OPERAZIONE: “Cometa”

DENUNCIATE DALLA POLIZIA SEI PERSONE PER PEDOPORNOGRAFIA ONLINE E ATTI SESSUALI CON MINORENNI
Continua senza sosta l’attività della Polizia di Stato nel contrasto alla pedopornografia online.
Al termine di due distinte e complesse attività investigative, la Polizia Postale di Brescia e Milano, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Brescia, ha denunciato in stato di libertà sei uomini responsabili di detenzione di materiale pedopornografico e atti sessuali con minorenne.
L’articolata operazione, denominata “Cometa”, è scaturita da una denuncia presentata dalla madre di una quattordicenne residente in un paese della provincia di Bergamo. La ragazzina da un po’ di tempo si era chiusa in sé stessa e aveva mostrato un netto cambiamento nei propri comportamenti. Interpretando tali anomalie come un campanello d’allarme, la madre ha controllato il contenuto dello smartphone della ragazzina, scoprendo che erano presenti foto e video sessualmente espliciti, oltre a chat su diversi social network dal contenuto inequivocabile.
Grazie agli accertamenti svolti dagli specialisti della Polizia Postale lombarda con l’ausilio dei colleghi del Compartimento di Bari e il coordinamento del Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia Online, si accertava che l’adolescente era finita nelle maglie di sei persone di età compresa fra i 18 e i 26 anni  (4 operai, 1 muratore e 1 studente), residenti nelle province di Brescia, Bergamo, Milano e Taranto, che l’avevano adescata sulle chat dei social network a cui la stessa era iscritta.
Le successive perquisizioni informatiche e domiciliari eseguite a carico degli indagati hanno consentito di rinvenire nei loro dispositivi non solo le chat incriminate, ma anche foto e video a contenuto pedopornografico.
I 6 soggetti, denunciati in stato di libertà, dovranno ora rispondere dei gravi reati loro ascritti, che vanno dalla detenzione di materiale pedopornografico agli atti sessuali con minorenne.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

169° Anniversario della Polizia di Stato

Oggi ricorre il 169° anniversario della fondazione della Polizia di Stato. Anni ricchi di cambiamenti, che vengono ricordati il 10 aprile giorno in cui nel 1981 è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale la Legge 121 che, come evidenziato dalle parole del Capo della Polizia Prefetto Lamberto Giannini “portava in sé il seme di grandi evoluzioni, ridisegnando una polizia moderna e a forte identità civile”.

Per il secondo anno consecutivo, l’emergenza epidemiologica impone la massima sobrietà nelle celebrazioni. Nella mattinata di ieri il Capo della Polizia – Direttore generale della pubblica sicurezza Prefetto Lamberto Giannini è stato ricevuto a palazzo del Quirinale dal Presidente della Repubblica, accompagnato dai Vice Capi della Polizia, dai Direttori centrali del Dipartimento della pubblica sicurezza e da una rappresentanza del personale.

Proprio per suggellare questo Anniversario il servizio di Guardia d’onore al Palazzo del Quirinale oggi è affidato al Reparto a cavallo della Polizia di Stato che per l’occasione indosserà l’uniforme storico risorgimentale.

Questa mattina, il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese accompagnata dal Capo della Polizia, depone una corona d’alloro al Sacrario dei Caduti presso la Scuola Superiore di Polizia.

Successivamente nel piazzale della Scuola, dopo la rassegna dello schieramento e la lettura del messaggio del Presidente della Repubblica, il Ministro dell’Interno consegna la medaglia d’oro al merito civile, conferita dal Presidente della Repubblica, alla Bandiera della Polizia di Stato. Il prestigioso riconoscimento è stato attribuito per il compito svolto dai Questori, Autorità provinciali di pubblica sicurezza preposte al coordinamento tecnico operativo dei servizi di ordine e sicurezza pubblica, con la seguente motivazione:

“Erede di una prestigiosa tradizione risalente a prima dell’Unificazione d’Italia, la Polizia di Stato, con assoluta fedeltà allo Stato e in difesa della collettività, ha assicurato, da centosessantanove anni, il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica facendosi interprete sul territorio dell’alto magistero affidato alle Autorità provinciali di pubblica sicurezza preposte al coordinamento tecnico operativo dei servizi di ordine e sicurezza pubblica. Attraverso le proprie donne e i propri uomini, chiamati a ricoprire questo difficile ed essenziale compito, la Polizia di Stato, nelle fasi anche più drammatiche della storia del Paese, ha contribuito in maniera decisiva alla coesione della Nazione e ha garantito, sin dalla nascita della Repubblica, la tutela delle libertà fondamentali, la salvezza delle Istituzioni democratiche, assicurando altresì i presupposti per il progresso e il benessere collettivo e dei singoli.”

L’attribuzione della medaglia d’oro corona un delicato lavoro svolto in un ampio lasso di tempo che ha visto cambiare profondamente le sensibilità ed il contesto sociale e culturale, fino ai nostri giorni caratterizzati dalla necessità di contemperare il pieno esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali previsti dalla nostra Costituzione Repubblicana, con le eccezionali condizioni imposte dalla pandemia.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

THE HITMAN – IL SICARIO

La Polizia di Stato ha eseguito la misura cautelare degli arresti domiciliari, disposta dal Gip del Tribunale di Roma, nei confronti di un quarantenne lombardo, esperto informatico, funzionario di una grande azienda, per atti persecutori aggravati in danno della giovane ex fidanzata.

È la prima volta che, attraverso un’investigazione su diversi piani operativi, reali e virtuali, gli investigatori del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, della Squadra Mobile e della Polizia Postale di Roma riescono a individuare tempestivamente e fermare il mandante di un grave delitto di violenza di genere, progettato nei minimi dettagli sul Dark Web.

Sembra la trama di un thriller contemporaneo in cui l’autore dà vita ad un incubo: sullo sfondo una relazione finita, l’ideazione di un delitto, la ricerca di un sicario nel Dark Web per fare del male alla ex fidanzata, il pagamento della commissione in Bitcoin.

La realtà, invece, mostra l’ennesima storia di un uomo che pensa di poter distruggere una donna perché non accetta la fine della loro storia.

La notizia giunge all’attenzione degli investigatori della Polizia di Stato lo scorso febbraio, da una segnalazione dell’Interpol: la Polizia di un Paese europeo aveva acquisito sul Dark Web alcune conversazioni relative a un grave delitto su commissione.

Un cliente sconosciuto chiedeva a un “intermediario” l’ingaggio di un “hitman”, affinchè una donna, in Italia, fosse sfregiata con l’acido e costretta su una sedia a rotelle, e per questa prestazione aveva già effettuato il primo di alcuni pagamenti in Bitcoin. L’intermediario metteva in contatto il committente con un sicario, che si impegnava a portare a compimento l’incarico in breve tempo.

Ma l’indagine, diretta dalla Procura delle Repubblica di Roma e svolta congiuntamente dal Servizio Polizia Postale delle Comunicazioni, dalla Squadra Mobile di Roma e dal Compartimento Polizia Postale per il Lazio, ha consentito di identificare la vittima e portare alla luce, in brevissimo tempo, l’intera vicenda.

Gli investigatori della Polizia Postale, con il fondamentale contributo della cooperazione di Europol, che ha effettuato l’analisi delle transazioni finanziarie e che ha supportato le complesse attività investigative per i risvolti internazionali, hanno identificato il responsabile dell’agghiacciante richiesta.

Contemporaneamente, la Sezione della Squadra Mobile di Roma, specializzata in reati di violenza di genere, ha ricostruito la vita della ragazza, le sue frequentazioni e i rapporti sentimentali, giungendo alle medesime conclusioni: dal profilo di un ex fidanzato è emersa, infatti, una personalità morbosa e ossessionata dalla figura femminile.

L’uomo, mentre inviava fiori e messaggi insistenti all’indirizzo della giovane donna, attraverso complesse pratiche informatiche di anonimizzazione e utilizzando la rete Tor, contattava un sito del Dark Web, richiedendo a soggetti denominati “Assassins”, dietro pagamento di una cospicua somma in Bitcoin, prestazioni finalizzate a provocarle lesioni gravissime.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Ministero dell’Interno

Rovigo. La Polizia di Stato ha smantellato una organizzazione criminale dedita alle truffe nella compravendita di autovetture.

Dieci le persone destinatarie di ordinanza di custodia cautelare in carcere, una agli arresti domiciliari, due interdette all’esercizio di attività di impresa. 18 in totale gli indagati, disposti, inoltre, i sequestri di 13 conti correnti e beni per oltre 700.000 euro. Diverse decine le persone, vittime di raggiri con ingenti danni economici stimati al momento in oltre 600.000 euro.

Le indagini dei poliziotti della  Polizia Stradale di Rovigo in collaborazione con quella di Vicenza, hanno permesso di accertare l’esistenza di una associazione a delinquere specializzata nel vendere a più persone auto di particolare valore economico a prezzi particolarmente vantaggiosi presentandole come veicoli di importazione estera senza poi consegnarle agli acquirenti.

Il nome dell’operazione prende spunto dal fatto che il gruppo criminale ha sfruttato a proprio vantaggio il periodo di lockdown, operando attraverso internet senza che gli acquirenti potessero approfondire le verifiche sui veicoli di interesse. Ai veicoli fittiziamente messi in vendita, già immatricolati in Italia, infatti, erano state tolte le targhe e cancellati i numeri di telaio riportati nelle diverse parti visibili del veicolo.

Grazie poi alla pubblicizzazione su diversi siti internet l’associazione ha potuto truffare persone di più regioni del nord e del centro Italia (Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna in particolare).

Gli arrestati, tutti con precedenti, provengono in gran parte dal Veneto (Pordenone, Padova, Treviso, Venezia) uno è di Piacenza mentre un pescarese è ai domiciliari.

Le ordinanze  sono arrivate a conclusione di accertamenti partiti da un anomalo tentativo di immatricolazione di due auto che, grazie alla segnalazione della motorizzazione civile rodigina, portavano ad un controllo della Polizia Stradale ad una concessionaria auto di Occhiobello (Rovigo). Concessionaria che, intestata ad un prestanome, nei giorni immediatamente successivi chiudeva svuotando i locali.

Dopo questo episodio i criminali non hanno interrotto la loro attività truffaldina, proseguendo i loro traffici e rivendendo all’estero auto acquisite da società di noleggio o in leasing danneggiando così le ditte del settore.

I consigli della Polizia Stradale per l’acquisto di auto sono di usare molta cautela in caso di veicoli proposti a prezzi “troppo vantaggiosi”, di visionare  sempre il numero di telaio per poter fare le opportune verifiche e di pagare attraverso bonifico bancario dove la causale dovrà contenere oltre l’indicazione di saldo autovettura, numero di targa e di telaio oltre alla dicitura “salvo diritto di recesso” in modo tale che la banca versi al venditore il denaro solo una volta trascorsi i 14 giorni nei quali è ammesso il ripensamento da parte del comparatore.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Trieste. Contrasto all’immigrazione clandestina: un arresto e due fermi operati dalla Polizia di Stato.

La Polizia di Stato di Trieste, ha tratto in arresto un  macedone, e sottoposto a fermo di indiziato di delitto il cittadino kosovaro e il cittadino macedone, poiché ritenuti responsabili, in concorso tra loro e con altri soggetti allo stato in corso di identificazione, dei reati di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina di 8 minori bengalesi.
Durante le attività investigative, poste in essere per il contrasto all’immigrazione clandestina, la squadra mobile aveva individuato una Volkswagen Passat con targa italiana ed un Fiat Ducato con targa slovena, che avrebbero potuto essere impiegati per un imminente trasporto di migranti.
I mezzi sono stati, quindi, monitorati ininterrottamente dagli investigatori allorché, nel centro cittadino, veniva osservato uno scambio sospetto di veicoli tra gli utilizzatori della predetta Passat e quelli di una Ford Focus nell’occasione sopraggiunta. Entrambe le vetture, poi, raggiungevano un piazzale sito nei pressi di Opicina ove era stato parcheggiato il furgone.
La successiva riservata attività di osservazione consentiva di rilevare come nel pomeriggio del medesimo giorno 3 marzo il Ducato lasciava il territorio nazionale per recarsi nella vicina Repubblica di Slovenia seguito dalla Passat.
Dopo circa cinque ore, tale ultima autovettura rientrava in Italia attraverso il valico di Monrupino, seguita a pochi minuti dal Ducato.
Ritenendosi, dunque, che il furgone – anticipato dalla “staffetta” della Passat con il compito di segnalare per tempo la presenza di FF.OO. lungo il tragitto – potesse trasportare dei clandestini, si decideva di effettuare un mirato controllo.
I poliziotti riuscivano a bloccare la Passat mentre l’autista del furgone, si dava alla fuga, imboccando a fortissima velocità la strada provinciale in direzione della località di COL; l’inseguimento proseguiva sino a che il passeur, sempre a velocità sostenuta, imboccava una strada privata d’accesso ad una villetta sita in località Monrupino ove arrestava definitivamente la propria corsa andando ad impattare contro un albero di palma presente nel giardino.
Contestualmente il conducente, abbandonato il veicolo, si dileguava, a piedi, nella vicina area boschiva facendo perdere le proprie tracce.
All’interno del furgone erano presenti n. 8 ragazzi del Bangladesh, tutti minorenni, i quali hanno corrisposto per il viaggio illegale cifre comprese tra i 1600 ed i 1800 €. I giovani migranti sono stati poi condotti presso il locale nosocomio infantile per essere sottoposti agli accertamenti del caso all’esito dei quali sei di loro venivano dimessi con prognosi di alcuni giorni per le contusioni riportate ed affidati ad una struttura di accoglienza per minori, mentre i rimanenti due venivano trattenuti in osservazione a causa dei traumi violenti e le fratture riportate.
Poco più tardi, veniva rintracciata, la Ford Focus a bordo della quale venivano identificati due che avevano fornito la Passat utilizzata per fare da staffetta al carico di migranti.
Sulla scorta degli elementi di prova acquisiti, il macedone  veniva tratto in arresto per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in concorso mentre gli altri che venivano sottoposti a fermo di indiziato di delitto. Uno dei due fermati veniva, altresì, tratto in arresto nella flagranza del reato di possesso di documento identificativo falso avendo la disponibilità di una carta d’identità croata contraffatta.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Caporalato: Operazione della Polizia di Stato di Reggio Calabriae della Procura della Repubblica di Palmi.

Dalle prime ore dell’alba è in colrso un’operazione della Polizia di Stato di Reggio Calabria, coordinata dalla Procura della Repubblica di Palmi, finalizzata all’esecuzione di 9 ordinanze di custodia cautelare (tre in carcere e sei ai domiciliari) emesse nei confronti di altrettanti soggetti della Piana di Gioia Tauro ritenuti responsabili, a vario titolo – in qualità di datori di lavoro, caporali e faccendieri – di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e intestazione fittizia di beni. Gli investigatori della Squadra Mobile e del Commissariato di P.S. di Gioia Tauro, coadiuvati dalla Squadra Mobile di Caserta e dagli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine, stanno eseguendo anche perquisizioni domiciliari a carico degli indagati.
Sequestrata anche un’azienda agricola. Impiegati 80 uomini e donne della Polizia di Stato.
I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà in streaming alle ore 10.30 alla presenza del Questore di Reggio Calabria Bruno Megale, del Dirigente della Squadra Mobile, del Commissariato di P.S. di Gioia Tauro e del Funzionario della Sezione Criminalità Extracomunitaria.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

FAENZA: ARRESTO RESPONSABILI OMICIDIO ILENIA FABBRI

La Polizia di Stato nel corso della notte ha eseguito un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti del mandante e dell’esecutore materiale dell’omicidio di Ilenia FABBRI, avvenuto a Faenza (RA) lo scorso 6 febbraio.
In particolare, l’inchiesta, coordinata Procura della Repubblica di Ravenna e svolta dagli investigatori della Squadra Mobile di Ravenna e del Servizio Centrale Operativo, ha permesso di acquisire gravi elementi indiziari nei confronti dell’ex marito della donna, e di un conoscente di quest’ultimo.
Le incalzanti attività investigative hanno ricostruito che la mattina del 6 febbraio, la figlia e l’ex marito della vittima, per recarsi in provincia di Lecco, ove avrebbero dovuto ritirare un’autovettura.
Durante il tragitto, lungo l’autostrada A14, all’altezza dello svincolo per Ravenna, la figlia riceveva una telefonata da una sua amica, che aveva trascorso la notte presso la sua abitazione, che la informava di avere sentito poco prima la madre urlare e di aver visto, spiando dalla porta della sua camera, una persona, molto alta e di grossa corporatura, che la stava inseguendo. L’ex marito e la figlia, quindi, giunti allo svincolo di Imola invertivano la marcia e ritornavano presso l’abitazione della vittima dove nel frattempo era stato rinvenuto il cadavere di Ilenia.
Le immediate escussioni testimoniali delle persone vicine alla vittima e all’ex marito, avevano sin da subito evidenziato il livore che l’uomo provava nei confronti dell’ex moglie per questioni economiche connesse alla loro separazione; astio dimostrato in più circostanze, esternando minacce di violenze fisiche nei confronti della donna, finanche ventilando di incaricare qualcuno per l’esecuzione delle stesse.
Gli approfondimenti effettuati sulla figura dell’ex marito, sospettato di aver incaricato qualcuno per porre fine alla vita della donna e di essersi, quindi, precostituito un alibi certosino per quella mattina, hanno messo in risalto la figura del conoscente dell’ex marito, di anni 53, pluripregiudicato residente in provincia di Reggio Emilia, dalle fattezze fisiche compatibili a quelle segnalate dalla testimone, con il quale l’ex marito aveva avuto dei contatti nei giorni precedenti l’omicidio.
Il 19 gennaio, infatti, il telefono dell’ex marito era stato localizzato a Rubiera (RE), nei pressi dell’abitazione del conoscente, e il 20 e 29 gennaio 2021, l’autovettura di quest’ultimo, di colore grigio metallizzato, veniva immortalata a Faenza dal sistema di letture targhe comunale. In tale ultima data, la visione delle immagini dell’impianto di videosorveglianza del distributore ove è collocata l’officina dell’ex marito palesava un incontro tra i due.
Gli ulteriori accertamenti permettevano di riscontrare come la citata autovettura fosse presente a Faenza la mattina dell’omicidio, in orari compatibili con l’evento criminoso, poiché catturata dai lettori targhe comunali. Inoltre, dalla visione delle immagini degli impianti di videosorveglianza privati, posti nelle immediate vicinanze del luogo ove si era consumato il delitto, si notava  un’autovettura dalle caratteristiche totalmente compatibili con quella in uso al conoscente, ripresa mentre si aggirava nei pressi dell’abitazione della vittima e che il medesimo veicolo si era intrattenuto all’interno dell’area di interesse investigativo per un lasso temporale compatibile con l’azione omicidiaria, per poi allontanarsi da Faenza.
L’analisi del traffico telefonico ha poi ulteriormente corroborato il quadro indiziario a carico del conoscente dell’ex marito, poiché quella mattina la sua utenza telefonica, in movimento verso Faenza nella notte, all’altezza di Bologna, era stata poi spenta e riaccesa, solo una volta dopo essere ritornato in provincia di Reggio Emilia.
L’insieme degli elementi raccolti ha permesso alla Procura della Repubblica di Ravenna di richiedere l’adozione di un provvedimento cautelare nei confronti degli indagati, emesso dal G.I.P. nella giornata di ieri ed eseguito all’alba di oggi.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Milano, donna picchiata dall’ex compagno chiede aiuto simulando l’ordine di una pizza

Domenica 28 febbraio, in viale Brenta a Milano, la Polizia di Stato ha arrestato un cittadino marocchino di 25 anni per il reato di lesioni personali aggravate nei confronti della ex compagna, connazionale di 33 anni.
Sabato sera la donna ha accettato di incontrare il suo ex compagno dal quale si era separata alla fine del mese gennaio 2021 e nel corso dell’incontro, al culmine dell’ennesima lite per motivi di gelosia ed è stata da lui colpita.
La 33enne, temendo per la propria incolumità, e avendo ancora al suo cospetto l’uomo, ha chiamato il 112 NUE, chiedendo di poter ordinare una pizza margherita, per non insospettirlo.
La sinergia tra gli operatori del numero unico d’emergenza, che sono stati i primi a ricevere la celata richiesta d’aiuto, e i poliziotti della Centrale Operativa della Questura a cui è stata girata la telefonata, ha permesso di inviare per tempo sul posto una volante in soccorso della donna, attivando così il protocollo della normativa sul Codice Rosso.
La 33enne, soccorsa poi dal personale medico del Policlinico in seguito alle percosse ricevute, all’arrivo dei poliziotti, ha raccontato loro che quello di domenica notte era solo l’ultimo di una lunga serie di episodi di violenza e angherie subite nel corso della loro relazione, tutti dettati, come questa volta, da motivi di gelosia da parte dell’uomo.
Gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale, hanno così raccolto la denuncia della 33enne, e arrestato in flagranza l’uomo per lesioni personali aggravate.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

FOGGIA OPERAZIONE “Destino”

Al termine delle serrate indagini svolte dalla Polizia di Stato di Foggia, nell’ambito di procedimenti penali coordinati e diretti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia  e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Bari, è stata data esecuzione a due provvedimenti applicativi di misure cautelari personali di tipo restrittivo nei confronti di 5 persone, una delle quali minorenne, ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di omicidio, rapina, furto, ricettazione, incendio e favoreggiamento personale, implicate nell’evento delittuoso avvenuto in data 17 settembre 2020 presso il bar – tabaccheria “Gocce di Caffè”, nella cui occasione, uno dei rapinatori, armato di coltello, ha cagionato la morte del proprietario, Francesco Paolo Traiano.
Le complesse indagini avviate a seguito dell’evento delittuoso compiute attraverso metodi tradizionali come appostamenti e pedinamenti anche  notturni nonchè l’utilizzo di sofisticati presidi tecnologici di tipo ambientale, hanno consentito  di individuare i responsabili nonché di ricostruire gli specifici ruoli assunti dagli stessi tanto nelle fasi antecedenti e preparatorie la rapina quanto nelle fasi successive. Tale meticolosità ha altresì consentito di individuare un quinto complice, che sebbene non presente sul luogo teatro dei fatti, ha fornito un apporto  significativo nella realizzazione dell’intero programma criminoso.
Ripercorrendo i fatti, in data 17 settembre 2020 alle 14.10 circa, tre persone, tutte travisate da passamontagna artigianale si sono introdotte all’interno dell’attività commerciale “Gocce di Caffè” al fine di compiere una rapina. Nelle drammatiche fasi dell’evento delittuoso, uno dei tre rapinatori, e più precisamente il minorenne, armato di coltello, al fine di impossessarsi dell’incasso ha sferrato all’indirizzo del titolare Francesco Traiano, che si trovava dietro il bancone, una serie di fendenti in direzione del volto, uno dei quali si sarebbe successivamente rivelato letale. Dopo aver inferto alla vittima  ulteriori percosse e aver asportato il denaro contenuto nella cassa, i tre rapinatori sono fuggiti a bordo di un’autovettura guidata dal quarto complice.
I preliminari accertamenti espletati, mediante l’analitica acquisizione delle telecamere di video sorveglianza hanno consentito agli investigatori della Squadra Mobile la ricostruzione del percorso utilizzato dai rapinatori per la fuga, consentendo di accertare che negli istanti successivi alla rapina 2 dei quattro appartenenti al gruppo d’azione fossero scesi immediatamente dopo l’evento delittuoso, mentre i restanti due, giunti nelle campagne limitrofe questo centro cittadino avessero abbandonato l’autovettura, per poi essere recuperati da un quinto soggetto.
L’attività investigativa ha consentito di far luce anche sulle fasi antecedenti l’evento delittuoso. In particolare è stato accertato che in data 16 settembre us, in questa via Radesca, veniva asportata una Fiat Punto vecchio modello,  poi usata  il giorno successivo per l’esecuzione della rapina.
L’analisi delle banche dati, unitamente ai sevizi esterni e ai pedinamenti, ha permesso, in data 21 settembre u.s., di rintracciare i  motorini utilizzati per il compimento del furto della vettura di cui si è detto. La ricostruzione delle abitudini di vita dei primi sospettati ha consentito altresì l’installazione di presidi tecnologici di tipo telefonico ed ambientale.
L’acquisizione delle fonti di prova è culminata in una serie di perquisizioni poste in essere in data 17 dicembre us  a carico degli odierni destinatari dei provvedimenti restrittivi emessi dall’autorità giudiziaria. In tale contesto operativo sono stati, altresì, sequestrati dispositivi cellulari in uso agli indagati dalla cui analisi forense sono stati estrapolati ulteriori file e conversazioni che hanno permesso di ricostruire  le fasi preparatorie dell’azione criminosa, il successivo incendio dell’autovettura nella nottata tra il 17 e 18 settembre, a distanza di 12 ore dalla rapina, nelle campagne ove la stessa era stata abbandonata, nonché i futili motivi che hanno spinto il gruppo criminale a compiere l’azione delittuosa.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Caserta, traffico di sostanze stupefacenti scoperto dalla Polizia

L’operazione di polizia è stata realizzata nell’ambito di un servizio della Squadra Mobile di Caserta, predisposto al fine di contrastare il fenomeno dello spaccio di droga.

I poliziotti, nel corso delle attività di appostamento, hanno sottoposto a controllo un autoarticolato sospetto, individuato nei pressi dell’area di servizio “San Nicola ovest”, lungo l’Autostrada A1.

Considerate le enormi dimensioni del mezzo e le numerose pedane trasportate, costituite da materiale plastico destinato agli imballaggi, l’autoarticolato è stato condotto presso la sede del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Caserta, al fine di effettuare una accurata perquisizione, con il supporto logistico della Brigata Garibaldi dell’Esercito Italiano – che ha fornito la disponibilità di “muletti” per movimentare le pedane – e di unità cinofile della Guardia di Finanza.

La perquisizione ha consentito di individuare un doppio fondo, ricavato sotto le pedane trasportate, costruito per occultare un ingente carico di droga.

È stato infatti rinvenuto e sottoposto a sequestro un carico di circa 205 kg di cocaina, suddiviso in 175 involucri di cellophane, a forma di “panetto”, alcuni dei quali riportanti le diciture “CK”, “JEFE” o ancora “T3J”.

L’operazione costituisce uno dei maggiori sequestri di droga operati dalla Polizia di Stato di Caserta. La cocaina sequestrata avrebbe prodotto, se immessa sul mercato, illeciti guadagni per oltre 10 milioni di euro.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato