La Polizia di Stato ha sequestrato 3,5 kg di droga, tra cui cannabis e hashish, nei quartieri di Licata e Rafadali. Il giro di vite, finalizzato alla prevenzione e alla repressione dei reati in materia di stupefacenti, è stato diretto dal sovrintendente Tommaso Palumbo. La Polizia ha arrestato una donna agrigentina e
denunciato un giovane di Licata per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. La prima operazione condotta dagli agenti di Agrigento e la squadra cinofila di Palermo ha portato al ritrovamento di mezzo chilo di marijuana imbustata in un magazzino, dopo aver pedinato dei braccianti agricoli di Licata effettuato negli ultimi giorni. Importante in questo caso è stato il fiuto di un pastore tedesco,“Indira”,che ha scoperto la marijuana nascosta dietro un mobile. L’uomo è rimasto a piede libero seppur indagato. Sempre la polizia di Agrigento e la squadra cinofila di Palermo hanno fatto irruzione nella casa di una donna a Rafadali. I giovani ragazzi andavano e venivano da diversi giorni all’interno dell’appartamento. Questo ha insospettito le forze dell’ordine. Nel garage sono stati trovati hashish e circa 3 kg di marijuana pronti per la vendita. In questo caso, il fiuto di King, un pastore belga, è stato fondamentale per trovare la droga nascosta in una valigia. La donna è stata arrestata in flagranza di reato. Per lei sono scattati gli arresti domiciliari su disposizione del pubblico ministero. L’indagine èi n corso e le accuse penali nei confronti dei soggetti coinvolti sono ancora da definire.
Direttore Umberto Buzzoni
Foto Polizia di Stato
contrastare le attività illecite che venivano svolte al suo interno. L’ultimo è di poche ore fa e ha portato a 22 misure cautelari molto pesanti tutte con custodia in carcere. Le indagini della polizia sono iniziate circa 3 anni fa, nel 2021 quando, partendo da un tentato omicidio perpetrato tra via Natali e via Truzzi sempre a Bologna, gli inquirenti hanno scoperchiato il vaso di pandora. Un gruppo criminale composto da italiani era molto attivo nello spaccio e nel commercio di sostanze stupefacenti con collegamenti direttamente con l’Arabia saudita. L’approvvigionamento diretto consentiva poi ai malavitosi di rivendere la merce a prezzi concorrenziali a Bologna e territori limitrofi. Come detto l’associazione a delinquere era composta principalmente da italiani ma al suo interno operavano anche cittadini tunisini, albanesi e marocchini. Oltre alle misure cautelari gli agenti hanno provveduto al sequestro di ingenti quantità di droga ( eroina, hashish e cocaina) oltre ad un arma da fuoco, nello specifico una pistola. La
conformazione del quartiere pilastro a Bologna si presta alla presenza di attività illecite. Ci sono infatti tantissimi palazzoni concepiti attraverso edilizia abitativa popolare. Negli anni sessanta l’intento era quello di dare accoglienza alla crescente immigrazione verso la città di Bologna da parte di italiani e stranieri in cerca di impiego e di una vita migliore. Con il tempo però il quartiere è andato via via verso una degradazione sempre crescente. I cittadini onesti si sono visti stringere in una morsa di illegalità portata agli onori della cronaca da atti violenti e attività illegali che hanno reso il rione quasi invivibile. Bisogna dire che il comune negli anni ha cercato di intervenire per recuperare il patrimonio edilizio e la stabilità sociale ma i risultati non sono stati soddisfacenti. Basti pensare che il quartiere fu teatro di unno degli atti più sanguinosi della banda della uno bianca.
nel contrasto alle attività mafiose. Le attività nel mirino sono state traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni, usura, riciclaggio di denaro sporco e traffico di armi. A coordinare tutta l’operazione Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Brescia. Nella rete è finita anche una suora, Anna Donelli, che avrebbe avuto un ruolo di intermediaria tra le associazioni malavitose e i detenuti grazie alla sua posizione di religiosa. Le forze
dell’ordine hanno effettuato perquisizioni in diverse località d’Italia e congelato beni per quasi 2 milioni di euro. Non è la prima volta che agli onori della cronaca balzano notizie di collegamenti tra soggetti in carcere e clan. Spesso infatti i detenuti continuano a svolgere le proprie attività illecite anche in carcere a volte rivestendo un ruolo principale. Ma non capita spesso di apprendere che l’intermediario che “passa”le informazioni all’interno del penitenziario è una suora. Ben 25 sono state le misure cautelari applicate. L’intento è stato quello di smontare un clan legato alla ‘ndrangheta che operava nel territorio di Brescia che si era infiltrata, come spesso accade anche nelle dinamiche politiche
del territorio. Agli arresti anche un ex- consigliere di fratelli d’Italia ed un ex assessore della lega. La suora arrestata era molto conosciuta ed operava all’interno dell’istituto penitenziario per il recupero dei detenuti e nelle partite di calcio all’interno del carcere svolgeva anche il ruolo di arbitro. La donna ha 57 anni ed è originaria di Cremona. Le accuse sono pesanti e la pongono al centro dell’ organizzazione strategica delle attività dei malavitosi e lo scambio di informazioni tra gli stessi e i loro familiari nel coso i colloqui fossero vietati per motivi di sicurezza. Le indagini sono partite verso la fine del 2020 ed hanno evidenziato in maniera chiara i rapporti tra l’associazione a delinquere e la radice ‘ndranghetista con l’intento di ramificarsi all’interno del territorio bresciano attraverso anche attività violente ed intimidatorie.
operazione antidroga per mantenere alto il livello di controllo del fenomeno del commercio e dello spaccio illegale di sostanze stupefacenti che oramai rappresenta una piaga nella città di Palermo e dintorni i come lo rappresenta in molte delle grosse città italiane sotto scacco di organizzazioni senza scrupoli a discapito degli onesti cittadini. Il risultato sono state 25 misure cautelari di cui 23 presso il carcere. Due soggetti invece sono stati sottoposti ad arresti domiciliari. Nell’operazione è stata coinvolta la famosa Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Lo scopo dell’operazione è stato, come detto, infliggere un duro colpo alle ormai note associazioni criminali presenti sul territorio ben organizzate nel traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. I quartieri più attenzionati sono stati quelli di Guadagna e Villagrazia/Falsomiele.
di un quantitativo rilevante che sicuramente ha messo in difficoltà le associazioni malavitose legate al traffico dello stesso. Stiamo parlando di quasi 135 kg di hashish che stavano per essere immessi nel mercato dello spaccio illegale. Durante le indagini sono stati individuati 3 soggetti principalmente. Si tratta di un uomo italiano di 53 anni e due persone provenienti dal lontano Marocco di 39 e 34 anni. Come detto la merce stava per essere immessa nel mercato per essere suddivisa e commerciata. L’intervento della Polizia è proseguito presso l’abitazione di uno dei due cittadini marocchini dove l’attenta perquisizione degli agenti ha portato al ritrovamento di altri 100 kg di hashish. Si tratta di un soddisfacente risultato nella lotta al traffico di stupefacenti. A coordinare il tutto è stata la Procura della Repubblica di Torino che ha messo in campo una squadra di agenti capaci di svolgere le operazioni in maniera egregia. Il punto di svolta si è avuto quando si è deciso di pedinare il furgone che era stato noleggiato dal trentanovenne marocchino.
ospedale. È il bilancio tragico di un incidente mortale avvenuto il 18 novembre, nella mattina a Roma. Due volanti si sono scontrati in via di Torrevecchia all’altezza del viale dei Monfortani alle 4:40 del mattino, ribaltandosi entrambi. Le cause dell’incidente sono al momento sconosciute. Secondo la ricostruzione, l’evento si sarebbe verificato tra una pattuglia che si stava dirigendo a sedare una rissa e un’altra pattuglia del distretto Primavalle che stava portando un fermato in questura. La Questura di Roma ha ricostruito la dinamica, che attualmente è in fase di accertamento. Poche ore dopo il disastro, sono comparsi mazzi di fiori. Molte persone sono scesi in strada e sono state allontanate. Il prefetto Vittorio Pisani, capo della polizia, e il questore di Roma, Roberto Massucci, hanno visitato il reparto volanti della questura di Roma e il commissariato Primavalle per esprimere la loro vicinanza ai colleghi del poliziotto defunto.
state 5 le misure cautelari e oltre 18 gli indagati. Le accuse sono anche di possesso e spaccio di droghe. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Gela ha emesso un ordinanza per le 5 misure cautelari. Tre soggetti sono stati condotti in carcere mentre per 2 sono scattati gli arresti domiciliari. Questi risultati sono stati ottenuti attraverso una minuziosa attività di indagine svolta anche tramite l’utilizzo di intercettazioni telefoniche e ambientali. Dalle indagini è emerso che la città di Gela si trova al centro di una importante attività di traffico di droga (cocaina , hashish e marijuana tra le altre). L associazione malavitosa utilizzava anche armi possedute illegalmente per svolge le proprie attività criminali con atti intimidatori e violenti.
italiane. L’operazione ha portato all’arresto di 18 individui e al sequestro di diverso materiale pericoloso. Citiamo solo alcune delle trenta provincie dove sono state dispiegati circa 800 agenti di polizia: Bergamo, Ancona, Campobasso, Genova, Parma, Udine come detto solo alcuni dei siti sensibili. Tra gli arrestati vi è anche un ragazzo minorenne. Sono stati fermate quasi 850 persone e perquisiti circa 130 veicoli. Tra la merce sequestrata vi è anche la droga (eroina, cocaina e marijuana) , coltelli e mazze da baseball. Tutti strumenti con i quali i ragazzi danneggiano beni privati e pubblici oltre a farsi del male. E molto spesso tra i fermati ci sono ragazzi che vengono da famiglie per bene.
sostanza stupefacente (hashish e marijuana) a San Pietro in Casale. Un quantitativo davvero importante. L’operazione ha portato all’arresto di un uomo italiano di 41 anni con precedenti penali. L’uomo era noto per spaccio di sostanze stupefacenti, minacce e atti violenti, resistenza a pubblico ufficiale e in aggiunta anche furto con e senza scasso. Il 30 ottobre scorso gli agenti di polizia della squadra mobile svolgevano attività investigativa per seguire una pista relativa allo spaccio di droga nel territorio di Bologna. A seguito dell’attività investigativa hanno deciso di perquisire l abitazione del 41 enne nella frazione di San Pietro in Casale.




