Stradale: droga e auto di lusso, 18 arresti

fonte Polizia di Stato

Auto di lusso e sensimilla, una potente erba con gli effetti della cocaina, sono i connotati principali dell’organizzazione criminale fermata oggi dalla Polizia stradale di Roma, con l’ausilio di unità cinofile.

In tutto 18 arresti, 11 in Italia e 7 in Olanda e 36 perquisizioni a carico dei membri dell’organizzazione. Tra gli arrestati un ex giocatore della squadra calcistica Roma. Sono tutti responsabili di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio internazionale di stupefacenti, detenzione di armi e materie esplodenti, lesioni personali, estorsione, ricettazione, riciclaggio e reati finanziari.

Il gruppo era composto da diverse persone ognuna con il proprio ruolo ben definito ma tutti sotto lo stretto controllo del capo. La base logistica era una concessionaria di veicoli nella zona di villa Gordiani ma il territorio che il gruppo controllava si estendeva fino a Castel Madama mentre l’attività di spaccio si era allargata fino all’Abruzzo e in alcuni quartieri del litorale romano.

L’organizzazione utilizzava automobili di grossa cilindrata non solo per dimostrare il proprio status ma, soprattutto, per “pagare” la droga e per “reclutare” nuovi complici. Le stesse automobili, poi, venivano recuperate dall’organizzazione con vere e proprie estorsioni, pestaggi e minacce a mano armata.

In alcuni casi il capo “comprava” la fiducia dei suoi uomini dando loro in uso un’auto di lusso a patto che essi si impegnassero a compiere tutte le sue richieste criminali.

Lo stupefacente, la sensimilla, era invece fornito da narcotrafficanti olandesi, conosciuti dalle polizie dei Paesi del Nord Europa per le loro attività criminali in ambito internazionale e per il loro interesse per le automobili di lusso.

I criminali avevano l’esclusiva dello spaccio della sensimilla che portava loro grossi guadagni perché veniva venduta a 20 euro al grammo.

Durante l’operazione sono stati sequestrati beni mobili e immobili, tra cui una villa e un noto bar romano, nonché sette chili di sostanza stupefacente, 6 pistole, un fucile, due katana, bilancini di precisione e materiale esplosivo.

Cyber Crime: infettati più di 3 milioni di pc nel mondo

fonte Polizia di Stato

Più di tre milioni di computer in tutto il mondo erano sottoposti ad attacchi informatici di cyber criminali, attraverso una vera e propria rete di computer “zombie”, smantellata dalla Polizia di Stato con l’operazione “Rubbly”.

Il server della rete pirata, localizzato nell’area milanese, è stato sequestrato dai poliziotti del CNAIPIC (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche) e verrà messo a disposizione dell’European Cyber Crime Center di Europol per gli approfondimenti dell’attività investigativa.

Gli esperti della Polizia postale e delle comunicazioni hanno verificato che infettati i pc con il virus malevolo (malware), attraverso link contenuti nelle e-mail di spam o siti web, i cyber criminali sottraevano informazioni relative ad account bancari, password di accesso alla posta elettronica nonchè credenziali dei più noti social network.

Il malware associato alla botnet è noto con il nome “Ramnit” e colpisce computer con sistema operativo Microsoft Windows, riuscendo, tra le altre cose, a disabilitare i sistemi di protezione antivirus.

Inoltre, il virus sfrutta un meccanismo di generazione automatico di nomi di dominio (Dga) che successivamente vengono registrati ed utilizzati come server di comando e controllo (C&C) codificato all’interno del malware, cosa che ne rende molto difficoltosa l’individuazione.

L’operazione che ha consentito di neutralizzare i server di comando e controllo utilizzati dai cyber criminali, è il frutto di una stretta collaborazione tra la Polizia di Stato e l’European Cyber Crime Center (EC3) di Europol oltre alle unità specializzate nel cyber crime di Germania, Paesi Bassi e Regno Unito.

Operazione “The end”: terminato lo spaccio di droga ad Andria

fonte Polizia di Stato

Si erano divisi la principale piazza di Andria e la utilizzavano per spacciare droga. Sono 14 gli spacciatori che facevano capo a due distinte organizzazioni di trafficanti, una specializzata in cocaina ed una in marijuana e che stamattina sono stati arrestati dagli agenti del Commissariato di Andria e della Squadra mobile di Bari.

Durante le perquisizioni sono state sequestrate armi da guerra, che venivano utilizzate dalle organizzazioni per mantenere il potere di gestione del territorio, un chilo di cocaina ed un chilo e mezzo di marijuana.

L’operazione, denominata “The end”, proprio perché ha posto fine allo spaccio di droga nella cittadina pugliese, è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Andria.

Traffico di droga tra Roma e la Sardegna, 7 arresti

La cocaina veniva trasportata nell’isola a bordo di un camion. A capo dell’organizzazione un pregiudicato ucciso nella capitale a dicembre. In manette già 49 persone.

I carabinieri dei Comandi provinciali di Roma e Cagliari stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 7 persone accusate di far parte, con vari ruoli, di un’associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti tra Roma ed il Sulcis Iglesiente. Tra gli arrestati ci sono elementi noti della criminalità capitolina. Secondo gli investigatori, il capo operativo del sodalizio romano era Igino Duello, il pregiudicato ucciso il 30 dicembre a colpi di pistola mentre rientrava a casa alla periferia di Roma.

L’indagine è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Cagliari Dda e gli arresti di oggi sono il proseguimento di un’operazione che già nel marzo scorso aveva portato all’emissione di 49 misure cautelari nei confronti di altrettante persone residenti tra la Sardegna e la provincia di Roma. A quanto ricostruito, i trafficanti romani inviavano la cocaina in Sardegna sfruttando l’aiuto inconsapevole di un camionista sardo, amico di uno degli indagati, che trasportava nell’isola dei pacchi con il nome di una ditta di arredamento (estranea alla vicenda), al cui interno veniva ben nascosto lo stupefacente.

fonte La Repubblica

I controlli dei carabinieri in provincia di Napoli: locali multati e arresti

Tanti controlli in questo fine settimana da parte dei carabinieri in provincia di Napoli.

I carabinieri della compagnia di Sorrento hanno effettuato servizi per verificare il rispetto della normativa inerente i giochi leciti, controllando vari esercizi commerciali (tra i quali sale giochi, centri scommesse e locali pubblici) dove erano presenti giochi leciti.

In due locali, a Vico Equense e Piano di Sorrento, è stata accertata la presenza di 3 minorenni e di 1 minorenne, tutti non accompagnati, con l’irrogazione della conseguente sanzione amministrativa a ciascun esercente di 6.666 euro e segnalazione di quanto accertato all’autorità amministrativa competente.

I carabinieri della compagnia di Pozzuoli hanno invece effettuato servizi di controllo predisposti per contrastare fenomeni d’illegalità diffusa. Durante quelli alla circolazione stradale sono state contestate 26 infrazioni al codice della strada, 4 delle quali per circolazione senza copertura assicurativa e 4 elevate a carico di soggetti che esercitavano abusivamente la professione di parcheggiatore guardiamacchine. Per violazione agli obblighi di custodia sono state denunciate 4 persone: 2 di Pozzuoli, una di Napoli e la quarta di Arzano.

Un 36enne di monte di Procida è stato denunciato per ricettazione dopo essere stato sorpreso alla guida di un ciclomotore sul quale è stata trovata apposta una targa oggetto di furto. Un 39enne di Napoli e un 16enne di Pozzuoli sono stati trovati alla guida, con patente revocata, di una vettura e di uno scooter.

Un 30enne di Pozzuoli è stato segnalato al prefetto perché trovato in possesso di una modica quantità di stupefacente detenuta per uso personale. Tre soggetti, uno di Marano e gli altri di Villaricca, si aggiravano per la zona con fare sospetto e sono stati allontanati con la misura di prevenzione del foglio di via obbligatorio.

Durante i servizi sono stati inoltre tratti in arresto:

in esecuzione a ordine di carcerazione emesso dalla procura di Napoli, un 42enne già noto alle forze dell’ordine (dovrà espiare 6 anni di reclusione per rapina ed evasione ed e’ stato portato a Poggioreale); in esecuzione di ordine di carcerazione emesso dalla procura di Taranto, un 34enne di Pozzuoli già noto alle forze dell’ordine (dovrà espiare 4 pena anni e 6 mesi di reclusione per estorsione e maltrattamenti in famiglia ).

I carabinieri della tenenza di sant’Antimo hanno arrestato per detenzione di cocaina a fini di spaccio A. M., 29 anni, residente a napoli al viale della resistenza, pregiudicato. L’uomo è stato notato mentre si intratteneva con fare sospetto a bordo della sua ford ka sul corso Europa. I carabinieri l’hanno sottoposto a perquisizioni, personale e della sua vettura, trovando 11 dosi di cocaina (8 grammi) che teneva nascoste sotto il sedile anteriore sinistro. L’arrestato è in attesa di rito direttsimo.

I carabinieri della compagnia di Giugliano in Campania hanno arrestato dopo un prolungato inseguimento iniziato nel corso di ricerche diramate dalla centrale operativa A. M., 38enne, residente a Giugliano, pregiudicato.

L’uomo è stato bloccato da cc dell’aliquota radiomobile in via dell’Acquario di Giugliano in campania a bordo di una Fiat uno risultata oggetto di furto perpetrato a Giugliano. . All’interno del mezzo sono stati rinvenuti e sequestrati una pistola scenica, un mefisto nero e un paio di guanti di gomma.

Arrestato anche A. P. 57enne, residente a napoli al viale della resistenza, pregiudicato, fermato a Mugnano di Napoli a bordo di una fiat 500 risultata rubata a qualiano. I veicoli avevano entrambi evidenti segni di effrazione sulla portiera lato guida e dopo le formalità sono stati restituiti ai proprietari. Entrambi gli arrestati sono in attesa di rito direttissimo.

 

fonte Il Mattino

Brescia: arrestati in due con 500 chili di hashish

fonte Polizia di Stato

Due cittadini marocchini responsabili di detenzione e traffico di sostanze stupefacenti sono stati arrestati dalla Squadra mobile di Brescia.

Lo stupefacente, hashish, era destinato prevalentemente agli studenti e ai giovani dell’area dell’est Lombardia. Le indagini da parte dei poliziotti sono iniziate dopo le segnalazioni fatte dai genitori e dai professori di alcune scuole cittadine. Gli agenti hanno dapprima individuato e arrestato un uomo, sorpreso mentre tentava di nascondere 20 chili di hashish destinato allo spaccio e poi sono arrivati ai fornitori, i due nord africani.

Le riprese del video fatto dalle telecamere nascoste, infatti, mostra l’attività del gruppo all’interno di un box, in provincia di Milano, dove era nascosta la droga, circa 500 chili contenuta in sacchi di yuta.

Genova: importavano droga, arrestati in cinque

fonte Polizia di Stato

È stata chiamata “Bellavita 2013” l’operazione della Squadra mobile di Genova conclusa questa mattina con l’arresto di 5 genovesi mentre un sesto è stato sottoposto all’obbligo di dimora.

Gli indagati devono rispondere di traffico di hashish e marijuana dall’estero che veniva poi smerciata nel mercato locale per clienti appartenenti a fasce medio – alte.

I poliziotti sono stati insospettiti dall’alto tenore di vita del gruppo non proporzionato al reddito dichiarato: giravano su auto di grossa cilindrata e vivevano in ville di lusso.

Oltre a numerose perquisizioni, gli agenti hanno eseguito il sequestro preventivo di abitazioni, box, autovetture, conti correnti, cassette di sicurezza, polizze ed altro riconducibili al gruppo criminale per un valore di oltre mezzo milione di euro.

Durante le indagini, iniziate nel 2013, sono stati sequestrati complessivamente 25 chili di sostanza stupefacente e denaro contante.

Teramo: carte di credito clonate, 20 indagati

fonte Polizia di Stato

Scoperta a Teramo un’associazione a delinquere che ha truffato le banche per oltre 500 mila euro utilizzando carte di credito clonate. A finire agli arresti questa mattina sono state 9 persone tra italiani e stranieri mentre un’altra è ricercata ed altre dieci sono al momento indagate.

Le indagini della Squadra mobile in collaborazione con gli specialisti della Polizia postale, hanno permesso di accertare l’esistenza di un’organizzazione criminale con sede stabile nei comuni di Alba Adriatica, Teramo e Colonnella e con diramazioni in altre regioni italiane. L’organizzazione si procurava ed utilizzava i codici di carte di pagamento sottratti a cittadini statunitensi, australiani e indiani.

La banda, grazie ai contatti in Pakistan tenuti da uno degli indagati, procurava i codici che clonati venivano divulgati agli altri affiliati; questi ultimi li utilizzavano per acquistare articoli di ogni genere, specie elettrodomestici e capi di abbigliamento firmati, per poi rivenderli, a prezzi vantaggiosi, a privati.

Il gruppo, inizialmente, si era rivolto anche ad alcuni titolari di attività commerciali compiacenti che consentivano il pagamento della merce con le carte clonate realizzando un vantaggio economico immediato: i compratori ricevevano in denaro la metà del valore del prodotto e il rivenditore si teneva invece la merce.

Holding del sesso nel centro di Ragusa

fonte Polizia di Stato

Aveva messo in piedi una vera e propria impresa della prostituzione a Ragusa il brasiliano arrestato dalla Squadra mobile iblea. L’uomo, oltre a prostituirsi personalmente, gestiva tre case dove sfruttava donne o transessuali stranieri.

Il meccanismo si è inceppato quando ha deciso di invitare in Italia una prostituta cinquantenne dominicana che viveva in Spagna. Il giro di affari promesso alla prostituta era enorme ma appena arrivata in Italia, la donna ha dovuto constatare che il suo contatto in Italia gli faceva pagare cifre enormi per tutto: trasferimenti in auto, affitto dell’appartamento, annunci su siti internet; alla donna non rimaneva nemmeno di che vivere.

La sudditanza psicologica era anche accentuata dalla mancata conoscenza della lingua tanto che, ad un certo punto, l’uomo le aveva tolto il cellulare. Il brasiliano prendeva contatto con i clienti italiani, direttamente stabilendo prezzi, tipologia di prestazioni e orari.

La donna, dopo poche settimane, decideva quindi di rivolgersi alla Polizia che, presa la denuncia, iniziava l’attività di indagine acquisendo video, audio e prove materiali per incastrare lo sfruttatore.

Per i soli affitti delle stanze l’arrestato guadagnava 2.600 euro al netto più una parte degli incassi di uomini e donne che si prostituivano sotto il suo controllo.

Nel caso della denunciante la somma era pari al 50% degli incassi per le prestazioni. Accertate anche minacce e violenze fisiche sulla denunciante.

Le altre persone, che si prostituivano negli appartamenti sequestrati, hanno preferito, per evidente paura di ritorsioni, non denunciare il loro sfruttatore.

Prostituzione: a Pescara sei cinesi arrestati

fonte Polizia di Stato

Operazione antiprostituzione questa mattina a Pescara con sei cinesi finiti in manette.

Gli arrestati, tre uomini e tre donne, tutti con regolare permesso di soggiorno, sono accusati di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e al favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina.

La Squadra mobile di Pescara, in collaborazione con quelle di Venezia, Prato, Rimini e Padova, anche grazie alle dichiarazioni di una di una delle ragazze liberate dopo l’operazione, ha ricostruito un giro d’affari di almeno 90 mila euro al mese. Il denaro che l’organizzazione criminale intascava finiva poi in Cina attraverso operatori finanziari.

Il centro dell’organizzazione era a Venezia, mentre le ragazze si prostituivano in tre appartamenti di Pescara e provincia.

Per trovare i clienti, la banda pubblicava annunci sui giornali locali ricorrendo a inserzioni con avvenenti ragazze nude o seminude che offrivano massaggi.

Erano inoltre i membri dell’ organizzazione a tenere i contatti con i clienti e a comunicare il loro arrivo alle prostitute che, di solito, non sapevano neppure parlare l’italiano.

Gli sfruttatori non si facevano scrupolo nel sollecitare le connazionali a soddisfare ogni richiesta dei clienti, anche quando si trattava di concedere rapporti non protetti.

L’indagine, durata un anno, con appostamenti, pedinamenti e intercettazioni telefoniche, ha messo in luce anche come il mercato del sesso “low cost” a Pescara fosse in mano ai cinesi.

Non a caso le prostitute venivano chiamate “operaie“, in quanto impiegate come in una fabbrica, con prezzi fortemente concorrenziali, le prestazioni partivano da 30 euro.

Le ragazze ricevevano periodicamente la visita del capo dell’organizzazione, una donna, o dei suoi emissari, che le rifornivano di cibo e tutto il necessario per vivere e lavorare; in quella stessa occasione riscuotevano gli incassi.