«Non non l’agenda rossa di Paolo Borsellino ma un parasole l’oggetto ripreso in via D’Amelio». È il verdetto emesso dalla Scientifica di Roma riguardo all’oggetto ripreso nel video dei vigili del fuoco subito dopo la strage del 19 luglio 1992 a Palermo.
L’ANALISI – Non si tratterebbe quindi dell’agenda dalla quale il magistrato non si separava mai, ma del parasole di un’auto usato per coprire i resti dell’agente di scorta Emanuela Loi. La Scientifica, incaricata dai pm di Caltanissetta che indagano sulla strage costata la vita a Borsellino di riesaminare il video girato dai vigili del fuoco dopo l’esplosione dell’autobomba, renderà noto nelle prossime ore l’esito definitivo degli accertamenti compiuti sul video ma pare ormai escluso che le immagini abbiano ripreso l’agenda del giudice. «Attendiamo le conclusioni dei tecnici – ha spiegato il procuratore Sergio Lari – perciò continuiamo ad essere cauti, ma pare probabile che quello ripreso fosse il parasole».
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Si diede fuoco per salvare la casa: morto
E’ morto all’ospedale di Catania Giovanni Guarascio, il muratore di 64 anni che il 14 maggio si era dato fuoco. Un gesto disperato per impedire lo sfratto dalla sua casa a Vittoria, nel Ragusano. Guarascio aveva riportato ustioni di primo e secondo grado su tutto il corpo. Rimangono ricoverati la moglie e l’agente di polizia che era intervenuto per soccorrere il muratore disoccupato.
La casa dell’uomo era stata messa all’asta per un vecchio debito con una banca ragusana. Le sue condizioni erano apparse subito gravi ai sanitari dell’Ospedale di Vittoria, dove era stato ricoverato dopo essersi dato fuoco. Per questo era stato deciso il trasferimento nella divisione grandi ustionati dell’Ospedale “Cannizzaro” di Catania dove i medici non avevano sciolto la prognosi.Aperta un’inchiesta sul pignoramento della casa – Nei giorni scorsi la Procura di Ragusa ha aperto un’inchiesta, con indagati, sul procedimento che ha portato al pignoramento e alla vendita della casa. Il reato ipotizzato, dal procuratore capo Carmelo Petralia e dal sostituto Federica Messina, è di turbativa d’asta. Sono due i tronconi dell’inchiesta: uno riguarda l’aggiudicazione della casa all’asta, e l’altro la storia e l’evoluzione del rapporto debitorio bancario e dell’esecuzione immobiliare. In merito a quest’ultimo fascicolo la guardia di finanza del comando provinciale di Siracusa ha acquisito, atti su disposizione della magistratura.
Stazionarie le condizioni dei feriti – Non migliorano le condizioni di Giorgia Famà, moglie del muratore morto. La donna ha ustioni di secondo e terzo grado sul 20% del corpo, in particolare su viso, collo e torace, con lesioni meno gravi a mani e avambraccio. Nello stesso ospedale è ricoverato il poliziotto Antonio Terranova, che ha ustioni di terzo grado sul 30% della superficie corporea, soprattutto a viso, braccia e orecchio sinistro.
Ecco l’agenda di Borsellino dopo la strage: nelle foto mai viste la traccia del diario sparito
L’AGENDA rossa di Paolo Borsellino era lì dove avrebbe dovuto essere. A terra, integra, accanto al corpo carbonizzato del magistrato ucciso da un’autobomba in via D’Amelio insieme ai cinque uomini della sua scorta. L’agenda era lì, ben visibile ancora pochi minuti dopo l’esplosione, almeno fino a quando un uomo, non in divisa, si avvicina al corpo di Paolo Borsellino e, con il piede sinistro alza un pezzo di cartone che copre l’agenda rossa. L’agenda è lì, per terra, accanto ad una delle auto blindate del magistrato e della scorta che ancora fumano dopo l’esplosione.
L’uomo misterioso che si era allontanato di qualche metro torna indietro e sposta quasi del tutto quel pezzo di cartone. Eccola qui l’agenda rossa di Paolo Borsellino, quella da cui il magistrato non si separava e che tutti cercano invano da vent’anni.
Ora c’è una prova schiacciante, un documento finora inedito, un filmato di oltre due ore girato nell’immediatezza della strage dagli operatori televisivi dei vigili del fuoco, accorsi in via D’Amelio quel maledetto pomeriggio del 19 luglio del 1992, per spegnere le fiamme causate dallo scoppio dell’autobomba piazzata da Cosa nostra sotto casa della madre del giudice.
In quel filmato un’agenda rossa si vede nitidamente a fianco del corpo carbonizzato del magistrato. È quella di Paolo Borsellino? Certo, difficile pensare a una singolare coincidenza e che sia l’agenda di qualcun altro. A stabilirlo con certezza saranno i magistrati della Direzione Distrettuale di Caltanissetta che proprio nei giorni scorsi avevano acquisito numerosi filmati girati da tv nazionali e private e da videoamatori, nei minuti e nelle ore successive alla strage. Il tentativo era quello di trovare tracce di quell’agenda dove si presume che il magistrato avesse annotato appunti di lavoro e riflessioni. Proprio queste avrebbero potuto far luce sul reale movente della strage e sulle possibili responsabilità istituzionali a fianco di Cosa nostra. Perché il sospetto dei Pm di Caltanissetta è che Paolo Borsellino nelle ultime settimane della sua vita avesse scoperto la trattativa tra Stato e Mafia.
Il filmato dei Vigili del Fuoco era stato acquisito, insieme ad altri video dalla Procura di Caltanissetta già 20 anni fa, ma evidentemente tra centinaia di ore di registrazione, questi chiarissimi fotogrammi che mostrano un’agenda rossa accanto al corpo di Paolo Borsellino sono sfuggiti all’esame degli inquirenti. Che il magistrato anche quella domenica del 19 luglio avesse l’agenda rossa con sé è certo, lo hanno ribadito più volte la moglie, Agnese Piraino Leto scomparsa da alcuni giorni, e i figli. Un’agenda che il magistrato teneva spesso in mano e che non lasciava quasi mai nella sua borsa di lavoro che invece, come avvenne il 19 luglio, affidava spesso alla custodia degli uomini della sua scorta. La borsa del giudice fu ritrovata sul sedile posteriore della macchina blindata ma al suo interno l’agenda rossa non c’era. Probabilmente perché, come dimostra ora il filmato di cui Repubblica è entrata in possesso, prima di salire a casa della madre, Borsellino l’aveva presa con sé.
Chi è dunque quell’uomo che indossa mocassini neri, pantaloni beige su una camicia bianca e con un borsellino nero, che si avvicina a così tanto e ripetutamente al corpo martoriato di Borsellino, prima ancora che venga coperto pietosamente con un lenzuolo e per ben due volte sposta con un calcio quel pezzo di cartone che copre parzialmente l’agenda? Certamente un uomo in divisa, un “addetto ai lavori” che nessuno allontana dalla scena della strage in quei drammatici momenti in cui decine di poliziotti e carabinieri cercavano di mandare via tutti i curiosi. Un’immagine in linea con la testimonianza resa alcuni anni fa dall’ispettore di polizia Giuseppe Garofalo ai magistrati di Caltanissetta: “Ricordo di avere notato una persona in abiti civili alla quale ho chiesto spiegazioni in merito alla sua presenza nei pressi dell’auto blindata. A questo proposito non riesco a ricordare se la persona mi abbia chiesto qualcosa in merito alla borsa o se io l’ho vista con la borsa in mano o comunque nei pressi dell’auto del giudice. Di sicuro io ho chiesto a questa persona chi fosse e lui mi ha risposto di appartenere ai “servizi”. Posso dire che era vestito in maniera elegante, con una giacca di cui non ricordo i colori”.
Negli anni sono state molte le ipotesi seguite sulla sparizione dell’agenda rossa. Un filmato sembrava indicare nell’ufficiale dei carabinieri Giovanni Arcangioli l’uomo che cammina in via D’Amelio con la borsa del magistrato ma, inquisito, è stato prosciolto perché non c’è la prova che l’agenda si trovasse dentro la borsa. Una relazione di servizio della Polizia di Stato, invece, racconta che quella borsa venne portata alla squadra mobile e consegnata all’allora dirigente Arnaldo La Barbera. Ora il nuovo filmato fornisce una pista decisiva sul giallo dell’agenda rossa.
Incidente Genova, recuperato ultimo disperso: il sergente Jacoviello
I palombari della Marina militare hanno recuperato il corpo del sergente Gianni Jacoviello, la nona vittima dell’incidente di Genova, l’ultimo disperso. ll corpo è stato trovato dopo che i palombari hanno spostato una trave portante di cemento armato della torre dei piloti che si era abbattuta vicino alla banchina. Secondo quanto appreso, il corpo era rimasto incastrato tra la banchina e la colonna di cemento. Il corpo sarà messo subito a disposizione. Non verrà dunque effettuata alcuna autopsia e la salma sarà composta e restituita ai familiari.
PROCURATORE CAPO, IMPEGNATI AL MASSIMO – “Il nostro ufficio è impegnato fin dall’inizio a svolgere tutte le attività con la massima celerità e, per ottimizzare i tempi, abbiamo coinvolto anche altre forze di polizia. E’ presumibile che presto ci possa essere qualche passo avanti”. Lo ha detto il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce rispondendo così al messaggio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, diretto alla magistratura e a chi concorre alle indagini per accertare nel più breve tempo possibile le cause del tragico incidente del 7 maggio scorso nel porto di Genova, costato la vita a nove persone mentre quattro sono stati i feriti. Di Lecce ha ribadito che “é a tutto campo l’attività per compiere gli accertamenti necessari per fare luce sulle cause che hanno determinato il crollo della torre piloti abbattuta dalla Jolly Nero che stava manovrando in retromarcia al molo Giano”.
ANCHE DATI SATELLITARI PER AVERE VERITA’ – I dati cibernetici e delle ricognizioni satellitari potrebbero avere “massimo ruolo” nel determinare cause e concause dell’incidente avvenuto in porto a Genova il 7 maggio scorso quando la portacontainer Jolly Nero ha urtato, facendola crollare, la Torre piloti provocando nove morti. L’uso dei dati cibernetici e satellitare come fonte di prova anche giudiziaria è stato discusso stamani nella sessione dedicata alla Cyber Defence durante il Symposium organizzato dalla Scuola di Telecomunicazione delle Forze armate in corso a Chiavari (Genova). Al Symposium ha partecipato anche il professor Carlo Golda, membro dell’European center for Space law presso l’European Space Agency (Esa) e co-difensore con il professor Francesco Munari del pilota che quella notte salì sulla Jolly Nero per guidare la manovra. “Il dato di ricognizione satellitare è preciso – ha detto Golda – e potrebbe avere un ruolo notevole nelle indagini perché potrebbe ricostruire precisamente tempi e velocità dei mezzi in movimento in ogni occasione. Sono dati provenienti dalle più varie fonti satellitari e vari centri di elaborazione informatica e quindi per una parte significativa accessibili in modo pubblico”.
CAPITANERIA, NASCE COMITATO PER LE VITTIME – Un comitato per le vittime militari e civili del crollo che possa con l’apertura di un conto corrente, costituire “un unico punto di riferimento per la raccolta di fondi” che “con grande generosità privati, istituzioni, associazioni, enti, club sportivi vogliono donare in ricordo dei marinai e dei dipendenti del Corpo Piloti e della Società Rimorchiatori deceduti”. Lo rende noto la Capitaneria di porto di Genova. “Proprio in queste ore – si legge in una nota della Guardia costiera -, sono in corso incontri per stilare lo Statuto ed il regolamento del Comitato che, unitamente alla scelta del nome, costituiranno poi la base per la sua formale istituzione e la conseguente legittimazione ad operare e a divenire intestatario di apposito conto corrente bancario”.
Napoli,Carabinieri fermano 80 auto non assicurate
In una notte, nel centro di Napoli, i Carabinieri hanno fermato e sequestrato 80 auto che circolavano senza assicurazione, hanno denunciato 18 giovani che guidavano senza aver mai conseguito la patente e hanno multato 28 parcheggiatori abusivi.
I controlli sono stati fatti nelle centralissime via Toledo e via Chiaia e nelle aree della movida.
Sono state inoltre sottoposte a fermo amministrativo 17 moto con a bordo giovani senza casco e sono state fatte multe per oltre 110.000 euro
Alfano, inviati 140 agenti a Milano: ‘Misura per rafforzare prevenzione e contrasto criminalita”
Il Viminale ha disposto l’invio di 140 unita’ delle forze dell’ordine a Milano per intensificare il controllo del territorio.
Si tratta, ha detto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, di ”una risposta importante, volta a rafforzare le attivita’ di prevenzione, potenziando cosi’ la preziosa e indispensabile sinergia con le attività di investigazione già in atto, finalizzate al contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa”.
Poliziotto spara a figlio: morto il bimbo
E’ morto il bambino ferito dal padre poliziotto (che poi si è ucciso) e operato ieri all’Ospedale Civico. Stamane i medici ne avevano dichiarato la morte cerebrale.
L’uomo viveva con il figlio, la moglie e una figlia di 14 anni. Era in servizio alla Squadra mobile di Palermo nella sezione Antirapine.
Si è alzato all’alba di un giorno che doveva essere di festa, è andato nella stanza del figlio di 7 anni e gli ha sparato alla testa mentre era ancora addormentato nel suo lettino. Poi si è puntato l’arma di ordinanza alla tempia e ha fatto fuoco morendo sul colpo. A trovare l’uomo, steso a terra accanto al figlioletto, nella sua casa di Misilmeri, è stata la moglie che dalla camera ha sentito due spari.
Quando la moglie dell’agente l’ha visto alzarsi di buon ora ha solo pensato che si stesse preparando per il viaggio a Milano che la famiglia avrebbe dovuto fare: marito, moglie, il bambino e la seconda figlia – una ragazzina di 14 anni – sarebbero dovuti partire per festeggiare la comunione di un familiare.
I medici avevano ricoverato subito in Rianimazione il bimbo: poi l’intervento in neurochirurgia per estrarre dal cranio i frammenti ossei.
Perché il poliziotto, che i colleghi descrivono come un uomo sereno ed equilibrato, ha sparato al bambino che – raccontano tutti – adorava? Gli inquirenti hanno accertato che l’agente era preoccupato per i problemi economici che da tempo lo assillavano: 10 anni fa era stato costretto a vendere la casa e a trasferirsi dai genitori, che vivevano nella stessa palazzina, al piano di sopra, ma ancora non aveva risolto tutte le questioni finanziarie e sarebbe stato costretto a chiedere denaro in prestito per saldare dei debiti. La moglie era venuta a conoscenza da poco delle preoccupazioni del marito, ma, secondo quanto ha raccontato alla polizia, non aveva capito quanto l’uomo fosse depresso. Ma perché sparare al bambino? “Lo amava immensamente – racconta un collega – Forse avrà scelto in un attimo di follia di portarlo con sé all’altro mondo”.
Sei secondi per salvarsi la vita dalla furia omicida di Mada KADOBO. Le foto esclusive de Il Giorno
Sei secondi e prontezza di riflessi: tanto è bastato ad Antonio Morisco per salvarsi dalla furia omicida di Mada Kabobo, il killer col piccone che ha seminato il terrore nel quartiere Niguarda di Milano. E’ l’alba di sabato. Sono le 5.56 e l’uomo, imbianchino di 53 anni, esce di casa per portare a spasso il cane: una routine che a breve sarà spezzata. Alle 5.59 le telecamere installate all’inizio di via Grivola mostrano l’arrivo di Kabobo. Le immagini sono un’esclusiva de Il Giorno.
Le 6.00 e 57 secondi: il killer vede Morsico e decide che sarà la sua prossima vittima. Il ghanese infatti ha già colpito una prima volta in via Passerini. Sotto le picconate è finito Antonio Niro, che rimane solo tramortito e riesce a trascinarsi a casa. L’orologio della telecamera segna le 6.01 e 3 secondi: Kabobo prova a colpire, ma l’imbianchino con la coda dell’occhio si accorge del piccone e scappa nel portone di casa. Sei secondi: è salvo.
L’assassino è irato: ha fallito, ma non si arrende. Colpisce il portone, tutto inutile. Quindi poggia l’arma su un’auto e impreca. Riprende il piccone in mano e se ne va: si dirigerà verso le altre vittime. Alle 6.15 incontrerà Ermanno Masini in via Adriatico. Alle 6.25 sarà la volta di Alessandro Carolè in piazza Belloveso. Alle 6.30 toccherà a Daniele Carella, in via Monte Rotondo. Moriranno tutti e tre.
GUARDA LA FOTOSEQUENZA
http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/fotogallery/1020805/kabobo-sei-secondi-per-salvarsi-dal-killer-col-piccone.shtml
No Tav, minacce a operai del cantiere
Gli operai che lavorano al cantiere Tav di Chiomonte hanno compiuto una “scelta egoista” che li “mette fuori dalla comunità” e “li condanna a una difficile convivenza con il territorio”. Questo post, comparso su uno dei blog di riferimento dei No Tav, è all’esame della Digos nel quadro degli accertamenti sui fatti della Val di Susa.
Gli investigatori ritengono il post significativo visti i nuovi obiettivi della frangia oltranzista del movimento No Tav e l’escalation delle delle ultime ore pare confermare i timori. Il messaggio è stato portato anche all’attenzione dei magistrati della procura di Torino.Dopo l’assalto con molotov e razzi bengala di due notti fa, al cantiere di Chiomonte, intanto, sono proseguiti in modo regolare i lavori e non si sono registrati altri episodi di violenza.
Questa mattina a Bussolone, dove era previsto un incontro poi annullato con i tecnici di Ltf, che avrebbero dovuto illustrare ai residenti il progetto della Tav, una decina di attivisti No Tav hanno dato vita a un presidio pacifico.
Procura ipotizza il tentato omicidio – Il tentato omicidio è una delle ipotesi di reato che la Procura di Torino sta valutando per l’attacco al cantiere. Il fascicolo è aperto contro ignoti. I pubblici ministeri procedono anche per danneggiamento, porto di materiale esplodente e altri reati.
Sindaco di Chiomonte a Tgcom24: “Preoccupato” – “Sta cambiando la strategia. Stanno avanzando frange estremiste politicizzate e siamo preoccupatissimi”. Lo ha detto a Tgcom24 Renzo Pinard, il sindaco di Chiomonte, in Val Susa. Il primo cittadino, più volte oggetto di minacce e di atti vandalici per le sue posizioni a favore della Torino-Lione, ha affermato: “Pensare che l’opera possa diventare pretesto per scontri politici e per giustificare campagne elettorale mi trova in disaccordo”.
CONCORDIA: Schettino non chiede il rito abbreviato
Non ha alcuna intenzione di chiedere il rito abbreviato. Dopo il rigetto della richiesta di patteggiamento, la difesa di Francesco Schettino ha deciso di affrontare il pieno processo.
Lo dichiara l’avvocato Pepe, legale del comandante della nave da crociera Costa Concordia, naufragata il 13 gennaio 2012 al largo dell’Isola del Giglio. L’avvocato ritiene che ci siano ancora molti aspetta da chiarire durante il processo e per questo chiederà anche delle integrazioni probatorie per arrivare alla verità.
Il legale ritiene esagerata la richiesta del PM ed afferma: «Una pena di 20 anni per Francesco Schettino? Siamo stupiti e sconcertati per queste affermazioni quando a farle è la stessa procura che nei patteggiamenti accordati agli altri imputati prevede pene massime poco sopra i due anni, considerato inoltre che per Schettino e gli altri imputati la stessa procura ha formulato quasi gli stessi capi di imputazione, ci sono poche differenze. Per una condanna a venti anni a Schettino la Procura dovrebbe cambiare i capi di imputazione».














