Sgominata baby gang, carabiniere ferito

di La Repubblica

Scontro nella notte a Poggioreale tra un auto inseguita dalla polizia e un’altra con a bordo un militare dell’Arma: ne avrà per 30 giorni. Arrestati in quattro, tre dei quali minorenni, per possesso di arnesi atti allo scasso

Non si fermano a un controllo e nel corso dell’inseguimento in auto finiscono per scontrarsi con un’altra auto a bordo della quale c’è un carabiniere: è finita così la scorsa notte a Napoli la fuga di quattro giovani, di cui uno solo maggiorenne da pochi giorni mentre il più piccolo ha 15 anni. I quattro sono stati arrestati dalla polizia.

I fatti: gli agenti della sezione Volanti nel corso dei normali servizi di prevenzione e controllo del territorio hanno imposto l’alt agli occupanti di una Fiat Stilo che, con fare sospetto, si aggiravano in zona Poggioreale. Il conducente, invece di fermarsi, è fuggito a tutta velocità in direzione via Stadera ma in prossimità del restringimento della carreggiata l’autovettura si è schiantata contro un’altra auto condotta da un militare dell’Arma dei Carabinieri che si stava recando a lavoro. L’auto del militare è stata sbalzata contro un pilastro: la vittima, ricoverata in ospedale, ne avrà per 30 giorni.

I quattro giovani, uno solo dei quali non ha precedenti di polizia, sono residenti a Pollena Trocchia (Napoli) e nel quartiere napoletano di Ponticelli. In macchina nascondevano arnesi atti allo scasso di dubbia provenienza. Alla guida dell’auto, vi era uno dei tre minori. I tre minori sono stati arrestati perché responsabili, in concorso tra loro, di tentato omicidio e denunciati, in stato di libertà, per i reati di resistenza a pubblico ufficiale, ricettazione e possesso di arnesi atti allo scasso. Il maggiorenne, invece, è stato arrestato perché responsabile dei reati di ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale e denunciato, in stato di libertà, per possesso di arnesi atti allo scasso.

Crimine informatico

Fonte Ministero Interno

Fonte Ministero Interno

Un computer, una rete o un dispositivo hardware possono essere l’agente, il mezzo o l’obiettivo del crimine

I continui progressi delle nuove tecnologie, la vasta diffusione di apparati digitali e la sempre più estesa e frequentata rete di social media vedono crescere in termini esponenziali il numero di utenti che accedono al mondo di internet. Una società sempre più introdotta nel mondo digitale, e che gestisce informaticamente gran parte della propria vita di relazione, fa avvertire pressante l’esigenza di una sicurezza di settore sempre più qualificata, specializzata e vicina al cittadino.

Accanto a fenomeni storici quali la pedopornografia online, che tende sempre più a celarsi nel mondo sommerso del web anche attraverso complessi sistemi di anonimizzazione della navigazione, si manifestano nuove attività predatorie gestite da agguerrite organizzazioni criminali transnazionali che colpiscono i servizi di e-commerce e home banking e anche attacchi pianificati a banche dati o ancora aggressioni sofisticate contro infrastrutture critiche istituzionali.

Per rispondere al meglio alla sfida e per affinare adeguatamente il bagaglio professionale, la Polizia delle Comunicazioni ha avviato innovative partnership con i migliori centri universitari e di ricerca per acquisire contributi formativi e concorrere a realizzare efficaci strategie operative di contrasto.

Per venire incontro alle esigenze di sicurezza e assistenza dei sempre più numerosi cittadini utenti della rete, è stato realizzato il portale del Commissariato di P.S. on line che, ponendosi come una vera volante del web, è costantemente operativo per monitorare la rete, diramare allarmi in caso di insidie, raccogliere le più varie istanze di aiuto e assistenza. Di pari passo sono state avviate speciali campagne di sensibilizzazione dei ragazzi per un uso consapevole del web.

Fonte: Ministero Interno

Lotta alle mafie

Falcone-e-BorsellinoArticolo dal sito del Ministero degli Interni

Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene (Paolo Borsellino)

Le politiche di lotta alle mafie prevedono un’azione integrata che affianca alla prevenzione e alla repressione, azioni sistematiche che colpiscono con sequestri e confische i beni mafiosi per destinarli a fini sociali. Tali beni sono gestiti dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

​Elenco dei latitanti di massima pericolosità
Nelle attività di contrasto alla criminalità, il ministero dell’Interno adotta strategie di ricerca e cattura dei latitanti più pericolosi e di gestione dei collaboratori di giustizia. L’elenco dei latitanti viene costantemente aggiornato e condiviso con gli uffici di polizia di tutto il mondo.

Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso
Affianca la politica di prevenzione e contrasto delle mafie, la strategia solidaristica che il Governo mette in campo a sostegno delle vittime dei reati mafiosi. Un apposito Fondo, gestito dal Commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso, nominato dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’Interno, è alimentato da un contributo annuale dello Stato, da somme derivanti dalla vendita dei beni confiscati alle organizzazioni mafiose e da una quota, definita annualmente con decreto del ministro dell’Interno, del contributo devoluto al Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura sui premi assicurativi.

Vittime del dovere
Attività solidaristica appositamente dedicata agli operatori di polizia e altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subìto un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto.

Sicurezza, in arrivo gli spray al peperoncino per gli agenti di Roma

di Repubblica

Da lunedì inizieranno i corsi di formazione per gli agenti: “Potranno essere usati solo in ambito cittadino”

Via libera all’impiego dello spray al peperoncino nei servizi di ordine pubblico. Una sperimentazione di sei mesi partirà per i reparti mobili della polizia di Roma e Napoli. I corsi di formazione per gli agenti partiranno da lunedì. Lo prevede una circolare del Viminale. La sperimentazione, precisa la circolare, “dovrà essere svolta solo in ambito cittadino e limitatamente” a Roma e Napoli, “per essere eccezionalmente estesa, in situazioni contingenti di necessità ed urgenza che saranno valutate “di volta in volta, nell’ambito dei Comitati di ordine e sicurezza pubblica”.

L’impiego del dispositivo, sottolinea ancora il documento, “riguarda situazioni di ordine pubblico ove sia necessario il ripristino della legalità, nel caso vi sia un’azione volta alla resistenza attiva, minaccia, o violenza verso le forze di polizia. Ciò implica che ogni tentativo di negoziazione, mediazione o dissuasione verbale sia fallito”.

Gli spray da sperimentare sono due differenti modelli: ad ogni squadra verranno assegnati un massimo di 5 dispositivi di un modello da utilizzare per un periodo di tre mesi ed il secondo modello per i successivi tre mesi. In ogni squadra verrà individuato un singolo operatore che verrà dotato dello spray, anche se la formazione riguarderà tutti i componenti della squadra.

A Napoli verranno formati 480 poliziotti, a Roma 650. Lo spray destinato ai servizi di ordine pubblico ha una gittata di 8 metri, superiore a quella limitata a 3 metri prevista per gli altri reparti. La sperimentazione, precisa la circolare, “dovrà essere svolta solo in ambito cittadino e limitatamente” a Roma e Napoli, “per essere eccezionalmente estesa, in situazioni contingenti di necessità ed urgenza che saranno valutate “di volta in volta, nell’ambito dei Comitati di ordine e sicurezza pubblica”.

Positivi i commenti dei sindacati di polizia. “Ci siamo dichiarati favorevoli – ha ricordato Daniele Tissone, segretario del Silp Cgil – alla sperimentazione in quanto vengono definiti gli ambiti di applicazione ed anche in ragione del fatto che si trattasi di strumenti di dissuasione limitatamente inabilitanti al contrario del Taser. Positivo anche il fatto – aggiunge – che i dispositivi verranno impiegati solo in caso di estrema ratio e nel corso di situazioni eccezionali quando ogni altro tentativo abbia dato esito negativo”.

Anche Valter Mazzetti, segretario generale dell’Ugl polizia, vede “con favore la sperimentazione dello spray, come tutto ciò che possa aiutare gli operatori della sicurezza ad evitare il contatto fisico. A causa del blocco del turn over – ricorda poi – l’età media degli uomini impegnati nei servizi di ordine pubblico si sta alzando e diventa sempre più indispensabile evitare di arrivare a un qualsiasi scontro. Quindi ben venga questo nuovo strumento, come ci auguriamo che al più presto possa partire la sperimentazione della pistola Taser da fornire a chi effettua il servizio operativo”.

Con pistola giocattolo, a 16 anni rapina auto e sperona i carabinieri: arrestato

di Repubblica

Il giovane fermato dopo un inseguimento di 20 km tra Casamassima e Putignano

Un sedicenne che, pistola in pugno, aveva rapinato l’auto ad una donna è stato arrestato dai carabinieri dopo un rocambolesco inseguimento cominciato a Casamassima e terminato a Putignano, dopo una ventina di km.

Durante la fuga il minorenne ha anche speronato una ‘gazzella’ dei militari. Sulla Lancia Y sottratta alla donna, i carabinieri hanno sequestrato la pistola, poi rivelatasi una fedele riproduzione di quella utilizzata dalle Forze dell’ordine, priva del tappo rosso, completa di caricatore e cartucce.

Pozzallo, madre denuncia botte al figlio autistico in un centro per disabili

di La Repubblica

Un educatore avrebbe dato schiaffi in volto e al collo a un bambino di 11 anni. Indagini della polizia in corso all’interno della struttura

“Mio figlio, disabile, è stato maltrattato, menato ed insultato”. Lo denuncia la madre di un minorenne di 11 anni ospite a Pozzallo (Ragusa) di un centro di riabilitazione. Nell’esposto presentato al commissariato di polizia di Modica si sostiene che il bambino sarebbe stato vittima di ”maltrattamenti da parte di un educatore, consistenti in urla, scappellotti sul collo e schiaffi in volto”. I genitori del ragazzo disabile, affetto da ”disturbo pervasivo dello sviluppo”, una forma di autismo, si sarebbero ”più volte rivolti alla direttrice del centro”, che pero’, sostiene la madre, ”mi invitava a limitarmi a fare le mie funzioni di genitrice e non interferire sul loro operato”. Una conferma sarebbe venuta dalle indagini all’interno della struttura e gli agenti hanno deferito alla magistratura il responsabile.

Torino, camionista fermato dalla Stradale sviene: tasso di alcol 9 volte oltre il limite

di La Repubblica

Denunciato un autista romeno alla guida di un furgone frigo: aveva nel sangue una percentuale alcolica da coma etilico, portato in stato di incoscienza all’ospedale di Venaria. Nella notte bloccato un autotrasportatore polacco: ubriaco alla guida di un Tir, stava entrando in autostrada contromano

Nel sangue aveva un tasso di alcol da coma etilico eppure era alla guida di un camioncino frigo per conto di una ditta di Foglizzo. Quando la polizia stradale di Torino lo ha sottoposto all’alcoltest ha registrato un tasso di 4,5 grammi per litro di sangue, un valore nove volte superiore al consentito. L’uomo, 48 anni, romeno, residente a Foglizzo, nel Canavese, è stato fermato sulla tangenziale torinese all’altezza dello svincolo di Collegno.

Gli agenti hanno notato il furgone frigo procedere zigzagando in direzione di Venaria. Quando lo hanno fermato, è svenuto. La pattuglia allora ha chiamato l’ambulanza che ha portato l’ubriaco già in coma etilico all’ospedale di Venaria. Quando si è svegliato e si è ripreso si è allontanato sulle sue gambe ma senza il camioncino, sequestrato insieme alla patente dalla polizia. Il romeno è stato denunciato.

Litiga con due amici di suo figlio 31enne viene accoltellato al cuore

di Il Corriere

L’uomo incrocia i ragazzi all’ora di cena davanti alla chiesa. Lo colpiscono tre volte. Uno viene arrestato con l’accusa di tentato omicidio

Mentre passeggiava in centro con la sua famiglia ha riconosciuto quei due ragazzini, autori di presunti atti di bullismo nei confronti di suo figlio. Li ha fermati, ha intimato loro di smetterla ma la discussione è degenerata in rissa ed è stato accoltellato. Un colpo al cuore, due ai fianchi, e adesso è ricoverato all’ospedale in condizioni critiche. Protagonisti di un episodio piuttosto violento avvenuto nei pressi della chiesa di Musile di Piave lunedì sera all’ora di cena, un 31enne di Musile e due ragazzini stranieri, un tunisino di 14 anni e un moldavo di 15.

La vittima dell’accoltellamento, come ha raccontato la moglie ai carabinieri, stava passeggiando nel centro del paese insieme alla famiglia quando ha incrociato i ragazzini che, a suo dire, sarebbero stati responsabili di bullismo nei confronti del figlio (un dettaglio su cui stanno investigando le forze dell’ordine).

La discussione si è animata col passare dei minuti, fino a che il 14enne ha estratto un coltello e ha colpito il 31enne tre volte, per poi scappare lasciando l’uomo in un lago di sangue. I militari dell’Arma, intervenuti sul posto, dopo aver raccolto le varie testimonianze di chi aveva assistito alla scena hanno rintracciato nelle vicinanze i due giovanissimi che hanno ammesso quanto successo. Il 14enne è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio, mentre l’amico denunciato per rissa. Nel frattempo il 31enne è stato trasportato all’ospedale dell’Angelo di Mestre in gravi condizioni, dove è stato operato. Attualmente si trova ricoverato in terapia intensiva e la prognosi è riservata.

Scala, scontri alla prima: carabinieri e manifestanti feriti. Ma il Fidelio ha convinto tutti

di Repubblica

Milano blindata, ma lo schieramento di uomini non ha fermato la protesta: cariche e lanci di uova, sassi e bengala. Sequestrata una molotov. Franceschini: “Le proteste sono un danno economico”

Volevano la piazza, nel giorno della prima (applauditissima) del Fidelio alla Scala, e se ne sono presi un pezzo. Volevano i riflettori, i taccuini e le telecamere, un obiettivo cui urlare rabbia e un obiettivo contro cui scaricare quello che si erano portati dietro. Uova, pomodori, zucchine, pietre, molti fumogeni e anche molto colorati. La molotov no, non sono riusciti a fabbricarla per tempo: una bottiglia di birra, piena di liquido infiammabile e con lo stoppino già inserito, finisce a terra prima di essere lanciata e nelle mani dei funzionari della Digos. Ma il resto c’è stato tutto, nel cuore di una Milano che non ha avuto fra i suoi spettatori né il presidente Giorgio Napolitano né il premier Matteo Renzi.

Gli scontri nel cuore della città. Le cariche in via Santa Margherita e sotto Palazzo Marino, le trattative per liberare la piazza e il corteo attraverso la Galleria con giro sotto il Duomo prima di sfilare via nel metrò, non senza aver lasciato un segno sulle telecamere. «Manifestazioni di protesta violenta inaccettabili — dirà il prefetto Francesco Paolo Tronca — La legalità non è negoziabile». Era il Sant’Ambrogio della protesta, e così è stato, nonostante i 750 uomini — tra poliziotti, carabinieri, finanzieri e vigili del fuoco, a presidiare la Scala, dietro e davanti alle transenne. Tre contusi fra i manifestanti, due tra i carabinieri, nessun arresto. Ma le cifre finali, stavolta, raccontano pochissimo. “Diamo sempre il peggio di noi al mondo”, ha commentato il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, ex ministro dell’Interno. “La prima della Scala è uno spettacolo unico e riusciamo a rovinare anche questo”. E la conseguenza può essere “un danno di immagine e anche economico” secondo il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, perché “centinaia di migliaia di persone stanno decidendo se venire durante Expo e agli appuntamenti della Scala di mesi”.

Dodici minuti di applausi. Tensione alle stelle fuori dal teatro, dodici minuti di applausi intensi, grida di ‘bravi!’ e salve di fiori sugli interpreti: un successo pieno per il Fidelio di Beethoven riletto dalla regista Deborah Warner. Ma anche il saluto commosso al direttore musicale uscente Daniel Barenboim, a cui al termine del primo atto hanno gridato “grandissimo il maestro” e all’inizio del secondo un “evviva!” suscitando la sua risposta autoironica, “speriamo!”, che ha fatto ridere il pubblico. Approvazione piena per tutti quindi: anche per la compagnia di canto basata sulla voce di Anja Kampe nel ruolo di Leonora/ Fidelio; Klaus Florian Vogt (il marito imprigionato, Florestan); Kwangchul Youn (il capocarceriere Rocco), Mojca Erdmann (sua figlia Marzelline) e Florian Hoffmann (spasimante non ricambiato, Jaquino); Falk Struckmann (Don Pizzarro, governatore della prigione); Peter Mattei (il ministro Don Fernando).

La standing ovation per Barenboim. Beethoven si era ispirato a un alto contenuto morale, alla fede nei valori positivi. A vantaggio di questi ultimi, Warner non trascura gli altri contrasti emergenti: prigione e libertà, ingiustizia e giustizia, sofferenza e felicità. Soprattutto, buio e luce. Che con il lavoro creativo di Jean Kalman danno un’impronta decisiva allo spettacolo. Nella sua rivisitazione la prigione, in un dramma dai contenuti universali, diventa una vecchia struttura industriale abbandonata, che fa da scena fissa allo spettacolo. Alte pareti, cemento a vista, bidoni, vecchi macchinari impolverati. Qui Rocco e la figlia Marzelline (calze scure, minigonna e felpa rosa) vivono anche la loro vita domestica, fra tavolini e scartoffie, lenzuola stese ad asciugare, l’asse da stiro usato dalla ragazza; in un angolo, un secchio e il mocio per pulire a terra. E’ qui che lavora anche Fidelio, suscitando l’amore di Marzelline (e un bacio rubato) e la gelosia di Jaquino: straordinario il quartetto a cui i personaggi danno vita. Il sipario si chiude, il pubblico applaude, standing ovation per Barenboim e l’orchestra.

In platea Lagarde e Grasso. Tornando alle proteste, il sindaco Giuliano Pisapia ha spiegato che sono legittime fino a che non diventano violente e ha pregato i giornalisti di evitare allarmismi in una “situazione delicata”. Il presidente Napolitano gli aveva scritto per spiegare che sono stati motivi “generali e personali” a tenerlo lontano dalla Scala. La speranza di Pisapia è di poterlo ospitare per la prima dell’anno prossimo che sarà con Giovanna d’Arco di Verdi. “Tutti sappiamo quello che sta soffrendo il presidente Napolitano – ha aggiunto – ma è importante che continui nel suo impegno per il nostro Paese”. Nel palco reale c’era però la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato, Pietro Grasso, oltre a Franceschini (fra i rappresentanti del governo anche il sottosegretario Ivan Scalfarotto). Ma la persona forse più potente in sala era la direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde (probabilmente anche la più elegante), invitata in platea dal presidente della Bocconi ed ex premier Mario Monti.

Pereira:”La Scala come la Ferrari”. “Le proteste ci sono sempre state” ha ricordato il sovrintendente Alexander Pereira, spiegando che i soldi guadagnati con la prima (biglietti in platea a 2mila 400 euro) serviranno per progetti importanti come il finanziamento dell’accademia o gli eventi per i bambini e per i giovani. E comunque dopo la Ferrari “la Scala è il brand italiano più conosciuto al mondo e va sostenuta” anche in Europa.

Andrea Loris Stival, oggi l’autopsia. Testimone: “L’ho visto in paese da solo”

di Il Fatto Quotidiano

Il corpo di Andrea Loris Stival, otto anni, è stato trovato nel pomeriggio del 29 novembre in un canneto a 4 chilometri dalla scuola dove la madre lo aveva lasciato. Gli investigatori: “Nessuna traccia di violenza, solo una piccola lesione sul volto, ma aspettiamo l’esito degli accertamenti”. Appello delle forze dell’ordine: “Chi ha visto qualcosa ce lo segnali“. Si cerca il suo zainetto

Mentre è in corso, nella mattinata di domenica all’obitorio dell’ospedale Ragusa Ibla, l’autopsia sul corpo di Andrea Loris Stival, il bambino di 8 anni trovato morto ieri nel Ragusano, fonti investigative fanno sapere che un testimone avrebbe visto il piccolo camminare in paese, già senza zaino, poco dopo le nove del mattino. Gli investigatori hanno anche visionato le riprese del sistema di sorveglianza di un panificio verificando che la mamma, dopo aver accompagnato a scuola il figlio maggiore, ha portato all’asilo quello di quattro anni. Carabinieri e polizia, però, continuano a specificare che “non può essere esclusa alcuna ipotesi”. Iniziati, intanto, nuovi sopralluoghi nell’area del ritrovamento per ricercare elementi utili alle indagini. Tra le piste prese in considerazione, anche il sequestro da parte di un pedofilo. Le forze dell’ordine raccomandano a tutti i cittadini di fornire eventuali dettagli utili alle indagini “mediante segnalazioni, anche anonime, ai numeri d’emergenza 112 e 113 o recandosi presso un qualunque ufficio di Polizia”.
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Il corpo di Andrea è stato trovato in un canalone in cemento, profondo due metri e mezzo, che costeggia un vecchio mulino abbandonato di Santa Croce di Camerina. Il bimbo non era entrato a scuola, nonostante la madre, una casalinga di 25 anni, con un altro figlio piccolo, lo avesse accompagnato e lasciato a 10-20 metri dall’ingresso. E’ stata la donna a lanciare l’allarme quando, quattro ore dopo, alle 12.30 è andato a riprenderlo. E’ in quel lasso di tempo che si concentrano le indagini. I bidelli, le maestre e i compagni di classe della terza elementare non lo avevano visto entrare. Dopo una decina di minuti la mamma è andata dai carabinieri per denunciarne la scomparsa. Il padre, 30 anni, lavora come autotrasportatore, e per non farlo preoccupare, è stato informato alcune ore dopo, nella speranza di non farlo allarmare e di trovare il ragazzino, come qualche altra volta era accaduto. Oggi, però, è stato sentito come testimone in Questura, mentre la moglie darà la sua versione tra qualche giorno, quando avrà superato lo shock per l’accaduto.

I carabinieri controllano anche le immagini del sistema di videosorveglianza della scuola, ma Andrea Loris Stival non è inquadrato da alcuna parte. Eppure alcuni vigili urbani ricordano bene di averlo visto assieme alla madre e salutarla vicino l’istituto. A trovare il corpo senza vita, poco prima delle 17, è un cacciatore uscito di casa sollecitato dalla moglie a partecipare alle ricerche scattate dopo l’allarme e che hanno coinvolto tutto il paese, in un canneto distante quattro chilometri dalla scuola. “Mi sono affacciato su un canalone tra le canne – ricostruisce Orazio Fidone – e ho visto il cadavere. Ho gridato prima a squarciagola e poi ho telefonato ai carabinieri: erano le 16:55. Nel frattempo è arrivata un’auto della polizia. Se avessi potuto dargli la mia vita lo avrei fatto”.

Al momento del ritrovamento, il bambino aveva indosso tutti i vestiti, asciutti: un paio di jeans, calze rosse, scarpe blu, una maglietta bianca e un giubbotto marrone. Non ci sono tracce di sangue o segni di violenza evidenti, tranne una piccola lesione sul volto con un ematoma. I detective di polizia e carabinieri stanno continuando a perlustrare la zona in cerca dello zainetto blu, a forma di ovetto, con cinghie gialle, che Andrea portava con sé quando è uscito di casa. “Nessuna ipotesi investigativa certa sarà possibile prima di domani” dopo “un attento esame del corpo”, spiega il procuratore di Ragusa, Carmelo Petralia, anche perché “non è stata trovata alcuna traccia di sangue”. “Stiamo lavorando a tutto campo – aggiunge – e non tralasciamo alcuna pista, ma per avere certezze occorrerà un esame medico legale attento”. Certo, osserva il magistrato, “non è impossibile, ma sembra difficile pensare che abbia percorso quattro chilometri a piedi e sia andato lì, in quel posto, da solo”. Parole che lasciano aperti scenari violenti, come un omicidio,ed evocano la pedofilia. “Al momento – precisa Petralia, che coordina l’inchiesta assieme al sostituto Marco Rota – non ci sbilanciamo però, perché qualunque ipotesi è prematura. Certo stiamo valutando tutte le tesi possibili – conclude il procuratore di Ragusa – come è giusto e doveroso che sia davanti alla morte di un bambino di otto anni”.

Il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta ha fatto visita alla famiglia del piccolo Andrea. Il governatore è stato già nel municipio del paese e ha incontrato le forze dell’ordine. “Mi sento angosciato, come se fosse morto mio figlio, anche se non ho figli. Quando ho appreso ieri la notizia ho interiorizzato il dolore e ho sentito la necessità di partecipare di persona il mio dolore e la mia vicinanza”. Ha detto il governatore della Sicilia dopo un sopralluogo nella zona in cui è stato trovato il corpo del piccolo.