Rapine con auto truccate e fucili, 7 arresti in Puglia

Avevano pensato proprio a tutto. Anche difendersi durante un eventuale conflitto a fuoco: infatti la banda di rapinatori arrestati, questa mattina, dagli agenti del Commissariato di Andria (Bari) usava delle auto modificate nel cui bagagliaio aveva fatto montare una lamiera di ferro per proteggersi dai proiettili.

Il gruppo criminale composto da 7 persone, tutte di Andria con un’età compresa tra i 30 ed i 50 anni e con numerosi precedenti di polizia, è ritenuto responsabile dei reati di rapina a mano armata, riciclaggio, ricettazione, detenzione e porto di arma clandestina.

Le indagini hanno permesso di ricostruire almeno una recente rapina, fatta ai danni di un autotrasportatore di olio, per un valore di 200 mila euro.

E, inoltre, durante le perquisizioni gli agenti, all’interno delle auto modificate hanno trovato anche un fucile a canne mozze calibro 12 con matricola abrasa, con 3 cartucce calibro 12 a palla singola, una pistola semiautomatica calibro 40 con marca e matricola abrasa, completa di caricatore rifornito di 5 cartucce calibro 40 marca Winchester, un lampeggiante magnetico di colore blu completo di cavo per alimentazione, simile a quelli usati dalle Forze di polizia.

fonte Polizia di Stato

Sextortion: catanese minaccia di pubblicare foto hard su facebook

Di solito inizia tutto con una chat aperta su un social network, e poi il copione è quasi sempre lo stesso: scambi di messaggi infuocati, immagini erotiche e gli incontri sexy sul web si trasformano in vere e proprie estorsioni.

È la storia di una professionista romana che, qualche giorno fa si è rivolta alla Polizia postale per fermare il ricatto messo in piedi da un 48 enne siciliano a cui aveva inviato immagini “hard“.

I fatti
Dopo aver inviato una richiesta di amicizia su facebook, l’uomo ha intrapreso con la signora una “relazione” basata su conversazioni sul social network poi proseguite su Whatsapp, ed è qui che è avvenuto lo scambio di foto particolari.

Il ricatto comincia qualche giorno dopo quando l’uomo inizia a minacciare di diffondere le immagini ai contatti facebook della vittima, se lei non avesse pagato 200 euro.

Gli investigatori hanno ricostruito le tracce informatiche lasciate dal 48 enne che, dopo esser stato identificato è stato denunciato.

La “Sextortion“, estorsione sessuale, è un fenomeno in crescita sui social network e spesso riguarda persone sole e si sta diffondendo anche tra i minorenni, di tutte le fasce sociali.

fonte Polizia di Stato

Caccia ai latitanti: un sito internet unico per l’Europa

Nasce il sito europeo per la ricerca di latitanti. Sotto l’egida di Europol, l’agenzia europea di polizia, è stato creato un sito internet che raccoglie i ricercati più pericolosi. Alla realizzazione delle pagine web hanno partecipato 28 Stati membri dell’Unione europea che aderiscono all’Enfast (European network of fugitive active search teams).

Le funzionalità del sito prevedono le segnalazioni, anche anonime, su criminali di alto profilo ricercati a livello internazionale, condannati o sospettati di aver commesso reati gravi o attentati terroristici in Europa. I contenuti saranno gestiti e pubblicati dai Team nazionali Enfast.

Si è scelto di presentare una lista compatta con un numero ristretto di latitanti che verranno scelti e aggiornati in base alle priorità. L’Italia al momento ha inserito due latitanti Matteo Messina Denaro, boss di Cosa Nostra e Ernesto Fazzalari, pluriomicida della ‘Ndrangheta, condannato all’ergastolo.

Per l’Italia l’attività di aggiornamento delle pagine web e di coordinamento con gli altri team sarà svolta dalla Direzione centrale della polizia criminale–Servizio per la cooperazione internazionale di polizia (Scip); proprio il direttore del servizio Gennaro Capoluongo, commentando l’iniziativa, ha dichiarato “La lotta al crimine passa attraverso la cooperazione e la condivisione in tempo reale di ogni informazione utile per la cattura dei latitanti ed in questo senso il sito web di Europol rappresenta un importante strumento di indagine”.

fonte Polizia di Stato

Foggia: guerra di clan per il controllo del territorio, 7 fermi

È di nuovo guerra di mafia a Foggia dove la Polizia di Stato ha eseguito stamattina sette fermi di esponenti del clan Moretti-Pellegrino-Lanza. Una persona è tutt’ora ricercata.

I fermi nascono infatti dalle indagini svolte su cinque episodi di tentato omicidio nella lotta che contrappone due opposte famiglie per il controllo delle attività illecite. Da una parte il gruppo facente capo alle famiglie Moretti-Pellegrino-Lanza e dall’altra il clan Sinesi-Francavilla. Queste due bande da diversi mesi si contendono il territorio dell’intera provincia di Foggia.

I sette fermati sono accusati di detenzione e porto di armi da guerra e armi comuni da sparo, rapine, furto di autovetture; tutti questi reati sono aggravati dal metodo mafioso utilizzato.

Nel corso dell’Operazione è stato sequestrato anche un fucile d’assalto russo kalashnikov.

La stretta degli investigatori sul gruppo è stata accelerata anche da dichiarazioni emerse durante le intercettazioni telefoniche: nel mirino del clan era infatti finito un ispettore della Squadra mobile foggiana che nelle intenzioni di uno dei fermati doveva essere ucciso.

Le indagini sono state dirette dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Bari con il coordinamento del Servizio centrale operativo.

fonte Polizia di Stato

Napoli: contrasto al narcotraffico, arresti in tutta Italia

Traffico internazionale di stupefacenti è l’accusa mossa nei confronti di un’organizzazione criminale che gestiva grossi carichi di droga, acquistandoli direttamente dai cartelli sud americani.

Questa mattina, la Squadra mobile di Napoli, il Servizio centrale Operativo (Sco) di Roma, insieme al Nucleo di polizia tributaria di Napoli e sotto il coordinamento della Direzione distrettuale Antimafia partenopea, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 11 persone.

L’organizzazione criminale è risultata legata al clan di camorra Amato-Pagano del cui appoggio godeva nella pianificazione logistica sul territorio dei traffici illeciti. Gli arresti sono stati effettuati in diverse regioni italiane.

L’indagine della Polizia di Stato, parallela con quella degli uomini del Gico della Guardia di Finanza, ha individuato oltre agli organizzatori, direttori e gestori della struttura di narcotraffico, anche i broker internazionali che si occupavano di riciclare le grosse somme di denaro derivante dal commercio della droga.

Per questo è stato disposto il sequestro di quote societarie, beni immobili ed imbarcazioni riferibili all’organizzazione stessa e situati in Spagna, nell’isola di Man e nell’Emirato arabo di Dubai.

In questa ultima località avveniva il maggiore investimento di denaro e il valore stimato dei sequestri nell’operazione odierna è stato quantificato in circa 10 milioni di euro.

fonte Polizia di Stato

Torino: presa la banda della Ritmo viola

Agivano pistola alla mano e con il volto coperto, e, almeno in 4 episodi, hanno rapinato le aree di servizio sulla tangenziale di Torino. Due di loro erano stati già arrestati nel settembre scorso dopo aver tentato di rapinare una banca sempre nel capoluogo piemontese, e questa mattina, al termine dell’indagine svolta dalla Polizia stradale torinese e denominata “Ritmo“, gli è stata notificata anche l’ordinanza che li accusa delle rapine commesse l’estate scorsa.

Una terza persona era già stata fermata per ricettazione per essere stata trovata in possesso di un telefono cellulare sottratto durante una delle rapine. La banda agiva a bordo di una vecchia Fiat Ritmo, e proprio questo particolare ha dato il nome all’operazione. L’attività investigativa della Squadra di polizia giudiziaria del Compartimento polizia stradale “Piemonte e Valle d’Aosta“, che ha sede a Torino, è iniziata subito dopo la prima rapina, messa a segno nel luglio scorso, e durante la quale fu rubato anche un cellulare.

Proprio seguendo le tracce di quel telefono gli investigatori hanno isolato alcuni numeri che sono stati messi sotto controllo. Grazie alle successive intercettazioni telefoniche e all’analisi dei tabulati, i poliziotti sono riusciti a concentrare l’attenzione su alcune persone, indiziate di essere i possibili autori dei colpi. Molto importanti, ai fini delle indagini, sono stati i filmati delle telecamere di sorveglianza degli esercizi commerciali rapinati, dai quali si è potuto accertare l’utilizzo da parte dei criminali di una Fiat Ritmo di colore viola.

Proprio a bordo di quella macchina le Volanti di Torino bloccarono, nel mese di settembre, due degli indagati subito dopo il loro tentativo di rapinare una banca. Si sta ancora indagando per capire se l’uomo accusato di ricettazione possa essere in realtà uno dei rapinatori.

fonte Polizia di Stato

Taranto: presi 28 spacciatori

 L’arresto di un corriere della droga trovato in possesso di 4 chili di eroina purissima, intercettato dagli uomini della Squadra mobile di Taranto nel novembre 2011, ha dato inizio all’indagine denominata “Game over“. L’operazione della Mobile tarantina ha portato all’esecuzione di 28 provvedimenti emessi dal Tribunale di Lecce. Cinque persone sono finite in carcere, 20 agli arresti domiciliari mentre altre tre sono destinatarie dell’obbligo di dimora.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla illecita detenzione, trasporto, commercio, offerta, vendita e distribuzione di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, hashish ed eroina.

L’indagine ha fatto luce sull’attività di due gruppi criminali che controllavano lo spaccio in diverse zone di Taranto. Gli agenti hanno analizzato la struttura delle organizzazioni, ognuna autonoma nella propria zona di competenza, ma che spesso venivano in contatto realizzando affari in comune.

Dopo l’arresto del 2011 la Squadra mobile tarantina iniziò ad indagare con intercettazioni telefoniche, ambientali, appostamenti e pedinamenti; ne risultò un quadro ben definito dell’attività delle due bande di spacciatori. La prima, quella più importante, era attiva nei quartieri Tamburi e Paolo VI, mentre l’altra agiva in monopolio nei vicoli della città vecchia.

Il gruppo principale era capeggiato da un leader storico della malavita tarantina, molto rispettato e temuto; era proprio lui che promuoveva il commercio su larga scala della droga e il capillare controllo del suo territorio. Aveva inoltre previsto una sorta di mutua assistenza per i propri affiliati, prevedendo dei contributi economici alle famiglie dei detenuti.

Il leader era affiancato da un altro capobanda di pari livello, imprenditore nel settore delle slot machines (da questo deriva il nome dell’operazione). Grazie alla sua attività lecita, l’uomo trovava canali di sbocco per l’attività illecita. Inoltre utilizzava un linguaggio attinente alla sua attività per cercare di sviare eventuali intercettazioni, parlando di “macchine” o “schede” per indicare in realtà le partite di droga. Tra i suoi compiti c’era quello di procacciare clienti per l’organizzazione, e di gestire diversi canali di fornitura e di smercio delle sostanze stupefacenti, curando l’acquisto e la successiva cessione di grosse quantità di droga.

Nel corso dell’indagine gli agenti della Mobile hanno sequestrato oltre 15 chili di droga, documentando come l’organizzazione fosse in grado di commercializzare elevate quantità di sostanze stupefacenti, grazie ai rapporti con organizzazioni attive nella zona di Bari, in Albania, Basilicata e Calabria.

L’operazione è stata svolta con la collaborazione delle Squadre mobili di Bari, Lecce, Reggio Calabria e Matera e dei Reparti prevenzione crimine di Bari e Lecce.

fonte Polizia di Stato

‘Ndrangheta: operazione “Antibes”, 16 in manette

 Tra i reati contestati alle 16 persone arrestate, questa mattina, dalla Squadra mobile di Reggio Calabria, l’associazione mafiosa, l’estorsione e l’aver favorito la latitanza di Giovanni Franco personaggio di spicco della ‘Ndrangheta reggina, arrestato nel 2013.

Tutti gli arrestati sono legati alla famiglia “Franco” della frazione dei Pellaro di Reggio Calabria.

Tra l’altro gli investigatori sono riusciti a riscostruire l’escamotage che i fiancheggiatori del ricercato erano riusciti a trovare: spedivano i loro telefoni cellulari accesi, e quindi rintracciabili, con un corriere in un luogo qualsiasi di villeggiatura del Nord Italia, mentre loro raggiungevano il latitante ad Antibes, nota località francese, dove si nascondeva e da cui dirigeva ancora la “famiglia“.

Successivamente, con un’auto presa a noleggio raggiungevano il posto dove spedivano i cellulari, e li recuperavano.

Gli investigatori hanno ricostruito nei dettagli tutti gli spostamenti effettuati dai fiancheggiatori e le intercettazioni hanno svelato anche i tentativi di reclutamento di nuove leve all’interno della famiglia.

fonte Polizia di Stato

Brescia: arrestato con 7 chili di cocaina nel Tir

Nascondeva la droga in un doppiofondo nella parte posteriore della cabina di guida del suo tir e durante un controllo degli uomini del Reparto prevenzione crimine e di quelli della Squadra mobile di Brescia, è stato arrestato.

Si tratta di un autotrasportatore bresciano di 46 anni, residente in Spagna, che viaggiava con un ingombrante carico: 7 chili e 200 grammi di cocaina contenuta in pacchi.

Durante la perquisizione effettuata al domicilio dell’arrestato, gli agenti hanno trovato e sequestrato 150 mila euro in contanti custoditi dentro una cassaforte, orologi di valore e numerosi assegni bancari.

fonte Polizia di Stato

‘Ndrangheta: 14 arresti per traffico internazionale di droga

Traffico internazionale di stupefacenti: è questa l’accusa con cui 14 persone, ritenute legate a cosche della ‘Ndrangheta, sono finite in manette nell’operazione “Apegreen Drug“.

L’operazione del Servizio centrale Operativo (Sco) e della Squadra mobile di Reggio Calabria è il risultato di una precedente indagine che già nel 2010 portò all’arresto di oltre 300 persone. Nell’operazione di allora, chiamata “Crimine“, venne smembrata una rete ben articolata del narco-traffico tra l’Italia e l’estero (Austria e Canada).

Le attuali indagini hanno permesso di ricostruire il ruolo della cosca Commisso di Siderno nel settore degli stupefacenti, grazie anche all’analisi e alla ricostruzione delle conversazioni ambientali intercettate all’interno della lavanderia Apegreendi Siderno(RC), ritenuta la base operativa del sodalizio.

Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi figurano, oltre al boss detenuto Giuseppe Commisso, i suoi attuali broker di riferimento ed altri personaggi legati alla potente cosca Pesce di Rosarno (RC) e a quella di Ursino di Gioiosa Ionica (RC).

fonte Polizia di Stato