Operazione “Andromeda”: 45 ordinanze contro le cosche calabresi

fonte Polizia di Stato

Sono 45 le persone destinatarie delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal Giudice per le indagini preliminari di Catanzaro nell’ambito dell’operazione “Andromeda” portata a termine contro le contrapposte cosche di ‘Ndrangheta Iannazzo-Cannizzaro-Da Ponte e Cerra-Torcasio-Gualtieri.

La Squadra mobile di Catanzaro ha eseguite 36 provvedimenti, 27 dei quali in carcere e due ai domiciliari, mentre sette sono stati notificati a persone già detenute.

L’esecuzione delle restanti ordinanze è stata delegata al personale della locale sezione della Direzione investigativa antimafia (otto) e del Gico della Guardia di finanza.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, estorsione, danneggiamento e detenzione illegale di armi ed esplosivo.

L’indagine è iniziata nel 2013 e costituisce il naturale seguito delle precedenti operazioni “Medusa” e “Perseo“.

In particolare le accuse di omicidio si riferiscono all’uccisione di Antonio Torcasio, avvenuta nel maggio 2003, e di Vincenzo Torcasio, avvenuta nel luglio dello stesso anno; nello stesso episodio ci fu anche il tentato omicidio di Vincenzo Curcio. Tutti e tre erano esponenti della cosca antagonista Cerra-Torcasio-Gualtieri.

Lo scopo comune delle cosche Iannazzo e Cannizzaro-Daponte era quello di eliminare fisicamente gli esponenti principali degli avversari, anch’essi attivi nel campo delle estorsioni.

L’attività investigativa ha permesso di accertare numerosi episodi di estorsione realizzati dagli indagati nei confronti di commercianti e imprenditori della zona di Lamezia Terme.

Proprio nel settore delle estorsioni gli investigatori hanno fatto emergere un accordo tra i vertici delle cosche Giampà e Iannazzo, formalizzato da veri e propri “summit mafiosi” per la gestione delle estorsioni e la spartizione dei relativi proventi.

Rafforzate a Benevento le ricerche di una persona scomparsa

fonte Ministero dell’Interno

L’uomo si è allontanato dalla sua abitazione l’8 maggio scorso

Riunito ieri pomeriggio in prefettura a Benevento il tavolo tecnico di lavoro per fare il punto in merito alle operazioni di ricerca del signor Antonio Zullo, la cui scomparsa è stata denunciata l’8 maggio scorso dalla moglie.

Le attività di ricerca continueranno nell’area individuata, affiancando ulteriori unità dell’Arma dei carabinieri, Corpo forestale dello Stato e associazioni di volontariato della protezione civile mobilitate dalla regione Campania.

Alle delicate attività di ricerca del piano provinciale per le persone scomparse, attivato dalla prefettura hanno partecipato fin’ora rappresentanti delle forze dell’ordine del Corpo forestale dello Stato, dei Vigili del fuoco e la sala operativa della regione Campania.

Cinquanta chili di droga in auto, un arresto a Catania

Un altro arrestato a Petralia Sottana: aveva in auto un chilo di “fumo” e due ovuli di eroina

Trasportava 40 chili di droga Francesco Reitano, 38 anni, arrestato dalla polizia a Catania. A bordo della sua Mercedes classe B nascondeva 300 panetti di hashish per complessivi 40 chili. L’uomo è stato bloccato nel quartiere di Zia Lisa alla periferia della città. In una successiva perquisizione in un garage di pertinenza dell’indagato, nello stesso quartiere, i poliziotti hanno sequestrato anche 11 chili di marijuana. Reitano è stato trasferito nel carcere di piazza Lanza a Catania.

Anche i carabinieri della compagnia di Petralia Sottana (Palermo) hanno arrestato un uomo per detenzione al fine di spaccio di droga. I militari, durante un posto di controllo svolto sulla SS 643, all’ingresso del Comune di Polizzi Generosa, hanno intimato l’alt al conducente di una Fiat Multipla che procedeva a velocità sostenuta. Durante la perquisizione dell’auto, è stata trovata, nascosta dietro il sedile anteriore, una busta di plastica contenente nove panetti di hashish, pari al peso complessivo di 900 grammi. Nella borsa dell’uomo, inoltre, i carabinieri hanno rinvenuto due ovuli di eroina del peso di 23 grammi circa ed una confezione di cellophane con all’interno due grammi di marijuana. L’uomo è stato trattenuto in caserma in attesa dell’udienza di convalida come disposto dall’autorità giudiziaria.

fonte La Repubblica

‘Ndrangheta: 30 indagati a New York e Reggio Calabria

Sono 30 gli indagati per traffico internazionale di sostanze stupefacenti tra gli Stati Uniti e la Calabria.

L’operazione è stata condotta da squadre miste di investigatori della Polizia di Stato e agenti del Federal Bureau of Investigation (Fbi) e dell’ Homeland security in Calabria e a New York.

L’indagine, coordinata dalla Procura antimafia di Reggio Calabria insieme a quella di New York, ha ricostruito vecchie e nuove alleanze criminali e mafiose, confermando il ruolo autoritario e di leadership di famiglie della ‘Ndrangheta nella gestione del traffico internazionale di stupefacenti.

Il nome in codice dell’operazione è “Columbus” . Il 12 ottobre scorso, infatti, giorno del Columbus Day, investigatori della Polizia italiana e dell’Fbi hanno atteso in un porto degli Stati Uniti il primo carico di cocaina. Proveniente dal Centro-America, la droga era destinata alla “piazza” di New York e a quelle europee. Broker del traffico, un incensurato calabrese, titolare di una pizzeria nel quartiere del Queens. L’uomo, arrestato insieme ai genitori, è accusato di traffico internazionale di droga.

Nel corso delle indagini, grazie a intercettazioni audio e video, la Polizia ha scoperto che il ristorante della famiglia era la base di copertura per il traffico di coca diretta a New York e in Calabria.

Da mesi gli investigatori del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e la Squadra mobile di Reggio Calabria erano a New York insieme agli agenti dell’Fbi.

Grazie a pedinamenti e intercettazioni di persone sospettate di aver avviato un traffico internazionale di stupefacenti, nell’ottobre e nel dicembre 2014, nei porti statunitensi di Wilmington (Delaware) e Chester – Philadephia (Pennsylvania), erano stati sequestrati due carichi di cocaina per un totale di 60 chili.

Le congratulazioni del capo della Polizia

“Ancora una volta gli splendidi investigatori della Polizia di Stato, lavorando insieme ai loro colleghi dell’FBI, hanno saputo colpire la ‘ndrangheta nella sua dimensione internazionale, caratteristica che fa di essa una delle più potenti organizzazioni criminali del mondo”, queste le parole con cui il capo della Polizia Alessandro Pansa, ha commentato l’operazione.

“Sotto la sapiente guida delle procure distrettuali di Reggio Calabria e di New York,” ha proseguito il prefetto Pansa, ” la Polizia di Stato ha continuato la nell’attività di indagine che aveva già permesso di assestare durissimo colpo alle cosche statunitensi nel febbraio 2014 con l’operazione denominata “new bridge”.

“Le mie congratulazioni e i miei complimenti” ha concluso il capo della Polizia, “alle donne ed agli uomini della Polizia di Stato che continuano con il loro lavoro a garantire i più elevati standard di lotta al crimine organizzato”.

L’indagine è stata caratterizzata dalla cooperazione tra autorità giudiziarie e investigative italiane e statunitensi, nell’ambito del progetto operativo denominato Pantheon, protocollo stipulato fra il Servizio centrale operativo e l’agenzia americana del Federal Bureau of Investigation.

La cooperazione si avvale del reciproco e diretto scambio di investigatori esperti nella lotta alla criminalità di tipo mafioso con la finalità di assicurare l’interscambio e il raffronto delle informazioni sull’andamento della criminalità di tipo mafioso, sulle associazioni, sui soggetti criminali e sui traffici illeciti di comune interesse.

 

fonte Polizia di Stato

[Esplora il significato del termine: Corteo No Expo, interrogati i fermati Il gip conferma gli arresti per tutti] Corteo No Expo, interrogati i fermati Il gip conferma gli arresti per tutti

I cinque sono tutti accusati di resistenza a pubblico ufficiale aggravata dall’uso di armi improprie e dal numero dei partecipanti

Il gip di Milano Donatella Banci Buonamici ha convalidato gli arresti e la misura della custodia cautelare in carcere chiesta dai pm nei confronti delle cinque persone bloccate venerdì scorso durante il corteo «No Expo» a Milano. Sono tutti accusati di resistenza a pubblico ufficiale aggravata dall’uso di armi improprie e dal numero dei partecipanti. Il giudice, accogliendo la richiesta del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e del pm Piero Basilone, ha quindi disposto il carcere per le cinque persone. Stando agli atti dell’indagine, gli arrestati per contrapporsi con violenza alle forze dell’ordine durante le devastazioni di venerdì scorso hanno lanciato contro gli agenti anche bottiglie e un grosso masso di cemento. Nel corso degli interrogatori di lunedì i cinque si sono difesi, sostenendo di non aver partecipato alle violenze e in alcuni casi parlando anche di uno scambio di persona, ma il gip, da quanto si è saputo, non ha ritenuto credibili le loro versioni. Il gip, inoltre, ha condiviso la tesi del pm, che hanno inquadrato le singole azioni di resistenza in un contesto di «violenza collettiva» contro le forze dell’ordine. Restano in carcere, dunque, Jacopo Piva, milanese di 23 anni, Heidi Panzetta, residente a Milano e di 42 anni, Anita Garola, milanese di 33 anni, Davide Pasquale, 32 anni di Alessandria e Mirko Leone, 27 anni di Lodi. Nell’atto con cui la Procura ha chiesto il carcere per gli arrestati, da quanto si è saputo, si evidenzia la differenza tra la resistenza «classica» di un uomo che si oppone all’intervento delle forze dell’ordine per non farsi identificare o per fuggire e quella che avrebbero messo in atto i cinque, i quali avrebbero aggredito gli agenti con lancio di pietre e l’uso di bastoni.

Gli interrogatori
Il primo a essere interrogato lunedì nel carcere milanese di San Vittore è stato un 27enne incensurato di Lodi. «Il mio assistito ha risposto alle domande del gip, spiegando di non aver partecipato agli scontri e che si dissocia da qualsiasi forma di violenza», ha detto l’avvocato Filippo Caccamo, difensore del 27enne. Il pubblico ministero Piero Basilone, attraverso il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli in udienza, ha chiesto la custodia cautelare in carcere per il giovane. Secondo quanto spiega il difensore al 27enne «vengono contestate singole condotte che lui ha respinto». Il legale ha precisato che nei confronti del suo assistito la polizia non ha depositato fotografie o video riprese che lo identifichino durante gli scontri, ma le indagini sono in corso, così come l’analisi delle immagini in possesso della Digos.

«La maschera? Per lo smog»
Il secondo interrogato è stato il 23enne Jacopo Piva, residente a Rozzano, nell’hinterland milanese, commesso in un negozio di calzature. È accusato in particolare di aver «rovesciato un bidone dell’immondizia in fiamme in zona Pagano e di aver lanciato una bottiglia vuota contro le forze dell’ordine». «Non mi interesso di politica, non ho mai frequentato centri sociali o gruppi antagonisti», ha detto. Alle spalle ha solo una denuncia, lo scorso agosto, per aver tracciato una tag su una pensilina. Il giovane, secondo quanto ha riferito il suo difensore, l’avvocato Loris Panfili, ha raccontato al gip di essere andato a Milano con la fidanzata e amiche solo per «partecipare alla manifestazione del 1° Maggio, contro il precariato contro l’Expo» e di essersi trovato «nel mezzo degli scontri provocati da altre persone». Ha spiegato inoltre che la mascherina antismog in neoprene, trovata dalle forze dell’ordine nel suo zaino, «serviva solo per riparare dallo smog circolando in bicicletta», dato che non ha la patente. «La sua identificazione come uno dei partecipanti agli scontri non è certa – ha spiegato il suo difensore – e per questo abbiamo chiesto la scarcerazione. La polizia non ha fornito né una descrizione del suo abbigliamento, né delle particolarità della sua fisionomia».

La donna arrestata e il bullone
«La mia assistita ha spiegato di non aver partecipato agli scontri, e di essere andata al corteo con alcuni amici per manifestare pacificamente», ha spiegato l’avvocato Paolo Antimiani, difensore di Heidi Panzetta, la donna 41enne, che ha una figlia e lavora come barista, arrestata in zona Pagano. «È accusata di aver preso dei bastoni in mano ma lei ha negato tutto – ha sottolineato – spero che i filmati chiariscano la situazione». Ha respinto gli addebiti anche Pasquale Davide, elettricista 32enne di Tortona (Alessandra), accusato anche di lancio di oggetti pericolosi. «Ha spiegato di aver solo raccolto un bullone e di averlo gettato subito a terra – ha sostenuto il suo difensore, l’avvocato Daniele Cattaneo -, e di essersi coperto il volto con la felpa per ripararsi dal fumo dei lacrimogeni. Non è contrario a Expo – ha concluso – ed è venuto a Milano per partecipare alla May Day Parade del 1° Maggio in quanto lavoratore precario». Nel tardo pomeriggio è arrivata poi la decisione del giudice Donatella Banci Buonamici, la quale ha confermato l’arresto e le misure cautelari per tutti e cinque i fermati.

Gli arresti a Genova
Il pm Federico Manotti della procura genovese ha chiesto lunedì pomeriggio al gip la convalida dell’arresto dei cinque antagonisti francesi fermati domenica mattina nel capoluogo ligure dopo avere danneggiato alcune auto in sosta e sospettati di avere preso parte ai disordini avvenuti venerdì scorso a Milano. I cinque giovani devono rispondere, a vario titolo, di danneggiamento aggravato in concorso, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, false dichiarazioni sulla propria identità. L’interrogatorio davanti al gip si svolgerà entro mercoledì. Uno dei cinque, Raemy Hicham Errabia, di 24, appartenente a un movimento anarco-autonomo francese, dalla banca dati Interforze risulta essere stato denunciato dai carabinieri di Bardonecchia nel luglio 2012 per fatti inerenti la protesta No Tav e allontanato dal territorio nazionale, con divieto di rientro per motivi di pubblica sicurezza, mediante un provvedimento del prefetto di Torino. «Non sono mai stato a Milano e tanto meno ho partecipato agli scontri dell’Expo. Sono a Genova da una settimana e sono venuto a trovare il mio amico Pierre Boilleau che studia qui». È quanto ha dichiarato al suo legale Luc Robert Gauthier, 24 anni, uno dei cinque presunti black bloc francesi arrestati domenica mattina dalla polizia a Genova per aver danneggiato alcune auto nel centro storico. Gauthier ha sostenuto di non essersi mai allontanato dalla Liguria e di non avere partecipato ad alcuna manifestazione. Anche Boilleau, 24 anni, ha detto al suo legale «di non essere mai stato in Lombardia», di essere a Genova da sei mesi a seguire un corso di studi Erasmus e di non avere mai preso parte a disordini. Con Gauthier, Boilleau ed Errabia sono stati arrestati anche Tristan Gweltaz Haye, 26 anni e Chloè Gallais, 25.

fonte Corriere della Sera

Blitz antipedofilia della Polizia Postale in 16 città

fonte Ministero dell’Interno

Perquisite abitazioni, sequestrati computer, anche minori tra i venti indagati

Tra la ventina di indagati quali presunti pedofili ci sono anche minorenni, non solo adulti. Un’inchiesta coordinata dalla Procura distrettuale della Repubblica e dalla Procura per i minorenni di Catania fa luce sull’inquietante ramificazione della pornografia minorile, portando all’alba di oggi a una serie di perquisizioni domiciliari eseguite in sedici città italiane dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni.

Le città interessate dalle perquisizioni sono state: Catania, Siracusa, Ragusa, Palermo, Caltanissetta, Reggio Calabria, Potenza, Avellino, Roma, Reggio Emilia, Lucca, Milano, Torino, Cuneo, Treviso e Venezia.

​Indagati maggiorenni e minorenni, e sequestrati i computer, in un’operazione che segnala l’abbassamento d’età degli ‘orchi del web’.

Lucca, due operazioni contro lo spaccio e la prostituzione

fonte Ministero dell’Interno

“Lemshi”, ‘intricato’ nella lingua albanese, è stata denominata l’operazione contro lo spaccio e lo sfruttamento della prostituzione condotta dai Carabinieri della Compagnia di Viareggio sotto la regia del comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Lucca e che ha portato alla denuncia all’Autorità giudiziaria 30 persone, di cui 21 di nazionalità straniera. Gli indagati sono ritenuti responsabili di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti col sequestro di cocaina, hashish, marijuana, eroina e 32.000 euro in contanti. Una seconda operazione, portata a termine ieri, ha consentito l’arresto di 13 persone di cui 7 di nazionalità straniera, delle 30 denunciate più 2 arrestate in flagranza di reato, tutte ritenute responsabili di produzione, traffico e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, nonché di sfruttamento della prostituzione.

Le due operazioni nascono nell’ambito della pianificazione di servizi di prevenzione e contrasto adottata in seno al Comitato Provinciale per l’Ordine e Sicurezza Pubblica, presieduto dal prefetto di Lucca, Giovanna Cagliostro.

Operazione Underboss: estradato in Italia Francesco Palmeri

fonte Polizia di Stato

Si è chiusa, con l’estradizione in Italia di Francesco Palmeri, l’operazione “Underboss” portata a termine dalla questura di Matera e dal Servizio centrale operativo.

Nel dicembre scorso erano state arrestate otto persone legate alla “famiglia” newyorkese dei Gambino. Tra queste persone, a New York, fu bloccato Francesco Palmeri, “underboss” della famiglia; in pratica il numero tre del clan. In particolare Palmeri, soprannominato “Ciccio l’americano”, è accusato di esser venuto in Italia e di aver minacciato, a Matera, un imprenditore che avrebbe dovuto restituire alla “famiglia” un vecchio prestito ormai arrivato a circa un milione di euro.

Per intimorire maggiormente l’imprenditore Palmeri si era fatto spalleggiare da alcuni pregiudicati legati alla malavita campana.

Operazione sicurezza a Milano, controlli e sgomberi della polizia contro antagonisti e NoExpo

Una serie di controlli e perquisizioni sono state fatte stamane, da parte della Digos, nella periferia Ovest di Milano. Secondo quanto si è appreso, i controlli e le indagini si starebbero concentrando nel quartiere Lorenteggio.

Si tratterebbe di azioni preventive nell’ambito dell’ordine pubblico. Una manifestazione di protesta è in corso, a Milano, nei dintorni di via Odazio, nel quartiere Lorenteggio. Si tratta di un corteo estemporaneo organizzato da gruppi dei comitati contro gli sgomberi e dell’area antagonista, alcune decine di persone, che protestano contro le perquisizioni e le indagini in corso da parte della polizia in alcuni stabili adiacenti. L’azione è monitorata da numerosi agenti in tenuta antisommossa.

Le perquisizioni di stamani della Digos di Milano avrebbero riguardato anche alcuni giovani legati ai Comitati ‘no Expò e l’attività investigativa sarebbe stata effettuata alla ricerca anche di armi, secondo quanto si è saputo in merito al blitz delle forze dell’ordine da fonti legali.

Gli agenti della Digos si sono presentati stamattina verso le 06,30 in alcune case occupate in via Apuli nel quartiere Giambellino e, sempre da quanto si è appreso da fonti difensive, hanno effettuato una serie di perquisizioni senza un decreto firmato dagli inquirenti, come è possibile fare in base al testo unico di pubblica sicurezza.

Le perquisizioni, secondo le difese, avrebbero dato esiti negativi, ma alcune persone sono state denunciate per occupazione abusiva e alcuni stranieri sarebbero stati portati in questura per essere identificati.

 

fonte Il Messaggero

Al Qaida, 10 arresti in Italia: kamikaze pronti a colpire in Vaticano

Sono dieci le persone arrestate tra ieri e oggi nell’ambito della maxi operazione della Polizia contro il terrorismo a fronte di 18 ordinanze di custodia cautelare firmate. Le accuse, a vario titolo, sono di strage, associazione a delinquere con finalità di terrorismo e di immigrazione clandestina con soggiorno e permanenza sul territorio nazionale di cittadini pakistani e afghani.

In carcere è finito Sultan Wali Khan, 39 anni, considerato il capo della comunità pakistana a Olbia, promotore della moschea, titolare di un bazar in città. È considerato dagli investigatori uno dei vertici della cellula terroristica ramificata in Sardegna. Avrebbe recuperato i fondi per i gruppi terroristici, grazie a collette tra le comunità islamiche del nord dell’Isola, ufficialmente destinate a scopi umanitari. Un ruolo analogo ma più specifico in chiave di ideologo e indottrinatore, veniva svolto, sempre secondo gli inquirenti, dall’Imam di Bergamo, Hafiz Muahammad Zulkifal, 43 anni, anche lui arrestato oggi.

I due avevano costanti collegamenti per trasferire le somme di denaro a tutti gli affiliati. Gli altri finiti in manette sono Imitias Khan, 40 anni, Niaz Mir, di 41, e Siddique Muhammad, di 37, tutti pakistani rintracciati a Olbia; Yahya Khan Ridi, afghano, 37enne, arrestato a Foggia; Haq Zaher Ui, 52 anni, catturato a Sora (Frosinone); Zuabair Shah, di 37, e Sher Ghani, di 57, pakistani bloccati a Civitanova Marche (Macerata). Gli altri nove sono attualmente ricercati, tre sarebbero ancora in Italia i restanti, invece, avrebbero già lasciato il territorio nazionale.

La Polizia di Stato di Macerata ha arrestato nel pomeriggio il decimo componente dell’organizzazione terroristica islamista: l’uomo, un 46enne pakistano, è stato fermato all’interno di uno stabile di Porto Recanati, dove da tempo vivono numerose persone di diversa etnia. Si tratta del terzo arresto di un pachistano eseguito oggi nelle Marche nell’ambito dell’inchiesta sarda.

Dalle conversazioni intercettate tra i componenti della cellula di Al Qaida che ha operato in Sardegna è emersa la presenza in Italia di un kamikaze e l’ipotesi che si progettasse un attentato in Vaticano. Secondo quanto reso noto dal procuratore Mauro Mura, l’ipotesi di progetto di attentato in Vaticano risalirebbe al marzo del 2010, durante la permanenza in Italia del kamikaze pakistano.

«Da quel poco che si dice sembra una ipotesi del 2010 senza seguito. Quindi la cosa non è oggi rilevante e non è motivo di particolari preoccupazioni». È quanto dice il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, sulle ipotesi di progetto di attentato in Vaticano (che quest’anno celebrerà il giubileo) riferite dalla procura di Cagliari, minimizzando le dichiarazioni della procura. Una dichiarazione a cui si è aggiunta quella del segretario di Stato vaticano, Parolin: «Siamo tutti esposti e abbiamo tutti paura ma il Papa è molto tranquillo in questo, basta vedere come incontra le persone con grande lucidità e serenità». «Il timore più grande – ha aggiunto Parolin – è quello che possano essere coinvolte persone innocenti in attentati. Non mi sembra però di percepire in Vaticano una preoccupazione esagerata, certo bisogna stare attenti».

La base operativa del network terroristico si trovava in Sardegna. L’indagine, diretta dalla Procura Distrettuale di Cagliari e coordinata dal Servizio Centrale Antiterrorismo (S.C.A.) della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, sta coinvolgendo le Digos di sette province italiane. Dall’indagine della Digos di Sassari, che ha permesso di sgominare il network fondamentalista, sono emerse intercettazioni dalle quali risulta che due membri dell’organizzazione hanno fatto parte della rete di fiancheggiatori che in Pakistan proteggevano lo sceicco Osama Bin Laden.

In particolare, la polizia sta eseguendo 18 ordinanze di custodia cautelare nei confronti appunto di appartenenti ad un’organizzazione dedita ad attività criminali transazionali, che si ispirava ad Al Qaeda e alle altre formazioni di matrice radicale sposando la lotta armata contro l’Occidente e il progetto di insurrezione contro l’attuale governo in Pakistan.

La strategia degli atti terroristici compiuti era quella di intimidire la popolazione locale e di costringere il governo pakistano a rinunciare al contrasto alle milizie talebane e al sostegno delle forze militari americane in Afghanistan. Gli investigatori hanno riscontrato che alcuni degli indagati sono responsabili di numerosi e sanguinari atti di terrorismo e sabotaggio in Pakistan compresa la strage nel mercato cittadino Meena Bazar in Peshawar il 28/10/2009, dove un’esplosione uccise più di cento persone.

L’attività investigativa della Polizia di Stato ha permesso di riscontrare come l’organizzazione provvedeva ad alimentare la rete criminale destinando una parte del proprio impegno al fenomeno dell’introduzione illegale sul territorio nazionale di cittadini pakistani o afghani che in taluni casi venivano anche destinati verso alcuni paesi del nord Europa.

Per eludere la normativa che disciplina l’ingresso o la permanenza sul territorio nazionale di cittadini extracomunitari, gli indagati utilizzavano sistemi semplici e collaudati. In alcuni casi facevano ricorso a contratti di lavoro con imprenditori compiacenti in modo da poter ottenere i visti di ingresso. In altri casi percorrevano la via dell’asilo politico facendo passare gli interessati, attraverso documenti falsi e attestazioni fraudolente, per vittime di persecuzioni etniche o religiose.

L’organizzazione forniva supporto logistico e finanziario ai clandestini, assicurando loro: patrocinio verso i competenti uffici immigrazione, istruzioni sulle dichiarazioni da rendere per ottenere l’asilo politico, apparecchi telefonici e sim, contatti personali. L’attività investigativa della Polizia di Stato ha permesso di riscontrare che l’organizzazione criminale aveva a disposizione armi in abbondanza e numerosi fedeli che erano disposti a compiere atti di terrorismo in Pakistan ed Afghanistan, per poi rientrare in Italia.

fonte Il Messaggero