Scuola Sicura – il progetto

da Vigili del Fuoco

Il Progetto “Scuola Sicura” è un programma didattico realizzato dal Ministero dell’Interno in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione e con il Dipartimento della Protezione Civile, al fine di inserire nella scuola dell’obbligo l’insegnamento della protezione civile.

Avviato in via sperimentale nel 1992, anche in ottemperanza alle disposizioni del Decreto del Ministro dell’Interno del 26 agosto 1992, recante “Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica”, è stato gradualmente esteso tra il 1993 ed il 1998 a tutte le province italiane, attraverso un piano operativo di sperimentazione che ha interessato oltre un milione di studenti.

L’iniziativa sta comunque proseguendo su tutto il territorio, con l’intento di raggiungere il maggior numero possibile di istituti scolastici.

Il Progetto tende a favorire l’inserimento nella scuola dell’obbligo di un programma globale di educazione incentrato sui rischi naturali, dell’ambiente domestico e scolastico, che coinvolga anche l’aspetto comportamentale ed avvicini i ragazzi alle realtà della protezione civile.

Lo scopo dell’iniziativa, infatti, non è solo quello di dare utili informazioni sulle norme di sicurezza da adottare in emergenza, ma anche di formare ed educare il giovane a comportamenti che siano improntati alla solidarietà, collaborazione ed autocontrollo.

A livello centrale è stato costituito il Comitato Organizzatore Nazionale del Progetto “Scuola Sicura”, di cui fanno parte rappresentanti del Ministero dell’Interno, del Ministero della Pubblica Istruzione, del Dipartimento della Protezione Civile, del Ministero dell’Ambiente, del Corpo Forestale dello Stato, della Croce Rossa Italiana, dell’A.G.E.S.C.I., dell’A.N.P.A.S., della Siemens e della Telecom.

A livello locale il Progetto è coordinato dalle Prefetture, attraverso un Comitato Organizzatore Provinciale, cui partecipano oltre al Provveditorato agli studi e al locale Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, anche rappresentanti di enti locali, enti pubblici e privati, aziende di servizi, organizzazioni di volontariato.

Il Comitato Provinciale elabora, sulla base delle linee di indirizzo fissate dal Comitato Nazionale, un percorso didattico interdisciplinare, adeguandolo alle esigenze locali.

Sono previsti diversi modelli di intervento:

  • un corso di formazione agli insegnanti referenti di protezione civile;
  • incontri diretti dei rappresentanti degli enti ed istituzioni presenti nel Comitato con le scolaresche;
  • visite guidate a strutture locali di protezione civile;
  • redazione di un piano di evacuazione da parte delle scuole partecipanti al Progetto;
  • esercitazioni di evacuazione dell’edificio scolastico.

Per consolidare l’attività svolta ed uscire dalla fase di sperimentazione il 3 dicembre 1997 è stato firmato dal Ministro dell’Interno con delega al coordinamento della protezione civile e dal Ministro della Pubblica Istruzione un Protocollo d’intesa per l’inserimento delle tematiche di protezione civile nelle attività scolastiche.

Per dare attuazione agli impegni assunti con il Protocollo sono state istituite due Commissioni di studio:

  • la Commissione di studio per l’inserimento della protezione civile nelle materie di insegnamento della scuola dell’obbligo;
  • la Commissione di studio per le scuole medie di secondo grado.

A seguito del Protocollo, per favorire l’introduzione a regime della protezione civile nelle attività di insegnamento della scuola dell’obbligo, il Ministero della Pubblica Istruzione ha emanato, con circolare n° 356 del 10 agosto 1998, una apposita Direttiva di orientamento alle istituzioni scolastiche, suggerendo la possibilità di una lettura degli attuali programmi didattici in una chiave che consenta di collegare alle singole materie di insegnamento, in maniera trasversale, le tematiche della sicurezza e della prevenzione.

SALVATORE PAROLISI: RIPRENDE IL PROCESSO DOPO LA PAUSA ESTIVA

di Grazia De Marco

Il 29 settembre riprenderanno le udienze del processo a Salvatore Parolisi, accusato di omicidio, vilipendio di cadavere e depistaggio delle indagini. Per l’accusa, infatti, il Caporal maggiore dell’esercito, il 18 aprile 2011, avrebbe colpito la moglie con 35 coltellate e l’avrebbe lasciata morire dissanguata nell’ormai noto bosco di Ripe di Civitella. Secondo i PM, inoltre, Parolisi non avrebbe premeditato il delitto, ma avrebbe ucciso Melania Rea perché pressato dalle richieste dell’amante Ludovica Perrone, alla quale avrebbe promesso di raggiungerla pochi giorni dopo per essere presentato ufficialmente ai suoi genitori. Melania Rea, in sostanza, sarebbe stata condotta dal marito nel bosco delle casermette e solo successivamente, forse a seguito di una discussione, sarebbe  scattato il raptus, probabilmente scatenato dalla paura di comunicare la volontà di separarsi o per le conseguenze economiche ed effettive di questo gesto.

Salvatore  Parolisi attende la ripresa del processo rinchiuso in una cella del carcere “Castrogno” di Teramo, in compagnia di un ex carabiniere e passa le sue giornate tra libri e ricordi, preoccupato soprattutto di non poter vedere più la figlia Vittoria, dopo  che la Corte d’Appello di Napoli gli ha sospeso la potestà genitoriale. Il 20 settembre prossimo, peraltro, i periti depositeranno l’esito dei loro studi per rispondere ai quesiti posti del magistrato.

L’entomologo Stefano Vanin ha esaminato le larve e le uova rinvenute sul corpo della vittima, mentre la genetista Sara Gino si è occupata delle tracce di saliva rinvenute sull’arcata dentale della povera Melania. Questi ultimi accertamenti, sarebbero ritenuti cruciali per l’accusa, perché testimonierebbero che il Caporal Maggiore era con la moglie, ma non a Colle San Marco, al momento dell’omicidio. Salvatore Parolisi, infatti, ha sempre sostenuto che quando Melania è scomparsa, dopo essersi allontanata per andare in bagno, lui era con la figlia alle altalene di Colle San Marco, anche se nessuno dei numerosi testimoni ascoltati dagli inquirenti ha mai confermato questa tesi.

Alla ripresa del processo potrebbe esserci, tuttavia, una nuova super testimone, mai ascoltata prima dagli investigatori, che sarebbe in grado di fornire una ricostruzione più scrupolosa dei fatti avvenuti in quel tragico pomeriggio e di confermare la presenza o meno dei coniugi sul pianoro di Colle San Marco nel pomeriggio del 18 aprile.

I difensori di Parolisi sarebbero fiduciosi di veder riconosciuta l’innocenza del loro assistito, infatti, i loro consulenti avrebbero ricostruito, nel dettaglio, ogni singolo minuto trascorso tra la scomparsa della vittima e il rinvenimento del suo cadavere, per offrire al Giudice la prova dell’assoluta innocenza del Caporal Maggiore. Le udienze del processo proseguiranno ogni venerdi, sino a ottobre, quando sarà emessa la sentenza di primo grado. Se Parolisi fosse assolto le indagini dovrebbero ripartire quasi completamente da zero, cercando di delineare nuovi scenari, possibili moventi e presunti colpevoli che chiariscano definitivamente una degli omicidi più inspiegabili degli ultimi anni.

RILASCIAVANO FALSE DICHIARAZIONI ATTESTANTI L’AVVIO DELLE PRATICHE DI TRASFERIMENTO DI PROPRIETA’ DEI VEICOLI

di Umberto Buzzoni – direttore del mensilepoliziadistato

DUE TITOLARI  DI  UNA NOTA CONCESSIONARIA DI AUTOVETTURE USATE SONO STATI DENUNCIATI A P.L. ALL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA DALLA POLIZIA AUTOSTRADALE DI PESCARA/NORD PER ESERCIZIO ABUSIVO DI  PROFESSIONE, FALSO MATERIALE COMMESSO DA UN PRIVATO IN ATTO PUBBLICO, SOSTITUZIONE DI PERSONA E TRUFFA.

I TIOLARI DI DELLA CONCESSIONARIA, PER UN LUNGO PERIODO,  SONO RIUSCITI, INDISTURBATI, A FORMARE E RILASCIARE AD IGNARI ACQUIRENTI NUMEROSE FALSE DICHIARAZIONI ATTESTANTI L’AVVIO DELLE PRATICHE DI TRASFERIMENTO DI PROPRIETA’ DEI VEICOLI LORO COMMERCIALIZZATI, CREANDO NON POCHI DISAGI IN CAPO A QUEGLI UTENTI/AQUIRENTI CHE IN SEGUITO, PUR AVENDO CORRISPOSTO LA RITUALE SOMMA DI DENARO STABILITA PER TALE PRATICA, SI SONO VISTI NEGARE DALLA DELEGAZIONE ACI (Ente morale sottoposto alla vigilanza governativa, al quale sono per legge affidati determinati servizi pubblici delegate dallo Stato) INDICATA SUL FALSA DICHIARAZIONE L’ADEMBIMENTO DELLA FORMALITA’ IMPOSTA DAL VIGENTE CODICE DELLA STRADA.

INFATTI, NEL CORSO DELLE INDAGINI SONO EMERSE NUMEROSE RICHIESTE AL GIUDICE DI PACE COMPETENTE PER TERRITORIO AFFINCHE’ IL CONSERVATORE DEL PUBBLICO REGISTRO AUTOMOBILISTICO VENISSE AUTORIZZATO A PROCEDERE  ALLA TRASCRIZIONE E ANNOTAZIONE DEL REALE PROPRIETARIO/INTESTATARIO DEL VEICOLO.

GLI INVESTIGATORI SONO RISALITI A TUTTI GLI ACQUIRENTI VITTIME DELL’ARCANO SISTEMA ATTRAVERSO L’ARCHIVIO INFORMATO DELL’ACI CHE INDIVIDUAVA ANCORA NELLA PERSONA DELL’AMMINISTRATORE DELLA SUDDETTA CONCESSIONARIA L’INTESTATARIO DEI VEICOLI OGGETTO DI COMPRAVENDITA.

TRAFFICO DI ESSERI UMANI: Il fenomeno e le sue dinamiche

di GRAZIA DE MARCO

Sul piano dell’osservazione criminologica, con l’espressione “traffico di esseri umani” si intende un vero e proprio mercato criminale, che si concretizza con il reclutamento, l’illecito trasferimento e la successiva intro­duzione nel territorio di uno Stato di una o più persone. Tale spostamento viene  pianificato da organizzazioni malavitose  transnazionali che ne controllano tutte le relative fasi: partenza dal Paese d’origine, passaggio dalle aree di confluenza e di transito, fino alla destinazione finale. Con il passare del tempo si sono venute a creare vere e proprie multinazionali dell’illecito, in grado di procurare documenti falsi, rimodulare all’occorrenza le rotte e gli itinerari e corrompere o infiltrare gli Uffici Istituzionali dei Paesi di transito.

 

Le cause che alimentano il fenomeno del “commercio di uomini” sono essenzialmente riconducibili a due categorie: i PUSH FACTORS (fattori di impulso) ed i PULL FACTORS (fattori di attrazione).

Tra i fattori di impulso più comuni ci sono:

–       la scarsa opportunità di  impiego, a cui si aggiungono condizioni di vita molto misere, mancanza di istruzione base e di assistenza sanitaria;

–       crisi politiche ed economiche, per lo più causate da conflitti, catastrofi ambientali ed errata gestione della politica economica. Tutti fattori che portano ad una crescita della disoccupazione ed all’aumento del costo della vita;

–       discriminazioni di tipo sessuale, etniche o di casta, che rendono impossibile la ricerca di un lavoro .

Tra i fattori di attrazione invece quelli più diffusi sembrano essere:

–       migliori salari, condizioni di vita più accettabili e maggiori opportunità di carriera;

–       eccessive aspettative sulle opportunità esistenti negli altri Paesi;

–       minori restrizioni negli spostamenti, migliore libertà di movimento, maggiore facilità ad ottenere passaporti, ecc.;

 

Le vittime di questo commercio illecito sono giovani senza alcuna prospettiva nei luoghi di origine, attratti da false promesse di lavoro, che non conoscono assolutamente né la vera natura della futura occupazione e neppure le condizioni che saranno loro imposte in seguito.                                                                                                                                                                                                        Uno dei sistemi a cui molto spesso ricorrono le organizzazioni criminali per il reclutamento, soprattutto dei  minorenni, è il sequestro. Una volta giunti nei Paesi di destinazione, la maggior parte delle vit­time viene sprovvista di documenti di identità, di risorse finanziarie e di punti di riferimento. I migranti, inoltre, non conoscendo la lingua, sono estremamente vulnerabili e totalmente assoggettati ai loro aguzzini, che li sottopongono ad ogni tipo di violenza e abuso. Essi, peraltro, spesso non nutrono alcuna fiducia nei confronti delle Istituzioni locali, perché sono abituati alla diffusa corruzione esistente nei loro Paesi d’origine ed inoltre temono ritorsioni nei confronti dei loro familiari  rima­sti  in  patria, da parte delle stesse organizzazioni criminali.

Le più diffuse forme di schiavitù sono quelle che riguardano lo sfruttamento sessuale di donne e bambini, il lavoro forzato e la servitù religiosa e domestica, senza dimenticare anche i rapimenti per alimentare il traffico di organi umani.

I Paesi maggiormente interessati da questi traffici sono:

–       l’India, che comunque sta cercando di abbandonare questa pratica ormai consolidata nel tempo e alimentata dalla locale tradizione religiosa (essere schiavo o padrone è una questione di casta), dalla corruzione della politica e, infine, dal  boom demografico, che ha enormemente accresciuto il numero di famiglie in condizioni di estrema povertà. Le piaghe maggiormente diffuse sono la servitù da debito e il traffico di organi, soprattutto di reni;

–       la Thailandia, dove  la  più frequente forma  di  sfruttamento è quello sessuale, infatti le grandi città del sud del Paese sono invase da giovani ragazze, le quali, spinte da false aspettative di vita, giungono invece nei bordelli thailandesi dove sono costrette  a soddisfare i piaceri di molti uomini. Queste donne, inoltre, vengono continuamente picchiate e violentate per evitare ogni forma di ribellione;

–       la Cina, dove la povertà di alcuni Paesi, la politica di pianificazione familiare e le crescenti disuguaglianze sociali hanno alimentato, sia  il traffico delle donne, che quello dei bambini, venduti su internet a coppie sterili, mentre le numerose condanne a morte hanno diffuso il mercato “via web” di organi umani. Comprare su internet, soprattutto cornee, pancreas e reni di un prigioniero giustiziato è ormai diventato uno dei commerci più floridi del Paese orientale.

–       l’Albania e la Romania che, più degli altri Paesi, alimentano il traffico europeo di esseri umani verso il ricco Occidente. In realtà, però, anche altri territori, negli ultimi anni, hanno conosciuto questo fenomeno criminale. Ad esempio il Kosovo, l’Ucraina e la Bielorussia possono ormai essere considerate zone di provenienza, i Paesi dell’ex Jugoslavia zone di transito, mentre il Belgio e le Repubbliche Baltiche zone di destinazione.

 

Anche l’Italia, negli ultimi decenni, ha dovuto fare i conti con questo fenomeno per molteplici ragioni, tra le quali la massiccia immigrazione clandestina, anch’essa gestita da organizzazioni criminali.  Il nostro Paese può essere considerato, sia come meta di destinazione, che come “porta d’ingresso” verso altre località europee, grazie alla sua posizione geografica, all’estensione delle sue coste e alla molteplicità degli approdi sull’intero bacino del Mediterraneo. In Italia le vittime sono soprattutto le donne ed i bambini, sfruttati, rispettivamente, per  fini sessuali e per mendicare.

 

I sodalizi criminali nostrani, tuttavia, non sono abituate a gestire direttamente il traffico di persone, ma preferiscono cederlo in appalto ad altre organizzazioni, come quelle albanesi, nigeriane, magrebine e, soprattutto, cinesi, che operano in maniera costante e silenziosa. Tra gli strumenti adottati dal nostro Paese per combattere il fenomeno, è utile segnalare l’art 18 del T.U. sull’immigrazione (d.lgs 286 del 25 luglio 1998), che rappresenta il primo strumento attraverso il quale il nostro Stato offre        protezione alle vittime delle tratte.

La cultura della legalità al Prix Italia con il ministro Cancellieri e il Pon Sicurezza

da Ministero dell’Interno

Il ministro dell’Interno alla 64ª edizione della manifestazione, che si tiene a Torino dal 16 al 21 settembre, con la partecipazione di una delegazione di studenti del Pon giovani

«Tv, radio, web hanno un ruolo fondamentale nel formare le coscienze delle giovani generazioni e l’attenzione del Prix Italia verso i nostri progetti per i giovani va in questa direzione».

Lo ha detto il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri in vista della 64ª edizione del prestigioso Prix Italia, che si svolgerà a Torino dal 16 al 21 settembre, e che vedrà la partecipazione del PON Sicurezza.

In occasione della giornata di inaugurazione della manifestazione, il ministro Cancellieri terrà una lectio magistralis su ‘La cultura della legalità’ nell’Aula Magna dell’Università degli studi di Torino.

Accanto a lei quaranta ragazzi del PON Giovani che testimonieranno con la loro presenza la forza dell’impegno ad avviare un percorso comune di legalità. Saranno presenti gli studenti delle province di Benevento, Salerno, Foggia, Vibo Valentia, Crotone, Agrigento e Siracusa che hanno partecipato all’iniziativa del PON Sicurezza ‘La legalità è partecipazione: i giovani del sud incontrano il PON Sicurezza’.

In provincia di Napoli ventitré omicidi nell’ultimo anno, ma non è faida

da Ministero dell’Interno

Comunione di intenti tra le forze politico istituzionali nella riunione in prefettura con il vicecapo della Polizia Cirillo e il sottosegretario all’Interno De Stefano

A seguito degli omicidi di camorra, che hanno interessato la provincia di Napoli nei giorni scorsi, si è svolto un summit ieri mattina in prefettura alla presenza del vice direttore generale della Pubblica Sicurezza Francesco Cirillo, del sottosegretario all’InternoCarlo De Stefano, del sindaco Luigi de Magistris, del presidente della regione Campania Stefano Caldoro e del presidente del Consiglio provinciale Luigi Rispoli.

Il vice capo della Polizia Cirillo ha scongiurato il rischio faida a Scampia: «Non siamo negli anni ’80 in cui il numero di delitti legati alla malavita era ben più elevato dei dati odierni», ha dichiarato. «Nei prossimi mesi – ha assicurato Cirillo – sarà impiegato il massimo sforzo per aiutare tutte le forze dell’ordine nella lotta alla criminalità: vogliamo dare un nome ed un cognome a chi commette questi atroci delitti».

È obiettivo comune, ha detto il prefetto di Napoli Andrea di Martino, «risolvere il vero nocciolo della questione: la spartizione del mercato della droga», provando a chiudere le piazze di spaccio di Scampia. I ventitré omicidi dell’ultimo anno, ha spiegato, «non riguardano solo il capoluogo partenopeo, ma sono distribuiti tra sette comuni della provincia di Napoli, fino a giungere all’omicidio di Terracina che ha superato i confini regionali».

Il sottosegretario Carlo De Stefano, in rappresentanza del ministro dell’Interno, ha riscontrato «grande sinergia d’intenti tra il ministero e le autorità locali». Ha rimarcato, inoltre, l’importanza di fare prevenzione: «l’arma più importante nelle mani dello Stato per sconfiggere il crimine». «Le misure di carattere sociale, con la scuola e l’educazione – ha aggiunto – devono essere le nostre risorse».

TRASFERIVANO MERCE RUBATA IN TUNISIA, BLOCCATI IN AUTOSTRADA A/14 DA UNA PATTUGLIA

di Umbero Buzzoni – direttore “Mensilepoliziadistato”

METTEVANO A SEGNO FURTI IN ABITAZIONI, CANTIERI EDILI, FATTORIE E PUBBLICHE VIE NELLE MARCHE, IN UNA ZONA COMPRESA TRA TRA ANCONA E SENIGAGLIA.

DUE FRATELLI TUNISINI  IL GIORNO DI FERRAGOSTO SONO STATI INTERCETTATI DA UNA PATTUGLIA DELLA SOTTOSEZIONE POLIZIA STRADALE DI PESCRA/NORD  MENTRE A BORDO DI UN AUTOCARRO MUNITO DI ASSICURAZIONE FALSA, PERCORREVANO L’AUTOSTRADA  A/14 PER RAGGIUNGERE IL PORTO DI BARI E QUINDI IMBARCARSI PER LA TUNISIA.

PERQUISITO L’AUTOCARRO, GLI AGENTI HANNO RINVENUTO BEN OCCULTATE NUMEROSE BICICLETTE NUOVE ED USATE, MOTOCICLI TOTALMENTE SMONTATI, STRUMENTI AGRICOLI DI VARIO GENERE  RUBATI VEROSIMILMENTE NEI CAMPI E ATTREZZATURE EDILE DI SICURO RUBATE NEI CANTIERI, IL TUTTO PER UN VALORE DI CIRCA 20.000,00 €. 

I MOTOCICLI SONO STATI IMMEDIATAMENTE IDENTIFICATI E RISTITUITI AI RISPETTIVI PROPRIETARI, MENTRE PER LA RIMANENTE MERCE GLI INVESTIGATORI STANNO PROCEDENDO ALL’IDENTIFICAZONE DELLE PERSONE DERUBATE.

ALLO STATO ATTUALE SEMBREREBBE CHE I DUE TUNISINI SIANO LEGATI AD UNA ORGANIZZAZIONE MALAVITOSA RADICATA IN UN TESSUTO SOCIALE CHE SI ESTENDE TRA LE MARCHE E L’ABRUZZO.    

Incendio in autostrada: muore agente durante intervento

da Polizia di Stato

In un tragico incidente avvenuto sull’A14 è morto l’agente della polizia stradale di Vasto, Maurizio Zanella, 50 anni, ed è rimasto ferito l’altro componente della pattuglia.

Zanella e un altro agente stavano regolando il traffico sulla corsia nord dell’A-14 nei pressi del casello di Poggio Imperiale (Foggia) a causa di un incendio che stava interessando anche le piante tra le due carreggiate quando un’auto è piombata sui due poliziotti investendoli.

Il capo della Polizia, Antonio Manganelli ha espresso sentimenti di ”cordoglio e commossa solidarietà” ai familiari di Maurizio a cui si sono aggiunti anche quelli delle più alte cariche dello Stato.

Occhio alle truffe: la scusa dei soldi infetti

da Polizia di Stato

Sono molte le tecniche che i truffatori mettono in atto con grande bravura per spillare soldi, specialmente alle persone anziane.

Proprio per dare alle persone la possibilità di difendersi meglio dagli imbroglioni, raccoglieremo in questa sezione, denominata “Occhio alle  truffe”, le tipologie dei raggiri più diffusi.

Vi spiegheremo come avvengono questi reati e quali sono, in genere, le persone prese di mira, in modo da richiamare l’attenzione delle potenziali  vittime, ma soprattutto dei loro familiari o conoscenti.

Una premessa sempre valida: specialmente per le truffe in casa, il consiglio migliore da seguire è quello di non far entrare estranei nella  propria abitazione, qualsiasi possa essere la scusa; in caso di dubbi, chiamare il 113 per farsi aiutare.

La descrizione delle truffe è resa più semplice ed efficace attraverso la pubblicazione di video realizzati dalla redazione di “Striscia  la notizia” che mettono in scena le situazioni più ricorrenti, anche se, naturalmente, l’abilità dei malviventi sta spesso nel cambiare  alcuni particolari per non esser prevedibili.

La descrizione delle truffe

Il raggiro dei soldi infetti

Se non fosse che ci sono cascati in molti, sembrerebbe quasi unabarzelletta. Invece è tutto vero: con la scusa di “disinfettare” soldi    contagiati da chissà quale virus, anziani signori vengono alleggeriti dei propri risparmi. Scoprite come.

Occhio alle truffe: i falsi funzionari del catasto

da Polizia di Stato

Molte sono le tecniche che i truffatori mettono in atto con mestiere e abilità per spillare soldi alla gente, specialmente alle persone  anziane.

Proprio per dare ai cittadini la possibilità di difendersi dagli imbroglioni, stiamo raccogliendo in questa sezione, chiamata appunto “Occhio  alle truffe”, gli inganni più diffusi.

Ma come avvengono questi reati e chi sono i soggetti presi di mira?
È facile scoprirlo, grazie ai video realizzati da “Striscia la notizia”, partner della Polizia di Stato in questa caccia ai furfanti. Ogni  settimana una truffa diversa, per mettere in guardia i nostri utenti e per renderli partecipi delle situazioni più ricorrenti.
E ricordatevi: se siete in casa non fate mai entrare estranei. Se avete un dubbio, qualsiasi dubbio, chiamate subito il 113!

 

La descrizione delle truffe

Occhio alle truffe i falsi funzionari del catasto Il raggiro dei    falsi funzionari del catasto

Anche falsi funzionari del catasto riescono a compiere la loro truffa. È il caso che trattiamo questa settimana in maniera che conoscendo il    modo in cui agiscono i delinquenti si può evitare il raggiro