Controlli serrati nel quartiere Rancitelli a Pescara, dove la Polizia di Stato ha messo in campo un articolato servizio finalizzato a contrastare lo spaccio di droga e prevenire episodi di criminalità. L’operazione, inserita nel piano di sicurezza predisposto dal Questore in collaborazione con la Prefettura, ha interessato diverse strade della zona, tra cui Capestrano, Imele, Sacco, Tavo e Lago di Borgiano, oltre all’area del Ferro di Cavallo. A scendere in campo sono stati gli uomini della Squadra Mobile, del Reparto Prevenzione Crimine e le unità cinofile
specializzate nella ricerca di stupefacenti. Nel corso dell’attività sono state controllate e identificate circa 50 persone, mentre numerosi immobili sono stati sottoposti ad accertamenti. Proprio durante uno dei controlli è emerso il caso che ha portato all’arresto di un uomo del 1973, fermato in flagranza con l’accusa di detenzione di droga destinata allo spaccio. La successiva perquisizione nell’abitazione ha consentito agli agenti di recuperare circa 50 grammi di cocaina, che sono stati posti sotto sequestro. L’intervento rientra nelle attività di controllo rafforzato avviate nelle aree considerate più esposte ai fenomeni di spaccio e criminalità.
Un’ulteriore scoperta è arrivata dai controlli effettuati in via Imele, dove la Polizia ha individuato un appartamento ritenuto funzionale a un’attività di spaccio. A destare particolare attenzione è stato il sistema di sicurezza installato nell’immobile: una rete di telecamere ad alta tecnologia, disposte lungo l’area esterna e collegate a monitor interni, permetteva di tenere sotto controllo gli ingressi e i movimenti nelle immediate vicinanze. L’intera apparecchiatura è stata sequestrata. Sul fronte delle contestazioni, un cittadino italiano è stato denunciato per un episodio di cessione di sostanze stupefacenti. Nel corso dei controlli sono stati inoltre individuati due cittadini stranieri, risultati assuntori di droga, che sono stati accompagnati in Questura per gli accertamenti sulla loro posizione sul territorio italiano. Il servizio rappresenta una nuova azione di controllo nelle zone di Pescara maggiormente interessate da fenomeni di illegalità. L’attività della Polizia proseguirà con interventi mirati e verifiche sul territorio, puntando a individuare e interrompere situazioni legate allo spaccio e alla criminalità diffusa.
Direttore Umberto Buzzoni
Foto Polizia di Stato
persone coinvolte facessero parte di una struttura criminale capace di assicurare un’attività di distribuzione di stupefacenti su un territorio piuttosto ampio, con collegamenti tra alcuni quartieri della Capitale e diversi centri della provincia di Viterbo. Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo sarebbe riuscito a movimentare quotidianamente circa 100 grammi di cocaina, raggiungendo un volume d’affari che, su base annuale, sarebbe stato vicino ai 2 milioni di euro. L’inchiesta è stata condotta dagli agenti del Commissariato di P.S. Flaminio Nuovo e coordinata dalla D.D.A. di Roma. Gli accertamenti hanno preso le mosse da una precedente indagine conclusasi nel 2022 con 16 arresti. Dopo quell’operazione, alcuni dei soggetti già finiti sotto la lente degli investigatori avrebbero cercato di ricostruire la rete, modificandone l’organizzazione e spostando il principale punto di coordinamento verso Civita Castellana, in provincia di Viterbo. Da qui, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata gestita una parte significativa delle attività legate allo spaccio. La posizione geografica avrebbe consentito di mantenere collegamenti sia con il territorio della Tuscia sia con la zona settentrionale della Capitale. La rete avrebbe quindi continuato a rifornire diverse piazze di spaccio, adottando una struttura più articolata rispetto al passato.
avuto un’età compresa tra pochi mesi e tre anni. Tra gli aspetti finiti sotto esame ci sarebbe anche la gestione dell’alimentazione e dell’idratazione dei minori, che secondo quanto ricostruito dagli investigatori non sarebbe sempre avvenuta in maniera adeguata. Gli accertamenti avrebbero inoltre fatto emergere episodi nei quali sarebbero stati adottati sistemi punitivi considerati umilianti e comportamenti educativi definiti dagli investigatori denigratori e coercitivi. L’inchiesta non riguarda soltanto le due donne raggiunte dalla misura cautelare. Gli investigatori hanno infatti raccolto ulteriori elementi nei confronti di altre due educatrici che lavoravano nella struttura. Per queste ultime, al momento, non è stata applicata la stessa misura, ma risultano iscritte nel registro degli indagati. Le contestazioni sono ora al vaglio dell’autorità giudiziaria, mentre gli sviluppi dell’indagine dovranno chiarire responsabilità e circostanze dei fatti contestati.
all’interno dell’asilo. Dalle verifiche sarebbe emerso che la titolare e una sua collaboratrice svolgevano mansioni educative pur non avendo conseguito le qualifiche previste dalla legge. Da qui è scattata anche la contestazione relativa all’esercizio abusivo della professione. Per la proprietaria della struttura viene contestata una responsabilità ulteriore. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stata a conoscenza della mancanza dei requisiti della dipendente e, nonostante questo, l’avrebbe impiegata come educatrice per un periodo di circa sette mesi. Particolare attenzione è stata inoltre riservata alla collaboratrice di 24 anni, nei cui confronti sono state formulate contestazioni riguardanti alcuni atteggiamenti e contatti con i bambini considerati non appropriati. Gli investigatori avrebbero rilevato, tra gli elementi raccolti, manifestazioni di disagio ripetute da parte di alcuni piccoli durante la loro permanenza nell’asilo. L’attività della polizia ha interessato anche i luoghi riconducibili alle persone coinvolte. Gli agenti hanno infatti effettuato perquisizioni nelle loro abitazioni e all’interno della struttura dove si sarebbero verificati i fatti oggetto dell’indagine.
centrale della Polizia di prevenzione. L’attività investigativa ha avuto origine da una segnalazione dell’Aisi, l’Agenzia informazioni e sicurezza interna, che aveva portato all’attenzione degli investigatori l’attività online di un utente. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’utente avrebbe utilizzato diversi profili su una piattaforma di messaggistica per diffondere contenuti riconducibili alla propaganda jihadista e attribuiti all’organizzazione terroristica Isis. Proprio l’attività svolta attraverso questi account avrebbe attirato l’attenzione degli organismi di sicurezza, dando così avvio agli approfondimenti investigativi. Gli investigatori della Digos hanno quindi proceduto a una serie di verifiche volte a ricostruire l’attività digitale dell’utente e a individuare eventuali collegamenti con ambienti estremisti. Gli accertamenti sono stati condotti con il coinvolgimento delle diverse articolazioni della Polizia di prevenzione specializzate nel contrasto al terrorismo e all’estremismo di matrice internazionale. L’indagine ha infine portato all’individuazione del sedicenne, che al momento dell’arresto si trovava a Grosseto per trascorrere un periodo di vacanza con i familiari. Nei suoi confronti sono state contestate le ipotesi di reato legate alla partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale e alla propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. La vicenda si inserisce nel più ampio lavoro di monitoraggio svolto dalle forze di polizia nei confronti dei fenomeni di radicalizzazione online e della diffusione di materiale di propaganda terroristica attraverso le piattaforme digitali. In particolare, l’attività investigativa mira a individuare tempestivamente la circolazione di contenuti estremisti e a verificare la presenza di eventuali attività di propaganda o di collegamenti con organizzazioni terroristiche internazionali.
Compagnia Carabinieri di Livorno hanno operato congiuntamente in diverse aree della città. Le indagini, sviluppate attraverso testimonianze, attività di identificazione e riscontri investigativi, hanno consentito di delineare un quadro composto da più episodi tra loro collegati. Secondo gli inquirenti, alla base delle diverse azioni vi sarebbero stati contrasti maturati tra gruppi contrapposti della criminalità locale, con una progressiva escalation di intimidazioni e atti violenti.
riguardano inoltre un’aggressione avvenuta con l’impiego di più persone e diversi oggetti offensivi, durante la quale una vittima sarebbe stata inseguita, fatta cadere dal proprio mezzo e successivamente minacciata, oltre a un ulteriore episodio verificatosi in una piazza cittadina, dove un gruppo avrebbe accerchiato una persona arrivando a rivolgerle gravi minacce. Nel corso delle verifiche sarebbe emerso anche il coinvolgimento di alcuni degli indagati in una violenta rissa avvenuta in piazza della Vittoria, caratterizzata dal lancio di oggetti e dall’utilizzo di fumogeni. L’attività congiunta delle forze dell’ordine ha consentito di raccogliere elementi ritenuti rilevanti dall’autorità giudiziaria e di ricostruire una serie di fatti che, secondo l’ipotesi investigativa, non sarebbero episodi isolati ma parti di un unico contesto di conflittualità tra gruppi rivali.
l’attività di controllo vi è l’intervento che ha portato a un arresto dopo un tentativo di fuga da parte di un automobilista. Durante le verifiche predisposte sul territorio, gli agenti hanno intimato l’alt a un veicolo per un controllo di routine. Il conducente, anziché rallentare e fermarsi, ha improvvisamente accelerato, cercando di allontanarsi e sottrarsi all’accertamento. La fuga si è trasformata in un inseguimento attraverso le strade del quartiere Talenti. Nel tentativo di evitare di essere raggiunto, il conducente ha adottato una condotta di guida estremamente pericolosa, procedendo anche contromano e superando incroci nonostante la presenza del semaforo rosso. Le manovre effettuate hanno creato una situazione di concreto pericolo per automobilisti, pedoni e per tutti gli altri utenti della strada presenti in quel momento. Gli agenti hanno seguito il veicolo fino a riuscire a interromperne la corsa nella zona di viale Jonio, dove l’automobile è stata finalmente fermata. A seguito degli accertamenti effettuati, il conducente è risultato essere un cittadino albanese di 21 anni, già conosciuto dalle forze dell’ordine e privo del titolo necessario per la guida. Per il giovane sono quindi scattati i provvedimenti previsti dalla legge, con l’arresto e il sequestro del mezzo utilizzato durante la fuga. L’operazione conferma l’attenzione costante della Polizia di Stato verso il controllo delle aree periferiche della Capitale, attraverso una presenza capillare sul territorio e interventi mirati a prevenire e contrastare comportamenti illeciti e situazioni potenzialmente pericolose per la collettività.







