Grosseto. Denunciati 5 ragazzi per cyberbullismo

La Polizia di Stato, in questo periodo di emergenza epidemiologica, caratterizzato da un aumento esponenziale dei crimini informatici legati anche al cyberbullismo, attraverso i poliziotti  del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Firenze e della Sezione di Grosseto, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze, ha denunciato 5 ragazzi della provincia di Grosseto, di 14 e 15 anni, per atti persecutori nei confronti di un loro coetaneo, con le aggravanti di aver agito per finalità di discriminazione e odio etnico, nonché ai danni di una persona affetta da grave disabilità e per motivi abietti ovvero per “bullismo”.

L’attività di polizia giudiziaria nasce da una denuncia presentata da una insegnante, a cui si era rivolta la madre del ragazzo, preoccupata e amareggiata per aver scoperto sul gruppo WhatsApp della classe, di cui facevano parte solo i compagni e il figlio, innumerevoli messaggi dal tenore offensivo, discriminatorio, razzista, violento nei confronti del proprio figlio, costretto a frequentare la scuola in modalità remota, cd. DAD, perché soggetto a lunghi periodi di ospedalizzazione, in quanto affetto da grave disabilità.

Gli specialisti della Postale estrapolavano subito la chat d’interesse, accertando e individuando i ragazzi resisi responsabili delle condotte offensive e discriminatorie che consentivano all’Autorità Giudiziaria, nella persona del Procuratore Capo dott. Antonio SANGERMANO, di emettere 5 provvedimenti di perquisizione a carico dei titolari dei profili social individuati. Provvedimenti eseguiti tutti nella mattinata odierna.

Nel corso delle operazioni sono stati rinvenuti elementi di reità a carico dei destinatari del provvedimento ed ulteriori sviluppi potrebbero emergere dall’analisi dei dispositivi sequestrati.

La Polizia Postale ricorda:

  • La vigliaccheria sul web è molto grave in quanto dietro ad un cellulare od a uno schermo si pensa di poter dire cose che nella realtà non si riuscirebbe mai a dire. Proprio per questo l’uso corretto delle parole in rete è fondamentale per crescere bene e nel rispetto della legalità e della dignità di tutti.
  • Sul web ogni comportamento può essere tracciato, ricostruito e denunciato alla Polizia, se arreca danno a chi lo subisce.
  • Al compimento dei 14 anni, i ragazzi diventano penalmente responsabili delle loro azioni sul web (imputabili)
  • Gli insegnanti in quanto pubblici ufficiali, hanno l’obbligo di denunciare fatti penalmente rilevanti (reati) commessi o subiti dagli studenti. Diffamazioni, minacce e insulti in rete devono essere denunciati dalle vittime e quindi è importante informare le famiglie degli studenti su cosa sta succedendo e sul loro diritto di fare una segnalazione o sporgere denuncia

Se sei vittima di prepotenze in rete NON RIMANERE IN SILENZIO, anche sul web ci sono regole, leggi e polizia in grado di ascoltarti, aiutarti, trovare le tracce e identificare i prepotenti.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

OPERAZIONE ALTO IMPATTO IN FOGGIA E PROVINCIA.

Ad un mese esatto dalle direttive impartite dal Ministro dell’Interno Luciana LAMORGESE in occasione del Comitato provinciale dell’ordine e della sicurezza pubblica dello scorso 17 gennaio, prosegue senza sosta l’azione sinergica delle forze di polizia in provincia di Foggia con una ulteriore operazione anticrimine ad “Alto Impatto”.

Quest’oggi e nei giorni immediatamente precedenti, circa 130 operatori delle forze dell’ordine appartenenti alla Polizia di Stato, all’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, hanno controllato il territorio eseguendo perquisizioni, ispezioni, accurati controlli e posti di blocco.

Nell’articolato dispositivo di prevenzione sono stati impiegati reparti speciali, unità cinofile antidroga ed antiesplosivo, equipaggi elitrasportati, operatori specialisti in indagini scientifiche e reparti specializzati nei controlli su strada e nelle aeree rurali.

A seguito della pressione esercitata sui sodalizi criminali, durante l’operazione sono state arrestate 10 persone, tra cui i componenti di una banda dedita alla consumazione di furti e rapine nonché una donna che spediva sostanze stupefacenti ad un detenuto recluso in carcere.

Nella città di Foggia, personale della Squadra Mobile, dopo una mirata e attenta attività di localizzazione, ha tratto in arresto cinque persone, appartenenti ad una associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti e rapine ad esercizi commerciali, scoperta nel 2019 grazie all’inchiesta “Cavallo di Troia” della Procura della Repubblica di Foggia. Gli arrestati, di età compresa tra i 23 e i 65 anni, sono stati colpiti da ordini di carcerazione con pene detentive oscillanti, per ciascuno di essi, da 1 anno e 3 mesi di reclusione sino a 6 anni ed 8 mesi di reclusione.

La Squadra Mobile ha arrestato, altresì, una persona di 24 anni che deve espiare, in regime di detenzione domiciliare, la pena di 1 anno e 4 mesi di reclusione per spaccio di sostanze stupefacenti.

Sempre nel Comune di Foggia, personale del Nucleo Investigativo dell’Arma dei Carabinieri, a seguito di attività investigativa coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha eseguito un provvedimento cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di una ragazza, di 27 anni, per i reati di detenzione e spaccio aggravato e continuato di sostanze stupefacenti. Le attività investigative hanno evidenziato che la donna spediva, ad un detenuto ristretto presso la Casa Circondariale di Foggia, dei pacchi contenenti degli indumenti all’interno dei quali occultava la sostanza stupefacente. In particolare, i Carabinieri hanno intercettato e sequestrato un pacco all’interno del quale è stato rinvenuto un quantitativo di hashish, suddiviso in diversi involucri, da cui poter ricavare oltre 360 dosi.

Nell’alto tavoliere, in Torremaggiore, i militari della Guardia di Finanza di San Severo e di Manfredonia, hanno arrestato un uomo, di 44 anni, per il reato di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, sequestrando 150 grammi di cocaina pura al 70% rinvenuta nel corso di una perquisizione domiciliare, abilmente occultata nel tetto dell’abitazione dell’uomo, insieme alla somma di 4.600,00 euro in contanti.

Nello stesso contesto operativo gli uomini della Guardia di Finanza hanno rintracciato uno straniero, non in regola con le norme di permanenza sul territorio nazionale, nei cui confronti è stato eseguito un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale emesso dal Tribunale di Sorveglianza di Bari. L’uomo, dopo la notifica del provvedimento, è stato accompagnato alla frontiera per essere rimpatriato nel paese di origine.

In Rodi Garganico, i militari della Guardia di Finanza hanno rinvenuto e sequestrato n. 458 prodotti per la cura della persona nonché oggettistica per la casa. La merce è risultata confezionata in violazione della vigente normativa introdotta dal codice sul consumo.

Nel basso tavoliere, personale dell’Arma dei Carabinieri, a seguito dell’implementazione dei controlli operativi su strada, ha arrestato due soggetti per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. In particolare, in Cerignola, un uomo di 27 anni, che si trovava in stato di detenzione domiciliare per il reato di furto, è stato sorpreso sulla pubblica via mentre rientrava nella propria abitazione.

In Stornara, un uomo di 33 anni, già sottoposto agli arresti domiciliari per il reato di ricettazione, dopo avere avuto una discussione con la propria moglie convivente, si è allontanato arbitrariamente dalla propria dimora. Avviate le ricerche, lo stesso veniva rintracciato dai Carabinieri presso l’abitazione di altri parenti e veniva nuovamente sottoposto agli arresti domiciliari.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Taranto. La Polizia di Stato esegue 36 ordinanze cautelari per associazione mafiosa

Nelle prime ore di oggi, la Polizia di Stato di Taranto, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 36 soggetti (di cui 27 in carcere e 9 agli arresti domiciliari) presunti responsabili a vario titolo di associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e di altri gravissimi reati tra cui estorsione, detenzione e porto illegale di armi e munizioni, lesioni personali, ed altro.

Sono altresì indagate in stato di libertà altre 20 persone.

L’operazione in questione è il frutto di una lunga e complessa attività d’indagine della Squadra Mobile di Taranto, svolta con il supporto – investigativo e di prevenzione – della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato.

I dettagli saranno forniti nel corso della conferenza stampa che si terrà alle ore 11.00 in Questura, alla presenza del Direttore Centrale Anticrimine Prefetto Francesco Messina e del Questore Dott. Massimo Gambino.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Estradati in Italia 2 pericolosi latitanti dal Venezuela

Oggi, presso lo scalo aeroportuale di Fiumicino (RM), personale della Polizia di Stato e del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, ha tratto in arresto VIVALDI Roberto, classe 1952, condannato con sentenza penale passata in giudicato ad anni 20 e mesi 10 di reclusione, emessa dall’Autorità Giudiziaria di Prato per reati associativi e contro il patrimonio – tra i quali, bancarotta fraudolenta, ricettazione, riciclaggio, falsità materiale nonché insolvenza fraudolenta.

VIVALDI era latitante dal 1997 e si era trasferito in Venezuela da 22 anni, vivendo sotto falso nome con generalità di quel paese, creandosi una vera e propria nuova vita. Infatti, aveva persino avviato una attività commerciale di vendita di articoli musicali e di vinili ad Isla Margarita, dove aveva casa, vendendo anche sul web.

Nell’ambito del più ampio contesto del progetto “WANTED” della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, finalizzato alla ricerca e cattura di pericolosi latitanti internazionali, investigatori del Servizio Centrale Operativo della citata Direzione e della Squadra Mobile di Prato, sono riusciti a localizzare il latitante il quale, tratto in arresto ai fini estradizionali dal collaterale Organismo venezuelano il 6 marzo scorso, è arrivato oggi in Italia con un volo proveniente da Caracas.

Le indagini, avviate nel 2019 e supportate da attività tecniche, hanno consentito di individuare con precisione il V. Attraverso l’analisi del web e dei profili social, gli investigatori dello S.C.O. e della Squadra Mobile di Prato sono riusciti a risalire alla nuova identità del VIVALDI. Successivamente, è stata avviata una attività sottocopertura online, autorizzata dalla Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato e dalla Procura della Repubblica di Prato, che ha consentito di raccogliere fondamentali elementi di informazione che hanno portato alla menzionata isola di Margarita.

La certezza della identità si è avuta acquistando alcuni dischi in vinile, inviati dal V. a Roma ad un indirizzo fittizio: le numerose impronte digitali rilevate dalla Polizia Scientifica hanno immediatamente confermato la vera identità del mittente.

L’uomo è stato poi localizzato grazie all’operatore undercover il quale, entrato in confidenza con l’uomo, è riuscito a fissare un appuntamento lasciando credere al catturando che l’agente fosse interessato ad emigrare a Isola Margarita per avviare una attività turistica.  L’incontro infatti è stato proposto con la scusa di effettuare un sopralluogo presso uno stabile da adibire a ristorante.

All’appuntamento, tuttavia, si sono presentati gli investigatori venezuelani che hanno tratto in arresto il pericoloso latitante, confermandone altresì la vera identità.

Con lo stesso volo è rientrato in Italia dal Venezuela anche F. F., 32enne italiano, arrestato dagli agenti dell’Interpol venezuelana nel marzo scorso sempre a Isla Margarita. FEBI risulta destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nel 2017 dal G.I.P. presso il Tribunale di Torino per traffico internazionale di stupefacenti, sulla base delle indagini condotte dalla Squadra Mobile della locale Questura.

Il latitante aveva allestito un canale di approvvigionamento della cocaina per un gruppo criminale con base nel capoluogo piemontese, facendola trasportare da Caracas all’interno di bottiglie di Rum importate dal Venezuela.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Terrorismo: Polizia arresta sostenitrice Isis

Dopo una mirata attività di monitoraggio da parte degli uomini della Polizia di Stato dell’Antiterrorismo del Capoluogo milanese, lo scorso settembre la donna è stata sottoposta ad una perquisizione delegata che ha consentito di reperire elementi determinanti circa l’intraneità della stessa nei circuiti radicali di matrice jihadista.
Difatti, nel suo telefono, sono stati individuati manuali per l’addestramento, contenuti audio e video-fotografici di chiaro stampo apologetico dell’ISIS – con anche recentissimi riferimenti al teatro afghano relativi, in particolare, al rinvenimento della foto, diffusa dai canali mediatici del Califfato, del responsabile del grave attentato esplosivo posto in essere presso l’aeroporto di Kabul il 26 agosto 2021 e rivendicato da “ISIS Khorasan”. Sono state altresì individuate oltre 2000 chat che confermano il suo ruolo propulsivo nell’ambito di un “network femminile”, di sostegno materiale ed ideologico “Stato Islamico”, attraverso rapporti diretti, sempre via chat, con mogli di detenuti per fatti di terrorismo o con mogli di combattenti prevalentemente riconducibili alla formazione terroristica della jihad o guerra santa. Emblematica, a riprova della sua funzione di arruolamento e proselitismo, una chat WhatsApp tra l’indagata e una ragazza kosovara in via di radicalizzazione religiosa, a cui l’arrestata fornisce non solo appoggio sulla scelta di un marito con “capelli lunghi e barba” insieme al quale morire da martire, ma anche cerca di rafforzare il percorso di fede della sedicenne che sogna di celebrare un matrimonio “bagnato con il sangue dei miscredenti”.
L’appartenenza  della donna all’ISIS ed alla sua cellula balcanica è provata da una registrazione audio in cui la stessa si esibisce in un anasheed, canto a cappella islamico, che testimonia la condizione di assoluta sottomissione al Califfato islamico e all’esaltazione del suo defunto leader Abu Bakr Al Baghdad, in onore del quale la ragazza manifesta la propria disponibilità al martirio.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Ndrangheta: vasta operazione della Polizia di Stato su tutto il territorio nazionale.

Dalle prime ore di oggi, le Squadre Mobili di Reggio Calabria, Milano, Firenze e Livorno, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, hanno eseguito oltre 100 misure cautelari emesse dalle Procure Distrettuali Antimafia di Reggio Calabria, Milano e Firenze, a conclusione di articolate indagini che hanno riguardato esponenti della ndrangheta operanti in stretto accordo tra loro, in diverse parti del territorio nazionale.

Le attività investigative, nell’ambito delle quali è stata sequestrata oltre una tonnellata di cocaina importata dal sudamerica, hanno riguardato soggetti di origine calabrese provenienti dalla Piana di Gioia Tauro, presunti appartenenti alla cosca Molè, attivi anche in Lombardia e in Toscana, e con ramificazioni internazionali.

I reati contestati sono associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto illegale di armi, autoriciclaggio, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, produzione, traffico e cessione di sostanze stupefacenti , usura, bancarotta fraudolenta, frode fiscale e corruzione.

Il filone milanese delle indagini è stato condotto congiuntamente dalla Polizia di Stato e dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Como.

Maggiori dettagli saranno forniti nelle conferenze stampa che si terranno alle 10,45 di questa mattina presso la Procura della Repubblica di Milano e di Firenze  e presso la Questura di Reggio Calabria.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Matera, 4 arresti per metodo mafioso

Nel corso della mattinata odierna, a seguito di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di questa Procura della Repubblica e condotte dalla Polizia di Stato di Matera, è stata data esecuzione alla ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Potenza che ha disposto misure cautelari nei confronti di quattro soggetti, per il reato di danneggiamento di immobile aggravato dal c.d. “metodo mafioso” e dall’aver approfittato di circostanze di tempo e di luogo tali da ostacolare la pubblica o privata difesa.
Le misure sono state eseguite unitamente ad altrettante perquisizioni personali, veicolari e domiciliari dai poliziotti della squadra mobile.
Dai primi accertamenti risultava: che nella notte del 29 ottobre 2020, veniva appiccato il fuoco alla vetrata esterna di un’Agenzia Funebre nel centro di Matera, utilizzando del liquido infiammabile ed allontanandosi subito dopo; che a seguito dell’incendio risultavano danneggiate dalle fiamme la vetrata esterna dell’Agenzia, parte dell’ingresso e la facciata del palazzo; che le fiamme avevano lambito le finestre dell’abitazione posta al primo piano dell’immobile, al cui interno fortunatamente non vi era nessuno, ed avevano interessato la sede stradale, ove solo grazie alla prontezza degli automobilisti di passaggio non si erano registrati ulteriori danni a cose o persone.
Nell’immediatezza dei fatti personale della Squadra Mobile di Matera individuava l’autovettura usata dagli autori dell’incendio e risaliva al proprietario, residente a Santeramo in Colle (BA).
L’immediata perquisizione domiciliare e veicolare, effettuata alle ore 06.00 del giorno 29.10.2020, consentiva di sequestrare il tappetino dell’abitacolo dell’autovettura, imbevuto di benzina verosimilmente contenuta nella tanica utilizzata dagli autori dell’incendio.
Successivamente, l’analisi delle immagini di molte telecamere, sia pubbliche che private posizionate in Matera, Santeramo in Colle ed Altamura (BA), l’escussione di numerose persone informate sui fatti, le acquisizioni documentali presso il Comune di Matera e l’analisi della situazione patrimoniale delle Agenzie Funebri coinvolte nella vicenda, consentivano, a livello di gravità indiziaria, sia l’individuazione degli autori materiali dell’incendio, sia del mandante, membro di una famiglia che gestisce un’Agenzia funebre concorrente a quella della vittima, sempre avente sede in Matera. Veniva inoltre individuato il probabile movente del reato, da ricercare nella volontà di colpire con una modalità tipicamente mafiosa un’impresa concorrente, in grado di fornire dei servizi funebri con un miglior rapporto qualità/prezzo. Tale movente si rifletteva nelle modalità utilizzati dagli autori del fatto, finalizzate a mandare un chiaro messaggio intimidatorio alla persona offesa, sulla falsariga di quanto avvenuto nel recente passato al altri imprenditori materani (a Matera fino ad un recente passato: nel centro cittadino furono dieci gli attentati incendiari ad altrettante attività commerciali tra il 2015 ed il 2016) per determinarne assoggettamento e omertà.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Firenze maxi operazione Polizia e GdF

La Polizia di Stato e la Guardia di Finanza di Firenze stanno eseguendo nel capoluogo toscano e in alcune località nelle provincie di Salerno, Prato, Latina, Verona e Potenza, misure cautelari e perquisizioni nei confronti di 13 indagati nell’ambito di un’operazione di polizia, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia fiorentina e coordinata dalla Direzione Nazionale Antimafia, con la quale è stata fermata l’ascesa di un clan camorristico e sono stati bloccati finanziamenti covid. I reati contestati, a vario titolo, sono quelli di associazione a delinquere, con l’aggravante mafiosa, finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, ricettazione, furto, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco ed esplosivi, violazione della normativa in materia di immigrazione, all’indebita percezione di erogazioni pubbliche, nonché al riciclaggio e al reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

 di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Vasta operazione antimafia contro Cosa Nostra

I poliziotti della Squadra mobile a seguito della richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia hanno arrestato 7 persone, indagate a vario titolo per associazione di tipo mafioso dedita alla commissione di estorsioni e al traffico di sostanze stupefacenti; uno degli arrestati è il reggente di cosa nostra a Caltanissetta

Gli esiti delle indagini hanno consentito di sostenere l’attuale operatività di un gruppo mafioso aderente a cosa nostra nissena, facente capo a uno degli arrestati che è riuscito a rinvigorire il sodalizio, riorganizzando la famiglia mafiosa di Caltanissetta. Sin da subito, l’attività d’indagine ha permesso agli investigatori di rilevare come lo stesso abbia assunto un ruolo di primo piano nel panorama mafioso cittadino; ciò a causa del vuoto di potere determinato dall’assenza di uomini d’onore per via delle numerose carcerazioni degli ultimi anni e del pentimento di alcuni storici sodali.

Costui, facendo sfoggio del suo strapotere delinquenziale, si è speso costantemente per il reperimento di denaro necessario per il sostegno della carcerazione dei detenuti mafiosi.

Le indagini hanno dato piena contezza della smisurata crescita criminale mafiosa dello stesso, che in più occasioni ha rimarcato la sua fedeltà alle regole mafiose che non avrebbe mai tradito, così come non avrebbe mai fatto mancare il suo supporto ai mafiosi che si trovano in galera e che a lui hanno insegnato quelle regole; regole che lui stesso cerca di tramandare ai suoi affiliati, odierni arrestati.

Lo stesso ha fidelizzato tutti i suoi sodali tranquillizzandoli sempre del fatto che, qualora arrestati, lui si sarebbe impegnato al loro mantenimento in carcere, come fatto in passato in occasione di loro precedenti arresti, a seguito dei quali non lo hanno mai tradito.

Il sodalizio era anche dedito a una capillare attività di estorsione ai danni di imprenditori nisseni.

Tutti i sodali hanno operato secondo schemi mafiosi tradizionali, riducendo i contatti tra loro, organizzando incontri in aperta campagna, scambiando tra loro i “pizzini” di provenzaniana memoria, nella convinzione di poter così eludere le attenzioni investigative da parte della Polizia.

Un importante svolta delle indagini è scaturita in occasione della notifica di un avviso di conclusione indagini, inerenti a un altro procedimento per droga,; in quell’occasione, a conferma del suo ruolo di vertice, lo stesso si è preoccupato di fare accantonare delle somme di denaro necessarie al suo mantenimento una volta che fosse stato arrestato anche lui. Di particolare interesse lo stupore del capomafia che si è ritrovato indagato nonostante le accortezze impiegate, quali spostarsi per “chilometri” per parlare di persona con i suoi accoliti o riportare tutto su “pizzini” che poi ingoiava.

Il ruolo di capo dell’organizzazione mafiosa riconosciuto all’arrestato sul territorio è stato desunto da innumerevoli episodi quali, ad esempio, la richiesta d’intervento da parte di alcuni pregiudicati nisseni che lo avevano chiamato a svolgere il ruolo di paciere; la risoluzione di controversie sorte tra due imprenditori nell’ambito delle trattative di vendita di un autolavaggio; la manifesta volontà di  inserirsi nei lucrosi settori della compravendita immobiliare, dei lavori di edilizia, dopo essersi già inserito in quello della vendita di autovetture, così da assicurarsi canali di investimento per il riciclaggio dei proventi delle attività illecite e ottenere così guadagni in nero da destinare anche al mantenimento delle famiglie dei carcerati.

La cassa dell’organizzazione mafiosa è stata foraggiata grazie all’intensa attività di spaccio attuata dallo stesso e  dai suoi sodali, odierni arrestati, ed anche grazie alla tradizionale attività estorsiva, cui sono stati sottoposti diversi commercianti di Caltanissetta e provincia, cui è stato apertamente spiegato che le dazioni estorsive servivano anche per mantenere i detenuti.

L’intera attività investigativa si è basata su intercettazioni telefoniche e ambientali, senza che nessun apporto dichiarativo sia stato fornito dalle vittime delle estorsioni; ciò a riprova dell’immutata forza di intimidazione del sodalizio mafioso in grado di imporre un clima di diffusa omertà.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Operazione “Jammer”

La polizia di Stato di Trapani sta eseguendo una vasta  operazione contro alcune bande specializzate nell’assalto alle postazioni bancomat mediante l’utilizzo di escavatori operanti nel territorio delle province di Trapani e Catania.
Oltre un centinaio di poliziotti della squadre mobili di Trapani e Catania, coordinati Servizio Centrale Operativo, unitamente agli investigatori del Commissariato di P.S. Marsala, stanno dando esecuzione a 18 provvedimenti cautelari richiesti dalla Procura della Repubblica di Marsala contro altrettanti indagati, accusati a vario titolo di associazione a delinquere, furto, danneggiamento aggravato e simulazione di reato.
In corso anche numerose perquisizioni con l’ausilio di unità cinofile dei Reparti Prevenzione Crimine e di un elicottero del Reparto Volo di Palermo.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato