Lecce, reato di induzione indebita.

La Polizia di Stato di Lecce ha dato esecuzione ad un´ordinanza applicativa della misura della sospensione dell´esercizio della funzione pubblica, nei confronti di un sessantaduenne leccese, Dirigente della Conservatoria dei Registri Immobiliari di Lecce per il reato di induzione indebita.
Il provvedimento cautelare è scaturito a seguito di specifica attività d´indagine condotta dai poliziotti della Digos, che ha permesso di appurare che, per anni, lo stesso ha indotto i Segretari Generali di molti Comuni della provincia a richiedere delle consulenze ipotecarie alla società della compagna per la predisposizione di pratiche da presentare in Conservatoria, assicurando prezzi inferiori rispetto agli importi praticati da altre agenzie ed un iter di definizione privo di impedimenti di sorta.
Di fatto la società veniva gestita da lui stesso che a seconda della pratica da trattare forniva, telefonicamente, le indicazioni ai propri interlocutori di turno, soprattutto Segretari Generali Comunali, invitandoli a fargli pervenire il carteggio corredato da “buste” da lettera contenenti le somme di denaro occorrenti per le “spese vive” e per il compenso dovuto alla società variabile a seconda del tipo di consulenza.
Talvolta, il carteggio e le buste venivano consegnate dai Segretari Comunali o da loro messi direttamente in Conservatoria, all´interno della stanza in uso al Direttore; in altre occasioni l´uomo, per anticipare i tempi, trasmetteva e riceveva la documentazione tramite la casella di posta elettronica della società.
Durante le perquisizioni effettuate presso l´ufficio e l´abitazione dell´indagato sono state rinvenute numerose buste contenenti somme in denaro per circa 18 mila euro.

FONTE FOTO POLIZIA DI STATO

LA POLIZIA DI STATO SMALTISCE OLTRE 400 CHILI DI DROGA SEQUESTRATA

La Polizia di Stato di Torino ha distrutto circa 400 chilogrammi di HASHISH e circa 45 chilogrammi di COCAINA presso impianti di incenerimento che, secondo uno specifico protocollo, garantiscono la sicurezza delle operazioni di distruzione in armonia con la tutela della salute pubblica.
Le sostanze che avrebbero fruttato alle varie organizzazioni criminali più di TRE MILIONI di euro.
Il quantitativo sequestrato e distrutto è il risultato delle diverse operazioni antidroga concluse nella provincia di Torino negli ultimi tempi, tra le quali la recente operazione “PUSHER” che ha visto coinvolte le Squadre Mobili di tutta Italia, sotto il coordinamento dello SCO di Roma, in una mirata azione di contrasto alla commercializzazione delle sostanze stupefacenti e che, solo nel torinese, ha portato all´arresto di 24 persone.
Ai servizi, che in particolare sono stati svolti nel fine settimana del 4 e 5 Febbraio, hanno concorso gli Uffici Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, con le relative unità cinofile, i commissariati sezionali e distaccati, il Reparto prevenzione Crimine nonché le Squadre di Polizia Giudiziaria delle specialità Polfer e Stradale

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Palermo: chiedevano il pizzo sul pizzo, arrestati 4 mafiosi

Avevano fiutato profumo di denaro, illegale ovviamente, i quattro appartenenti a Cosa Nostra arrestati dalla Squadra mobile di Palermo, questa mattina.

Gli arrestati sono accusati di aver imposto il pizzo agli appartenenti ad un’organizzazione criminale specializzata nel furto di auto e nella riconsegna, previo pagamento, di una somma di denaro da parte della vittima.

In sostanza una banda di criminali, che aveva messo in piedi un’attività molto lucrosa che fruttava circa 200 mila euro al mese, aveva attirato l’attenzione del “livello superiore” della criminalità locale che aveva deciso di imporre, a propria volta, il pagamento di denaro affinché ladri ed estorsori potessero continuare a “lavorare”.

L’organizzazione che sfruttava la tecnica del furto e della successiva estorsione, cosiddetto sistema del “cavallo di ritorno”, era stata smantellata nel dicembre scorso con un’operazione della stessa Squadra mobile.

fonte e foto polizia di stato

Bloccato traffico di droga dall’Italia all’Albania

Operazione antidroga della Squadra Mobile di Roma nei confronti di un gruppo criminale che trafficava sostanze stupefacenti a livello internazionale. Tredici le misure cautelari nei confronti degli appartenenti all’organizzazione che aveva anche ramificazioni all’estero. Numerose sono state anche le perquisizioni.

Dalle indagini i poliziotti hanno scoperto che ai vertici della banda, con sedi operative a Roma e in Puglia, c’era un gruppo di albanesi che gestiva eroina e cocaina da più di 10 anni. La banda era molto violenta nei confronti delle organizzazioni concorrenti e spesso faceva uso di armi per appianare i rapporti con coloro che non rispettavano gli accordi e gli impegni presi.

Grazie alle intercettazioni telefoniche di centinaia di utenze di gestori sia italiani che albanesi e rumeni, gli agenti hanno potuto delineare i ruoli ricoperti da ogni personaggio all’interno della struttura criminale ed attribuire le singole responsabilità.

A capo dell’organizzazione un albanese, residente all’estero, che evitava l’utilizzo delle comunicazioni telefoniche tanto da rendere necessari dei viaggi in Albania, da parte dei vari componenti, al solo fine di incontrarlo di persona per pianificare le successive operazioni di importazione dei carichi di eroina e  per consegnargli i proventi delle vendite illecite in Italia.

Il gruppo criminale disponeva inoltre di affiliati fatti arrivare in Italia direttamente dall’Albania per riscuotere, con metodi violenti, crediti per forniture di droga non pagate dai vari debitori morosi.

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Cremona: fermata organizzazione che trafficava migranti

Sono stati necessari due anni di indagine alla Squadra mobile di Cremona per bloccare un’organizzazione di trafficanti di esseri umani che operava a livello internazionale.

Gli arresti sono stati 18 e hanno interessato le province di Milano, Imperia, Genova, Reggio Emilia, Torino, Varese, Mantova, Pistoia, Reggio Calabria e Catania e la frontiera di Ventimiglia.

I poliziotti hanno scoperto un’ampia e ramificata associazione criminale che, a fronte di pagamenti, facilitava l’ingresso di cittadini extracomunitari provenienti dalla Siria, dall’Egitto, dall’Eritrea e dal Sudan.

L’organizzazione, che agiva per lo più tra Ventimiglia e Nizza, aveva base a Milano ed era composta da cittadini egiziani e maghrebini, afghani, sudanesi, albanesi, molti dei quali in possesso di un regolare permesso di soggiorno, ed in misura minore da cittadini romeni e italiani.

Al suo interno i ruoli erano ben definiti: al vertice vi erano dei cittadini egiziani che gestivano, sia mediante una fitta rete di contatti diretti con trafficanti che con la complicità di un altro appartenente al gruppo criminale residente a Catania, a sua volta in contatto con scafisti e trafficanti provenienti dal nord Africa, il traffico di clandestini provenienti principalmente dalla Siria e diretti nel nord Europa.

Grazie proprio ai contatti con gli scafisti, infatti, i membri dell’organizzazione riuscivano a sapere degli sbarchi che sarebbero avvenuti sulle coste siciliane o pugliesi, dopodiché indirizzavano i profughi verso la città di Milano; città che i profughi raggiungevano mediante pullman, treni o nell’ambito dei trasporti organizzati per la loro collocazione presso le strutture d’accoglienza. Una volta giunti a Milano gli stranieri venivano agganciati alla stazione Centrale e nelle vicinanze delle strutture d’accoglienza per organizzare i viaggi finalizzati all’attraversamento della frontiera italiana per raggiungere le desiderate mete del nord Europa.

In alcuni casi le persone arrivate in Italia clandestinamente contattavano direttamente i membri dell’organizzazione per ricevere istruzioni su come muoversi e cosa fare. Una volta terminate le trattative, le persone venivano accompagnate verso la frontiera di Ventimiglia dove venivano raggruppate e nascoste in attesa della predisposizione dei mezzi di trasporto necessari all’attraversamento della frontiera. I viaggi avvenivano quasi sempre di notte tramite una vasta rete di “passeur”, con auto, furgoni, camion all’interno dei quali i migranti spesso venivano stipati come “merce” da trasporto, all’interno di casse di legno o di bagagliai di autovetture, o, in quantità impressionanti, anche decine, stipati in piccoli furgoni.

Quasi sempre gli “accompagnatori” utilizzavano percorsi collaudati e ben conosciuti e, nei casi in cui veniva utilizzato il treno per il trasporto, si guardavano bene dal viaggiare con i migranti, ma occupavano carrozze diverse per non essere controllati in loro compagnia.

Nel corso delle indagini sono stati svolti anche servizi di appostamento svolti dalla Squadra mobile di Cremona con la collaborazione della Polizia di frontiera di Ventimiglia, della Squadra mobile di Imperia  e anche, in diverse occasioni, in collaborazione con la Polizia francese. Tali servizi hanno permesso di arrestare passeur, fermati mentre cercavano di far entrare illegalmente in Francia decine di immigrati

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Stradale scopre a Lecco un laboratorio di documenti falsi

Una vera e propria ”stamperia clandestina” di documenti falsi tra Isernia e Campobasso. È quanto scoperto nel corso di un’indagine della Polizia stradale. Tutto è partito dagli arresti, eseguiti a Lecco dalla Stradale di Lecco, Isernia e Campobasso, di due molisani per uso di documenti falsi per l’espatrio.

Infatti nel corso di diverse perquisizioni è stata trovata nelle abitazioni e negli uffici dei due arrestati una vera e propria ”stamperia clandestina” di documenti falsi. Diversi sono stati i documenti rinvenuti dai poliziotti, ma comunque tutti riconosciuti dagli Stati dell’Unione europea, pronti ad essere falsificati: titoli validi per l’espatrio e migliaia tra carte d’identità, patenti di guida, carte di circolazione, certificati assicurativi.

Gli agenti hanno inoltre trovato un’ingente somma di denaro contante, macchinari e strumenti informatici, tra i quali hardware e software di ultima generazione: una sorta di ”laboratorio tecnologico” per falsificare i documenti. Gli arrestati sono accusati a vario titolo dei reati di ricettazione, falso documentale, furto, riciclaggio di denaro e truffa ai danni dello Stato.

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Padova: arrestati sei nigeriani dalla Squadra mobile di Ragusa per tratta di esseri umani

Una storia fatta di violenze e soprusi lungo tutto il percorso che i migranti fanno per raggiungere l’Italia, “scortati” da bande di trafficanti di esseri umani senza scrupoli. È la storia raccontata da una minorenne costretta alla prostituzione che ha permesso alla Polizia di scoprire un’organizzazione criminale che dall’Italia favoriva l’arrivo di migranti ai fini dello sfruttamento.

Questa mattina a Padova sono stati arrestati sei nigeriani per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di tratta di persone in danno di connazionali, anche di minore età, di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e traffico di stupefacenti.

L’operazione “Broken Chains” è stata portata a termine dai poliziotti del Servizio centrale operativo, della Squadra mobile di Ragusa e di Padova dopo sei mesi di indagini partite dalle rivelazioni di una minorenne nigeriana giunta nel nostro Paese a maggio 2016.

La ragazza aveva affrontato il pericoloso viaggio allettata dalla falsa promessa di un lavoro lecito con i guadagni del quale avrebbe aiutato la famiglia di origine. Invece, appena sbarcata in Sicilia ed essere stata collocata in una struttura protetta, la ragazza veniva rintracciata e portata via dal connazionale che aveva organizzato il viaggio per destinarla alla prostituzione.

Partendo da questo caso gli investigatori hanno scoperto che la sorte toccata alla giovane, non era un caso isolato ma, dietro la vicenda, si muoveva un’organizzazione criminale composta da nigeriani residenti a Padova alcuni nel Paese di origine ed altre persone, di diversa nazionalità, operanti in Libia nel business delle partenze dalle coste.

Le indagini consentivano di comprendere che l’associazione criminale gestiva in forma professionale i viaggi di connazionali. In questo caso specifico erano preferite le donne, una “merce” capace di produrre reddito per tutti gli operatori economici coinvolti nel viaggio:sia i trafficanti operanti in terra libica (alla continua ricerca di somme sempre più alte da pretendere per la liberazione, la partenza od il semplice sostentamento giornaliero dei migranti), sia i trafficanti che dall’Italia organizzavano i trasferimenti in fretta per immettere le donne nel mercato della prostituzione.

Le registrazioni delle conversazioni tra i trafficanti consentivano di comprendere come il territorio di Tripoli e quello circostante sia in questo momento una zona di “stoccaggio” di migranti dove le persone vengono ammassate in attesa che la trattativa sul prezzo si perfezioni.

fonte e foto polizia di stato

Prima che giunga il pagamento richiesto tutti subiscono ogni genere di vessazione, dal mancato sostentamento alle percosse, sino alle violenze sessuali.

Falsi finaizieri razziavano appartamenti, 4 arresti a Torino

Falsi finaizieri razziavano appartamenti, 4 arresti a Torino

Si presentavano a casa delle vittime con pettorine e distintivi simili a quelli della Guardia di finanza, e, con la scusa di dover effettuare una verifica fiscale, effettuavano una perquisizione, che in realtà permetteva al gruppo criminale di razziare gioielli, orologi, oro e denaro.

I quattro appartenenti alla banda, tre uomini e una donna, tutti italiani residenti a Torino, sono stati arrestati dagli uomini della Squadra mobile di Pisa, in collaborazione con i colleghi di Torino e Imperia.

L’accusa nei loro confronti e di furto aggravato e millantato credito.

Gli arresti sono stati effettuati grazie agli sviluppi dell’indagine “Il capitano” avviata dalla Mobile di Pisa dopo un colpo messo a segno a Pisa il 31 agosto scorso.

Gli investigatori pisani, analizzando le immagini registrate da alcune telecamere di sicurezza, hanno riscontrato la somiglianza di uno dei membri della banda con un pregiudicato da loro ben conosciuto, registrando anche la targa dell’auto utilizzata durante il colpo.

Indagando sulla targa e, in particolare,  sull’assicurazione dell’auto, i poliziotti hanno scoperto che era intestata a una persona inesistente; per fortuna l’assicuratore si ricordava bene la persona che aveva stipulato la polizza e lo ha riconosciuto quando gli investigatori gli hanno mostrato la foto del pregiudicato riconosciuto nelle immagini.

Era il leader del gruppo, quello che chiamavano “Il capitano” (da qui il nome dell’operazione).

Monitorando l’uomo gli specialisti della Mobile pisana hanno individuato anche gli altri membri della banda.

Quando i malviventi si sono mossi per colpire a San Remo, gli investigatori li stavano seguendo.

Dopo aver tentato invano di entrare in un appartamento, il gruppo criminale è riuscito ad introdursi in casa di una coppia di coniugi.

Dopo aver accertato la commissione del furto, i poliziotti hanno fermato i quattro alla barriera autostradale di Carmagnola, in provincia di Torino. A bordo avevano ancora tutta la refurtiva razziata in casa dei coniugi sanremesi e il materiale utilizzato per fingersi finanzieri.

Durante le perquisizioni eseguite nelle abitazioni degli indagati sono state trovate pettorine, cappelli, palette, tessere di riconoscimento, verbali di perquisizione e sequestro, lampeggianti e manette, il tutto riconducibile alla Guardia di finanza; trovate anche alcune targhe clonate di vere auto della Finanza.

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Terremoto e neve: l’attività della Polizia di Stato

Un binomio terribile: neve e terremoto hanno messo in ginocchio diverse regioni delCentro Italia e la Polizia di Stato, così come tutte le altre Forze di polizia, si è mobilitata per prestare i soccorsi necessari ai paesi rimasti isolati.

Una corsa contro il tempo per risolvere molti problemi derivati dai disagi della straordinaria nevicata di questi giorni, accompagnata anche dai terremoti e dalle slavine. Tante le richieste d’aiuto arrivate alle sale operative e molti salvataggi anche in extremis effettuati con elicotteri.

Diverse zone del teramano sono rimaste isolate per giorni senza luce e linea telefonica e gli abitanti non hanno nemmeno potuto fare la spesa: tra questi anche molti anziani rimasti senza medicine e assistenza.

Le strade impraticabili hanno reso necessario l’uso degli elicotteri del reparto volo di Pescara per raggiungere i borghi e le contrade e far arrivare, oltre che personale medico, beni di prima necessità, come cibo e attrezzature.

In alcuni casi gli elicotteri sono stati utilizzati anche per evacuare intere famiglie minacciate dal pericolo di valanghe.

Sono molte le storie arrivate alla nostra redazione, raccontate dagli agenti intervenuti o anche dalle persone che sono state “salvate”.

Abbiamo voluto rendere pubbliche attraverso i nostri canali social (Facebook , Twittere Instagram), le storie più singolari e soprattutto a lieto fine che hanno impegnato molti uomini provenienti da diversi reparti d’Italia per soccorrere le persone in difficoltà.

Come la storia del signor Raffaele, un ottantenne che vive da solo a Francucciano, una frazione di Amatrice, pochissime abitazioni, quasi tutte evacuate a causa dei terremoti dei mesi scorsi e lontane le une dalle altre. La sua casa aveva retto anche alle scosse del 30 ottobre scorso e lui aveva deciso di restare pur non avendo parenti vicini. Per lui la nevicata eccezionale non era un problema e quel tempo aveva deciso di passarlo chiuso in casa aspettando che passasse. Ma le scosse aggiunte alla copiosa nevicata hanno compromesso la struttura della sua abitazione. Raffaele “armato” di elmetto, senza luce, riscaldamento e acqua, ha resistito fintanto che tre poliziotti “armati” di pala lo hanno raggiunto portandolo in salvo.

Sono documentati anche diversi salvataggi di animali che in questa situazione di disagio estremo sono rimasti senza cibo, acqua e molti tra ovini e bovini sono rimasti intrappolati nella neve.

Tra Amatrice a Campotosto alcuni agenti sono stati fermati da un ristoratore della zona che con il terremoto ha perso la sua azienda ad eccezione di 15 cavalli, rimasti senza ricovero, quasi stremati dalle temperature rigide e dalla fame. Era al freddo ad aspettare delle balle di fieno per gli animali che la protezione civile stava mandando con l’elicottero, e aveva bisogno di aiuto. I poliziotti gli hanno dato una mano a sistemarle, poi si sono fermati qualche minuto con lui a sentire la storia di una vita distrutta e a cercare di rincuorarlo un po’. Perché a volte anche questo significa esserci sempre.

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Controlli e partecipazione con il progetto “Gite scolastiche in sicurezza”

Incidenti gravi verificatisi in Italia ed all’estero, la giovane età dei trasportati e la tendenza delle gite a concentrarsi in specifici periodi dell’anno, avevano dato il via a “Gite scolastiche in Sicurezza”, una iniziativa della Polizia di Stato, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, per rendere più sicuro il trasporto scolastico in occasione delle gite e dei viaggi d’istruzione.

E a quasi un anno dal progetto i dati confermano la bontà dell’iniziativa; La Polizia stradale, dal 16 febbraio 2016 al 31 agosto 2016 ha messo in strada 8.419 pattuglie e ha controllato 12.594 autobus di cui 8.441 su richiesta delle scuole, e 2.149 di questi presentavano irregolarità.

Le irregolarità più frequenti hanno riguardato pneumatici lisci, cinture di sicurezza non funzionanti, fari guasti, specchi retrovisori danneggiati, estintori inefficienti, uscite di sicurezza non agibili.

Sono invece più di 600 le violazioni accertate relative alla guida senza patente, all’omessa revisione, all’eccesso di velocità, al mancato rispetto dei tempi di guida e di riposo e alla mancanza della copertura assicurativa.

Oltre ai controlli della Polizia stradale, nel progetto è stato sviluppato anche un vademecum attraverso il quale sono state fornite informazioni alle scuole per l’organizzazione in sicurezza delle gite, in modo da poter valutare le imprese di trasporto, l’idoneità del conducente e le condizioni generali dei veicoli; si esortano inoltre i dirigenti scolastici, data la particolare dimensione tecnica e giuridica della materia, a richiedere la collaborazione e l’intervento degli uffici della Polizia stradale territorialmente competenti, ogni qualvolta ritenuto opportuno.

Il vademecum realizzato dalla Polizia stradale evidenzia ad esempio le responsabilità del conducente che deve mantenere, per tutta la durata del viaggio, un comportamento rispettoso delle norme e che non esponga a rischi le persone trasportate e invita gli insegnanti a segnalare agli organi di Polizia, eventuali comportamenti scorretti del conducente dei quali dovessero avere testimonianza diretta (come ad esempio parlare al cellulare, ascoltare musica con auricolari, bere alcolici ecc.).

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