Commissariato Appio Roma. Intercettato e arrestato latitante internazionale

Uomini del Commissariato Appio Nuovo diretto dal V.Q.A. Dott.ssa Pamela DE GIORGI, in data odierna, ha rintracciato un latitante internazionale di origine Spagnola,   capo di un organizzazione criminale  operante in tutta Europa dedita al furto , riciclaggio e ricettazione di capi di abbigliamento di alta moda, gioielli e orologi di pregio quali Rolex , Audemars Piquet ed altro. L’uomo  latitante dal 2015, era evaso  dagli arresti domiciliari ove era ristretto a seguito di una indagine condotta dai Carabinieri della Stazione di Piazza delle Medaglie d’Oro,   facendo perdere le proprie tracce, guadagnando quindi l’impunità sino alla data odierna. Lo stesso  veniva rintracciato e fermato mentre si trovava a bordo di una vettura con targa spagnola mentre era unitamente al figlio, all’interno del bagagliaio del veicolo  venivano rinvenuti indumenti di pregio per un valore di circa 10.000 euro , alcuni dei quali con etichette e per i quali gli indagati non sapevano dare spiegazioni in merito al possesso. Una volta scoperti i  due indagati, erano reticenti sul riferire il loro domicilio e solo dopo l’analisi di un telefono che i rei tentavano di occultare sotto il sedile del veicolo durante le operazioni, si addiveniva alla dimora degli stessi, la stessa analisi permetteva di verificare che i due uomini prima di giungere in Italia erano partiti da Valencia in Spagna , per poi giungere in Francia, Germania,Inghilterra e poi in Italia. Presso il domicilio di via Cristoforo Colombo 500  veniva effettuata una perquisizione che permetteva di sequestrare indumenti identici a  quelli rinvenuti in auto, due borse schermate usate di solito per perpetrare furti nei negozi ed un orologio di grande valore. A seguito degli atti il capo dell’organizzazione criminale  veniva tradotto dal personale del Commissariato Appio Nuovo  presso il carcere Capitolino di Regina Coeli.

di Umberto Buzzoni 

Foto Polizia di Stato

OPERAZIONE “GAME OVER” DELLA POLIZIA DI STATO

E’ in corso una vasta operazione della Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, volta a disarticolare l’organizzazione mafiosa Cosa Nostra. Più di 200 poliziotti del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Palermo, stanno eseguendo un’ordinanza di Custodia Cautelare a carico di 31 soggetti accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, riciclaggio, auto riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori aggravato dal metodo mafioso, concorrenza sleale aggravata dal metodo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla raccolta abusiva di scommesse ed alla truffa ai danni dello Stato, stupefacenti e altro. Dalle indagini, è emerso un vero e proprio contratto tra Cosa Nostra palermitana e BACCHI Benedetto, imprenditore del settore dei giochi e delle scommesse, che era riuscito, con l’appoggio delle famiglie mafiose, a monopolizzare il settore e realizzare una rete di agenzie di scommesse abusive, più di settecento in tutta Italia, capaci di generare profitti quantificati nell’ordine di oltre un milione di euro mensili. Parte di queste somme, tra i 300 e gli 800 mila euro l’anno, veniva poi distribuita all’organizzazione mafiosa. Tra gli arrestati, spicca il nome di NANIA Francesco, socio occulto di BACCHI e capo della famiglia mafiosa di Partinico, che, grazie alla complicità di Michele DE VIVO, insospettabile commercialista campano che fungeva da prestanome, era anche riuscito a creare un fiorente mercato di import-export di prodotti alimentari con gli Stati Uniti.
È stata in parte ricostruita la movimentazione degli enormi flussi di denaro provenienti dal gioco illecito e posti sotto sequestro beni immobili, società e conti correnti bancari di pertinenza del citato imprenditore e di diversi altri soggetti che lo avevano coadiuvato nell’opera di riciclaggio, per il valore di diversi milioni di euro. Sono state, altresì, chiuse e sequestrate, con l’ausilio delle Squadre Mobili territorialmente competenti, più di 40 agenzie di scommesse operanti in tutto il territorio nazionale con il marchio di proprietà di BACCHI. Tra gli arrestati, oltre a persone legate a Cosa Nostra, con ruoli apicali, anche insospettabili professionisti funzionali agli interessi criminali di Bacchi. Alcuni indagati rispondono di associazione per delinquere finalizzata alla produzione ed al traffico di stupefacenti.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

Foto Polizia di Stato

BOLOGNA: Traffico internazionale di stupefacente. 21 arresti della Polizia di Stato

Nel mirino degli investigatori il mercato della cocaina e dell’hashish gestito da due differenti organizzazioni criminali costituite da marocchini e albanesi. Gli indagati sono accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacente. La droga, importata dal Marocco, veniva distribuita nel Lazio, in Emilia Romagna e nel resto del Nord Italia. L’operazione, denominata “Rexton”, condotta dagli investigatori della Sezione Antidroga della Squadra Mobile di Bologna e coordinata dalla Direzione Centrale Antidroga e dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, ha consentito di ricostruire le rotte del narcotraffico dal Nord Africa, con trafficanti che hanno curato nei minimi dettagli l’importazione dello stupefacente dal Marocco tramite corrieri che trasportavano l’hashish a bordo di camion via terra attraverso la Spagna. In una occasione gli investigatori della Squadra Mobile di Bologna sono riusciti a sequestrare un carico di una tonnellata di  hashish fatto arrivare a Roma per poi essere distribuito nel Nord Italia. Collaudato e particolare il modo di comunicare tra i vari anelli della catena di distribuzione della droga che utilizzavano un linguaggio criptato che gli investigatori della Polizia di Stato sono riusciti nel corso dell’indagine  a decriptare. Come tutte le aziende che si rispettino, il prodotto deve avere un marchio – un “brand” – che lo faccia riconoscere agli acquirenti. Così si è accertato che la droga era indicata con pseudonimi a seconda del tipo e della qualità: “Capitale”, “Vueling”, “Roma” “Top”, ovvero del marchio impresso sui singoli panetti. Gli appuntamenti venivano fissati nel corso di incontri, poche e veloci erano le comunicazioni per telefono. Contemporaneamente, sotto la lente di ingrandimento degli investigatori è finita un’altra organizzazione criminale operante in Provincia di Reggio Emilia e composta da personaggi di origine Albanese che aveva come merce di vendita la cocaina. I contatti e lo scambio di materiale era frequente tra le due organizzazioni che portava a viaggi sulla via Emilia di cocaina ed hashish. Il flusso di droga: gli investigatori hanno quantificato che la movimentazione dei distributori di hashish poteva essere di circa 300 chilogrammi mensile solo per la Provincia di Bologna, mentre di circa 1000 chilogrammi quella giunta nella Capitale per la successiva distribuzione in altre Province del Nord Italia, per quanto riguarda la cocaina, invece, era dell’ordine di circa un chilogrammo ogni settimane che veniva fatto arrivare nel capoluogo emiliano.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

Foto Polzia di Stato

 

The Guardian, Polizia di Stato

In riferimento all’articolo pubblicato sul sito del quotidiano inglese The Guardian dal titolo “Interpol circles list suspected Isis fighters belivied to be in Italy”, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza precisa quanto segue. Non trova alcun riscontro l’informazione di 50 “combattenti stranieri” approdati sulle coste italiane appartenenti all’Isis e pronti a compiere attentati.
Nell’ambito di un consolidato, costante e prolifico  rapporto di collaborazione e scambio d’informazioni tra le autorità italiane e tunisine, quest’ultime hanno segnalato nel tempo al nostro Paese il probabile ingresso in Italia di appartenenti a presunti gruppi integralisti. Il proficuo rapporto di cooperazione internazionale di polizia tra i due Stati ha permesso di rintracciare un esiguo numero di persone segnalate le quali, a seguito delle previste procedure d’identificazione, sono state immediatamente rimpatriate. Ovviamente è massima l’attenzione verso tutti coloro che raggiungono illegalmente il nostro territorio e l’immediata espulsione di alcuni soggetti segnalati ne è una incontrovertibile conferma. Giova inoltre ricordare che grazie alla citata collaborazione con le Autorità tunisine, due volte alla settimana vengono effettuati rimpatri collettivi verso quel Paese.

fonte foto Polizia di Stato

ROMA E OSTIA OPERAZIONE ECLISSI

POLIZIA DI STATO E CARABINIERI SU RICHIESTA DELLA D.D.A. DI ROMA HANNO DATO ESECUZIONE A 32 MISURE CAUTELARI IN CARCERE EMESSE DAL GIP PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE DI TIPO MAFIOSO
Alle prime ore di questa mattina, Personale della Squadra Mobile della Questura di Roma e dei Carabinieri del Gruppo di Ostia, con la collaborazione del Nucleo Speciale d´intervento Porto del Comando Generale della Guardia Costiera, hanno dato esecuzione all´ordinanza di custodia cautelare in carcere emesse dal GIP del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 32 individui ritenuti responsabili, a vario titolo, di far parte di un´associazione per delinquere di stampo mafioso che si avvale della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, al fine di commettere reati di omicidio, estorsione, usura, detenzione e porto di armi e di esplosivi, incendio e danneggiamento aggravati, ed altri reati contro la persona, di traffico di stupefacenti, di attribuzione fittizia di beni e di acquisire, in modo diretto e indiretto, la gestione e comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici, il controllo di attività di balneazione sul litorale lidense, di sale giochi e di esercizi commerciali di varia tipologia, finanziandoli con il prezzo, il prodotto e il profitto dei reati di estorsione, usura e traffico di stupefacenti e per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per il conseguimento ed il mantenimento delle finalità dell´associazione. L´attività investigativa ripercorre l´ultimo decennio di indagini effettuate nel territorio di Ostia ed evidenzia l´ormai profonda penetrazione della criminalità organizzata nelle attività economiche del litorale. È in atto, da anni ormai, un continuo riposizionamento delle zone di influenza, come si evince dalla ininterrotta serie di attentati e di atti intimidatori che hanno interessato il litorale; tra questi spicca la gambizzazione di CARDONI Massimo, avvenuta ad Ostia ma soprattutto il duplice omicidio in danno di GALLEONI Giovanni capo indiscusso del clan  BAFICCHIO, e di Francesco ANTONINI, commesso nel 2011 ad Ostia, dal clan SPADA: questi eventi hanno segnato la progressiva erosione del potere criminale dei BAFICCHIO (organizzazione criminale anch´essa di base familiare costituita dalle famiglie GALLEONI-CARDONI), e la definitiva ascesa del clan SPADA. L´odierna indagine “ECLISSI”, sviluppata attraverso numerosi servizi di intercettazione telefonico/ambientale, si è avvalsa del contributo dichiarativo di quattro collaboratori di giustizia e fa luce su un´ulteriore associazione a delinquere di tipo mafioso che proprio nel territorio di Ostia esercita la propria influenza criminale.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

Foto Polizia di Stato

Incidente ferroviario nella zona di Segrate (MI)

Sul luogo dell’incidente ferroviario avvenuto stamattina tra Segrate e Pioltello sono intervenuti i poliziotti del Nucleo Operativo Incidenti Ferroviari della Polizia Ferroviaria.Il Nucleo è stato istituito nel 2011 con Decreto del Capo della Polizia, con lo scopo di supportare in modo sempre più qualificato l’Autorità Giudiziaria in indagini relative a incidenti ferroviari di particolare complessità. E’ composto da personale della Polizia Ferroviaria con specifica e consolidata esperienza nella rilevazione di incidenti ferroviari.
Alcuni componenti hanno partecipato in modo diretto e significativo alle indagini per il disastro di Viareggio e a quelle del gravissimo incidente di Andria.Il Nucleo, dipendente dal Servizio Polizia Ferroviaria, si avvale della professionalità di poliziotti “Polfer” presenti sul territorio nazionale ed è coordinato dal V.Q.A. della Polizia di Stato dott. Marco Napoli.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

Foto Elicottero Polizia di Stato

POLIZIA: OPERAZIONE “WHITEWASH”

Nella mattinata di oggi, la Polizia di Stato di Pistoia, nelle province di Pistoia, Prato, Lucca, Pisa, Firenze e Roma, ha eseguito 24 misure cautelari una custodia cautelare in carcere, 18 arresti domiciliari e 5 misure interdittive, emesse dal GIP presso il Tribunale di Pistoia dott. Alessandro Buzzegoli su richiesta del Pubblico Ministero dott. Claudio Curreli, a carico di altrettante persone gravemente indiziate, a vario titolo, di reati quali il procurato ingresso illegale e l’agevolazione della permanenza nel territorio dello Stato di più di 200 cittadini stranieri, in prevalenza provenienti dal Pakistan, corruzione, violazione del segreto d’ufficio, traffico di influenze illecite, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato, falso ideologico e materiale, furto, omissione di atti d’ufficio e cessioni di sostanze stupefacenti. Le 19 persone arrestate sono cittadini pachistani, albanesi, marocchini e italiani.
I destinatari delle misure interdittive della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio o servizio, invece, sono due impiegati del Comune di Pistoia e un impiegato della Prefettura di Pistoia, mentre per una ragioniera consulente del lavoro e un commercialista è stato disposto il divieto temporaneo di esercizio dell’attività professionale. Inoltre, sono state denunciate in stato di libertà altre 240 persone. L’attività investigativa della Squadra Mobile di Pistoia ebbe inizio nel dicembre del 2015 quando, a seguito di alcune incongruenze riscontrate dal personale dell’Ufficio Immigrazione della Questura, si accertò che decine di cittadini pachistani confluivano a Pistoia da varie zone d’Italia e dall’estero per rinnovare il permesso di soggiorno oppure per ottenere il visto per il ricongiungimento familiare. Questi risultavano tutti assunti come imbianchini dalla stessa ditta intestata ad un cittadino pachistano da anni residente a Pistoia. Da qui il nome dell’operazione “White Wash”, cioè imbiancare. Le successive indagini, sviluppatesi anche attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali e supportate da servizi di osservazione e pedinamento, hanno consentito di accertare l’irregolarità di più di 200 procedimenti amministrativi per rilascio o rinnovo di permesso di soggiorno, di cui 17 per ricongiungimenti familiare. Beneficiari finali dei permessi erano in prevalenza cittadini pachistani, ma anche afgani, albanesi e marocchini abitanti in Italia e in altri paesi dell’Unione Europea quali Francia, Belgio, Olanda, Norvegia, Svezia e Grecia. Gli stranieri pagavano per il rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno dai 1000 ai 1500 euro e per i ricongiungimenti familiari dai 4500 agli 8000 euro. Il principale artefice dell’attività illecita è risultato essere proprio il titolare della ditta di imbiancatura (destinatario della misura della custodia cautelare in carcere), il quale si avvaleva della collaborazione di un commercialista con studio a Montecatini Terme, di una ragioniera consulente del lavoro con studio ad Agliana e di un revisore contabile con studio a Pistoia e Montecatini Terme per la formazione della falsa documentazione reddituale e lavorativa da allegare alle istanze, nonché di vari cittadini italiani che dichiaravano falsamente l’ospitalità o di avere alle loro dipendenze gli stranieri da regolarizzare. Inoltre, beneficiava dei favori di impiegati postali compiacenti addetti alla ricezione dei Kit che gli consentivano di depositare la documentazione in assenza dello straniero che in quel momento si trovava all’estero. Infine, per agevolare le varie fasi del procedimento, corrompeva alcuni pubblici ufficiali in servizio presso gli uffici dei vari Enti competenti. Il revisore contabile con studio a Pistoia e Montecatini Terme, oltre a collaborare con il cittadino pachistano titolare della ditta di imbiancatura, gestiva in proprio, grazie allo studio di consulenza di cui è titolare, 28 false pratiche di rinnovo di permesso di soggiorno di cittadini albanesi e marocchini. Inoltre, con il concorso di vari cittadini italiani che dichiaravano falsamente di avere alle proprie dipendenze i cittadini stranieri, riusciva a far ottenere a questi ultimi contributi di disoccupazione dall’INPS.
Nel corso delle indagini è emerso anche che i proventi dell’attività delittuosa del cittadino pachistano che gestiva l’attività illecita venivano trasferiti in Pakistan e investiti in immobili e terreni con la complicità di alcuni suoi connazionali che sono stati indagati per riciclaggio. Ai due impiegati comunali è stato contestato il reato di truffa ai danni dello Stato per le loro assenze ingiustificate dal lavoro. Molte di queste assenze avvenivano quando i due, dopo aver contatto una cittadina albanese che li riforniva, si recavano a comprare dosi di cocaina che assumevano successivamente in ufficio. Le cessioni di sostanza stupefacente di cui si è appena detto hanno consentito di sviluppare una parallela e contemporanea attività investigativa che ha portato all’individuazione di 6 soggetti (due albanesi di cui una donna, un italiano e tre magrebini) destinatari della misura cautelare degli arresti domiciliari, tutti dediti allo spaccio di cocaina e hashish in questo capoluogo.
Alla fase di esecuzione delle misure cautelari, coordinata dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di stato, hanno collaborato anche la Squadra Mobile di Prato, il Reparto Prevenzione Crimine “Toscana” e due unità cinofile con cani antidroga provenienti da Firenze e da Bologna.

di Umberto Buzzoni e Renato D’Angelo

Foto Polizia di Stato

Racket e usura, come uscirne

Il film su Libero Grassi, l’imprenditore siciliano ucciso da Cosa Nostra dopo essersi opposto alla richiesta di pizzo, trasmesso in tv recentemente, ha acceso di nuovo i riflettori su questo eroe contemporaneo.

La figura e la storia di quest’uomo fanno tornare di attualità parole come pizzo, estorsioni, racket e usura. Parole comuni che rappresentano un fenomeno che lo Stato e le Istituzioni contrastano con arresti e iniziative a sostegno delle vittime. Tante anche le iniziative di associazioni di categoria.

Per agevolare i cittadini e i commercianti il ministero dell’Interno dedica una sezione del sito a questo fenomeno raccogliendo tutte le ultime novità legislative, i numeri verdi delle associazioni, i dati, gli indirizzi e le informazioni utili per chi vuole saperne di più e per chi decide di “uscire dal giro”.

Grazie alle denunce di chi cade nella rete della criminalità o della mafia, sono molte le operazioni portate a termine dalle Polizia con numerosi arresti.

Cos’è l’estorsione

L’estorsione (o “pizzo”) è un’attività criminale generalmente volta ad ottenere da un operatore economico, dietro una strategia di minaccia e intimidazione, il pagamento periodico di una certa somma in cambio dell’offerta di “protezione” da una serie di intimidazioni che, in realtà, è lo stesso proponente a mettere in atto.

Cos’è l’usura

L’usura è un reato che consiste nel concedere un prestito – a chi ha bisogno di soldi – ad un tasso d’interesse superiore al cosiddetto “tasso soglia” (che si calcola aumentando del 50% il tasso effettivo globale medio (TEGM) relativo ai vari tipi di operazioni creditizie.

Chi commette l’usura sfrutta il bisogno di denaro di un altro individuo per ottenere un forte guadagno illecito, mentre chi si trova in difficoltà e ha necessità di avere dei soldi, l’offerta può apparire come un’immediata possibile soluzione, ma poi difficilmente ne riesce ad uscire.

fonte e foto polizia di stato

CATANIA. SEQUESTRO AI FINI DI CONFISCA DISPOSTO DAL TRIBUNALE

La Questura di Catania ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro ai fini della confisca  disposto dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione –  nei confronti di  Michele GUGLIELMINO, di anni 48, pluripregiudicato, orbitante nell´area di influenza della cosca “Cappello”, sottoponendo a sequestro preventivo numerosi beni mobili, immobili ed imprese nell´ambito della grande distribuzione alimentare per un valore stimato di circa 41 milioni di euro.
13 supermercati (a marchio G.M.) dislocati a Catania e in provincia; un distributore di carburanti; terreni edificabili, ville, automobili e conti correnti e rapporti bancari questi ultimi per un valore di 250.000 euro sono i beni illecitamente conseguiti ed aggrediti dal provvedimento di sequestro che scaturisce da una dettagliata proposta avanzata dal Questore di Catania, in accordo con la Procura della Repubblica, al locale Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione, per l´applicazione nei confronti del GUGLIELMINO di una misura di prevenzione personale e patrimoniale ed è il  frutto di un articolato disposto investigativo condotto da un gruppo di lavoro integrato tra il personale della Divisione Polizia Anticrimine e quello della Squadra Mobile di Catania, con il coordinamento del Servizio Centrale Anticrimine.
Michele GUGLIELMINO, inteso “Michele da Gesa”, pregiudicato, ritenuto soggetto socialmente pericoloso, già particolarmente attivo nel traffico degli stupefacenti, per le cui condotte ha subìto severe condanne definitive e che, in virtù della sua “vicinanza” al clan mafioso “Cappello”, desunta anche dal contesto famigliare e ambientale di riferimento e dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, si è distinto nella capacità di inserirsi nel mercato della grande distribuzione di generi alimentari, reimpiegando il denaro, provento delle attività illecite, nell´acquisto di beni e nella costituzione di numerose attività commerciali, tutte a lui riconducibili.
A suo carico è stata anche richiesta l´applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di P.S.

di Umberto Buzzoni
Foto Polizia di Stato

Arresti da parte della Squadra Investigativa del Commissariato Appio Nuovo

Due arresti ed un denunciato in poche ore dalla squadra investigativa e le volanti del commissariato Appio nuovo diretto dal vqa d.ssa Pamela de Giorgi.il primo a cadere nel 2018 è stato uno spacciatore minorenne sorpreso a spacciare marijuana ad un coetaneo nel parco di villa lazzaroni nei pressi del municipio VII di Roma.
La stessa squadra di PG dopo aver effettuato servizio di Op presso la sede degli Irriducibili della SS Lazio…riceveva la notizia che un’anziana disabile di 75 anni era stata rapinata della pensione dal proprio figlio tossicodipendente che poi si dava alla fuga e veniva arrestato in nottata dagli agenti in borghese con l’ausilio delle unità Appio 1 e san Giovanni 1.
La pattuglia Appio 10 nonostante il lavoro eseguito fino a tarda notte, riceveva la notizia del possibile luogo ove si trovava un ricercato rumeno.
La squadra investigativa quindi si metteva sulle tracce dell’uomo e riusciva ad arrestare il ricercato che dovrà scontare 3 anni di carcere per vari reati ed è stato associato al carcere di Rebibbia.

di Umberto Buzzoni 
Foto Polizia di Stato