Uccide la nonna per 50 euro, arrestato Le ha sfilato gli anelli mentre moriva

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Ha ucciso la nonna a bastonate per 50 euro e, mentre era agonizzante, le ha sfilato gli anelli. E’ stato lo stesso nipote, il 24enne Costanzo Baci, detto Giovanni, a confessare ai carabinieri l’omicidio di Antonietta Di Luciano. L’anziana, di 89 anni, era stata trovata senza vita mercoledì mattina nella sua casa di Lusciano, in provincia di Caserta. La donna era nel suo letto con il cranio fracassato.

A dare l’allarme era stato il figlio della donna. Inizialmente si pensava a una rapina finita male, ma alcuni dettagli avevano fatto insospettire gli investigatori. Il portoncino d’ingresso dell’appartamento, infatti, non era stato forzato. Quindi la vittima conosceva il suo assassino.

“Ho ucciso mia nonna perché mi servivano i soldi“, ha detto il killer ai carabinieri di Aversa. Il giovane l’ha bastonata e le ha perfino sfilato gli anelli dalle dita mentre stava morendo.

Baci, di origine romene, è stato adottato da Francesco Costanzo, figlio dell’anziana. L’assassino, prima di confessare il delitto, ha accusato proprio il papà, con il quale i rapporti non sono buoni da tempo.

Secondo gli investigatori, il giovane è entrato in casa, è andato nella camera da letto della nonna e, a quel punto, l’ha colpita più volte in testa. Poi ha preso 50 euro, riconsegnate dopo la confessione, lasciandone altre 170 in un cassetto, insieme a numerosi monili d’oro, in modo da inscenare una rapina andata male.

Vercelli, omicidio Matilda: la mamma e il fidanzato non sono colpevoli

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Vercelli, sono state depositate le motivazioni di assoluzione di Antonio Cangialosi. Il gip: “Ma uno dei due uccise la piccola”

L’omicidio di Matilda Borin, la bimba morta a 23 mesi, nel 2005, per un colpo alla schiena, che le provocò lesioni gravissime, resta senza un colpevole. Il gip di Vercelli ha depositato le motivazioni dell’assoluzione di Antonio Cangialosi, il fidanzato di Elena Romani, la mamma della piccola già assolta a sua volta dopo tre gradi di giudizio. “Non può che averla uccisa uno dei soggetti che era con lei”, scrive il giudice, ma non si saprà mai chi.

Come riporta il quotidiano La Stampa, il gip del tribunale di Vercelli, Paola Bargero, ha dichiarato il “non doversi procedere” nei confronti dell’ex body guard. Scrive il giudice: “La ricostruzione dell’accaduto è rimessa quasi esclusivamente alle dichiarazioni dell’imputato e della Romani. Cangialosi ha sempre ripetuto la stessa versione e la Romani ha tendenzialmente la medesima attendibilità dell’imputato”.

E’ stata esclusa anche l’ipotesi accidentale: “Non esiste nessun dato che possa fare pensare a un incidente o comunque a un diverso decorso causale”, fa sapere il gip. Qualcuno dunque, evidentemente, ha ucciso Matilda, ed è stato uno dei due che era con lei. Ma non si saprà mai chi. Un altro delitto, l’ennesimo, irrisolto.

Bus caduto dal viadotto in Irpinia, tre persone arrestate

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In manette il titolare della ditta di viaggi e due dipendenti della motorizzazione. Sono accusati di aver falsificato la revisione del mezzo

La polizia stradale ha eseguito tre misure cautelari emesse dal gip su richiesta della procura di Avellino nei confronti di Gennaro Lametta, titolare della Mondotravel, la ditta che noleggiò il bus precipitato dal viadotto di Monteforte il 28 luglio 2013, e nei confronti di due dipendenti della motorizzazione civile. La procura aveva accertato che la revisione del mezzo, il cui incidente fu causato da un danno meccanico, era stata falsificata.

Per quanto riguarda il certificato di revisione, compilato solo pochi giorni dopo l’incidente, la procura aveva disposto anche una perizia calligrafica poiché uno dei due funzionari della motorizzazione contestava l’autenticità della propria firma. La perizia però smentì il funzionario.

La tragedia avvenne nel luglio 2013: il pullman precipitò da un viadotto causando la morte di 40 persone. Tra le vittime anche l’autista, Ciro Lametta, fratello del proprietario della Mondotravel. Per l’uomo e per i due dipendenti della motorizzazione civile (il funzionario tecnico Vittorio Saulino e l’impiegata Antonietta Ceriola) la procura ha chiesto le misure cautelari in carcere. Le accuse nei loro confronti sono di falso in atto pubblico e concorso in omicidio colposo plurimo.

Di recente Gennaro Lametta, ascoltato dagli inquirenti, avrebbe detto che delle revisioni se ne occupava il fratello Ciro e un altro dipendente. All’uomo sono state contestate presunte violazioni per revisioni su altri due bus. I pm titolari dell’indagine sono Cecilia Annecchini e Armando Del Bene.

L’imprenditrice romana scomparsa ritrovata al santuario di Pompei.Una poliziotta la riconosce

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E‘ stata ritrovata nella basilica del santuario della Madonna di Pompei (Napoli) l’imprenditrice della sanità romana, Mariastellla Giorlandino, scomparsa mercoledì dalla Capitale. In precedenza era stata vista alla stazione centrale di Napoli il giorno dopo la scomparsa. Un capotreno ha raccontato di aver visto la donna scendere da un treno proveniente da Roma e chiedere informazioni per continuare il viaggio verso Palermo.

Mariastella Giorlandino sta bene anche se è un po’ provata. E’ quanto hanno accertato gli agenti del commissariato di polizia. E’ stata una poliziotta del commissariato di Castellammare di Stabia, libera dal servizio, che si trovava insieme con la figlia, a riconoscerla.

“Volevo solo stare serena: è stata una mia scelta” – “Volevo solo stare serena”. Lo ha detto a Sky Tg 24 Mariastella Giorlandino. “Ringrazio tutti, tutti quelli che si sono preoccupati di me. Adesso non me la sento di raccontare altro. Sto con queste persone che sono tante buone”, ha aggiunto la Giorlandino. La donna, rifocillata dagli agenti, ha escluso categoricamente di essere stata costretta ad allontanarsi, perché la sua è stata una libera scelta. In tutta la zona, dopo la segnalazione della sua presenza alla stazione ferroviaria di Napoli, erano state intensificate le ricerche che si sono felicemente concluse quando è stata notata all’interno del Santuario quasi al termine di una delle ultime funzioni religiose.

Il testimone – La manager, titolare dei centri diagnostici Artemisia Lab, secondo quanto il testimone ha raccontato al Tg1 “era visibilmente tesa e confusa, non aveva con sé valigia o bagagli” e avrebbe detto, a chi le chiedeva informazioni, che “mi aspettano”.

La testimonianza dell’uomo è stata controllata dai carabinieri, che dal momento della denuncia di scomparsa hanno avviato le ricerche. Glli investigatori hanno acquisito anche le registrazioni delle telecamere interne alla stazione di Napoli che potrebbero aver filmato la donna durante gli spostamenti da un binario all’altro.

Utili nelle ricerche anche gli accertamenti sui tabulati telefonici per ricostruire gli ultimi contatti e spostamenti della donna. I segnali che indirizzavano verso la pista dell’allontanamento spontaneo si sono avuti anche con il ritrovamento dell’auto da parte dei carabinieri.

I militari hanno trovato la Smart bianca dell’imprenditrice a Roma in via Lancisi, nei pressi di uno degli studi medici dei centri diagnostici Artemisia Lab, dei quali Giorlandino è titolare. Era parcheggiata vicino a dei cassonetti, regolarmente chiusa a chiave. Rimangono comunque da chiarire i motivi per cui la donna, che in passato ha denunciato di essere vittima di stalking e recentemente è stata vista da conoscenti e amici particolarmente stressata, si sia allontanata improvvisamente da casa senza avvisare i familiari.

L’ex vicesindaco di Roma Sveva Belviso, sua amica, ha raccontato di averla vista un mese fa “molto turbata, era prostrata dalla sua dolorosa vicenda familiare e dal contenzioso col fratello che contro di lei aveva presentato una serie di denunce in merito a contese patrimoniali e permessi amministrativi”. Belviso ha sottolineato che “le ripetute denunce del fratello, che ai suoi occhi costituivano una sorta di stalking giudiziario, avevano gettato Mariastella in uno stato di profonda prostrazione, così come i continui controlli nelle sue strutture, e la presenza di sconosciuti che lei riteneva la seguissero minacciosamente per strada”.

Locali, uscite e assenze dal lavoro: la doppia vita di Massimo Bossetti

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Sembra scricchiolare sempre di più l’immagine che Massimo Bossetti, il presunto omicida di Yara Gambirasio, ha cercato di dare di sé. Non solo lavoro e famiglia, ma anche diverse serate passate da solo nei discopub della zona, una passione per il ballo latino-americano e le lampade abbronzanti. Ma anche assenze ingiustificate dal lavoro. L’omertà del muratore 44enne proprio su aspetti marginali della sua vita ha però insospettito gli investigatori.

Serate in discoteca e una passione per il ballo latino-americano– Secondo quando riporta “Il Corriere della Sera”, gli inquirenti stanno cercando di capire come mai particolari apparentemente marginali siano stati tenuti segreti da Bossetti, soprattutto perché avrebbero potuto spiegare la sua presenza a Brembate Sopra. A cominciare dalla passione per le lampade solari che avrebbe effettuato due volte a settimana per lungo tempo in un centro estetico vicino a casa di Yara Gambirasio.

Inoltre una soffiata sulle abitudini serali di Bossetti sarebbe arrivata in Procura. Il muratore di Mapello avrebbe passato intere serate in un discopub della Bassa Bergamasca, a circa 25 km da casa sua, dove si fa musica latino-americana. Il titolare del locale non ha però confermato ai carabinieri, spiegando che quella di Bossetti non sarebbe stata una faccia nota.

I colleghi: “Si assentava spesso, lo chiamavano il caciabale” – Un’immagine diversa di Massimo Bossetti arriva anche dai racconti di alcuni colleghi. “Qualche volta Bossetti ci diceva che aveva da fare e se ne andava, spariva dal cantiere e no, non sappiamo dove. Uno di noi l’aveva soprannominato il caciabale, o qualche cosa del genere”, ha raccontato infatti a “Republica” uno dei muratori che hanno lavorato insieme al 44enne.

L’AMICO POLIZIOTTO

amicodi Umberto Buzzoni – Direttore “Mensilepoliziadistato”

Tanti gesti di umana solidarietà vengono compiuti nell’ombra da rappresentanti delle forze dell’ordine che spesso non gradiscono apparire. Del resto è il loro lavoro.

Ma noi del “Mensilepoliziadistato” riteniamo sia giusto dare anche questo tipo di informazioni e, tra una notizia di cronaca e l’altra, andiamo alla ricerca proprio di storie come quella che andiamo a raccontare.

Siamo a Roma nella Scuola Giovanni Galliero. Come ci raccontano i dirigenti, alcuni mesi fa inizia il lavoro da bidello un uomo che, sin dai primi giorni,  dava l”impressione di avere seri problemi personali. Appariva pensieroso, sciatto e trascurato. Era un uomo solo e non aveva nessuno che si prendesse cura di lui. Un giorno addirittura fu chiamata un’ambulanza perchè non ce la faceva neanche a reggersi in piedi.  Poi, poco prima di Pasqua, accade un fatto strano. Non si presenta a lavoro per ben 3 giorni e non risponde più neanche al telefono.

La dirigente scolastica, preoccupata, chiama un AMICO POLIZIOTTO. Racconta quanto può e quanto sa delle abitudini del bidello. L’amico poliziotto, nonostante in tanti sconsigliassero un intervento perchè ritenevano la storia esagerata, confidando in problemi passeggeri e momentanei, decise di intervenire lo stesso.

Si recò a casa dell’uomo, aprì la porta e lo trovò a terra agonizzante. I medici del pronto soccorso si sono successivamente complimentati con l’amico poliziotto che, con il suo intervento, gli ha salvato sicuramente la vita.

Abbiamo cercato l’AMICO POLIZIOTTO protagonista di questa storia. Si chiama FABRIZIO RUBBINI ed è ispettore presso il Commissariato Appio Nuovo di Via Botero a Roma. Da anni è impegnato anche nel sociale collaborando con il progetto di educazione alla legalità denominato prima “Amico Poliziotto” ed ora “Scuole sicure”.

umbertoIn qualità di direttore del “Mensilepoliziadistato” esprimo profonda stima e gratitudine alla Polizia di Stato per l’impegno quotidiano a favore della sicurezza dei cittadini e della legalità.

All’ispettore Fabrizio Rubbini voglio poi inviare, attraverso queste pagine, il ringraziamento di tutta la nostra redazione e dei nostri lettori per l’operazione svolta e per l’impegno da lui profuso quotidianamente.

In Italia sono centinaia i rappresentanti delle forze dell’ordine che, in silenzio, hanno portato a termine operazioni come quella raccontata oggi.

E’ a loro che va ed andrà anche in futuro la nostra attenzione ed il nostro incoraggiamento.

Tenta dare fuoco a moglie e figlia

carabida TGCOM24

Un 51enne di Sant’Antimo (Napoli) ha tentato di uccidere la moglie e la figlia di 9 anni, ma è stato fermato e arrestato dai carabinieri.

L’uomo ha prima cosparso di liquido infiammabile le due, non contento, ha poi tentato di colpirle con un coltello da cucina. La lite è nata per futili motivi.

Non era la prima volta che si verificavano episodi di violenza entro le mura domestiche. Il 51enne è stato condotto nel carcere di Poggioreale.

Yara, è caccia a un secondo uomo

yarada TGCOM24

Secondo fonti sentite da News Mediaset, per gli inquirenti Bossetti è troppo debole fisicamente. Difficile che sia riuscito da solo a rapire la 13enne di Brembate e poi spostarne il corpo nel campo di Chignolo.

Nuova svolta nel caso dell’omicidio di Yara Gambirasio, dopo l’arresto di Massimo Giuseppe Bossetti. Secondo alcune fonti sentite da Enrico Fedocci, giornalista di News Mediaset, ci sarebbe un secondo uomo vicino al presunto killer. Tutto scaturisce da alcune considerazioni legate alle intercettazioni telefoniche in mano agli inquirenti e sulle quali vige il massimo riserbo: Bossetti sarebbe troppo esile per contenere la reazione di Yara, un’atleta forte e giovane.

Yara era una ragazzina forte fisicamente e Bossetti, da solo, non sarebbe riuscito a rapirla, ma si sarebbe avvalso di un complice. Bossetti non avrebbe mai potuto spostare la ragazzina fino al centro del campo di Chignolo dove il cadavere è stato ritrovato. Yara era svenuta quando è stata condotta là, quindi difficile da trasportare.

Inoltre, sulla base delle tracce ritrovate sotto le scarpe della 13enne, si pensa che non sia stata portata subito nel campo di Chignolo dove è stata trovata morta.

Assalto armato al caveau Foggia, il commando spara

caveauda Unione Sarda

Un assalto è stato compiuto nella notte da un commando – composto da una decina di uomini armati e incappucciati – al caveau della azienda di vigilanza NP Service, nel Villaggio Artigiani di Foggia.

I banditi hanno tentato invano di portare via il denaro contenuto nella cassaforte dell’azienda di vigilanza NP Service, al Villaggio Artigiani di Foggia, e hanno anche ingaggiato – a quanto si è saputo finora – una sparatoria con alcune guardie giurate, minacciando automobilisti con le armi, dando alle fiamme automezzi nelle strade adiacenti e sventrando una parete dell’edificio della NP Service con un escavatore per tentare di accedere al caveau. Numerosi automezzi sono stati dati alle fiamme in sei punti, nelle strade vicine all’edificio. E mentre era in corso l’assalto sarebbero intervenuti sul posto alcuni vigilanti e si sarebbe verificato un conflitto a fuoco tra i malfattori e le guardie giurate: non ci sono feriti. A questo punto i componenti del commando avrebbero deciso di fuggire, allontanandosi a bordo di vetture (forse quattro) in direzione Candela. Sul luogo della tentata rapina sono intervenuti carabinieri, polizia e vigili del fuoco. Sono in corso ricerche e posti di blocco in tutta la zona.

Yara, fratello e commercialista smentiscono l’alibi di Bossetti

bossettida TGCOM24

Sembra non reggere l’alibi di Massimo Bossetti. Secondo i verbali, il bergamasco ha dichiarato al pm di essere passato spesso dal paese di Yara “per andare da mio fratello e dal mio commercialista”. Peccato che il primo ammetta “di vederlo di rado” e che il secondo ricorda di “vederlo una volta al mese, per le fatture”. Non regge nemmeno il racconto di quel “26 o 27 novembre”. Mistero anche sull’ultimo sms di Yara: inviato dall’auto del killer?

Il muratore si definisce metodico e abitudinario al punto di ricordarsi, appunto, cosa ha fatto “la sera del 26 o forse era il 27 novembre” perché “passando di fronte al centro sportivo vidi furgoni con grosse parabole e ne fui attratto”. Circostanza che non corrisponderebbe al vero in quando Yara fu rapita venerdì 26, il padre ne denunciò la scomparsa sabato mattina 27 e il circo mediatico arrivò solo domenica 28″.

La moglie ha chiesto di vederlo anche se per il momento Bossetti è in regime di isolamento.

L’ultimo sms in auto con l’assassino? – Inquietante e non del tutto chiaro un altro passaggio del verbale, quello riferito agli ultimi tre sms di Yara Gambirasio scambiati con una sua amica. Gli orari dei messaggini nelle celle di Ponte San Pietro (quella che copre il centro sportivo di Brembate) sono18.25 e 18.44 mentre il terzo (ore 18.49) è agganciato alla cella di via Natta a Mapello, molto lontano dal tragitto palestra-casa Gambirasio. Secondo gli inquirenti quell’sms potrebbe essere stato inviato a bordo dell’auto di Bossetti. Ma perché salire in macchina con uno sconosciuto?