Roma. Blitz antiterrorismo: arrestati 2 anarchici

blitzda TGcom 24

Operazione antiterrorismo dei carabinieri del Ros nel Lazio. Sono state eseguite due ordinanze di custodia cautelare in carcere e numerose perquisizioni nei confronti di persone appartenenti alla struttura Fai-Fri (Federazione anarchica informale-Fronte rivoluzionario internazionale). Gli arrestati sono Gianluca Iacovacci, 29 anni, di Frascati, e Adriano Antonacci, 26, di Genzano di Roma, accusati di associazione terroristica e di altri reati.Gli indagati sono accusati di una serie di attentati e danneggiamenti ai danni di istituti di credito, esercizi commerciali e sedi periferiche di Enel ed Eni, compiuti in provincia di Roma negli ultimi tre anni.

Nello stesso contesto sono state eseguite delle perquisizioni, sempre nell’hinterland della Capitale, nei confronti di altre tre persone. Per quanto riguarda le due persone arrestate, invece, l’accusa, tra l’altro, è di “associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico” (l’art 270 bis del codice penale, introdotto nel 2001 dopo l’attentato alle torri gemelle).

Ai due – entrambi residenti nella zona dei castelli Romani e incensurati – sono stati contestati anche i reati di concorso in “atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi”, incendio, furto aggravato, deturpamento e imbrattamento di cose. Secondo le indagini, coordinate dalla procura di Roma e condotte anche attraverso intercettazioni e pedinamenti, sono gli autori di 13 azioni eversive e attentati compiuti dal 2010 al 2013.

Avvocatessa accoltellata in un boschetto mentre fa jogging con un amico

avvda Corriere.it

Giorgio Ortis è stato iscritto nel registro degli indagati ma gli inquirenti tendono ad escludere un suo coinvolgimento nell’assassinio. Non un atto dovuto, quindi, bensì un atto tecnico che ha permesso di far sequestrare e analizzare gli abiti del ragazzo. Vestiti che però non avrebbero riportato alcun elemento sospetto. E’ questa la principale novità sul caso della giovane avvocatessa uccisa a coltellate in un boschetto in Friuli. Un assassinio che rimane un giallo. Il corpo della ragazza colpito da numerose coltellate era stato trovato poco dopo le 13 di martedì in un boschetto del comune di Pagnacco, località friulana che porta a Buja in provincia di Udine. La vittima ha 28 anni e il suo nome è Silvia Gobbato, giovane avvocatessa dello studio Ortis. Veneziana di San Michele al Tagliamento, Gobbato era stata candidata alle Amministrative del 2011 proprio a San Michele al tagliamento.

La giovane donna stava facendo jogging con il figlio dell’avvocato Ortis che, con il passo più lungo, l’aveva distanziata di oltre 400 metri, aspettandola poi a un incrocio. Lì sarebbe stato raggiunto da un’altra persona che stava facendo jogging a sua volta e che aveva scoperto il corpo della ragazza dopo aver visto il telefonino a terra e tracce di sangue. La giovane sarebbe stata colpita da numerose coltellate in più parti e il corpo sarebbe stato poi trascinato per 7-8 metri in un lato della strada. I Carabinieri hanno interrogato l’amico che è stato iscritto nel registro degli indagati e la persona che ha trovato il corpo. Ma tra le persone informate sui fatti ascoltate dai carabinieri del Nucleo investigativo di Udine ci sarebbe anche l’ex fidanzato.

La ragazza, molto conosciuta, era stata candidata alla carica di consigliere comunale nel 2011, e nonostante la giovane età era stata la seconda più votata della sua lista civica. Praticante legale, aveva passato l’esame scritto per diventare avvocato e tra poche settimane, in ottobre, avrebbe dovuto sottoporsi alla prova orale. Stimata e benvoluta da tutti, abitava coi genitori, anche se pare avesse costituito un domicilio a Udine per non dover quotidianamente fare la pendolare dal Veneto al capoluogo friulano.

«Sono sconvolto». Sono queste le prime parole pronunciate dall’avvocato udinese Gianni Ortis, noto per essere stato in passato anche candidato sindaco della città, presso il cui studio legale la giovane donna uccisa a Udine aveva completato il praticantato. «Era una ragazza bravissima – ha detto all’Ansa – dolcissima. Quello che è successo è qualcosa di assolutamente inspiegabile. Aveva superato lo scritto dell’esame di avvocato con successo, era risultata seconda tra tutti i candidati della Corte d’Appello di Trieste. Doveva fare l’orale il 7 ottobre». Nello studio legale la giovane aveva fatto amicizia con il figlio dell’avvocato, anche lui praticante, che le aveva trasmesso la passione per il jogging. Entrambi facevano parte del gruppo marciatori udinesi. Spesso, come è accaduto, andavano a correre insieme. L’ippovia del Cormor era uno dei tratti che percorrevano per tenersi in allenamento, come fanno molti appassionati di corsa della zona udinese, in una zona molto frequentata. Probabilmente quando si è verificata la tragedia i due avevano quasi terminato il percorso. Il ragazzo, come spesso capitava, era andato avanti, con il suo passo. Poi si era fermato ad aspettarla, ma non vedendola arrivare è tornato indietro a cercarla e ha incontrato un altro passante che gli ha riferito di aver trovato un cadavere. I due uomini hanno quindi dato l’allarme. Entrambi sono stati a lungo sentiti dagli inquirenti come persone informate sui fatti.

CYBERCRIME: Attaccato il gruppo Alpitour

untitleddi Grazia De Marco

Per la prima volta in Italia, la sera dell’11 settembre scorso, dei cyber- criminali hanno attaccato il profilo di una delle più importanti aziende italiane, il gruppo Alpitour.  Lo scopo era prevalentemente quello di diffondere, attraverso falsi annunci di offerte, dei programmi pericolosi in grado di introdursi nei pc degli utenti ed appropriarsi di alcune informazioni molto importanti, come codici di carte di credito, dati personali e varie credenziali di          accesso.

Secondo gli esperti, il gruppo di hacker responsabile della violazione, quasi sicuramente straniero, ha prima rubato le credenziali degli amministratori della pagina face book dell’azienda e poi ha provveduto a postare annunci  in italiano che promettevano offerte vantaggiose inesistenti. È stata  la stessa azienda a denunciare l’attacco, scrivendo ai suoi 120.000 “amici” che seguono la pagina “Vi informiamo che la scorsa notte le pagine di Viaggidea, Francorosso, Villaggi Bravo e Alpitour hanno subito un attacco da parte di alcuni hacker, che hanno preso il controllo sulla pubblicazione dei contenuti e sulle risposte dei vostri messaggi, perciò tutto ciò che viene pubblicato in tali pagine non è da associare  al gruppo          Alpitour”.

In questo caso  bersagli degli hacker non sono state le aziende in possesso del profilo facebook, ma gli utenti che si collegano alla pagina, come conferma anche l’esperto di riferimento per i social network della Clusit (Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica) Andrea Zapparoli Manzoni “ agli occhi della criminalità informatica i social network sono considerati “watering hole”, ovvero delle pozze di abbeveraggio nelle quali è facile trovare riuniti tantissimi utenti, per questo motivo il cyber-crime può attaccare i profili più seguiti come quelli di grandi aziende o dei media, oppure attaccare direttamente i social network”.

La situazione adesso è stata risolta e l’azienda è nuovamente entrata in possesso della pagina, ma quanto accaduto deve essere considerato un preoccupante campanello d’allarme, perché, fino ad ora, in Italia nessun gruppo criminale aveva mai preso di mira i social network.  In questi casi l’unica maniera di affrontare il problema è quella di avere più informazioni possibili, per conoscerlo meglio e difenderci da chiunque voglia appropriarsi dei nostri dati personali, anche se l’argomento è molto vasto e complesso, in quanto, come il crimine tradizionale, anche quello cibernetico comprende molte sfaccettature, tra cui: furto di dati, pedopornografia, pedinamento informatico e accesso non autorizzato a informazioni personali.

In linea generale, possiamo dividere questa tipologia di crimine in due categorie:

  1. riguarda un singolo evento che interessa una singola vittima, la quale scarica inconsapevolmente un Trojan Horse che installa sul suo computer un Keystroke logger, ovvero un programma che registra quanto viene digitato sulla tastiera o, in alternativa, ricevere una e-mail contenente quello che sembra un collegamento ad un sito noto, ma che è in realtà ostile. Esempi di questo tipo di crimine informatico includono, tra gli altri, il phishing, il furto e la manipolazione di dati o servizi tramite azioni di hacking o virus, il furto di identità e le frodi bancarie;

 

  1. comprende attività quali il cyberstalking, le molestie, l’estorsione, il ricatto, la manipolazione dei mercati finanziari,  lo spionaggio  e le attività terroristiche. Questa tipologia di crimine è caratterizzato solitamente da una serie continua di eventi che prevedono ripetute interazioni con la vittima, contattata in una chat da qualcuno che tenta di stabilire una relazione per un certo periodo di tempo, e alla fine il criminale sfrutta proprio il legame che ha stabilito con il suo obiettivo per commettere il crimine.

Oltre a quello dei computer, un altro settore che sicuramente vedrà una grossa crescita degli attacchi malware è quello dei cellulari di nuova generazione, sempre più innovativi e quindi più esposti a rischi di ogni genere. Tutti noi, però, possiamo provare a difenderci dal cyber-crime adottando dei piccoli accorgimenti e aiutandoci con dei programmi specifici, progettati da alcune aziende all’avanguardia in tema di sicurezza informatica

Artificieri Esercito disinnescano in un’ora bomba da 250 kg

artificierida Agi.it

E’ bastata un’ora agli artificieri dell’Esercito per disinnescare una bomba d’aereo della Seconda guerra mondiale ritrovata nei giorni scorsi nei pressi del centro commerciale ‘Le Gru’ di Grugliasco, a pochi chilometri da Torino. Ad operare sono stati gli specialisti del 32esimo reggimento genio della brigata alpina Taurinense, che operano in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, al loro intervento numero 103 dall’inizio dell’anno, con oltre 200 ordigni di vario calibro distrutti. La fase piu’ delicata dell’intervento, iniziato poco dopo le 8.30 e terminato senza problemi dopo poche decine di minuti, e’ stata ovviamente la rimozione delle spolette del residuato bellico. Operazione effettuata grazie ad uno speciale dispositivo tecnico azionato da due razzi. Gli artificieri hanno poi sollevato con cautela la bomba con un mezzo speciale del genio per il successivo trasporto verso il poligono militare di San Carlo Canavese, dove il team di operatori ha eseguito il brillamento in sicurezza per mezzo di alcune cariche esplosive azionate a distanza. Interventi analoghi negli ultimi anni sono stati quelli del 2006 a Torino lungo il fiume Po nei pressi del Valentino, con il disinnesco di una bomba da 250 libbre (125 kg); nel 2009, a Sacra di San Michele, una bomba da 500 libbre (250 kg); nel 2011 a Recco, due bombe da 1000 libbre (500 kg), e lo scorso anno a Porto Genova, con il disinnesco di una bomba da 500 libbre (250 kg).

Serie di furti in negozi e case, baby-gang sgominata a Crotone

baby gangda Agi.it

Furti a ripetizione in esercizi commerciali e private abitazioni: questa l’attivita’ prediletta da una banda, composta interamente da minorenni, che negli ultimi tempi aveva messo a segno numerosi colpi in citta’. A scoprirlo sono stati gli agenti della squadra Mobile di Crotone che hanno denunciato quattro giovani, tutti di eta’ compresa tra i 16 e i 17 anni, anche se ritengono che la baby gang fosse composta almeno da una decina di persone. L’indagine e’ scattata proprio in seguito alla recrudescenza dei furti che stavano avvenendo in citta’ e alla conseguente serie di denuncie presentate dalle vittime presso la Questura di Crotone. Dopo aver ascoltato testimoni, visionato telecamere e controllato alcuni soggetti pregiudicati per reati specifici, gli investigatori della Mobile hanno scoperto l’esistenza di una vera e propria banda di giovanissimi, tutti minorenni e in molti casi incensurati, responsabile dei furti in abitazioni e negozi. Finora sono stati identificati e denunciati quattro dei componenti della baby gang e recuperata l’intera refurtiva. In particolare e’ stato rinvenuto un ingente quantitativo di sigarette elettroniche, del valore complessivo di circa 25 mila euro, provento del furto avvenuto nella nottata del 10 settembre scorso in danno di un esercizio commerciale di Crotone, nonche’ un ciclomotore Piaggio Liberty asportato nella notte dell’11 settembre, nei pressi di un’abitazione privata.
La refurtiva e’ stata restituita ai legittimi proprietari, mentre i quattro giovani sono stati deferiti alla Procura dei minori di Catanzaro. Le indagini proseguono per individuare i restanti componenti della baby gang.

Bimba morta a Tor Vergata, il padre accusa: “i medici a pranzo e lei moriva”

tor vergatada Agi.it

“Me l’hanno rubata, voglio la verita’, sapere perche’ mia figlia e’ morta. Non voglio vendetta, ma giustizia”. A parlare e’ Tony Ascia, il padre della piccola Gloria, la bimba di Gela (Caltanissetta) morta al Policlinico Tor Vergata di Roma dopo un intervento chirurgico.
“Quello che e’ successo e’ di una gravita’ inaudita. Mia figlia – ha detto Ascia – e’ morta per l’applicazione di un catetere venoso. I rischi sul trapianto c’erano e ne ero consapevole, ma non si puo’ morire per un catetere. Questa era la fase preparatoria per il trapianto”. A donare il midollo doveva essere il figlio piu’ grande di Ascia, Riccardo, che ha tre anni.

Autopsia: bimba morta dopo posizionamento del catetere

“Erano perfettamente compatibili”, afferma il padre, e sostiene che durante l’agonia della piccola i medici sono andati a pranzo. Tony Ascia racconta cosi’ quello che e’ successo: “Gloria e’ uscita dalla sala operatoria dopo quattro ore per un intervento che sarebbe dovuto durare un quarto d’ora. Era sotto anestesia. Nel frattempo i medici sono andati a pranzo e solo dopo, quando mia moglie ha chiesto il loro aiuto perche’ la bimba non si svegliava, si sono resi conto che aveva un’emorragia interna. Nessuno pero’ e’ riuscito a salvarle la vita. La mia bambina – dice Ascia, disperata – stava bene, il suo quadro clinico era ottimo. I medici mi hanno solo detto che si e’ verificato un inconveniente tecnico. Ma questo puo’ succedere ad un motore, ad una macchina. Non a una bambina”.

Gambara, Claudio Grigoletto confessa l’omicidio della sua dipendente e amante

Claudio Grigoletto e Marilia Rodrigues Martinsda TGCOM24

“Ha ammesso di aver commesso il delitto, ma ha dato una ricostruzione diversa che non ci soddisfa”. Così ha detto il pm titolare dell’inchiesta, Ambrogio Cassiani, dopo aver parlato in carcere con Claudio Grigoletto, l’uomo in custodia cautelare per l’omicidio della 29enne brasiliana a Gambara (Brescia). L’imprenditore avrebbe raccontato di aver avuto una colluttazione con Marilia Rodrigues e che questa avrebbe battuto la testa a terra cadendo.L’uomo avrebbe poi spiegato i segni sul collo della ragazza con il fatto che la brasiliana aveva avuto delle convulsioni e lui intendeva frenarle.

Il racconto di Grigoletto, secondo inquirenti e investigatori, contrasta con alcuni dati oggettivi emersi dalle indagini. Marilia, per esempio, non è morta a causa delle ferite alla testa ma per strozzamento. Secondo il suo racconto la donna sarebbe caduta più volte battendo la testa, e il suo datore di lavoro le avrebbe messo le mani al collo per interrompere le convulsioni che l’avevano presa.

Claudio Grigoletto, resosi contro che Marilia era morta, si è lavato ed è andato nel campo volo di Bedizzole, sempre nel Bresciano, perché doveva tenere una lezione di volo.

Denunciata infermiera per furti a malati

furtida Ansa.it

Una donna di 45 anni in servizio come infermiera all’ospedale di Treviso è accusata di furto continuato perché sospettata di essere la responsabile di una serie di piccoli furti nei locali in cui opera. A farne le spese sarebbero stati, oltre che dipendenti e pazienti, anche assistiti in sede domiciliare. L’indagata, ripresa da alcune telecamere collocate dalla polizia, avrebbe spiegato di aver utilizzato il ricavato dei furti perché incapace di resistere alla tentazione del videopoker.

Dottoressa uccisa, fermato investitore

Rissa nel Bergamasco: vittime indiano e dottoressa italianada Ansa

Un indiano di 25 anni è stato sottoposto a fermo nella notte per l’uccisione di Kamur Baldev, accoltellato domenica sera a Chiuduno, e della dottoressa Eleonora Cantamessa che si era fermata per soccorrerlo. Il fermato è il fratello venticinquenne di Baldev. L’indiano si trova in carcere a Bergamo in attesa dell’interrogatorio di convalida: è accusato di omicidio volontario, ma solo di Eleonora Cantamessa. L’autopsia sulla salma di Baldev chiarirà infatti se l’indiano sia morto nella rissa o nell’investimento. Altri sette cittadini indiani sono stati indagati in stato di libertà: sono in corso accertamenti per capire quale reato addebitare a ciascuno, se il concorso nell’omicidio o nella rissa. Il fermato si chiama Vicky Vicky ed è fratello minore (nonostante i cognomi siano diversi) di Kamur Baldev, il trentaduenne ucciso nella rissa di domenica sera a Chiuduno. Vicky è accusato di omicidio volontario. Secondo i carabinieri era lui al volante dell’auto che ha travolto e ucciso Eleonora Cantamessa, la ginecologa di 44 anni che stava cercando di soccorrere Baldev, a terra ferito.

Soccorre ferito, dottoressa uccisa – E’ morta tragicamente, mentre prestava soccorso a un ferito in una rissa, ieri sera a Chiuduno (Bergamo), Eleonora Cantamessa, un medico 44enne di Bergamo che lavora all’Ospedale S.Anna di Brescia. La donna, passata per caso da quelle parti durante una serata trascorsa in compagnia di un amico, intorno alle 23, quando ha visto la situazione e quella persona a terra si è fermata cercando in tutti i modi di aiutare l’uomo, ferito a sprangate. Ma la sua generosità le è stata fatale. Una Golf con a bordo quattro connazionali del ferito, un indiano, gli stessi che poco prima l’avevano aggredito, ha falciato entrambi, forse con l’obiettivo di ‘finire’ l’ avversario. Degli occupanti la vettura, che poi si è schiantata contro un’altra macchina in transito, ferendo una coppia di baristi romeni, uno è già stato identificato e portato in caserma: non è però ancora chiaro se è il guidatore. I carabinieri stanno indagando per arrivare all’individuazione certa di chi era al volante dell’auto e di quelli che erano con lui. Proprio per questo motivo sono stati portati in caserma anche altri cittadini stranieri, indiani o pakistani. Al momento però non sono stati ancora presi provvedimenti dell’autorità giudiziaria che però sono probabili nelle prossime ore. Sul posto, la strada provinciale 91, all’altezza di via Kennedy, alla fine si contavano otto feriti. E dopo pochi minuti sono giunti, oltre ai soccorsi e ai militari, anche il padre e il fratello della dottoressa travolta, avvisati dall’amico, disperati. Eleonora Cantamessa, 44 anni, lavorava come ginecologa alla Clinica Sant’Anna di Brescia, ma aveva anche uno studio privato nel centro di Trescore Balneario, il paese della Bergamasca dove viveva. Originaria di Bergamo, a Trescore la conoscevano tutti proprio per la sua attività di ginecologa, ed era molto stimata: lascia i genitori e un fratello di 35 anni. Alla fine il bilancio di quello che sembra essere stato un sanguinoso regolamento di conti tra stranieri, è di due morti e di otto persone ferite. Il movente dell’aggressione deve essere ancora accertato, ma dalle prime testimonianze l’uomo ucciso si trovava in auto con un connazionale prima che arrivassero gli altri indiani aggredendoli entrambi. Il 118 ha soccorso e portato negli ospedali Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Humanitas Gavazzeni di Bergamo, Bolognini di Seriate e Mellini di Chiari (Brescia) anche altre sei uomini, tra i 18 e i 43 anni, e due donne di 21 e 30 anni, tutti feriti in quelle circostanze, sia a piedi sia in auto. Tra loro ci sono due giovani baristi romeni che stavano viaggiando in macchina e contro i quali è andata a sbattere la Golf che ha falciato la dottoressa Eleonora Cantamessa e il ferito, ma anche alcuni passanti che, come la ginecologa, si erano fermati per soccorrere l’indiano aggredito nella precedente rissa. Dall’auto investitrice (o da un’altra che faceva parte dello stesso gruppo di assalitori) sono poi scese, in mezzo alla confusione, tre immigrati che hanno picchiato e aggredito i presenti, prima di darsi alla fuga.

Quirico:« Ho avuto paura di essere ucciso»

quirico2da Corriere.it

Tenuto bendato per giorni e forse gestito da tre gruppi. Trapelano i primi terribili dettagli sul rapimento di Domenico Quirico, il giornalista rilasciato dai suoi rapitori domenica. «Siamo stati fermati da due pick-up con a bordo uomini armati. I primi giorni eravamo bendati: ho avuto paura di essere ucciso. Forse tre gruppi ci hanno “gestito”». È il racconto che l’inviato de «La Stampa», rapito in Siria cinque mesi fa, ha fatto ai pm della Procura di Roma sui suoi 150 giorni di prigionia in Siria. Rispondendo alle domande dei magistrati il giornalista ha aggiunto che «da subito sono state molto dure le condizioni in cui siamo stati tenuti. Il mangiare era dato una volta al giorno al massimo». L’inviato ha detto, inoltre, di aver tentato per due volte la fuga assieme a Pierre Piccinin, ma dopo essere stato bloccato nuovamente dai suoi rapitori ha dovuto subire due finte esecuzioni. «Ho il sospetto di essere stato gestito da tre diversi gruppi ribelli», ha detto ancora il giornalista ai magistrati.

 

Quirico arriva in redazione de La Stampa Quirico arriva in redazione de La Stampa

LA TELEFONATA VIA SKYPE – E inevitabilmente l’attenzione si è spostata sulla questione delle armi chimiche. «È folle dire che io sappia che non è stato Assad a usare i gas». Sul sito del suo giornale, l’inviato afferma: «Eravamo all’oscuro di tutto quello che stava accadendo, anche dell’attacco con i gas. Un giorno dalla stanza in cui venivamo tenuti prigionieri, attraverso una porta socchiusa, abbiamo ascoltato una conversazione via Skype – ha raccontato Quirico ai colleghi – che ha avuto per protagoniste tre persone di cui non conosco i nomi. Uno si era presentato a noi in precedenza come un generale dell’Esercito di liberazione siriano. Un secondo, che era con lui, era una persona che non avevo mai visto. Anche del terzo, collegato via Skype, non sappiamo nulla».

TESI – «In questa conversazione – prosegue la ricostruzione di Quirico – dicevano che l’operazione del gas nei due quartieri di Damasco era stata fatta dai ribelli come provocazione, per indurre l’Occidente a intervenire militarmente. E che secondo loro il numero dei morti era esagerato». «Io non so – ha continuato Quirico – se tutto questo sia vero e nulla mi dice che sia così, perché non ho alcun elemento che possa confermare questa tesi e non ho idea né dell’affidabilità, né dell’identità delle persone. Non sono assolutamente in grado di dire se questa conversazione sia basata su fatti reali o sia una chiacchiera per sentito dire, e non sono abituato a dare valore di verità a discorsi ascoltati attraverso una porta».

A COLLOQUIO CON I PM – Il giornalista, liberato domenica dopo cinque mesi di prigionia in Siria, è stato interrogato per tre ore e mezza dai pm della Repubblica di Roma. Quirico ha lasciato il Palazzo di Giustizia di piazzale Clodio attraverso un’uscita secondaria sfuggendo così ai numerosi cronisti che speravano di poter avere qualche sua dichiarazione. Ad attendere al conclusione dell’interrogatorio c’era anche il direttore de «La Stampa» Mario Calabresi. All’interrogatorio erano presenti anche carabinieri del Ros. Secondo Calabresi, che ha parlato con alcuni cronisti, Quirico ha raccontato ai magistrati che durante la lunga prigionia in Siria, 152 giorni, «non gli è stato risparmiato nulla, non è stato trattato con umanità». Prima di recarsi in procura, Quirico, accompagnato dalla moglie Giulietta e dal ministro degli Esteri Emma Bonino, ha incontrato a Palazzo Chigi il premier Enrico Letta, come informa una nota del governo. All’incontro era presente anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano. «È come se fossi stato cinque mesi su Marte. E ho scoperto che i marziani sono molto cattivi», aveva detto Quirico al suo arrivo in Italia domenica sera, all’aeroporto di Ciampino.