12 ORDINANZE DI CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE A CATANZARO

La Polizia di Stato di Catanzaro ha eseguito 12 ordinanze di custodia cautelare a carico di altrettanti soggetti ritenuti responsabili di associazione di stampo mafioso e di numerose estorsioni a carico di esercizi commerciali ed imprenditori, nonché di atti intimidatori con bottiglie incendiarie e di danneggiamenti con l’utilizzo di ordigni esplosivi.

Le attività investigative, condotte, con il concorso del Servizio Centrale Operativo, dalla Squadra Mobile di Catanzaro e dal Commissariato di P.S. di Lamezia Terme,  hanno permesso di accertare l’esistenza di soggetti considerati “Nuove Leve” della cosca GIAMPA’ che si sono adoperati per rinsaldarne le fila, successivamente alle diverse operazioni di Polizia condotte negli anni scorsi nei confronti della stessa, con l’intento di continuare nell’esercizio delle attività estorsive sul territorio per conto dei capi cosca sottoposti a regime detentivo.

I particolari dell’operazione saranno resi noti durante la conferenza stampa che si terrà alle ore 11.00 odierne, presso il Complesso Polifunzionale della Polizia di Stato di Catanzaro.

FONTE FOTO POLIZIA DI STATO

POLIZIA: “QUESTO NON E’ AMORE” CAMPAGNA ANTI VIOLENZA SULLE DONNE

Risultati immagini per questo non è amore POLIZIAPer la giornata dell´8 marzo la Polizia di Stato sceglie di stare vicina alle donne con la campagna “…questo non è amore” che prevede in tutte le province italiane iniziative finalizzate a rompere l´isolamento e il dolore delle vittime di violenza di genere, offrendo il supporto di un´equipe di operatori specializzati, in prevalenza composta di donne e formata da personale di Polizia specializzato, da medici, psicologi e da rappresentanti dei centri antiviolenza.
Un´idea, quella del progetto CAMPER contro la violenza di genere che, partito a luglio del 2016, in circa sei mesi in 22 province italiane ha consentito di contattare oltre 18.600 persone, in maggioranza donne, diffondendo informazioni sugli strumenti di tutela e di intervenire su situazioni di violenza e stalking che diversamente sarebbero potute rimanere ingabbiate nel dolore domestico.
In questa direzione si muove anche l´adozione del protocollo E.V.A. (Esame delle Violenze Agite) da parte di tutte le Questure italiane.
Il protocollo E.V.A. ha codificato in linee guida le best practice per la gestione degli interventi legati alla violenza di genere in caso di primo intervento degli addetti al controllo del territorio, come avviene nel caso delle cosiddette “liti in famiglia”. Le linee guida si rivolgono non solo agli operatori sul campo ma anche a coloro che, in Sala Operativa, coordinano e gestiscono a distanza tutte le fasi dell´intervento. Si tratta di procedure che consentono agli equipaggi della Polizia di Stato di sapere, per esempio, se vi siano stati in passato altri episodi di violenza nello stesso contesto familiare e che, attraverso la compilazione di checklist, permettono anche in assenza di formali denunce, di tenere sotto controllo situazioni di disagio nelle quali intervenire in caso di reiterazione di fatti violenti.

FONTE FOTO POLIZIA DI STATO

12 ORDINANZE DI CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE A CATANZARO

La Polizia di Stato di Catanzaro ha eseguito 12 ordinanze di custodia cautelare a carico di altrettanti soggetti ritenuti responsabili di associazione di stampo mafioso e di numerose estorsioni a carico di esercizi commerciali ed imprenditori, nonché di atti intimidatori con bottiglie incendiarie e di danneggiamenti con l’utilizzo di ordigni esplosivi. 

Le attività investigative, condotte, con il concorso del Servizio Centrale Operativo, dalla Squadra Mobile di Catanzaro e dal Commissariato di P.S. di Lamezia Terme,  hanno permesso di accertare l’esistenza di soggetti considerati “Nuove Leve” della cosca GIAMPA’ che si sono adoperati per rinsaldarne le fila, successivamente alle diverse operazioni di Polizia condotte negli anni scorsi nei confronti della stessa, con l’intento di continuare nell’esercizio delle attività estorsive sul territorio per conto dei capi cosca sottoposti a regime detentivo.

Fonte Foto Polizia di Stato

FORLI’- FABBRICA PER PRODUZIONE CANNABIS: LA POLIZIA ARRESTA ALBANESE

La Polizia di Stato di Forlì ha arrestato un cittadino cinese di 31 anni che in località Savignano Rubicone (FC) all´interno di un casolare aveva allestito una vera e propria fabbrica per la produzione di cannabis. La Squadra Mobile di Forlì/Cesena dopo numerosi servizi di osservazione e pedinamenti ha fatto ingresso all´interno del predetto edificio rinvenendo ben 650 piantine suddivise in diverse stanze termo riscaldate e termo ventilate. Rinvenuti anche 2 kg di marijuana già pronta per essere immessa nelle piazze di spaccio della provincia. Il cittadino cinese aveva allestito una serra con un impianto elettrico composto da numerosi cavi elettrici scoperti ed allacciati ad altrettanti contatori riadattati all´illecito utilizzo. L´attività partita per verificare eventuali edifici adibiti a officine di lavoro fuori dai centri urbani, spesso utilizzati da cittadini cinesi come veri e propri laboratori, ha in realtà svelato una situazione ben diversa ossia che all´interno di quel casolare vi era una fabbrica adibita alla produzione di marijuana. L´uomo arrestato per la produzione e la coltivazione di marijuana, aveva altresì bloccato ogni accesso dall´esterno tanto da essere necessario rimuovere gli ostacoli e le barriere attraverso l´utilizzo di materiale edile quali martelli e vanghe, una volta all´interno il cittadino cinese, che viveva in condizioni igenico sanitare precarie, veniva rintracciato ancora in pigiama ed accovacciato all´interno di una vasca da bagno molto probabilmente utilizzata come luogo di ristoro.

Fonte Foto Polizia di Stato

False imprese per false assunzioni a stranieri

Un giro di affari che oscillava tra i 2 e i 3 milioni di euro e 171 indagati responsabili di favorire l’immigrazione clandestina e la permanenza illegale in Italia tramite la creazione di documenti falsi per ottenere permessi di soggiorno.

Questo è il risultato di un’operazione condotta dal commissariato di Monza in collaborazione con la questura di Milano e il Reparto prevenzione crimine che si è conclusa stamattina con 10 arresti domiciliari e 1 in carcere.

Le indagini hanno consentito ai poliziotti di scoprire l’organizzazione criminale che faceva capo ad un ragioniere commercialista e ai collaboratori del suo studio di Sesto San Giovanni. Questi, insieme ad intermediari, prestanome, titolari di ditte, ognuno con un compito ben definito, hanno creato nel corso degli anni che vanno dal 2007 al 2016 un’attività basata sulla creazione di false ditte con lo scopo di simulare altrettanto falsi rapporti di lavoro. L’organizzazione ha così fornito ad un numero enorme di cittadini stranieri i documenti di lavoro necessari per rimanere in Italia o per entrare.

In particolare, ogni volta che un cittadino straniero voleva ottenere un permesso di soggiorno per lavoro, pur non avendone i requisiti come contratto di lavoro, buste paga e Cud, veniva avvicinato da persone, italiane e straniere, che gli offrivano una falsa assunzione in una loro ditta. A volte capitava invece che lo straniero fosse avvicinato da un intermediario che raccoglieva i suoi documenti e, nel giro di 3 o 4 giorni, gli consegnava la documentazione falsa o, ancora, che venisse direttamente accompagnato nello studio del commercialista.

Sempre qui, infatti, quale che fosse la tipologia del “reclutamento”, veniva prodotta tutta la documentazione falsa che, a seconda dei casi, veniva pagata dall’utente finale o all’intermediario o direttamente al commercialista.

Gli importi richiesti oscillavano tra i 200  ed i 3 mila euro. Il “prezzo” dipendeva dalla complessità della pratica-lavoro da falsificare e dall’avidità dei vari intermediari che spesso “ricaricavano” consistenti percentuali per sé stessi.

L’attività dell’organizzazione criminale nel corso degli anni, grazie alla poliedricità del commercialista, all’elevato numero di soggetti coinvolti ed alla loro capacità di riciclarsi in vari ruoli, nonché nel creare sempre nuove ditte ben si riassume nel nome dell’indagine: “Hydra”, il mitologico mostro dalle nove teste di serpente che, una volta tagliate, ricrescevano duplicate.

Infatti ogni volta infatti che il commercialista aveva anche solo il sentore che i controlli stessero intensificandosi, faceva in modo di creare una nuova ditta abbandonando quella compromessa.

Un vero e proprio sistema che nel corso degli anni ha creato ditte fittizie o utilizzato imprese già esistenti, per un totale stimabile in 828 che hanno assunto nel corso degli anni più di 1.500 lavoratori stranieri.

Dalle perquisizioni effettuate, gli agenti hanno sequestrato documenti attestanti il reato, più di 4 mila euro in contanti nella casa del ragioniere che a sua volta è stata posta sotto sequestro insieme allo studio, cantina e box al cui interno i poliziotti hanno trovato migliaia di pratiche inerenti il reato.

fonte e foto polizia di stato

 

PALERMO. OLTRE 12 MILIONI DI EURO DI BENI CONFISCATI

La Polizia di Stato di Palermo, ha confiscato beni per un valore di olltre 12 milioni di euro a carico di un imprenditore organico alla famiglia mafiosa di “Brancaccio”, già arrestato nel maggio 2009 per associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsione.

Le indagini svolte dalla Squadra Mobile e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno permesso di sequestrare e, successivamente confiscare, un consistente patrimonio costituito da imprese operanti in campo edile, nella commercializzazione di materiali da costruzione, nel movimento terra, nel settore del recupero e smaltimento di rifiuti edili, nonchè di beni immobili, beni mobili, conti correnti e polizze assicurative.

L’imprenditore, in virtù della posizione ricoperta all’interno della famiglia mafiosa di  “Brancaccio”, si sarebbe avvantaggiato di tutti quei meccanismi di pressione e coartazione tipici dell’organizzazione criminale, espandendosi prepotentemente nel settore edile e di movimentazione terra, traendone, così, notevoli vantaggi economici personali.

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Polizia. Arrestati ladri d’appartamento

La Polizia di Stato a Genova sta eseguendo alcune misure cautelari e decine di perquisizioni nei confronti di alcuni pregiudicati italiani dediti a furti in abitazione in danno di anziani ai quali venivano sottratte le chiavi di casa o durante la loro degenza presso ospedali cittadini oppure previa asportazione delle stesse dalle autovetture temporaneamente parcheggiate in occasione dei week end trascorsi lungo il locale litorale.

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Catania: “Operazione Emergency Room”

La Polizia di Stato di Catania ha arrestato 7 persone ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di lesioni aggravate, violazione di domicilio, interruzione di pubblico servizio e minacce a Pubblico Ufficiale.Le indagini dei poliziotti della Squadra Mobile sono partite a seguito dell’aggressione, subita nella tarda serata dell’1 gennaio 2017, dal medico di servizio presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Vittorio Emanuele.
Nell’immediatezza dei fatti, i poliziotti del Reparto Volanti, intervenuti a seguito di segnalazione al 113, avevano arrestato un uomo ritenuto responsabile dei reati di lesioni aggravate e interruzioni di pubblico servizio, indagando contestualmente, in stato di libertà, altri quattro soggetti per i medesimi reati. Dalle prime indagini è emerso che lo stesso aveva preteso dal predetto medico di conoscere l’identità di una donna che aveva fatto ricorso alle cure ospedaliere, a seguito di un sinistro stradale; al rifiuto opposto dal citato sanitario, a seguito di un diverbio, l’uomo inizialmente si era allontanato, ritornando, poco dopo, unitamente ad altri sei soggetti che si rendevano responsabili dell’aggressione.
Le indagini condotte dai poliziotti della Squadra Mobile – “Sezione Reati contro la Persona hanno consentito di avere un quadro chiaro ed esaustivo della vicenda  e di individuare ,nonostante le oggettive difficoltà determinate dalla circostanza che i soggetti fossero travisati, tutti i componenti del gruppo che aveva preso parte al raid punitivo nei confronti del medico.
In particolare, è emerso che gli esecutori materiali, dopo essersi introdotti con il volto parzialmente travisato da cappucci, sciarpe e scaldacollo all’interno dei locali del servizio di Pronto Soccorso dell’Ospedale Vittorio Emanuele di Catania, avevano colpito con ripetuti schiaffi il medico di servizio e, mentre lo stesso si trovava per terra, con pugni e calci, cagionandogli lesioni personali consistite in trauma toracico e infrazione di una costola.
L’evento aveva causato, inoltre, l’interruzione del pubblico servizio del Pronto Soccorso del citato Ospedale turbandone la regolarità atteso che, in conseguenza dell’aggressione, il medico era stato sottoposto alle cure del caso, mentre il rimanente personale di servizio, a causa del violento sconvolgimento risentito, non era in grado di riprendere l’attività, venendo parzialmente sostituito da altro medico non in possesso delle medesime competenze dei colleghi impossibilitati, ragione per cui la Direzione del Pronto Soccorso inviava la centrale Operativa del “118” ad indirizzare le ambulanza presso altri nosocomi.
Due degli aggressori devono rispondere, altresì, del reato di minacce a Pubblico Ufficiale per avere, nella fase antecedente l’aggressione, usato minacce nei confronti del medico di servizio presso il Pronto Soccorso, che si era rifiutato di fornire loro il nominativo della donna richiesto.
Nell’ambito delle medesime indagini sono state, altresì, indagate due guardie particolari giurate dell’azienda che gestisce il servizio di vigilanza e sicurezza all’interno dell’Ospedale Vittorio Emanuele di Catania, per aver indebitamente omesso, in qualità di incaricati di pubblico servizio, di avvisare senza ritardo le Forze dell’Ordine di quanto stava avvenendo all’interno del presidio ospedaliero, nonchè di attivarsi debitamente per sedare l’aggressione in atto.

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L’Aquila diversi arresti per spaccio di stupefacenti

La Polizia di Stato de L´Aquila  ha eseguito  14  ordinanze di custodia cautelare (9 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 2 obblighi di dimora), nei confronti  di altrettanti soggetti aquilani e stranieri per spaccio di sostanze stupefacenti.
Le indagini, avviate nel giugno 2015 e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, sono state condotte dagli agenti della Squadra Mobile della Questura de L´Aquila, a seguito della morte di un giovane avvenuta apparentemente per overdose.
Sono stati individuati due gruppi di persone: uno dedito allo smercio di eroina di altissima qualità e metadone, l´altro attivo sulla cessione di cocaina ed hashish.
Il primo gruppo si occupava di smerciare al dettaglio sulla piazza aquilana eroina proveniente da Roma, rifornendo i numerosi tossicodipendenti  e concordando di volta in volta il luogo di incontro attraverso un linguaggio criptato.
Il secondo gruppo invece era una vera e propria associazione  composta da 4 soggetti, i quali,  nel periodo dal settembre 2015 ed il gennaio 2016, hanno immesso  nella piazza aquilana importanti quantitativi di hashish e cocaina, avvalendosi nella circostanza di altri complici per lo smercio al dettaglio delle predette sostanze.
Gli associati provvedevano ad effettuare le operazioni di taglio e confezionamento delle singole dosi in un appartamento utilizzato come base logistica, dichiarato totalmente  inagibile a seguito del terremoto del 2009.
Mesi di intercettazioni telefoniche ed ambientali, appostamenti, foto e filmati, hanno consentito alla Polizia di Stato di ricostruire nel dettaglio tutti i movimenti degli indagati, anche le operazioni di taglio e confezionamento della sostanza, che sono state costantemente video-riprese da una telecamera installata nella casa.
I poliziotti, nell´odierna operazione, si sono avvalsi dell´ausilio di unità cinofile e dei poliziotti del Reparto Prevenzione Crimine.

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Caserta, la polizia arresta 3 responsabili di omicidio

 

La Polizia di Stato di Caserta ha catturato 3 persone responsabili  dell’omicidio del 30enne Panipucci Daniele,  colpito al volto da un colpo d’arma da fuoco nella serata del 25 maggio 2016 a Maddaloni (CE).
L’operazione è stata coordinata dalla DDA di Napoli con l’impiego di agenti della Squadra Mobile della Questura di Caserta e del Commissariato di P.S. di Maddaloni.
I 3 malviventi rispondono anche per associazione a delinquere di stampo mafioso, in quanto ritenuti organici al clan “Belforte – fazione Maddaloni”, operante nella provincia di Caserta nei comuni di Maddaloni, Cervino, Santa Maria a Vico e Valle di Maddaloni.

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