In questi giorni si celebra il 173° anniversario della fondazione della Polizia di Stato. L’ufficialità della cerimonia si è svolta a Roma, in piazza del Popolo, culminando così le festività che sono state trasmesse in diretta su Rai
1. All’evento erano presenti il presidente del Senato Ignazio La Russa, il presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana e il presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni. E’ stato letto un messaggio dell presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha elogiato i poliziotti per la loro professionalità ed umanità. Il nostro presidente li ha definiti come coloro che vegliano sulla sicurezza della nostra nazione. Sono poi intervenuti il Ministro dell’interno Matteo Piantedosi e il capo della Polizia Vittorio Pisani. Le parole del Capo della Polizia hanno evidenziato come comprendere e interpretare le esigenze dei cittadini non è semplicemente una questione di organizzazione. È fondamentale mantenere vivo un sincero senso di umanità. Essere in grado di realizzare tutto ciò rappresenta la missione che da sempre differenzia la polizia di stato: “ è ciò che ha fatto e deve continuare a fare della Polizia di Stato un punto di riferimento riconosciuto e apprezzato dalla popolazione” sono state le sue parole. Il momento più emozionante di tutta la cerimonia è stato sicuramente quello dedicato ai riconoscimenti dei poliziotti che si sono distinti per il loro impegno e coraggio. A dare il via a questo importante rituale è stato il presidente del Senato, La Russa, che ha posato la Medaglia d’oro al Merito civile sulla Bandiera della Polizia di Stato. Questo riconoscimento prestigioso è stato consesso dal Presidente della Repubblica per elogiare gli uomini della polizia che subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943agirono per la libertà e per la giustizia contro il regime e le leggi razziali. Il prezzo pagato fu altissimo, 164 morti che fecero la storia d’Italia e verranno ricordati per sempre. Il Presidente del Senato e altre autorità si sono poi dirette verso il “Villaggio della legalità” allestito in piazza del Popolo che si potrà visitare per tutto il fine settimana. Ricordiamo che l’Anniversario della Polizia è stato festeggiato in tutte le province italiane. Le diverse Questure hanno provveduto ad organizzare le manifestazioni per unire cittadini con gli agenti e i loro familiari. La banda musicale e i bambini di una scuola primaria di Frascati (Roma), hanno intonato l’inno d’Italia e nel frattempo veniva srotolato il Tricolore dalla Terrazza del Pincio.
Direttore Umberto Buzzoni
Foto Polizia di Stato
smantellato un gruppo di spacciatori, fermando sei persone, tutte arrestate . Le indagini hanno mostrato l’esistenza di una associazione malavitosa guidata da un italiano di 66 anni. Le autorità e gli investigatori hanno mappato l’area dello spaccio che si trovava tra via Corinaldo e via Montegiorgio. Gli altri cinque arrestati erano promotori e organizzatori dell’associazione con vedette e spacciatori. Il circolo bocciofilo in via Montegiorgio, gestito direttamente dal 66enne, si è rivelato sede dell’attività illegale. Lo spaccio si svolgeva all’interno dell’ingresso di un edificio in via Corinaldo, che era protetto da una porta sicura con una fessura. Diversi venditori si alternavano a turno. Un numero significativo di persone agiva come guardie nelle strade vicine, pronte a dare l’allerta in caso di arrivo della polizia.
coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e dalla procura di Brescia. Ingenti quantitativi di sostanza stupefacente sono stati acquistati dal Sudamerica, dal Marocco e dall’Olanda. Dietro al traffico di droga si cela l’ombra della mafia, della ‘ndrangheta e della camorra. Anche Milano è stata coinvolta nella maxi operazione antidroga che è iniziata il 1 aprile. La Direzione distrettuale antimafia della procura della Repubblica di Brescia, ha disposto 45 misure cautelari: 30 persone sono finite in carcere mentre 12 sono agli arresti domiciliari. Ci sono poi 7 individui che sono in attesa di essere interrogati. Le provincie interessate nell’operazione sono diverse. Si va da Milano fino a Cosenza, da nord a sud. I soggetti sono di residenza italiana, albanese, nordafricana. Sotto la lente di ingrandimento sono finite due associazioni mafiose dedite al traffico di sostanze stupefacenti provenienti dal Sudamerica ma anche dal Marocco e dall’Olanda. Dopo aver affrontato lunghi viaggi via terra e mare, la droga giungeva a Brescia per essere poi distribuita su tutta la nostra penisola. Secondo le informazioni emerse, uno dei due gruppi criminali avrebbe intrattenuto solidi legami con membri delle più potenti e pericolose organizzazioni mafiose italiane ( ndrangheta, camorra, Cosa Nostra, Stidda , Sacra Corona Unita). La sostanza stupefacente eniva trasportata sia via mare che su strada, occultata in diversi modi, Nel corso delle indagini, gli inquirenti hanno sequestrato circa 228 kg di droga maggiormente cocaina, poi hashish e marijuana. Sono state sequestrate anche delle armi da fuoco nello specifico e due pistole calibro 45. L’operazione è stata chiamata “Twistlock” e ha messo in luce l’articolazione e l’estensione della organizzazione malavitosa, con diramazioni in varie rparti d’Italia e legami con le mafie.
del sole in direzione Nord, è stato fermato dagli agenti della polizia di Arezzo dopo le 10 di sera dello scorso 24 marzo. L’uomo stava viaggiando a bordo di una Smart ForFour con targa italiana quando ha visto alzarsi la paletta della pattuglia di Battifolle che stava svolgendo normale servizio di controllo. La persona fermata ha da subito mostrato segnali di insofferenza e di agitazione insospettendo le forze dell’ordine che hanno iniziato a fare domande sul perché era in viaggio e cosa aveva all’interno della vettura. Le risposte vaghe e nervose hanno spinto gli agenti a perquisire la macchina. In un primo momento né stato individuato solo un borsone vuoto sul sedile posteriore ma dopo un attenta perquisizione, sotto il sedile posteriore, i poliziotti hanno trovato un doppiofondo accuratamente ricavato. Lo spazio, molto capiente, poteva essere aperto tramite un ingegnoso sistema elettronico proprio per evitare di essere scoperto. Ma l’efficienza degli agenti hanno portato alla luce ben 24 pacchettini per un totale di 30 kg di sostanza stupefacente ( hashish e marijuana). Le analisi sono state effettuate presso la sede provinciale della polizia scientifica e hanno confermato i sospetti degli uomini della polizia. Il quarantenne italiano è stato arrestato e portato nella casa circondariale a disposizione dell’autorità giudiziaria. La Smart ForFour è stata sequestrata assieme alla sostanza stupefacente. Le indagini però non si fermano qui. L’obbiettivo degli inquirenti è quello di stabilire la provenienza della droga ma soprattutto la destinazione della stessa.
l’accusa di traffico internazionale di sostanze stupefacenti. L’indagine condotta dalla Squadra mobile di Bologna in collaborazione con la Direzione distrettuale antimafia sempre di Bologna, ha ricostruito le azioni del gruppo criminoso, portando all’emissione di provvedimenti cautelari in carcere per il reato di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, aggravato dalla disponibilità di armi. Le persone arrestate (fonte questura) sono accusati di aver importato stupefacenti dall’Olanda. Solamente nell’arco di tempo che va tra aprile e novembre del 2020, l’associazione malavitosa avrebbe importato circa 41,5 kg di cocaina nel nostro paese, e più di 300 kg di hashish e marjiuana. Parliamo di merce che se immessa nel mercato illecito avrebbe fruttato 5 milioni di euro. L’inchiesta è stata particolarmente
difficile. Lo ha dichiarato con la stampa anche il vice-questore e vice-dirigente della Squadra mobile Natalia Riga. Gli indagati utilizzavano comunicazioni cifrate e ‘criptofonini’. Sono dei cellulari molto simili a quelli comunemente utilizzati dagli utenti ma che schermano e proteggono le comunicazioni in modo da renderle più sicure. Pensiamo ad esempio alle intercettazioni che nel caso di criptofonini sono molto più complesse. Come tutte le cose sono stati creati per scopi legali ma vengono utilizzati anche dai criminali per le loro attività illecite. Dopo l’anno 2021 e forze di polizia del Belgio, dell’Olanda e della Francia sono riuscite a saltare i sistemi di protezione dei cripofonini e hanno iniziato a leggere le conversazioni tra i malavitosi. L’insieme delle informazioni estrapolate dalle forze dell’ordine hanno permesso di portare alla luce collegamenti tra diversi soggetti, i loro dati sensibili, come residenza, auto, rapporti familiari e infine hanno permesso di seguire il traffico di droga dal fornitore al consumatore finale. Il presunto boss è risultato essere un quarantenne albanese che prendeva quasi tutte le decisioni più importanti. Dopo essere stato arrestato a Barcellona, tutto il suo potere è passato nelle mani del nipote che ha iniziato a comandare l’associazione malavitosa. A far scalpore è stato un uomo di 90 anni, anche lui indagato, che veniva utilizzato come una sorta di “uomo insospettabile” per trasportare le sostanze stupefacenti.
pesce sorpreso mentre nascondeva dosi di cocaina tra i banchi del mercato alimentare. L’individuo, di 58 anni, ha già dei precedenti ed è parente di un noto esponente della malavita locale. L’intervento si inserisce in un’ampia strategia per contrastare lo spaccio di droga, fortemente promossa dal Questore Renato Panvino in collaborazione con il Procuratore della Repubblica Domenico Guarascio. Lo scopo è limitare il fenomeno dello spaccio tra i giovani dell avita notturna di Crotone, con controlli intensi sia sugli spacciatori che sui consumatori Nel solo mese di marzo, la Polizia ha arrestato 24 consumatori, sequestrando la droga e segnalando le persone al Prefetto, con
conseguente ritiro della patente di guida. L’arresto del commerciante di pesce è scattato dopo giornate di appostamenti, pedinamenti e verifiche mirate nelle aree centrali della città. I poliziotti,coordinati come già detto in precedenza dal Questore Renato Panvino in collaborazione con il Procuratore della Repubblica Domenico Guarascio, sono riusciti a individuare la sostanza illecita ben nascosta tra i banchi di vendita. Nonostante i tentativi dell’uomo di sfuggire ai controlli la sostanza stupefacente ( 8,64 grammi di cocaina) è stata trovata e sequestrata. Dalle indagini , pare che la cocaina fosse acquistata anche da membri dell’alta società locale e consumata sia nelle abitazioni private sia nei locali della vita notturna cittadina.
contro le attività della “ndranheta” nel reggiano. Sono state coinvolte la squadra mobile della Questura di Reggio Emilia, S.I.S.C.O., la Squadra Mobile di Bologna e Crotone coordinati con la Guardia di Finanza. I comuni interessati sono stati quelli di Parma, Reggio Emilia e Crotone. Si parla di un collegamento nord sud ben radicato e operativo. I risultati sono stati 5 arresti e quasi 20 perquisizioni sul territorio. Le indagini sono state lunghe e complesse coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica Dott.ssa Beatrice Ronchi e hanno portato alla richiesta dei provvedimenti da parte della Procura
della Repubblica di Bologna – Direzione Distrettuale Antimafia. I reati contestati rientrano nell’articolo 416 bis c.p. e interessano soggetti che pare appartengano alla “ndrangheta” e abbiano come base operativa la città di Reggio Emilia. Si parla di attività criminali che vanno dall’estorsione, furti, ricettazione e truffe effettuati con metodo mafioso. Il gruppo criminale (denominato “arabia”) disponeva di ingenti quantitativi di armi con le quali metteva in atto le proprie attività illecite attraverso l’utilizzo della violenza e con atti intimidatori. Le armi venivano custodite nei posti più disparati con l’ausilio di complici legati a vario titolo al gruppo. Il boss a capo dell’associazione malavitosa era stato già condannato per associazione a delinquere ma la sentenza era passata in giudicato. L’uomo aveva perso, tra le altre cose, il fratello in una guerra di mafia in Calabria. Un secondo canale di indagine è stato portato avanti dalla guardia di finanza reggiana e riguarda l’emissione di fatture false per operazioni inesistenti. Ulteriori approfondimenti investigativi, svolti con l’ausilio della Guardia di Finanza di Reggio Emilia, hanno permesso di ricostruire numerose frodi fiscali, confermando, ancora una volta, come il sodalizio operante in Emilia sia anche specializzato nell’emissione di fatture per operazioni inesistenti che hanno sfiorato, a detta degli inquirenti, i 2 milioni di euro coinvolgenti diverse società attualmente poste sotto sequestro.
L’associazione malavitose aveva infatti, tra le sue attività, quella di riciclaggio di denaro attraverso diverse società che avevano a capo teste di legno. Diversi erano gli immobili in possesso dei malavitosi a vario titolo. Le operazioni si sono svolte il 25 febbraio scorso e hanno permesso di infliggere un duro colpo, probabilmente quello definitivo, a quattro gruppi malavitosi. Le indagini sono iniziate nel 2021. Si parla di un quantitativo di droga ingente (una tonnellata) che arrivava dall’estero per essere lavorato nella Regione Lombarda per poi essere immesso sul mercato di tutta la penisola. I paesi esteri dai quale i malavitosi si rifornivano era la Spagna e il Perù. Nel secondo caso tutto è partito dal fermo di un cittadino peruviano in partenza dall’aeroporto di Milano. Aveva con se quasi 2 kg di droga. Questo episodio ha dato inizio alle indagini che hanno messo in luce come le redini dell’attività illecita erano tenute dal clan Mancuso di Limbadi. Oltre alla droga, come già detto in precedenza, secondo gli inquirenti l’associazione era dedita ad attività fiscalmente illecite. I soldi provenienti dal commercio di sostanze stupefacenti venivano reinvestiti in altre attività utilizzate come lavanderie per riciclare il denaro. L’attività coordinata di polizia e carabinieri ha permesso di sequestrare quasi 210 chili di droga in maggioranza marijuana ma anche cocaina che veniva poi rivenduta a “grossisti” che la smistavano sul tutto il territorio nazionale.
gravissimi, come suicidi e atti di vandalismo. In particolare, nel carcere di San Donato a Pescara, intorno alla metà del mese scorso, è stato appiccato un incendio e un detenuto si è suicidato. La risposta della polizia penitenziaria è arrivata il 1 marzo quando circa 150 agenti provenienti da Abruzzo, Lazio e Molise hanno effettuato un operazione di controllo dei detenuti del carcere della cittadina costiera. L’operazione di bonifica è stata molto decisa e ben organizzata per ripristinare quella legalità che , a quanto pare, era stata messa in discussione. La polizia ha rinvenuto sostanze stupefacenti e telefonini che, i detenuti , avevano nascosto nei loro orifizi anali. Si tratta di una delle tecniche più diffuse tra i detenuti per occultare materiale detenuto illegalmente. Gli agenti però sono stati bravi a rinvenire gli oggetti e la droga e per molti soggetti scatteranno pene severe che aggraveranno la loro posizione detentiva. Il sindacato Sappe si è detto soddisfatto dell’esito dell’operazione che da tempo era stata invocata. La situazione si era fatta pericolosa e le tensioni all’interno del carcere preoccupavano il sindacato e gli amministratori. La risposta è stata decisa e incisiva e molti degli uomini detenuti nel carcere di San Donato si sono svegliati con un amara sorpresa. I complimenti del sindacato sono andati agli agenti di Abruzzo, Lazio e Molise che hanno svolto il loro lavoro in maniera impeccabile e con dedizione e agli stessi agenti del carcere di Pescara per la loro collaborazione, indispensabile per la riuscita dell’operazione. Sicuramente non rimarrà un episodio isolato.
fanno uso e soprattutto tanti giovani si avvicinano a questo mondo fatto di un piacere apparente che, a lungo andare, ti rovina la vita. La Polizia è sempre in prima linea nel contrasto al commercio e allo spaccio di sostanze stupefacenti con operazioni che mirano a colpire il cuore delle associazioni malavitose. Una di queste è stata messa in atto nella città di Sandrio, Milano e tutta la provincia. Lo spaccio avveniva 24h su 24h ed era ramificato in quasi tutta la provincia e fuori. Venivano utilizzati i più disparati metodi per vendere la droga che era chiamata in codice “fazat”. Si tratta di un termine tunisino utilizzato in genere proprio per indicare la droga. L’associazione malavitosa composta da soggetti provenienti da diverse nazioni) aveva collegamenti con la Spagna dalla quale si riforniva. Il carico viaggiava in auto dalla Spagna fino a Milano. Il “magazzino” era stato allestito in un garage del capoluogo nel quale poi la sostanza veniva divisa per essere venduta. L’operazione di polizia ha preso il nome di “Restart 2024” e ha portato a 10 misure cautelari effettuate nelle città di Milano, Varese, Sondrio e Savona. La città di Sondrio, in particolare, veniva letteralmente sommersa dalla droga che riusciva ad attraversare, senza problemi, la frontiera di Ventimiglia ben nascosta nella autovetture. Le indagini degli agenti di polizia hanno messo in luce questo scenario desolante con fiumi di droga che arrivavano dalla Spagna. Le perquisizioni effettuate sono state ben nove. I boss dell’associazione malavitosa risiedevano tutti in Spagna da cui gestivano tutte le fasi dell’attività illegale, dal trasporto fino all’organizzazione dello spaccio. Vi terremo aggiornati per eventuali sviluppi della vicenda.




