Follia ultrà, Renzi: “Basta impunità” Difesa gratis per Ciro, il tifoso ferito

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Il premier annuncia il pugno di ferro mentre il capo-ultras Genny la carogna, dichiara: “Nessuna trattativa con la Digos”. La madre del tifoso ferito, arrestato per rissa: “Aiuto, ci serve un avvocato”. Appello accolto da due avvocati che lo assisteranno gratuitamente

Non si placano le polemiche per i fatti di sabato sera avvenuti in occasione della finale di Coppa Italia. Il capo ultrà napoletano, Genny la carogna dice al “Mattino” che “non c’è stata alcuna trattativa con la Digos. Il premier Matteo Renzi, a “La Stampa”, annuncia il pugno di ferro: “Basta impunità negli stadi”. Accolto l’appello della madre di Ciro, il tifoso ferito agli arresti per rissa: due avvocati lo assisteranno gratuitamente.

Roma, omicidio nella notte: giovane ucciso dal padre della fidanzata

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L’uomo gli ha sparato al petto al culmine di una lite. La ragazza era ritornata dai genitori, dove il compagno l’aveva raggiunta

Omicidio nella notte a Marino, alle porte di Roma. Un giovane di 27 anni è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco al petto. I carabinieri hanno fermato il padre della fidanzata della vittima, che gli ha sparato al culmine di una lite, uccidendolo. La compagna, che viveva con la vittima a Zagarolo, era ritornata dai genitori. Ma il fidanzato l’aveva raggiunta per riportarla a casa.

La ragazza con sè aveva portato il figlio di 20 mesi. Ma il ventisettenne era subito partito alla volta dell”abitazione dei suoceri. Ne è nato un litigio con i genitori della convivente, durante il quale il ventisettenne avrebbe anche impugnato un bastone minacciandoli.

Il padre della ragazza, un uomo di 54 anni, ha esploso un colpo di pistola contro il giovane centrandolo al petto e uccidendolo, poi si è allontanato in preda al panico. I carabinieri del nucleo radiomobile di Frascati e della stazione locale hanno rintracciato l’uomo per poi arrestarlo.

Amanda Knox si confessa alla Cnn: “Non ho ucciso la mia amica Mez”

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“Non c’è nessuna prova mia presenza sulla scena del delitto”, si difende la giovane di Seattle a pochi giorni dalla pubblicazioni delle motivazioni della sentenza di condanna

“Non ho ucciso la mia amica”. Così Amanda Knox, in un’intervista esclusiva alla Cnn, torna per l’ennesima volta a difendersi due giorni dopo che i giudici della Corte d’assise d’appello di Firenze hanno depositato le motivazioni della sentenza di condanna per l’omicidio di Meredith Kercher. “Se fossi stata sulla scena del crimine, le prove della Scientifica dimostrerebbero la mia colpevolezza, ma non c’è nulla”, ha sottolineato la giovane.

Yara, si segue una nuova pista E’ caccia alla madre dell’assassino

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La donna avrebbe avuto un figlio da una relazione clandestina con un conducente di pullman, proprio il lavoro di Giuseppe Guerinoni, l’autista indicato dal Dna quale padre naturale di “Ignoto 1”

Nuova pista sul caso Yara. Una segnalazione giunta agli inquirenti riferisce di una ragazza madre dell’Altopiano di Clusone che, secondo alcune voci, avrebbe avuto un figlio da una relazione clandestina con un conducente di pullman, proprio il lavoro di Giuseppe Guerinoni, l’autista di Gorno morto nel 1999 a 61 anni e indicato dal Dna quale padre naturale di ‘Ignoto 1’, l’assassino di Yara. La donna oggi avrebbe 46 anni.

Ucciso in Brasile, preso il killer

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I carabinieri della compagnia di Siniscola (Nuoro) hanno arrestato a Roma il presunto responsabile dell’omicidio di Enzo Albanese, italiano 42enne ucciso in Brasile a colpi di arma da fuoco il 2 maggio scorso a Natal. L’uomo è stato bloccato all’aeroporto, dai militari della stazione di Budoni. La vittima aveva da poco ottenuto la gestione del catering del nuovo stadio di calcio di Natal ed era dirigente di una squadra di rugby locale.

Delitto di Garlasco, l’appello riapre le indagini per omicidio ad Alberto Stasi

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La Corte d’Assise d’Appello di Milano riapre il caso del giallo di Garlasco: i giudici del nuovo processo di secondo grado ad Alberto Stasi, imputato per l’omicidio di Chiara Poggi, hanno infatti disposto il rinnovo dibattimentale con l’integrazione di nuovi esami.

Il processo per l’omicidio della 26enne Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007, vede imputato il fidanzato della giovane, Alberto Stasi. Dopo l’assoluzione in primo e secondo grado, i giudici hanno accolto tutte le richieste avanzate dall’avvocato della vittima, Gian Luigi Tizzoni, e del pm Laura Barbaini. Adesso, dovranno essere fissati i termini delle nuove consulenze e stabilito a chi affidarle.

I nuovi test – Tra i principali accertamenti sono stati disposti i test, mai effettuati, per individuare il Dna mitocondriale da un capello corto castano chiaro trovato nel palmo della mano sinistra di Chiara e sui margini delle unghie della ragazza; la ripetizione dell’esperimento della cosiddetta camminata di Stasi sulla scena del crimine, estendendolo anche ai primi due gradini della scala su cui fu trovata senza vita la sua fidanzata e che Alberto dice di aver sceso; il sequestro della bici nera della giovane nella disponibilità degli Stasi al fine solo di sottoporla alla ricognizione delle due testimoni, Franca Bermani e la signora Travain.

Famiglia Poggi “molto soddisfatta” – L’avvocato Tizzoni e i genitori di Chiara si sono detti “molto soddisfatti”. La famiglia della vittima ha dato la disponibilità della propria abitazione per l’esame della camminata. Il legale ha inoltre riferito che i giudici hanno già nominato i periti e hanno rinviato l’udienza al 14 maggio.

Difesa Stasi: “Siamo tranquilli” – “Siamo tranquilli perché questi approfondimenti dimostreranno l’innocenza di Alberto”. Lo ha detto l’avvocato Fabio Giarda, uno dei legali del pool della difesa di Alberto Stasi.

Mez, Amanda Knox: sono innocente Perché il processo va ancora avanti?

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“Sono innocente. Non capisco, non capisco proprio come questo processo possa andare ancora avanti…”. Queste le parole di Amanda Knox, dopo che i suoi difensori le hanno inviato la motivazione della Corte d’assise d’appello di Firenze che l’ha condannata insieme a Raffaele Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher.

E’ Rudy Guede l’assassino di Meredith, e non ci sono prove che dimostrino la mia partecipazione a questo terribile crimine”, ha ribadito Amanda ai suoi avvocati. “Gli esperti hanno concluso che il mio Dna non è stato trovato da nessuna parte, mentre quello del vero omicida, Rudy Guede, è stato individuato ovunque, anche sul corpo di Meredith. Questo rigetta la teoria dell’aggressione multipla contenuta nelle motivazioni” della sentenza.

“Ancora fiducia nella giustizia italiana” – “Ora mi concentrerò sull’appello in Cassazione. Rimango fiduciosa sul fatto che la giustizia italiana riconoscerà ancora una volta la mia innocenza”, si legge nella dichiarazione diffusa dai suoi avvocati.

Foggia, 31 arresti per spaccio di droga

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Trentuno persone dedite allo spaccio di stupefacenti, in particolare sul Gargano, sono state arrestate dai carabinieri. Le indagini, coordinate dalla Procura di Foggia, hanno consentito di sequestrare numerose dosi di cocaina, hashish e marijuana che, con oltre tremila “cessioni” nell’arco di un anno, hanno generato un giro d’affari di 800mila euro circa.

Una vasta rete di narcotraffico è stata scoperta anche nel Ragusano, dove i carabinieri hanno notificato un provvedimento di “informazione di garanzia e avviso alla persona sottoposta alle indagini di chiusura delle indagini preliminari”, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, nei confronti di 49 persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e concorso in detenzione di armi e droga.

L’inchiesta avviata dai carabinieri di Modica ha consentito di scoprire una pericolosa gang criminale a Scicli inserita a pieno titolo in una più vasta e articolata rete del narcotraffico che operava tra la Provincia di Ragusa, Catania e Napoli. Gli investigatori hanno ricostruito collegamenti, ruoli e funzioni di capi e gregari di una vera e propria organizzazione militare dedita allo smercio di ingenti quantitativi di hashish e cocaina sequestrati in varie operazioni dei Carabinieri sin dal 2007.

 

Mozzate, il killer di Lidia e Silvio potrebbe avere ucciso anche il cugino

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Dopo Lidia Nusdorfi e Silvio Mannina, il pasticcere albanese Dritan Demiraj potrebbe aver ucciso una terza persona. Non si trova, infatti, il cugino del killer e la Procura di Rimini sta preparando una rogatoria internazionale con l’Albania per scoprire se è ancora vivo. Demiraj, interrogato dagli investigatori, aveva detto di aver già tentato di assassinare il cugino la scorsa estate poiché aveva avuto una relazione con Lidia.

Dritan, per quell’episodio, era stato arrestato e poi rilasciato. Nonostante gli fosse stato ritirato il passaporto, era rientrato a Rimini. Si era detto disposto a perdonare Lidia, ma per lei la storia era al capolinea. A fine dicembre Dritan Demiraj era tornato una seconda volta in Albania, come ha confermato agli inquirenti, ma senza fornire dettagli sui motivi del viaggio.

Pescara, padre si dà fuoco in auto con la figlioletta: morti carbonizzati

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E’ finita in tragedia a Pescara una lite in automobile tra due conviventi davanti alla figlia di cinque anni. L’uomo, di 48 anni, ha sparso benzina addosso a tutti e dato fuoco all’abitacolo. Padre e figlia sono morti carbonizzati, la madre, di 43 anni, ha riportato diverse ustioni ed è ora ricoverata in gravi condizioni. La donna aveva denunciato il convivente nel 2013 per maltrattamenti, sostenendo che l’uomo era violento.

I tre, residenti in un comune dell’entroterra pescarese, vivevano insieme alle altre tre figlie della donna, nate da un precedente matrimonio.

A maggio il gip del tribunale aveva disposto l’allontanamento dell’uomo dal comune domicilio. A ottobre il convivente era stato condannato dal tribunale ad un anno di reclusione per maltrattamenti. Lo stesso tribunale gli aveva anche imposto di poter vedere la figlia soltanto una volta alla settimana, presso la scuola materna del paese e in presenza degli assistenti sociali comunali. L’uomo però aveva più volte violato le disposizioni e nei suoi confronti era stato emesso di recente anche un allontanamento coattivo dall’abitazione.

Nel pomeriggio l’epilogo: in base alla ricostruzione della polizia, sostenuta anche dalle poche parole riferite dalla donna ai soccorritori, i tre si sono incontrati in un posto per poi spostarsi a bordo di una Peugeot di un familiare della donna in una zona isolata nel quartiere Rancitelli di Pescara, probabilmente per discutere di alcune questioni personali, anche se non è da escludere che l’uomo abbia premeditato tutto, organizzando una trappola.

Infatti all’improvviso ha tirato fuori una bottiglia contenente benzina, l’ha spruzzata addosso a tutti e ha dato fuoco all’abitacolo, trattenendo la figlia sul sedile posteriore, nonostante l’estremo tentativo della mamma di portarla via; la donna ha riportato ustioni di secondo grado sul 40% del corpo e di terzo grado sul 5% del corpo.