Droga e armi. Cinque arresti nella capitale.

A Roma, i poliziotti del IX distretto Esposizione hanno arrestato cinque persone per tentato omicidio, porto abusivo di arma da fuoco, detenzione e spaccio di droga e violazione della legge sulle armi.  Il XI distretto San Paolo, il VIII distretto Tor Carbone, il commissariato Romanina, il XIV distretto Prima valle, il Reparto volanti, il Reparto prevenzione crimine Lazio, il Reparto mobile di Roma, le Squadre cinofile, la Polizia scientifica e il personale dei Vigili del fuoco sono stati coinvolti nell’operazione. Le indagini sono iniziate lo scorso settembre con il ferimento di un uomo. La vittima dell’agguato era stato colpito alla gamba destra da un colpo d’arma da fuoco. Insieme alle intercettazioni, le indagini hanno consentito di ricostruire le fasi che hanno portato all’aggressione e di comprendere chi erano gli autori. Si tratta di due fratelli, già noti alle forze dell’ordine, che avevano un’attività di spaccio di droga in un quartiere a sud della Capitale da diverso tempo. La violenza era il mezzo con cui i due imponevano il loro potere e, in effetti, la vittima si sarebbe rifiutata di andare via dalla luogo che era sotto il loro controllo. Gli arrestati hanno riguardato anche tre altre persone collegate ai due fratelli nell’attività criminale. Inoltre, sono state effettuate tredici perquisizioni domiciliari su delega dell’autorità giudiziaria. Durante queste perquisizioni, gli agenti hanno sequestrato oltre 300.000 euro in contanti, tre orologi Rolex, armi  e droga. Inoltre, nel corso dell’indagine sono state denunciate altre 11 persone per detenzione e spaccio di cocaina. Sono state sequestrate grandi quantità di droga e armi illegalmente detenute.

Direttore Umberto Buzzoni
foto Polizia di Stato

Il mensile Polizia di Stato si unisce al dolore delle famiglie del maresciallo Francesco Pastore e dell’appuntato scelto Francesco Ferraro

La notizia della tragica morte in servizio di due giovani carabinieri ci ha sconvolti così tanto da non trovare le parole per esprimere il nostro dolore. Il dolore di tutta la nostra redazione, del nostro direttore, sempre vicini alle forze dell’ordine, è molto forte, ma è sicuramente niente rispetto al sentimento struggente della famiglie che stanno affrontando un terribile incubo, quello di perdere ingiustamente i propri figli mentre servivano la loro Patria. La notte tra il 6 e il 7 aprile una pattuglia dei carabinieri, una Fiat Grande Punto, si è scontrata con un SUV Range Rover. I militari stavano attraversando un incrocio svoltando a sinistra quando una Range Rover dalla destra li ha centrati in pieno dopo un dosso. I due soldati dell’Arma sono stati uccisi dall’impatto: il maresciallo Francesco Pastore, 25 anni, e l’appuntato scelto Francesco Ferraro, 27 anni. Il terzo carabiniere che era a bordo è rimasto ferito nell’impatto. La conducente del Suv è stata sottoposta agli esami prescritti dalla legge ed risultata positiva sia alla cocaina che all’alcoltest. Le agenzie di stampa, citando fonti investigative, riferiscono che un secondo esame dovrà confermare questo ultimo risultato. Il mensile Polizia di Stato si unisce al dolore delle famiglie del maresciallo Francesco Pastore e dell’appuntato scelto Francesco Ferraro. Due anime nobili che hanno servito il nostro paese con dedizione e passione.

Direttore Umberto Buzzoni

Cittadino albanese ricercato per omicidio perso a Matera.

Si spacciava per il fratello disabile e si era trasferito in Italia nel 2003 dove lavorava come operaio e viveva in maniera onesta, senza commettere reati. Dal 1998, l’uomo, un cittadino albanese di 55 anni, era ricercato perché era stato condannato all’ergastolo per un duplice omicidio commesso nella sua nazione. Gli agenti della Squadra mobile di Matera hanno rintracciato il latitante e lo hanno condotto in prigione in attesa della sua estradizione. Il Servizio per la cooperazione internazionale della polizia (Scip) della Direzione centrale della polizia criminale, l’Ufficio dell’esperto per la sicurezza presso l’ambasciata d’Italia in Albania, l’Ufficio Interpol di Tirana e il Dipartimento della polizia criminale albanese hanno collaborato per condurre l’operazione. Per riuscire a catturare il ricercato, la squadra mobile, informata dal personale dello Scip dello scambio di persona e della residenza in Italia ha avviato una attenta attività di indagine. Questo è un esempio chiaro del grado di cooperazione della polizia internazionale tra il Dipartimento della pubblica sicurezza italiano e quello albanese. La sezione “Latitanti” della seconda divisione Interpol – Scip della Direzione centrale della polizia criminale ha supervisionato lo scambio di informazioni.

Direttore Umberto Buzzoni

Recuperati 90 chili di droga nel Bolognese durante un arresto.

Due individui sono stati arrestati dagli agenti delle Squadre mobili di Bologna e Modena per l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. I soggetti sono stati arrestati al casello Modena Sud dopo essere tornati dalla Lombardia, dove avevano acquistato quasi 80 kg hashish. L’arresto è avvenuto al termine di un’indagine iniziata alcune settimane fa e che ha portato a numerose cessioni di droga nella zona Bolognina di Bologna, dove erano state arrestate diverse persone mentre spacciavano. Una delle persone che frequentavano regolarmente la piazza di spaccio è stata scoperta in quanto si recava regolarmente nella sua casa a Maranello (Modena), dove probabilmente teneva la droga e la confezionava per poi affidarla agli spacciatori.

Dopo oculate indagini sul soggetto un giorno, proprio mentre si recava  in Lombardia con un suo complice, è stato fermato dagli investigatori che hanno messo in luce come si trattasse di un viaggio per acquistare sostanze stupefacenti. Gli arrestati si muovevano con due automobili e utilizzavano la prima vettura  per avvertire la seconda dell’arrivo delle forze dell’ordine. La droga è stata trovata sulla seconda auto, imballata in due pacchi grandi con molti panetti all’interno. Non c’era droga nella prima auto, ma il conducente aveva le chiavi di una terza auto parcheggiata vicino all’appartamento di Maranello. In un sottofondo aperto con un congegno elettromeccanico, i poliziotti hanno trovato altri nove chili di hashish e novanta grammi di cocaina nascosta all’interno.

Direttore Umberto Buzzoni

Arresti in tutta Europa di rapinatori di orologi.

Le vittime venivano scelte in ristoranti di lusso o alberghi di alta categoria. L’obiettivo era l’orologio prezioso che le persone facoltose avrebbero indossato. Le seguivano e le aggredivano brutalmente per prendersi l’orologio. Un’operazione coordinata da Europol che ha permesso di arrestare 35 persone in diverse città europee. I soggetti sono stati ritenuti responsabili di numerose rapine in diverse parti d’Europa. La Squadra mobile di Napoli, ha emesso otto mandati di arresto europeo nei confronti di soggetti residenti a Napoli e dintorni. Molti colpi sono stati effettuati nelle città più note della Spagna, così come in Francia, Austria, Germania e Svizzera. Le polizie europee hanno iniziato a condividere le informazioni raccolte nelle proprie nazioni a causa del modo violento in cui i rapinatori agivano, che era identico in tutti gli episodi.

L’indagine coordinata iniziata da Europol e le forze di polizia degli stati coinvolti ha portato all’arresto dei responsabili delle rapine. Gli Stati hanno emesso mandati d’arresto europeo dopo aver condiviso gli esiti delle indagini in particolari riunioni operative. Europol ha coordinato l’operazione e ha anche inviato personale per assistere all’esecuzione dei mandati. Gli arresti sono stati possibili grazie all’assistenza di Eurojust per la collaborazione giudiziaria e l’emissione di ordini di indagine europei. L’indagine è stata eseguita grazie alla rete @ON, che è stata finanziata dall’Unione europea attraverso il progetto ISF4@ON ed è stata supervisionata dalla Direzione investigativa antimafia italiana (Dia). Nel nostro paese, i mandati di arresto sono stati resi operativi dal Servizio centrale operativo della Polizia di Stato in collaborazione con la Squadra mobile e i commissariati Decumani, Montecalvario e Dante della questura di Napoli e dell’Ufficio di polizia di frontiera aerea di Napoli.

Direttore Umberto Buzzoni

Importantissima operazione del commissariato Appio a Roma. Sette arresti.

Importantissima operazione del commissariato Appio a Roma. Quando i poliziotti del commissariato Appio hanno effettuato una perquisizione all’interno di un B&B hanno rinvenuto una bustina che conteneva un dito umano. Accanto alla busta una mannaia sporca di sangue. L’incredibile scoperta è avvenuta a seguito delle indagini che hanno interessato “gang delle torture” che ha portato all’arresto di alcune persone che svolgevano attività di spaccio di droga e che ruotavano proprio intorno alla gang. Paliamo di un’associazione malavitosa che ha ucciso il carrozziere Andrea Fiore, al Quadraro e ha gambizzato Alex Corelli e Simone Daranghi, nel 2023, a Morena. Il B&b rappresentava la base operativa e fungeva da magazzino per armi e stupefacenti. Ma a chi appartiene il dito mozzato? Apparterrebbe ad un ragazzo torturato dalla gang perché ritenuto colpevole di errati comportamenti e per utilizzare questa tortura come monito per gli altri il dito era stato conservato come un cimelio.

Oggi, le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia sarebbero la base principale dell’indagine sulla banda delle torture. La persona avrebbe spiegato ai magistrati il sistema criminale estremo che circonda la banda. Per ottenere una maggiore autorità nelle piazze di spaccio della Capitale, i banditi non avevano paura di usare il machete e mozzare la dita ai propri avversari. Il collaboratore ha riferito che a lavorare per la banda c’era anche un soggetto che si faceva chiamare “Er Murena” o “Salvone” per conto del quale alcuni ragazzi stranieri  possedevano  armi e stupefacenti. I ragazzi stranieri erano poi stati arrestati dalla polizia a San Giovanni. Una gambizzazione particolarmente cruenta è stata confermata anche dall’esecutore materiale del delitto Fiore, ad oggi in carcere. Un individuo chiamato “lo zio” dava ordini in videocollegamento mentre un giovane veniva prelevato dalla sua casa e portato in mezzo a un prato. “Tagliategli un dito”, ordinò “lo zio”, ma il ragazzo iniziò a piangere e, piuttosto che essere mutilato, preferiva essere sparato alle gambe. E così fecero.

La banda controllava la vendita di droga, in particolare hashish, tra i quartieri Tuscolano e Montespaccato. Il meccanismo era ben strutturato. Alla base c’erano i ragazzi delle consegne e quelli che si occupavano dell’importazione della droga. Tra questi c’era un ragazzo detto “Gigio” che lavorava come corriere della droga. Il 13 marzo dell’anno scorso venne ucciso. A casa sua venne poi rinvenuto più di 1 kg di hashish. Gli ordini della “banda delle torture” venivano impartiti anche tramite telegram, il famoso servizio di messaggistica istantanea.

Direttore Umberto Buzzoni

Importante operazione da parte di Polizia, Guardia di Finanza e ASL a Roma in zona Porta Maggiore

Ieri, i poliziotti del Commissariato Porta Maggiore hanno svolto una azione ad alto impatto in zona Porta Maggiore insieme ai militari dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, a personale della Polizia Locale Roma Capitale e dell’ASL Roma2, con l’ausilio dell’Unità Cinofila antidroga dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico. Sono stati condotti  controlli amministrativi mirati a combattere l’abusivismo e lo sfruttamento della manodopera irregolare in diversi settori lavorativi, nonché attività specifiche per prevenire e reprimere lo spaccio di droga e i reati predatori nella regione. Nel corso dell’operazione sono state identificate 360 persone e sono stati controllati 218 veicoli.

Uno dei veicoli è stato successivamente rimosso e sono state contestate 30 violazioni del Codice della Strada. Inoltre, dieci negozi sono stati controllati e quattro sono stati sanzionati. Nello specifico, gli operatori hanno condotto ispezioni amministrative in quattro esercizi commerciali di somministrazione di alimenti e bevande situati in via Casilina e hanno trovato gravi condizioni igienico sanitarie; Per questo motivo, i titolari sono stati multati per 13.800 euro e il personale dell’ASL ha chiuso uno dei locali sanzionati.

Direttore Umberto Buzzoni
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Il campo delle Fiamme oro rugby è stato intitolato a Renato Gamboni.

Il capo della Polizia Vittorio Pisani ha presieduto la cerimonia di intitolazione del campo da rugby del Gruppo sportivo Fiamme oro a Renato Gamboni, ex poliziotto e atleta del gruppo sportivo cremisi, presso la caserma “Stefano Gelsomini”. Il vice capo della Polizia Raffaele Grassi, il direttore centrale delle Specialità della Polizia di Stato Renato Cortese, il direttore centrale per gli Affari generali e le Politiche del personale Armando Forgione, il direttore nazionale dei Gruppi sportivi Fiamme Oro Francesco Montini e il dirigente del I Reparto mobile Riccardo Caccianini sono stati tutti presenti all’evento. Nel suo intervento, il capo della Polizia ha sottolineato quanto sia importante avere oggi molti giovani con le loro famiglie sul campo intitolato a Renato Gamboni. Il prefetto Pisani ha concluso che questa è l’immagine e il dono più preziosi che potesse essere offerto a Renato, che da molto tempo si è dedicato ai giovani e alla loro formazione.

Renato era un giocatore di rugby delle Fiamme Oro che vinse lo scudetto nel 1968. Era un uomo eccezionale sia in termini tecnici che umani. Ha continuato a vivere nel mondo della “palla ovale” dopo la carriera da sportivo, diventando poi poliziotto. In qualità di coach, è stato un punto di riferimento per il movimento giovanile del Lazio e per molti giovani. Renato Gamboni ha finito la sua carriera di allenatore nella stagione 2009-2010, allenando la selezione Under20 delle Fiamme Oro Rugby, ma poi si è ritirato a causa di problemi fisici e è morto nel 2013. È stato insignito dell’Ovale d’oro con fronda d’alloro, il massimo riconoscimento nel mondo del rugby, per le sue doti umane e sportive.

Direttore Umberto Buzzoni
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Sette arresti nella capitale per organizzazione mafiosa.

Nel corso di un’operazione di polizia coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, i poliziotti della Squadra mobile di Roma e del commissariato “Romanina” sono state arrestate sette persone. Omicidio, traffico di sostanze stupefacenti, sequestro di persona, incendio doloso, lesioni e detenzione illegale di armi da fuoco aggravata dal metodo mafioso sono tutti i reati contestati ai soggetti coinvolti. Quattro degli indagati sono membri di un gruppo criminale specializzato nel traffico internazionale di droga che ha anche fonti di approvvigionamento dalla Spagna; Gli altri tre sono stati arrestati a seguito di indagini antidroga con “consegne controllate” da agenti sotto copertura del Servizio centrale operativo (Sco). Il gruppo di spaccio era attivo su Telegram.

L’indagine è iniziata lo scorso anno dopo gravi incidenti violenti nella capitale con  due giovani di 23 e 29 anni feriti  e  un 53enne ucciso; Due persone sono state arrestate per l’ultimo episodio criminale. Nel corso dell’indagine, gli agenti hanno sequestrato circa 156 kg di droga, principalmente hashish, e una varietà di armi da fuoco, da guerra e clandestine; Il gruppo criminale aveva quattordici pistole, due fucili a canne mozze e due mitragliette. La Procura distrettuale antimafia ha disposto perquisizioni nei confronti di altri 15 indagati che non  sono ancora in carcere. Circa 150 poliziotti, tra equipaggi del Servizio centrale operativo, dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della questura di Roma, dell’unità cinofila “antidroga”, del Reparto prevenzione crimine “Lazio” e della polizia scientifica, hanno partecipato all’operazione. Inoltre, la Squadra mobile di Frosinone ha prestato assistenza durante l’intervento.

Direttore Umberto Buzzoni
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Due arresti per pedopornografia da parte della Polizia Postale.

In possesso di oltre diecimila file di materiale pedopornografico, due uomini, uno di 50 anni e l’altro di 62, sono stati arrestati . Il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Lazio, in collaborazione con la Sezione Operativa di Latina e la procura del Tribunale di Roma, ha condotto l’operazione. L’indagine è iniziata da una segnalazione del Centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online (CNCPO) sull’utilizzo improprio dei social network e degli spazi di archiviazione virtuali da parte di alcuni utenti.

Gli investigatori sono riusciti a identificare il profilo di un 50enne residente in provincia di Latina grazie a tempestivi accertamenti e all’analisi delle tracce informatiche. Molti file pedopornografici sono stati trovati durante una perquisizione informatica del suo smartphone. Alcuni di questi contenevano bambini in tenera età. L’uomo è stato posto agli arresti domiciliari  perché non aveva precedenti penali. Un 62enne della provincia di Roma ha subito la stessa sorte quando è stato trovato in possesso di una grande quantità di materiale pedopornografico che raffigurante bambini in età prescolare.

È in corso un’analisi del materiale sequestrato per determinare eventuali responsabilità aggiuntive e per identificare i minori coinvolti. Da sempre, la Polizia di Stato mette in atto misure per combattere il fenomeno della pedopornografia online attraverso una maggiore formazione dei genitori ed educatori e campagne di sensibilizzazione promosse per fornire loro strumenti di conoscenza dei fenomeni e per incoraggiare i genitori ad essere attenti.

Direttore Umberto Buzzoni
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