Estorsioni ed usura, 7 arresti a Catania

Conclusa dalla Squadra mobile di Catania l’operazione “Dirty money” che ha portato in carcere 7 persone; un’ottava persona coinvolta, segnalata alla magistratura, era già in carcere per altri reati. L’accusa per tutti è di usura e estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Le indagini sono iniziate lo scorso anno quando un commerciante si è ribellato al pagamento di interessi usurari per un prestito ricevuto in passato.

Gli interessi sono arrivati al 120 per cento annuo e il negoziante non ce l’ha fatta più ed ha denunciato i suoi aguzzini. Diversi gli episodi contestati agli arrestati i quali, in più occasioni, minacciavano la vita facendo leva sull’ “importanza” mafiosa dei debitori e sulla incapacità di “protezione” da rapine subite senza il saldo del debito contratto. In due occasioni, paventando la necessità di dover pagare gli avvocati di affiliati reclusi, gli arrestati si facevano consegnare dal commerciante quasi 25 mila euro.

fonte Polizia di Stato

Siena: “Operazione snob” contro lo spaccio di droga

Si è conclusa ieri l'”Operazione snob” della questura di Siena contro una banda di spacciatori che forniva cocaina e marijuana ai cittadini insospettabili della città e della Valdelsa.

Una prima tranche di arresti è stata effettuata in flagranza di reato nel 2014; da li la prosecuzione delle indagini aveva permesso di ricostruire la rete di collegamenti della banda composta da italiani e albanesi.

Mezzo chilo di cocaina e 6 chili di marijuana sono gli stupefacenti sequestrati.

Sulla scorta dei risultati investigativi la Squadra mobile ieri mattina ha dato esecuzione alle ordinanze del Giudice per le indagini preliminari portando in carcere un italiano di 53 anni e agli arresti domiciliari un albanese di 29 anni. Altri due albanesi sono invece stati sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia.

fonte Polizia di Stato

Estorsioni a Caserta: 9 arresti nel clan Bidognetti dei Casalesi

Taglieggiavano commercianti e imprenditori edili di Castel Volturno con estorsioni, imposte con le minacce caratteristiche del metodo mafioso.

Con queste accuse sono finite in carcere nove persone, arrestate questa mattina dalla Squadra mobile di Caserta in esecuzione di un’ordinanza emessa dal tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea.

Particolarmente colpita la fazione Bidognetti del clan dei Casalesi, che era riuscita a prevalere sulle altre organizzazioni criminali della zona.

L’indagine della Mobile casertana è iniziata nell’ottobre 2013, in seguito alle informazioni acquisite in merito alla formazione sul territorio di San Nicola La Strada di un nuovo gruppo criminale costituito da elementi che avevano come referente un appartenente proprio alla fazione Bidognetti del clan dei Casalesi.

Dopo aver verificato le informazioni, gli investigatori hanno effettuato numerose intercettazioni telefoniche e ambientali.

Particolarmente importanti per le indagini sono state le conversazioni intercettate all’interno dell’auto di uno degli indagati.

fonte Polizia di Stato

Rintracciato in Colombia l’uomo dai “mille volti”

Era riuscito a fuggire da una casa di cura vicino Roma nel 2007 mentre era agli arresti domiciliari ma a luglio scorso è stato rintracciato in Colombia e ieri sera è rientrato in Italia, all’aeroporto di Fiumicino, scortato dagli uomini dell’Interpol.

Conosciuto con lo pseudonimo di “Mille volti” per i continui cambiamenti di aspetto che gli hanno consentito la lunga latitanza, l’uomo, di nazionalità colombiana, ha iniziato la sua carriera criminale come leader dell’ormai smantellato “Cartello di Cartagena”.

Era riuscito a far immettere grosse quantità di cocaina sui mercati di spaccio in Italia e anche in molti altri Paesi europei stabilendo, come leader, i contatti con le organizzazioni mafiose in Italia. La droga arrivava mediante il trasporto in container spediti sulla rotta Colombia-Italia.

Durante la lunga latitanza, gestita in un primo momento con gli appoggi e le conoscenze maturate durante la sua lunga attività di “trafficante”, ha mostrato una spregiudicata abilità nel cambiare fisionomia e dotarsi di documentazione falsa, riuscendo così ad eludere i diversi controlli delle Polizie europee per poi riuscire a far rientro in Colombia dove è stato definitivamente rintracciato.

fonte Polizia di Stato

Cooperazione internazionale: presi tre assassini fuggiti all’estero

fonte Polizia di Stato

fonte Polizia di Stato

Sono finite le vacanze per tre latitanti stranieri: un rumeno, un nigeriano ed un albanese ricercati per omicidio e rintracciati dagli investigatori italiani, attraverso il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia – Scip della Direzione centrale della polizia criminale. I tre infatti, proprio in questo mese, sono stati assicurati alla giustizia. L’ultimo in ordine di tempo è Lucian Valcelian, che aveva ucciso a colpi di bastone la moglie; detenuto presso una struttura sanitaria in provincia di Mantova era evaso tornando nel suo Paese e stabilendosi di nuovo nel comune di residenza.

Altra cattura importante è avvenuta in Svizzera: Clement Ebuh, un 23enne nigeriano accusato a Crotone di aver ucciso un 49enne con il quale aveva una relazione.

L’11 agosto, infine, è stato rintracciato in Belgio Erjon Sejdiraj, soprannominato “lacrima”, un albanese ricercato dal 2003.

Assieme ad altri due complici, Erjon Sejdiraj è stato condannato per aver rapito, seviziato e ucciso una giovane prostituta e per averne nascosto il cadavere. L’omicidio rappresentava un atto di forza per affermare la supremazia nella gestione della prostituzione nella provincia di Piacenza. L’uomo, in Belgio con un nome falso, aveva ricostruito la propria esistenza creandosi anche una famiglia.

fonte Polizia di Stato

Costa Smeralda: preso latitante nigeriano

 La cooperazione internazionale dà i suoi frutti. Grazie alla banca dati comune di Interpol, questa volta a finire nella rete dei controlli è stato un cittadino nigeriano residente a Londra, ma in vacanza a Porto Cervo (Sassari).

Il 16 agosto, nel corso di alcune verifiche effettuate in diversi hotel della nota località turistica, i poliziotti hanno scoperto un 46enne nigeriano, destinatario di una mandato di arresto emesso dalla Suprema Corte della Nigeria, per il reato di frode nel commercio.

L’uomo, ricercato dal 2014, è finito in carcere perchè deve ancora scontare una condanna di sette anni di reclusione.

Il latitante, tra il 2007 e il 2008, in qualità di direttore generale di una società era riuscito, presentando documenti falsi, ad ottenere un consistente prestito dalle banche, mai restituito.

Infatti il nigeriano aveva fatto dapprima perdere le sue tracce in Inghilterra e ieri sera è stato rintracciato in Sardegna.

fonte Polizia di Stato

Operazione Ferragosto sicuro: undici spacciatori in manette

PALERMO – I controlli dei carabinieri nei locali lungo la costa e sulle strade: denunciate 88 persone per uso di stupefacenti, 33 auto sequestrate

Undici spacciatori in manette: è il risultato dell’operazione Ferragosto dei Carabinieri del Comando di Palermo che hanno intensificato i servizi di prevenzione lungo le arterie stradali durante il “ponte” del fine settimana. Gli undici pusher arrestati verranno giudicati con il rito direttissimo domani presso i Tribunali di Palermo e Termini Imerese.

Le strade di afflusso ai locali più noti e frequentati della costa tra Bagheria e Cefalù, da Terrasini a Cinisi, sono state battute senza sosta dalle gazzelle dell’Arma. Lo scopo era quello di evitare l’ingresso di stupefacenti nei locali e l’uscita di giovani privi di lucidità a bordo di automezzi. Sono undici i denunciati in stato di libertà all’Autorità giudiziaria per detenzione di stupefacenti, mentre sono 88 tra giovani e meno giovani segnalati all’Ufficio Territoriale del Governo, quali assuntori di sostanze stupefacenti. Complessivamente sono stati sequestrati: 58 grammi di cocaina, 7 grammi di eroina, 235 grammi di hashish e 397 grammi di marijuana. Tra coloro che cercavano divertimento anche soggetti in stato di restrizione per disposizione del Tribunale. E’ finita così con l’arresto, l’uscita che si è concessa per ferragosto un pregiudicato, B.B. di 34 anni, fermato dai Carabinieri della Compagnia di Palermo San Lorenzo per aver violato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.

Numerose le contestazioni al codice della strada: denunciate 51 persone, sequestrate 33 autovetture e 66 tra ciclomotori e motocicli.

fonte La Repubblica

Operazione antimafia: presi i fedelissimi del boss Messina Denaro

Le Squadre mobili di Palermo e Trapani, coordinate dal Servizio Centrale Operativo (Sco), insieme al Ros dei Carabinieri, hanno arrestato 11 persone alcune ritenute vicinissime al boss Matteo Messina Denaro; per le altre è stata accertata l’appartenenza alle famiglie di Cosa Nostra trapanese.

L’operazione “Ermes“, coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Palermo, è partita nei primi mesi del 2012, periodo di effettiva riapertura dei canali di comunicazione del latitante che, come per il passato, avrebbe utilizzato i famosi “pizzini” scritti per trasmettere ai propri complici le disposizioni di comando.

Ogni tre mesi Matteo Messina Denaro dettava le modalità per la trasmissione di questi messaggi ai suoi fedelissimi, cercando di evitare i contatti frequenti per evitare di essere individuato. Lo scambio dei “pizzini” avveniva in aperta campagna, tra Salemi, Mazara del Vallo, Santa Ninfa e Partanna e, durante gli incontri, gli indagati erano attenti a non utilizzare mai parole con riferimenti al latitante o alle sue direttive.

Sono ancora in corso indagini di natura finanziaria presso alcuni istituti di credito svizzeri, dove alcuni indagati potrebbero aver versato somme di denaro finalizzate al sostegno economico del latitante. L’operazione “Ermes” continua a isolare sempre di più il superboss latitante Matteo Messina Denaro, lavoro già iniziato con le operazioni “Golem I e II” ed “Eden I e II“.

fonte Polizia di Stato

Operazione “Babylon”: la Postale scopre un mercato illecito nella darknet

È il primo sequestro in Europa e il secondo al mondo: la Polizia postale ha individuato un vero e proprio mercato virtuale nascosto nella darknet e ha sequestrato circa 14 mila wallet (conto corrente) di cryptomoneta per un valore di circa un milione di euro.

Si poteva acquistare di tutto, armi, sesso, documenti, droga e qualsiasi altro materiale o servizio illecito attraverso il pagamento con la moneta virtuale conosciuta con il nome di Bit-coin.

Gli investigatori della Polizia postale nella Conferenza stampa hanno dichiarato che, in collaborazione con Europol e coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda), erano sulle tracce di una comunità web di pedofili che si scambiava materiale attraverso portali che sfuggono ai normali motori di ricerca.

Durante le indagini è stato scoperto il sito “Babylon“, un grande mercato dove s’incontra l’offerta e la domanda degli utenti che vanno alla ricerca di cose “particolari”.

L’indagine ha individuato un italiano, gestore del più gettonato market place di traffici illeciti nella darknet.

fonte Polizia di Stato

Napoli, finti carabinieri ripulivano le case: 13 arresti. Incastrati da un video

Travestiti da rappresentanti delle forze dell’ordine mettevano a segno furti e rapine in abitazione esibendo falsi decreti di perquisizione: due bande di malviventi che usavano lo stesso modus operandi sono state sgominate dai Carabinieri di Napoli, che hanno arrestato 13 persone. Entrati in casa, i ladri rovistavano in stanze e mobili per portare via soldi e oggetti di valore. Una rapina è stata immortalata dalla videosorveglianza di una delle vittime, che ha consentito ai militari di identificare alcuni malfattori e poi i loro complici.

Sono complessivamente otto i furti e le rapine messe a segno dalle due bande accertati dai carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli. I colpi sono stati perpetrati tra marzo e dicembre 2014: sette a Napoli e uno a Castel Volturno, in provincia di Caserta. Molti altri sono stati sventati dai carabinieri durante le indagini, sistemando pattuglie nelle zone dove si sospettava che i ladri stessero per entrare in azione. Nel corso dell’attività investigativa sono state sequestrate sette pettorine, due borse, due cartelline e dieci berretti – tutti con false scritte Carabinieri e Guardia di finanza – e una pistola scacciacani. I militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli. I tredici indagati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata a furti e rapine in abitazione aggravate dall’aver portato armi e dall’aver simulato la qualità di pubblico ufficiale.

Commentando l’operazione che ha consentito ai carabinieri di Napoli di sgominare una banda di criminali dedita a furti e rapine in abitazione, soddisfazione è stata espressa dal comandante provinciale dei carabinieri di Napoli gen. Antonio De Vita, «perché i furti e le rapine in abitazione rappresentano uno dei fattori che maggiormente incide, in termini negativi, sulla percezione del livello di sicurezza delle comunità che a noi sono affidate». «Gli arresti di oggi costituiscono, infatti, una rapida e adeguata capacità di risposta data sinergicamente da magistratura e forze dell’ordine», ha concluso il generale De Vita.

fonte Il Messaggero