Varese: vendita di auto con chilometraggi alterati, 4 arresti

Sono quattro gli arrestati e 12 i denunciati nell’operazione “Elisir” della Polizia stradale di Varese.

Gli arrestati, due esperti in riparazioni di apparati elettronici ed informatici di Como e due rivenditori di auto, si erano organizzati per truffare gli acquirenti di auto usate.

Il sistema era semplice: i due commercianti varesini ritiravano da un autonoleggio di Bolzano auto non più utilizzabili per quel servizio; subito dopo entravano in campo i due esperti che, intervenendo sui congegni elettronici di bordo delle auto, riducevano sensibilmente il chilometraggio effettivo rendendo di fatto “più giovani”, da qui il nome “Elisir” dell’operazione, le auto in vendita.

In alcuni casi il ricavato è stato stimato come superiore del 60% rispetto al reale valore di mercato dei mezzi.

Oltre al guadagno illecito, stimato in circa 3 milioni all’anno, il danno era anche legato alla sicurezza dei veicoli che, segnalando meno chilometri, venivano sottoposti ai controlli periodici con meno assiduità di quella necessaria.

fonte Polizia di Stato

Furti e rapine a Bari, banda incastrata dalle telecamere

Si davano appuntamento nei giardini di piazza Cesare Battisti, davanti all’università di Bari; da lì partivano per le loro scorribande notturne durante le quali depredavano attività commerciali e uffici.

Gli otto malviventi appartenenti al gruppo criminale sono stati fermati questa mattina, al termine dell’operazione “Night crime” (in italiano “Crimini notturni”), dagli agenti della Squadra mobile barese; sei di loro sono finiti in carcere e due, ancora minorenni, sono stati affidati a una comunità.

Tutti gli indagati, pregiudicati di nazionalità italiana, romena e senegalese, devono rispondere, a vario titolo, dei reati di furto, ricettazione, riciclaggio e rapina aggravata.

L’attività investigativa della Mobile è iniziata nel gennaio 2015, subito dopo un furto commesso nel dipartimento di Scienze della formazione dell’Università degli studi di Bari “Aldo Moro“.

Nello stesso periodo era in atto un’altra indagine relativa allo spaccio di droga proprio nella piazza davanti all’Ateneo.

Analizzando le immagini riprese dalle telecamere del sistema di videosorveglianza presente nei giardini, gli investigatori hanno scoperto che durante la notte quello era diventato il punto di ritrovo dei rapinatori, una sorta di base operativa all’aperto dove i malviventi, quasi sempre di notte (da qui il nome dell’operazione) si incontravano per dividersi il bottino dei colpi o per pianificarne altri.

Sono almeno dieci i raid messi a segno dal gruppo criminale, anche se si sta ancora indagando su altri reati analoghi.

Molto rilevanti ai fini delle indagini sono stati i filmati registrati dalle telecamere di sicurezza degli esercizi commerciali depredati nonché l’analisi dei tabulati delle celle telefoniche delle zone dove i banditi hanno agito e le testimonianze di alcune persone informate sui fatti.

fonte Polizia di Stato

Brindisi: ricompare la Sacra Corona Unita

Sembrava sparita e invece La Sacra Corona Unita, a Brindisi, stava riorganizzando le proprie fila arruolando giovanissimi e mettendo, a capo della struttura, le proprie donne.

Questo è quanto ha scoperto la Squadra mobile brindisina che, dopo tre anni di attività, ha chiuso il cerchio sul clan Pasimeni – Vicentino, arrestando 27 persone e denunciando a piede libero altri sette affiliati.

Per molti dei giovani arrestati è la prima accusa di crimini commessi con l’aggravante delle modalità mafiose, segno che la struttura era ancora in fase di sviluppo.

I reati attribuiti agli arrestati sono quelli tipici delle organizzazioni mafiose: estorsioni, danneggiamenti ed incendi in danno di attività commerciali. Ma l’attività più redditizia e strategica per il clan era il controllo della droga nel quartiere S. Elia.

Gli investigatori hanno anche delineato il ruolo di vertice delle mogli dei boss reclusi; questi ultimi impartivano ordini diretti alle loro compagne che poi si occupavano della gestione degli affari e della trasmissione delle direttive ai componenti del clan.

Attraverso le indagini la Polizia è riuscita anche ad identificare beni del valore di centinaia di migliaia di euro: almeno una concessionaria di auto ed una villa, sottoposte a sequestro, sono riconducibili in modo diretto all’attività del clan.

fonte Polizia di Stato

Catania: rapina in strada in pieno centro, tre arresti

Avevano rapinato, in strada, il direttore di un negozio di elettrodomestici che stava portando l’incasso in banca ma, grazie alle telecamere di sorveglianza, sono stati individuati ed arrestati dalla Squadra mobile. È successo a Catania, nella centrale piazza Grenoble l’8 febbraio scorso.

La vittima intorno, alle 10,30, si stava recando in banca a versare l’incasso dell’esercizio commerciale. L’uomo veniva avvicinato, alle spalle, da un motorino con a bordo due individui che tentavano di strappargli la busta contenente il denaro.

Il direttore dell’esercizio commerciale, però, schivava lo scippo e, di corsa, si rifugiava dentro una panetteria; l’uomo veniva inseguito da uno dei due a piedi, con la pistola in pugno e dell’altro, alla guida del ciclomotore. Nell’entrare nel negozio, la vittima, perdeva del denaro, circa 7 mila euro, che venivano raccolti dal rapinatore. Ritenutosi soddisfatto, il criminale usciva dalla panetteria e si dava alla fuga con il complice.

Oltre ai due esecutori materiale del fatto, gli investigatori della Mobile, nei giorni seguenti, individuavano anche un terzo complice che aveva fornito il motorino. Oggi, il cerchio si è chiuso intorno ai criminali che sono stati sopposti a fermo e portati in carcere.

fonte Polizia di Stato

Trento: operazione antidroga “Mandinka”, 11 arresti

Dopo la morte di un tossicodipendente e diversi casi di overdose a Trento, la Squadra mobile ha aperto un’indagine individuando la banda di spacciatori e trafficanti. Questa mattina gli agenti della Questura hanno dato esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 17 cittadini del Gandia, in Italia perché richiedenti asilo per motivi politici/umanitari.

Dei 17 dell’ordinanza 11 sono state arrestati, 2 persone hanno l’obbligo di firma e 4 sono state denunciate a piede libero; tra queste anche un minore che contestualmente è stato segnalato alla Procura della repubblica per i minori di Trento.

L’operazione “Mandinka” ha portato alla luce un intenso traffico di droga e riciclaggio di denaro tra Rovereto e Trento gestito dall’organizzazione criminale, e inoltre, gli investigatori sono riusciti a ricostruire anche la provenienza e la distribuzione della droga killer.

Lo stupefacente partiva da Napoli, passava da Roma e poi raggiungeva la Provincia autonoma di Trento per essere smistata tra i vari componenti della banda e poi spacciata tra i giovani.

Durante le indagini sono state sequestrate notevoli quantità di stupefacente e diverse migliaia di euro, è stato contestato, inoltre, il reato di riciclaggio nei confronti di uno dei componenti dell’organizzazione; infatti è emerso che il denaro, ricavo dello spaccio, veniva settimanalmente inviato in Gambia attraverso dei connazionali, residenti a Milano, che fungevano da corrieri. Il giro d’affari è risultato essere di alcuni decine di migliaia di euro.

fonte Polizia di Stato

Virus web Cryptolocker, l’allerta della polizia postale di Parma

La polizia postale ha diffuso con una nota un’allerta per gli utenti del web sul virus Cryptolocker, in grado di bloccare l’acceso ai file suol proprio computer. Le forze dell’ordine raccomando di non versare alcuna somma ai criminali informatici e di rivolgersi per tutte le informazioni al commissariato on-line della polizia di Stato, disponibile anche tramite app su smartphone e tablet.

L’ALLERTA – Negli ultimi giorni la polizia postale e delle comunicazioni ha registrato una nuova ondata di attacchi attraverso invio di mail contenenti il già noto virus Cryptolocker, che imperversa ormai da un po’ di tempo sul web.

Purtroppo, nonostante gli sforzi investigativi abbiano già consentito di individuare diversi individui e gruppi organizzati, sia italiani che stranieri, impegnati nella organizzazione e realizzazione di simili campagne malevole, la estesa diffusione del fenomeno e la costante per cui l’attacco si rivela possibile, sempre e comunque grazie ad un comportamento disattento dell’utente, hanno indotto la specialità ad aumentare le misure di prevenzione attraverso ogni strumento utile a garantire la sicurezza di chi naviga in Rete.

Lo scenario è il seguente: l’ignaro utente riceve sulla propria casella di posta elettronica un messaggio che fornisce indicazioni ingannevoli su presunte spedizioni a suo favore oppure contenente un link o un allegato a nome di istituti di credito, aziende, enti, gestori e fornitori di servizi noti al pubblico.

Cliccando sul link oppure aprendo l’allegato (solitamente un documento in formato pdf o zip), viene iniettato il virus che immediatamente cripta il contenuto delle memorie dei computer, anche di quelli eventualmente collegati in rete.

A questo punto si realizza il ricatto dei criminali informatici che richiedono agli utenti, per riaprire i file e rientrare in possesso dei propri documenti, il pagamento di una somma di alcune centinaia di euro in bitcoin – la moneta virtuale (ndr) a fronte del quale ricevere via e-mail un programma per la decriptazione. È importante non cedere al ricatto, anche perché non è certo che dopo il pagamento vengano restituiti i file criptati. Tenere sempre aggiornato il software del proprio computer, munirsi di un buon antivirus, fare sempre un backup, ovvero una copia dei propri file, ma soprattutto fare attenzione alle mail che ci arrivano, specialmente se non attese, evitando di cliccare sui link o di aprire gli allegati, sono i consigli più importanti da seguire per impedire l’infezione del Cryptolocker.

Per maggiori informazioni e assicurare un contatto diretto e continuativo con il cittadino, si può fare riferimento anche al Commissariato di P.S. on line, per tutti coloro che frequentano la rete, caratterizzato da innovativi sistemi di interattività con l’utente, reperibile all’url: www.commissariatodips.it.

Il portale è stato integrato con apposita “app” scaricabile gratuitamente dal proprio smartphone o dall’iPad per consentire di venire incontro alle crescenti richieste di assistenza e di aiuto degli utenti della rete, in tempo reale, e di conoscere sempre di più il mondo del web, i suoi rischi e le sue opportunità.

In tale contesto, la polizia postale e delle comunicazioni ha concluso, alla fine dello scorso anno, alcune attività che hanno permesso di sgominare un’organizzazione criminale per associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo informatico, estorsione on line e riciclaggio degli illeciti proventi realizzati mediante la diffusione del virus in argomento, di cui sono rimaste vittima privati cittadini ma anche aziende, private e pubbliche.

fonte Repubblica.it

Catania: indagati 62 “furbetti del cartellino”

Avevano messo in piedi una truffa ai danni dell’ente pubblico a cui appartenevano: 62 dipendenti comunali di Acireale (Catania) sono stati denunciati per falsa attestazione di presenza in servizio sul luogo di lavoro.

Le indagini della questura di Catania, coordinate dalla Procura distrettuale, supportate anche da riprese video, testimoniano il lavoro “straordinario” di alcuni impiegati a benificio degli assenteisti.

È stata accertata, infatti, una consolidata prassi da parte di numerosi dipendenti del Comune, consistente nella “strisciatura plurima” dei badge personali presso i rilevatori di presenza; risultava così l’ingresso e la presenza all’interno dell’ufficio di appartenenza, di colleghi che, in quel momento, non erano presenti e che non sarebbero mai andati a lavorare.

L’incrocio dei dati di riscontro, unito a un’individuazione fotografica degli stessi dipendenti, ha permesso di identificare e di denunciare, 62 dipendenti comunali; tra loro, alcuni sono gli esecutori materiali delle strisciate plurime, altri sono i beneficiari delle condotte illecite.

fonte Polizia di Stato

Genova: donna con il vizio del gioco gestiva giro di prostituzione

Gestivano un giro di prostituzione nel quartiere Sampierdarena di Genova, i quattro familiari di origine romena che sono stati arrestati questa mattina dalla Squadra mobile della città ligure.

Approfittando dello stato di estrema indigenza di alcune famiglie in Romania, l’organizzazione criminale attirava in Italia ragazze giovanissime convincendole poi a prostituirsi nelle strade del capoluogo ligure.

A capo della Banda di sfruttatori una donna di 61 anni con il vizio del gioco; gli investigatori hanno infatti accertato che il denaro intascato veniva, solo in parte, inviato in Romania mentre somme consistenti venivano sperperate, dalla donna, in sale bingo e alle slot machine.

Oltre al gioco, la donna, investiva i guadagni illeciti anche in gioielli.

fonte Polizia di Stato

Traffico di droga, 10 arresti a Salerno

Dieci le persone arrestate questa mattina, a Salerno, dagli uomini della Squadra Mobile al termine di un’indagine durata più di sei mesi che ha consentito di fermare un’associazione per delinquere, specializzata nel traffico e spaccio di droga.

Gli indagati volevano riattivare il mercato dello smercio dell’eroina nella città di Salerno, la cui gestione negli ultimi anni era stata lasciata a spacciatori provenienti dall’hinterland napoletano.

Durante le investigazioni, sono state anche sequestrate diverse quantità di cocaina, hashish ed ecstasy.

Per quanto riguarda l’ecstasy, le analisi di laboratorio hanno evidenziato la presenza di una molecola di sintesi molto pericolosa per i giovani assuntori.

fonte Polizia di Stato

Trieste: rapine in gioielleria con spray urticante

 Stavano tentando un colpo con spray urticante, i tre lituani arrestati ieri dalla Polizia di Stato a Trieste.

Il giorno prima, due componenti della banda, avevano effettuato un sopralluogo all’interno di una gioielleria nel centro città e, con la scusa di guardare oggetti preziosi, avevano in realtà studiato la resistenza delle vetrine antisfondamento e l’interno del negozio.

Il proprietario dell’esercizio commerciale però si era subito insospettito per l’atteggiamento dei tre che non si erano mostrati realmente interessati ad acquisti.

Senza farsi notare, l’uomo ha ripreso con il cellulare i volti dei due, mostrandoli, poco dopo, agli agenti della questura.

Le indagini della Squadra mobile permettevano di verificare che almeno uno dei due si era già reso responsabile di una rapina in una gioielleria di Modena.

Capito cosa stava per accadere, gli agenti, ieri mattina, si sono appostati vicino all’esercizio commerciale ed hanno sorpreso i due che, da direzioni diverse, si stavano avvicinando alla gioielleria.

Dopo essersi scambiati un segnale, i due rapinatori si sono diretti in modo deciso verso l’ingresso del negozio dove, però, sono stati bloccati dagli uomini della Mobile.

Addosso avevano spray urticante, fascette da elettricista per immobilizzare i polsi delle persone all’interno dell’oreficeria, guanti in lattice e nastro da imballaggio.

Poco distante è stato bloccato il terzo complice che, dentro una vettura con targa lituana, attendeva i due rapinatori per la fuga.

fonte Polizia di Stato