Rubano per errore tir con carta igienica. Mezzo abbandonato a pochi km

tirda Ansa.it

Bloccato in strada, minacciato e rapinato del proprio camion contenente centinaia di pacchi di carta igienica. E’ successo a un camionista napoletano di 34 anni mentre percorreva una strada statale alle porte di Milano.

L’uomo ha eseguito gli ordini e ha visto allontanarsi i rapinatori sul suo tir. Ma evidentemente i banditi si aspettavano di trovare un carico diverso, visto che qualche ora dopo la polizia ha ritrovato il camion intatto nei pressi di Rozzano, a pochi chilometri di distanza.

Constatiamo l’ottima organizzazione del Commissariato Appio di Via Botero

poliziadi Umberto Buzzoni

Il nostro mensile, come sa bene chi ci segue con assiduità, concentra la sua attenzione  principalmente su casi di cronaca ed importanti operazioni delle forze di polizia.

Non mancano però interventi come quello che vi proponiamo oggi e con i quali vogliamo rendere omaggio a singole realtà locali che, a nostro avviso, meritano l’attenzione dei nostri lettori per l’esempio che danno e per i servizi che riescono ad offrire.

macchinaCi spostiamo pertanto a Roma e, più precisamente, presso il Commissariato Appio di Via Botero, dove opera quotidianamente l’Ispettore Capo Stefano Macchi, responsabile dell’Amministrativa.

Ho avuto modo di conoscerlo personalmente in varie occasioni per rinnovi di licenza di Polizia.

Un funzionario dello Stato che ho sempre trovato al suo posto di lavoro, gentile, cortese e disponibile con tutti. Doti importantissime per chi opera in una struttura periferica che spesso si trova a dover gestire una gran mole di lavoro e che, in assenza di queste qualità, rischia di non offrire un servizio soddisfacente al cittadino.

Ho constatato invece personalmente l’ottima organizzazione del commissariato Appio e del personale addetto.

Spero che il Ministro degli Interni dia merito al buon lavoro che sta svolgendo e che riconosca sempre più l’importanza di queste strutture periferiche per il ruolo che svolgono in favore della collettività.

Bimbo ucciso da suv:guidatore in carcere

Incidenti stradali:bimbo di 12 anni travolto e ucciso da suvda Ansa.it

Resta in carcere Andrei Valentin Epure, il cittadino romeno di 26 anni che il 24 agosto a bordo di un suv ha travolto ed ucciso un bambino di 12 anni, Matteo Battaglia. Lo ha deciso il tribunale del riesame. Epure, accusato di omicidio colposo, era stato sottoposto a fermo dopo che dai primi accertamenti era emerso che aveva la patente sospesa. Successivamente è emerso che aveva riottenuto il documento e non era sotto effetto di alcol o droga al momento dell’incidente

PSICHIATRA UCCISA A BARI: Fermato dalla Polizia un uomo di 44 anni

121015005-dd3115be-390d-42d3-b295-bb3c6ff0cfafdi Grazia De Marco

Una psichiatra di 53 anni, Paola Labriola, è stata uccisa lo scorso 4 settembre a Bari, all’interno dei locali che ospitano il SIM (Servizio di Igiene Mentale), in Via Casale, nel quartiere Libertà. L’omicidio si è consumato verso le 9.30 del mattino, nel corso di una visita, quando un uomo di 44 anni si è scagliato con ferocia contro la donna, colpendola in varie parti del corpo per ben 28 volte, con un coltello da cucina.  L’assassino si chiama Vincenzo Poliseno ed è stato immediatamente fermato dagli Agenti delle volanti della Polizia, subito intervenuti sul posto, conducendo in Questura l’uomo e sequestrando l’arma del delitto.

Vincenzo-Poliseno-uccide-Paola-Labriola-con-28-coltellate-5-1024x680Il presunto assassino, pur esente da problemi psichici, risulta essere un utente del SERT (servizio per la tossicodipendenza) e si è recato nella sede della circoscrizione Libertà verso le 7.30 del mattino  pretendendo dei soldi. Per questo motivo era stato accompagnato al SIM, dove risultava essere paziente non abituale, per essere sottoposto ad una visita.

Vincenzo Poliseno, avrebbe preteso del denaro anche dalla psichiatra, ma il rifiuto della donna deve aver fatto scattare in lui la furia omicida, che poi ha completamente sfogato sulla 53 enne uccidendola con il coltello, molto probabilmente portato da casa. Le urla della dottoressa hanno richiamato l’attenzione dei colleghi, i quali sono entrati nella stanza in cui si stava svolgendo la visita e, accorgendosi di quello che stava accadendo, hanno immediatamente allertato il 118 ma, ormai,  la dottoressa era in fin di vita.

Secondo alcuni testimoni presenti, al momento dell’aggressione, all’interno centro, si trovavano una decina di dipendenti,  che ora sono tutti sotto choc: quattro medici, due assistenti sociali e tre infermieri. Anche il marito di Paola, lo psicologo Vito Calabrese, arrivato subito dopo l’aggressione è apparso sconvolto e ha rivelato  “ non so se chi l’ha uccisa fosse un suo paziente, non l’ho vista mia moglie, non me l’hanno fatta vedere”. Sul luogo del delitto sono anche arrivati il sindaco di Bari Michele Emiliano, l’Assessore Regionale alla Salute Elena Gentile e il Direttore Generale dell’ASL di Bari Domenico Colasanto che in una dichiarazione ha affermato: “ avevamo avuto solo una segnalazione da questo centro, non lo consideravamo a rischio e non avevamo un servizio di vigilanza come invece succede per i pronto soccorso e i Sert, secondo me la vera causa di questa tragedia è il disagio sociale”.

E’ intervenuto anche il Presidente Del Tribunale per i Diritti e i Doveri (TDME) Mario Falconi, che ha voluto esprimere tutta la sua rabbia dicendo “ è un problema sottostimato che non gode della giusta attenzione, il fenomeno è in crescita a causa della crisi, della riduzione delle prestazioni sanitarie e del fatto che le persone sono sempre più esasperate. Chi lavora nei centri di Igiene Mentale è chiaramente più a rischio, il paziente con problemi psichici può sempre scoppiare in qualsiasi momento, ma ugualmente in pericolo sono anche i medici addetti ai dipartimenti di emergenza – urgenza dove c’è maggiore affollamento e le persone pensano sempre che il loro problema sia più grave di altri e per questo perdono le staffe facilmente “.

Molti sono i colleghi che ricordano Paola come una dottoressa impeccabile e molto professionale, in grado di lavorare sia da sola che in equipe e di maneggiare qualsiasi tipo di medicinale, tra cui anche il dott. Antonio Amendola, medico del Policlinico e Segretario Regionale dell’Aaroi (sindacato degli anestesisti), il quale ha affermato “conoscevo la dottoressa, ed era una collega molto disponibile, brava e soprattutto molto competente e sono certo che amasse profondamente il proprio lavoro “.

E’ assurdo pensare che Paola sia morta, lasciando il marito e due figli, semplicemente perché in un giorno come tanti altri si era recata sul posto di lavoro per svolgere quella professione che era parte della sua vita e a cui si dedicava con tanta passione. Forse questa storia, come tante altre, ci deve far riflettere sull’importanza della sicurezza sui luoghi di lavoro (qualunque esso sia), un argomento che molte volte viene sottovalutato, fino a quando poi si consumano tragedie come queste.

Delitto Brasiliana: Grigoletto volò subito dopo l’omicidio

delittoda TGCOM24

Emerge un nuovo inquietante dettaglio nel delitto di Gambara (Brescia). Claudio Grigoletto sarebbe andato al lavoro subito dopo aver ucciso la segretaria e amante Marilia. L’ipotesi si è fatta avanti dopo l’intervista concessa a “L’Eco di Bergamo” da Stefano Caprioli, allievo di volo dell’indiziato numero uno di questa vicenda: volarono insieme il giovedì in cui la brasiliana venne uccisa, solo un’ora dopo il crimine.

Caprioli racconta il suo esordio come pilota: “Il mio istruttore era Riccardo Trebbi, scomparso a fine marzo. Nella zona era rimasto solo Grigoletto con l’abilitazione, con lui ho fatto una decina di lezioni, e quella di giovedì era l’ultima, per completare l’addestramento al P200“.

Marilia sarebbe morta intorno alle 17 di giovedì scorso, mentre Grigoletto sarebbe arrivato al campo di volo di Bedizzole intorno alle 18. Testimoni raccontano di averlo visto trafelato e sudato. Si chiuse in ufficio, fece una doccia e poi volò fino al tramonto, prima con Caprioli, poi con altri allievi.

“Non posso pensare”, aggiunge proprio Caprioli, che abbia volato con me dopo il delitto, “è sconvolgente, povera ragazza”. Insomma, quell’ultima gita sul cielo di Gambara fu  tranquilla: “Posso solo dire che è stato un volo normale. Come al solito Ghrigoletto non ha dato nessun segno di tensione. Era attento ai parametri, alle mie manovre, mi ha anche richiamato in una circostanza per un avvicinamento troppo lento e un paio di volte ha preso direttamente i comandi”.

Dopo il padre, oggi arriverà nella cittadina del Bresciano anche la mamma di Marilia che era a conoscenza della relazione tra la ragazza e l’istruttore di volo. La figlia le aveva raccontato di avere un fidanzato italiano dal quale aspettava un figlio, omettendo però, di esserne l’amante e non la compagna ufficiale.

Usa, si è ucciso il mostro di Cleveland

cleavelandda Corriere.it

COLUMBUS (Ohio) – Il mostro di Cleveland si è tolto la vita in carcere. Ariel Castro, l’uomo che per quasi dieci anni aveva tenuto segregate nella sua casa tre donne sottoponendole a violenze di ogni genere, si è impiccato nella sua cella al Correctional Reception Center di Orient, in Ohio.

Il primo agosto il cinquantatreenne Castro era stato condannato all’ergastolo più mille di detenzione per 937 capi d’accusa tra i quali sequestro di persona e stupro. Le sue tre vittime erano scomparse tra il 2002 e il 2004, quando avevano 14, 16 e 20 anni. Da allora erano state tenute prigioniere nell’abitazione dell’uomo a Cleveland. Erano riuscite a fuggire soltanto nel maggio scorso. Insieme alle tre donne nella casa c’era una bambina di sei anni, risultata figlia di Castro.

L’ex austista di scuolabus era detenuto in regime di isolamento per la sua stessa incolumità e gli agenti lo controllavano ogni 30 minuti. E’ stato trovato impiccato alle 21:20 di ieri ora locale (le 3:20 di oggi in Italia). I medici del penitenziario hanno tentato la rianimazione, ma senza risultato. L’uomo è stato trasportato all’Ohio State University Wexner Medical Center, dove è stato dichiarato morto alle 22:52.

Bimbo ricoverato per fratture, genitori indagati

Bambino-Gesu_fullTGCOM24

Quando lo hanno portato in ospedale con le braccia e le gambe e la testa fratturate hanno detto che si era ferito cadendo mentre tentava di “gattonare”. Ma i medici dell’ospedale “Di Cristina” di Palermo hanno capito che il neonato di tre mesi era stato picchiato dai genitori, ora indagati dalla procura per tentato omicidio. Marito e moglie respingono le accuse. Il piccolo è ricoverato in rianimazione e rischia di perdere la vista e l’udito.

Riscontrati anche segni di strangolamento – Sul piccolo sono stati riscontrati anche segni di strangolamento. Le sue condizioni sono stabili, ma i medici hanno rilevato danni neurologici per i quali è ancora necessario che rimanga ricoverato. Il neonato quando verrà dimesso dovrà ricorrere alle cure di una struttura attrezzato con un supporto infermieristico adeguato. Il bimbo è affidato al direttore sanitario dell’ospedale Di Cristina, Giorgio Trizzino e non può avere contatti con la famiglia come imposto dei magistrati.Nella lista dei bimbi da adottare – Il tribunale dei minori lo ha inserito nella lista dei bambini da adottare. Il neonato venne ricoverato il 14 agosto in gravi condizioni. I medici accertarono che era stato vittima di “sindrome di maltrattamento”. Il padre e la madre sono entrambi disoccupati. La donna ha raccontato ai carabinieri di essere depressa”. Spesso è mio marito ad occuparsi di nostro figlio, ma anche lui soffre di depressione e forse per farlo stare zitto lo ha picchiato”, ha detto ai militari. I due sono stati sottoposti ad un prelievo di sangue ma dagli esami non risulta nessuna assunzione di alcol e droghe. I medici hanno anche accertato che pure in passato il neonato sarebbe stato picchiato. Lo dimostrerebbero le fratture ormai ricomposte evidenziate dagli esami radiografici.

HOSTESS BRASILIANA UCCISA A GAMBARA: L’ipotesi più accreditata è quella dell’omicidio

Giallo a Gambara Trovata donna cadavere / foto vittimadi Grazia De Marco

Una ragazza brasiliana di 29 anni, Marilia Rodrigues Silva Martins, è stata ritrovata senza vita all’interno del suo ufficio di Gambara, nel Bresciano, lo scorso 30 Agosto.                                                                                        Inizialmente si è pensato ad un suicidio, poiché il tubo della caldaia dell’ufficio è stato ritrovato svitato, anche se  gli  inquirenti hanno immediatamente capito che  i livelli di gas rilevati all’interno della stanza non erano sufficienti a provocare un decesso.

Gli investigatori hanno quindi immediatamente capito che si trattava di un omicidio e che il tubo del gas svitato era solo una scusa per depistare le indagini.

Il corpo della giovane, riverso per terra, presentava peraltro vistose ferite al volto e alla nuca che, secondo i  primi accertamenti del medico legale, sono completamente incompatibili con una banale caduta. La stessa autopsia, disposta dal pm della Procura di Brescia Ambrogio Cassiani, ha infatti poi confermato che Marsilia è stata uccisa.

I Carabinieri, in queste ore, stanno continuando a ricostruire la vita della ragazza fino ai suoi ultimi istanti, collocati nella serata di giovedì e stanno ascoltando tutte le persone legate alla 29enne, compreso il fidanzato e il proprietario dello stabile, Claudio Rigoletto, che è stata anche  l’ultima persona a vederla viva e colui che a ritrovato il corpo senza vita di Marilia.  La figura del fidanzato, di cui non si conosce l’identità, potrebbe infatti essere determinante al fine delle indagini poiché, sempre l’autopsia, ha confermato che la ragazza era incinta di quattro mesi.

Marsilia  era una giovane hostess e lavorava presso l’ufficio  dell’Alpi Aviation du Brasil, un’azienda che vende ultraleggeri ed elicotteri a Gambara, era inoltre una ragazza molto discreta e poco conosciuta nel Paese, forse anche perché si spostava spesso all’interno della provincia Bresciana, non aveva una dimora fissa e molto spesso dormiva in   ufficio. La ragazza era residente a Reggio Calabria e non aveva parenti in Italia, tanto che i Carabinieri stanno cercando di mettersi in contatto con la madre in Brasile, tramite l’Ambasciata.

Un  omicidio che ricorda molto quello della segretaria Simonetta Cesaroni, uccisa il 7 Agosto 1990, a poco più di vent’anni, nell’ufficio dell’Associazione Italiana Alberghi della Gioventù, in via Carlo Poma a Roma.

BRASILIANA TROVATA MORTA: Per la Procura è omicidio

brasilianada Corriere.it

Nessun dubbio per i medici legali: Marilia Rodrigues Silva Martins, la brasiliana di 29 anni trovata cadavere venerdì sera nell’ufficio dove lavorava a Gambara, in provincia di Brescia, è stata uccisa. Lo ha stabilito l’autopsia eseguita lunedì mattina e la notizia trova conferma negli ambienti giudiziari. I magistrati stavano seguendo la pista dell’omicidio fin da venerdì. Alcuni testimoni hanno riferito che la ragazza era incinta, circostanza che potrebbe aggiungere un ulteriore elemento utile alle indagini. Sullo sfondo c’è infatti la pista del delitto passionale. A quanto pare la ragazza aveva scoperto solo da pochi giorni di essere in attesa di un bambino. E stando al racconto di un’amica «era a rischio depressione».

INTERROGATORIO – Negli ultimi due giorni sono stati a lungo interrogati conoscenti e colleghi di lavoro della vittima. Ascoltato anche il fidanzato della ragazza, anche se non trapela alcuna indiscrezione. A scoprire il cadavere è stato il padrone dello stabile in cui lavorava della ragazza. Agli inquirenti ha continuato a raccontare di essere stato attirato da un forte odore di gas proveniente da una caldaia difettosa. Questo particolare in un primo momento aveva fatto pensare ad una morte accidentale o ad un tentativo di suicidio. Circostanza avvalorata anche dal fatto che la porta dell’ufficio era chiusa dall’interno.

MORTE VIOLENTA – Ma in un secondo momento si è fatta largo anche l’ipotesi della morte violenta e persino della messa in scena della fuga di gas e dell’incidente per nascondere un omicidio. Il cadavere della giovane brasiliana aveva delle vistose ferite al volto e alla nuca che, stando ai primi accertamenti del medico legale, sarebbero incompatibili con una banale caduta. Inoltre è difficile immaginare che una donna in ottima salute possa cadere da sola procurandosi simili ferite. Il corpo era riverso sul pavimento, tra tavoli e computer. Gli uffici di Gambara sono a poca distanza dalla chiesa del centro nella Bassa bresciana, anche se nessuno avrebbe sentito nulla.

IL MOVENTE – Ma chi e perché ha ucciso la giovane brasiliana? Scavando nel suo passato si è scoperto che a volte pernottava negli uffici dell’azienda. Circostanza che induce a concentrare le indagini sull’ambiente di lavoro della vittima. Marilia Rodrigues Silva Martins da anni era impiegata presso la ditta «Alpi aviation do Brasil» che opera nel settore della vendita di aerei ed elicotteri ultraleggeri. Nulla è invece trapelato sull’identità del fidanzato e sulla ricostruzione della sua relazione con la giovane brasiliana.

Solidarietà: Con il suo TIR protegge bambina ferita in un incidente

tirda Ansa

C’è stata una gara di solidarietà ieri  mattina sulla A4, l’autostrada Milano Venezia, per aiutare una bambina di otto anni che è stata sbalzata fuori da una Ford Galaxy volata contro la barriera new-jersey centrale fra Dalmine e Bergamo. Un camionista ha messo il suo tir di traverso facendo scudo all’auto incidentata per evitare che fosse travolta dagli altri veicoli, e una squadra di volontari della croce rossa che stava passando ha prestato il primo soccorso alla bambina, che era in arresto cardiaco, rianimandola. Adesso la piccola, di origini marocchine che vive con i genitori a Pieve di Soligo in provincia di Treviso, è ricoverata in condizioni molto gravi all’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo dove ha subito un intervento al viso

Ma se è viva probabilmente lo deve alla prontezza di riflessi dell’autista e dei volontari della Cri di Lomazzo (Como) che in pulmino stavano andando alle gare di primo soccorso a Castiglione delle Stiviere, nel mantovano. ”Abbiamo visto il camion sull’autostrada – ha spiegato la caposquadra Susanna Pagani -. Erano libere la corsia di sorpasso e quella di emergenza. Pensavano che avesse avuto lui l’incidente, poi passando con la coda dell’occhio abbiamo visto un uomo in ginocchio che stringeva una bambina”. Non ci hanno pensato un momento, si sono fermati e scesi dal pulmino l’hanno sentito urlare disperato chiedendo aiuto. La madre, invece, non riusciva ad esprimersi in italiano, forse perché sotto choc. Il papà aveva avvolto la piccola – sbalzata dal finestrino posteriore sinistro dell’auto – in una coperta. Subito i volontari si sono accorti che oltre ad avere un trauma cranico era in arresto cardiaco e hanno iniziato le manovre di rianimazione. Loro hanno fatto il massaggio cardiaco, mentre il papà l’ha ventilata. Il cuore ha ricominciato a battere, la bambina ha ripreso a muoversi e a piangere, anche se non si poteva dire che fosse cosciente. Sono arrivati la polstrada – che dovrà accertare da dinamica dell’incidente – l’automedica e l’ambulanza che ha portata la piccola in ospedale.