Pescara, stretta sullo spaccio a Rancitelli: un arresto e nuove denunce

Controlli serrati nel quartiere Rancitelli a Pescara, dove  la Polizia di Stato ha messo in campo un articolato servizio finalizzato a contrastare lo spaccio di droga e prevenire episodi di criminalità. L’operazione, inserita nel piano di sicurezza predisposto dal Questore in collaborazione con la Prefettura, ha interessato diverse strade della zona, tra cui Capestrano, Imele, Sacco, Tavo e Lago di Borgiano, oltre all’area del Ferro di Cavallo. A scendere in campo sono stati gli uomini della Squadra Mobile, del Reparto Prevenzione Crimine e le unità cinofile specializzate nella ricerca di stupefacenti. Nel corso dell’attività sono state controllate e identificate circa 50 persone, mentre numerosi immobili sono stati sottoposti ad accertamenti. Proprio durante uno dei controlli è emerso il caso che ha portato all’arresto di un uomo del 1973, fermato in flagranza con l’accusa di detenzione di droga destinata allo spaccio. La successiva perquisizione nell’abitazione ha consentito agli agenti di recuperare circa 50 grammi di cocaina, che sono stati posti sotto sequestro. L’intervento rientra nelle attività di controllo rafforzato avviate nelle aree considerate più esposte ai fenomeni di spaccio e criminalità.

Un’ulteriore scoperta è arrivata dai controlli effettuati in via Imele, dove la Polizia ha individuato un appartamento ritenuto funzionale a un’attività di spaccio. A destare particolare attenzione è stato il sistema di sicurezza installato nell’immobile: una rete di telecamere ad alta tecnologia, disposte lungo l’area esterna e collegate a monitor interni, permetteva di tenere sotto controllo gli ingressi e i movimenti nelle immediate vicinanze. L’intera apparecchiatura è stata sequestrata. Sul fronte delle contestazioni, un cittadino italiano è stato denunciato per un episodio di cessione di sostanze stupefacenti. Nel corso dei controlli sono stati inoltre individuati due cittadini stranieri, risultati assuntori di droga, che sono stati accompagnati in Questura per gli accertamenti sulla loro posizione sul territorio italiano. Il servizio rappresenta una nuova azione di controllo nelle zone di Pescara maggiormente interessate da fenomeni di illegalità. L’attività della Polizia proseguirà con interventi mirati e verifiche sul territorio, puntando a individuare e interrompere situazioni legate allo spaccio e alla criminalità diffusa.

Direttore Umberto Buzzoni
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Spaccio tra Roma e Viterbo, sgominata una presunta organizzazione

Un’importante operazione della Polizia di Stato ha portato alla luce un presunto sistema organizzato di spaccio di cocaina attivo tra la periferia nord di Roma e il territorio della bassa Tuscia. Al termine dell’attività investigativa, 21 persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Diciannove indagati sono stati condotti in carcere, mentre per altri due sono stati disposti gli arresti domiciliari. Gli investigatori ritengono che le persone coinvolte facessero parte di una struttura criminale capace di assicurare un’attività di distribuzione di stupefacenti su un territorio piuttosto ampio, con collegamenti tra alcuni quartieri della Capitale e diversi centri della provincia di Viterbo. Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo sarebbe riuscito a movimentare quotidianamente circa 100 grammi di cocaina, raggiungendo un volume d’affari che, su base annuale, sarebbe stato vicino ai 2 milioni di euro. L’inchiesta è stata condotta dagli agenti del Commissariato di P.S. Flaminio Nuovo e coordinata dalla D.D.A. di Roma. Gli accertamenti hanno preso le mosse da una precedente indagine conclusasi nel 2022 con 16 arresti. Dopo quell’operazione, alcuni dei soggetti già finiti sotto la lente degli investigatori avrebbero cercato di ricostruire la rete, modificandone l’organizzazione e spostando il principale punto di coordinamento verso Civita Castellana, in provincia di Viterbo. Da qui, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata gestita una parte significativa delle attività legate allo spaccio. La posizione geografica avrebbe consentito di mantenere collegamenti sia con il territorio della Tuscia sia con la zona settentrionale della Capitale. La rete avrebbe quindi continuato a rifornire diverse piazze di spaccio, adottando una struttura più articolata rispetto al passato.

Uno degli elementi maggiormente evidenziati dagli investigatori riguarda le modalità con cui il gruppo avrebbe cercato di rendere più difficile l’attività di controllo da parte delle forze dell’ordine. La cocaina, infatti, non sarebbe stata concentrata in un unico deposito, ma suddivisa in numerosi piccoli quantitativi e nascosta in diversi punti. Gli spacciatori avrebbero recuperato soltanto la dose necessaria al momento della consegna, lasciando il resto della sostanza nei vari nascondigli. Il sistema avrebbe permesso di limitare la quantità di stupefacente materialmente detenuta dal singolo pusher. In caso di controllo o perquisizione, gli operatori avrebbero potuto trovare soltanto una piccola parte della droga complessivamente disponibile, rendendo più difficile ricostruire nell’immediato le dimensioni dell’attività. Secondo gli investigatori, questa frammentazione delle scorte costituiva uno dei principali accorgimenti adottati dalla presunta organizzazione per ridurre il rischio di essere scoperta. La gestione dello stupefacente sarebbe stata quindi caratterizzata da una precisa suddivisione dei compiti. Da una parte vi sarebbero stati i soggetti incaricati del coordinamento e dell’organizzazione dei rifornimenti, dall’altra gli spacciatori impegnati nella distribuzione delle singole dosi. Una struttura che, sempre secondo la ricostruzione dell’accusa, avrebbe consentito di mantenere attivo il circuito anche dopo i precedenti arresti. L’operazione ha così permesso agli investigatori di ricostruire un presunto collegamento tra le piazze di spaccio della periferia nord di Roma, in particolare nell’area di Prima Porta e Labaro, e quelle presenti nella provincia di Viterbo. Il quadro emerso dall’indagine descrive un’attività che avrebbe fatto affidamento su una rete territoriale organizzata e su modalità di gestione della droga pensate per rendere più complessa l’individuazione delle scorte.

Le misure cautelari eseguite rappresentano il risultato di un’attività investigativa sviluppata nel tempo e collegata, per alcuni aspetti, agli accertamenti che avevano già portato agli arresti del 2022. Gli elementi raccolti dagli investigatori dovranno ora essere sottoposti alle successive valutazioni dell’autorità giudiziaria. Le persone coinvolte, come previsto dall’ordinamento, restano da considerare non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva. Gli investigatori hanno individuato, grazie a pedinamenti e riprese video-fotografiche, un ponte pedonale utilizzato come punto di osservazione per controllare l’arrivo delle forze dell’ordine e avvisare gli spacciatori. Nel corso dell’indagine sono state arrestate 10 persone in flagranza e oltre 20 presunti acquirenti sono stati denunciati o segnalati alla Prefettura. L’operazione finale ha coinvolto 21 indagati, in gran parte originari del Nord Africa. Per eseguire gli arresti e le perquisizioni, il Commissariato Flaminio Nuovo ha ricevuto il supporto delle Squadre Mobili di Viterbo e Catania e del XV Distretto Ponte Milvio.

Direttore Umberto Buzzoni
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Maltrattamenti in un asilo nido, scattano i domiciliari per titolare ed educatrice

Un’indagine della Procura di Monza ha portato all’applicazione degli arresti domiciliari per due donne, una delle quali è la responsabile di un asilo nido della provincia di Monza e Brianza, mentre l’altra lavorava come educatrice nella stessa struttura. Per entrambe le accuse riguardano presunti maltrattamenti nei confronti dei bambini e l’esercizio abusivo della professione. L’attività investigativa è partita lo scorso aprile e ha permesso alla Squadra Mobile di raccogliere elementi su quello che gli inquirenti descrivono come un quadro caratterizzato da ripetute criticità nella gestione e nell’assistenza dei piccoli ospiti. I bambini coinvolti avrebbero avuto un’età compresa tra pochi mesi e tre anni. Tra gli aspetti finiti sotto esame ci sarebbe anche la gestione dell’alimentazione e dell’idratazione dei minori, che secondo quanto ricostruito dagli investigatori non sarebbe sempre avvenuta in maniera adeguata. Gli accertamenti avrebbero inoltre fatto emergere episodi nei quali sarebbero stati adottati sistemi punitivi considerati umilianti e comportamenti educativi definiti dagli investigatori denigratori e coercitivi. L’inchiesta non riguarda soltanto le due donne raggiunte dalla misura cautelare. Gli investigatori hanno infatti raccolto ulteriori elementi nei confronti di altre due educatrici che lavoravano nella struttura. Per queste ultime, al momento, non è stata applicata la stessa misura, ma risultano iscritte nel registro degli indagati. Le contestazioni sono ora al vaglio dell’autorità giudiziaria, mentre gli sviluppi dell’indagine dovranno chiarire responsabilità e circostanze dei fatti contestati.

L’inchiesta ha portato gli investigatori a concentrarsi anche sui requisiti professionali delle persone che lavoravano all’interno dell’asilo. Dalle verifiche sarebbe emerso che la titolare e una sua collaboratrice svolgevano mansioni educative pur non avendo conseguito le qualifiche previste dalla legge. Da qui è scattata anche la contestazione relativa all’esercizio abusivo della professione. Per la proprietaria della struttura viene contestata una responsabilità ulteriore. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stata a conoscenza della mancanza dei requisiti della dipendente e, nonostante questo, l’avrebbe impiegata come educatrice per un periodo di circa sette mesi. Particolare attenzione è stata inoltre riservata alla collaboratrice di 24 anni, nei cui confronti sono state formulate contestazioni riguardanti alcuni atteggiamenti e contatti con i bambini considerati non appropriati. Gli investigatori avrebbero rilevato, tra gli elementi raccolti, manifestazioni di disagio ripetute da parte di alcuni piccoli durante la loro permanenza nell’asilo. L’attività della polizia ha interessato anche i luoghi riconducibili alle persone coinvolte. Gli agenti hanno infatti effettuato perquisizioni nelle loro abitazioni e all’interno della struttura dove si sarebbero verificati i fatti oggetto dell’indagine.

Direttore Umberto Buzzoni
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Profili online e propaganda jihadista: nei guai un sedicenne del Comasco

Un ragazzo di 16 anni, residente in provincia di Como, è stato arrestato a Grosseto, dove si trovava in vacanza insieme alla propria famiglia. Il giovane è accusato di partecipazione a un’associazione con finalità di terrorismo internazionale e di propaganda e istigazione a delinquere per motivi legati alla discriminazione razziale, etnica e religiosa. L’operazione è scattata nell’ambito di un’indagine condotta dagli agenti della Sezione antiterrorismo della Digos di Milano, con la collaborazione dei colleghi della Digos di Como e del Servizio per il contrasto all’estremismo e al terrorismo esterno della Direzione centrale della Polizia di prevenzione. L’attività investigativa ha avuto origine da una segnalazione dell’Aisi, l’Agenzia informazioni e sicurezza interna, che aveva portato all’attenzione degli investigatori l’attività online di un utente. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’utente avrebbe utilizzato diversi profili su una piattaforma di messaggistica per diffondere contenuti riconducibili alla propaganda jihadista e attribuiti all’organizzazione terroristica Isis. Proprio l’attività svolta attraverso questi account avrebbe attirato l’attenzione degli organismi di sicurezza, dando così avvio agli approfondimenti investigativi. Gli investigatori della Digos hanno quindi proceduto a una serie di verifiche volte a ricostruire l’attività digitale dell’utente e a individuare eventuali collegamenti con ambienti estremisti. Gli accertamenti sono stati condotti con il coinvolgimento delle diverse articolazioni della Polizia di prevenzione specializzate nel contrasto al terrorismo e all’estremismo di matrice internazionale. L’indagine ha infine portato all’individuazione del sedicenne, che al momento dell’arresto si trovava a Grosseto per trascorrere un periodo di vacanza con i familiari. Nei suoi confronti sono state contestate le ipotesi di reato legate alla partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale e alla propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. La vicenda si inserisce nel più ampio lavoro di monitoraggio svolto dalle forze di polizia nei confronti dei fenomeni di radicalizzazione online e della diffusione di materiale di propaganda terroristica attraverso le piattaforme digitali. In particolare, l’attività investigativa mira a individuare tempestivamente la circolazione di contenuti estremisti e a verificare la presenza di eventuali attività di propaganda o di collegamenti con organizzazioni terroristiche internazionali.

Gli approfondimenti condotti dagli investigatori hanno permesso di ricostruire l’identità dell’utente che si celava dietro i diversi profili utilizzati sulla piattaforma di messaggistica, riconducendoli al sedicenne della provincia di Como. Fino a quel momento, il giovane non risultava essere mai stato segnalato alle forze dell’ordine per frequentazioni, contatti o comportamenti riconducibili ad ambienti radicali o estremisti. Nel corso dell’attività investigativa, gli agenti hanno analizzato i contenuti pubblicati e le conversazioni intrattenute attraverso i diversi account, individuando una serie di materiali ritenuti riconducibili alla propaganda di matrice jihadista. Le verifiche avrebbero inoltre fatto emergere la presenza di ulteriori contenuti caratterizzati da posizioni neonaziste e antisemite, contribuendo a delineare un quadro più ampio delle attività svolte dal ragazzo attraverso i canali digitali. L’analisi delle comunicazioni e dei materiali acquisiti ha rappresentato un elemento importante per gli investigatori, che hanno cercato di ricostruire non soltanto la natura dei contenuti condivisi, ma anche il ruolo e il livello di coinvolgimento del giovane nelle attività di propaganda. Particolare attenzione sarebbe stata rivolta alle conversazioni nelle quali sarebbero state espresse posizioni di sostegno nei confronti dell’Isis e a quelle relative alla produzione e alla diffusione di materiale propagandistico. Successivamente è stata eseguita una perquisizione personale e informatica, finalizzata a verificare la presenza di ulteriori elementi utili a chiarire l’attività svolta dal sedicenne. Nel corso delle operazioni, gli investigatori hanno acquisito numerosi file digitali, immagini, video e conversazioni che sono entrati a far parte del materiale esaminato nell’ambito dell’inchiesta.   L’obiettivo degli investigatori è stato quello di verificare l’effettivo livello di coinvolgimento del sedicenne e di stabilire l’eventuale presenza di ulteriori collegamenti con ambienti o soggetti riconducibili all’estremismo. Gli elementi raccolti durante le perquisizioni e attraverso l’analisi delle attività online sono stati quindi messi a disposizione dell’autorità giudiziaria, nell’ambito del procedimento che ha portato all’arresto del giovane. La ricostruzione dell’attività digitale rappresenta ora uno degli aspetti centrali dell’inchiesta, che punta a chiarire l’origine dei contenuti, le modalità della loro diffusione e l’eventuale ruolo svolto dal sedicenne nella loro produzione o condivisione.

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Contrasto alla criminalità a Livorno: operazione congiunta di Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri

Un’importante attività investigativa coordinata tra Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri ha portato, a luglio 2026, a un intervento nel territorio di Livorno finalizzato a contrastare una serie di episodi di violenza e reati contro il patrimonio. L’operazione, condotta su disposizione dell’autorità giudiziaria livornese, ha portato all’arresto di due persone, entrambe sulla trentina, nei cui confronti sono stati raccolti gravi elementi indiziari in relazione a una tentata rapina verificatasi nel mese di giugno e ad altri fatti caratterizzati da condotte violente. Parallelamente, gli investigatori hanno effettuato numerose perquisizioni nei confronti di undici soggetti di età compresa tra 25 e 38 anni, ritenuti coinvolti, a vario titolo, in episodi di rapina, aggressioni, risse, lesioni aggravate e detenzione o utilizzo di strumenti offensivi. Le attività hanno avuto lo scopo di individuare nuovi elementi di prova e ricostruire il ruolo dei singoli soggetti nelle vicende oggetto di indagine. L’intervento ha visto impegnati numerosi reparti della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri: Squadra Mobile, Nucleo Investigativo del Comando Provinciale, Commissariati della provincia, D.I.G.O.S., personale delle Volanti e militari della Compagnia Carabinieri di Livorno hanno operato congiuntamente in diverse aree della città. Le indagini, sviluppate attraverso testimonianze, attività di identificazione e riscontri investigativi, hanno consentito di delineare un quadro composto da più episodi tra loro collegati. Secondo gli inquirenti, alla base delle diverse azioni vi sarebbero stati contrasti maturati tra gruppi contrapposti della criminalità locale, con una progressiva escalation di intimidazioni e atti violenti.

Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori vi sarebbero un’aggressione finalizzata alla sottrazione di un telefono cellulare mediante minaccia con arma da taglio, un’irruzione in un esercizio commerciale del centro cittadino con il tentativo di impossessarsi dell’incasso e un inseguimento ai danni di una persona minacciata con un’arma da fuoco. Le contestazioni riguardano inoltre un’aggressione avvenuta con l’impiego di più persone e diversi oggetti offensivi, durante la quale una vittima sarebbe stata inseguita, fatta cadere dal proprio mezzo e successivamente minacciata, oltre a un ulteriore episodio verificatosi in una piazza cittadina, dove un gruppo avrebbe accerchiato una persona arrivando a rivolgerle gravi minacce. Nel corso delle verifiche sarebbe emerso anche il coinvolgimento di alcuni degli indagati in una violenta rissa avvenuta in piazza della Vittoria, caratterizzata dal lancio di oggetti e dall’utilizzo di fumogeni. L’attività congiunta delle forze dell’ordine ha consentito di raccogliere elementi ritenuti rilevanti dall’autorità giudiziaria e di ricostruire una serie di fatti che, secondo l’ipotesi investigativa, non sarebbero episodi isolati ma parti di un unico contesto di conflittualità tra gruppi rivali.

Durante le perquisizioni svolte da Polizia di Stato e Carabinieri sono stati sequestrati diversi oggetti, tra cui passamontagna, coltelli, spray urticanti, un machete, una mannaia, una katana e oltre 5.000 euro in contanti di cui gli indagati non hanno fornito una giustificazione sulla provenienza. Nel corso delle operazioni è stato inoltre arrestato un 36enne trovato in possesso di circa 160 grammi di hashish, ritenuti destinati allo spaccio. L’operazione congiunta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Livorno, è stata condotta per contrastare una serie di episodi violenti che avevano destato preoccupazione nella comunità.

Direttore Umberto Buzzoni
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Periferia est di Roma, controlli della Polizia: due arresti e oltre 90 veicoli controllati durante l’operazione

Prosegue l’attività di prevenzione e controllo del territorio da parte della Polizia di Stato nelle zone della periferia est di Roma, dove è stato predisposto un servizio straordinario finalizzato a rafforzare la sicurezza nelle aree maggiormente esposte a episodi di illegalità. L’intervento  coordinato da un funzionario dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, ha visto la partecipazione di diversi equipaggi impegnati in una serie di controlli dinamici, pattugliamenti e verifiche mirate. L’obiettivo dell’operazione è stato quello di aumentare la presenza delle forze dell’ordine sul territorio, monitorando in particolare le zone considerate più sensibili e contrastando eventuali situazioni di rischio. Nel corso del servizio sono state complessivamente identificate 144 persone e sottoposti a controllo 92 veicoli. Gli agenti hanno inoltre accertato diverse violazioni alle norme sulla circolazione stradale, procedendo alla contestazione di cinque sanzioni previste dal Codice della strada. Tra gli episodi che hanno caratterizzato l’attività di controllo vi è l’intervento che ha portato a un arresto dopo un tentativo di fuga da parte di un automobilista. Durante le verifiche predisposte sul territorio, gli agenti hanno intimato l’alt a un veicolo per un controllo di routine. Il conducente, anziché rallentare e fermarsi, ha improvvisamente accelerato, cercando di allontanarsi e sottrarsi all’accertamento. La fuga si è trasformata in un inseguimento attraverso le strade del quartiere Talenti. Nel tentativo di evitare di essere raggiunto, il conducente ha adottato una condotta di guida estremamente pericolosa, procedendo anche contromano e superando incroci nonostante la presenza del semaforo rosso. Le manovre effettuate hanno creato una situazione di concreto pericolo per automobilisti, pedoni e per tutti gli altri utenti della strada presenti in quel momento. Gli agenti hanno seguito il veicolo fino a riuscire a interromperne la corsa nella zona di viale Jonio, dove l’automobile è stata finalmente fermata. A seguito degli accertamenti effettuati, il conducente è risultato essere un cittadino albanese di 21 anni, già conosciuto dalle forze dell’ordine e privo del titolo necessario per la guida. Per il giovane sono quindi scattati i provvedimenti previsti dalla legge, con l’arresto e il sequestro del mezzo utilizzato durante la fuga. L’operazione conferma l’attenzione costante della Polizia di Stato verso il controllo delle aree periferiche della Capitale, attraverso una presenza capillare sul territorio e interventi mirati a prevenire e contrastare comportamenti illeciti e situazioni potenzialmente pericolose per la collettività.

Nel corso dei controlli effettuati sul territorio è emerso anche un secondo episodio che ha portato all’arresto di un uomo di 46 anni, romano, individuato dagli agenti durante un normale servizio di pattugliamento. La verifica della sua posizione ha consentito ai poliziotti di rilevare una violazione delle prescrizioni imposte dall’Autorità Giudiziaria. L’uomo, infatti, avrebbe dovuto rimanere presso la propria abitazione in quanto destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari, disposta in relazione a precedenti contestazioni riguardanti il traffico di sostanze stupefacenti. Al momento del controllo, però, il 46enne si trovava in un’altra zona della città, distante dalla propria residenza e senza risultare autorizzato a spostarsi. La condotta accertata ha determinato l’ipotesi di reato di evasione e ha fatto scattare l’arresto. Come previsto dalla normativa, le circostanze riportate si collocano nell’ambito della fase delle indagini preliminari. Pertanto, nei confronti della persona indagata permane la presunzione di innocenza fino a quando non intervenga un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

Direttore Umberto Buzzoni
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Criminalità giovanile, operazione in 44 province: 539 arresti e centinaia di denunce

Una vasta operazione di polizia contro la criminalità giovanile ha interessato 44 province italiane, coinvolgendo centinaia di agenti impegnati in controlli, perquisizioni e attività investigative coordinate dal Servizio centrale operativo della Polizia di Stato. L’intervento si è concluso con un bilancio significativo: 539 arresti, tra cui 47 minorenni, e 954 persone denunciate all’autorità giudiziaria. Nel corso dell’operazione le forze dell’ordine hanno sequestrato oltre 700 chilogrammi di sostanze stupefacenti destinate al mercato illecito, numerose armi detenute illegalmente e circa 300 mila euro in contanti, ritenuti provento di attività criminali. Parallelamente alle attività sul territorio, gli investigatori hanno esteso le verifiche anche all’ambiente digitale, individuando centinaia di profili social utilizzati per diffondere contenuti violenti, discriminatori e messaggi di incitamento all’odio, spesso pubblicati dagli stessi autori dei reati per esaltare le proprie azioni o intimidire gruppi rivali. L’operazione ha preso di mira giovani, sia maggiorenni sia minorenni, coinvolti in un ampio spettro di condotte illecite. Le indagini hanno interessato sia gruppi organizzati sia singoli individui ritenuti responsabili di episodi di violenza, reati contro il patrimonio e traffico di sostanze stupefacenti. Gli accertamenti hanno inoltre evidenziato come, in molti casi, le attività criminali fossero accompagnate da un’intensa presenza sui social network, dove venivano condivisi video, fotografie e messaggi riconducibili a comportamenti intimidatori, discriminatori o di esaltazione della violenza. Tra i reati maggiormente contestati figurano lesioni personali, risse aggravate, danneggiamenti, estorsioni, furti, rapine, spaccio di droga e detenzione abusiva di armi. L’operazione si inserisce nell’ambito delle iniziative di prevenzione e repressione della criminalità giovanile avviate negli ultimi mesi, con l’obiettivo di contrastare fenomeni sempre più diffusi nelle aree urbane e sul web, dove spesso episodi di violenza vengono organizzati, documentati e diffusi attraverso le piattaforme social.

L’operazione, condotta dalle Squadre mobili con il supporto del Reparto prevenzione crimine e coordinata dal Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, ha portato come gia detto ad un risultato importante ossia all’arresto di 539 persone, tra cui 47 minorenni, e alla denuncia di altre 954. I controlli hanno interessato quasi 188 mila persone e oltre 1.180 immobili, concentrandosi soprattutto nelle aree della movida e nelle piazze di spaccio. Nel corso del blitz sono stati sequestrati ingenti quantitativi di droga, armi, denaro contante e refurtiva, mentre sono state elevate oltre 500 sanzioni amministrative, principalmente per uso di stupefacenti e somministrazione di alcolici a minorenni. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ringraziato gli agenti impegnati nell’operazione, sottolineando l’efficacia del coordinamento tra le diverse questure che ha reso possibile il successo dell’intervento.

Direttore Umberto Buzzoni
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Catania, operazione della Polizia contro il clan: accuse di traffico di droga e metodo mafioso

Maxi operazione della Polizia di Stato all’alba a Catania, dove 22 persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare emessa nell’ambito di un’articolata indagine sulla criminalità organizzata. L’intervento è stato condotto dagli investigatori della Squadra Mobile etnea con il supporto del Servizio Centrale Operativo. L’inchiesta ha portato alla luce l’attività di un gruppo ritenuto responsabile di numerosi reati, tra cui traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, possesso illegale di armi, minacce e aggressioni. Per diversi indagati la Procura contesta anche l’aggravante del metodo mafioso,. otizzando che le condotte fossero finalizzate a rafforzare il potere del clan Cappello-Bonaccorsi, una delle principali organizzazioni criminali operanti nel territorio catanese. Gli accertamenti investigativi hanno consentito di ricostruire una serie di episodi di violenza che, negli ultimi anni, hanno interessato diversi quartieri della città. Al centro delle indagini vi sarebbe un gruppo composto soprattutto da giovani ritenuti vicini al sodalizio mafioso, protagonisti di una crescente escalation culminata in numerose sparatorie. Le origini della faida risalgono al 2022. Gli investigatori hanno individuato il punto di svolta in un episodio avvenuto nei pressi della discoteca “Ecs Dogana”, dove uno scontro degenerò successivamente in un conflitto armato. Già nell’agosto del 2022 cinque persone erano finite in manette per una rissa aggravata e per lesioni. Quattro di quei soggetti risultano ora coinvolti anche nella nuova operazione, a conferma, secondo gli investigatori, della prosecuzione dello stesso contesto criminale. Secondo la ricostruzione della Polizia, le rivalità tra i due gruppi si sarebbero progressivamente intensificate fino a trasformarsi in una vera e propria guerra per il controllo del territorio, con diversi episodi di violenza armata registrati nei quartieri di Librino e Villaggio Sant’Agata, aree considerate strategiche per gli interessi delle organizzazioni mafiose locali.

Le indagini hanno inoltre ricostruito una sparatoria scoppiata per il mancato pagamento di un debito di circa 500 mila euro e hanno delineato l’esistenza di un’organizzazione criminale ben strutturata, con una rigida gerarchia e attiva nello spaccio di cocaina, crack, hashish e marijuana nei quartieri Villaggio Sant’Agata, Librino e San Cristoforo. L’inchiesta ha fatto emergere anche un presunto sistema per introdurre droga, telefoni cellulari e schede SIM nelle carceri siciliane, anche attraverso l’impiego di droni. Tra gli indagati figurano un avvocato, accusato di aver fatto entrare stupefacenti nel carcere di Agrigento, e un dirigente medico della casa circondariale di Noto, ritenuto coinvolto nel tentativo di introdurre droga e SIM all’interno del penitenziario.


Direttore Umberto Buzzoni
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Maxi operazione contro la ’ndrangheta a Reggio Calabria: colpiti vertici, droga e affari illeciti

Un’operazione della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha portato all’esecuzione di 79 misure cautelari nei confronti di soggetti ritenuti coinvolti in attività legate alla ’ndrangheta: 73 arresti in carcere e 6 ai domiciliari. Le accuse riguardano, tra gli altri reati, associazione mafiosa, traffico di droga, estorsioni, armi, riciclaggio e trasferimento fraudolento di beni. Le indagini avrebbero ricostruito gli assetti di diverse cosche evidenziando collegamenti tra i gruppi criminali del mandamento Centro di Reggio Calabria e altre articolazioni territoriali. Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero partecipato alla gestione delle attività illecite, al controllo del territorio, alla spartizione dei profitti e ai rapporti interni alla criminalità organizzata. L’inchiesta ha inoltre acceso un faro sul settore degli appalti ferroviari, dove sarebbe emersa una presunta influenza mafiosa nella gestione delle imprese, del personale e dei rapporti sindacali.

Le indagini hanno individuato nel quartiere di Arghillà una componente criminale ritenuta vicina ad una delle più potenti cosche del territorio, con un ruolo operativo e di controllo sulla zona. Sarebbe emerso anche il coinvolgimento di due gruppi organizzati dediti al traffico e allo spaccio di cocaina, eroina e marijuana: uno attivo nel quartiere Santa Caterina , l’altro operante ad Arghillà e guidato da un soggetto già condannato per mafia. Durante l’operazione sono state sequestrate diverse armi clandestine, tra cui fucili a canne mozze e a pompa, eseguite numerose perquisizioni e sequestrate sei società ritenute riconducibili agli indagati. L’intervento ha coinvolto reparti della Polizia di Stato e dei Carabinieri provenienti da varie regioni italiane. L’azione investigativa rappresenta un intervento significativo nel contrasto alla criminalità organizzata, con l’obiettivo di colpire non solo gli esecutori materiali dei reati, ma anche le strutture di comando, le risorse economiche e le reti di sostegno che consentono alle cosche di mantenere la propria influenza sul territorio.

Direttore Umberto Buzzoni
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Pedopornografia online, maxi operazione della Polizia: sette arresti e 30 indagati

Un’importante operazione di polizia contro lo sfruttamento sessuale dei minori online è stata condotta dagli investigatori del Centro operativo per la sicurezza cibernetica di Catania, in stretta collaborazione con il Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online (Cncpo) di Roma. L’attività investigativa, sviluppata nell’ambito del costante monitoraggio della rete e delle piattaforme utilizzate per la diffusione di materiale illecito, ha coinvolto contemporaneamente 17 città distribuite sul territorio nazionale. Nel corso dell’operazione sono state eseguite numerose perquisizioni domiciliari e informatiche, accompagnate dal sequestro di dispositivi elettronici e supporti digitali ritenuti utili per il prosieguo delle indagini. Gli accertamenti hanno portato all’arresto di sette persone, accusate, a vario titolo, di reati riconducibili allo sfruttamento sessuale dei minori attraverso internet, un fenomeno che continua a rappresentare una delle principali priorità investigative della Polizia Postale. L’intervento ha richiesto un imponente dispiegamento di uomini e mezzi. Alla prima fase dell’operazione hanno infatti preso parte oltre cento poliziotti specializzati della Polizia Postale, impegnati in attività coordinate di perquisizione, acquisizione di prove digitali e analisi dei dispositivi sequestrati. Il lavoro degli investigatori è stato condotto in maniera simultanea nelle diverse località interessate, con l’obiettivo di raccogliere elementi probatori e individuare eventuali collegamenti tra i soggetti coinvolti.

Al termine di questa prima fase investigativa, il bilancio dell’operazione registra, oltre ai sette arresti, anche l’iscrizione nel registro degli indagati di altre 23 persone. Complessivamente, i soggetti coinvolti hanno un’età compresa tra i 19 e i 59 anni e sono ora al centro di ulteriori accertamenti da parte degli inquirenti. Le attività investigative proseguiranno con l’analisi del materiale informatico sequestrato, che potrebbe consentire di ricostruire ulteriori contatti, individuare eventuali complici e accertare l’eventuale esistenza di una rete più ampia dedita alla diffusione e allo scambio di contenuti illeciti in danno di minori. L’operazione conferma l’impegno delle forze dell’ordine nel contrasto ai reati commessi online ai danni dei minori, attraverso un’attività investigativa altamente specializzata che combina strumenti tecnologici avanzati e una costante cooperazione tra le articolazioni territoriali della Polizia Postale e gli uffici nazionali competenti. Le indagini proseguono per chiarire tutti gli aspetti della vicenda e verificare eventuali ulteriori responsabilità. Nel corso delle indagini, condotte anche con agenti sotto copertura, la Polizia Postale ha individuato diversi gruppi dediti alla condivisione di materiale di abuso sessuale su minori. L’operazione ha portato come detto a perquisizioni in 17 città italiane, con il sequestro di dispositivi informatici. Gli investigatori stanno ora analizzando il materiale acquisito per identificare eventuali altri responsabili e risalire all’identità delle vittime.

Direttore Umberto Buzzoni
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