L’esplosione del furgone-rosticceria: cinque dei feriti ancora in prognosi riservata

++ ESPLODE FURGONE-ROSTICCERIA IN MERCATO, VITTIME ++da Corriere.it

Cinque delle 11 persone ferite nell’esplosione a Guastalla restano in prognosi riservata. È l’aggiornamento della Usl di Reggio Emilia. Francesco Mango, il titolare del furgone rosticceria esploso è ancora ricoverato in rianimazione a Parma in prognosi riservata: le condizioni dell’uomo, di 55 anni, sono giudicate dai medici dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma gravi ma stazionarie. Mango (che nel rogo ha perso la moglie, la figlia e la cognata) presenta ustioni di 2/o e 3/o grado su circa il 20% della parte superiore del corpo. È intubato. Oltre a Mango, altri cinque degli undici rimasti feriti nello scoppio sono ricoverati a Parma. Per tutti le condizioni sono stabili. Tra loro, tutti ricoverati nel centro grandi ustioni, la più grave è una donna italiana di 65 anni. Media gravità invece per un’altra italiana, di 65 anni, e per due uomini, un italiano di 37 e un 43enne pachistano. Per questi ultimi quattro pazienti, che hanno riportato ustioni tra il 10 e il 15% della parte superiore del corpo, la prognosi resta riservata. I medici hanno invece sciolto quella per un 55enne pachistano che ha riportato ustioni più lievi: guarirà in 30 giorni, salvo complicazioni.

Roma, anziana trovata morta in casa: ipotesi di omicidio a scopo di rapina

romada Agenzia di Stampa AdnKronos

Si procede per omicidio per il caso della donna di 88 anni, trovata morta nel suo appartamento nel quartiere di Monteverde, a Roma. Tracce di sangue sono state trovate vicino ai cassetti. Secondo gli investigatori potrebbe essere stata colpita in testa con un corpo contundente. Non si esclude che si tratti di un omicidio a scopo di rapina. Sul caso indaga la Squadra Mobile di Roma che sta scavando anche nel passato della donna per fare luce sul delitto.

Il corpo della donna, 88 anni, è stato trovato dagli agenti della polizia riverso in terra all’ingresso dell’appartamento, vicino sul pavimento alcune macchie di sangue. Poco distante le buste della spesa appena fatta e non ancora sistemata. Gli scontrini risalgono al 4 marzo scorso, probabile data della morte.

A dare l’allarme è stata una vicina di casa, che da giorni non la vedeva né entrare e né uscire di casa. Così ha provato prima a suonare al campanello e poi a chiamarla direttamente sul telefono di casa, per sentire se avesse bisogno di qualcosa, ma non ha ricevuto risposta. Insospettita, questa mattina, alle 11.30 circa, la donna ha chiamato la polizia.

L’appartamento dell’anziana è stato trovato in disordine. Sarà comunque l’autopsia a svelare l’esatta causa della morte.

Napoli, in fiamme la «Città della Scienza» Non si esclude l’ipotesi dell’incendio doloso

citta della scienzada Corriere.it

Quattro capannoni completamente bruciati, danni ingentissimi e la pesante incognita sul futuro dei 160 lavoratori (oltre ai 100 operatori del’indotto) della Città della Scienza di Napoli, il museo interattivo considerato tra i gioielli culturali della città. E adesso, a poche ore dallo scoppio dello spaventoso rogo che ha mandato in fumo un’area di 12mila metri quadrati. Sopravvivono solo i muri perimetrali, l’interno dei padiglioni è devastato.

 

LA PISTA DOLOSA – L’intera area è stata posta sotto sequestro dalla magistratura. Per le cause dell’incendio non si esclude alcuna ipotesi, anche se si fa strada l’iptesi dell’incendio doloso. Mentre gli uomini della Scientifica della Questura di Napoli stanno ultimando i rilievi nella zona, il sindaco Luigi de Magistris ha commentato: «Ad occhio e per l’esperienza mi sembra un incendio doloso per la rapidità, devastante». E ha aggiunto: «Napoli saprà reagire, ha grande cuore, dignità e forza, non bisogna piegarsi e ripartire subito». «La città è sotto attacco», ha aggiunto poi con un messaggio su Twitter. Anche all’esterno della struttura, tra i dipendenti, si sottolinea come sia molto improbabile che un incendio del genere, così vasto e così rapido, possa essersi sviluppato per cause accidentali e si punta il dito su una pista dolosa che deve però ancora trovare conferma da parte degli inquirenti.

Omicidio Sarah, chiesto carcere a vita per Sabrina e la madre Cosima

sabrina-misserida Corriere.it

La Procura di Taranto ha chiesto la condanna all’ergastolo per Sabrina Misseri, quale autrice dell’omicidio della cugina quindicenne Sarah Scazzi, avvenuto il 26 agosto 2010 ad Avetrana e per la madre Cosima Serrano. Nove anni di reclusione è invece la condanna chiesta dalla procura tarantina per Michele Misseri, accusato di aver soppresso il cadavere della nipote Sarah gettandolo in un pozzo. Alla richiesta di condanna letta in aula, Sabrina Misseri ha cominciato a piangere. Cosima Misseri era turbata, mentre Michele Misseri è rimasto impassibile. Cosima Serrano e la figlia Sabrina rispondono di concorso in omicidio volontario, sequestro di persona, Michele Misseri invece di occultamento di cadavere. Michele Misseri, che si è più volte accusato del delitto fornendo durante gli interrogatori nel corso delle indagini diverse versioni dei fatti, è attualmente libero, Cosima Serrano e la figlia sono invece detenute nel carcere di Taranto. «Nessuna sorpresa, avevo preparato Sabrina a questo epilogo processuale – ha commentato l’avvocato Nicola Marseglia, che insieme all’avvocato Franco Coppi difende Sabrina -, almeno ci auguriamo solo nelle richieste della pubblica accusa. Glielo avevo detto già da qualche udienza. D’altra parte la discussione prolungata dei pubblici ministeri lasciava presagire questa richiesta».

 

LE ALTRE RICHIESTE DI CONDANNA – Otto anni sono stati chiesti per il nipote di Michele Cosimo Cosma (concorso in soppressione di cadavere); per Carmine Misseri (concorso in soppressione di cadavere): otto anni di reclusione; Vito junior Russo (intralcio alla giustizia, favoreggiamento personale): tre anni e sei mesi di reclusione, Antonio Colazzo (favoreggiamento personale): tre anni di reclusione, interdizione dai pubblici uffici per cinque anni; Giuseppe Nigro (favoreggiamento personale): tre anni di reclusione, interdizione dai pubblici uffici per cinque anni; Cosima Prudenzano (favoreggiamento personale): tre anni di reclusione, interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

LE PAROLE DEL PM PRIMA DELLA RICHIESTA – Pesanti le parole del pubblico ministero Mariano Buccoliero un attimo prima delle richieste di condanna per Sabrina e Cosima Misseri «La procura della Repubblica è costretta a chiedere queste condanne (ergastolo, ndr) – ha detto il pm – per le modalità dell’azione, la capacità a delinquere, i modi, i luoghi. Sarah è morta dove è stata cresciuta. È entrata in quella casa per andare a mare, è uscita in lacrime, è stata ripresa in lacrime, riportata in casa in lacrime ed uccisa in lacrime. Lacrime che non hanno sortito alcun effetto. L’omicidio – ha aggiunto il pm – è durato dai tre ai cinque minuti. Lei ha capito in quei minuti che stava morendo per mano di chi diceva di volerle bene. Nessuna delle due donne ha avuto un momento di resipiscenza, fermarsi e dire che stiamo facendo». I pm hanno chiesto il massimo della pena per Cosima Serrano e Sabrina Misseri per la gravità del danno, «togliere la vita ad una ragazzina di 15 anni, privare la madre persino della possibilità di andare a piangere su una tomba». «E subito dopo – ha concluso il pm – è scattata l’organizzazione, con ruoli specifici, l’istinto di conservazione. Ripeto, signori della Corte, ciò che ho detto ieri, è mancata la pietà umana quel giorno»

«Ha fatto la fine che doveva fare» Delitto di Gavoi, dopo 5 anni arrestato il marito

MOGLIE DENTISTA MORTA:MARITO, NON VENDETTA MA AZIONE BALORDIda Corriere.it

A incastrarlo, dopo quasi 2 mila giorni, sono state le sue stesse parole: «Ha fatto la fine che doveva fare». Così il marito di Dina Dore parlava con l’amante della moglie assassinata. Conversazioni registrate in intercettazioni ambientali e telefoniche in cui Francesco Rocca, dentista 42enne di Gavoi (Nuoro), si riferiva alla defunta con termini sprezzanti, volgari e violenti. Nelle conversazioni con l’amante, per convincerla della sincerità dei suoi sentimenti, l’uomo le aveva ripetuto anche che un giorno avrebbe capito cosa lui aveva fatto per il suo amore. Giovedì mattina, a cinque anni dall’omicidio, è stato arrestato con l’accusa di aver commissionato il delitto della moglie. Insieme a lui è finito in carcere anche Pierpaolo Contu, giovane di 23 anni e suo amico, che all’epoca dei fatti era minorenne: sarebbe stato lui l’esecutore materiale (insieme a un’altra persona che ancora non è stata identificata).

LA SCENA DEL CRIMINE – Era la notte del 26 marzo 2008 quando Dina Dore fu aggredita nel garage-cantina della sua abitazione. Insieme a lei c’era la figlia, di poco più di otto mesi. Le tracce di sangue per terra raccontarono immediatamente della dura reazione della donna. Solo la mattina dopo Dina fu trovata nel bagagliaio della macchina, soffocata, ricoperta di nastro da pacchi, con le mani e i piedi legati. Aveva 37 anni. La convinzione in tutti gli abitanti di Gavoi è sempre stata quella di una spedizione estranea al paese che avesse tentato un sequestro di persona, finito con l’imprevista morte dell’ostaggio. Intanto il marito della vittima avvalorava la pista e pubblicava questo necrologio: «Per sempre porterò il tuo ricordo, per sempre ricorderò a nostra figlia quanto l’amavi, per sempre, con lei aspetteremo, con immensa fede, d’incontrarti… Dina. Un bacio, Francesco».

IL NIPOTE DELLA MATRICIDA – Il dentista sarebbe però solo il mandante dell’omicidio. Avrebbe assoldato due persone per trasformare il proposito in realtà. Una rimane ancora da identificare, l’altra è Pierpaolo Contu. Il giovane arrestato con Francesco Rocca è il nipote di Maria Rosa Contu, 57 anni, in carcere dove deve scontare 16 anni per l’omicidio della madre ottantenne Angela Podda. L’anziana fu uccisa a bottigliate dalla figlia, rea confessa, per questioni di eredità, sempre a Gavoi, il 21 marzo 2010. Contu era legato al dentista da un rapporto di amicizia e spesso svolgeva dei lavori nei suoi terreni. Sarebbe stato proprio il giovane operaio, schiacciato dai sensi di colpa, a rendere possibile la svolta delle indagini confidandosi con un amico. La ricompensa per il delitto? Una casa in paese o 250 mila euro in contanti.

 

Dina Dore e la figlia (Ansa/Locci) Dina Dore e la figlia (Ansa/Locci)

LA DONNA MISTERIOSA – Al centro degli accertamenti compiuti negli ultimi mesi dai magistrati della Dda di Cagliari c’è anche una misteriosa donna che la Squadra Mobile del capoluogo sardo, guidato dal dirigente Leo Testa, avrebbe sentito ripetutamente nelle settimane precedenti gli arresti. Sarebbe stata ascoltata in qualità di persona informata dei fatti ed avrebbe consentito agli investigatori di aprire uno squarcio sulla vita familiare e sulla complicata relazione fra marito e moglie. A carico di Rocca c’è un quadro indiziario ma non probatorio: ci sono infatti molti indizi che incastrerebbero il dentista ma le prove certe dovranno essere raccolte in questa fase di indagini preliminari. «Sono innocente, questo è un incubo», ha detto l’uomo prima di essere portato in carcere.

Dalle forze dell’ordine ordine guerra alla banda del buco

SCAVANO GALLERIA DI UN CHILOMETRO PER DERUBARE GIOIELLERIAda Ansa.it

Al via ad ispezione delle fognie per prevenire rapine.

Carabinieri e polizia dichiarano guerra alla banda del buco. Sono iniziati controlli straordinari nelle fogne di Napoli per prevenire rapine da parte di malviventi che agiscono muovendosi nel sottosuolo.

I carabinieri stanno ispezionando la zona di Chiaia effettuando controlli nelle condotte fognarie. La polizia ha dato il via a un nuovo piano dell’ufficio Prevenzione generale con i sommozzatori che ispezioneranno, con cadenza settimanale, il sottosuolo.

Assalto a portavalori a Roma, un morto

porta valori da Umberto Buzzoni – direttore mensilepoliziadistato

Alcuni minuti da Far West a Roma. Un rapinatore morto e un vigilante ferito gravemente.

E’ il bilancio di un assalto ad un portavalori in pieno centro a Roma, nella zona della basilica di Santa Maria Maggiore.

Alcuni banditi avrebbero tentato l’assalto e sarebbe nata una sparatoria con le guardie giurate.

Sul fatto indagano i carabinieri. Turisti e passanti, impauriti, si sono rifugiati nei negozi e dietro le auto.

La nostra redazione è vicina alle guardie giurate che quotidianamente svolgono un lavoro rishioso con coraggio è dignita.

In questa occasione a perdere la vita è stato uno dei malviventi, ma non mancano episodi di cronaca in cui ad avere la peggio sono i tutori dell’ordine e la sicurezza.

Droga, Morgan sarà processato con l’accusa di favoreggiamento

Morganda Corriere.it

Rinvio a giudizio del cantante, coinvolto nell’inchiesta su uno spacciatore di cocaina a Monza.

Guai giudiziari per Morgan. Mercoledi il cantautore, 40 anni, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di favoreggiamento per una vicenda di droga.

Tutto ha inizio una sera di novembre di due anni fa, quando la polizia arresta, all’ingresso della palazzina di Monza in cui vive il musicista, il 30enne Luis Fernando M., uruguaiano. Il sudamericano ha circa tre grammi di cocaina in tasca, in un pezzo unico. Arrestato, prima di essere portato in commissariato, riferisce di avere un appuntamento con Morgan, che effettivamente gli stava per aprire la porta. Il sudamericano, in sede di convalida dell’arresto, racconterà poi al giudice di essersi presentato sotto casa dell’ex leader dei Bluvertigo per saldare un precedente debito di lavoro, maturato per aver collaborato all’allestimento del palco in occasione di un concerto di quest’ultimo. Il musicista gli avrebbe dovuto pagare il lavoro con un assegno. Dopo pochi giorni, l’uomo viene rilasciato a piede libero, ma per gli inquirenti resta un pusher di cocaina.
Nell’ambito delle indagini, condotte dal pm Emma Gambardella, gli ufficiali di polizia giudiziaria sentono come testimone anche Morgan, il quale avrebbe riferito che quello non era uno spacciatore, ma un suo conoscente che si trovava in difficoltà economiche.

Versione alla quale, però, il magistrato non ha creduto, tanto da chiedere e ottenere il rinvio a giudizio al prossimo 3 luglio per il reato di favoreggiamento. Anche il presunto pusher, nel frattempo, finisce a processo con l’accusa di spaccio.

Non c’è pace per Morgan, artista e scopritore di talenti. Recentemente ha rimediato una denuncia anche da un fotografo che lo aveva «paparazzato» vicino casa, e che lui avrebbe aggredito prendendogli a calci lo scooter. Nel 2010 dopo le sue esternazioni sull’uso di crack rilasciate a «Max», il cantante fu al centro di un’ondata di polemiche che gli costò l’esclusione dal Festival di Sanremo e l’esilio dalla Rai.

Sarah: pm, fu uccisa da Sabrina e Cosima tra le 14:10-14:20

SARAH: DA SABRINA IN AULA MOLTI 'NON RICORDO'da Ansa.it

Sarah Scazzi venne uccisa in casa Misseri da Sabrina e dalla madre Cosima Serrano tra le 14.10 e le 14.20 del 26 agosto 2010, dopo che le due donne l’avevano riportata con la forza a casa prelevandola in strada con la loro auto, e in casa in quei frangenti non c’era Michele Misseri. E’ la tesi sostenuta nella requisitoria, tuttora in corso, dal pm Mariano Buccoliero al processo per il delitto della quindicenne di Avetrana. “Dopo l’omicidio – ha aggiunto il pubblico ministero – il corpo venne spostato in garage per essere trasferito nella Seat Marbella di Michele Misseri. Lo spostamento avvenne attraverso una porta interna che i Misseri hanno sempre detto essere bloccata da tempo, ma che invece si apriva con un cacciavite, come dimostrato in un sopralluogo dei carabinieri. Quella porta venne aperta il giorno del delitto per far passare il cadavere: lo conferma una intercettazione ambientale del 7 marzo 2011 durante un colloquio in carcere tra Cosima Serrano e Michele Misseri”.

PM, SE ASSASSINO E’ MICHELE DOV’E’ ARMA DELITTO?  “Se Michele Misseri avesse ucciso Sarah con una corda, come dice, avrebbe fatto trovare anche l’arma del delitto, come ha fatto con tutto il resto”. Lo ha detto il pm Mariano Buccoliero nella requisitoria al processo per l’uccisione di Sarah Scazzi, ripresa dopo una breve pausa. “Michele Misseri – ha aggiunto – vide arrivare Sarah e la lasciò con Sabrina con la quale lui si era visto in veranda prima di scendere in garage. Sarah entrò in casa Misseri prima delle 14”. Il pm è passato poi alla ricostruzione del presunto sequestro di Sarah, che sarebbe andata via da casa Misseri poco dopo le 14 e sarebbe stata ripresa con la forza e infilata in auto da Cosima Serrano per riportarla a casa Misseri. Episodio al quale avrebbe assistito il fioraio Giovanni Buccolieri, il quale poi ritrattò sostenendo che si era trattato di un sogno.

PM, SABRINA TENTO’ FAR CAMBIARE DEPOSIZIONE AMICA  – Sabrina Misseri, accusata con la madre Cosima Serrano dell’uccisione della cugina Sarah Scazzi, tentò di convincere l’amica Mariangela Spagnoletti a modificare la ricostruzione che di lì a poco avrebbe dovuto dare ai carabinieri, dai quali era stata convocata, sui frangenti in cui scattò l’allarme per la scomparsa di Sarah. E’ quanto sostenuto dal pm Mariano Buccoliero nella requisitoria al processo per il delitto Scazzi. Il pm ha fatto riferimento ad una intercettazione ambientale del 30 settembre 2010 (il corpo di Sarah non era stato ancora trovato) con il colloquio tra Sabrina e Mariangela. Sabrina avrebbe tentato inutilmente di convincere l’amica che il 26 agosto 2010, giorno del delitto, la stava attendendo nella veranda di casa per andare al mare con Sarah. Mariangela ha sempre riferito che, arrivando in aula con la sorellina, trovò Sabrina già in strada, agitata, che poi pronunciò le parole “L’hanno presa, l’hanno presa”.

PM, MICHELE MISSERI SMENTITO DA SE STESSO E SABRINA  – “Secondo quanto racconta Michele Misseri, e quanto si ricava dalle dichiarazioni di Sabrina, l’agricoltore avrebbe ucciso in garage Sarah e si sarebbe affacciato per parlare con la figlia che era in veranda, tutto in meno di quattro minuti. Ma è tecnicamente impossibile stando alle loro stesse dichiarazioni”. Lo ha detto il pm Mariano Buccoliero nella requisitoria che sta tenendo in Corte d’Assise a Taranto al processo per l’omicidio di Sarah Scazzi. “La verità è che Michele parlava su ‘imbeccate’ di Sabrina” ha aggiunto il pubblico ministero. Buccoliero sta ricostruendo in questi frangenti il percorso fatto da Sarah il 26 agosto 2010 dalla sua abitazione a quella dei Misseri, utilizzando le testimonianze di coloro che l’hanno vista transitare in strada.

Caso Celentano: le indagini proseguono in Messico, ma restano aperte tutte le piste

celentanodi Grazia De Marco

La Procura di Torre Annunziata prosegue le indagini sulla scomparsa della piccola Angela Celentano, avvenuta 16 anni fa sul Monte Faito. Il procuratore Alessandro Pennasilico, pur dichiarando che tutte le piste restano aperte, sta indagando sul nuovo filone messicano, che si è prefigurato quando, tre anni fa, sono arrivate alla famiglia delle mail da parte di una ragazza che ha detto di essere proprio Angela.

La Procura non ha fornito ulteriori dettagli perchè si dice preoccupata di mettere a rischio le indagini in corso.  “Si tratta, afferma il Procuratore, di una vicenda estremamente delicata, dai contorni preoccupanti, la cui complessità è anche determinata dal fatto che si ha a che fare con un altro Stato”.

In seguito ai contatti tra la famiglia Celentano e Celeste Ruiz, la ragazza che ha dichiarato in mail di essere Angela, l’Interpol si è recata in Messico per accertare quanto ci fosse di vero. La foto sarebbe un fake: la ragazza potrebbe essere un’amica del figlio di un magistrato, Cristino Ruiz, dalla cui casa sono partite le mail.

La figura di Cristino Ruiz è comunque risultata essere alquano ambigua.

Quando, ad esempio,  l’Interpol fece presente che l’utilizzatore dell’account era Alfredo Jimenez Marin, lui disse di non conoscere alcun Marin.

Eppure Marin è il cognome del primo marito dell’attuale compagna di Ruiz e, secondo quanto al momento sarebbe stato accertato dagli investigatori, a frequentare casa Ruiz sarebbe stato proprio uno dei figli di primo letto della compagna di Ruiz: un ragazzo che avrebbe mandato quelle mail.

Perché e per conto di chi lo avrebbe fatto è tutto da stabilire.