Napoli: operazione anticamorra con 44 arresti

 Operazione congiunta di Polizia e Carabinieri a Napoli con 44 arresti per associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi, comuni e da guerra, e tentato omicidio.

Le indagini, iniziate nel 2012 quando a Scampia e Secondigliano era in atto una sanguinosa faida tra clan rivali, hanno permesso di documentare la progettazione di omicidi maturati nell’ambito dei conflitti tra gruppi camorristici. Il gruppo “Leonardi – Vanella – Grassi” è contrapposto al gruppo “Abete – Abbinante” per il controllo delle attività illecite nell’area Nord di Napoli e nei comuni limitrofi di Melito e Mugnano. Le investigazioni hanno fatto luce anche sul traffico di stupefacenti in quell’area.
La svolta nell’attività investigativa si ha invece nel 2014 con la collaborazione di alcuni affiliati al clan Leonardi.

L’operazione ha permesso di ricostruire l’organigramma di una associazione estremamente articolata sia sul piano imprenditoriale che militare e al tempo stesso, di fare luce sui mandanti ed esecutori del tentato omicidio del capo del clan Abbinante, vicenda che diede ufficialmente inizio alla faida del 2012, e di un affiliato allo stesso clan.

Contestualmente agli arresti la Guardia di finanza di Napoli ha dato esecuzione a un decreto di sequestro di beni per circa 4 milioni di euro nei confronti di alcuni degli indagati.

Accordo Polizia-Abi per la sicurezza delle infrastrutture

convenzioneabi550Il capo della Polizia, direttore generale della pubblica sicurezza, Alessandro Pansa e Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi, Associazione bancaria Italiana, hanno sottoscritto una convenzione allo scopo di contrastare attacchi o danneggiamenti informatici alle infrastrutture critiche dell’Abi.

Le attività necessarie al conseguimento di tali obiettivi saranno assicurate dal Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche (Cnaipic) della Polizia postale e dal consorzio Abi Lab.

L’accordo, che avrà durata triennale e ha lo scopo di sviluppare collaborazioni e realizzare tecnologie che possano prevenire e reprimere attacchi informatici, viene stipulato in attuazione del decreto del ministro dell’Interno del 9 gennaio 2008, che ha individuato le infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale, nonchè i sistemi ed i servizi informatici o telematici, gestiti da enti pubblici o società private, che governano i settori nevralgici per il funzionamento del Paese.

Alla firma della convenzione erano presenti per il Dipartimento della pubblica sicurezza, Roberto Sgalla, direttore centrale per le Specialità della Polizia di Stato e Antonio Apruzzese, direttore del Servizio polizia postale e delle comunicazioni.

Il documento è stato firmato questa pomeriggio a Roma, al Polo Tuscolano sede della Specialità della Polizia postale e delle comunicazioni.

fonte Polizia di Stato

Presi i responsabili dell’omicidio a Roma

Sono stati fermati e portati in questura, a Roma, i due ragazzi che, la settimana scorsa, hanno provocato un incidente uccidendo una donna e ferendo otto persone, a bordo di una vettura.

Si tratta di due giovani di 17 e 19 anni e rischiano l’accusa di omicidio volontario. I due sono stati rintracciati nella zona periferica di Massimina a Roma.

Per l’incidente è già in carcere una ragazza 17enne accusata di concorso in omicidio volontario. Da subito le indagini della Squadra mobile hanno puntato ad una coppia di ragazzi che erano in auto con la minorenne presa subito dopo lo schianto.

Il capo della Polizia Alessandro Pansa ha ringraziato gli uomini e le donne della Polizia che in questi giorni hanno continuato ad indagare senza sosta per arrivare all’arresto dei due giovani autori di un fatto che ha profondamente scosso l’opinione pubblica della Capitale e non solo.

fonte Polizia di Stato

Polizia stradale: test anti-droga in tutta Italia

 Per tre mesi, con cadenza settimanale, la Polizia stradale, affiancata da medici e sanitari delle Questure, effettuerà dei “droga-test” sulle strade di 19 città. Saranno utilizzati precursori e relativi kit diagnostici messi a disposizione dalla fondazione Ania. “Dopo un periodo di sperimentazione – ha spiegato il direttore centrale delle specialità di Polizia, Roberto Sgalla, durante una conferenza stampa – a settembre daremo i primi dati sull’uso di stupefacenti da parte dei conducenti e cominceremo a capire quale è l’entità del fenomeno nel nostro paese”. Nel primo quadrimestre del 2015 – secondo dati di Polizia e Carabinieri – sono stati controllati 496.953 conducenti: di questi 8.295 sono stato sanzionati per guida in stato di ebbrezza e 552 per guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti.
“Il nostro obiettivo – ha aggiunto Sgalla – è estendere questo protocollo sperimentale a livello nazionale. Abbiamo chiesto uno stanziamento di circa 2 milioni di euro al Dipartimento Politiche Antidroga per avviare un progetto triennale“.

Le città campione da cui si parte stasera sono Novara, Bergamo, Brescia, Padova, Verona, Trieste, Savona, Bologna, Forlì Cesena, Ancona, Ascoli Piceno, Perugia, Roma, Pescara, Teramo, Napoli, Bari, Messina, Cagliari. Ai conducenti fermati dalle pattuglie, ha detto il direttore del Servizio Affari generali di Sanità, Fabrizio Ciprani, verrà chiesto di sottoporsi – attraverso un prelievo della saliva – a un primo test di screening, che testa la positività ai principali tipi di droga. Seguirà un esame che ne certifica il risultato. “Per garantire la massima trasparenza e consentire al conducente la possibilità di una contro analisi – ha concluso – è previsto il prelievo di due campioni”.

fonte Il Giornale

Fallisce il gay pride a Mosca: scontri e arresti

 La dimostrazione per diritti omosessuali non era stata autorizzata. In Russia è vietato “fare propaganda” dell’omosessualità

MOSCA – Mosca nemmeno quest’anno ha avuto il suo gay pride: niente da fare per gli omosessuali russi che hanno tentato una manifestazione a sostegno dei diritti dei gay, ma il loro coraggioso tentativo si è concluso con scontri e una quindicina di arresti.

Una settimana fa il sindaco della capitale aveva negato agli attivisti il permesso di manifestare e il suo portavoce aveva avvertito che chi avesse ignorato il divieto avrebbe corso dei rischi. La magistratura aveva successivamente confermato il drastico ‘niet’.

Oggi però un gruppetto di attivisti ha comunque cercato di dar vita a una manifestazione davanti all’ufficio del sindaco. Contro di loro si sono scatenati alcune decine di militanti anti-gay, in particolare ultraortodossi con il nastro arancio-nero di San Giorgio (simbolo del patriottismo russo) che hanno lanciato uova contro il mini Gay Pride, aggredendo alcuni partecipanti. A questo punto è intervenuta la polizia.

“Siamo stati arrestati e picchiati al 10° Gay Pride di Mosca”, ha denunciato su Twitter Nikolai Alexeiev, noto attivista per i diritti gay. Non si sa dove i 15 arrestati, riferisce l’agenzia di stampa Interfax, siano stati portati e dove siano ora detenuti. Dal 2006 gli omosessuali non hanno mai ottenuto il diritto di manifestare a Mosca e tutte le loro iniziative sono state disperse con la forza dalla polizia.

A metà del 2013 poi la Russia ha adottato una controversa legge federale che vieta la “propaganda” dell’omosessualità fra i minori, inpedendo così di fatto qualunque manifestazione in difesa dei diritti delle minoranze sessuali. L’anno scorso gli attivisti ci avevano provato comunque, sempre davanti al comune di Mosca. Erano meno di quest’anno e in carcere erano finite due donne, bloccate dalla polizia e caricate su un cellulare dopo aver srotolato uno striscione con i colori dell’arcobaleno, simbolo internazionale della comunità Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender).

fonte La Repubblica

Salerno: maxi operazione antidroga, arrestate 87 persone

Sono 87 le persone arrestate questa mattina, in provincia di Salerno, appartenenti ad un’organizzazione criminale dedita principalmente allo spaccio di stupefacenti. Durante l’operazione gli uomini della Squadra mobile hanno anche sequestrato una lussuosa villa e una società commerciale con interesse nel settore della ristorazione.

Le indagini hanno permesso di scoprire che il gruppo criminale, guidato da tre persone, a partire dal 2009 fino al 2012, aveva assorbito al suo interno, con metodi camorristici, tutti coloro che nel territorio di Battipaglia ed in comuni limitrofi svolgevano l’attività di spaccio.

Gli stessi si imponevano con la forza dell’intimidazione e con il conseguente vincolo di omertà tanto da raggiungere il monopolio sull’attività di fornitura e distribuzione dei stupefacenti. Infatti avevano eliminato dalla scena un altro gruppo delinquenziale che pure, fino ad allora, aveva operato in esclusiva imponendogli (con violenza e minaccia) di allontanarsi da Battipaglia e di svolgere la propria attività delinquenziale solo nel territorio di Bellizzi.

L’organizzazione si riforniva dello stupefacente attraverso numerosi viaggi nell’hinterland napoletano ed esercitava azioni estorsive nei confronti dei propri affiliati che non rispettavano i termini di consegna del profitto. L’attività repressiva della Squadra mobile di Salerno e degli uomini del Commissariato di Battipaglia però, a seguito dei sequestri di droga fatti fino al mese di luglio del 2012, aveva messo in crisi l’attività del gruppo.

I capi dell’organizzazione erano stati costretti a restituire la somma di 400 mila euro ai fornitori napoletani per il debito contratto per l’acquisito di cocaina, hashish e marijuana. Quest’ultimi infatti avevano iniziato a minacciare ripetutamente di morte gli esponenti del gruppo ed i loro familiari. L’organizzazione era anche in grado, grazie alla forza intimidatrice data dal possesso e dall’uso di armi, di condizionare il voto locale e l’attività amministrativa e di governo della città di Battipaglia, ma anche di assoggettare ai propri voleri i titolari delle attività produttive lecite ed illecite.

fonte Polizia di Stato

Firenze: “Operazione salvagas” bloccate truffe ad anziani

Scoperta dalla Squadra mobile di Firenze una truffa che ha coinvolto decine di persone in tutta Italia. Dieci gli indagati che avevano messo in piedi una finta società con cui proponevano l’installazione “obbligatoria” di apparecchi per la fuga di gas.

Gli investigatori hanno scoperto che in una sola settimana di attività, dal 20 gennaio al 26 di quest’anno, il gruppo era riuscito a truffare anche tantissimi anziani nelle città di Modena, Lecco, Roma e Firenze, per importi diversi a seconda dell’età della vittima.

I truffatori, di età compresa tra i 20 e i 40 anni, si recavano dalle persone indossando una pettorina riportante il nome della ditta da cui dipendevano e, con tanto di borsa a tracolla e strumentazione, le convincevano all’acquisto dei rilevatori di fughe di gas dicendo loro che l’installazione era obbligatoria per legge, pena il pagamento di sanzioni pecuniarie.

Alcuni anziani, intimoriti dai discorsi dei venditori, pur di acquistare lo strumento, pagavano in parte in contanti e in parte mediante pagamento pos utilizzando il proprio bancomat; in più occasioni, a causa dell’età avanzata delle vittime, ad effettuare la digitazione dell’importo, per un prezzo diverso dalla somma pattuita, erano proprio gli stessi truffatori.

Perquisizioni sono state eseguite nelle provincie di Milano, Brescia e Verona per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe.

fonte Polizia di Stato

Truffe agli anziani: ecco come riconoscerle

Oggi a Roma viene presentata la 2^ edizione della Campagna nazionale contro le truffe agli anziani.

L’iniziativa è promossa da Anap (Associazione nazionale anziani e pensionati di Confartigianato) insieme con la Direzione centrale della polizia criminale, con il contributo dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza.

La Campagna punta a sensibilizzare la popolazione anziana sul tema della sicurezza, fornendo informazioni e consigli utili per difendersi dai malintenzionati e per prevenire i reati. E l’azione comune renderà più efficace la difesa dei cittadini, soprattutto in vista dei mesi estivi durante i quali si moltiplicano i rischi per gli anziani che rimangono soli.

L’iniziativa prevede la distribuzione, in tutta Italia, di vademecum e dépliant che contengono suggerimenti per difendersi dai rischi di truffe, raggiri, furti e rapine. Semplici regole di comportamento suggerite dalle Forze di polizia per evitare di finire nelle mani di malintenzionati in casa, per strada, sui mezzi di trasporto, nei luoghi pubblici, ma anche utilizzando Internet.

Le occasioni di potenziale pericolo sono dappertutto e, per ogni circostanza, vengono indicati i trucchi messi in atto dai malintenzionati e i comportamenti da adottare. Tra le regole fondamentali, quella di rivolgersi con fiducia alle Forze dell’ordine per segnalare atteggiamenti sospetti e per denunciare situazioni di pericolo.

Dai prossimi giorni, il materiale informativo verrà distribuito nel corso di convegni e incontri organizzati a livello provinciale da Anap Confartigianato, in accordo con le prefetture e le questure, e che prevedono la partecipazione di rappresentanti delle Forze dell’ordine, delle autorità locali e di psicologi.

fonte Polizia di Stato

Pedopornografia: 4 arresti e 25 persone denunciate

Una pericolosa rete criminale internazionale specializzata nella diffusione e nella cessione di materiali pedopornografico è stata scoperta dagli investigatori del Compartimento Polizia postale e delle comunicazioni di Milano.

L’operazione di questa mattina ha permesso di arrestare 4 persone e di indagarne 25. I poliziotti hanno, inoltre, individuato altri 233 utenti dislocati in 35 Stati diversi ritenuti “consumatori” telematici di materiale illegale.

Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati numerosi computer, telefoni smartphone e diverso materiale informatico ritenuto di estremo interesse al proseguimento dell’attività d’indagine partita nel 2012.

Gli uomini della Polizia postale sono arrivati ai pedofili monitorando alcuni siti web in cui erano presenti degli “spazi” virtuali dedicati alla condivisione di immagini personali.

Agli investigatori, però, non è sfuggito il metodo usato da chi invece era interessato ad “altro”.

Infatti, lo spazio funzionava solo da anticamera perché poi indirizzava gli utenti interessati alla pornografia minorile su altri contatti e su altri canali per lo scambio d’immagini dove comparivano bambini al di sotto dei 10 anni che subivano anche violenze ed atti sessuali.

fonte Polizia di Stato

La droga arrivava da Calabria e Albania, 19 arresti a Catania

Sono accusate di associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante di essere un’associazione armata, le 19 persone raggiunte dalle misura cautelari notificate questa mattina dagli agenti della Squadra mobile di Catania.

In particolare dieci indagati sono finiti in carcere e sette ai domiciliari, mentre due ordinanze sono state notificate a persone già detenute.

Si tratta del risultato dell’operazione “Ionica way” che ha fatto luce su un’organizzazione criminale che gestiva due piazze di spaccio nello storico rione San Cristoforo della provincia etnea.

Il gruppo si riforniva di cocaina, hashish e marijuana da grossisti calabresi e albanesi.

L’indagine nasce nel novembre 2012 dal continuo monitoraggio del territorio svolto dagli specialisti dell’antidroga catanese, che hanno individuato un calabrese il quale si è poi rivelato il tramite tra l’organizzazione di spacciatori e le cosche della ‘Ndrangheta che importano e producono grossi quantitativi di droga.

Durante l’indagine, fatta di intercettazioni telefoniche, ambientali, riprese video, appostamenti e pedinamenti, è stato individuato un altro importante elemento della banda, un albanese residente nella provincia di Ragusa, che era il tramite con i grossisti albanesi.

Gli investigatori hanno inoltre appurato che, per evitare i controlli della polizia catanese, gli incontri con i calabresi avvenivano a Messina, dove si effettuava lo scambio soldi-droga.

I criminali avevano organizzato le zone di spaccio con vedette, che avevano il compito di individuare tutte le persone sospette che potessero intralciare i loro traffici; poi c’erano i custodi, con il compito di nascondere le dosi giornaliere che poi smistavano ai vari pusher addetti alla vendita al dettaglio.

fonte Polizia di Stato