Sequestro beni all’uomo di Messina Denaro

da Polizia di Stato

Ottantadue beni immobili tra ville e appartamenti; 33 auto tra quelle di lusso, furgoni, mezzi meccanici;18 quote  societarie; 2 società; 37 conti correnti e rapporti bancari per un valore totale di 25 milioni di euro.

A tanto ammonta il patrimonio di un imprenditore di Trapani, indicato come vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro, sottoposto, questa  mattina, al sequestro preventivo dei beni.

Il provvedimento è stato eseguito dagli agenti della divisione anticrimine della Questura e dai militari del Nucleo di polizia tributaria  della Guardia di finanza di Trapani.

Le indagini condotte dalla questura di Trapani avvenute attraverso le intercettazioni e in particolare il ritrovamento di “pizzini” scritti da  Matteo Messina Denaro, hanno condotto gli investigatori ad individuare l’enorme massa di beni appartenenti all’imprenditore e a rafforzare il  sospetto dei collegamenti che quest’ultimo aveva intrattenuto con Cosa nostra

Sequestrato arsenale della camorra

da Polizia di Stato

Scoperto a Giugliano in Campania, a pochi chilometri dal quartiere Scampia di Napoli, un deposito di armi illegali. Gli  agenti del commissariato Giugliano-Villaricca hanno trovato l’arsenale in una villetta in costruzione.

Sequestrati 18 fucili tra i quali tre Kalashnikov, dieci fucili da guerra provenienti dalla ex Jugoslavia, quattro dei quali completi di ottica di  precisione, e cinque fucili da caccia.

Il proprietario della villetta, un pregiudicato di Melito, un comune del napoletano, è attualmente ricercato.

Le armi erano nascoste nel sottotetto dell’abitazione e la polizia scientifica le sta analizzando per stabilire se siano state usate recentemente durante la sanguinosa faida di Scampia e negli agguati degli ultimi giorni.

Trapani: Manganelli inaugura nuovo commissariato

da Polizia di Stato

Un segno  tangibile nella lotta contro la mafia, un riconoscimento per chi rappresenta un’Istituzione sempre in prima linea nella lotta contro Cosa nostra.

Domani a Castelvetrano, comune del trapanese, sarà il giorno dell’inaugurazione del nuovo commissariato di Polizia, sorto su un terreno  confiscato alla criminalità organizzata.

A tagliare il nastro sarà il capo della Polizia Antonio Manganelli, che, oltre a presenziare alla cerimonia, riceverà la cittadinanza  onoraria dal sindaco del comune siciliano.

Sicuramente in città: guida alle due ruote nel traffico

da Polizia di Stato

Il viaggio con gli esperti della sicurezza stradale su due ruote continua. Siamo arrivati  in città, dove spesso si nascondono i pericoli maggiori per i motociclisti. In questo Roma, Milano, Torino, Firenze, Napoli, Palermo e altre  decine di centri urbani italiani si somigliano: alta intensità di traffico, spesso indisciplinato e caotico, con cui lo scooterista  dell’ultima ora o il centauro esperto devono fare i conti, tutti i giorni. Tra buche, cantieri a cielo aperto, macchie d’olio sull’asfalto e  automobilisti “distratti”, andare e tornare dal lavoro o semplicemente farsi un giro in moto in città può diventare una questione di  sopravvivenza.

Fabrizio Macciò e Riccardo Matesic, i nostri due compagni di viaggio, rispettivamente agente della Stradale e giornalista specializzato  della rivista “Due ruote”, ci mettono in guardia subito: quello che conta, innanzitutto, è renderci visibili agli altri. Come? Con i fari  sempre accesi (anche di giorno) e un atteggiamento armonico. Solo così riusciremo a farci vedere e percepire anche dall’automobilista  incolonnato nel traffico o da quello che cambia improvvisamente corsia.

E riuscire a evitare chi non rispetta la precedenza o chi apre di scatto la portiera dell’auto. Il codice della strada è uguale per tutti,  dunque dobbiamo sempre ricordarci che sorpassare a destra o circolare su una corsia d’emergenza, per esempio, è vietato allo stesso modo per  le quattro come per le due ruote. Non si tratta solo di rischiare sanzioni e multe, perché il pericolo vero è un comportamento  sbagliato che mette a repentaglio la nostra incolumità fisica, in modo esponenziale rispetto a chi guida un’auto.

E soprattutto è necessario tenere presente il “differenziale di velocità”. Ce lo ricorda Riccardo che ci fornisce un consiglio molto  efficace: “dobbiamo muoverci in maniera armoniosa con il traffico circostante”. Un tutorial che ci auguriamo sia molto visto dai nostri amici  centauri, perché come dice Fabrizio, “da motociclista e da agente della Stradale ogni moto che trovo per terra, ogni incidente in cui trovo  coinvolti motociclisti quasi li vivo come una sconfitta”.

Perché tante situazioni di sicurezza stradale sarebbero risolvibili “conoscendo e rispettando le regole, basterebbe solo quello”. Alla fine  del video arriva anche un “collega” d’eccezione: è Loris Capirossi, che in divisa da perfetto agente della Stradale e con la moto luccicante  della Polizia, con un sorriso disarmante ci ricorda che “la strada non è la pista, ma soprattutto casco sempre allacciato, abbigliamento  giusto e… divertitevi!”

ANCORA UN OMICIDIO A NAPOLI Ucciso il cugino del calciatore del Torino Salvatore Masiello

di Grazia De Marco

Ad uccidere  il ventitreenne Vincenzo Masiello, cugino del calciatore del Torino Salvatore Masiello,  lo scorso 21 settembre a Napoli,  sarebbe stato un  uomo a bordo di uno scooter T-Max , che ha sparato sette colpi di pistola tutti andati a segno, alcuni dei quali in testa. L’omicidio è avvenuto nel cuore dei Quartieri Spagnoli, in Via Lungo Nuovo, poco distante dall’abitazione della vittima, che abitava in via Vico Monte Calvario. A nulla è servita la corsa in ambulanza  verso l’ospedale  “Vecchio Pellegrini”, dove, comunque, i medici hanno cercato con ogni mezzo di salvarlo.

Il ragazzo, noto alle Forze dell’Ordine per alcune rapine, dai primi accertamenti non sembrerebbe in rapporti con i clan della criminalità organizzata napoletana, anche se è stato ucciso come un boss massacrato a sangue freddo mentre camminava lungo vico Tre Regine

Le indagini della Squadra Mobile della Questura di Napoli, sembrerebbero orientate verso un episodio avvenuto pochissimi giorni prima, quando il ragazzo, probabilmente, avrebbe mancato di rispetto ad una donna  che, dopo un acceso diverbio, avrebbe persino schiaffeggiato. Sfortunatamente, però, la misteriosa donna sarebbe la compagna di un noto criminale della zona, che non avrebbe impiegato molto a punire il giovane.

A creare sconcerto, però, è anche quanto accaduto nei minuti successivi all’esecuzione,  durante i  pochi minuti che la Polizia ha impiegato per arrivare sul posto. Alcuni complici hanno occultato le tracce utili per le indagini, disperdendo i bossoli e pulendo parte del sangue presente sul luogo dell’omicidio.

Sale così a 44 il numero degli  omicidi, dall’inizio dell’anno, in una città che sembra non avere pace e, a tal proposito, il Sindaco Luigi De Magistris, pur riconoscendo il grande impegno e l’attenzione mostrata dalle Forze dell’Ordine, dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Napoli, ha auspicato un impiego più massiccio di Forze di Polizia.

Preso anche il terzo responsabile dell’omicidio Avanzi

da Polizia di Stato

Preso anche il terzo componente della banda che il 7 settembre scorso ha ucciso a Ferrara, durante una rapina, la 94enne Leda Avanzi.

Si tratta di F. C. L. un romeno di 25 anni, arrestato ieri sera a Ilfof, una località a 20 chilometri da Bucarest (Romania). È accusato di omicidio, rapina e lesioni aggravate.

Stesse accuse per gli altri due criminali, anch’essi 25enni, che hanno partecipato all’azione: il polacco M. C., arrestato a Ferrara il 9 settembre, e il romeno M. V. D., rintracciato il 12 a Slobozia (Romania).

L’individuazione e l’arresto dei malviventi sono stati possibili grazie alla collaborazione tra gli investigatori della Squadra mobile ferrarese, l’Interpol e le autorità romene.

Questa la ricostruzione fatta dai poliziotti: i due stranieri arrestati in Romania erano arrivati a Ferrara un paio di giorni prima del delitto, ospiti del polacco. Proprio quest’ultimo ha proposto il colpo ai due ospiti bisognosi di soldi, offrendosi come basista in quanto conoscente della badante dell’anziana signora, ponendo la condizione di non partecipare direttamente alla rapina.

Con la scusa di voler utilizzare la connessione internet per comunicare il proprio numero di telefono ai suoi amici di facebook, il ragazzo polacco si è intrattenuto circa mezz’ora nell’appartamento, a lui familiare in quanto sua madre aveva lavorato lì come badante. Quando la collaboratrice della signora Avanzi ha aperto la porta per far uscire il suo ospite è stata assalita dagli altri due che stavano aspettando sul pianerottolo.

Una volta all’interno dell’appartamento i due romeni hanno picchiato e legato la badante con del filo elettrico. Subito dopo hanno tentato di immobilizzare anche la proprietaria dell’appartamento, colpendola violentemente alla testa con un vaso di ceramica, procurandole la ferita letale.

Dopo essersi impossessati di alcuni preziosi e di circa 100 euro in contanti i due rapinatori-assassini si sono dati alla fuga, raggiungendo il loro complice.

Grazie alla testimonianza della badante e di altri testimoni gli investigatori sono subito risaliti al basista, e attraverso di lui, agli altri due complici, che nei prossimi giorni saranno estradati in Italia per essere condotti in carcere.

Truffava persone facoltose, preso il “mago” delle truffe

da Polizia di Stato

Erano esperti in truffe in grande stile architettate per raggirare persone facoltose sulla riviera apuo-versiliese. Nella rete “cadde” anche Vittorio Emanuele di Savoia. Stamattina la Squadra mobile di Lucca ha bloccato il gruppo criminale arrestando il capo e indagandone a piede libero altre due.

I poliziotti, durante l’operazione “Arsenale” hanno inoltre sequestrato 3 mila euro in contanti, numerosi orologi di marca e vari gioielli.

Le vittime erano persone facilmente circuibili, in quanto spesso in stato di disagio psicologico. Gli impostori facevano loro credere di avere una grave malattia oppure di essere spiati dalle forze dell’ordine o ancora di poter avere dei facili guadagni: così facendo avevano “spillato” alle vittime oltre un milione di euro.

Tra i raggiri anche quello della possibilità di comprare abitazioni di lusso e veicoli di grossa cilindrata millantando conoscenze in magistratura e tra le forze dell’ordine.

Dia: vent’anni di lotta alla mafia

da Polizia di Stato

”In piena intesa con il capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli è stato deciso che le celebrazioni previste per la ricorrenza di San Michele Arcangelo si svolgeranno nel modo più sobrio e religioso possibile”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, durante la cerimonia per il ventennale della Dia, Direzione investigativa antimafia. Cancellieri ha precisato che la decisione ”è stata presa in comune accordo con il capo della Polizia per destinare ogni risorsa economica alla società civile”.

Prima del ministro dell’Interno sono intervenuti nell’ordine: il direttore della Scuola di perfezionamento per le forze di Polizia Vincenzo Giuliani, il direttore della Dia Alfonso D’Alfonso e il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. Presenti alla cerimonia che è culminata con l'”annullo” del francobollo celebrativo del ventennale della nascita della Dia, le massime autorità civili e militari, tra cui il vice capo vicario della Polizia Nicola Izzo.

Il francobollo dedicato vuole ricordare non solo il ruolo svolto dalla Dia nel combattere la criminalità organizzata, ma soprattutto, il coraggio di chi ha sostenuto, fino all’estremo sacrificio, la difesa dei valori della società civile e combattuto per i diritti dei cittadini, come nel caso dei magistrati ritratti sul francobollo: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino.

L’uccisione del giudice Livatino, avvenuta il 21 settembre del 1990, coincide non a caso con la nascita della Dia, istituita proprio il 21 settembre, esattamente due anni dopo il suo assassinio. Tre magistrati, tre uomini che hanno ispirato lo Stato a dotarsi di moderne tecniche investigative per combattere la mafia che utilizza sempre più sofisticate e complesse tecniche criminali.

Terrorismo e Stazione unica appaltante, Cancellieri in visita a Genova

da Ministero dell’Interno

Due appuntamenti per il ministro dell’Interno nel capoluogo ligure: un convegno sulla lotta all’eversione e la firma di tre convenzioni con regione Liguria, Anci e comune finalizzate ad assicurare la trasparenza della gestione dei contratti pubblici e prevenire il rischio infiltrazioni mafiose

«Non voglio parlare di ‘autunno caldo’ perché si rischia di riportare in vita vecchi fantasmi. Siamo un paese con dei problemi ma con una maturità diversa dal passato. La situazione è difficile ma sono certa che ce la faremo». Lo ha detto il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, nel suo intervento al convegno su ‘Sicurezza e terrorismo’, organizzato questa mattina nella prefettura di Genova.
Per la prima volta in visita da ministro nella città che la vide in carica come prefetto, Cancellieri ha parlato del rischio che, su quello cha ha definito ‘un brodo di coltura’ di situazioni delicate legate alla crisi, «possa nascere di tutto, anche un fenomeno come il terrorismo». Ed ha aggiunto, «credo che Genova possa reagire. Quella di oggi è un’altra Italia rispetto agli anni ’70 e il terrorismo avrebbe una natura diversa. Però, più che mai – ha osservato – occorre che tutti facciano la propria parte per vigilare, perché non vogliamo rivivere ciò che abbiamo vissuto».
Sul ferimento dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi e alle indagini che hanno portato alla carcerazione dei due presunti responsabili la titolare del Viminale si è congratulata con le Forze dell’ordine e la magistratura per il lavoro svolto. Un esempio di come «il Paese sappia reagire a questi problemi con capacità e professionalità».
Parlando poi della Federazione anarchica informale, nell’ambito della quale è maturato l’attentato ad Adinolfi, la titolare del Viminale ha affermato che «la Fai nasce da movimenti che si sviluppano in Grecia e, come sempre, l’Italia è al centro di grandi interessi. La situazione internazionale è molto delicata ma, se ognuno prende consapevolezza dei propri compiti e, con senso laico, fa la propria parte, sono convinta – ha concluso il ministro Cancellieri – che supereremo anche questo momento».
Il ministro ha poi presieduto in prefettura a ‘Una bandiera per la scuola’, la cerimonia di consegna della bandiera d’Italia e d’Europa alle scuole genovesi, in occasione dell’apertura dell’anno scolastico.
Secondo appuntamento della giornata, la firma di tre convenzioni con la regione Liguria, l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) e il comune di Genova – per la realizzazione di una Stazione unica appaltante – finalizzate ad assicurare la trasparenza, la regolarità e l’economicità della gestione dei contratti pubblici per prevenire il rischio di infiltrazioni mafiose.

«E’ un momento importante, frutto di un lungo cammino, percorso in tanto tempo con tanta buona volontà». Questo il commento del ministro all’iniziativa che, come ha sottolineato, consentirà «la massima trasparenza e correttezza e la velocità degli adempimenti». Nel ringraziare tutti coloro che hanno concorso a realizzare questo obiettivo, Cancellieri ha sottolineato che, grazie alle Stazioni uniche appaltanti, si potrà «lavorare meglio, sempre nel nome della legalità. Non si può – ha concluso – non coniugare sicurezza e sviluppo».

MILANO LE INDAGINI SUL DUPLICE OMICIDIO DI VIA MURATORI PUNTANO SUL TRAFFICO DI DROGA

di Grazia De Marco

Sembrerebbe un’esecuzione in piena regola quella in cui sono rimasti uccisi, lo scorso 10 settembre a Milano, l’imprenditore di 43 anni Massimiliano Spelta e sua moglie Carolina Ortiz di 21 anni, con modalità ed efferatezza simili a quelli adottati dalla criminalità organizzata del narcotraffico.

Gli assassini sarebbero stati almeno quattro, tutti di nazionalità italiana, i quali hanno sorpreso la coppia in via Muratori, mentre si recava probabilmente al ristorante, insieme alla piccola figlioletta, rimasta miracolosamente illesa. Il killer sarebbe sceso da uno scooterone guidato da un complice ed avrebbe sparato 2 colpi di revolver cal. 38 special alla schiena ed alla base della nuca della donna e, successivamente, avrebbe colpito, con altri 4 colpi, Massimiliano Spelta, mentre questi tentava di fuggire, uccidendolo sul colpo.

In considerazione delle modalità dell’omicidio, inizialmente è stato ipotizzato un coinvolgimento della Camorra legata al narcotraffico, successivamente smentito. Tra le varie ipotesi prese in considerazione dagli inquirenti, quella maggiormente accreditata sembrerebbe condurre al traffico di stupefacenti. In effetti, nell’abitazione della coppia, in via Mecenate, sono stati rinvenuti 47 grammi di cocaina, pura al 60% e 3 mila euro in contanti che, tuttavia, non sembrano sufficienti a giustificare un omicidio così efferato.

Forse i due coniugi sono stati giustiziati per una partita di droga non pagata, o per uno sgarro nei confronti di qualche personaggio che conta nell’ambiente criminale, oppure perché avevano intenzione di mettersi in proprio. E’ stato accertato che i due conducevano una vita sicuramente al di sopra delle proprie possibilità finanziarie. Massimiliano Spelta, infatti, ex titolare, unitamente alla sorella, della ditta farmaceutica specializzata in integratori, Dietetics Pharma, dopo il fallimento volontario e la cessione dell’azienda, non svolgeva alcuna attività lavorativa e risultava percepire unicamente i soldi della cassa integrazione, come evidenziato dagli accertamenti effettuati sul suo conto corrente bancario.

Probabilmente, Spelta, a seguito dei debiti accumulati dopo il tracollo finanziario, aveva incominciato a frequentare persone poco raccomandabili ed un organizzazione criminale dedita al narcotraffico, per la quale svolgeva l’attività di corriere di cocaina tra Santo Domingo e Milano. In effetti l’ipotesi potrebbe trovare riscontro nei frequenti viaggi che la vittima effettuava tra il capoluogo lombardo e la località caraibica, della quale, comunque, era un appassionato estimatore. Nei numerosi viaggi effettuati, lo Spelta era peraltro costantemente accompagnato da un suo amico, verosimilmente consumatore abituale di cocaina, attualmente interrogato dagli inquirenti, che lo considerano una figura chiave delle indagini.

Il Prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, nel corso di un’intervista, ha escluso collegamenti con la criminalità organizzata, parlando di un fatto isolato maturato in un contesto che riguarda il traffico di stupefacenti e le indagini procedono in questo senso. Proprio il giorno dopo l’omicidio di Massimiliano Spelta e Carolina Ortiz, tuttavia, la DDA di Milano ha coordinato l’operazione “Ulisse”, che ha portato in carcere 37 personaggi, tutti accusati di associazione a delinquere di tipo mafioso, porto e detenzione illegale di armi, usura ed estorsione, appartenenti ad una rete militare della ‘ndrangheta, attiva tra Monza e Milano, che farebbe ipotizzare che il capoluogo lombardo sarebbe diventato ormai, terra di profondo insediamento della criminalità organizzata, soprattutto calabrese.