Vibo Valentia, blitz della polizia di stato: sequestri di droga, armi e arresti per estorsione

Un’importante operazione di polizia ha smantellato in Calabria un’organizzazione criminale dedita a traffico di droga, detenzione di armi e attività estorsive. L’azione, coordinata dal Servizio centrale operativo insieme alla Squadra mobile di Vibo Valentia e alla Sezione investigativa dello Sco di Catanzaro, ha visto impegnati circa 350 agenti. Le forze dell’ordine hanno eseguito misure cautelari nei confronti di 54 persone: 46 sono state trasferite in carcere, mentre otto hanno ricevuto l’obbligo di dimora con la prescrizione di presentarsi regolarmente alla polizia giudiziaria. Gli arrestati sono accusati di una lunga serie di reati, tra cui associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, tentato omicidio, lesioni aggravate, detenzione di armi e materiale esplosivo, estorsione e violenza a pubblico ufficiale. Tutte le accuse sono aggravate dal legame con la criminalità organizzata. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, ha rivelato l’operato della cosca di ‘Ndrangheta nota come “Locale dell’Ariola”, guidata dalle famiglie Emanuele e Idà di Gerocarne. La loro influenza si estendeva nei comuni delle Serre vibonesi, tra cui Gerocarne, Soriano Calabro, Sorianello e Vazzano, dove le attività illecite controllavano il territorio con violenza e intimidazione.

Gli investigatori hanno smantellato un’organizzazione criminale radicata nel territorio della provincia di Vibo Valentia, nota per la sua violenza e il controllo capillare del territorio. I membri del gruppo imponevano il loro potere con pestaggi, minacce e spedizioni punitive, generando paura e assoggettamento tra le vittime, molte delle quali bersaglio di estorsioni. La forza della consorteria era evidente non solo nella brutalità dei suoi metodi, ma anche nella disponibilità di armi, comprese quelle da guerra, utilizzate persino per addestrare i membri del gruppo. La rete criminale gestiva un traffico di stupefacenti che, oltre a saturare il mercato locale, si estendeva con contatti fino a Piemonte, Emilia-Romagna e Lombardia. Per coordinare le attività illecite in totale sicurezza, gli affiliati si affidavano a smartphone di ultima generazione con avanzati sistemi di cifratura, comunicando attraverso piattaforme di messaggistica istantanea. L’indagine ha portato al sequestro di ingenti quantità di droga: 410 chili di marijuana, un chilo e mezzo di cocaina, circa 350 grammi di hashish e 29 grammi di eroina. La polizia ha inoltre recuperato un arsenale composto da pistole semiautomatiche, revolver, fucili e persino una pistola mitragliatrice. Per l’esecuzione dell’ordinanza sono stati mobilitati circa 350 operatori della Polizia di Stato, tra cui membri del Servizio centrale operativo, Squadre mobili, Unità operative di primo intervento, Reparti cinofili antiesplosivo e antidroga, artificieri, specialisti della Polizia scientifica e del Reparto volo di Reggio Calabria, dimostrando la complessità e la gravità dell’operazione.

Direttore Umberto Buzzoni
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A Pasqua la Polizia di Stato accanto ai pazienti negli ospedali di Roma

Durante le festività pasquali, la Polizia di Stato ha rinnovato il suo impegno solidale negli ospedali di Roma, portando un gesto concreto di vicinanza a chi è ricoverato. Personale dell’Ufficio Comunicazione istituzionale, della Polizia postale e della questura capitolina ha fatto visita ai reparti, distribuendo uova di Pasqua e piccoli doni, ma soprattutto regalando momenti di attenzione e conforto ai pazienti. L’iniziativa punta a rendere più lieve il periodo della malattia, strappando un sorriso sia agli adulti sia ai più piccoli. Allo stesso tempo, rappresenta un segno di riconoscenza verso medici e operatori sanitari, che quotidianamente lavorano con grande dedizione. Grazie alla collaborazione con Nestlé e L’Erbolario, il progetto ha coinvolto numerose strutture ospedaliere della città, tra cui il Sandro Pertini, il San Giovanni Addolorata, il Gemelli, il CTO Andrea Alesini, il San Camillo Forlanini, il Policlinico Umberto I, l’Ifo San Gallicano e il Tor Vergata.

Gli agenti non si sono limitati a distribuire uova di Pasqua e piccoli regali, ma hanno portato soprattutto attenzione, ascolto e calore umano, offrendo un sostegno concreto ai pazienti e ai loro familiari. Un gesto semplice ma significativo, capace di accorciare le distanze e rendere meno pesante un momento difficile. Con iniziative di questo tipo, la Polizia di Stato ribadisce un ruolo che va oltre la sicurezza: essere punto di riferimento anche sul piano umano e sociale, promuovendo solidarietà e vicinanza verso chi si trova in condizioni di fragilità. La presenza nei reparti ospedalieri diventa così un segnale forte di partecipazione attiva, in linea con il principio di essere sempre presenti. Nel periodo delle festività, quando la lontananza dagli affetti può pesare di più, questo impegno acquista un valore ancora più intenso, trasformandosi in un messaggio di speranza e condivisione. La sinergia tra istituzioni, operatori sanitari e partner coinvolti dimostra quanto sia importante lavorare insieme mettendo al centro la persona e i suoi bisogni. Un’iniziativa dal forte impatto umano, che consolida il rapporto con la comunità e rappresenta un esempio positivo da riproporre, per costruire una presenza sempre più attenta e vicina ai più vulnerabili.

Direttore Umberto Buzzoni
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Latitante catturato in Spagna grazie alla cooperazione internazionale: rientra in Italia dopo mesi di fuga

Un 45enne in fuga da oltre un anno è stato rintracciato in Spagna, arrestato e riportato in Italia. L’uomo, irreperibile dal dicembre 2024, deve scontare più di 13 anni di carcere per reati legati al traffico di droga e alla ricettazione. Considerato altamente pericoloso, avrebbe avuto un ruolo chiave come intermediario nei circuiti del narcotraffico internazionale. Il suo arresto è avvenuto in una località balneare nei dintorni di Alicante, dove è stato individuato dalla Guardia Civil in seguito a un mandato di arresto europeo emesso dalla Procura generale di Taranto, su input della Squadra mobile. La cattura è il risultato di un’indagine complessa e coordinata, condotta dalla Squadra mobile di Taranto con la supervisione della Direzione distrettuale antimafia di Lecce e il supporto di diversi organismi centrali delle forze dell’ordine, impegnati nella cooperazione internazionale e nella lotta al traffico di stupefacenti.

Determinante si è rivelata l’intensa attività di cooperazione internazionale, sviluppata all’interno della rete Enfast (European Network of Fugitive Active Search Teams), che coordina le ricerche dei latitanti a livello europeo. In questo contesto ha avuto un ruolo chiave l’Unidad de Droga y Crimen Organizado (Udyco), insieme al team FAST della Spagna, attivato attraverso il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia – FAST Italia. Grazie a questo efficace scambio di informazioni e al costante coordinamento operativo tra le diverse autorità coinvolte, è stato possibile localizzare con precisione il ricercato nel sud della Spagna, dove aveva trovato rifugio e protezione con l’aiuto di alcuni complici, tentando così di sottrarsi alla cattura. Le indagini e le attività di monitoraggio hanno richiesto tempo e un attento lavoro investigativo, che ha permesso di ricostruire i movimenti del latitante e di individuare il luogo in cui si nascondeva. Una volta rintracciato, è stato possibile procedere al suo arresto, portando a compimento un’operazione complessa e articolata sotto il profilo internazionale. Conclusi tutti i passaggi previsti dalle procedure di cooperazione giudiziaria tra i Paesi interessati, il latitante è stato quindi formalmente consegnato alle autorità italiane. Successivamente è stato trasferito nel nostro Paese, dove dovrà ora scontare la pena stabilita nei suoi confronti dalla magistratura.

Direttore Umberto Buzzoni
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Memoria e omaggio a Roma per l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Presente anche il capo della polizia.

A Roma, nel Mausoleo delle Fosse Ardeatine, si è svolta questa mattina la commemorazione delle 335 persone trucidate dalla violenza nazista. Alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il Paese ha ricordato una delle pagine più drammatiche della propria storia, a 82 anni dal massacro. Tra le autorità intervenute anche il capo della Polizia, Vittorio Pisani, che ha voluto rendere omaggio deponendo dei fiori sulle sepolture dei due agenti caduti, Pietro Ermelindo Lungaro e Maurizio Giglio. L’eccidio rappresentò la feroce ritorsione delle truppe tedesche dopo l’attacco partigiano di via Rasella, organizzato dai Gap. L’azione, compiuta con un ordigno esplosivo nascosto in un carretto, provocò la morte di 33 militari del reggimento Bozen. Per rappresaglia, i nazisti stabilirono la fucilazione di dieci italiani per ogni soldato ucciso. Le persone eliminate furono scelte senza distinzione: lavoratori, professionisti, contadini, ebrei e oppositori del regime. In molti casi si trattava di patrioti impegnati nella Resistenza, ma anche di civili fermati casualmente, del tutto estranei all’attentato. Tra le vittime vi erano anche due appartenenti alla pubblica sicurezza, ricordati ancora oggi come esempi di dedizione, coraggio e rispetto dei valori democratici.

Durante l’occupazione nazista di Roma, il vicebrigadiere Pietro Ermelindo Lungaro trasformò la sua posizione nelle forze dell’ordine in uno strumento di sostegno alla Resistenza. Riuscì a entrare in contatto con gli ambienti antifascisti, guadagnandone la fiducia e fornendo loro anche armi. La sua attività fu però scoperta a causa del tradimento di un infiltrato: arrestato, venne rinchiuso nelle carceri di via Tasso, dove fu sottoposto a torture senza mai rivelare informazioni sui compagni o sui loro nascondigli. Anche il tenente ausiliario Maurizio Giglio si distinse per coraggio e spirito di servizio. Dopo i bombardamenti dell’estate del 1943 si impegnò nel soccorso della popolazione civile e partecipò alla difesa della città durante gli scontri di Porta San Paolo. Successivamente collaborò con gli Alleati sotto il nome in codice “Cervo”. Tradito a sua volta, fu catturato dalla Banda Koch e torturato per giorni, ma non fornì alcun dettaglio sulla rete clandestina di cui faceva parte, contribuendo così a proteggere i suoi compagni, tra cui il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Entrambi persero la vita nell’eccidio e oggi riposano alle Fosse Ardeatine: Lungaro nel sacello numero 39, decorato con la Medaglia d’argento al Valor militare; Giglio nel sacello numero 150, insignito della Medaglia d’oro al Valore militare.

Direttore Umberto Buzzoni
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Fine della fuga: arrestato 57enne ricercato per mafia a Fiumefreddo di Sicilia

Il latitante, lo scorso 8 gennaio  era stato condannato in via definitiva a 13 anni e 10 mesi di reclusione per associazione mafiosa e per una serie di altri reati a lui contestati. Nonostante l’esito del procedimento giudiziario fosse ormai irrevocabile, il 57enne è riuscito a sottrarsi alla cattura: prima che venisse eseguito l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale presso la Corte d’appello di Catania, infatti, aveva già fatto perdere le proprie tracce, rendendosi di fatto irreperibile. A quel punto è scattata immediatamente la macchina investigativa. Gli agenti della Squadra mobile di Catania si sono attivati senza indugio per rintracciare il latitante, ritenuto un esponente di rilievo del clan mafioso Mazzei. Le ricerche sono state condotte in modo capillare, con l’impiego di strumenti investigativi tradizionali affiancati da tecnologie avanzate, grazie anche al contributo del personale del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, che ha fornito un supporto determinante sotto il profilo tecnico e informatico. Nel corso delle indagini, gli investigatori hanno analizzato spostamenti, contatti e possibili basi logistiche utilizzate dall’uomo durante la latitanza, restringendo progressivamente il campo delle ricerche. Questo lavoro paziente e articolato ha infine consentito di individuare il luogo in cui il fuggitivo aveva trovato rifugio. L’appartamento in cui si nascondeva è stato localizzato nel territorio di Fiumefreddo di Sicilia, un comune situato nella città metropolitana di Catania. Proprio lì il latitante aveva cercato di passare inosservato, confidando probabilmente nella discrezione del contesto e nella possibilità di eludere i controlli delle forze dell’ordine. Tuttavia, l’attività investigativa coordinata e l’utilizzo di tecnologie mirate hanno permesso agli inquirenti di arrivare fino a lui, ponendo fine alla sua fuga.

L’operazione è stata pianificata nei minimi dettagli e portata a termine con tempismo e precisione. Nel momento in cui è scattato il blitz, gli agenti hanno dapprima circondato l’intero stabile, predisponendo un dispositivo di sicurezza tale da impedire qualsiasi possibile via di fuga. Solo dopo aver messo in sicurezza l’area e coordinato ogni movimento, i poliziotti hanno fatto irruzione nell’appartamento, intervenendo in modo rapido e deciso per sorprendere il latitante. L’uomo, colto di sorpresa dall’intervento delle forze dell’ordine, non ha tentato di opporre resistenza né di sottrarsi all’arresto. È stato immediatamente bloccato e sottoposto a controllo. Nel corso della perquisizione dell’abitazione e dei suoi effetti personali, gli agenti hanno rinvenuto diversi oggetti di interesse investigativo. In particolare, è emersa la presenza di una patente di guida contraffatta, elemento che lascia presumere un tentativo di nascondere la propria identità durante il periodo di latitanza. Insieme al documento falso, sono state trovate anche alcune carte di credito, sulle quali sono attualmente in corso accertamenti approfonditi per verificarne la provenienza, l’intestazione e l’eventuale utilizzo in operazioni illecite. Le verifiche su questi strumenti potrebbero fornire ulteriori elementi utili a ricostruire i movimenti dell’uomo durante la fuga e a individuare eventuali reti di supporto di cui potrebbe essersi avvalso per restare nascosto così a lungo. Gli investigatori, infatti, stanno cercando di chiarire se il latitante abbia agito in autonomia o se abbia potuto contare sull’aiuto di altre persone, sia per quanto riguarda la disponibilità dell’alloggio sia per il reperimento di documenti falsi e mezzi di pagamento In questo contesto si inserisce anche l’attività della Procura distrettuale di Catania, che ha avviato accertamenti specifici sulla posizione del proprietario dell’immobile in cui l’uomo è stato trovato. L’obiettivo è comprendere se il soggetto fosse a conoscenza della presenza del latitante e se abbia avuto un ruolo, anche solo marginale, nel favorirne la permanenza in quell’abitazione. Le indagini sono tuttora in corso e mirano a fare piena luce su eventuali responsabilità, dirette o indirette, legate alla latitanza e al supporto logistico fornito al ricercato.

Direttore Umberto Buzzoni
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Bergamo: tenta di disfarsi di hashish, bloccato dopo una segnalazione su YouPol

A Bergamo un intervento della Polizia di Stato è stato reso possibile grazie alla collaborazione di un cittadino che ha utilizzato l’applicazione YouPol per inviare una segnalazione. Il messaggio, trasmesso in tempo reale e corredato da fotografie e video, indicava con precisione la presenza di un uomo che, secondo quanto documentato nelle immagini, stava cedendo sostanze stupefacenti. Ricevuta la comunicazione, gli operatori della squadra volante si sono diretti immediatamente nella zona indicata e, una volta arrivati sul posto, hanno individuato in breve tempo la persona segnalata nei pressi di un centro scommesse. Alla vista dei poliziotti, l’uomo ha cercato di eludere il controllo tentando di disfarsi rapidamente di un involucro, gettandolo a terra. Il gesto, però, non è passato inosservato agli agenti, che hanno recuperato il pacchetto e verificato che al suo interno erano custoditi circa 16 grammi di hashish. Dopo essere stato fermato, l’uomo è stato sottoposto ai controlli di rito. Dagli accertamenti è emerso che il soggetto aveva già diversi precedenti di polizia, tra cui anche reati legati agli stupefacenti. Per questo motivo è stato accompagnato negli uffici della Questura per l’identificazione e per ulteriori verifiche. Al termine delle procedure, è stato denunciato all’autorità giudiziaria con l’accusa di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio. Nei suoi confronti è stata inoltre contestata la violazione di un provvedimento che gli vietava di stazionare davanti agli esercizi pubblici, misura adottata in precedenza proprio per prevenire situazioni di degrado e illegalità. L’episodio rappresenta un ulteriore esempio di quanto possa essere importante la collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine per garantire la sicurezza sul territorio. Strumenti come l’app YouPol permettono infatti di inviare segnalazioni in modo semplice e immediato, anche in forma anonima, allegando immagini o video che possono rivelarsi utili per ricostruire con precisione quanto sta accadendo. Questo sistema consente alle forze di polizia di intervenire con maggiore rapidità ed efficacia, contribuendo in modo concreto alla prevenzione e al contrasto di fenomeni come lo spaccio di droga e altre forme di illegalità.

Direttore Umberto Buzzoni
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Traffico di droga a Ostuni, smantellati due gruppi criminali: 25 arresti

Un’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce ha portato la Squadra mobile di Brindisi ad eseguire un provvedimento di custodia cautelare nei confronti di 25 indagati, ritenuti parte di due diversi gruppi criminali attivi nello spaccio e nel traffico di sostanze stupefacenti, tra cui cocaina, hashish e marijuana. Le contestazioni risultano aggravate dall’uso di armi, dall’adozione di metodi mafiosi e dalla natura associativa delle organizzazioni. Le attività illecite si sarebbero concentrate soprattutto nel territorio di Ostuni, nel Brindisino. All’operazione hanno partecipato oltre 150 agenti della  Polizia di Stato: agenti dei commissariati di Ostuni e Mesagne, personale della Polizia scientifica, unità dei Reparti prevenzione crimine impegnati nel controllo del territorio, squadre cinofile, artificieri e tiratori scelti della Polizia di frontiera di Brindisi, oltre a un equipaggio del Reparto volo di Bari. L’attività investigativa, avviata nel 2022, ha consentito di ricostruire l’esistenza di due distinti sodalizi criminali dediti al traffico di droga. I vertici dei gruppi, secondo quanto emerso, avrebbero mantenuto rapporti tra loro ed erano già inseriti da tempo nel contesto della criminalità organizzata locale. Tra le strutture criminali  individuate, particolare rilievo avrebbe avuto quella guidata da due fratelli che, con l’intento di ampliare il proprio giro d’affari, avrebbero cercato di imporre la propria supremazia sugli altri gruppi operanti nello stesso ambito attraverso intimidazioni e atti violenti. Il sodalizio, ritenuto ben organizzato e radicato nel territorio, poteva contare su numerosi collaboratori pronti a intervenire anche in attività funzionali al rafforzamento del potere del gruppo, tra cui incendi dolosi di veicoli e azioni punitive contro soggetti ritenuti ostili.  Il secondo gruppo criminale era riconducibile a una coppia di coniugi già nota negli ambienti della criminalità della provincia di Brindisi e collegata a soggetti vicini alla criminalità organizzata. Dalle indagini è emerso che i due gruppi collaboravano e condividevano interessi nel traffico di droga, adottando strategie comuni per mantenere il controllo delle piazze di spaccio. L’attività investigativa, condotta tramite intercettazioni, videosorveglianza, localizzatori Gps e pedinamenti, ha portato all’arresto in flagranza di otto persone e al sequestro di 2,7 chili di cocaina, 2,1 di hashish e 350 grammi di marijuana. Gli investigatori hanno inoltre attribuito ad alcuni indagati responsabilità per incendi dolosi ai danni di auto e immobili, anche con finalità intimidatorie, oltre a episodi di estorsione legati al recupero di denaro proveniente dallo spaccio di stupefacenti.

Direttore Umberto Buzzoni
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Anziano imprenditore ucciso a Porcia: individuato e fermato il sospettato

Il presunto responsabile dell’omicidio dell’imprenditore 87enne residente a Porcia, in provincia di Pordenone, è stato fermato dagli agenti della Squadra mobile della Questura di Pordenone. L’uomo è sospettato di aver aggredito e ucciso l’anziano imprenditore nel pomeriggio di ieri, all’interno della sua abitazione. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, la vittima sarebbe stata colpita più volte con un oggetto contundente, probabilmente una spranga, durante un violento attacco avvenuto tra le mura domestiche. Le indagini sono partite immediatamente dopo il ritrovamento del corpo e hanno portato gli investigatori a ricostruire con attenzione le ultime ore di vita dell’imprenditore. Gli agenti hanno analizzato gli spostamenti della vittima e le persone con cui era entrata in contatto nelle ore precedenti al delitto. Attraverso una serie di accertamenti, testimonianze e verifiche, l’attenzione degli investigatori si è progressivamente concentrata su un uomo che collaborava con l’emittente televisiva locale fondata proprio dall’imprenditore ucciso. Con il passare delle ore, gli elementi raccolti dagli inquirenti hanno rafforzato i sospetti nei confronti dell’indagato, portando quindi al fermo disposto dalla polizia. Successivamente è stata eseguita anche una perquisizione nell’abitazione dell’uomo. Durante i controlli effettuati all’interno della casa, gli investigatori hanno rinvenuto diversi capi di abbigliamento che, secondo le prime ipotesi investigative, potrebbero essere stati indossati dall’indagato proprio al momento dell’aggressione e dell’omicidio. Gli indumenti sono stati sequestrati e verranno ora sottoposti ad accertamenti tecnici e scientifici per verificare la presenza di eventuali tracce utili alle indagini. Nel frattempo proseguono gli approfondimenti da parte degli investigatori per chiarire con precisione la dinamica dell’omicidio, il movente che potrebbe aver portato al violento gesto e l’eventuale ruolo di altre persone che potrebbero aver avuto contatti con la vittima nelle ore immediatamente precedenti alla tragedia.

Durante le ricerche effettuate nelle aree circostanti il luogo dell’omicidio, gli agenti hanno individuato, all’interno di un canale per l’irrigazione poco distante dall’abitazione della vittima, un tubo di ferro lungo circa settanta centimetri. L’oggetto è stato recuperato e posto sotto sequestro perché ritenuto compatibile, almeno in base alle prime valutazioni degli investigatori, con lo strumento che potrebbe essere stato utilizzato per compiere l’aggressione mortale. Nel frattempo l’uomo finito al centro delle indagini ha deciso di collaborare con gli inquirenti. Durante gli interrogatori avrebbe infatti ammesso il proprio coinvolgimento nei fatti, fornendo anche ulteriori informazioni e dettagli che potrebbero rivelarsi utili per chiarire con maggiore precisione la dinamica dell’omicidio e le circostanze che hanno portato al tragico episodio. Sulla base degli elementi raccolti nel corso dell’attività investigativa, il pubblico ministero della Procura della Repubblica di Pordenone ha quindi adottato un provvedimento di fermo nei confronti dell’indagato. L’uomo è stato fermato con l’accusa di omicidio volontario, in qualità di indiziato di delitto, mentre proseguono gli accertamenti per completare il quadro delle responsabilità e ricostruire nel dettaglio quanto accaduto.

Direttore Umberto Buzzoni
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Operazione internazionale: arrestato in Spagna trafficante latitante dal 2024

 

Si era reso irreperibile dal dicembre 2024, riuscendo per mesi a sottrarsi alle ricerche delle forze dell’ordine, ma la sua fuga si è conclusa nel sud della Spagna. I poliziotti della Squadra Mobile di Taranto hanno infatti arrestato un 45enne considerato dagli investigatori una figura di primo piano nel panorama del narcotraffico internazionale, dove avrebbe ricoperto il ruolo di intermediario tra organizzazioni criminali attive su più fronti. L’uomo era destinatario di un provvedimento definitivo che prevede una pena superiore ai tredici anni di reclusione per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e alla ricettazione. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe gestito contatti, accordi e movimentazioni di droga su scala internazionale, muovendosi come un vero e proprio broker capace di mettere in relazione fornitori e acquirenti in diversi Paesi. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, si sono sviluppate attraverso un’intensa attività investigativa che ha coinvolto anche il Servizio centrale operativo, il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e la Direzione centrale antidroga. Un lavoro di squadra che ha permesso di ricostruire la rete di protezioni di cui il latitante poteva contare e di seguirne gli spostamenti fino a localizzarlo con precisione. Il 45enne aveva trovato rifugio in una rinomata località balneare nei pressi di Alicante, nel sud della Spagna, dove viveva cercando di mantenere un basso profilo. A garantirgli appoggio sarebbero stati alcuni complici, che lo avrebbero aiutato a nascondersi e a evitare di attirare l’attenzione delle autorità locali. Nonostante le precauzioni adottate, il cerchio attorno a lui si è progressivamente stretto grazie allo scambio costante di informazioni tra gli investigatori italiani e le autorità straniere. Una volta individuato, l’uomo è stato bloccato e posto in stato di arresto. Attualmente si trova detenuto in territorio iberico, in attesa che vengano completate le procedure necessarie per l’estradizione verso l’Italia, dove dovrà scontare la pena stabilita dalla magistratura. L’operazione rappresenta un ulteriore risultato nella lotta al traffico internazionale di droga e conferma l’importanza della cooperazione tra forze di polizia a livello europeo.

Direttore Umberto Buzzoni
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Operazione “Smoke Corner” a Ravenna: colpito il giro di droga, 14 arresti

Un’operazione antidroga articolata e protrattasi per mesi ha portato all’arresto di quattordici persone, ritenute coinvolte in un’attività sistematica di spaccio di sostanze stupefacenti nel territorio ravennate. Il blitz è stato eseguito dagli uomini della Squadra Mobile al termine di un’indagine complessa, avviata nel dicembre 2025, che ha consentito di ricostruire nel dettaglio un fitto giro di cessioni di droga. Gli accertamenti investigativi hanno documentato numerosi episodi di spaccio concentrati in particolare nell’area della stazione ferroviaria e nei giardini Speyer, zone considerate particolarmente sensibili sia per l’elevato passaggio di persone sia per la loro collocazione nel tessuto urbano. La situazione è stata ritenuta ancora più allarmante per la presenza, a breve distanza, di due istituti scolastici, elemento che ha aggravato il quadro complessivo sotto il profilo della tutela della sicurezza pubblica. Nel corso delle attività, gli investigatori hanno monitorato movimenti, contatti e modalità operative degli indagati, raccogliendo elementi utili a delineare un’attività di spaccio organizzata e continuativa. Parallelamente all’azione penale, sono stati adottati anche provvedimenti di natura amministrativa volti a prevenire ulteriori situazioni di rischio. Il Questore di Ravenna ha infatti disposto diverse misure di prevenzione nei confronti di soggetti ritenuti socialmente pericolosi e abitualmente presenti nell’area interessata dall’indagine. In particolare, sono stati emessi dieci divieti di accesso e di stazionamento nella zona e nei pubblici esercizi del quartiere, oltre a sei provvedimenti di divieto di ritorno nel territorio comunale, con l’obiettivo di interrompere la presenza stabile di individui considerati fonte di degrado e pericolo. L’operazione si inserisce in un più ampio piano di controllo del territorio e di contrasto allo spaccio nelle aree ritenute più esposte, con l’intento di rafforzare la sicurezza urbana e tutelare in modo particolare le fasce più giovani della popolazione.

Il quadro accusatorio nei confronti dei destinatari delle misure di prevenzione si è ulteriormente appesantito: oltre ai provvedimenti già adottati, sono state infatti contestate complessivamente 105 violazioni di carattere penale, tutte riconducibili all’inosservanza delle prescrizioni imposte dall’Autorità di pubblica sicurezza. Si tratta di condotte che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, dimostrerebbero una reiterata mancata ottemperanza ai divieti e agli obblighi stabiliti, aggravando la posizione dei soggetti coinvolti. Le violazioni riguarderebbero in particolare il mancato rispetto dei divieti di accesso e stazionamento nelle aree interdette, nonché l’inosservanza dei provvedimenti che impedivano il ritorno nel territorio comunale. Un comportamento che ha reso necessario un ulteriore intervento repressivo e che ha contribuito a delineare un quadro di persistente pericolosità sociale. L’operazione conclusa è stata condotta con un significativo dispiegamento di uomini e mezzi. Oltre al personale della Squadra Mobile, hanno fornito supporto operativo gli agenti del Reparto prevenzione crimine “Emilia Romagna orientale” e del Reparto Mobile, impegnati nelle attività di controllo e nelle fasi esecutive dei provvedimenti. Determinante anche il contributo del Reparto Volo di Bologna, che ha impiegato un elicottero per garantire il monitoraggio dall’alto delle operazioni, assicurando una visione complessiva dell’area interessata e supportando il coordinamento degli interventi a terra. L’azione congiunta dei diversi reparti ha consentito di operare in modo rapido ed efficace, riducendo al minimo i rischi e garantendo il controllo del territorio durante tutte le fasi del blitz.

Direttore Umberto Buzzoni
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