Aler, tensione allo sgombero: pietre ed estintori contro la polizia. Due arrestati

di Repubblica.it

In via Vespri Siciliani gli agenti reagiscono lanciando lacrimogeni. Sei feriti: due residenti e quattro agenti. Dopo gli scontri i manifestanti bloccano il traffico in più punti, disagi sulla linea 95.

La task force della prefettura contro gli occupanti abusivi non è ancora cominciata, ma la tensione è già altissima. I primi scontri della settimana sono stati in via Vespri Siciliani 71 (zona Giambellino), dove la polizia è intervenuta per uno sgombero programmato di una famiglia di italiani. Antagonisti e alcuni residenti hanno cercato di opporsi all’intervento delle forze di polizia: due residenti e quattro agenti sono rimasti feriti. Due persone sono state arrestate dalla polizia a seguito delle violente proteste.

Il fronte rimane incandescente e anche dopo l’assalto al circolo del Pd di via Mompiani al Corvetto e dopo il precedente di via Salomone dove gli occupanti delle case Aler si erano già scagliati contro le forze di polizia. Sulle pagine Facebook dei comitati si denuncia l’uso di lacrimogeni durante gli scontri. Dalle forze dell’ordine fanno sapere che, effettivamente, per evitare scontri fisici gli agenti hanno lanciato a mano alcuni lacrimogeni. Secondo quanto riferito dalla polizia una quarantina di manifestanti al presidio contro lo sgombero in via Vespri Siciliani avrebbero caricato i poliziotti presenti lanciando pietre, estintori e cassonetti.

Dopo gli scontri, i manifestanti hanno organizzato un corteo improvvisato che si è mosso per le vie del quartiere bloccando il traffico in più punti. È stata fermata per alcuni minuti la circonvallazione
della linea 95 da parte di una cinquantina di manifestanti, all’angolo tra via Gentile Bellini e piazza Pietro Frattini, in zona Lorenteggio. Nei prossimi giorni, la situazione potrebbe peggiorare considerato che il vertice in prefettura dovrà decidere della task force sugli sgomberi annunciata dal presidente Maroni. Un intervento che si prevede massiccio: il governatore aveva infatti parlato di 200 sgomberi nella prima settimana.

Lavoro: stranieri contro stranieri. Sfruttati e sfruttatori

di Corriere della Sera

Nell’Italia che arranca nel tentativo di lasciarsi alle spalle Pil poco competitivi, indici da recessione e scenari a tinte fosche, arrivano notizie tra luci e ombre sui lavoratori stranieri . Due le storie emblematiche. La prima vicenda racconta di «caporali» indiani che nel Padovano sfruttano in nero e brutalmente dei connazionali irregolari. La seconda storia invece, rivela una truffa da 3 milioni di euro all’Inps: lavoratori stagionali bengalesi del settore turistico alberghiero a Jesolo e dintorni, percepivano indennità di disoccupazione non dovute. I carabinieri del comando provinciale di Padova hanno eseguito quattro arresti a Correzzola dopo un’indagine denominata «Baba» sullo sfruttamento del lavoro nero. L’organizzazione composta da cittadini indiani, responsabili a vario titolo di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, estorsione e sfruttamento della manodopera nel settore agricolo, era in grado di far entrare clandestinamente in Italia decine di cittadini indiani. Le tariffe sborsate, oscillavano dai 6.500 agli 8.000 euro a testa e il lavoro procurato in un’azienda agricola veniva pagato 4 euro l’ora.

Non finisce qui. In cambio di un tetto fatiscente, i «caporali» indiani chiedevano anche una percentuale sui guadagni e una quota per vitto e alloggio. Vita da sfruttati. E guai a protestare. Un bracciante che si era lamentato, è stato ferito a colpi di machete. L’altra vicenda significativa arriva dal Veneziano. Oltre 330 lavoratori bengalesi, impiegati negli alberghi per la stagione estiva dal 2005 al 2013, incassavano un’indennità di disoccupazione da 1.200 euro al mese per 8 mesi dopo averne lavorato 4. Poi si facevano riassumere per la stagione e ricominciavano il giro. Ecco i «furbetti» stranieri. Ora l’Inps vuole recuperare le indennità illegali con l’aggiunta di una sanzione da 2,5 milioni di euro. Obiettivo: pignorare gli stipendi di chi ha raggirato il nostro sistema previdenziale. Le due vicende confermano lo scenario di crisi che investe anche gli stranieri, costretti da un lato a lavorare a 4 euro l’ora, dall’altro, pur di guadagnare le cifre di qualche anno fa, a truffare l’Inps. Non a caso Bankitalia fornisce un dato che fa riflettere: nel 2013 ammontano a 5,5 miliardi di euro le somme che gli immigrati stranieri in Italia hanno inviato alle loro famiglie d’origine. E’ il dato più basso degli ultimi sette anni e corrisponde a poco più della stessa cifra, attualizzata, che gli emigranti italiani inviavano nel nostro Paese nel 1968 (5,1 miliardi di lire). Dunque, lo stesso importo. Con un dettaglio: sono trascorsi 46 anni.

Riccardo Magherini, chiesto il rinvio a giudizio per carabinieri e uomini del 118

di Il Fatto Quotidiano.it

Rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio colposo. E’ questa la richiesta della Procura di Firenze per i quattro carabinieri e i tre soccorritori del 118 che, la notte tra il 2 e il 3 marzo, a Firenze, hanno arrestato e immobilizzato Riccardo Magherini, morto a 40 anni per arresto cardiaco. Per uno degli agenti è contestato anche il reato di percosse. Decisivo, in tal senso, il video girato da un testimone in cui si vede uno degli agenti che prende a calci l’ex promessa delle giovanili della Fiorentina. Il decesso, sostengono i pm Giuseppe Creazzo e Luigi Boccolini, sarebbe stato provocato da una “intossicazione acuta da cocaina associata ad un meccanismo asfittico“. Magherini, quindi, avrebbe assunto eccessive quantità di droga, ma l’arresto sarebbe avvenuto con metodi che violano il protocollo dell’Arma: secondo l’accusa, sarebbe stata esercitata un’eccessiva pressione sul torace dell’uomo, causandogli, così, l’arresto cardiaco. Ai tre soccorritori del 118, invece, viene contestato dai procuratori una valutazione errata delle condizioni di salute dell’arrestato.
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Soddisfatti per la richiesta di rinvio a giudizio i familiari di Magherini che, dichiarano, cercheranno di evitare in tutti i modi un caso fotocopia a quello di Stefano Cucchi. “Le richieste di rinvio a giudizio sono una bella notizia – spiega il fratello Andrea – Ciò che differenzia la vicenda di Riccardo dalle altre, penso a quella di Cucchi, è che è successo tutto in una strada, con testimoni alle finestre“. Parla anche il padre del 40enne, Guido, che teme solo i tempi della giustizia: “Il nostro avversario è la prescrizione – dice – Siamo contenti di andare a processo, è già un ottimo risultato, visto anche come vanno a finire altre vicende, come quella di Stefano Cucchi”.

Fiducioso, invece, l’avvocato dei quattro carabinieri indagati, Francesco Maresca: “La richiesta di rinvio a giudizio è l’atto successivo alla chiusura delle indagini. Attendiamo fiduciosi l’udienza preliminare. Già in quella sede cercheremo di chiarire la posizione dei carabinieri indagati”.

Gli uomini dell’Arma intervennero, in Borgo San Frediano, a Firenze, in seguito alla denuncia di alcuni passanti che avevano trovato Magherini a torso nudo e in stato d’agitazione. L’uomo aveva appena spaccato la vetrina di un ristorante e rubato il cellulare a una ragazza. La prima pattuglia arrivata sul posto non riuscì a immobilizzare Magherini e fu necessario l’intervento di un’altra volante e del 118. Con l’arrivo dei rinforzi, i carabinieri sono riusciti a bloccare a terra l’uomo in stato d’agitazione e ad ammanettarlo. Nonostante Magherini si lamentasse, gli agenti hanno deciso di tenerlo a terra, in posizione prona con il torace nudo schiacciato a terra, perché l’uomo stava cercando di liberarsi dalla presa dei carabinieri . La procedura d’arresto adottata, secondo i pubblici ministeri fiorentini, violerebbe le regole internazionali e sarebbe stata la causa, insieme all’eccessiva quantità di cocaina assunta dall’uomo, del decesso. Secondo i periti, la morte di Magherini si sarebbe potuta evitare se gli agenti lo avessero alzato.

Agente di polizia penitenziaria spara alla moglie poi si toglie la vita

di La Stampa

L’omicidio-suicidio è avvenuto in provincia di Latina al termine di una violenta lite. Pare che la donna volesse separarsi, esasperata dalla gelosia dell’uomo.

Negli ultimi tempi i litigi tra coniugi erano sempre più frequenti, soprattutto da quando lei lo aveva denunciato alle forze dell’ordine per maltrattamenti e lo voleva lasciare. Non ne poteva più della gelosia del marito. E l’ennesima discussione è stata fatale. Antonino Grasso di 38 anni, agente penitenziario, ha preso la pistola d’ordinanza e ha sparato alla moglie Tiziana Zaccari, di 36 anni, uccidendola poi con la stessa arma si è tolto la vita. Grasso, assistente capo, era appena stato trasferito nel carcere di Velletri dal nord Italia, dove prestava servizio.

Al momento dell’omicidio-suicidio nella loro abitazione in via Macchiavelli, nel quartiere San Valentino del comune di Cisterna in provincia di Latina, non c’erano i due figli della coppia di 6 e 7 anni. Ad avvisare la polizia sono stati alcuni vicini di casa che avevano sentito il rumore degli spari. Nell’appartamento sono entrati gli agenti del commissariato di polizia di Cisterna e dagli investigatori della scientifica. Al loro arrivo i medici dell’ambulanza non hanno potuto far altro che constatare il decesso dei coniugi.

«È un’altra terribile e agghiacciante tragedia che – commenta il segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe – coinvolge appartenenti alla Polizia Penitenziaria. È il secondo suicidio di un poliziotto in soli tre giorni. Come può l’Amministrazione Penitenziaria, che è da mesi senza un Capo Dipartimento, assistere inerte a questi gravi fatti, che hanno ormai una cadenza mensile, visto che nulla fa per favorire il benessere dei poliziotti penitenziari?».

Secondo Capece «negli ultimi 3 anni si sono suicidati più di 35 poliziotti e dal 2000 ad oggi sono stati complessivamente più di 100».

Terrore in piazza Madonnella, immigrato minaccia i passanti con un’ascia: arrestato

di Repubblica.it

Armato di ascia ha minacciato i passanti ma è stato disarmato dai carabinieri. E’ successo a Bari, in piazza Madonnella. E solo per il pronto intervento dei carabinieri che lo hanno disarmato e arrestato il folle gesto di un 32enne nigeriano non si è trasformato in una tragedia simile a quella di Milano dove Adam Kabobo, un immigrato originario del Ghana  freddò tre persone che camminavano a Milano con vari colpi di piccone.

Giovedì sera (ma la notizia è stata diffusa solo oggi) l’immigrato in grave stato di alterazione psico-fisica, per futili motivi, ha impugnato un’ascia e ha cominciato a minacciare numerosi passanti. Di qui la segnalazione al numero di emergenza 112 che ha consentito l’immediato intervento di una gazzella dell’Arma. Lo straniero, alla vista dei militari, li ha aggrediti ma è stato disarmato e arrestato.

Scontri Bologna: sono 19 i feriti delle forze dell’ordine

di Ansa

Sono 19, più di quanto risultasse ieri sera, i feriti delle forze dell’ordine impegnati a Bologna nei due scontri coi collettivi antagonisti, in Via Castiglione mentre parlava il Governatore Bankitalia Ignazio Visco, e in Piazza Cavour e via Garibaldi nel tentativo di sfondare e raggiungere il presidio di Forza Nuova in piazza San Domenico.

Si tratta di sei carabinieri, prognosi tra 2 e 20 giorni, e 13 poliziotti, tra i 7 e i 12 per perforazione del timpano. Oltre ai sei militari dell’Arma, che hanno riportato contusioni guaribili dai 2 ai 20 giorni, tra i poliziotti sono rimasti contusi in vario modo tre funzionari e dieci agenti dei reparti mobili di Bologna e di Padova. Un alto dirigente della questura, colpito da un petardo che gli è esploso sul caschetto, ha riportato un trauma acustico e una sofferenza psicofisica guaribili in 7 giorni.

Un altro dirigente colpito da un oggetto allo sterno ha una prognosi di sette giorni, un vicequestore aggiunto guarirà in 10 giorni per la forte contusione alla scapola destra. Tre gli agenti del reparto mobile di Bologna: uno ha subito la perforazione del timpano per lo scoppio di un ordigno rudimentale, danno che potrebbe diventare permanente. Un altro una ferita al labbro, cinque giorni, il terzo, quello che rimanendo a terra svenuto aveva destato forte allarme, dieci giorni sempre per trauma acustico. Sette i colleghi del reparto mobile di Padova, prognosi comprese tra i sette e i 12 giorni per contusioni di varia natura agli arti e al busto. Feriti ci sono stati anche tra i manifestanti. Uno di loro è stato medicato sul posto dal personale di un’ambulanza. Non sono note al momento le prognosi.

Sarà processato domani mattina per direttissima – a quanto si è appreso – il manifestante fermato e arrestato ieri dalla Polizia, con l’accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, durante i tafferugli fra centri sociali e forze dell’ordine in via Garibaldi a Bologna. Il bilancio del pomeriggio di scontri nel centro cittadino tra forze dell’ordine e un corteo dei centri sociali deciso a contestare, prima, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco e, poi, a raggiungere un presidio di Forza Nuova, è stato di sei feriti tra le forze dell’ordine e due tra i manifestanti.

Nonno e nipote trovati morti in fiume nel rodigino, è omicidio suicidio

carabinieri2di Ansa

E’ stato definito, dai carabinieri, un caso di omicidio-suicidio quello che ha fatto trovare il corpo di nonno e nipote, rispettivamente di 73 e 5 anni, nelle acque dell’Adigetto a Lendinara (Rovigo) in località Arzerello. Il bambino soffriva di una rara malattia genetica che avrebbe indotto l’anziano a porre fine alla sua esistenza suicidandosi tenendolo abbracciato sott’acqua.

Secondo quanto si è appreso, i corpi di nonno e nipote, quest’ultimo gravemente malato, sarebbero stati trovati abbracciati. Un elemento, quest’ultimo, che farebbe pensare agli investigatori che si tratti di un omicidio-suicidio da parte dell’anziano. I carabinieri stanno raccogliendo elementi per far luce sulla vicenda coordinati dal Pm di turno della Procura di Rovigo, Monica Bombana giunta anch’essa sul posto.

Il bambino era stato affidato al nonno mentre i genitori erano ad un convegno proprio sulla malattia del piccolo e lo zio, il poliziotto che ha trovato i corpi, stava andando, facendo jogging, a prendere il piccolo per dare il cambio all’anziano. Nel tragitto il poliziotto ha prima notato la carrozzina, che ben conosceva, abbandonata lungo la strada. Subito ha pensato al peggio e si è messo a cercare i due lungo il fiume trovando loro i corpi poco distante. Le salme sono già state rimosse, spetterà ora al Pm Monica Bombana decidere se sarà necessaria l’autopsia.

 

Uccide la fidanzata e la madre di lei. Poi si impicca nella loro casa

duplice-femminicidio-e-suicidio-in-sicilia_86567di Corriere del Mezzogiorno.it

I tre corpi trovati nell’appartamento: ognuno ad un piano diverso. Sul tavolo l’omicida aveva scritto: «È finito il buio». La giovane, 27 anni, lavorava come baby sitter

AGRIGENTO – Tragedia a San Giovanni Gemini, nell’Agrigentino, dove tre corpi senza vita – madre, figlia e il fidanzato di lei – sono stati ritrovati in un appartamento. Secondo la prima ipotesi il giovane avrebbe ucciso le due donne e poi si sarebbe suicidato, impiccandosi. Sul posto si sono recati i carabinieri e il pm Antonella Pandolfi. Secondo le prime notizie, madre e figlia, Angelina Butera, di 71 anni, vedova, e Concetta Traina, di 27, sarebbero state assassinate con colpi di arma da taglio. Il giovane trovato impiccato è Mirko Lena, anche lui di 27 anni.

TRE CORPI – I corpi sono stati ritrovati nella casa, che era sviluppata in una palazzina di tre livelli. Una scena choc, quella che si è presentata agli occhi dei carabinieri: i cadaveri erano ognuno ad un piano diverso. La giovane donna, che lavorava come baby sitter, era al primo piano, quello della madre al secondo, mentre al terzo è stato trovato impiccato il fidanzato della ragazza. Si indaga per ricostruire un possibile movente della tragedia: tra le ipotesi una questione di gelosia o una lite scoppiata nell’appartamento in cui abitavano le due donne.

LA SCORSA NOTTE – La tragedia sarebbe avvenuta la notte scorsa. Lo sostengono alcune fonti investigative dopo avere ascoltato i vicini di casa. Quest’ultimi hanno riferito di avere sentito dei rumori e delle urla verso le tre. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo sarebbe entrato la notte scorsa nella loro casa forzando una porta-finestra e avrebbee ucciso le due donne nelle loro stanze da letto, dove poi sono state trovate.

NON SI È PRESENTATA AL LAVORO – Concetta lavorava come babysitter, era puntuale e precisa e per questo il padre del bambino che accudiva si è insospettito per l’assenza ingiustificata. Dopo le otto di stamattina ha telefonato senza avere risposte e alla fine si è recato in casa della donna: ha suonato, ma senza ancora avere risposte. I vicini gli hanno detto che non vedevano le due donne da ieri sera. Il sospetto è diventato allarme e l’uomo ha telefonato al 112. Sono stati così i carabinieri a trovare i corpi senza vita di madre e figlia e del fidanzato della babysitter.

LA SCRITTA – Prima di uccidere e poi togliersi la vita, Mirko ha scritto sul tavolo della cucina «È finito il buio» ed ha lasciato un libro della Divina commedia aperto su una pagina dell’Inferno.

DA TEMPO NON STAVA CON CONCETTA – Mirko da qualche giorno non si vedeva a San Giovanni Gemini insieme alla ragazza. Lo hanno notato i loro amici che ora piangono davanti alla casa delle vittime in via Leopardi. Mirko ha due fratelli e una sorella, ufficialmente era disoccupato anche se ogni tanto dava una mano al padre che ha una piccola fabbrica di materassi. Viene descritto come un giovane anonimo, magro, non molto espansivo e sempre vestito di nero. Su Facebook Concetta Traina ha tra gli amici i fratelli e la sorella di Mirco, ma non lui. Sabato scorso il giovane aveva regalato un libro a un suo conoscente: «A me non serve più», gli aveva detto.

Cucchi, l’avvocato testimone «Stefano fu pestato prima dell’udienza»

StefanoCucchi_01di Il Messaggero.it

«La morte di Stefano Cucchi è la conseguenza del pestaggio che ha subito. È morto di tortura per le lesioni che gli sono state inflitte. Dire che non è morto per lesioni è ipocrita».

A prendere la parola oggi al processo d’Appello è stato l’avvocato Fabio Anselmo che si è costituito nel giudizio per conto dei famigliari della vittima. Questa costituzione però riguarda solo i tre agenti carcerari che in primo grado furono mandati assolti e che ora, secondo quanto richiede il procuratore generale, rischiano la condanna a due anni di reclusione.

Secondo il penalista non c’è alcun dubbio che Cucchi sia stato vittima di un pestaggio e a poter fornire gli elementi per confermare questo l’avvocato Anselmo ha indicato un collega che vide davanti all’aula dove fu convalidato l’arresto di Stefano un giovane in precarie condizioni tanto da ritenere che poteva essere stato percosso. Si tratta dell’avvocato Maria Tiso che al termine del giudizio di primo grado inviò una lettera all’avvocato Anselmo tramite i famigliari di Cucchi per confermare quanto aveva veduto. L’avvocato Anselmo ha chiesto oggi alla Corte sia di acquisire la lettera in questione sia di ascoltare l’avvocato Tiso.

L’avvocato vide Stefano arrivare in aula in stato di arresto, scortato. «Di corporatura esile – si legge nella lettera – aveva il volto, ed in particolare gli occhi, estremamente arrossato e gonfio, come recante delle tumefazioni. Era come se sotto gli occhi avesse quelle che in gergo comune sono individuate come borse gonfie e di un colore tendente al violaceo. Aveva un’aria di sicuro molto provata. Mentre si dirigeva abbastanza lentamente verso l’aula di udienza, mostrava difficoltà nel camminare; appariva come irrigidito nella coordinazione della deambulazione e se non ricordo male, non sollevava del tutto i piedi da terra ma sembrava trascinarli in avanti ad ogni passo».

I segni, questi, del pestaggio che, secondo la parte civile, sarebbe avvenuto prima dell’udienza di convalida dell’arresto di Stefano Cucchi. Circostanza cronologicamente diversa da quella indicata dal Pg Mario Remus, il quale la scorsa udienza, sposando la tesi del pestaggio, l’ha indicato come avvenuto dopo l’udienza di convalida dell’arresto.

Genny ‘a carogna arrestato anche per maglietta pro Speziale

Genny-a-carognadi Il Fatto Quotidiano.it

Per la Digos e la Procura di Roma Gennaro De Tommaso, detto Genny ‘a carogna, fu “l’ispiratore” di quello che avvenne dentro e fuori lo stadio Olimpico di Roma, prima e durante la finale di Coppa Italia del 3 maggio scorso, tra Napoli e Fiorentina.

Sono tante le accuse mosse al leader dei Mastiff che quella sera instaurò una sorta di trattativa con le forze dell’ordine, i giocatori azzurri e i rappresentanti della sicurezza per far svolgere o meno il match, dopo che la tifoseria napoletana – inizialmente contraria a far giocare la gara – venne a sapere del ferimento di Ciro Esposito, il tifoso azzurro colpito – secondo le indagini – dai colpi di pistola sparati dall’ex ultrà romanista Daniele De Santis.

De Gennaro questa mattina (22 settembre) è stato arrestato e si trova agli arresti domiciliari per aver organizzato gli scontri con le forze dell’ordine, aver indossato la maglietta con scritto “Speziale libero” e aver invaso il campo.Ecco cosa successe quel 3 maggio secondo i pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio. Genny, due ore prima di sedere a cavalcioni sulla recinzione della curva con indosso la maglietta a favore dell’ultrà catanese (ritenuta offensiva e violenta), “ispirò” gli scontri con la polizia. Fu lui a comandare un centinaio di napoletani, che prima di entrare all’Olimpico scortati dagli agenti, si radunò in piazza Mazzini e con fumogeni e petardi tentò di aggredire i rivali viola. Una volta dentro lo stadio, secondo il gip Rosaria Monaco il colloquio col capitano del Napoli Marek Hamsik richiesto da Gennaro De Tommaso fu consentito dai responsabili dell’ordine pubblico per evitare che la situazione degenerasse.

Genny ‘a carogna, scrive il giudice per le indagini preliminari, “aveva minacciato l’invasione di campo e il compimento di atti di violenza se non avesse avuto un colloquio con Hamsik”. Il gip cita la relazione di servizio del dirigente Digos che riferisce di una “situazione di alta tensione all’interno dello stadio Olimpico, già palesata dai fischi in concomitanza con l’inno nazionale”. Il dirigente della Digos romana Diego Parente, però, all’interno dello stadio “non ci fu nessuna trattativa. De Tommaso, e lo scrive il gip, ha avuto un comportamento di negazione dell’autorità tanto che chiese di parlare con il capitano del Napoli Hamisk”, sostiene il funzionario.

Insieme a Genny ‘a carogna altri quattro supporter napoletani sono stati colpiti dall’ordinanza, e sono stati sottoposti a obbligo di firma. Gli investigatori, grazie ai filmati, hanno riconosciuto tre di loro (Mauro Alfieri, Genni Filacchione e Salvatore Lo Presti) tra le persone che hanno partecipato agli scontri fuori dall’Olimpico. Mentre un quarto – anche lui sottoposto a obbligo di firma – è un altro capo ultrà della curva napoletana, Massimiliano Mantice, accusato, come De Tommaso, di aver scavalcato la rete che delimita il campo di gioco dalla curva Nord. Un gesto che è già costato ai due un provvedimento di Daspo. Lo stesso Mantice, come ricostruito dagli inquirenti, giunse nella zona di Tor di Quinto subito dopo il ferimento di Esposito e fu una delle persone che soccorse il ragazzo, morto poi 50 giorni dopo quel 3 maggio.

Nello specifico, l’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Roma contesta, a vario titolo, i reati di concorso in resistenza a pubblico ufficiale, lancio di materiale pericoloso e invasione di campo e, solo a De Tommaso, è accusato di aver indossato la maglietta inneggiante ad Antonino Speziale, l’ultrà del Catania accusato della morte dell’ispettore Filippo Raciti, avvenuta il 2 febbraio 2007 fuori dallo stadio del capoluogo siciliano, al termine del derby Catania-Palermo. E proprio il mese scorso a Genny era stata ritirata la patente dopo che la polizia stradale lo aveva fermato mentre guidava sulla corsia d’emergenza a Catania, dove si era recato per incontrare la famiglia Speziale. “E’ ridicolo, piuttosto che arrestarlo dovrebbero dargli un premio e ringraziarlo, senza di lui la partita non si sarebbe giocata e chissà cosa sarebbe potuto accadere con tutta quella tensione”. Queste le parole all’Adnkronos di Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito, alla notizia degli arresti domiciliari per De Tommaso,

Quello che andò in scena all’Olimpico, con il match bloccato e un pugno di tifosi napoletani capeggiati da Genny ‘a carogna che per 45 minuti  parlò con giocatori e forze dell’ordine, fu l’epilogo di una giornata scandita da tafferugli e spari. Durante gli scontri tra un manipolo di tifosi napoletani e ultrà romanista rimase ferito Ciro Esposito che morì dopo una lunga agonia 50 giorni dopo. Il principale indiziato dell’omicidio è l’ex ultrà romanista Daniele De Santis, nei cui guanti sono state trovate tracce di polvere da sparo compatibili con l’arma che ha ucciso l’ultrà del Napoli.