 2015 – Reparto mobile di Genova Bolzaneto
    via Sardorella 57 – Genova

di Umberto Buzzoni

Mafia capitale, via al processo: dai Nar alle coop rosse, in aula la piovra di Roma

C’è voluta una citazione di Tolkien per trovare la metafora giusta, quel “mondo di mezzo” che un tipo decisamente navigato come Massimo Carminati ha usato per autodefinire quel mileu tipicamente romano divenuto, anche per la Cassazione, Mafia Capitale. Un sistema dove per intimidire bastava il nome, quel “Cecato” che Roma conosce e teme da decenni, un personaggio che riporta le lancette indietro agli anni ’70, ai tempi delle batterie di rapinatori che si unirono sotto il nome della Banda della Magliana. Se alla parola “capitale” si è associata l’espressione “mafia” – con tutto il peso giuridico che ne deriva – questo lo si deve soprattutto alla sua ingombrante presenza.

Il maxi processo che inizia oggi nell’aula Occorsio della cittadella giudiziaria di Piazzale Clodio sarà una sorta di grande autodafé, un luogo simbolico dove s’incroceranno le tante città invisibili che attraversano la capitale. Dalle trame nere che avvolgono la storia di Carminati, fino al sistema corruttivo gestito dal “rosso” Buzzi, attraverso la cooperativa 29 giugno. Quarantasei imputati, 18 con l’accusa di associazione mafiosa, più di 200 testimoni, 4 udienze a settimana, con gli avvocati sul piede di guerra, pronti a dichiarare sciopero contro il calendario ritenuto troppo fitto.

Gli uomini di Mafia Capitale
Il primo e più pesante capo d’imputazione che aprirà il processo storico è l’associazione mafiosa. Diciotto gli imputati del primo troncone – il principale – che prese il via con gli arresti del 2 dicembre 2014. Il dominus per la Procura di Roma è senza dubbio Massimo Carminati. Il decreto che dispone il giudizio parte dalla sua figura per descrivere l’organizzazione che ha ruoli e protagonisti ben definiti: “Coordina tutte le attività dell’associazione, fornisce le schede telefoniche dedicate per le comunicazioni riservate, individua e recluta gli imprenditori, mantiene i rapporti con gli esponenti delle organizzazioni criminali presenti a Roma, con istituzioni, forze dell’ordine e servizi segreti”. Il suo braccio destro è un altro nome ben noto nella Roma criminale, Riccardo Brugia, in passato gravitante nel mondo dei Nar. Per la procura è lui il custode delle armi, e dovrà difendersi dall’accusa di aver coordinato le attività estorsive. Vicinissimo a Carminati era Roberto Lacopo, il benzinaio di Corso Francia, uno dei luoghi preferiti dal “Cecato” per incontri e riunioni. Insieme a Matteo Calvio per l’accusa si sarebbe occupato delle estorsioni, in stretto coordinamento con Brugia.

L’ex consigliere del municipio di Ostia – sciolto per mafia – Fabrizio Fabio Testa si presenta a giudizio con l’ipotesi di essere stato la testa di ponte dell’organizzazione con il settore politico. Era lui – per i magistrati – il principale incaricato dell’attività corruttiva occupandosi delle nomine “di persone gradite all’organizzazione in posti chiave della pubblica amministrazione”. Assieme a lui risponde di associazione mafiosa anche Luca Gramazio, prima consigliere al comune di Roma e poi consigliere regionale del Lazio. Per i magistrati avrebbe posto “al servizio dell’organizzazione le sue qualità istituzionali” con una funzione di collegamento” tra il gruppo di Carminati e Buzzi con la politica.

Salvatore Buzzi – l’altro volto noto di Mafia Capitale, l’uomo ai vertici delle coop romane – potrebbe essere definito il vero referente finanziario, il lato imprenditoriale, con il compito di gestire “le attività economiche dell’associazione nei settori dei rifiuti, accoglienza migranti e profughi, del verde pubblico”. Accanto a Buzzi risponderanno di associazione mafiosa anche la sua segretaria Nadia Cerrito, tenutaria della contabilità, la compagna Alessandra Garrone (“condivide le strategie operative, contribuisce all’attività corruttiva”, secondo i magistrati) e Paolo Di Ninno, il suo commercialista di fiducia, l’uomo che per la procura gestiva i conti dedicati all’attività corruttiva. C’è poi Carlo Maria Guarany, stretto collaboratore di Buzzi nella cooperativa 29 giugno. Legato a Buzzi era Claudio Caldarelli, politico cresciuto a Cerveteri, che si occupava di “presentare presso i competenti uffici comunali – spiega un’informativa del Ros – la documentazione contabile per ottenere il pagamento dei canoni di locazione dei campi nomadi di proprietà o gestiti dal gruppo”.

Imprenditori accusati di associazione mafiosa sono anche Cristiano Guarnera, Agostino Gaglianone e Giuseppe Ietto, definiti dal Gip Costantini – che ha firmato il decreto di giudizio immediato chiesto dal procuratore Pignatone, dall’aggiunto Prestipino e dai pm Ielo, Cascini e Tescaroli – “collusi”, pronti a mettere a disposizione dell’organizzazione le proprie imprese nel settore dell’edilizia, della gestione degli appalti, del movimento terra e della ristorazione.

Attorno a Carminati agivano poi pezzi della Roma nera, quel “mondo di mezzo” nato e cresciuto all’interno del neofascismo della capitale, tra il fungo dell’Eur e Roma nord. Il più noto è Franco Panzironi, accusato di essere un “pubblico ufficiale a libro paga dell’associazione”. Era l’uomo che agiva all’interno della municipalizzata Ama, prima come Ad e poi come funzionario di rilievo, fornendo – secondo l’accusa – “uno stabile contributo per l’aggiudicazione degli appalti pubblici”. Dal gruppo dell’Eur veniva Carlo Pucci, legatissimo all’ex Ad dell’ente Eur spa Riccardo Mancini, che all’interno della società pubblica aveva un ruolo di rilievo. Secondo la Procura era anche lui un anello importante utilizzato dall’associazione per aggiudicarsi gli appalti. A chiudere il cerchio due nomi direttamente legati – per la procura di Roma – alla cosca dei Mancuso di Limbadi, Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, emersi nel corso delle indagini su alcune cooperative di pulizia.

Gli affari
Accanto alle estorsioni – almeno 5 gli episodi contestati – il gruppo Carminati-Buzzi puntava in alto, agli affari che contano veramente nella capitale. Prima di tutto i rifiuti, attraverso l’opera di condizionamento della municipalizzata Ama, stazione appaltante che spesso vedeva la cooperativa 29 giugno affidataria di diversi lavori. L’uomo chiave in questo caso era Franco Panzironi, che insieme a Giovanni Fiscon e ad “altri funzionari non identificati” avrebbe agito all’interno della società romana per favorire le coop riconducibili a Salvatore Buzzi. In cambio – sostiene l’accusa – Panzironi avrebbe intascato una “costante retribuzione di ammontare non determinato dal 2008 al 2013 e a partire da tale data pari a 15 mila euro mensili”. Non solo. Altri 120 mila euro sarebbero stati poi pagati come tangente (pari al 2,5% del valore dell’appalto) per un servizio “non ancora identificato”. Soldi che per i magistrati sarebbe stati destinati anche alla fondazione “Nuova Italia” di Gianni Alemanno. Su questo filone ci sono ancora molti punti non chiariti: per la gara destinata all’emergenza rifiuti di Roma, ad esempio, il Gip fa riferimento ad altri protagonisti “non identificati”, indicati come “rappresentanti di Federambiente”, ovvero la principale organizzazione imprenditoriale del settore.

Il gruppo delle coop di Buzzi avrebbe poi usufruito di un trattamento di favore anche da Carlo Pucci nell’affidamento di lavori da parte di Eur spa, in cambio della somma “ di 5000 euro mensili oltre alla somma di 15 mila euro una tantum”. Il tutto “previo concerto con Carminati”. Tra i capi d’imputazione vi sono poi appalti del comune di Sant’Oreste, in provincia di Roma, per il servizio di igiene urbana. Secondo l’accusa in questo caso sarebbero state pagate mazzette per 40 mila euro.

Il Comune di Roma era un “mucca da mungere” soprattutto per i lavori di manutenzione del verde pubblico, affidati, anche in questo caso, alle coop di Buzzi. Affari che vedevano, secondo i magistrati, il diretto interessamento di Massimo Carminati. Per ottenere i lavori il gruppo Buzzi avrebbe chiesto “ai competenti organi della giunta comunale di orientare la destinazione delle risorse economiche in bilancio” a favore delle cooperative controllate da Salvatore Buzzi. Una pressione continua e asfissiante, poi analizzata nel dettaglio dalla commissione di accesso inviata dal prefetto Franco Gabrielli.

Infine il lungo elenco dei capi d’imputazione del processo Mafia Capitale vede il business dei profughi. L’uomo chiave in questo caso è Luca Odevaine, sulla scena politica romana da almeno due decenni, strettamente legato al Pd. Secondo l’accusa avrebbe orientato a favore del gruppo Buzzi le scelte del Tavolo di Coordinamento nazionale sull’Accoglienza dei profughi, trasformando l’emergenza umanitaria in un enorme affare. Il tutto in cambio di mazzette con diversi zeri.

fonte Il Fatto Quotidiano

Terni: preso nella città umbra latitante di camorra

Il boss della camorra di Forcella Pasquale Sibillo, è stato bloccato mentre era in auto insieme a un familiare non lontano dal centro di Terni dagli agenti della Squadra mobile di Napoli e della città umbra; era latitante dal giugno scorso per omicidio, tentato omicidio, associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. Il criminale che era ospitato in un appartamento del centro ternano, è apparso molto sorpreso alla vista dei poliziotti ai quali non ha comunque opposto resistenza.

Tra i primi di luglio e la fine dello stesso mese si sono verificati a Napoli una serie di fatti di sangue, tra cui 3 omicidi, che, sono riconducibili da un lato al clan Sibillo e ai suoi alleati e, dall’altro, alle famiglie Del prete e Baldassarre tradizionalmente legate al clan Mazzarella.

Il 2 luglio, venne ucciso il fratello del boss, Emanuele, proprio per dare un segnale a Pasquale. E fu lo stesso capo del clan a portare il fratello morente in ospedale, lasciandolo fuori il pronto soccorso.

La risposta dei Sibillo, non tardò ad arrivare e il 31 luglio vennero uccisi Salvatore D’Alpino e Luigi Galletta e ferito Sabatino Cardarelli.

fonte Polizia di Stato

Cerimonia al Sacrario dei Caduti della Polizia in ricordo dei Defunti

fonte Polizia di Stato

fonte Polizia di Stato

Il capo della Polizia Alessandro Pansa, oggi ha partecipato alla cerimonia in ricordo dei caduti che si è tenuta presso la Scuola superiore di Polizia.

Durante la cerimonia è stata posta una corona d’alloro nel Sacrario dei caduti della Polizia in un momento di raccoglimento con l’esecuzione del silenzio d’ordinanza e la recita di preghiere da parte del cappellano don Ruggero Ramella.

Il prefetto Pansa prima di lasciare il “luogo della memoria” ha apposto un’annotazione nel libro d’onore.

di Umberto Buzzoni

La Banda Musicale della Polizia per la cerimonia di chiusura di Expo 2015

fonte Polizia di Stato

fonte Polizia di Stato

La banda Musicale della Polizia di Stato domani parteciperà alla cerimonia di chiusura di Expo 2015 all’Open Air Theatre. La formazione concertistica si sposterà poi al padiglione Italia per un intrattenimento musicale ed il giorno dopo, alle ore 12:00 si esibirà in Piazzetta ex Reale a Milano.

Durante l’Esposizione Universale la Polizia di Stato ha contribuito ai servizi di sicurezza e partecipato con conferenze e dimostrazioni:

  • maggio: “Una vita da social” per la sicurezza in Rete e l’uso consapevole dei Social Network
  • giugno: un appuntamento sul doping e la corretta alimentazione per gli sportivi con i campioni delle Fiamme Oro e i medici della Polizia
  • luglio: gli specialisti della Polizia hanno mostrato le nuove tecnologie impiegate per la sicurezza
  • agosto: le dimostrazioni di arti marziali e un convegno sulla sicurezza e sostenibilità dello sport
  • settembre: l’incontro con la Polizia ferroviaria per conoscere le sue competenze e la dimostrazione dei cinofili
  • ottobre: il convegno “Trasparenza e competenze. Un investimento per la legalità e lo sviluppo” e il meeting sulla sicurezza e contraffazione alimentare

di Umberto Buzzoni