<img class="alignleft" src="https://mail.google.com/mail/u/0/?ui=2&ik=7b6085f434&view=fimg&th=159885e4b0c61a4e&attid=0.1&disp=inline&safe=1&attbid=ANGjdJ8yl7akqgfsYXyI0nRuInYsGFWx1EqKv5D_mtHZVth1wTz-EKHXIuT2w9v0Aeug-wrox–cV29JEUtjq0PTxmNAP99CKzeky-mFpvm5Y5S04Yu7MDkdg4iVfBg&ats=1484071836887&rm=159885e4b0c61a4e&zw&sz=w1920-h974" alt="Visualizzazione di 00f3146a-6931-4716-a4c2-bb0a54c1cea6 wikipedia reference.jpg” width=”538″ height=”303″ />la Polizia di Stato individua una centrale di cyberspionaggio in danno di Istituzioni e Pubbliche Amministrazioni, studi professionali, personaggi politici ed imprenditori di rilievo nazionale.
Arrestati un ingegnere nucleare di anni 45 e la sorella di anni 49, entrambi residenti a Londra ma domiciliati a Roma, molto noti nel mondo dell´alta finanza capitolina.
Contestati i reati di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico aggravato ed intercettazione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche.
I due provvedimenti di custodia cautelare in carcere sono stati eseguiti nell´ambito di una complessa attività di indagine condotta dal C.N.A.I.P.I.C. (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche) del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni e coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma.
Nei confronti dell´uomo e della sorella, entrambi noti personaggi dell´alta finanza capitolina, gli investigatori del C.N.A.I.P.I.C. hanno acquisito concreti elementi probatori in merito ad attività criminali da loro pianificate e condotte, consistenti nella gestione di una botnet con finalità di cyber spionaggio in danno di Istituzioni e Pubbliche Amministrazioni, politici di spicco, studi professionali e soggetti di rilievo nazionale.
Grazie ad una estesa rete di computer preliminarmente infettati tramite la diffusione di un malware denominato EYEPYRAMID (dal quale prende anche il nome l´operazione), i due hanno per anni acquisito dalle numerosissime vittime prescelte notizie riservate, dati sensibili, informazioni, gelosamente custodite su impianti informatici statunitensi, ora sequestrati dagli operatori della Polizia Postale, grazie al prezioso ausilio dei colleghi della Cyber Division dell´F.B.I. statunitense e che consentiranno di accertare quali e quanti dati siano stati illecitamente sottratti.
Nel mirino della rete occulta, una galassia di soggetti che a vario titolo gestiscono la funzione pubblica, ovvero interessi delicati, e quindi in possesso di informazioni particolarmente sensibili e strategiche, o di particolare valore per chi opera in determinati ambiti finanziari.
Da ciò scaturisce, appunto, la contestazione nei loro confronti, da parte della Procura della Repubblica di Roma, dei reati di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico aggravato ed intercettazione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche.
L´indagine ha preso le sue mosse dalla segnalazione al C.N.A.I.P.I.C. dell´invio di una mail, indirizzata ad un amministratore di rilievo di un´infrastruttura critica nazionale, contenente il malware EYEPYRAMID.
Le complesse indagini condotte dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, protrattesi per diversi mesi, hanno consentito di individuare una rete botnet molto ben strutturata, frutto di un attacco informatico del tipo APT (Advanced Persistent Threat), ingegnerizzato ad hoc sfruttando un malware particolarmente insidioso, capace di far acquisire da remoto il controllo del sistema informatico bersaglio, e consentire la massiva sottrazione dei contenuti dei pc colpiti.
Le articolate attività di indagine, sia quelle altamente sofisticate dal punto di vista tecnico che quelle più tradizionali, sono state supportate da una tempestiva cooperazione internazionale, che si è rivelata indispensabile a preservare l´intero scenario quando gli arrestati si sono adoperati per distruggere da remoto le tracce dell´attività delittuosa, una volta avuto il sospetto di essere finiti nel mirino della Polizia.
Tra gli osservati dall’ “Occhio della Piramide” gli appartenenti ad una loggia massonica, archiviati sotto la sigla “BROS” (fratelli) in una cartella piazzata in una delle numerose drop zone all’estero.
Con la sigla “POBU” (Politicians Business), invece, venivano catalogati gli esponenti politici target del sodalizio criminale.
L´indagine ha altresì permesso di ricostruire un complesso scenario fatto di società “a scatole cinesi” nazionali e straniere, usate come paravento per l´acquisizione, in via anonima, di servizi informatici all´estero.
E proprio il concreto pericolo di una fuga all´estero degli indagati, titolari di diverse attività fuori confine, ha infatti determinato l´emissione delle misure cautelari da parte del G.I.P. romano.
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Genova, falsificazione di documenti per l’espatrio, arrestati dalla Polizia
La Polizia di Stato di Genova ha sgominato una banda criminale dedicata alla falsificazione dei documenti e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Le indagini, partite dai poliziotti del Commissariato di P.S. di Rapallo, nell’autunno del 2015, hanno permesso di riscontrare che diverse persone in particolare tossicodipendenti, molto spesso denunciavano lo smarrimento o il deterioramento dei documenti di identità, richiedendone un nuovo rilascio all’Ufficio Anagrafe del Comune.
Dall’attività investigativa, condotta dal Commissariato di Rapallo in collaborazione con la Squadra Mobile di Genova, è emerso che i nuovi documenti di identità erano destinati ad albanesi clandestini che volevano raggiungere, con identità fittizie, il Regno Unito.
Il punto di riferimento per i clandestini era un genovese di 56 anni, con precedenti di Polizia. Quest’ultimo, con complicità altrui, riusciva a fornire ai clandestini sia una nuova identità che il supporto logistico necessario per conseguire il loro scopo.
I clandestini venivano così dotati di una carta d’identità italiana alterata con la sostituzione della fotografia, di una tessera sanitaria europea, che gli dava diritto alle cure mediche sul suolo britannico, dei titoli di viaggio necessari. Spesso vi erano anche degli accompagnatori con il compito di aggirare la cosiddetta “intervista di frontiera” fingendosi amici del clandestino e rispondendo alle domande che erano poste prima dell’imbarco in aereo.
Dell’alterazione della carta di identità si occupava un terzo genovese 25enne, che provvedeva in prima persona a fare espatriare clandestini albanesi verso il Regno Unito.
Nel corso delle indagini i poliziotti hanno segnalato diversi soggetti in procinto di raggiungere clandestinamente il Regno Unito, consentendone l’arresto da parte di Uffici di Polizia del nord Italia e di Polizie estere.
Questi arresti hanno indotto il sodalizio criminale a modificare le modalità di espatrio dei clandestini e a progettare di stabilirsi a Calais per traghettare con un’imbarcazione senza intermediari i clandestini, grazie alle competenze di uno degli arrestati.
Il prezzo da pagare per chi voleva raggiungere Londra variava dai seimila ai diecimila euro per la sola parte spettante agli italiani.
Con l’odierna operazione è stata data esecuzione a 21 misure di sicurezza, a cui si aggiungono altre dieci persone fra italiani e albanesi arrestati nel tentativo di espatrio.
di Umberto Buzzoni
e Renato D’Angelo
Fonte Foto Polizia di Stato
Arrestato il rapinatore SERIALE di signore a Torino. Aggrediva per pochi euro.
La Polizia di Stato di Torino dopo aver svolto accurate indagini è riuscita a trarre in arresto il rapinatore seriale di signore.
I poliziotti del Commissariato Borgo PO hanno fermato un egiziano senza fissa dimora e senza attività lavorativa, assuntore di sostanze stupefacenti, responsabile di numerose rapine anche a minori. Prediligeva colpi facili, individuando obiettivi indifesi nel quartiere di Borgo Po con strade tranquille ed ampi spazi verdi.
I suoi obiettivi erano signore ben vestite, con griffe importanti, borsetta a tracolla che andavano a piedi a fare la spesa. Come la signora di 60 anni, che la mattina dell’8 ottobre si sente afferrare alle spalle la borsetta. Neanche il tempo di cercare di trattenerla, un giovane con il berrettino nero sfreccia via.
Oppure un’altra signora che stava passeggiando in via Martiri della Libertà la mattina del 3 ottobre, quando il giovane con il berrettino afferra anche lei prendendola a pugni per poi fuggire con la borsetta.
Il 5 ottobre in via Bricca un’anziana signora si stava recando al market del quartiere quando un giovane con un berretto nero le afferra la borsetta da dietro. Lei, forse per istinto, cerca di trattenerla: allora lui la strattona con violenza, la fa rovinare a terra. La signora sbatte il volto sul marciapiede e perde i sensi. Al pronto soccorso le diagnosticano varie fratture e un taglio al labbro. La signora da quel giorno non è più autosufficiente. All’interno della borsa c’erano 50 euro.
di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
Fonte Foto Polizia di Stato
Arrestato 17 palermitano
La Polizia di Stato di Palermo ha arrestato un 17enne pregiudicato del capoluogo, ricercato dallo scorso ottobre per una violenta rapina ai danni della filiale Unicredit di piazza Aldo MORO a Ficarazzi .
Nonostante la sua giovane età, vanta numerosi precedenti penali per rapine, trascorrendo già lunghi periodi di detenzione in carcere, per poi passare in regime cautelare presso una comunità della provincia di Trapani. Dallo scorso ottobre era stato, inoltre, dichiarato “latitante” dal Tribunale dei Minori e ricercato per la rapina commessa il 22 luglio scorso in danno della filiale della Banca Unicredit sita in Ficarazzi. In tale circostanza due individui apparentemente di giovane età hanno fatto irruzione nell´istituto bancario; uno dei due malviventi con il volto coperto da un passamontagna, mentre l´altro a volto scoperto con in mano un taglierino. I due dopo essersi introdotti all´interno dei locali della banca hanno minacciato con l’arma in possesso due dipendenti. Il rapinatore, a volto scoperto, ha afferrato violentemente per un braccio un´impiegata puntandole contro il taglierino; l’altro ha prelevato il contante contenuto nella cassa, ammontante a circa 2.700 euro. Contestualmente veniva rapinato anche un cliente a cui veniva sottratta la somma di 1,050 euro, che l´uomo avrebbe dovuto versare. Anche in questo caso il giovane a volto scoperto Ha minacciato l´uomo di “squartare la direttrice” se non avesse consegnato il denaro.
Quindi i due si sono dati alla fuga, facendosi accompagnare fino all´uscita da un´impiegata, tenuta costantemente sotto minaccia del taglierino.
Le indagini immediatamente avviate dai poliziotti del Commissariato di P.S. Bagheria consentivano identificare i rapinatori.
di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo
Fonte Foto Polizia di Stato
“Orizzonti d’Italia dagli elicotteri della Polizia di Stato”
E’ stata inaugurata oggi pomeriggio, alla presenza del Presidente della Repubblica e del Capo della Polizia, presso la Galleria di Alessandro VII del palazzo del Quirinale la mostra “Orizzonti d’Italia dagli elicotteri della Polizia di Stato” realizzata con gli scatti fotografici di Massimo Sestini, vincitore del World Press Photo of the year 2015. Il fotografo, in occasione della realizzazione degli scatti per il calendario della Polizia di Stato 2016, volando con i modelli AgustaWestland AW139 e AB212 di Leonardo-Finmeccanica impie
gati dalla Polizia, ha immortalato suggestivi paesaggi del nostro Paese durante la fase del crepuscolo. Le immagini da Lampedusa alle Alpi, mettono insieme, in un unico orizzonte di luce di suggestiva bellezza, le meraviglie d’Italia, unica per varietà ed armonia. Lo scopo del progetto nasce dalla volontà di mettere a disposizione del grande pubblico la visione di un’Italia mai vista, esclusivo privilegio dei piloti della Polizia di Stato nello svolgimento delle proprie funzioni.
Fonte foto: panoramica aerea Polizia di Stato
Agnello e capriolo salvati dalla Polizia
Sulla Firenze-Pisa-Livorno un agnellino ed un capriolo di pochi mesi stavano per finire sotto le ruote delle auto che transitavano ad alta velocità. I due animali, frastornati dai fari delle auto e dal fragore dei clacson, vagavano spaventati tra il ciglio della strada e la carreggiata. Solo grazie all’attenta osservazione degli automobilisti, veniva segnalato il tutto alla centrale operativa della Polstrada. In poco tempo poliziotti, con l’ausilio degli automobilisti, che si erano fermati, hanno soccorso gli animali facendogli scudo con le auto di servizio. L’agnellino, riempito di coccole, è stato poi condotto alla Fattoria della Pace di S. Piero a Grado (PI), per essere medicato e svezzato. Il capriolo, dopo la visita del veterinario dell’A.S.L di Empoli giunto sul posto, è stato liberato a Ginestra Fiorentina. Gli agenti hanno ringraziato gli automobilisti, senza di loro la sorte dei cuccioli era segnata. Basta un piccolo gesto per salvare la vita di un animale.
Foto: Polizia di Stato
Reggio Calabria: traffico di minorenni, tre arrestati
La Polizia di Stato di Reggio Calabria ha scoperto una banda di stranieri che si era specializzata nella tratta di minorenni.
La declinazione più schifosa della tratta di esseri umani è venuta alla luce quando una pattuglia delle volanti ha notato tre uomini in compagnia di nove minorenni, mentre aspettavano un autobus di linea.
I tre, un egiziano un eritreo ed un tunisino, rispettivamente residenti a Milano, Crotone e Messina, si erano dati appuntamento a Reggio Calabria dove avevano convinto i nove ragazzi ad allontanarsi dal Centro di prima accoglienza con la promessa di un futuro sicuro e tranquillo in altre località.
Ovviamente pagando. Si perché addosso ai tre, finiti in carcere, sono state trovate ingenti somme di denaro pagate dai minori per questo “servizio”.
I tre approfittavano della particolare condizione di vulnerabilità dei minorenni, tutti non accompagnati da familiari e con un’età che oscilla tra i 14 ed i 16 anni, per farsi dare denaro e spostarli in altre città o forse altre nazioni.
Il sistema risulta talmente consolidato tanto da far trasferire i tre, due dei quali con precedenti, dalle rispettive città di residenza alla città calabrese dove ultimamente si stanno concentrando diversi sbarchi di migranti. fonte e foto polizia di stato
Genny ‘a carogna arrestato anche per maglietta pro Speziale
di Il Fatto Quotidiano.it
Per la Digos e la Procura di Roma Gennaro De Tommaso, detto Genny ‘a carogna, fu “l’ispiratore” di quello che avvenne dentro e fuori lo stadio Olimpico di Roma, prima e durante la finale di Coppa Italia del 3 maggio scorso, tra Napoli e Fiorentina.
Sono tante le accuse mosse al leader dei Mastiff che quella sera instaurò una sorta di trattativa con le forze dell’ordine, i giocatori azzurri e i rappresentanti della sicurezza per far svolgere o meno il match, dopo che la tifoseria napoletana – inizialmente contraria a far giocare la gara – venne a sapere del ferimento di Ciro Esposito, il tifoso azzurro colpito – secondo le indagini – dai colpi di pistola sparati dall’ex ultrà romanista Daniele De Santis.
De Gennaro questa mattina (22 settembre) è stato arrestato e si trova agli arresti domiciliari per aver organizzato gli scontri con le forze dell’ordine, aver indossato la maglietta con scritto “Speziale libero” e aver invaso il campo.Ecco cosa successe quel 3 maggio secondo i pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio. Genny, due ore prima di sedere a cavalcioni sulla recinzione della curva con indosso la maglietta a favore dell’ultrà catanese (ritenuta offensiva e violenta), “ispirò” gli scontri con la polizia. Fu lui a comandare un centinaio di napoletani, che prima di entrare all’Olimpico scortati dagli agenti, si radunò in piazza Mazzini e con fumogeni e petardi tentò di aggredire i rivali viola. Una volta dentro lo stadio, secondo il gip Rosaria Monaco il colloquio col capitano del Napoli Marek Hamsik richiesto da Gennaro De Tommaso fu consentito dai responsabili dell’ordine pubblico per evitare che la situazione degenerasse.
Genny ‘a carogna, scrive il giudice per le indagini preliminari, “aveva minacciato l’invasione di campo e il compimento di atti di violenza se non avesse avuto un colloquio con Hamsik”. Il gip cita la relazione di servizio del dirigente Digos che riferisce di una “situazione di alta tensione all’interno dello stadio Olimpico, già palesata dai fischi in concomitanza con l’inno nazionale”. Il dirigente della Digos romana Diego Parente, però, all’interno dello stadio “non ci fu nessuna trattativa. De Tommaso, e lo scrive il gip, ha avuto un comportamento di negazione dell’autorità tanto che chiese di parlare con il capitano del Napoli Hamisk”, sostiene il funzionario.
Insieme a Genny ‘a carogna altri quattro supporter napoletani sono stati colpiti dall’ordinanza, e sono stati sottoposti a obbligo di firma. Gli investigatori, grazie ai filmati, hanno riconosciuto tre di loro (Mauro Alfieri, Genni Filacchione e Salvatore Lo Presti) tra le persone che hanno partecipato agli scontri fuori dall’Olimpico. Mentre un quarto – anche lui sottoposto a obbligo di firma – è un altro capo ultrà della curva napoletana, Massimiliano Mantice, accusato, come De Tommaso, di aver scavalcato la rete che delimita il campo di gioco dalla curva Nord. Un gesto che è già costato ai due un provvedimento di Daspo. Lo stesso Mantice, come ricostruito dagli inquirenti, giunse nella zona di Tor di Quinto subito dopo il ferimento di Esposito e fu una delle persone che soccorse il ragazzo, morto poi 50 giorni dopo quel 3 maggio.
Nello specifico, l’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Roma contesta, a vario titolo, i reati di concorso in resistenza a pubblico ufficiale, lancio di materiale pericoloso e invasione di campo e, solo a De Tommaso, è accusato di aver indossato la maglietta inneggiante ad Antonino Speziale, l’ultrà del Catania accusato della morte dell’ispettore Filippo Raciti, avvenuta il 2 febbraio 2007 fuori dallo stadio del capoluogo siciliano, al termine del derby Catania-Palermo. E proprio il mese scorso a Genny era stata ritirata la patente dopo che la polizia stradale lo aveva fermato mentre guidava sulla corsia d’emergenza a Catania, dove si era recato per incontrare la famiglia Speziale. “E’ ridicolo, piuttosto che arrestarlo dovrebbero dargli un premio e ringraziarlo, senza di lui la partita non si sarebbe giocata e chissà cosa sarebbe potuto accadere con tutta quella tensione”. Queste le parole all’Adnkronos di Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito, alla notizia degli arresti domiciliari per De Tommaso,
Quello che andò in scena all’Olimpico, con il match bloccato e un pugno di tifosi napoletani capeggiati da Genny ‘a carogna che per 45 minuti parlò con giocatori e forze dell’ordine, fu l’epilogo di una giornata scandita da tafferugli e spari. Durante gli scontri tra un manipolo di tifosi napoletani e ultrà romanista rimase ferito Ciro Esposito che morì dopo una lunga agonia 50 giorni dopo. Il principale indiziato dell’omicidio è l’ex ultrà romanista Daniele De Santis, nei cui guanti sono state trovate tracce di polvere da sparo compatibili con l’arma che ha ucciso l’ultrà del Napoli.
Sparatoria in strada a Milano, 2 morti e un ferito
di Ansa
Due morti e un ferito: è questo il bilancio di una sparatoria avvenuta ieri sera in strada, a nord di Milano, nel quartiere Bruzzano. Un probabile regolamento di conti nell’ambito del mondo dello spaccio di sostanze stupefacenti. A poco meno di tre ore dall’agguato, avvenuto poco prima delle 21, un uomo di origine albanese è stato fermato dai carabinieri: potrebbe trattarsi del presunto killer. Tutto ha inizio in piazza Giustino Fortunato. Tre persone, che probabilmente si conoscevano tra loro, hanno un appuntamento. Forse è una trappola tesa dall’uomo che, appena arriva a bordo della sua Opel, comincia a sparare. Decine i colpi d’arma da fuoco esplosi durante il blitz, secondo quanto hanno riferito alcuni testimoni, i clienti di un ristorante della zona.
Il primo a cadere è un albanese di 41 anni: due proiettili lo raggiungono alla schiena e uno alla testa. Muore sul colpo, di fronte all’ingresso dell’ospedale Galeazzi. Gli altri due cercano di fuggire, ma vengono a loro volta colpiti, probabilmente dopo un breve inseguimento. Un uomo, un 37enne di origine africana, si accascia in via Marna. Quando i soccorritori del 118 lo ritrovano è ancora vivo, ma l’agonia dura poco minuti. Muore prima di essere caricato sull’ambulanza.
Risulta invece ferito, e non sarebbe in pericolo di vita, un altro albanese, colpito da un proiettile all’addome. Recuperato dai soccorritori in via Angeloni, l’uomo viene trasferito all’Ospedale Fatebenefratelli, dove viene operato d’urgenza. La sua testimonianza sarà fondamentale per ricostruire il blitz di sangue costato la vita a due persone. I carabinieri bloccano molte delle strade di accesso a piazza Giustino Fortunato e danno il via a una vera caccia all’uomo. Secondo alcune testimonianze, il killer sarebbe fuggito a bordo di una Opel. Il presunto omicida viene rintracciato e fermato poco prima delle 23.30 e portato in caserma. Nel corso delle indagini bisognerà capire se l’uomo abbia agito da solo o con almeno un complice.
Ruby, Berlusconi assolto in Appello Ribaltata la condanna in primo grado
I giudici hanno accolto la tesi della difesa. Sull’accusa della concussione “il fatto non sussiste”, mentre per quella di prostituzione minorile “non costituisce reato”
I giudici della seconda Corte d’Appello di Milano hanno assolto Silvio Berlusconi, imputato per concussione e prostituzione minorile nel processo Ruby, per entrambi i capi di imputazione. Sull’accusa di concussione, i magistrati dicono che il fatto non sussiste, mentre, a proposito di quella di prostituzione minorile, “il fatto non costituisce reato” secondo quanto si legge nella sentenza.
Non si può dare per scontato, secondo i giudici, che ci siano stati rapporti intimi tra Berlusconi e Ruby perché la giovane ha trascorso alcune notti ad Arcore. E questo ha sempre sostenuto anche la diretta interessata.
E’ stata dunque assoluzione su tutta la linea, che segna la vittoria dei legali del leader di Forza Italia. Per Berlusconi il sostituto procuratore di Milano, Piero De Petris, aveva chiesto di confermare i sette anni di carcere della sentenza di primo grado, mentre la difesa aveva presentato richiesta di assoluzione proprio per insussistenza dei fatti contestati.
Berlusconi lascia Cesano senza una parola – Silvio Berlusconi era alla Sacra famiglia di Cesano Boscone quando è stata diffusa la notizia. Il leader di Forza Italia ha lasciato la casa di riposo senza parlare. Ha solo fatto fermare l’auto e abbassato il finestrino per salutare la “pasionaria” che, alla notizia dell’assoluzione, aveva “festeggiato” proprio fuori dalla struttura innalzando un cartello con la scritta: “Mai si ruba e nessuno ‘Ruby’ la pace a Silvio. Giustizia fatta e dovuta”.
Coppi: “Sentenza oltre le più rosee aspettative” – Molto soddisfatto l’avvocato Franco Coppi, che ha commentato così la sentenza: “Una decisione che va oltre le più rosee previsioni”. E aggiunge che uno dei motivi dell’assoluzione dal reato di prostituzione minorile, cioè che “il fatto non costituisce reato”, potrebbe essere che Berlusconi non era a conoscenza che Ruby fosse minorenne. Coppi ha anche chiarito che questa “era una delle nostre tesi”. Si potrebbe dunque pensare insomma, secondo Coppi, alla “mancanza dell’elemento soggettivo”, ossia la consapevolezza della minore età.
In ogni caso, però, ha chiarito il legale, “questa è una formula di assoluzione che può essere adottata anche in altri casi e non mi azzardo dunque a dare una certezza, posso solo dire che questa era una delle nostre tesi e non so però se i giudici hanno preso in considerazione proprio questo elemento”.
In relazione, invece, all’assoluzione dalla concussione, ossia dall’accusa di aver fatto pressioni sui funzionari della Questura per ottenere il rilascio di Ruby, Coppi ha spiegato che la formula “perché il fatto non sussiste” è più semplice, perché significa che la condotta non ha integrato alcun reato. Con la recente sentenza delle sezioni unite della Cassazione che ha fissato i paletti sulle nuove normative del reato di concussione, inoltre, secondo Coppi “era impossibile anche derubricare la concussione per costrizione in concussione per induzione, perché quest’ultima forma richiede un vantaggio per il concusso”.
Dinacci: “Finalmente è stato applicato il diritto” – “Finalmente è stato applicato il diritto, ha vinto la giustizia”. Così Filippo Dinacci, uno dei difensori di Berlusconi, ha commentato la sentenza di assoluzione. Il legale ha aggiunto “io penso che il diritto è fatto di equilibrio e buon senso e che questa è stata una vicenda personale che non riguarda il diritto penale”.
Sms di Emilio Fede a Berlusconi: “Sono pazzo di gioia” – “E’ finalmente venuta fuori la verità che io ho sempre saputo, e io sapevo bene come sono andate le cose perché ci sono sempre stato”. Lo ha detto il direttore Emilio Fede, a sua volta condannato in primo grado nel cosiddetto processo Ruby bis. “Lui non sapeva che la ragazza fosse minorenne come del resto non lo sapevo io – ha proseguito – e comunque in quelle feste non si faceva nulla di quello che è stato oggetto del processo”. “Gli ho mandato subito sms ‘Sono pazzo di gioia’”, ha aggiunto Fede.
Maroni: “Ora Berlusconi faccia atto di generosità per il centrodestra” – “Ora Berlusconi ha più autorità e l’autorevolezza per fare un atto di generosità e lungimiranza e aprire una fase nuova del centrodestra”. Lo ha detto Roberto Maroni commentando la sentenza Ruby. “Sono contento per Berlusconi, personalmente, perché gli sono amico e questa era veramente una ingiustizia anche se all’epoca lo avevo criticato per il fatto che avesse telefonato lui di persona. Anche a Milano c’è una giustizia che sa giudicare bene, con serenità”, ha aggiunto il governatore della Lombardia.
Brunetta: “Sentenza impone la grazia a Berlusconi” – “Innocente! E adesso la Commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti oscuri che hanno stravolto con un golpe la democrazia in Italia. Questa sentenza impone di riscrivere la storia di questi anni. Ed impone, come minimo risarcimento, la grazia subito per Silvio Berlusconi, se esiste un po’ di decenza”. Così il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta.





