Roma, non si ferma all’alt e cerca di travolgere i carabinieri: arrestato dopo inseguimento

I carabinieri della stazione Roma Montespaccato hanno arrestato un ragazzo romano di 29 anni, già noto alle forze dell’ordine, con l’accusa di tentato omicidio, violenza e lesioni a Pubblico Ufficiale. Ieri sera, il giovane, in via S. M. Agostina, mentre era alla guida di una Smart è stato fermato da una pattuglia per un normale controllo alla circolazione stradale ma invece di arrestare la marcia ha aumentato la velocità, tentando di investire i militari e fuggendo via. Ne è nato un breve inseguimento conclusosi poco dopo con il fermo del 29enne che ha reagito violentemente nei confronti dei carabinieri, tentando di colpirli più volte con calci e pugni per guadagnare la fuga.

I militari sono comunque riusciti a immobilizzarlo e a ammanettarlo. A seguito degli accertamenti è emerso che il giovane era alla guida della sua auto sprovvisto di patente poiché revocatagli. Il 29enne è stato portato nel carcere di Regina Coeli, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

fonte Il Messaggero

Una Convenzione per combattere i crimini informatici

Il capo della Polizia Pansa firma un accordo triennale con Telecom

La prevenzione come arma privilegiata contro il cybercrime. Con questo obiettivo è stata firmata questa mattina a Roma una convenzione, dopo i positivi risultati ottenuti con il precedente accordo firmato nel 2009, tra il capo della Polizia Alessandro Pansa e l’amministratore delegato di Telecom Italia spa Marco Patuano.

Il piano di collaborazione, di durata triennale, punta alla prevenzione dei crimini informatici sui sistemi informativi critici della società di servizi di comunicazione telefonici e elettronici e gestore della principale infrastruttura di rete per le telecomunicazioni dell’Italia. Il Servizio polizia postale e delle comunicazioni, attraverso il Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche (Cnaipic), opererà, in collaborazione con i responsabili della sicurezza di Telecom, alla prevenzione e alla repressione dei crimini informatici.

​Viene prevista:

– la condivisione e l’analisi di informazioni
– la segnalazione di emergenze di vulnerabilità, minacce e incidenti in danno della regolarità dei servizi di telecomunicazione
– il coordinamento operativo degli uffici territoriali e delle funzioni aziendali
– lo sviluppo di attività formative congiunte sui sistemi e tecnologie informatiche e anche sulle procedure di intervento.

fonte Ministero dell’Interno

[Esplora il significato del termine: Corteo No Expo, interrogati i fermati Il gip conferma gli arresti per tutti] Corteo No Expo, interrogati i fermati Il gip conferma gli arresti per tutti

I cinque sono tutti accusati di resistenza a pubblico ufficiale aggravata dall’uso di armi improprie e dal numero dei partecipanti

Il gip di Milano Donatella Banci Buonamici ha convalidato gli arresti e la misura della custodia cautelare in carcere chiesta dai pm nei confronti delle cinque persone bloccate venerdì scorso durante il corteo «No Expo» a Milano. Sono tutti accusati di resistenza a pubblico ufficiale aggravata dall’uso di armi improprie e dal numero dei partecipanti. Il giudice, accogliendo la richiesta del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e del pm Piero Basilone, ha quindi disposto il carcere per le cinque persone. Stando agli atti dell’indagine, gli arrestati per contrapporsi con violenza alle forze dell’ordine durante le devastazioni di venerdì scorso hanno lanciato contro gli agenti anche bottiglie e un grosso masso di cemento. Nel corso degli interrogatori di lunedì i cinque si sono difesi, sostenendo di non aver partecipato alle violenze e in alcuni casi parlando anche di uno scambio di persona, ma il gip, da quanto si è saputo, non ha ritenuto credibili le loro versioni. Il gip, inoltre, ha condiviso la tesi del pm, che hanno inquadrato le singole azioni di resistenza in un contesto di «violenza collettiva» contro le forze dell’ordine. Restano in carcere, dunque, Jacopo Piva, milanese di 23 anni, Heidi Panzetta, residente a Milano e di 42 anni, Anita Garola, milanese di 33 anni, Davide Pasquale, 32 anni di Alessandria e Mirko Leone, 27 anni di Lodi. Nell’atto con cui la Procura ha chiesto il carcere per gli arrestati, da quanto si è saputo, si evidenzia la differenza tra la resistenza «classica» di un uomo che si oppone all’intervento delle forze dell’ordine per non farsi identificare o per fuggire e quella che avrebbero messo in atto i cinque, i quali avrebbero aggredito gli agenti con lancio di pietre e l’uso di bastoni.

Gli interrogatori
Il primo a essere interrogato lunedì nel carcere milanese di San Vittore è stato un 27enne incensurato di Lodi. «Il mio assistito ha risposto alle domande del gip, spiegando di non aver partecipato agli scontri e che si dissocia da qualsiasi forma di violenza», ha detto l’avvocato Filippo Caccamo, difensore del 27enne. Il pubblico ministero Piero Basilone, attraverso il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli in udienza, ha chiesto la custodia cautelare in carcere per il giovane. Secondo quanto spiega il difensore al 27enne «vengono contestate singole condotte che lui ha respinto». Il legale ha precisato che nei confronti del suo assistito la polizia non ha depositato fotografie o video riprese che lo identifichino durante gli scontri, ma le indagini sono in corso, così come l’analisi delle immagini in possesso della Digos.

«La maschera? Per lo smog»
Il secondo interrogato è stato il 23enne Jacopo Piva, residente a Rozzano, nell’hinterland milanese, commesso in un negozio di calzature. È accusato in particolare di aver «rovesciato un bidone dell’immondizia in fiamme in zona Pagano e di aver lanciato una bottiglia vuota contro le forze dell’ordine». «Non mi interesso di politica, non ho mai frequentato centri sociali o gruppi antagonisti», ha detto. Alle spalle ha solo una denuncia, lo scorso agosto, per aver tracciato una tag su una pensilina. Il giovane, secondo quanto ha riferito il suo difensore, l’avvocato Loris Panfili, ha raccontato al gip di essere andato a Milano con la fidanzata e amiche solo per «partecipare alla manifestazione del 1° Maggio, contro il precariato contro l’Expo» e di essersi trovato «nel mezzo degli scontri provocati da altre persone». Ha spiegato inoltre che la mascherina antismog in neoprene, trovata dalle forze dell’ordine nel suo zaino, «serviva solo per riparare dallo smog circolando in bicicletta», dato che non ha la patente. «La sua identificazione come uno dei partecipanti agli scontri non è certa – ha spiegato il suo difensore – e per questo abbiamo chiesto la scarcerazione. La polizia non ha fornito né una descrizione del suo abbigliamento, né delle particolarità della sua fisionomia».

La donna arrestata e il bullone
«La mia assistita ha spiegato di non aver partecipato agli scontri, e di essere andata al corteo con alcuni amici per manifestare pacificamente», ha spiegato l’avvocato Paolo Antimiani, difensore di Heidi Panzetta, la donna 41enne, che ha una figlia e lavora come barista, arrestata in zona Pagano. «È accusata di aver preso dei bastoni in mano ma lei ha negato tutto – ha sottolineato – spero che i filmati chiariscano la situazione». Ha respinto gli addebiti anche Pasquale Davide, elettricista 32enne di Tortona (Alessandra), accusato anche di lancio di oggetti pericolosi. «Ha spiegato di aver solo raccolto un bullone e di averlo gettato subito a terra – ha sostenuto il suo difensore, l’avvocato Daniele Cattaneo -, e di essersi coperto il volto con la felpa per ripararsi dal fumo dei lacrimogeni. Non è contrario a Expo – ha concluso – ed è venuto a Milano per partecipare alla May Day Parade del 1° Maggio in quanto lavoratore precario». Nel tardo pomeriggio è arrivata poi la decisione del giudice Donatella Banci Buonamici, la quale ha confermato l’arresto e le misure cautelari per tutti e cinque i fermati.

Gli arresti a Genova
Il pm Federico Manotti della procura genovese ha chiesto lunedì pomeriggio al gip la convalida dell’arresto dei cinque antagonisti francesi fermati domenica mattina nel capoluogo ligure dopo avere danneggiato alcune auto in sosta e sospettati di avere preso parte ai disordini avvenuti venerdì scorso a Milano. I cinque giovani devono rispondere, a vario titolo, di danneggiamento aggravato in concorso, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, false dichiarazioni sulla propria identità. L’interrogatorio davanti al gip si svolgerà entro mercoledì. Uno dei cinque, Raemy Hicham Errabia, di 24, appartenente a un movimento anarco-autonomo francese, dalla banca dati Interforze risulta essere stato denunciato dai carabinieri di Bardonecchia nel luglio 2012 per fatti inerenti la protesta No Tav e allontanato dal territorio nazionale, con divieto di rientro per motivi di pubblica sicurezza, mediante un provvedimento del prefetto di Torino. «Non sono mai stato a Milano e tanto meno ho partecipato agli scontri dell’Expo. Sono a Genova da una settimana e sono venuto a trovare il mio amico Pierre Boilleau che studia qui». È quanto ha dichiarato al suo legale Luc Robert Gauthier, 24 anni, uno dei cinque presunti black bloc francesi arrestati domenica mattina dalla polizia a Genova per aver danneggiato alcune auto nel centro storico. Gauthier ha sostenuto di non essersi mai allontanato dalla Liguria e di non avere partecipato ad alcuna manifestazione. Anche Boilleau, 24 anni, ha detto al suo legale «di non essere mai stato in Lombardia», di essere a Genova da sei mesi a seguire un corso di studi Erasmus e di non avere mai preso parte a disordini. Con Gauthier, Boilleau ed Errabia sono stati arrestati anche Tristan Gweltaz Haye, 26 anni e Chloè Gallais, 25.

fonte Corriere della Sera

Milano devastata, capo polizia: Expo non poteva macchiarsi di sangue

«L’Expo non si poteva macchiare di sangue, né dei manifestanti, né delle forze dell’ordine»: così il prefetto Alessandro Pansa, capo della Polizia, al Gr Rai ha spiegato la strategia tenuta ieri sul campo dalle forze dell’ordine per contenere i manifestanti violenti.
«È evidente che chi tira una molotov deve essere arrestato, ma ieri abbiamo valutato che non valeva la pena intervenire e arrestare perché avremmo creato danni ancora più gravi». I veri obiettivi dei violenti, ha detto, erano piazza Duomo e la Scala.
E nelle ore successive il capo della Polizia ha telefonato all’agente del reparto mobile di Padova che venerdì, durante gli scontri a Milano, è rimasto ferito ad una gamba colpita da una molotov lanciata dai black bloc. Nel corso della telefonata Pansa ha ringraziato l’agente per quanto fatto, assieme agli uomini e alla donne delle forze di polizia che anche nei prossimi mesi continueranno a garantire la sicurezza dell’Expo. «Provo orgoglio – ha detto il capo della Polizia all’agente – nel vedere con quanto silenziosa abnegazione e tangibile spirito di sacrificio hanno operato tutti gli uomini delle Forze dell’ Ordine». «Credo – ha aggiunto – che molti detrattori delle forze di polizia possano trovare una risposta non retorica vedendo le immagini di quanto accaduto a lei e di quanto sofferto dai suoi colleghi. Io le posso e le voglio testimoniare la mia profonda gratitudine e la fiducia e l’orgoglio che provo per tutti i poliziotti e gli operatori dei Reparti Mobile in particolare.

L’INCHIESTA
L’ipotesi di reato al centro dell’inchiesta della Procura di Milano, che dovrà accertare le responsabilità per i violenti disordini di ieri, è quella di «devastazione», che prevede pene fino a 15 anni di carcere. Ieri, intanto, sono state arrestate 5 persone in flagranza per resistenza, lesioni e altri reati. Dopo la guerriglia di ieri messa in atto dai black bloc nel centro di Milano, le forze dell’ordine, coordinate dal pm di turno Piero Basilone, hanno arrestato in flagranza 5 persone per i reati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, getto pericoloso di cose e oltraggio. Ora, però, le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, capo del pool antiterrorismo (di cui fa parte anche il pm Basilone), dovranno accertare le responsabilità di tutti quegli incapucciati che ieri pomeriggio hanno messo a ferro e fuoco la città, bruciando macchine, negozi e filiali di banche, devastando vetrine e lanciando pietre, bombe carta e molotov. Al momento, al vaglio degli inquirenti ci sono almeno una decina di altre posizioni, oltre alle persone già arrestate, e l’ipotesi di reato su cui i pm si stanno muovendo è quella di «devastazione», prevista dall’articolo 419 del codice penale. Un reato che prevede pene comprese tra un minimo di 8 anni e un massimo di 15 anni di carcere. Nel frattempo, oltre al lavoro investigativo e di indagine, gli inquirenti dovranno chiedere oggi la convalida degli arresti effettuati ieri e le misure cautelari per i cinque antagonisti finiti in carcere.

IL CAPO DELLA POLIZIA
«Il fatto che le forze dell’ordine abbiano atteso e lasciato che alcune azioni violente venissero compiute è una scelta fatta a monte. Noi infatti, grazie all’attività di intelligence, sapevamo benissimo che gli obiettivi dei manifestanti violenti erano ben altri: volevano fare danni molto maggiori, raggiungere piazza Duomo e la Scala, distruggere i simboli di Expo disposti nella città», ha detto ancora Pensa.

Sull’uso che è stato fatto dei lacrimogeni, Pansa ha spiegato: «I lacrimogeni vengono usati quando si vuole disperdere una folla, quando ci sono gruppi che cercano di fare azioni violente facendosi forza tra loro. Il lacrimogeno li disperde e li mette in difficoltà». Interrogato sul perché, quando la polizia vede i manifestanti incendiare un’auto, non intervenga, il capo della Polizia ha risposto: «Perché saremmo caduti nella loro trappola. I piccoli gruppi che agivano in vie laterali si sarebbero rifugiati nel corteo e noi saremmo finiti addosso al corteo senza riuscire più a individuarli. Così avremmo consentito loro di raggiungere gli obiettivi che volevano».

Il procuratore Romanelli «Grazie al lavoro straordinario delle forze delle ordine e di chi era là in prima linea l’area dei disordini è rimasta circoscritta», ha spiegato il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli, capo del pool antiterrorismo che coordina le indagini sulle devastazioni di ieri. Romanelli, inoltre, ha chiarito che da parte delle forze delle ordine, nei giorni precedenti alla manifestazione contro l’Expo, è stato effettuato anche un «grande lavoro, e fatto molto bene, dal punto di vista dell’attività preventiva e di monitoraggio».

Il riferimento è alla serie di perquisizioni della Digos e della polizia di Stato in appartamenti occupati e in altri luoghi, tra cui anche un centro sociale, che hanno portato ad alcuni arresti e al sequestro di materiale, come mazze, kit per fabbricare molotov e picconi. A seguito delle perquisizioni, inoltre, sono stati adottati dalla Questura e poi convalidati dai giudici anche una serie di provvedimenti di espulsione di stranieri, tra cui francesi e tedeschi, che potevano rappresentare un pericolo per l’ordine pubblico.

«La strategia operativa adottata dalle Forze di Polizia ha efficacemente permesso di contenere e arginare l’aggressività di centinaia di contestatori violenti, salvaguardando innanzitutto l’incolumità dei cittadini, degli stessi manifestanti pacifici e degli operatori delle Forze di Polizia», ha detto la Prefettura al termine del Comitato per l’ordine pubblico e sicurezza.

Il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduto dal Prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca – scrive la Prefettura di Milano – è stato convocato questa mattina per fare un bilancio dopo le violenze commesse nel pomeriggio di ieri e il punto sulla situazione complessiva dell’ordine pubblico. Oltre ai vertici delle Forze di Polizia erano presenti il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e il sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

«I partecipanti – prosegue la nota – hanno unanimemente considerato che la strategia operativa adottata dalle Forze di Polizia, ha efficacemente permesso di contenere e arginare l’aggressività di centinaia di contestatori violenti, salvaguardando innanzitutto l’incolumità dei cittadini, degli stessi manifestanti pacifici e degli operatori delle Forze di Polizia».

«È stata anche sottolineata la vasta attività di prevenzione, messa a punto dal Comitato, e posta in essere dalle Forze di Polizia che, nei giorni precedenti alla manifestazione, hanno proceduto a perquisizioni, sequestro di materiale pericoloso ed armi improprie, giungendo anche ad una serie di arresti ed espulsione di cittadini stranieri – osserva la nota -. Sono in corso, già dalle prime ore successive ai disordini, tutte le necessarie attività investigative, d’intesa con l’Autorità giudiziaria competente, per giungere a identificare e sanzionare gli autori delle azioni violente».

«È stata analizzata la situazione ad oggi in relazione alla sue possibili evoluzioni – conclude la Prefettura – convenendo di confermare il mantenimento, per i prossimi giorni, dell’imponente dispositivo di sicurezza già posto in essere, sia in relazione agli obiettivi sensibili della città che del sito espositivo».

fonte Il Messaggero

Operazione sicurezza a Milano, controlli e sgomberi della polizia contro antagonisti e NoExpo

Una serie di controlli e perquisizioni sono state fatte stamane, da parte della Digos, nella periferia Ovest di Milano. Secondo quanto si è appreso, i controlli e le indagini si starebbero concentrando nel quartiere Lorenteggio.

Si tratterebbe di azioni preventive nell’ambito dell’ordine pubblico. Una manifestazione di protesta è in corso, a Milano, nei dintorni di via Odazio, nel quartiere Lorenteggio. Si tratta di un corteo estemporaneo organizzato da gruppi dei comitati contro gli sgomberi e dell’area antagonista, alcune decine di persone, che protestano contro le perquisizioni e le indagini in corso da parte della polizia in alcuni stabili adiacenti. L’azione è monitorata da numerosi agenti in tenuta antisommossa.

Le perquisizioni di stamani della Digos di Milano avrebbero riguardato anche alcuni giovani legati ai Comitati ‘no Expò e l’attività investigativa sarebbe stata effettuata alla ricerca anche di armi, secondo quanto si è saputo in merito al blitz delle forze dell’ordine da fonti legali.

Gli agenti della Digos si sono presentati stamattina verso le 06,30 in alcune case occupate in via Apuli nel quartiere Giambellino e, sempre da quanto si è appreso da fonti difensive, hanno effettuato una serie di perquisizioni senza un decreto firmato dagli inquirenti, come è possibile fare in base al testo unico di pubblica sicurezza.

Le perquisizioni, secondo le difese, avrebbero dato esiti negativi, ma alcune persone sono state denunciate per occupazione abusiva e alcuni stranieri sarebbero stati portati in questura per essere identificati.

 

fonte Il Messaggero

Detenuto picchiato in carcere, indagato un agente di polizia penitenziaria

Genova – È stato indagato per lesioni personali l’agente di polizia penitenziaria denunciato da un detenuto del carcere di Marassi che lo ha accusato di averlo picchiato con un manganello.

L’agente avrebbe in un primo momento raccontato che la vittima, un genovese di 30 anni, si era fatto male cadendo dalle scale ma dopo la denuncia del detenuto, invece, avrebbe modificato la sua testimonianza affermando di essere stato aggredito e di essere rimasto coinvolto in una colluttazione nel corso della quale non avrebbe però usato il manganello.

Il detenuto è stato sottoposto a perizia medico legale che ha riscontrato lesioni compatibili con l’uso del manganello, arma che può essere usata solo con il permesso del direttore del carcere o del comandante della Penitenziaria e viene custodito in armeria. Per questo, stamattina la polizia giudiziaria, delegata nelle indagini, ha effettuato una serie di perquisizioni per verificare se vi siano stati degli accessi non autorizzati nell’armeria. Il detenuto ha raccontato di essere stato aggredito e di esser stato visitato anche da personale medico della struttura penitenziaria che però, secondo quanto appreso, non avrebbe denunciato l’accaduto.

fonte Il Secolo XIX

Sicurezza stradale: più di 10 mila controlli con “Vacanze sicure” sullo stato dei pneumatici

fonte Polizia di Stato

Presentata oggi a Roma, dal direttore del Servizio polizia stradale Giuseppe Bisogno e dal direttore di Assogomma Fabio Bertolotti, “Vacanze sicure“, l’iniziativa della Polizia stradale in collaborazione con le Associazioni dei Produttori e dei Rivenditori di pneumatici per sensibilizzare tutti gli automobilisti sull’importanza del controllo dei pneumatici.

Si tratta della dodicesima edizione della campagna di sicurezza stradale che mette in primo piano il pneumatico, essendo l’unico punto di contatto tra un veicolo e il suolo.

Le regioni coinvolte dai controlli specifici in questa edizione sono: Friuli Venezia Giulia, Marche, Lazio, Campania, Basilicata e Liguria.

Da nord a sud, passando per le grandi direttrici del traffico nazionale, adriatico e tirreno, la campagna 2015 prevede circa 10 mila controlli sulle vetture che circolano o transitano in queste regioni.

Dal 15 maggio al 15 giugno verranno verificati principalmente lo stato di usura dei pneumatici, la rispondenza alle caratteristiche riportate sulla carta di circolazione del veicolo e l’omologazione delle gomme.

“L’obiettivo – sostiene Giuseppe Bisogno direttore del Servizio polizia stradale – è quello di accrescere la consapevolezza degli utenti della strada relativamente al corretto uso e manutenzione degli pneumatici per prevenire gravi rischi per la sicurezza: trascurare o non controllare lo stato di efficienza degli pneumatici costituisce un gesto di irresponsabilità che si ripercuote negativamente su tutto il sistema della circolazione, di cui ogni conducente deve sentirsi parte integrante”.

Il direttore di Assogomma, Fabio Bertolotti ha inoltre rammentato che a partire dal 15 aprile è bene provvedere, per chi non le avesse montate, al ripristino dell’equipaggiamento estivo.

“Il consiglio è sempre quello di equipaggiare il proprio veicolo con pneumatici di serie idonei al periodo stagionale – ha affermato Bertolotti”.

Cambiano le regole per la detenzione delle armi

fonte Ministero dell’Interno

Entro il 4 maggio 2015 obbligo di presentare in questura l’attestazione di idoneità psicofisica

Chi detiene armi, entro il 4 maggio 2015, deve presentare il certificato medico di idoneità psicofisica. Lo ha stabilito il decreto legislativo n. 121 del 29 settembre 2013, entrato in vigore il 5 novembre, che ha introdotto diverse novità in tema di controlli per l’acquisizione e la detenzione di armi.

La certificazione dovrà attestare che il richiedente non sia affetto da malattie mentali oppure patologie che ne diminuiscano, anche temporaneamente, la capacità di intendere e di volere ovvero non risulti assumere, anche occasionalmente, sostanze stupefacenti, psicotrope oppure abusare di alcol. Il certificato medico deve essere rilasciato dal medico provinciale, da ufficiale sanitario o da un medico militare.

Alfano sugli spari a Milano: gravissimo, non succeda mai più

fonte Ministero degli Interni

Il killer del tribunale poteva colpire ancora, fermato grazie alla videosorveglianza. Il ministro dell’Interno, già a Milano, in conferenza stampa nel palazzo di Giustizia: «L’intervento delle Forze dell’ordine ha salvato vite»

L’uomo che questa mattina in un’aula del tribunale di Milano ha ucciso a colpi di pistola tre persone, Claudio Giardiello, imputato per reati economici nel processo in corso, avrebbe avuto intenzione di uccidere un’altra persona, al momento ancora da individuare, ma è stato fermato prima, a Vimercate, dai Carabinieri che grazie alle telecamere della videosorveglianza hanno riconosciuto scooter e targa.

Lo ha riferito il ministro dell’Interno Angelino Alfano durante la conferenza stampa organizzata in tribunale dopo il sopralluogo effettuato insieme al ministro della Giustizia Andrea Orlando e al procuratore della Repubblica del tribunale di Milano Edmondo Bruti Liberati.

Alfano, appena informato dell’episodio, ha interroto la riunione del comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica dedicata a EXPO 2015 che stava presiedendo in prefettura.

«Il sistema di videosorveglianza ci ha permesso di individuare la targa e arrivare all’uomo» ha sottolineato Alfano parlando di «eccellenza straordinaria del sistema» e ringraziando «le nostre donne e uomini in divisa e specificatamente i Carabinieri per un’azione straordinaria».

La sparatoria in tribunale rimane comunque «un fatto che ci ha colpiti profondamente, gravissimo, inaccettabile», lo ha definito il ministro, un fatto «che purtroppo ha precedenti ma non doveva succedere e speriamo non succeda mai più».

«La rapidità delle indagini è necessaria per chiarire subito quello che è successo, chi sia il responsabile dell’ingresso di una persona con un’arma a Palazzo di Giustizia». «Le nostre forze dell’ordine stanno interrogando, insieme alla magistratura l’omicida, e faranno tutto il possibile per accertare la verità con chiarezza. È urgentissimo il bisogno di capire per colmare le falle del sistema di sicurezza degli uffici giudiziari».

Decreto antiterrorismo, la polizia potrà accedere ai pc degli italiani

È una delle novità approvate in Commissione al decreto. Il pm potrà conservare i dati di traffico fino a 24 mesi. Obbligo per i provider di oscurare contenuti legati al terrorismo

La polizia potrà utilizzare programmi per acquisire «da remoto» le comunicazioni e i dati presenti in un sistema informatico e viene anche autorizzata l’intercettazione preventiva sulle reti informatiche: è questa una delle novità principali approvate in Commissione al decreto antiterrorismo.

Obbligatorio cancellare da internet contenuti illeciti

Il pubblico ministero potrà conservare i dati di traffico fino a 24 mesi. I provider su Internet saranno obbligati a oscurare i contenuti illeciti legati ai reati di terrorismo, pubblicati dagli utenti. L’uso del Web e di strumenti informatici per perpetrare reati di terrorismo (arruolamento di foreign fighters, propaganda, ecc.) diventa un’aggravante che comporta l’obbligo di arresto in flagranza.

Rinviato l’esame del provvedimento

Slitta a giovedì mattina l’esame del decreto antiterrorismo in Aula a Montecitorio. La sospensione di due ore e mezzo accordata nel pomeriggio di mercoledì in attesa di un parere della Bilancio non è servita a sbloccare la situazione: alla ripresa dei lavori, alle 18.30, il presidente della Bilancio della Camera, Francesco Boccia ha informato l’assemblea che manca ancora il parere governo perché la commissione possa dare il suo via libera al decreto: i dubbi riguardano le coperture di alcuni emendamenti. I gruppi, quindi, hanno chiesto di rinviare di 24 ore l’esame. La presidente di turno, Marina Sereni, ha così aggiornato la seduta alle 9 di giovedì.

Il rischio «invasione del domicilio informatico»

Intanto però in rete è scoppiata la polemica sulle nuove norme. Nel mirino il comma 1 dell’articolo 266 bis del decreto, che consente «l’intercettazione del flusso di comunicazioni anche attraverso l’impiego di strumenti o programmi informatici per l’acquisizione da remoto delle comunicazioni e dei dati presenti in un sistema informatico». Secondo Stefano Quintarelli (deputato di Scelta civica e uno dei «padri» di Internet in Italia), con questo emendamento l’Italia diventa il primo Paese europeo che rende legale la «remote computer searches»: «Il fatto grave è che non lo fa in relazione a specifici reati di matrice terroristica ma per tutti i reati commessi mediante l’impiego di tecnologie informatiche o telematiche». Il rischio? Che sia «consentito violare da remoto in modo occulto il domicilio informatico dei cittadini», ma al di fuori «delle regole e dei limiti dettati per ognuna di esse dal Codice di procedura penale», consentendo quindi ai «captatori informatici» di compiere «una delle operazioni più invasive che lo Stato possa fare nei confronti dei cittadini».

I dubbi del Garante

A destare invece i dubbi del garante della privacy, Antonello Soro, espressi martedì prima della loro approvazione da parte delle Commissioni, sono le norme che autorizzano la polizia a effettuare le intercettazioni preventive dei sospettati sulle reti informatiche, utilizzando programmi per acquisire «da remoto» le comunicazioni su social, come «whatssup» o altre piattaforme. L’altra misura oggetto delle perplessità di Soro è quella che porta a 2 anni il termine di conservazione dei dati di traffico telematico e delle chiamate senza risposta (oggi rispettivamente di un anno e di un mese).

 

fonte Il Corriere della Sera