PORDENONE: LA POLIZIA DI STATO SMANTELLA VASTA RETE SPACCIO DROGA

Dalle prime ore del mattino, è in corso una vasta operazione della Polizia di Stato di Pordenone, che sta eseguendo, tra le province del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, numerosi provvedimenti restrittivi e perquisizioni nei confronti di 21 indagati, attivi nello smercio all’ingrosso e al dettaglio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti del tipo hashish e cocaina, destinate a soddisfare le piazze dello spaccio ricomprese tra le province del Nord-Est.
Le operazioni di polizia sono condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Pordenone, in collaborazione con le Squadre Mobili di Venezia, Treviso, Belluno, Gorizia, Udine e Trento, equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine provenienti da Milano e Padova, con l’ulteriore ausilio di unità cinofile specializzate della Polizia di Stato di Padova e Bologna ed operatori dei Gabinetti di Polizia Scientifica di Pordenone e Padova.
L’indagine ha portato all’applicazione di 9 misure cautelari, 2 in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 2 obblighi di dimora, oltre ad altri indagati in stato di libertà, che avevano intessuto una ben articolata rete e filiera di spaccio di hashish e cocaina.
Le indagini si sono avviate ad inizio anno, quando, nell’ambito delle attività finalizzate al controllo ed alla vigilanza del territorio, nel pomeriggio del 15 gennaio, in zona Fiera, si procedeva al controllo di una Opel Astra condotta da un 43enne cittadino maghrebino, residente in città e gravato da numerosi precedenti in materia di stupefacenti.
Veniva effettuata una perquisizione, che consentiva di rinvenire e sequestrare oltre 10 kg. di hashish e 100 gr. di cocaina, con l’arresto in flagranza del citato grossista di stupefacenti.
E prendendo le mosse proprio da tale attività di iniziativa, si ricostruivano i canali e la filiera di una vasta e ben articolata rete composta da grossisti, mediatori e pusher al dettaglio, attivi nello smerciare e spacciare, tra le province di Pordenone, Udine e Treviso, stupefacenti del tipo cocaina e hashish.
Veniva, così, rilevata una particolare disponibilità da parte del gruppo criminale di 1 kg. di hashish e 100 gr. di cocaina a settimana, riscontrando, altresì, come tale fiorente attività illecita avesse per baricentro la provincia di Pordenone e fosse già attiva dal 2020. Emergeva, altresì, anche il tariffario delle droghe. I grossisti pagavano 5mila euro per 1 kg. di hashish, che, a loro volta, rivendevano ad intermediari, e ai pusher, con ricarichi di 500 euro ogni 100 gr.
Nel corso dell’attività di indagine, numerose le operazioni di sequestro di droga e di documentazione di trattative, a riscontro di una ben collaudata, articolata e strutturata rete di sub-spacciatori, anche loro di origine maghrebina e residenti in vari punti della provincia pordenonese. 2 le misure cautelari in carcere, 5 i provvedimenti di arresti domiciliari e 2 obblighi di dimora, che hanno colpito altrettanti cittadini marocchini, residenti ed attivi tra Pordenone, Pasiano di Pordenone, Fiume Veneto, Zoppola, San Vito al Tagliamento e Cordenons. Indagate in stato di libertà e perquisite altre 12 persone.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Sanremo: malmenato titolare di un bar. Tre arresti

La Polizia di Stato di Imperia ha tratto in arresto, in esecuzione della misura della custodia cautelare in carcere, 3 persone  per aver provocato lesioni personali gravissime al titolare di un bar del centro cittadino.
Nella notte del primo settembre, tramite il Numero Unico di Emergenza 112, giungeva una richiesta di intervento, in quanto il titolare di un bar della locale Piazza Borea D’Olmo era stato aggredito brutalmente da tre avventori per futili motivi.
I poliziotti giungevano nel giro di pochi minuti sul posto e notava tre persone visibilmente alterate, probabilmente dall’assunzione di alcol, ed il titolare del bar dolorante, che perdeva sostanza ematica dall’occhio sinistro.
Quest’ultimo riusciva a dire agli agenti, poco prima di essere trasportato in ospedale, di essere stato aggredito dai clienti presenti sul posto, solo per aver chiesto loro di fare attenzione ai bicchieri durante la consumazione, in quanto poco prima ne avevano rotto uno facendolo cadere a terra.
Gli operatori apprendevano quanto accaduto e procedevano alla compiuta identificazione degli avventori del bar, acquisendo ogni notizia utile alla ricostruzione dei fatti.
I poliziotti  del Commissariato di Sanremo avviavano una tempestiva indagine, ricostruendo immediatamente la dinamica dei fatti, grazie anche al prezioso aiuto delle telecamere di videosorveglianza che riprendevano in modo chiaro la violenta aggressione al titolare del bar, il quale in più modi aveva cercato di difendersi, ma quasi inerme veniva colpito a diverse riprese dai tre individui identificati poi dalla volante. Dalle immagini in visione si notava come lo stesso veniva  picchiato con violenti colpi sferrati dai tre, in diversi momenti ed in diversi punti del bar, danneggiando anche oggetti del locale stesso.
L’uomo riferiva anche di aver atteso a contattare i soccorsi, in quanto i tre uomini continuavano a rivolgergli minacce di morte nel caso in cui avesse chiamato la Polizia.
Sul posto giungevano immediatamente i poliziotti e l’ambulanza, che immediatamente trasportava in ospedale il titolare del bar, che veniva sottoposto ad un intervento chirurgico per eviscerazione dell’occhio sinistro.
Nel giro di poche ore ed appurato che il grave episodio di violenza aveva comportato alla vittima un danno irreversibile all’occhio, gli operatori ricostruivano il grave quadro indiziario a carico dei tre uomini che hanno reagito  in modo violentissimo ad un semplice rimprovero per un bicchiere rotto.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Firenze maxi operazione Polizia e GdF

La Polizia di Stato e la Guardia di Finanza di Firenze stanno eseguendo nel capoluogo toscano e in alcune località nelle provincie di Salerno, Prato, Latina, Verona e Potenza, misure cautelari e perquisizioni nei confronti di 13 indagati nell’ambito di un’operazione di polizia, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia fiorentina e coordinata dalla Direzione Nazionale Antimafia, con la quale è stata fermata l’ascesa di un clan camorristico e sono stati bloccati finanziamenti covid. I reati contestati, a vario titolo, sono quelli di associazione a delinquere, con l’aggravante mafiosa, finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, ricettazione, furto, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco ed esplosivi, violazione della normativa in materia di immigrazione, all’indebita percezione di erogazioni pubbliche, nonché al riciclaggio e al reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

 di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

MILANO: OPERAZIONE DELLA POLIZIA POSTALE E DELLA DIGOS

Nelle prime ore dell’alba, la Polizia di Stato, al termine di un’attività investigativa coordinata dal capo della Sezione Distrettuale Antiterrorismo della Procura di Milano dr. Alberto NOBILI e dal PM dr. Piero BASILONE, ha dato esecuzione a 8 decreti di perquisizione delegata nei confronti di altrettanti soggetti indagati per istigazione a delinquere aggravata.
Oltre al Capoluogo lombardo, le perquisizioni – condotte dalla D.I.G.O.S. e dalla Polizia Postale  di Milano in collaborazione con gli omologhi Uffici territorialmente competenti – hanno interessato le Province di Roma, Venezia, Padova, Bergamo e Reggio Emilia.
Gli indagati figurano membri attivi di un gruppo Telegram denominato “I guerrieri” nel quale vengono progettate azioni violente da realizzare – anche con l’uso di armi ed esplosivi fai da te – in occasione delle manifestazioni “no green pass” organizzate su tutto il territorio nazionale, in particolare quella in programma nella Capitale per le giornate dell’11 e 12 settembre pp.vv..
L’indagine trae origine dalla costante attività di monitoraggio condotta dai due Uffici investigativi milanesi – su input della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione – Servizio per il Contrasto dell’Estremismo e del Terrorismo Interno e del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni – nei confronti dei numerosi gruppi di protesta attivi sul web contro le misure di contenimento adottate dall’Esecutivo per fronteggiare l’emergenza sanitaria da COVID-19.
Dall’analisi dei messaggi pubblicati sulla chat dei “Guerrieri” è emerso che gli indagati – uno dei quali titolare di porto d’arma e già noto alle Forze dell’Ordine per la sua vicinanza al separatismo veneto –  oltre all’intenzione di partecipare in massa alla manifestazione di protesta in programma nella Capitale il prossimo sabato, incitano gli altri membri del gruppo a realizzare azioni violente nelle rispettive Province di residenza, contro non meglio precisati “obiettivi istituzionali” o approfittando della visita di esponenti dell’Esecutivo, come quella – poi annullata –  prevista a Padova lo scorso 2 settembre da parte dell’On. Speranza.
Inoltre, il prosieguo dell’attività investigativa ha consentito di riscontrare l’effettiva intenzione di alcuni membri del gruppo di realizzare una “riunione preparatoria” in vista dell’appuntamento romano e di approvvigionarsi di armi bianche da utilizzare in quell’occasione.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Arresto di un cittadino italiano latitante in Spagna.

Fuengirola – distretto di Marbella – la Polizia National spagnola ha tratto in arresto un cittadino italiano 38enneresosi irreperibile il 29 luglio u.sc. dal domicilio in cui stava scontando la misura cautelare degli arresti domiciliari e nei cui confronti era stato emesso nei giorni scorsi provvedimento MAE – Mandato di Cattura Europeo.
L’uomo era stato arrestato, lo scorso 14 giugno a Brescia, dalla Polizia di Stato in quanto  accusato di aver “fabbricato un congegno micidiale di natura incendiaria composto da inneschi e polvere pirica modificata per incrementarne il potenziale esplosivo” nonché “per aver cagionato due esplosioni seguite da violento incendio, idonee a determinare il crollo” del proprio appartamento. Nella circostanza, lo stesso era stato ricoverato in ospedale per le ferite riportate dall’esplosione e, una volta dimesso, dopo un periodo trascorso in un istituto di pena era stato posto agli arresti domiciliari.
All’indomani della “fuga” del predetto, il Servizio per il Contrasto dell’Estremismo e del Terrorismo Interno insieme alla Digos di Brescia ha avviato una mirata azione investigativa finalizzata al suo rintraccio, coordinata dalla Procura della Repubblica di Brescia, anche con l’attivazione di servizi di intercettazione autorizzati dalla locale Autorità Giudiziaria che hanno fornito indicazioni circa la possibile presenza del latitante in Spagna.
E’ stato quindi tempestivamente attivato il circuito Interpol tramite il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia nonché il funzionario di collegamento spagnolo distaccato presso la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione che ha fornito un contributo essenziale nelle attività di ricerca.
Il continuo raccordo operativo assicurato ha consentito di individuare il nella cittadina andalusa di Fuengirola, distretto di Marbella, ove si nascondeva in un appartamento locato i primi giorni del mese di agosto.
Il latitante, bloccato dagli agenti della Comisaria General de Informacion all’interno di un esercizio commerciale, ha opposto una vigorosa resistenza nei confronti degli operatori di polizia  – uno dei quali è rimasto ferito – che, nella circostanza, hanno esploso anche alcuni colpi di pistola in aria.
L’operazione di Polizia è stata resa possibile dalla sinergica azione investigativa svolta dalla Polizia di Stato italiana e da quella spagnola, consolidata ormai da anni in un contesto di collaborazione internazionale.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
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OPERAZIONE “CASA VERDE”:

LA POLIZIA DI STATO DI VERCELLI SMANTELLA UN FIORENTE MERCATO DI DROGA

La Polizia di Stato di Vercelli, al termine una prolungata e articolata indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica presso il Tribunale, ha arrestato 6 soggetti (4 marocchini e due italiani), dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti.

L’attività investigativa ha preso avvio nel maggio scorso quando i poliziotti della Squadra Mobile, nell’ambito dell’attività info-investigativa, sono venuti a conoscenza dell’esistenza di un lucroso mercato di droga, dopo quelli già chiusi nel 2020 con le operazioni “Aquila Nera” e “Scimbla”.

Tale fiorente mercato si era sviluppato nelle zone boschive dei comuni al confine tra le Province di Vercelli e di Novara, nei pressi del fiume Sesia ed era gestito da un sodalizio composto da soggetti italiani e marocchini.

Nel corso dell’attività di polizia giudiziaria, sono stati identificati circa 30 soggetti, acquirenti della droga, provenienti dalle province di Vercelli, Novara, Biella e Verbania, i quali fornivano elementi utili per il prosieguo dell’indagine ed ai quali venivano sequestrate numerose dosi di stupefacenti poco prima acquistate.

Tra questi venivano tratti in arresto 2 soggetti italiani per detenzione di sostanze stupefacenti.

L’indagine, particolarmente difficoltosa e complessa per le impervie zone boschive teatro degli episodi di spaccio e per la accortezza posta in essere dagli spacciatori con vedette utilizzate per segnalare l’eventuale prezenza in zona delle Forze dell’Ordine, ha permesso di accertare, anche tramite i numerosi sequestri di stupefacente, che durante una giornata “lavorativa”, gli spacciatori arrivavano a guadagnare anche 15mila  euro al giorno.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

“Fake Pass”

Nell’ambito di una complessa attività d’indagine effettuata dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, di concerto con i Compartimenti di Milano e Bari, con il coordinamento delle Procure della Repubblica presso i Tribunali di Roma, Milano e dei minorenni di Bari, sono stati identificati, perquisiti e indagati 4 soggetti, tra i quali 2 minori, gestori di diversi canali Telegram specializzati nell’offerta illegale di Certificati Green Pass Covid-19 falsi, per i reati di truffa e falso.

Le indagini sono scaturite da un capillare monitoraggio della rete internet, attraverso il quale, gli specialisti della Polizia Postale, tramite complesse analisi tecniche e finanziarie della block chain, la tecnologia alla base delle criptovalute, sono riusciti ad individuare i canali di vendita e ad identificarne gli amministratori.

Erano migliaia gli utenti iscritti ai canali su note piattaforme di comunicazione dove veniva proposta, con garanzia assoluta di anonimato, la vendita dei green pass falsi, da pagare in criptovaluta o buoni acquisto di piattaforme per lo shopping on-line, ad un prezzo compreso tra i 150 ed i 500 euro.

Sono in totale trentadue i canali Telegram sequestrati dagli agenti della Polizia Postale nel corso dell’indagine in esecuzione del decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma su richiesta della Procura Capitolina, consentendo, così, l’interruzione dell’attività delittuosa.

L’attività investigativa, tutt’ora in corso, è rivolta all’identificazione degli amministratori di ulteriori canali individuati oltreché degli acquirenti.

Si rammenta che qualsiasi certificato Green Pass originale non può essere falsificato o manomesso poiché ogni certificazione viene prodotta digitalmente con una chiave privata del Ministero della Salute che ne assicura l’autenticità. Ad ogni controllo con la preposta App ufficiale VerificaC19, viene interrogata la banca dati ministeriale contenente l’elenco ufficiale della popolazione vaccinata e, di conseguenza, un QR-CODE generato con una certificazione non autentica, non supererebbe la procedura di verifica.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
foto Polizia di Stato

Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Interno-Dipartimento della Pubblica Sicurezza e l’Università degli Studi Roma Tre-Dipartimento di Giurisprudenza

È stato siglato oggi un Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Interno-Dipartimento della Pubblica Sicurezza e l’Università degli Studi Roma Tre-Dipartimento di Giurisprudenza finalizzato allo sviluppo di progetti di formazione avanzata e di ricerca con lo scopo di potenziare le conoscenze degli studenti nelle materie legate alla cultura amministrativa e alla sicurezza.
L’accordo è stato firmato presso la sede del nuovo Rettorato dell’Ateneo in via Ostiense dal Capo della Polizia-Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Lamberto Giannini, dal Rettore Prof. Luca Pietromarchi, dal Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Prof. Giovanni Serges. Presenti alla cerimonia anche il Prefetto Maria Teresa Sempreviva, Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza preposto all’attività di coordinamento e pianificazione delle Forze di Polizia, ed il prof. Marco Ruotolo, Prorettore, che hanno contribuito alla definizione del progetto.
L’obiettivo è di rafforzare la connessione tra il mondo della formazione e le istituzioni, promuovendo forme di collaborazione anche con riferimento a nuovi paradigmi formativi, con finalità di informazione sulle attività e sulle carriere dell’Amministrazione della pubblica sicurezza e di orientamento nelle scelte professionali a beneficio degli studenti di Giurisprudenza dell’Ateneo, in particolare degli iscritti al corso di laurea triennale in Servizi giuridici per la sicurezza territoriale e informatica (Polo di Roma Tre ad Ostia).
Nelle intenzioni delle Parti, si tratta di un importante passo di un percorso condiviso, orientato a favorire la promozione della legalità nelle diverse forme di espressione, anche mediante il rafforzamento delle attività di ricerca in materia, che potranno essere poi oggetto di pubblicazioni scientifiche.
È anche il modo di presentare alle nuove generazioni, attraverso iniziative di formazione (lezioni, seminari, stage, workshop), i valori del Ministero dell’Interno, nonché l’organizzazione e il funzionamento dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, sviluppando conoscenze e competenze tramite l’analisi di casi pratici e questioni riguardanti i principi generali dell’azione amministrativa e le attività della polizia giudiziaria.
Al contempo, la vicinanza tra Amministrazione e Università potrà consentire anche alla prima di avvalersi della ricerca e dello spirito di innovazione del mondo accademico, in modo da corrispondere sempre più adeguatamente alle istanze dei cittadini.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

foto Polizia di Stato

MODENA, OPERAZIONE TRUST

La Polizia di Stato di Modena, diretta dalla Procura della Repubblica, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare  emessa dal G.I.P. presso il locale Tribunale nei confronti di 10 soggetti, (9 agli arresti domiciliari ed uno in carcere), ritenuti partecipi di un’associazione a delinquere con base operativa a Modena finalizzata alla commissione di delitti di bancarotta fraudolenta, riciclaggio, auto-riciclaggio, falso in atti pubblici ed attestazioni, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.
L’indagine, condotta dai poliziotti della Squadra Mobile, ha preso avvio nel 2016, consentendo, attraverso l’utilizzo di molteplici mezzi di ricerca della prova, (acquisizione di documentazione delle procedure fallimentari, analisi tabulati telefonici e flussi finanziari, intercettazioni telefoniche e tra presenti all’interno dello studio dell’avvocato, dichiarazioni rese da persone informate sui fatti, servizi di pedinamento e di osservazione, perquisizioni e sequestri e consulenza tecnica, analisi della corrispondenza memorizzata sui computer in sequestro),  di acquisire gravi indizi di colpevolezza a carico dei dieci indagati per avere creato un’organizzazione stabile in grado di fornire assistenza ad imprenditori le cui società versavano in condizioni di dissesto, per consentire loro di distrarre dal patrimonio aziendale ingenti beni che diversamente sarebbero dovuti doverosamente confluire nell’attivo fallimentare a disposizione della massa dei creditori, tra i quali l’Erario; il tutto con grave pregiudizio dei creditori medesimi.
Detti imprenditori, determinati ad evitare di vedere dissipato l’intero loro patrimonio, richiedevano i “servizi a pagamento” offerti dall’associazione criminale che operava avvalendosi, nella specifica ipotesi accusatoria, di due avvocati modenesi (uno dei quali in veste di promotore dell’associazione successivamente radiato a seguito di precedenti condanne), un notaio di Modena, un ingegnere di Bologna e due commercialisti (uno di Modena e l’altro di Milano), nonché di alcuni prestanome utilizzati stabilmente sia per subentrare agli imprenditori nell’amministrazione delle società fallende, sia quali legali rappresentanti di nuove società appositamente costituite per acquisire i beni ceduti dalle società in decozione, ovvero per trasferire all’estero i patrimoni distratti.
L’ex avvocato ed i suoi collaboratori, col pretesto di salvare le imprese, presentavano proposte di concordato strumentali, al solo fine di posticipare la doverosa dichiarazione di fallimento delle società coinvolte; nel frattempo, le residue risorse finanziarie delle società venivano sottratte ai creditori attraverso sistematiche disposizioni di bonifico apparentemente giustificate mediante l’emissione di fatture per importi spropositati da parte dei professionisti del gruppo ovvero delle società da loro controllate, oppure mediante contratti di affitto e/o cessione di azienda il cui unico fine era quello di sottrarre le residue attività ai creditori societari.
Ne conseguiva che, quando infine interveniva il fallimento delle società gestite dagli indagati, l’attivo fallimentare risultava azzerato e le società si presentavano come “scatole vuote”.
Al contempo, sempre grazie alla complessa rete societaria gestita dal gruppo criminale, le risorse così distratte ai creditori venivano reimpiegate in attività finanziarie gestite dall’ex avvocato e dai suoi complici all’estero, ed in particolare in Bulgaria.
Peraltro, le complesse operazioni commerciali con cui le risorse venivano sottratte alle aziende fallite, spesso non risultavano riconoscibili dai Curatori fallimentari nominati dai Tribunali competenti, che pur evidenziando nelle loro relazioni delle anomalie non erano in grado di avvedersi di come le singole operazioni esaminate fossero in realtà espressione di un piano finalizzato unicamente a depauperare l’azienda fallita. Ciò anche grazie all’utilizzo sistematico da parte dell’associazione a delinquere di atti di cui veniva falsificata la datazione (contratti preliminari di compravendita, fatture, contratti di locazione commerciale, mandati a vendere, contratti di affitto di azienda) mediante l’utilizzo di un sigillo contraffatto con l’impronta riferibile all’Ufficio Postale di Summaga, piccola frazione del Comune di Portogruaro (Venezia).
L’intero giro di affari ha permesso di verificare movimentazioni di denaro per svariati milioni di euro.
L’operazione odierna è stata denominata Trust in quanto uno degli strumenti utilizzati dagli indagati per mettere al riparo i beni di alcuni imprenditori dalle eventuali azioni dei creditori e/o dei curatori fallimentari è consistito nell’istituzione di Trust gestiti da società bulgare facenti capo al sodalizio ed in particolare all’avvocato radiato promotore dello stesso.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
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110° Anniversario della Fondazione della Questura di Brescia

06Questo pomeriggio nella ricorrenza del 110° Anniversario della Fondazione della Questura di Brescia, alla presenza del Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Prefetto Lamberto Giannini, del Vice Capo Prefetto Vittorio Rizzi, del Prefetto di Brescia Attilio Visconti e del Questore Giovanni Signer, è stato inaugurato il monumento ai Caduti della Polizia di Stato, ideato e creato dai giovani studenti dell’Accademia di Belle Arti “Santa Giulia” di Brescia.

La scelta dell’opera, collocata all’ingresso della Questura, ha visto prevalere fra i diversi progetti presentati, quello di Andrea Previtali studente di Scultura Monumentale dell’Accademia.

Nell’occasione sono state consegnate le borse di studio donate dalla Associazione Nazionale della Polizia di Stato di Brescia e dedicate ai Capi della Polizia, Prefetti Vincenzo Parisi e Antonio Manganelli ed agli Ispettori Capo della Polizia di Stato Rosario Sanarico (caduto nell’adempimento del dovere) e Sandro Colonna (vittima Covid – 19). A premiare i vincitori le signore Maria Rosa Parisi, Adriana Piancastelli Manganelli, Antonella Sanarico e Annalisa Colonna, accompagnata dalla figlia Beatrice.

Colgo l’occasione per fare un saluto affettuoso a tutti i colleghi e le colleghe che lavorano nella provincia di Brescia che tanto si sono prodigati nei momenti più bui della pandemia. Sono convinto che adesso dobbiamo ripartire, perché la ripartenza è importante e nella ripartenza ci viene richiesto molto e noi molto daremo! Lo daremo dove siamo abituati a stare, nelle strade, nelle piazze e vicino alle persone perché penso che il nostro compito sia quello di accompagnare questa ripartenza cercando di dare il meglio di noi stessi affinché tutto avvenga in sicurezza e nel rispetto delle regole, ma anche per onorare con la nostra azione chi non c’è più, chi ha dato tutto se stesso sacrificando la vita per noi, per i cittadini, per la Polizia di Stato e per l’Italia” queste le parole del Capo della Polizia Lamberto Giannini nel suo intervento.

A seguire, alla presenza del Sindaco e delle Autorità Civili e Militari, nel Salone Vanvitelliano all’interno del Palazzo della Loggia, è stata inaugurata una mostra audiovisiva allestita dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti “Santa Giulia”: un percorso ideale lungo i 110 anni della Questura raccontati da foto storiche e documenti d’epoca che narrano la storia recente della città dal particolare punto di vista della Polizia di Stato. A raccontare questo percorso, il Professore di Storia Economica del Dipartimento di Economia dell’Università Statale di Brescia Sergio Onger.

La giornata si concluderà in Piazza della Loggia con il concerto della Banda Musicale della Polizia di Stato diretta dal Maestro Maurizio Billi. Il primo brano sarà dedicato all’indimenticabile Raffaella Carrà. Sul palco ad esibirsi insieme ai musicisti il cantante bresciano Francesco Renga.

Foto Polizia di Stato