Sinistra contro la polizia: “Numeri sui caschi subito”

Da domani in Senato la discussione sul ddl presentato da Sel: vogliono schedare le forze dell’ordine con numeri sui caschi e fasce tricolori per i dirigenti. Forza Italia con la polizia: “Un’assurdità da fermare subito”

Il Parlamento si prepara ad imporre i numeri identificativi alle forze dell’ordine impegnate in operazioni di ordine pubblico. Da domani in Senato sarà in discussione il disegno di legge presentato dal parlamentare di Sel Peppe De Cristofaro: l’obiettivo è rendere riconoscibili gli agenti con una sorta di “numero di targa” che consenta di sottrarre all’anonimato gli autori di eventuali abusi. Una misura che tutelerà in primo luogo chi si comporta correttamente, sostengono i fautori del provvedimento; un’idea che espone i responsabili dell’ordine pubblico a rappresaglie contra personam, ribattono invece le opposizioni.

Nei sette articoli del disegno di legge, si richiede che i funzionari di pubblica sicurezza indossino sempre, sopra la divisa, “la fascia tricolore o altro evidente segno distintivo”, mentre per gli agenti è prevista “una sigla che consenta l’identificazione dell’operatore, sui due lati e sulla parte posteriore del casco di protezione”. Infine si vieta al personale di polizia, anche in borghese, di “portare indumenti o segni distintivi che lo possono qualificare come appartenente alla stampa o ai servizi di pubblico soccorso, quali medici, paramedici e vigili del fuoco”.

A dispetto delle assicurazioni di De Cristofaro, che assicura in ogni sede possibile di voler evitare ogni “atteggiamento punitivo per le forze dell’ordine”, sul provvedimento si presentano già alcune spaccature interne alla stessa maggioranza di governo, con l’ala centrista che fa capo al ministro Alfano, da sempre piuttosto scettica sulla questione. Il ministro dell’Interno stesso ha espresso la propria contrarietà: “Vogliamo che i violenti vadano a bussare a casa degli agenti?”, ha chiesto.

A testimonianza delle difficoltà a trovare un incontro stanno anche le altre due proposte di legge depositate dal piddì Luigi Manconi e dagli ex grillini Scibona e Battista. Anche lo stesso M5S, peraltro, da tempo si è mostrato sensibile al tema, chiedendo a gran voce dalle colonne del blog di Grillo l’adozione dei numeri identificativi.

Decisamente contraria al provvedimento, oltre al nuovo centrodestra, anche l’opposizione. Su tutti, il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, che ha bollato il ddl come “un’assurdità colossale, da stroncare immediatamente”.

fonte Il Giornale

Roma, dramma in un campo nomadi, bimba di 11 anni accoltellata da un amichetto: è in fin di vita

Una bambina di 11 anni che vive con la famiglia nel campo nomadi di Castel Romano, all’estrema periferia di Roma, è stata trasportata ieri pomeriggio in ospedale, in gravissime condizioni con una ferita d’arma da taglio all’addome.

La bimba è stata operata e sarebbe in pericolo di vita. Sulla vicenda sono in corso indagini dei carabinieri di Pomezia. Dai primi accertamenti sembrerebbe che sia stata ferita da un amichetto con un coltello da cucina mentre giocavano nel campo.

Secondo quanto si è appreso, la bambina è stata portata ieri pomeriggio all’ospedale Sant’Anna di Pomezia dove è stata sottoposta a intervento chirurgico. Poi è stata trasferita all’ospedale pediatrico Bambino Gesù. I carabinieri stanno cercando si ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto. I militari hanno identificato la madre del ragazzino minorenne, una bosniaca, che potrebbe rispondere di lesioni gravissime e abbandono di minori.

fonte La Repubblica

Terrorismo: la minaccia per il Vaticano esiste

fonte Polizia di Stato

“La minaccia esiste. Questo è ciò che emerge dai colloqui che ho con i colleghi italiani e stranieri. Ma una cosa è l’esistenza di una minaccia, altra cosa la pianificazione di un attacco. Al momento posso dire che non siamo a conoscenza di piani di attacco al Vaticano o al Santo Padre”. È quanto rivela Domenico Giani, comandante della Gendarmeria Vaticana, in un’intervista che apparirà sul numero di marzo di Poliziamoderna, e il cui testo integrale è disponibile sul sito della rivista www.poliziamoderna.it.

“Il livello di attenzione”, spiega Giani, “è costantemente alto, sempre adeguato alle circostanze. Non esistono solo le minacce dell’Isis, ma anche i rischi di azioni solitarie, che sono più pericolose perché imprevedibili. Penso a fanatici, a disturbati mentali, a mitomani, oppure semplicemente a individui che potrebbero decidere di agire in Vaticano per la rilevanza mediatica che se ne può ricavare”.

Quanto all’atteggiamento di Papa Francesco dinanzi a questa situazione di pericolo, il capo dei gendarmi vaticani afferma: “Il Santo Padre è ben consapevole della minaccia che grava sulla sua persona, ma la sua unica preoccupazione è per i fedeli. Il Santo Padre non intende abbandonare lo stile del suo pontificato, fondato sulla prossimità. Cioè sull’incontro diretto con il maggior numero possibile di persone. Anche da Pontefice, è rimasto il sacerdote che non vuole perdere il contatto con il suo gregge. Siamo dunque noi incaricati della Sua sicurezza che dobbiamo adeguarci a Lui, e non viceversa. Dobbiamo fare di tutto perché Egli possa continuare a svolgere il suo ministero come vuole, e crede”.

Giani rivela che l’apparato di sicurezza vaticano si sta avvalendo anche della collaborazione di servizi di Paesi islamici. “Da numerosi Paesi islamici non mi arrivano solo preziose informazioni, ma anche attestati di stima e ammirazione per il Santo Padre. Posso dire che oggi il Santo Padre è visto e rispettato dall’Islam come la più influente autorità morale al mondo. E questo sia da parte di autorità religiose che civili”.

Terrorismo, il capo della polizia: «Italia a rischio accentuato, attenzione massima ai foreign fighters»

C’è un «fattore di rischio molto più accentuato» per l’Italia. Lo ha detto il capo della Polizia Alessandro Pansa in audizione alla Camera sottolineando che il nostro paese «è più esposto rispetto al passato» al terrorismo internazionale. I teatri di guerra, ha sottolineato Pansa, sono più vicini a noi e c’è una forte «complessità dello scenario degli attori coinvolti».

Il capitolo foreign fighters
L’attenzione è focalizzata sui foreign fighters: 60 in Italia, «più di 3 mila che provengono dall’Unione Europea. In Italia ne contiamo circa 60, 5 di origini italiane, 2 con doppia nazionalità». Un fenomeno che non va sottovalutato secondo Pansa, e per il quale andrebbero applicate le misure di prevenzioni già previste per i mafiosi.

Una norma del decreto antiterrorismo che consenta tale applicazione «è necessaria e indispensabile» per consentire una adeguata attività di prevenzione nei confronti del terrorismo internazionale.

«Ci sono soggetti che aderiscono alle organizzazioni terroristiche motu proprio e si addestrano motu proprio – ha spiegato Pansa – quando i loro comportamenti non sono ancora da sanzione penale è necessario e indispensabile che vengano adottate nei loro confronti delle misure personali, per controllarli al meglio».

I migranti
«Immigrazione non è sinonimo di terrorismo secondo Pansa – sui barconi non risultano terroristi ma è una eventualità non si può escludere a priori».

fonte Il Messaggero

Cyber Crime: infettati più di 3 milioni di pc nel mondo

fonte Polizia di Stato

Più di tre milioni di computer in tutto il mondo erano sottoposti ad attacchi informatici di cyber criminali, attraverso una vera e propria rete di computer “zombie”, smantellata dalla Polizia di Stato con l’operazione “Rubbly”.

Il server della rete pirata, localizzato nell’area milanese, è stato sequestrato dai poliziotti del CNAIPIC (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche) e verrà messo a disposizione dell’European Cyber Crime Center di Europol per gli approfondimenti dell’attività investigativa.

Gli esperti della Polizia postale e delle comunicazioni hanno verificato che infettati i pc con il virus malevolo (malware), attraverso link contenuti nelle e-mail di spam o siti web, i cyber criminali sottraevano informazioni relative ad account bancari, password di accesso alla posta elettronica nonchè credenziali dei più noti social network.

Il malware associato alla botnet è noto con il nome “Ramnit” e colpisce computer con sistema operativo Microsoft Windows, riuscendo, tra le altre cose, a disabilitare i sistemi di protezione antivirus.

Inoltre, il virus sfrutta un meccanismo di generazione automatico di nomi di dominio (Dga) che successivamente vengono registrati ed utilizzati come server di comando e controllo (C&C) codificato all’interno del malware, cosa che ne rende molto difficoltosa l’individuazione.

L’operazione che ha consentito di neutralizzare i server di comando e controllo utilizzati dai cyber criminali, è il frutto di una stretta collaborazione tra la Polizia di Stato e l’European Cyber Crime Center (EC3) di Europol oltre alle unità specializzate nel cyber crime di Germania, Paesi Bassi e Regno Unito.

Roma devastata, il questore risponde a Marino: “Evitato il peggio, io di morti non ne faccio”

Ieri guerriglia e danni alla Barcaccia. Il sindaco: falle nella sicurezza. La replica: agito bene

Piazza di Spagna è stata ripulita, ma resta lo sfregio alla fontana della Barcaccia, danneggiata in più punti e in modo «indelebile». Il giorno dopo la devastazione di piazza di Spagna da parte degli hooligans del Feyenoord si fa la conta dei danni e non mancano le polemiche. Il sindaco Marino ha fatto un sopralluogo insieme ai tecnici della sovrintendenza e usato parole dure nei confronti di prefetto e questore. Quest’ultimo si è difeso nel corso di una conferenza stampa: «Abbiamo evitato il peggio, io morti non ne faccio».

L’IRA DI MARINO

«Esigo che la Capitale d’Italia abbia la gestione della sicurezza all’altezza di un Paese del G8» aveva sbottato Marino davanti ai giornalisti presenti in piazza di Spagna. «Molte istituzioni, banche, società mi hanno già chiamato da ieri sera perché vogliono intervenire economicamente per riparare i danni. Io credo però che valga il detto “chi rompe paga” e quindi la squadra e l’Olanda sono responsabili di ciò che è successo in questa città». «Cosa sarebbe successo – ha aggiunto – se fossimo andati noi in Olanda e avessimo messo a ferro e fuoco la città?». Il sindaco è tornato a puntare il dito contro prefetto e questore: «Suggerirei loro di andare su Internet e guardare le immagini. Se non hanno Internet possono venire nel mio ufficio perchè io le ho».

IL QUESTORE: “EVITATO IL PEGGIO”

Il questore Nicolò D’Angelo ha risposto a Marino: «Capisco il sindaco che si è visto la piazza vituperata ma non condivido una accusa di pressapochismo: abbiamo garantito l’incolumità, abbiamo impedito devastazione e saccheggi veri. Le forze dell’ordine hanno operato bene. Scaricare non serve, quando si perde si perde insieme». E ancora: «Non abbiamo né sottovalutato eventuali criticità né nascosto la nostra preoccupazione. In quella piazza ci sono scuole, bimbi dell’asilo che escono alle 16. Era pericoloso, si poteva innescare una miccia spaventosa, abbiamo protetto la piazza e la gente evitando di intervenire in maniera massiva». E parlando delle contromisure adottate: «Sapevamo che partita era a rischio e avevamo mobilitato per al sicurezza 1800 uomini, 600 solo nel centro storico. Non abbiamo né sottovalutato né in malafede nascosto la nostra preoccupazione».

Il questore mostra i video delle operazioni di polizia, spiega che «dalla polizia olandese ci sono arrivate informazioni frammentarie». «Ci avevano detto che lo zoccolo duro dei tifosi, prima 200 e poi 600, sarebbe arrivato da Bruxelles ma che non erano in grado di identificarli», ha detto D’Angelo scandendo lentamente una per una le parole «per evitare fraintendimenti», ha spiegato.

SI MUOVE ANCHE ALFANO

Intanto il ministro dell’Interno Angelino Alfano sta mettendo a punto la legge sulla sicurezza delle città ed il decoro urbano. Nei prossimi giorni incontrerà anche il presidente dell’Anci, Piero Fassino. In seguito ai disordini il ministro ha intenzione di proporre un Daspo europeo per i tifosi violenti. E per effetto del dl anti-terrorismo crescerà l’impiego dei militari nell’ottica dell’operazione «Strade sicure»: 500 militari saranno destinati in più a Roma.

LA CONTA DEI DANNI

Durante le verifiche alla fontana di piazza di Spagna sono stati trovati altri piccoli danni in aggiunta a quelli già accertati al candelabro. Su Twitter l’assessore alla cultura e al turismo Giovanna Marinelli ha fatto il punto sui danni: «Barcaccia. Restauratori a lavoro da stamattina per verificare danni. Tanti frammenti fortunatamente ritrovati». «Ieri avevamo già verificato la presenza di alcune scheggiature, in particolare un frammento di travertino di 10 centimetri appartenente all’orlo del candelabro centrale della vasca, questa mattina abbiamo fatto una perlustrazione con i tecnici della sovrintendenza e abbiamo potuto constatare che in realtà gli urti di queste bottigliette hanno causato molti più danni di quanti fossero visibili ad occhio nudo ieri sera», ha spiegato il sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce.

SEI ULTRA’ IN CARCERE

Intanto si registrano i primi arrestati. Sono sei, tutti attualmente detenuti al Regina Coeli, i tifosi del Feyenoord in manette nel corso degli scontri. Sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Entro domani il magistrato invierà al gip la richiesta della convalida d’arresto e a quel punto il giudice avrà 48 ore per fissare gli interrogatori di garanzia che presumibilmente avverranno nella giornata di lunedì. In base a quanto si apprende, il gruppo di tifosi olandesi è stato bloccato durante gli scontri avvenuti nella zona di salita di San Sebastianello, all’estrema destra rispetto alla scalinata di Trinità dei Monti.

L’OLANDA APRE UNA INCHIESTA

Una maxinchiesta è stata aperta anche a Rotterdam. «Stiamo già lavorando alla raccolta delle prove», fanno sapere dall’Olanda.

«Orrore per la devastazione» è stato espresso anche dal sindaco di Rotterdam, Ahmed Aboutaleb, che ha inviato una lettera a Marino nella quale offre la collaborazione della sua amministrazione «per rintracciare individui che abbiano commesso illeciti». Stessa presa di posizione anche da parte dell’ambasciata olandese in Italia che «farà di tutto per aiutare l’Italia a individuare i colpevoli in modo che possano risarcire i danni».

GLI ERRORI

Che la partita con gli olandesi fosse ad alto rischio, però, il Viminale lo sapeva da tempo. Che i tifosi del Feyenoord fossero molto violenti, anche. E forse – qualcuno l’ammette – il dispositivo previsto da questura e prefettura è stato preso in contropiede dal numeri degli scatenati ospiti. Siccome l’Uefa aveva vietato ogni limitazione, solo nelle ultime ore si è scoperto che a Roma erano sbarcati in 5mila con il biglietto e altri 1500 che non ce l’avevano. Le domande senza risposta sono ancora molte.

fonte La Stampa

Tifosi olandesi, scontri e bombe carta Feriti dieci agenti e tre hooligan

Danneggiata la fontana di piazza di Spagna. Marino chiede giustizia e si apre lo scontro politico. Piano di emergenza per la partita di Europa League all’Olimpico contro la Roma

ROMA – Lancio di fumogeni e di bombe carta in piazza di Spagna: il cuore di Roma in mano alla guerriglia ultrà dove si sono riuniti circa 500 tifosi olandesi del Feyenoord, in vista della partita di Europa League contro la Roma in programma allo stadio Olimpico. Danneggiato uno dei monumenti simbolo della Città Eterna: la Barcaccia, la fontana sotto Trinità de’ Monti. E la violenza ultrà provoca anche uno scontro politico, con reazioni incrociate tra gli schieramenti. Salvini chiede le dimissioni di Alfano e del prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro. E anche il sindaco Marino se la prende con i vertici di sicurezza. «Perché la Barcaccia non è stata protetta? Sono inaccettabili queste falle nella sicurezza dell’Italia». Il premier Renzi è intervenuto dicendo che «quelli che abbiamo individuato li puniremo con grande severità e durezza, pronti a fare tutte le verifiche perché il sistema funzioni meglio che in altre circostanze».

Feriti e arresti

Negli scontri sono rimasti feriti dieci agenti e tre tifosi olandesi. Tra la notte di mercoledì (quando si sono verificati altri tafferugli in centro) e la giornata di giovedì sono in tutto 28 i supporter arrestati, già 19 le condanne per direttissima. Bottiglie rotte e immondizia ovunque: piazza di Spagna è diventata per alcune ore irraggiungibile da parte dei turisti in visita a Roma. Il gruppo di tifosi della squadra di Rotterdam è stato portato dalle forze dell’ordine nei pressi di piazza del Popolo e da qui, a bordo di 26 autobus, ha raggiunto lo stadio. Non prima, però, di aver danneggiato anche 15 vetture del trasporto pubblico. Sono circa 6mila i tifosi giunti a Roma dall’Olanda per seguire la partita di Europa League. Alcuni hanno attaccato sulle maglie un adesivo choccante con la lupa simbolo di Roma decapitata e i piccoli Romolo e Remo uccisi sotto di lei, con un «barbaro» armato di spada accanto, che è già apparso su Twitter.

Charter nella notte

Intanto, dopo la guerriglia di piazza di Spagna, i tifosi sono andati allo stadio, attesi da un imponente schieramento di forze di polizia e da una zona «rossa» tutta intorno allo stadio, per evitare scontri fra i piccoli gruppi «sciolti» di olandesi e i tifosi della Roma. Ma, a parte il traffico in tilt, all’Olimpico è tutto filato liscio. E per il rientro in Olanda dei primi trecento tifosi del Feynoord sono stati predisposti nella notte tra giovedì e venerdì due voli charter diretti ad Amsterdam ed un Terminal dedicato, il T2 dell’aeroporto di Fiumicino, controllato da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Il primo volo (HV7742) è programmato in partenza all’1.05; dieci minuti più tardi, il secondo. Altri 300 tifosi del Feyenoord lasceranno, invece, la Capitale venerdì mattina seguendo le «vie normali», cioè con due voli di linea, operati sempre dalla Transavia, diretti a Rotterdam dallo scalo romano Fiumicino.

La Barcaccia danneggiata: «Ora punizioni esemplari»

Il passaggio dei tifosi del Feyenoord a piazza di Spagna ha danneggiato la famosa fontana sotto la scalinata di Trinità de’ Monti. Un frammento della Barcaccia è stato divelto ed è visibile in fondo all’acqua tra bottiglie di vetro e cartoni di birra. Il celebre monumento di piazza di Spagna – il cui restauro era costato 200 mila euro e terminato solo lo scorso settembre – è stato trasformato in un contenitore di lattine e bottiglie di birra vuote. «È una vergogna. Non sono tifosi, sono vandali. Spero che adesso ci siano punizioni esemplari» chiede il ministro della cultura Franceschini. «È probabile che una parte del bordo del tripode centrale abbia subito qualche scheggiatura. Qualche danno c’è sicuramente ma dobbiamo attendere le verifiche definitive» dice il sovrintendente comunale ai beni culturali di Roma Capitale, Claudio Parisi Presicce. La fontana è stata svuotata per permettere la valutazione dei danni. Intanto, su piazza di Spagna devastata i turisti orientali scattano foto e selfie ricordo.

«Non finisce qui»

Il sindaco di Roma Ignazio Marino chiede «giustizia» per le devastazioni subite dalla città. «Quanto sta accadendo in queste ore a Roma è vergognoso e intollerabile. La nostra Capitale, così preziosa e delicata, e i suoi cittadini non possono diventare ostaggio di teppisti venuti con il pretesto di seguire la propria squadra», ha sottolineato il sindaco, che poi ha chiamato l’Ambasciata d’Olanda per chiedere i risarcimenti dei danni e ha detto con chiarezza: «Chi rompe paga». In contatto anche con il ministro dell’Interno, che vedrà venerdì, Marino sta cercando di capire se ci sono stati flop nella sicurezza:«C’è anche un danno al commercio, all’economia della città. I negozi hanno dovuto chiudere: una guerriglia urbana, inaccettabile. Io credo che domani dovremo fare un bilancio e capire cosa nella Prefettura, nella Questura, insomma nei vertici delle forze dell’ordine, è mancato», ha detto a Linea Notte su Rai Tre.

Richiesta di risarcimenti

Una richiesta di risarcimento danni alla società calcistica Feyenoord. È l’ipotesi sulla quale stanno lavorando gli uffici del Campidoglio dopo i danni accertati alla Barcaccia. «Ho chiamato il ministro degli Esteri per capire come possiamo agire nei confronti di chi ha pensato di venire qui nel nostro Paese e distruggere oggetti e spaventare le persone» dice il sindaco Marino. L’assunto dal quale si parte è che alcuni tifosi, veri e propri hooligans, non avrebbero dovuto raggiungere Roma e dovevano essere controllati dal club. Ma la società protesta: «Siamo sorpresi dalle decisioni della questura di Roma. Siamo rimasti spiacevolmente sorpresi – si legge nella nota – dalla decisione unilaterale della polizia di cambiare le disposizioni concordate per i nostri tifosi». E Eric Gudde, dg del Feyenoord, pur condannando il comportamento di alcuni sostenitori olandesi a Roma, precisa: «La Uefa decide su ciò che si verifica nello stadio e come si è visto è stato lasciato immacolato. Penso che la Roma subirà una multa salata per lancio di fumogeni».

L’ambasciatore: «Io sto con la polizia»

Per fortuna i danni alla Barcaccia sono lievi, «qualche bottiglia è arrivata sul margine, si è staccata solo qualche scheggia», ma resta la «vergogna». Il portavoce dell’ambasciata olandese Aart Heering commenta così quanto accaduto a piazza di Spagna, con i tifosi del Feyenoord che hanno danneggiato la Barcaccia. «Io sto con la Polizia», ripete.

L’ordinanza antialcol

Intanto da mercoledì sera alle 20 è scattato anche il divieto di vendita e somministrazione di alcolici nei municipi I, II e XV, che corrispondono al centro storico e alla zona dello stadio Olimpico. Lo stop, stabilito con un’ordinanza emessa dal prefetto di Roma, è terminato alle 24 di giovedì. Ma la Confesercenti protesta per le modalità e la frettolosa comunicazione del provvedimento. «Un’ordinanza fatta alla svelta, molti operatori non ne sapevano nulla. E poi i venditori abusivi continuano a vendere bottiglie di birra, ma nessuno dice nulla».

Il bilancio della notte di mercoledì

Ventidue persone arrestate, undici fermate, due manganelli di ferro sequestrati, alcuni agenti contusi: è il bilancio degli incidentidella serata di mercoledì 18 febbraio provocati da decine di tifosi olandesi del Feyenoord giunti a Roma per la partita di Europa League. E i primi 8 ultrà olandesi sono già stati processati per direttissima: sono stati condannati a 6 mesi di reclusione, convertiti in 45 mila euro di multa ciascuno, il divieto di dimora a Roma con effetto immediato. I condannati sono stati rispediti a Fiumicino in attesa dell’aereo già prenotato per venerdì mattina. Ma il rischio è che anche in aereoporto possano scoppiare disordini e risse.

fonte Il Corriere della Sera

Dalla Polizia Postale allarme per un nuovo virus su Facebook

Un tag su una foto può nascondere un programma malevolo che si insinua nel computer per carpire i dati sensibili. Meglio non cliccare in caso di dubbi

Se siete tra il miliardo e 390 milioni di iscritti a Facebook vi sarà capitato almeno una volta di ricevere link sospetti o di essere taggati in immagini di foto più o meno esplicite. In questi casi, meglio non cliccare, come conferma l’«Agente Lisa», il profilo Facebook della Polizia di Stato. Che parla di un nuovo virus informatico e spiega: «Se risultate taggati in un video o in una foto, in genere con contenuti pornografici, da un vostro amico e per curiosità, cliccate sul link, potreste infettare il vostro pc. Non per colpa del vostro amico, che è sicuramente ignaro di tutto, ma per un programma malevolo che si insinua nel computer per carpire i dati sensibili».

Così si legge in un post della pagina Facebook di «Agente Lisa» e il consiglio ha già superato le 45 mila condivisioni e quasi 4 milioni di visualizzazioni. «Questo virus, inoltre, si può trasmettere da contatto a contatto, quindi se chattate con un amico infetto, potreste essere infettati anche voi. Fate attenzione poi anche agli smartphone, perché si può diffondere pure sui telefonini».

Per evitare danni, dicono gli esperti della Polizia Postale, «evitate di cliccare su link che vi sembrano strani, installate un buon antivirus aggiornato e poi usate il passaparola con i vostri contatti di Facebook. Una buona idea è quella di scrivere un post sulla vostra bacheca dicendo a tutti gli amici che non avete taggato nessuno e di non aprire link inviati a vostro nome perché si tratta di un virus». In alternativa, si può condividere il post pubblicato sulla bacheca di «Agente Lisa». La Polizia Postale correttamente invita alla prudenza, incoraggia a non cliccare a caso, sensibilizza all’uso più consapevole di Facebook e di internet in genere, tuttavia almeno in questo caso non fornisce dettagli più precisi sul tipo di virus e su come funzionerebbe: sembrerebbe infatti che colpisca indipendentemente computer Windows, Mac, smartphone e tablet, perché attivo all’interno di Facebook e non nel sistema operativo del computer.

La pagina Facebook di «Agente Lisa» permette alla Polizia di Stato di comunicare, in particolare ai giovani, i risultati del lavoro quotidiano dei poliziotti, ma soprattutto di mettere in guardia i cittadini dai pericoli che ci sono in internet e nella vita di tutti i giorni. E oltre ai virus, attenzione anche alle truffe, che su Facebook si stanno rapidamente moltiplicando.

Siamo in attesa di una risposta ufficiale dal social network, che peraltro si è sempre mostrato molto sensibile al tema della privacy e dalla sicurezza informatica: rappresentanti di Facebook erano presenti infatti anche al Festival di Sanremo, dove hanno presentato “ Una vita da Social”, l’imponente campagna educativa itinerante realizzata dalla Polizia di Stato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, sui rischi e pericoli della Rete.

fonte La Stampa

Terrorismo, il prefetto: “Polizia schierata in centro e carabinieri in periferia”

di La Repubblica

Pecoraro al consiglio straordinario in Campidoglio: “L’attenzione deve restare alta”. Marino: “Serve un controllo più capillare del territorio”

“Non ci sono elementi specifici che riguardano il nostro Paese e la città. Roma come Parigi deve continuare a vivere. Tuttavia l’attenzione deve rimanere alta perché dall’11 settembre 2001 le cose sono cambiate” a dirlo, durante il consiglio straodinario, in Campidoglio, sull’allerta terrorismo è il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro. Intervendo in Aula il prefetto ha ricordato che sul tema sono state diverse le direttive emanate dal ministero degli Interni. “Uno sforzo enorme è stato fatto e si sta facendo per fare in modo che tutti gli obiettivi sensibili o siano vigilati o siano raggiungibili in non più di 5 minuti – ha detto il prefetto – Qualcuno mi ha telefonato chiedendo che tutte le scuole di Roma siano controllate, non è possibile, ma abbiamo dato indicazioni in modo tale da poterle rendere più sicure”.

Su una maggiore presenza delle forze dell’ordine sul territorio Pecoraro ha chiarito: “Abbiamo chiesto temporaneamente 500 uomini per vigilare sui presidi più importanti, prima arrivano meglio è”. In ogni caso, “per migliorare a Roma la situazione bisogna revisionare i presidi, che ora si sovrappongono – ha sostenuto – i carabinieri in periferia, la polizia al centro. Sono entrambi d’accordo e bisogna lavorare per questo. Al momento la situazione è di un centro storico affollato di polizia e carabinieri e di una periferia scoperta”.

“Tutti noi chiediamo maggiore sicurezza, indagini efficaci, capillare controllo del territorio, più risorse, uomini e mezzi – è intervenuto il sindaco Ignazio Marino, che ieri era tornato a sollecitare su questo punto – l’ho ricordato anche recentemente in una lettera inviata al ministro dell’Interno, per prevenire possibili minacce alla nostra incolumità. Il nostro compito è quello di governare la città nel nome dei valori dell’uguaglianza, dei diritti e della tolleranza reciproca”.

Marino, che la scorsa settimana è stato a Parigi e ha reso omaggio alle vittime di Charlie Hebdo, ha parlato dell’esigenza di una “risposta politica”. E come punto di partenza cita lo scrittore Salman Rushdie, da molti anni condannato a morte dagli estremisti islamici: “Come si fa a sconfiggere il terrorismo? Non facendosi terrorizzare”, ha detto il sindaco.

Valeria Baglio (Pd), presidente dell’Assemblea, spiega che “come istituzione, abbiamo il dovere di informare e rassicurare, per quanto possibile, i nostri concittadini. E’ a loro che dobbiamo pensare in questo momento, a chi ha il diritto alla sicurezza”.

Svizzera, inseguimento tra poliziotti elvetici e italiani: incidente diplomatico in autostrada nel Ticino

di Il Messaggero

Due poliziotti italiani fermati, disarmati, sottoposti a test con l’etilometro e interrogati per ore dai colleghi della Polizia Cantonale Ticinese. Rischia di provocare un incidente diplomatico tra Italia e Svizzera quanto accaduto alcuni giorni fa lungo l’A9, dove un automobilista italiano originario della provincia di Novara, poi rivelatosi ubriaco, è fuggito in Svizzera dopo avere speronato una pattuglia della Polstrada di Busto Arsizio (Varese).

Il fatto risale alla notte tra il 25 e il 26 gennaio scorso, ma lo si è appreso soltanto oggi. L’inseguimento è cominciato sull’autostrada A9, l’arteria lombarda che collega l’area metropolitana di Milano con Como e il confine con la Svizzera. Qui l’uomo, un piemontese di 57 anni, consapevole del suo stato di alterazione, ha speronato la pattuglia degli agenti di Busto Arsizio.

Costretti a fermarsi, i poliziotti hanno però lanciato subito l’allarme, chiedendo l’intervento dei colleghi della squadra volante di Como. Il fuggitivo è stato inseguito in territorio italiano. Poi, quando gli agenti hanno intuito che l’obiettivo dell’uomo era raggiungere il paese elvetico, hanno chiesto e ottenuto dal Centro di cooperazione di polizia doganale di Chiasso (l’organismo costituito da Confederazione Svizzera e Repubblica Italiana per la cooperazione tra le autorità di polizia e doganali) l’autorizzazione per entrare in territorio elvetico, sulla base delle disposizioni degli accordi di Schengen.

L’automobilista è stato infine fermato da una pattuglia svizzera cinque chilometri dopo la frontiera, nell’area di servizio di Coldrerio (Comune svizzero del Canton Ticino) ed è stato denunciato. La vicenda, però, non è finita qui. Poco dopo sono infatti sopraggiunti i poliziotti italiani, attardati in dogana in attesa del via libera al loro ingresso in Svizzera.

Ma a quel punto i colleghi elvetici li hanno disarmati, sottoposti ad alcoltest e li hanno scortati fino a Lugano, in caserma, dove gli agenti sono stati trattenuti per oltre tre ore e interrogati separatamente. Riaccompagnati in frontiera, sono state restituite loro le armi. Il loro rapporto di servizio è stato inviato dalla procura di Como al ministero degli Esteri per valutare se il comportamento dei poliziotti ticinesi è stato conforme alle regole.