La notizia della tragica morte in servizio di due giovani carabinieri ci ha sconvolti così tanto da non trovare le parole per esprimere il nostro dolore. Il dolore di tutta la nostra redazione, del nostro direttore, sempre vicini alle forze dell’ordine, è molto forte, ma è sicuramente niente rispetto al sentimento struggente della famiglie che stanno affrontando un terribile incubo, quello di perdere ingiustamente i propri figli mentre servivano la loro Patria. La notte tra il 6 e il 7 aprile una pattuglia dei carabinieri, una Fiat Grande Punto, si è scontrata con un SUV Range Rover. I militari stavano attraversando un incrocio svoltando a sinistra quando una Range Rover dalla destra li ha centrati in pieno dopo un dosso. I due soldati dell’Arma sono stati uccisi dall’impatto: il maresciallo Francesco Pastore, 25 anni, e l’appuntato scelto Francesco Ferraro, 27 anni. Il terzo carabiniere che era a bordo è rimasto ferito nell’impatto. La conducente del Suv è stata sottoposta agli esami prescritti dalla legge ed risultata positiva sia alla cocaina che all’alcoltest. Le agenzie di stampa, citando fonti investigative, riferiscono che un secondo esame dovrà confermare questo ultimo risultato. Il mensile Polizia di Stato si unisce al dolore delle famiglie del maresciallo Francesco Pastore e dell’appuntato scelto Francesco Ferraro. Due anime nobili che hanno servito il nostro paese con dedizione e passione.
Direttore Umberto Buzzoni
Si spacciava per il fratello disabile e si era trasferito in Italia nel 2003 dove lavorava come operaio e viveva in maniera onesta, senza commettere reati. Dal 1998, l’uomo, un cittadino albanese di 55 anni, era ricercato perché era stato condannato all’ergastolo per un duplice omicidio commesso nella sua nazione. Gli agenti della Squadra mobile di Matera hanno rintracciato il latitante e lo hanno condotto in prigione in attesa della sua estradizione. Il Servizio per la cooperazione internazionale della polizia (Scip) della Direzione centrale della polizia criminale, l’Ufficio dell’esperto per la sicurezza presso l’ambasciata d’Italia in Albania, l’Ufficio Interpol di Tirana e il Dipartimento della polizia criminale albanese hanno collaborato per condurre l’operazione. Per riuscire a catturare il ricercato, la squadra mobile, informata dal personale dello Scip dello scambio di persona e della residenza in Italia ha avviato una attenta attività di indagine. Questo è un esempio chiaro del grado di cooperazione della polizia internazionale tra il Dipartimento della pubblica sicurezza italiano e quello albanese. La sezione “Latitanti” della seconda divisione Interpol – Scip della Direzione centrale della polizia criminale ha supervisionato lo scambio di informazioni.
Modena Sud dopo essere tornati dalla Lombardia, dove avevano acquistato quasi 80 kg hashish. L’arresto è avvenuto al termine di un’indagine iniziata alcune settimane fa e che ha portato a numerose cessioni di droga nella zona Bolognina di Bologna, dove erano state arrestate diverse persone mentre spacciavano. Una delle persone che frequentavano regolarmente la piazza di spaccio è stata scoperta in quanto si recava regolarmente nella sua casa a Maranello (Modena), dove probabilmente teneva la droga e la confezionava per poi affidarla agli spacciatori.
d’Europa. La Squadra mobile di Napoli, ha emesso otto mandati di arresto europeo nei confronti di soggetti residenti a Napoli e dintorni. Molti colpi sono stati effettuati nelle città più note della Spagna, così come in Francia, Austria, Germania e Svizzera. Le polizie europee hanno iniziato a condividere le informazioni raccolte nelle proprie nazioni a causa del modo violento in cui i rapinatori agivano, che era identico in tutti gli episodi.
base operativa e fungeva da magazzino per armi e stupefacenti. Ma a chi appartiene il dito mozzato? Apparterrebbe ad un ragazzo torturato dalla gang perché ritenuto colpevole di errati comportamenti e per utilizzare questa tortura come monito per gli altri il dito era stato conservato come un cimelio.
prato. “Tagliategli un dito”, ordinò “lo zio”, ma il ragazzo iniziò a piangere e, piuttosto che essere mutilato, preferiva essere sparato alle gambe. E così fecero.
Ieri, i poliziotti del Commissariato Porta Maggiore hanno svolto una azione ad alto impatto in zona Porta Maggiore insieme ai militari dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, a personale della Polizia Locale Roma Capitale e dell’ASL Roma2, con l’ausilio dell’Unità Cinofila antidroga dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico. Sono stati condotti controlli amministrativi mirati a combattere l’abusivismo e lo sfruttamento della manodopera irregolare in diversi settori lavorativi, nonché attività specifiche per prevenire e reprimere lo spaccio di droga e i reati predatori nella regione. Nel corso dell’operazione sono state identificate 360 persone e sono stati controllati 218 veicoli.
presso la caserma “Stefano Gelsomini”. Il vice capo della Polizia Raffaele Grassi, il direttore centrale delle Specialità della Polizia di Stato Renato Cortese, il direttore centrale per gli Affari generali e le Politiche del personale Armando Forgione, il direttore nazionale dei Gruppi sportivi Fiamme Oro Francesco Montini e il dirigente del I Reparto mobile Riccardo Caccianini sono stati tutti presenti all’evento. Nel suo intervento, il capo della Polizia ha sottolineato quanto sia importante avere oggi molti giovani con le loro famiglie sul campo intitolato a Renato Gamboni. Il prefetto Pisani ha concluso che questa è l’immagine e il dono più preziosi che potesse essere offerto a Renato, che da molto tempo si è dedicato ai giovani e alla loro formazione.
da fuoco aggravata dal metodo mafioso sono tutti i reati contestati ai soggetti coinvolti. Quattro degli indagati sono membri di un gruppo criminale specializzato nel traffico internazionale di droga che ha anche fonti di approvvigionamento dalla Spagna; Gli altri tre sono stati arrestati a seguito di indagini antidroga con “consegne controllate” da agenti sotto copertura del Servizio centrale operativo (Sco). Il gruppo di spaccio era attivo su Telegram.
In possesso di oltre diecimila file di materiale pedopornografico, due uomini, uno di 50 anni e l’altro di 62, sono stati arrestati . Il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Lazio, in collaborazione con la Sezione Operativa di Latina e la procura del Tribunale di Roma, ha condotto l’operazione. L’indagine è iniziata da una segnalazione del Centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online (CNCPO) sull’utilizzo improprio dei social network e degli spazi di archiviazione virtuali da parte di alcuni utenti.




