OMICIDIO DI YARA GAMBIRASIO: disposta la riesumazione della salma di Giovanni Guerinoni

di Grazia De Marco

Non rimane più molto tempo per dare un nome all’assassino di Yara Gambirasio, poiché, il prossimo 26 Febbraio, l’inchiesta verrà definitivamente archiviata.  Sono trascorsi, infatti, due anni dall’apertura delle indagini sulla morte della 13 enne che fu ritrovata, quasi per caso, senza vita a Chignolo D’Isola, in aperta campagna.                                                                                                                                                                                         Proprio a pochi giorni dall’archiviazione definitiva dell’inchiesta, tuttavia, sembra riemergere una pista seguita negli ultimi mesi e che ora potrebbe prendere nuovamente corpo e sostanza:  è quella  che parte da Giovanni Guerinoni, ex autista di autobus di Gorno, deceduto nel 1999. Sui leggins e sugli slip della piccola Yara, all’epoca dei fatti, furono ritrovate tracce di sangue e, per questo, la Magistratura  avviò una delle più grandi campagne di prelievi di DNA mai avvenute nel nostro Paese raccogliendone ben 13.000 campioni, compresi quelli dei frequentatori della discoteca “Sabbie Mobili”, situata a poca distanza dal luogo in cui  è stato ritrovato il corpo della ginnasta. Proprio dall’esame del DNA di questi ultimi, si è poi scoperto che uno dei frequentatori del locale era un 30 enne, la cui madre era stata domestica dai Gambirasio. Immediatamente sono iniziate le ricerche per cercare di rintracciare il ragazzo che , però, si trovava in Perù per fare il volontario. I Magistrati e i Carabinieri lo hanno fatto subito rientrare e, prelevandogli il DNA, hanno scoperto che il suo è somigliante a quello trovato sulla scena del crimine, per cui l’assassino andrebbe ricercato tra i suoi familiari diretti. Le ricerche effettuate successivamente hanno portato gli inquirenti ad identificare uno zio del ragazzo, appunto Giovanni Guerinoni, in possesso di un DNA compatibile. Gli inquirenti credono che ad uccidere la piccola Yara sia stato un suo familiare, molto probabilmente un figlio illegittimo, visto che i suoi eredi diretti sono stati scagionati dalle stesse analisi del Dna, mentre Guerinoni è morto molti anni fa. Ora la Procura della Repubblica di Bergamo ha disposto la riesumazione della salma di Guerinoni, per avere una mappatura completa del suo DNA e verificare definitivamente l’attendibilità della pista di Gorno. I coniugi Gambirasio sono scettici riguardo a queste ultime novità, convinti come sono della colpevolezza del marocchino Mohamed Fikri, in un primo momento arrestato a Genova, mentre stava tornando in Marocco, perché ritenuto colpevole della morte della ginnasta e subito dopo scarcerato. Questa, tuttavia, appare come l’ultima speranza per Fulvio e Maura di dare giustizia alla loro piccola Yara.

Posta su Fb schede votate, denunciato

da ansa.it

Un quarantenne di San Giorgio di Pesaro e’ stato denunciato dai carabinieri di Fano per violazione della legge elettorale dopo che l’uomo, nella cabina elettorale, aveva fotografato le schede votate per poi pubblicare le foto sul suo profilo Facebook. Il presidente del seggio non si era accorto di nulla, ma i militari hanno raccolto le voci che circolavano in paese sulla bravata del quarantenne e hanno scoperto che effettivamente le aveva pubblicate sul social network.

Il Capitano Ultimo colpisce ancora una volta In manette il numero uno di Finmeccanica

da TGCOM25

Dietro l’arresto c’è ancora lui: Capitano Ultimo, l’uomo che arresto nel 1993 Totò Riina e che decapitò Cosa Nostra con decine di arresti illustri. Sergio De Caprio, l’ufficiale dell’arma ora colonnello, infatti, non portò in carcere solo il Capo dei Capi ma anche decine di grandi latitanti mafiosi.
Dopo aver lasciato il Ros per passare al Noe, numerose le inchieste messe a segno sull’eco-mafia.  Ora questo nuovo grande risultato che pone l’investigatore sempre più vicino a quello che è sempre stato il suo modello: il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Di quale grande risultato stiamo parlando? Dell’arresto dell’amministratore delegato e presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi.

 

L’a.d. è finito in manette nell’ambito dell’inchiesta della procura di Busto Arsizio che ipotizza il reato di corruzione internazionale per la commessa di 12 elicotteri all’India, quando era ai vertici di AgustaWestland.

L’inchiesta, in particolare, riguarda presunte tangenti per un contratto da 560 milioni di euro del 2010, relativo appunto alla vendita di 12 elicotteri AgustaWestland, controllata da Finmeccanica, destinati al trasporto dei leader politici indiani.

Capo polizia Manganelli stazionario, resta in terapia intensiva

da TM NEWS

Situazione stazionaria per il capo della polizia Antonio Manganelli, da ieri ricoverato all’ospedale San Giovanni di Roma dopo essere stato colpito da emorragia cerebrale: Manganelli rimane in terapia intensiva, in coma farmacologico.

La notte è passata tranquilla, le condizioni del capo della Polizia verranno monitorate almeno per le prossime 48 ore.

Giovane uccisa 25 anni fa a Torino, un indagato

da TGcom25

La squadra “Cold Case” della polizia di Torino ha riaperto un caso di omicidio di 25 anni fa. Un ex compagno di università, coetaneo della vittima, una studentessa ventenne, Giorgia Padoan, è stato iscritto nel registro degli indagati. Il 9 febbraio 1988 Giorgia venne trovata strangolata nel suo appartamento. Ora si apre la pista sull’uomo, incensurato e al di sopra di ogni sospetto, che avrebbe agito per raptus. Perquisita la sua abitazione.

Strangolata con una catena da bicicletta – Giorgia Padoan, studentessa di lingue, venne strangolata con una catena da bicicletta nel salotto di casa, nel popolare quartiere Barriera di Milano, dove viveva con la madre Ivana. Sicuramente conosceva il suo assassino, gli aveva aperto la porta e avevano bevuto un caffé assieme. La studentessa fu trovata senza vita dalla madre rincasando. Il corpo era seminudo e col pigiama strappato, anche se non era stata consumata alcuna violenza sessuale. L’appartamento era stato messo a soqquadro, forse per simulare un omicidio a scopo di rapina, e i rubinetti del gas della cucina erano stati aperti.

Un poliziotto tenace – Per 24 anni le indagini della polizia sembravano essersi fermate. Ma solo in apparenza perché la cattura dell’assassino era diventata un chiodo fisso per l’allora capo della squadra mobile Aldo Faraoni. Il dirigente, diventato poi questore, a luglio dell’anno scorso si era ripromesso di risolvere il caso prima di andare in pensione pochi giorni fa. Così, grazie al suo lavoro sostenuto dalle moderne tecnologie di indagine, potrebbe essere arrivata la svolta.

Lui adesso è un insegnante insospettabile – Il sospettato numero 1 sarebbe un ex compagno di studi della vittima, che oggi fa l’insegnante e ha 47 anni, due in più di quanti ne avrebbe la ragazza. Per l’uomo, al quale il pm Enrica Gabetta contesta il reato di omicidio volontario, non possono essere emessi provvedimenti di fermo in quanto è incensurato, dopo il fatto non è fuggito ed è improbabile che possa commettere un nuovo delitto.

Uomo aggredito a Foggia,scoperto autore. Lite per una sigaretta

da Ansa.it

E’ stato identificato e denunciato dagli agenti della Squadra Mobile di Foggia, grazie alla collaborazione di cittadini, l’autore dell’aggressione dell’1 febbraio scorso a Fernando Cognetti, 38 anni, ferito gravemente nei pressi di un locale notturno a Foggia. Il presunto responsabile e’ Michele Peschechera, di 20 anni, denunciato con l’accusa di lesioni aggravate. Cognetti intanto e’ uscito dal coma. L’aggressione sarebbe nata da un litigio per una sigaretta; forse la vittima era ubriaca.

La Guardia di Finanza denuncia un falso dentista nel torinese. Aveva 53 immobili e denunciava 6000 euro al mese

da Italpress – agenzia di stampa

Ha aperto la porta ai Finanzieri con la mascherina sul volto. Faceva il dentista nel Tortonese ma non aveva mai conseguito una laurea e non era iscritto ad alcun albo professionale. I redditi che dichiarava, come frutto della propria attivita’ di odontotecnico, non superavano i 6 mila euro l’anno, pur possedendo 53 immobili, tra terreni (43) e fabbricati (10). Cosi’ l’uomo e’ stato denunciato dalle Fiamme gialle di Tortona per esercizio abusivo di professione medica. Il falso dentista svolgeva l’attivita’ professionale nella taverna di casa, ed operava i pazienti a prezzi stracciati e in condizioni igieniche pessime. Sequestrato il locale adibito a studio medico, le attrezzature utilizzate, numerose protesi, siringhe ed attrezzature medicali. Diversi strumenti utilizzati per ispezionare il cavo orale sono stati trovati in un secchio, immersi in una soluzione di acqua e di un detergente casalingo per acciaio inox, tipicamente utilizzato per pulire il piano gas.
(ITALPRESS).

Palermo: la mafia gestiva le case popolari

da Polizia di Stato

Erano andati a Milano per alcune cure mediche. Mentre si trovavano in ospedale la loro casa, nel quartiere Zen di Palermo, era stata occupata. Un clan mafioso composto da una decina di persone aveva assegnato il loro alloggio popolare ad un’altra famiglia.

Questo è lo sfondo dell’operazione condotta dalla Squadra mobile di Palermo che, in collaborazione con la Dia, ha arrestato stamattina 13 persone. Sono tutti accusati di associazione mafiosa, tentata estorsione, estorsione e violenza privata aggravate.

Dalle indagini, portate avanti con intercettazioni telefoniche e servizi sul territorio a riscontro delle dichiarazioni di collaboratori, è emerso che il clan mafioso estorceva denaro agli abitanti dei padiglioni di edilizia popolare e ai commercianti della zona per gestire direttamente l’assegnazione delle case popolari su un canale parallelo illegale.

L’organizzazione faceva presidiare da persone di sua fiducia gli alloggi popolari lasciati liberi per più di 10-15 giorni dai legittimi assegnatari, che perdevano così il diritto alla loro casa. L’immobile vacante veniva preso in consegna da Cosa nostra e poi “riassegnato” a non meno di 15 mila euro.

Oristano, scomparso indipendentista sardo Si segue la pista del rapimento

da Adnkronos – Agenzia di Stampa

Un volantino dentro la sua auto firmato ‘I guardiani della nazione’. Di lui,Doddore Meloni, presidente della Repubrica di Malu Entu, indipendentista sardo, nessuna traccia. La polizia e i carabinieri lo stanno cercando. L’ipotesi è quella di un rapimento.

L’allarme è scattato ieri a tarda sera, a Terralba, dove Meloni risiede e dov’è stata ritrovata la sua auto, una Fiat Punto Rossa, con all’interno il volantino. Le circostanze appaiono quantomeno strane, ma di fatto Meloni è scomparso. Sentiti nel corso della notte i familiaridell’indipendentista e il suo avvocato.

”Visto che la giustizia non ha fatto il suo corso Meloni verrà rilasciato solo quando sarà ritirata la lista Meris. I guardiani della Nazione”. E’ questo il testo del volantino ritrovato dagli inquirenti nella Fiat Punto rossa di Meloni, che fa esplicito riferimento alla lista presentata da Meris (Movimentu europei rinaschida sarda), il partito indipendentista di Meloni, per Camera e Senato.

 

 

Meloni, essendo interdetto perpetuamente in seguito alla condanna per il complotto separatista degli anni ’80, è stato escluso dalla lista per la Camera, di cui era capolista. Sono in corso le ricerche di Meloni in tutta la Sardegna.


DAL SOGNO OLIMPICO ALL’ACCUSA DI OMICIDIO, FAVOLA PISTORIUS DIVENTA INCUBO

da Agenzia di Stampa – Italpress

La scorsa estate, a Londra, la sua storia sembrava la classica favola a lieto fine. Di chi, nonostante una grave menomazione, era riuscito a vincere la sua battaglia. Sei mesi dopo, invece, quella favola si trasforma nel peggiore degli incubi. Quel cappuccio che ne copre il volto mentre esce in manette dalla stazione di polizia riporta alla mente altri casi di sportivi passati dalla stelle alla polvere, su tutti OJ Simpson, che non si è mai liberato dei sospetti sull’omicidio dell’ex moglie Nicole. Oscar Pistorius, il “Blade Runner” dell’atletica, rischia ora di fare la stessa fine. La notizia del suo arresto a Pretoria stamane è un fulmine a ciel sereno. Le prime indiscrezioni sono frammentarie, le circostanze non chiare, si sa soltanto che ha assassinato la fidanzata, la 30enne ex modella Reeva Steenkamp, che dallo scorso novembre frequentava l’atleta sudafricano. Originaria di Port Elizabeth, laureata in legge, appena domenica scorsa aveva rilasciato un’intervista in cui descriveva il fidanzato come “un uomo impeccabile che ha sempre a cuore i miei interessi” e ieri, sul suo account Twitter, scriveva: “Che asso avete nella manica per sorprendere il vostro amore domani a San Valentino?”. Già, il giorno di San Valentino. Dietro la sua morte una sorpresa finita male, almeno questo quello che avrebbe raccontato Pistorius agli inquirenti. Mentre Oscar dormiva nella sua casa di Pretoria, Reeva sarebbe entrata di soppiatto e il 26enne atleta paralimpico, pensando si trattasse di un ladro, avrebbe afferrato la sua pistola, una calibro 9, sparando. Quattro colpi hanno raggiunto la ragazza, alla testa, al petto e al braccio. I paramedici vengono chiamati tra le 4 e le 5 del mattino, poco dopo l’arrivo della polizia. Le prime ricostruzioni, lo scambio di persona, tutti a immaginare un Pistorius quasi vittima di se stesso.
“Penso che questo metta in evidenza il livello di paura che la gente sudafricana ha – il racconto a Sky News della giornalista locale Kalay Maistry – Pistorius e’ un uomo che va a letto, la fidanzata vuole fargli una sorpresa ma in quel momento pensa che qualcuno voglia entrare in casa e afferra la pistola”. Il riferimento e’ al fatto che il Sudafrica sia tra i Paesi con il piu’ alto tasso di criminalita’ al mondo e non e’ insolito che la gente tenga in casa delle armi per proteggersi contro eventuali intrusi. Ma qualcosa alla polizia non torna. Le forze dell’ordine hanno ricevuto la telefonata non dall’atleta ma da un’altra persona. E che le cose forse non siano andate come è stato raccontato all’inizio lo si evince dalle prime dichiarazioni ufficiali della polizia, che si dice “sorpresa” dalle ricostruzioni, visto che la zona dove abitava l’atleta era tra le più sicure di Pretoria, e soprattutto perchè le prime testimonianze dipingono un quadro diverso. “Stiamo parlando con i vicini e altre persone che hanno sentito delle urla gia’ la sera prima e quando c’e’ stata la sparatoria”, rivela il brigadiere Denise Beukes, precisando che gia’ in precedenza c’erano stati incidenti “di natura domestica”. E poichè Pistorius e la fidanzata erano le uniche persone presenti nell’abitazione al momento dell’accaduto, per l’atleta, unico sospettato, cambia l’accusa: non omicidio colposo ma volontario. Il 26enne atleta sudafricano viene portato anche in ospedale per essere sottoposto ad accertamenti medici, compresi gli esami del sangue, mentre l’udienza preliminare davanti ai magistrati di Pretoria, inizialmente fissata per il pomeriggio, viene fatta slittare a domani mattina, con l’atleta che passerà la notte in carcere anche perchè la polizia ha già fatto sapere di volersi opporre a un possibile rilascio su cauzione.
In attesa di conoscere la verità, è un sipario pesante quello che cala sul 26enne di Sandton, che ad appena 11 mesi perde entrambe le gambe per una grave malformazione salvo ‘ribellarsi’ e diventare un protagonista dell’atletica leggera. Il grande exploit è alla Paralimpiade di Atene 2004, dove vince l’oro nei 200 e il bronzo nei 100, ma presto si fa strada in lui un’idea folle: correre con i normodotati e farlo in un’Olimpiade. La sua battaglia comincia otto anni fa, quando esprime per la prima volta il desiderio di varcare il muro della disabilita’ e gareggiare a Pechino. Tanti gli ostacoli, anche qualche successo, come quando, nel luglio 2007, si cimenta nei 400 al Golden Gala di Roma. Ma le sue protesi in carbonio lo rendono troppo diverso dagli altri secondo la Iaaf. Per la Federazione internazionale dell’atletica, Pistorius ha paradossalmente un vantaggio e gli nega il via libera. Ma il giovane sudafricano non si arrende, lotta come in pista e nel giugno 2008 il Tas gli da’ ragione, anche se poi fallisce il minimo olimpico e resta spettatore in quel di Pechino, sebbene alle Paralimpiadi cinesi faccia incetta di medaglie (oro su 100, 200 e 400). I successivi quattro anni sono invece quelli della rincorsa a Londra, con Pistorius che gareggia ai Mondiali di Daegu raggiungendo la semifinale dei 400 e poi la finale della staffetta 4X400 dove pero’ il Sudafrica vince l’argento senza di lui. Il minimo olimpico resta ancora una volta tabu’ ma la scelta della sua Federazione di selezionarlo per la staffetta gli spalanca le porte della gara individuale e a Londra diventa, la scorsa estate, il primo biamputato a gareggiare in un’Olimpiade. Centra la semifinale dei 400 e disputa la finale della staffetta 4X400 mentre nelle successive Paralimpiadi aggiunge altri due ori e un argento alla sua collezione. Una favola, appunto. Almeno fino ad oggi.
(ITALPRESS).