“Sballo 2.0” a Monza: 61 indagati per spaccio

fonte Polizia di Stato

L’attività investigativa del commissariato di Monza ha portato all’emissione di un’ordinanza di misura cautelare per 13 dei 61 indagati coinvolti in un giro di spaccio di sostanze stupefacenti.

Al termine dell’operazione, denominata “Sballo 2.0“, per 8 persone si sono aperte le porte del carcere, mentre alle restanti 5 è stato imposto l’obbligo di dimora.

Le indagini, iniziate dopo il ricovero di una minorenne in stato dissociativo per aver assunto ketamina in una discoteca nel gennaio 2014, hanno fatto emergere una rete di giovani e giovanissimi che spacciavano marijuana, hashish, cocaina e droghe sintetiche.

I poliziotti durante le investigazioni si sono trovati a decifrare il linguaggio in codice utilizzato dai giovani spacciatori. I ragazzi infatti utilizzavano le più comuni emoticon previste dalla applicazione WhatsApp e da Facebook per indicare i diversi tipi di droga, un quadrifoglio rappresentava ad esempio una dose di marijuana. Espressioni comunissime tra i giovani avevano poi significati diversi da quello reale: “andiamo a bere” significava acquistare ketamina liquida o “10 libri di scienze” equivaleva a 10 grammi di marijuana.

All’operazione hanno partecipato anche agenti della questura di Milano, del Reparto prevenzione crimine Lombardia nonché quelli di altri uffici del nord Italia (Verbania, Bergamo, Desenzano del Garda, Lecco).

Durante le perquisizioni del 17 marzo altre sette persone sono state arrestate in flagranza, per l’ingente quantitativo di droga trovata in casa.

Sono stati sequestrati marijuana, hashish, cocaina, ketamina, “francobolli” imbevuti di Lsd, denaro proveniente dallo spaccio, banconote false nonché vario materiale utilizzato per il confezionamento, il trasporto e l’occultamento degli stupefacenti. Trovata anche una “miniserra”, dotata di lampade e tubi di areazione, per la coltivazione casalinga delle piantine di marijuana.

Traffico di droga e armi, arresti a Milano

fonte Polizia di Stato

Trafficanti di droga e di armi sono stati arrestati, questa mattina, dagli uomini della Squadra mobile di Milano.

L’indagine, iniziata nel 2013, ha portato all’individuazione di tre gruppi criminali ben distinti composti tutti da italiani.

Delle 29 persone raggiunte dalla ordinanza di custodia cautelare, 12 sono finite in carcere e 17 agli arresti domiciliari.

Sono tutti accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di cocaina ed hashish, cessione di sostanze stupefacenti, detenzione e cessione di armi da fuoco ed estorsione.

Numerose le perquisizioni in varie località italiane e sequestri preventivi di beni disposti dalla Direzione distrettuale antimafia nelle province di Milano, Monza-Brianza, Vibo Valentia e Novara.

Cespugli? No, carabinieri anti spaccio

MIGLIARINO – Appostati nel bosco in tenuta mimetica, praticamente vestiti da alberi: così i carabinieri del comando provinciale di Pisa, in un’operazione antidroga che ha portato all’arresto di quattro persone e a 12 indagati. I carabinieri hanno agito nel bosco di Migliarino, a nord di Pisa lungo l’Aurelia, tradizionale luogo di spaccio di cocaina, e infatti hanno sequestrato 100 g di sostanza oltre a 70 grammi di hashish e 4.000 euro in contanti. In particolare si sono concentrati su un distributore di benzina, considerato un vero bancomat delle sostanze, dove spacciatori e clienti erano soliti fermarsi e concludere le trattative. In un primo momento gli agenti si sono appostati con auto civette intorno al distributore, fermando e segnalando quattro persone che avevano appena acquistato la droga. Successivamente c’è stato il vero blitz, con l’accerchiamento da parte dei militari – 25 agenti in tutto – della porzione di bosco adibita al deposito e al confezionamento della cocaina.

Quattro arresti

Le persone coinvolte, quattro marocchini tra i 32 e i 49 anni, sono state arrestate non senza difficoltà. Tre di loro hanno cercato di opporsi in ogni modo, e per questo gli è stato anche contestata la resistenza a pubblico ufficiale; il quarto si è gettato in un canneto sperando, senza successo, di non essere visto. Altri due si sono invece dati alla fuga, attraversando l’Aurelia, sempre molto trafficata, e scappando poi verso i campi. Soddisfazione per l’operazione è stata espressa dal comandante provinciale Andrea Brancadoro: «Si tratta di una zona pesantemente colpita dallo spaccio, dove vengono a rifornirsi clienti da Lucca, Viareggio e Torre del Lago. Anche la quantità di sostanza sequestrata è rilevante – aggiunge – e temiamo che avrebbe potuto essere vendita nel giro di una serata, segnale che davvero quel distributore era considerato un po’ il supermarket della droga».

 

fonte Il Corriere della Sera

Stradale: droga e auto di lusso, 18 arresti

fonte Polizia di Stato

Auto di lusso e sensimilla, una potente erba con gli effetti della cocaina, sono i connotati principali dell’organizzazione criminale fermata oggi dalla Polizia stradale di Roma, con l’ausilio di unità cinofile.

In tutto 18 arresti, 11 in Italia e 7 in Olanda e 36 perquisizioni a carico dei membri dell’organizzazione. Tra gli arrestati un ex giocatore della squadra calcistica Roma. Sono tutti responsabili di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio internazionale di stupefacenti, detenzione di armi e materie esplodenti, lesioni personali, estorsione, ricettazione, riciclaggio e reati finanziari.

Il gruppo era composto da diverse persone ognuna con il proprio ruolo ben definito ma tutti sotto lo stretto controllo del capo. La base logistica era una concessionaria di veicoli nella zona di villa Gordiani ma il territorio che il gruppo controllava si estendeva fino a Castel Madama mentre l’attività di spaccio si era allargata fino all’Abruzzo e in alcuni quartieri del litorale romano.

L’organizzazione utilizzava automobili di grossa cilindrata non solo per dimostrare il proprio status ma, soprattutto, per “pagare” la droga e per “reclutare” nuovi complici. Le stesse automobili, poi, venivano recuperate dall’organizzazione con vere e proprie estorsioni, pestaggi e minacce a mano armata.

In alcuni casi il capo “comprava” la fiducia dei suoi uomini dando loro in uso un’auto di lusso a patto che essi si impegnassero a compiere tutte le sue richieste criminali.

Lo stupefacente, la sensimilla, era invece fornito da narcotrafficanti olandesi, conosciuti dalle polizie dei Paesi del Nord Europa per le loro attività criminali in ambito internazionale e per il loro interesse per le automobili di lusso.

I criminali avevano l’esclusiva dello spaccio della sensimilla che portava loro grossi guadagni perché veniva venduta a 20 euro al grammo.

Durante l’operazione sono stati sequestrati beni mobili e immobili, tra cui una villa e un noto bar romano, nonché sette chili di sostanza stupefacente, 6 pistole, un fucile, due katana, bilancini di precisione e materiale esplosivo.

Operazione “The end”: terminato lo spaccio di droga ad Andria

fonte Polizia di Stato

Si erano divisi la principale piazza di Andria e la utilizzavano per spacciare droga. Sono 14 gli spacciatori che facevano capo a due distinte organizzazioni di trafficanti, una specializzata in cocaina ed una in marijuana e che stamattina sono stati arrestati dagli agenti del Commissariato di Andria e della Squadra mobile di Bari.

Durante le perquisizioni sono state sequestrate armi da guerra, che venivano utilizzate dalle organizzazioni per mantenere il potere di gestione del territorio, un chilo di cocaina ed un chilo e mezzo di marijuana.

L’operazione, denominata “The end”, proprio perché ha posto fine allo spaccio di droga nella cittadina pugliese, è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Andria.

Traffico di droga tra Roma e la Sardegna, 7 arresti

La cocaina veniva trasportata nell’isola a bordo di un camion. A capo dell’organizzazione un pregiudicato ucciso nella capitale a dicembre. In manette già 49 persone.

I carabinieri dei Comandi provinciali di Roma e Cagliari stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 7 persone accusate di far parte, con vari ruoli, di un’associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti tra Roma ed il Sulcis Iglesiente. Tra gli arrestati ci sono elementi noti della criminalità capitolina. Secondo gli investigatori, il capo operativo del sodalizio romano era Igino Duello, il pregiudicato ucciso il 30 dicembre a colpi di pistola mentre rientrava a casa alla periferia di Roma.

L’indagine è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Cagliari Dda e gli arresti di oggi sono il proseguimento di un’operazione che già nel marzo scorso aveva portato all’emissione di 49 misure cautelari nei confronti di altrettante persone residenti tra la Sardegna e la provincia di Roma. A quanto ricostruito, i trafficanti romani inviavano la cocaina in Sardegna sfruttando l’aiuto inconsapevole di un camionista sardo, amico di uno degli indagati, che trasportava nell’isola dei pacchi con il nome di una ditta di arredamento (estranea alla vicenda), al cui interno veniva ben nascosto lo stupefacente.

fonte La Repubblica

Brescia: arrestati in due con 500 chili di hashish

fonte Polizia di Stato

Due cittadini marocchini responsabili di detenzione e traffico di sostanze stupefacenti sono stati arrestati dalla Squadra mobile di Brescia.

Lo stupefacente, hashish, era destinato prevalentemente agli studenti e ai giovani dell’area dell’est Lombardia. Le indagini da parte dei poliziotti sono iniziate dopo le segnalazioni fatte dai genitori e dai professori di alcune scuole cittadine. Gli agenti hanno dapprima individuato e arrestato un uomo, sorpreso mentre tentava di nascondere 20 chili di hashish destinato allo spaccio e poi sono arrivati ai fornitori, i due nord africani.

Le riprese del video fatto dalle telecamere nascoste, infatti, mostra l’attività del gruppo all’interno di un box, in provincia di Milano, dove era nascosta la droga, circa 500 chili contenuta in sacchi di yuta.

Carabiniere violentava turiste straniere ospitate con Couchsurfing

di Il Corriere

Il militare di Padova era già stato arrestato un anno fa. Adesso lo accusano 16 ragazze di tutto il mondo. Intontiva le ragazze con droga nel vino e poi abusava di loro

Si faceva chiamare Leonardo, ma il realtà si chiama Dino Maglio, ha 35 anni e faceva il carabiniere a Padova. Adesso è nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: 16 ragazze straniere giovanissime lo accusano di violenza sessuale. Secondo quanto ricostruito dal pm Giorgio Falcone l’uomo ospitava in casa le turiste straniere tramite il sito Couchsurfing, conosciuto in tutto il mondo perché permette di offrire e trovare ospitalità per viaggiare in tutto il mondo. Ma dopo aver accolto le sue ospiti con gentilezza e averle accompagnate per un giro turistico in città le drogava con un «vino speciale», come lui lo presentava. Mischiato infatti c’era sonnifero (poi sequestrato nella sua abitazione) e le ragazze, intontite, venivano violentate. Un copione che si è ripetuto molte volte, probabilmente gli episodi sono stati almeno 16 e hanno coinvolto polacche, portoghesi, americane, tre amiche della Repubblica Ceca, due giovani di Hong-Kong, una tedesca, un’argentina, un’armena, una canadese e un’australiana. La storia è stata raccontata sull’Espresso che ha raccolto le testimonianze delle ragazze.

Il primo arresto
Dino Maglio è stato arrestato un anno fa dopo la denuncia di una sedicenne australiana, ospitata a Padova con la madre e la sorella. Era stata proprio la madre ad accorgersi che qualcosa di molto grave era accaduta alla figlia, dopo averla trovata nel letto di Dino, senza mutandine, in stato di semi incoscienza. Parte la denuncia. Dino Maglio viene arrestato. Lui nega e dice: «Era consenziente». La ragazza invece lo accusa di stupro e racconta di non essere riuscita a fuggire perché intontita da qualcosa. Il famoso vino.

I domiciliari e nuovi profili Couchsurfing
Il carabiniere ottiene i domiciliari. Si riscrive a Couchsurfing con altro profilo e ricomincia da capo. Ospita altre ragazze, le violenze si ripetono e viene arrestato di nuovo (e sospeso dall’Arma). Sul profilo Couchsurfing di Maglio compaiono le prime recensioni negative ma lui minaccia le sue vittime attraverso i social e intima loro di cancellare quei commenti facendosi forza proprio del fatto di essere carabiniere. La security di Couchsurfing ha più volte cancellato il profilo del carabiniere e anche quelli nuovi che ha aperto dopo le segnalazioni delle ragazze.

Il processo
Ora Dino Maglio attende il processo che comincerà il 17 marzo a Padova. Oltre all’australiana lo accusano altre sette ragazze che hanno presentato denuncia. Le altre hanno raccontato la loro storia al centro di giornalismo d’inchiesta Irpi (Investigative Reporting Project Italy).

I racconti
I racconti delle turiste straniere sono tutti tremendamente identici. Una polacca racconta: «Mi sono trovata nel letto con Dino, ero intorpidita, non riuscivo a muovermi. Quando ho ripreso conoscenza mi stava violentando». Una giovane della Repubblica Ceca in compagnia di una portoghese ricorda: «Siamo tornati alle sei del mattino, lui ha insistito a volerci far bere del vino speciale. A un certo punto vedevo doppio, non riuscivo più ad alzarmi. Ha iniziato a toccarmi, si è sdraiato su di me e io non riuscivo ad andare via. Poi non ricordo più niente».

Coltivava marijuana nella serra hi-tech: bagnino arrestato dai carabinieri

di Il Messaggero

Si terrà lunedì 26 alle 9.30 davanti al Gip, Roberto Venditti, l’udienza di convalida dell’arresto di D. M., il bagnino 32enne residente a Bevazzana arrestato venerdì dai Carabinieri della Compagnia di Latisana, dopo il ritrovamento nell’appartamento occupato dal giovane di una vera e propria coltivazione, altamente tecnologica, di marijuana.

Durante l’udienza – ha anticipato l’avvocato difensore Roberto Mete – il legale è intenzionato a chiedere al Gip, oltre alla scarcerazione del suo assistito, anche la non punibilità motivata con il fatto che le piante di marijuana, coltivate a casa del giovane, erano per uso personale. Richieste che si baserebbero soprattutto sul fatto che è incensurato ed estraneo ai circuiti criminali, collegati allo spaccio.

Al Gip sarà avanzata un’ulteriore richiesta: accertare esattamente i quantitativi sequestrati venerdì ed effettuare dei riscontri peritali. A quanto pare uno dei dubbi riguarderebbe le infiorescenze sequestrate che non erano ancora mature.

Nell’appartamento occupato dal 32enne, all’interno di un complesso residenziale di Bevazzana, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Latisana, hanno trovato una serra amovibile, con all’interno una coltura di marijuana: le piante, come si può vedere nelle foto, erano coltivate all’interno di una struttura dotata di lampade termiche, termoventilatori ed essiccatori, con il metodo idroponico, una speciale tecnica adottata per rendere lo stupefacente di alta qualità e a elevato principio attivo.

Abbastanza per procedere con l’arresto per l’accusa di coltivazione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, come comunicato al Pm della Procura, Barbara Loffredo, non appena eseguito l’arresto.

Il giovane è ora in carcere a Udine.

Latitante da dieci anni, preso a Capo Verde spacciatore genovese

di Repubblica

Stefano Marchi “tradito” dai soldi che gli inviava la madre.  Deve scontare vent’anni di carcere

La Polizia ha arrestato nella Repubblica di Capo Verde il latitante Stefano Marchi, genovese, inserito nell’elenco dei cento ricercati più pericolosi, ritenuto elemento di spicco di un’organizzazione criminale composta da italiani e sudamericani dedita all’importazione e allo spaccio di ingenti quantitativi di cocaina.

A tradire Stefano Marchi, il superlatitante genovese arrestato ieri sull’isola di Majo a Capo Verde dalla polizia, sono stati i soldi che i suoi familiari gli inviavano dall’Italia per le spese di ordinaria amministrazione. Erano la mamma e il fratello che con cadenza quasi mensile mandavano piccole somme di denaro. Non solo. Nel 2011 gli agenti di polizia lo avevano localizzato una prima volta, sempre nell’arcipelago di Capo Verde, grazie a una intercettazione dove spiegava alla madre di avere fatto spostare alcune piante di aloe perchè le radici stavano rompendo il muretto di cinta  della villa dove si era rifugiato. “Le ha fatte mettere dal lato mare e dal lato polizia”, facendo così intuire il luogo dove si trovava. Ma subito dopo aveva cambiato residenza, facendo perdere di nuovo le tracce.

Marchi, che deve scontare una pena definitiva a 19 anni e 11 mesi, secondo l’accusa farebbe parte di una associazione criminale, composta da italiani e sudamericani, che importava cocaina dalla Colombia facendola arrivare prima in Europa e poi a Genova e nel Tigullio.

Ad eseguire l’ordine di cattura gli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Genova, coordinati dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dal Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia.