Mafia: Rostagno;condannati all’ ergastolo due boss

MAFIA: AL VIA REQUISITORIA PROCESSO UCCISIONE ROSTAGNOda ANSA.it

La Corte d’Assise di Trapani, presieduta da Angelo Pellino, ha condannato all’ergastolo i boss trapanesi Vincenzo Virga e Vito Mazzara, accusati dell’omicidio del sociologo Mauro Rostagno, assassinato a Valderice (Tp) il 26 settembre del 1988. 

La camera di consiglio dei giudici della Corte d’Assise è durata due giorni e mezzo.

Il collegio ha condannato i due imputati al risarcimento delle parti civili tra le quali l’Ordine dei giornalisti, la comunità Saman, di cui Rostagno era il fondatore, i familiari del sociologo e l’Associazione della stampa. La Corte ha anche disposto la trasmissione in Procura delle deposizioni di una serie di testimoni tra i quali l’ex sottufficiale dei carabinieri Beniamino Cannas e dell’editrice dell’emittente televisiva Rtc, Caterina Ingrasciotta, televisione privata dalla quale Rostagno denunciava cosa nostra e i suoi legami con la massoneria deviata.

Il processo si è protratto per 67 udienze durante le quali sono stati ascoltati 144 testi ed effettuate quattro perizie. Per entrambi gli imputati i pm Gaetano Paci e Francesco Del Bene avevano chiesto l’ergastolo.

Mafia: progetto di morte contro pm. Messineo, “massima allerta”

messineoda AGI.IT

“L’attenzione e l’allerta sono altissime, cosi’ come e’ massima la predisposizione di mezzi a tutela di coloro che sono minacciati.

Cio’ vale certamente in riferimento a questo episodio, ma anche in ordine ad altri progetti che emergono e che vogliono colpire chi e’ impegnato nel contrasto alla criminalita’ organizzata”.

Lo ha detto all’AGI il procuratore di Palermo Francesco Messineo, rispondendo a una domanda sulle notizie relative al presunto piano di morte che Matteo Messina Denaro avrebbe progettato per i prossimi mesi contro il pm palermitano Teresa Principato che coordina l’inchiesta finalizzata alla sua cattura. (AGI)

Expo, Maltauro: “La cupola esiste”

expoda TGCOM24

Enrico Maltauro, imprenditore vicentino tra gli arrestati di giovedì scorso, avrebbe confermato in pieno l’ipotesi della Procura di Milano: per lavorare ai progetti Expo bisognava stare al “gioco”, a quel sistema architettato dalla “cupola” e fatto di presunti appalti pilotati e di mazzette per i lavori. “Mi hanno chiesto 1,2 mln di euro – ha spiegato Maltauro -: ne ho pagati 600mila”. Ipotesi di danno erariale: la Corte dei Conti apre un’inchiesta

– Enrico Maltauro, imprenditore vicentino tra gli arrestati di giovedì scorso, avrebbe confermato in pieno l’ipotesi della Procura di Milano: per lavorare ai progetti Expo bisognava stare al “gioco”, a quel sistema architettato dalla “cupola” e fatto di presunti appalti pilotati e di mazzette per i lavori. “Mi hanno chiesto 1,2 mln di euro – ha spiegato Maltauro -: ne ho pagati 600mila”. Ipotesi di danno erariale: la Corte dei Conti apre un’inchiesta.

Si indaga per possibile danno erariale – La procura regionale della Corte dei conti per la Lombardia ha avviato un’indagine per accertare possibili profili di danno erariale nella gestione della gare di appalto per Expo 2015. “L’inchiesta è in stretta connessione con i recenti provvedimenti della magistratura penale in materia di gestione delle gare di appalto di Expo 2015”, si legge in una nota.

Per l’indagini su Expo e per quella su Infrastrutture Lombarde già in corso è stato costituito un apposito pool di magistrati contabili guidato dal procuratore regionale, Antonio Caruso, e che si avvarrà dell’ausilio del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano.

Ammissione di Maltauro e Cattozzo – Maltauro è stato arrestato insieme all’ex esponente della Dc Gianstefano Frigerio, all’ex funzionario del Pci Primo Greganti, all’ex senatore del Pdl Luigi Grillo, all’ex esponente ligure dell’Udc Sergio Cattozzo e all’ex manager, appena dimessosi, di Expo Angelo Paris. Maltauro e Cattozzo, ex esponente ligure dell’Udc, sono stati interrogati dai pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, e hanno consolidato l’impianto accusatorio. Gli altri coindagati, eccetto Paris, hanno negato.

“Per poter lavorare pagavo” – Maltauro, difeso dagli avvocati Giovanni Dedola e Paolo Grasso, ha messo a fuoco il metodo ideato dal terzetto Frigerio-Greganti-Grillo: “Un sistema basato sulle tangenti e io per poter lavorare mi adeguavo e pagavo”, questa la sintesi di un verbale al momento secretato. Maltauro avrebbe aggiunto: “La cupola mi ha chiesto un milione e duecento mila euro di mazzette”, ammettendo di aver pagato 600 mila euro e di averne promessi altrettanti per aggiudicarsi gli appalti di Expo e Sogin.

I legali: “Cattozzo ha chiarito” – Sulla stessa linea Sergio Cattozzo. Il politico ha confermato l’esistenza di appalti truccati e di tangenti, con promesse di carriera ai pubblici ufficiali complici. I suoi avvocati Rodolfo Senes e Michele Ciravegna hanno dichiarato: “Ha chiarito dando giustificazioni congruenti e fornendo le indicazioni richieste”.

La contabilità delle mazzette nei post-it – Ha spiegato inoltre “il significato delle cifre” contenute nei tre post-it che al momento dell’arresto aveva tentato di nascondere e sui quali, come poi l’altro ieri ha confessato davanti al gip Fabio Antezza, aveva appuntato la “contabilità” delle mazzette e del denaro versato dall’imprenditore vicentino: 590 mila euro tra l’anno scorso e quest’anno. A lui, invece, i compensi sono stati versati da Maltauro sotto forma di falsi contratti per 300 mila euro lordi a cui si aggiunge, come benefit, un’Audi da circa 60 mila euro.

Intanto i pm, hanno depositato il ricorso al Tribunale del Riesame contro il rigetto da parte del gip dell’arresto di altre dodici persone. Tra questi ci sono i nomi di Giuseppe Nucci e Alberto Alatri, i due ex manager di Sogin, la società a partecipazione pubblica che si occupa dello smantellamento degli impianti nucleari in Italia, e anche di Giovanni Rodighiero, ritenuto il braccio destro di Frigerio.

Truffe ad anziani in Lazio, Puglia e Liguria, 8 arresti

truffeda AGI.IT

Erano specializzati in truffe ad anziani e ogni colpo fruttava loro dai 4.500 euro ai 5.000.

I carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma hanno arrestato 8 persone, piu’ una sottoposta all’obbligo di firma, tra Napoli, Caserta, Pozzuoli e Santa Maria Capua Vetere, componenti di una banda specializzata in truffe ad anziani. L’indagine e’ durata due anni. L’organizzazione, interamente sgominata dai carabinieri, colpiva nel Lazio, in Puglia e in Liguria.
  Il modus operandi, spiega una nota dei carabinieri, si avvaleva di un preciso copione, elaborato e collaudato da truffatori veterani e di consolidata esperienza, le vittime prescelte erano perlopiu’ pensionati ultrasessantenni nei confronti dei quali gli indagati hanno dimostrato totale insensibilita’ e particolare spietatezza e accanimento, anche quando queste versavano in precarie condizioni di salute fisica e mentale, con vessazioni di carattere psicologico e verbale.
  Tra gli arrestati c’e’ anche una donna, la moglie del capo, che pur non partecipando di regola alla fase esecutiva aveva un ruolo attivo nell’associazione. Nel corso delle perquisizioni i carabinieri hanno potuto constatare che gli ampi appartamenti in cui vivevano gli arrestati erano arredati di lusso estremo che stride con la loro condizione ufficiale di disoccupati e nullatenenti.
  Ulteriori particolari saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terra’ alle 11 in Procura a piazzale Clodio, Palazzina C, primo piano. (AGI) .

Cantone: “Attenzione alla corruzione, ma non cancelliamo l’Expo di Milano”

expoda Help Consumatori

“L’unica cosa da non fare è cancellare l’Expo. Sarebbe ammettere che l’illegalità ha vinto”. Lo afferma il presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, chiamato dal premier, Matteo Renzi, a seguire i lavori dell’Esposizione Universale di Milano 2015. “Bisogna andare avanti e il governo ci mette la faccia”, sottolinea. Cantone chiede poi alla politica di “rialzare la guardia”, adottando “regole chiare di finanziamento trasparente”.

“Tangentopoli non ci ha insegnato nulla. Tornano alla ribalta personaggi già condannati: il peggio poteva essere scongiurato”, aggiunge Cantone, secondo cui “i partiti hanno grandi responsabilità perché non hanno saputo attrezzarsi con delle regole chiare di finanziamento trasparente”. “La trasparenza – sottolinea – è l’anticorpo più potente nei confronti del malaffare. Si può tranquillamente mettere in campo una rete di controlli efficace, intelligente, agile e non burocratica, purché ci sia davvero trasparenza”.

Prime ammissioni durante gli interrogatori di garanzia – E mentre la politica attiva una task force anticorruzione per stroncare sul nascere la nuova Tangentopoli, nel carcere di Opera è una giornata di interrogatori per gli arrestati dello scandalo Expo. Ha ammesso i fatti “nella loro materialità” così come sono stati contestati. E’ questa la sintesi dell’interrogatorio reso al gip Fabio Antezza da Enrico Maltauro, l’imprenditore vicentino finito in carcere giovedì, assieme all’ex parlamentare Dc, Gianstefano Frigerio, all’ex funzionario Pci, Primo Greganti, all’ex senatore Fi-Pdl, Luigi Grillo, all’ex esponente ligure dell’Udc, Sergio Cattozzo, e al manager di Expo, Angelo Paris.

Alfano: “Escluse dagli appalti 33 aziende” – “Sull’Expo abbiamo svolto una forte azione di contrasto alle infiltrazioni criminali”. Lo dice il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, sottolineando che 33 aziende sono state escluse dagli appalti e sono stati controllati 66 cantieri e 2.400 soggetti. “Questi sono i fatti contro le infiltrazioni criminali – aggiunge il titolare del Viminale -. Adesso contro la corruzione disporremo di una task force che avrà anch’essa un ottimo risultato”.

Tajani: “Tempistica inchieste sospetta ma andiamo avanti” – “Le inchieste devono fare il proprio corso, certamente è un po’ sospetto che tutto accade in campagna elettorale”. Risponde così ai giornalisti riguardo l’inchiesta sull’Expo, il vice presidente della Commissione Europea, Antonio Tajani. “Bisogna impedire – continua Tajani – che la vicenda giudiziaria ostacoli il percorso dell’Expo, quindi separiamola nettamente da quella economica”.

Lupi: “Avanti con i lavori, dobbiamo arrivare in tempo” – “Andiamo avanti con i lavori. Dobbiamo assolutamente arrivare in tempo perché l’Expo deve essere l’appuntamento dell’Italia”. Così il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, dopo i nuovi episodi di corruzione all’Expo di Milano. “Abbiamo concordato con Renzi l’affiancamento dell’autorità nazionale per l’anticorruzione” per seguire i lavori di Expo.

Maroni: “Cantone abbia poteri investigativi veri” – “La nomina di Cantone sarà utile se avrà i poteri investigativi che noi non abbiamo, se può per esempio dialogare con la Procura per scoprire questi intrecci sotterranei che hanno portato all’inchiesta”. Lo dice il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, sul ruolo che avrà per Expo il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione.

Donna crocifissa, parla il killer: “Mi implorava di smettere”

killerda TGCOM24

“Sono molto pentito, vorrei poter tornare indietro”. Lo ha detto il maniaco delle prostitute, Riccardo Viti, durante l’interrogatorio per la convalida del fermo disposto per la morte di Andreea Cristina Zamfir, trovata crocifissa a Uggiano (Firenze). Viti ha anche aggiunto: “Mi implorava di smettere, quando mi sono accorto di cosa stava succedendo ho subito pensato ai miei genitori”.

“Viti darebbe la sua vita per poterla ridare a quella ragazza”, ha detto il suo legale, Alessandro Benelli, annunciando che ricorrerà al Riesame per chiedere i domiciliari.  Il legale ha anche risposto ad una domanda su come intende procedere dopo la conferma del fermo e della custodia cautelare in carcere per l’omicidio di Andreea Cristina Zamfir, la prostituta uccisa la notte tra il 4 e il 5 maggio scorso. “Un passo per volta – ha detto Benelli – certo ricorreremo al riesame per chiedere i domiciliari”.

Firenze, prostituta: “Vittima del killer” Spunta l’ipotesi del maniaco seriale

omicidiougnano1da TGCOM24

Una giovane albanese racconta di aver subito lo stesso trattamento riservato dall’assassino a Cristina, trovata crocifissa a una sbarra e morta, come rivelato dall’autopsia, per emorragia interna. Intanto i carabinieri hanno individuato lo stesso dna per 3 episodi analoghi

“Io conosco lui, mi ha fatto male”. “Lui” è il maniaco, il serial killer che a Uggiano, pochi chilometri da Firenze, ha ucciso Cristina Zamfir legandola a un palo, come crocifissa. “Mi ha lasciato tutta nuda, mi ha rubato, messo mano così mi ha legato con… come si chiama? nastro adesivo bianco”. Oggi questa donna ha deciso di collaborare con la polizia. Intanto, dopo l’esame del Dna, si fa strada l’ipotesi di un maniaco seriale.

Stesso Dna in 3 casi: ipotesi maniaco seriale – I carabinieri del Racis hanno individuato lo stesso Dna per tre episodi analoghi in cui, a Firenze e a Prato, un maniaco seriale ha aggredito e violentato, anche con sevizie, delle prostitute. Gli episodi risalgono a luglio 2011 (Prato), marzo 2013 (Ugnano) e 21 febbraio 2014 (Calenzano).

Il Dna è stato ricavato dalla saliva che il maniaco ha lasciato sul nastro adesivo usato per bloccare le vittime, al momento di strapparlo con i denti.

Sotto la lente altri due episodi – Dalle indagini dei carabinieri di Firenze emergono poi altri due episodi simili per caratteristiche e modalità. Si tratta di violenze a prostitute denunciate il 9 dicembre 2006 a Ugnano e il 3 ottobre 2009 a Calenzano. In questi due casi non ci sono risultati dal Dna, tuttavia gli investigatori dei carabinieri si sentono di riunirli agli altri tre proprio per le similitudini emerse con i racconti delle vittime.

L’autopsia: “Cristina morta per emorragia interna” – Un’agonia breve, poi la morte per emorragia interna. E’ quanto emerge dall’autopsia effettuata sul corpo di Cristina Zamfir, il cui cadavere è stato trovato due giorni fa nella periferia di Firenze, a Ugnano, legato ad una sbarra che delimita una strada sterrata.

L’emorragia è stata causata dalla sevizia sessuale inflittale dal maniaco a cui magistratura e forze dell’ordine stanno dando la caccia.

Sempre dall’esame autoptico è emerso che la donna è morta nel giro di minuti: le lesioni interne e l’emorragia le hanno provocato uno choc traumatico tale da causare il decesso.

Ultrà: De Santis, è giallo sullo stub. Daspo di 5 anni per ‘Genny’

de santisda Ansa.it

Scagionato dallo stub, ma inchiodato da tre testimoni. Daniele De Santis resta per Procura e Questura colui che sabato scorso, prima della finale di Coppa Italia, ha impugnato la pistola e sparato contro i tifosi napoletani ferendo gravemente Ciro Esposito.

Per questo resta indagato per tentato omicidio nonostante l’esame scientifico non abbia fornito la prova incontrovertibile della sua responsabilità. Lo stub, un esame strumentale e irripetibile, più che risolvere sembra aver complicato lo scenario su quanto avvenuto negli scontri del prepartita: l’esame ha sì rilevato tracce sparse sulla mano destra di particelle di polvere da sparo, ma non in quantità sufficiente a stabilire se l’ex ultrà romanista abbia utilizzato la pistola per fare fuoco. Dalla Questura affermano, in sostanza, che “l’esame eseguito è compatibile con materiale da sparo”, materiale da sparo che potrebbe però coincidere anche con le bombe carta che De Santis avrebbe lanciato contro i napoletani. La Procura dunque non sposta il suo impianto accusatorio e chiede il carcere per De Santis: a inchiodarlo la testimonianza di tre tifosi azzurri presenti al momento della sparatoria e ritenuti attendibili. De Santis, per chi indaga, ha impugnato la Beretta 7,65 e ha esploso colpi nei confronti dei partenopei. E proprio sull’arma, dopo lo stub negativo, verranno effettuati ulteriori esami per cercare di individuare impronte digitali utili alle indagini.

Pugno ferro Viminale, Daspo 5 anni Genny’a carogna – La notte da protagonista all’Olimpico costa cara a Genny ‘a carogna. Il capo dei Mastiffs della Curva A del Napoli incassa infatti il Daspo di 5 anni e la denuncia per istigazione a delinquere, partecipazione a fatti di violenza e superamento di barriere. E’ il pugno di ferro annunciato dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano. La minaccia del Daspo – il divieto di accedere alle manifestazioni sportive – incombe anche su chi indosserà la maglietta ‘Speziale libero’, come hanno promesso di fare alcuni tifosi del Napoli per la partita di stasera con il Cagliari. In attesa, dunque, di varare un pacchetto organico di misure per contrastare il tifo violento, partono i primi provvedimenti contro i personaggi ritenuti responsabili della disastrosa serata della finale di Coppa Italia. Il bersaglio grosso è naturalmente Gennaro De Tommaso, assurto a simbolo del potere ultrà. Le immagini di Genny a cavalcioni sulla cancellata della curva – maglietta nera con la scritta ‘Speziale libero’ davanti e ‘Libertà per gli ultras’ dietro – a domare i ‘suoi’ tifosi inferociti e poi scendere sul terreno a parlamentare con il capitano del Napoli Marek Hamsik, dirigenti dei club ed addetti alla sicurezza per dare l’ok allo svolgimento della partita, hanno fatto il giro del mondo. Ora scatta la punizione per il capotifoso, peraltro non nuovo al Daspo (nella sua fedina anche un arresto per traffico di droga).

Appalti Expo, arrestato Primo Greganti

primo gregantida Help Consumatori

Primo Greganti, già coinvolto in Mani Pulite e conosciuto dalle carte dell’inchiesta come “compagno G”, e Angelo Paris, direttore della pianificazione acquisti dell’Expo 2015, sono stati arrestati assieme ad altre 5 persone. I sette sono accusati dalla Procura di Milano di turbativa d’asta e corruzione per alcuni appalti legati all’Expo.

Firenze, corpo di donna legato a una sbarra Un anno fa caso analogo, ipotesi maniaco

poliziada TGCOM24

l corpo della giovane, rivenuto in una strada secondaria, sotto a un cavalcavia alle porte della città toscana era “a braccia larghe come se fosse crocifissa”, racconta un testimone. Possibili sevizie sessuali prima della morte

l cadavere di una donna è stato trovato in una strada secondaria, sotto un cavalcavia, alle porte di Firenze. Il corpo era legato a una sbarra orizzontale. Sul posto la polizia. La zona è quella al confine tra Firenze e Scandicci, alla periferia ovest del capoluogo toscano. La vittima è stata trovata nuda e legata a una sbarra orizzontale, “a braccia larghe come se fosse crocifissa”, racconta un testimone che ha scoperto il corpo e ha dato l’allarme.

Le procedure di identificazione devono ancora concludersi ma al momento la vittima risulterebbe essere una romena di 26 anni. La donna è stata trovata nuda, indossava soltanto un paio di scarpe da tennis e dei calzini. Sarebbe morta intorno a mezzanotte. La sbarra alla quale è stata legata è a pochi centimetri da terra e serve ad interrompere la strada: in quel punto la via asfaltata termina e comincia un’area incolta.

L’uomo che ha dato l’allarme è uscito di casa per fare un giro in bicicletta, quando ha visto il corpo che si trovava vicino all’Arno, sotto al cavalcavia della A1 nella zona di Ugnano. Gli abitanti della zona avevano presentato anche esposti alle autorità denunciando che la zona è fortemente degradata.

Possibili sevizie prima della morte – In base a quanto emerso dai primi accertamenti non è escluso che la donna sia stata legata e seviziata sessualmente e che poi sia stata abbandonata in quelle condizioni e che sia morta successivamente da sola. Lo dimostrerebbero le ecchimosi sulle braccia all’altezza dello scotch che la teneva legata, che testimonierebbero una ricerca disperata di liberarsi.

Un anno fa caso simile. Un maniaco seriale? – Un anno fa, nello stesso posto e nella stessa posizione in cui è stato trovato il corpo, fu trovata viva una prostituta violentata e rapinata: anche allora la donna era stata legata alla sbarra. Una donna che vive nei pressi ha ricordato il caso. La testimone, nella notte, ha sentito dei lamenti indistinti, ma non è uscita da casa poiché era sola e la zona, ha detto, è spesso frequentata da prostitute e tossicodipendenti. Il precedente risale al marzo 2013: la prostituta, una donna italiana di 46 anni, denunciò di essere stata immobilizzata, violentata e rapinata della borsa da un cliente, proprio nella stessa strada. All’arrivo dei carabinieri, intervenuti su segnalazione di alcuni residenti allarmati dalle sue grida, la donna era a terra, nuda, i polsi legati con dei lacci a una transenna spartitraffico.